Un concorrente per il Premio Summerlin

Da quando, quattro anni fa, incontrai casualmente il Campo Antimperialista, non ho mai conosciuto un attimo di noia.

Per qualche insondabile motivo, questa piccola organizzazione è entrata nell’immaginario politico e mediatico non solo italiano, ma addirittura, per certi versi, mondiale: il primo a prendere di mira il Campo, all’epoca del tutto sconosciuto, non fu qualche giornalista italiano, ma uno dei più potenti esponenti della destra repubblicana statunitense, Paul Weyrich.

Da quel momento, si è scatenato un diluvio di deliri – Magdi Allam, ad esempio, facendo proprie le menzogne di Aznar, ha subito attribuito l’attentato di Madrid ai baschi; ma con la favolosa aggiunta secondo cui quei baschi avrebbero fatto parte del "circuito spagnolo del Campo Antimperialista", una cosa che semplicemente non esiste.

Gli vai a chiedere, scusi, ma potrebbe darci una piccola prova di una cosa del genere? "Fonti dei servizi",  risponde lui.

In pratica, se io sono un vicedirettore del Corriere della Sera, posso scrivere su un quotidiano che esce in un milione di copie che la signora Antonella, mia vicina di casa, sgozza i bambini e lì dà da mangiare al suo cucciolo di barboncino nero. E se mi chiedono le prove, dico "fonti dei servizi" e finisce lì.

Poi abbiamo scoperto che le "fonti dei servizi" esistevano davvero, era il signor Pio Pompa con la sua Fabbrica del Terrore.

Tra l’altro, mi è capitato di conoscere una persona che ha votato per Pio Pompa. Negli anni Settanta, in un paesino dell’Abruzzo, per il posto di segretario della sezione del PCI.

Ormai, modestamente, "antimperialista" è diventato un insulto mediatico paragonabile a "talebano", e tutto e solo a causa del Campo.

Tra gli innumerevoli dementi, mentecatti, sciroccati, psicolabili, picari, mestatori e cialtroni che hanno fatto da contorno a questa campagna contro il Campo, ne segnalo uno, perché è un serio concorrente di Dimitri Buffa per il Premio Summerlin.

Gianluca Preite compare dal nulla, nella primavera del 2005, acccompagnato nientemeno che dall’avvocato Carlo Taormina, e dice di avere su un dischetto le prove certe che i dirigenti del Campo Antimperialista Wilhelm Langthaler e Moreno Pasquinelli sarebbero stati i mandanti dei sequestri degli italiani in Iraq. Non solo dei quattro mercenari, ma anche di Giuliana Sgrena. Anzi, i dirigenti del Campo avrebbero istigato i partigiani iracheni ad uccidere sia la Sgrena che Calipari.

L’aspirante Premio Summerlin consegna il dischetto e finisce indagato lui.

I magistrati

"Scoprono che l´ingegnere [Preite] ha dei precedenti, perché agli inizi del febbraio scorso, la procura di Chieti lo ha messo sotto inchiesta. Accertano che, in quell´inchiesta, Preite è finito per non aver pagato un conto di albergo e che nella sua abitazione, è stata trovata, una uniforme della finanza e un badge contraffatto del Sismi. I pubblici ministeri di Roma si convincono che Preite sia il terminale di una operazione di disinformazione e lo iscrivono al registro degli indagati per «accesso abusivo al sistema informatico» (La Repubblica, 6 aprile 2005).

Infatti (citiamo dal comunicato del Campo Antimperialista):

"Dall’Ordinanza del rinvio a giudizio veniamo a sapere che il Preite per due anni di fila è riuscito ad introdursi illegalmente nei sistemi informatici di comunicazione usati dalle diverse sezioni del Campo medesimo."

Insomma, intercettava la posta, e questo non sarebbe un grave problema – per le comunicazioni veramente segrete, la gente come noi adopera la telepatia – se non fosse che Preite sfruttava i materiali intercettati per creare messaggi contraffatti in maniera plausibile.

"Dopo due anni di indagine i magistrati romani Ionta, Saviotti e Amelio sono giunti alla conclusione che Preite ha operato come un provocatore, allo scopo di depistare indagini, di incriminare gli antimperialisti e, infine, di accreditarsi ai servizi segreti come brillante agente provocatore per farsi appunto assumere in pianta organica.

Il 10 aprile prossimo si svolgerà l’udienza preliminare. Andremo a dare battaglia. Non solo per difendere la nostra reputazione, ma anche per svelare chi eventualmente, nel mondo marcio degli apparati di sicurezza (solo italiani?) ha fatto da mandante del provocatore Preite Gianluca, affinché venisse creata, proprio nelle settimane in cui gli americani ammazzarono Calipari, una cortina fumogena di depistaggio."

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20 Responses to Un concorrente per il Premio Summerlin

  1. utente anonimo says:

    Adesso non te la tirare troppo: antimperialista è un vecchio marchio della Sinistra, sia istituzionale sia extarparlamentare sia terrorista.

    Non è proprio farina del vostro sacco.

    E taccio gli antecedenti in camicia nera.

    Francesco

  2. kelebek says:

    Per Francesco n. 1

    Ovviamente.

    Ma quando i giornali gridano ai “noglobal e antimperialisti che…” (bruciano bandiere, ecc. a scelta), il riferimento è sempre al Campo.

    I giornalisti mica hanno la tua cultura.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    Brutte bestie i giornalisti.

    Peggio solo quelli che non li vogliono tra i piedi.

    Ciao

    Francesco

  4. a questo punto penso che ogni redazione di giornale abbia il suo uomo dei servizi, ce ne saranno altri che fanno riferimento alla P2 e i soliti lacchè…i giornalisti sono tutti a spasso oggi….

    e lunga vita agli imperialisti, sperando che un giorno non ci sia più bisogno di loro (noi)

    a presto

    ciao

    orso

  5. utente anonimo says:

    grazie Orso

    ma credo che tu intendessi dire “agli anti-imperialisti” ;)

    Francesco

  6. Non sapevo della costruzione di questo museo della tolleranza, bisogna girare per blog per avere le notizie di quello che avviene nel mondo, lo ho linkato sul mio blog…

  7. porc…credo di non aver mai detto una cosa del genere in vita mia…

    grazie, in effetti parlavo di “anti-imperialisti”…;-)

    ciao

    orso

  8. utente anonimo says:

    A proposito di zerbinaggio. Ho visto capezzone dire giusta l’irritazione americana per la vicenda mastrogiacomo. Ora gli americani avranno i loro motivi a incazzarsi e anche una certa coerenza di comportamento, più o meno, in casi simili. Ma sentire da un radicale che “coi terroristi non si tratta” m’ha fatto ridere. E il caso moro? E quello ancora più eclatante di d’urso? Ma questi signori conoscono la loro storia? O l’hanno gettata come spazzatura da nascondere sotto lo zerbino?p

  9. utente anonimo says:

    Lo disse già l’orrido Michael Ledeen qualche tempo fa che in Italia i più vicini al pensiero (e al portafogli?) neocon sono i radicali.

    Franz

  10. utente anonimo says:

    Franz

    sei maligno e ingiusto.

    Si tratta di una alleanza naturale, basta ascoltare la buona vecchia RR

    Francesco

  11. utente anonimo says:

    p.,

    macché incorenza :-)

    Coi terroristi che mettono in difficoltà la NATO, non si tratta.

    Coi terroristi che mettono in difficoltà il PCI si tratta eccome.

    Anzi, se possibile gli si dà un seggio da parlamentare :-)

    Z.

  12. utente anonimo says:

    Francesco,

    orso ha comunque ragione…

    …se un giorno non ci saranno più imperialisti, non ci saranno nemmeno più anti-imperialisti :D

    Z.

  13. utente anonimo says:

    Dimenticavo,

    …per i precedenti serve una condanna, mentre qui non siete ancora andati davanti al GUP (mi auguro che ne abbia dopo questo processo, comunque :-) )

    A meno che di non fare come certi giudici…

    “E poi questo ha dei precedenti…”

    “No, nessuno, signor PM.”

    “Ma questo procedimento per…

    “Ehm, è stato ARCHIVIATO quel procedimento!”

    “Ah, sì, va bè, questo lo vedo da me, cosa crede?”

    Cosa credo? No niente. Oddio, proprio niente no, ma non conveniendomi fare come Miguel è meglio che ciò che penso lo tenga rigorosamente per me…

    :-)))

    Z.

  14. utente anonimo says:

    Caro Z

    anche nei paesi europei dove di ebrei non ce ne sono più, puoi trovare un sacco di antisemiti para- nazisti.

    E’ che al cuore non si comanda e certi miti riscaldano le anime piccole a prescindere

    1) dalla realtà

    2) dal contenuto dei miti stessi

    credo che Miguel lo chiami “identificazione” al posto della “identità”.

    ciao

    Francesco

  15. utente anonimo says:

    Sì, Francesco…ma se un giorno non ci saranno più ebrei *in nessuna parte del mondo*, come potranno esservi antisemiti?

    Allo stesso modo, se non esisterà più l’imperialismo *in nessuna parte del mondo*, come sarà possibile essere anti-imperialisti?

    Se poi vuoi dire che l’imperialismo esisterà *per sempre*, e con esso gli anti-imperialisti, hai probabilmente ragione…

    Infatti la mia era una battuta :-))

    Z.

  16. utente anonimo says:

    Z.

    la definizione di imperialisti è più in mano agli anti di quella di ebrei … quindi il problema non si pone

    Francesco

  17. utente anonimo says:

    All’epoca i radicali, può sembrare incredibile, erano per la fuoriuscita dalla nato. Pensa un po’.p

  18. utente anonimo says:

    che epoca?

    non riesco ad immaginarmelo

    ciao

    Francesco

  19. utente anonimo says:

    Quella del “si tratta coi terroristi” contro la posizione degli “americani” berlinguer e pekkioli, il ministro degli interni ombra (chi lo ricorda?). Grosso modo metà fine anni settanta/primi ottanta. Leggersi oggi “la pelle del d’urso” farebbe sganasciare dalle risate.p

  20. utente anonimo says:

    Credo che vedessero nel partito della fermezza un paravento della compromesso storico.

    Certo che allora si sta meglio adesso!

    Mi ero quasi scordato di quel periodo, del resto ero piccolo …

    Ciao

    Francesco

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