Dalla Resistenza afghana

Pubblichiamo volentieri questo comunicato dei Radicali di Sinistra dell’Afghanistan (Left Radicals of Afghanistan, LRA).

Qualcuno sicuramente commenterà che il linguaggio sembra non prendere in considerazione la complessità dei fattori, eccetera.

La complessità dei fattori non viene nemmeno presa in considerazione dai bombardieri, e sotto le bombe ci stanno loro e non noi.

Colgo l’occasione per ricordare che sabato e domenica, a Chianciano, ci sarà anche un esponente afghano.

*****************

Non accettate di essere vittime negli interessi dell’imperialismo statunitense!

Il 16 marzo scorso, nel quotidiano italiano L’Indipendente, un certo Salvatore Dama ha scritto un articolo sulla resistenza afgana contro l’occupazione, attaccandola e difendendo la guerra imperialista e auspicandosi la continuazione della situazione sanguinosa in Afghanistan.

Da noi esiste un detto: quello che desideri per te stesso, desideralo anche per gli altri. Se Salvatore Dama si preoccupa della vita dei suoi compatrioti, dovrebbe preoccuparsi anche delle decine di bambini, uomini e donne dell’Afghanistan che vengono uccise ogni giorno dagli USA-NATO! C’è forse differenza tra il sangue di un afgano e quello di un americano-europeo?!

I Radicali di Sinistra dell’Afghanistan (LRA) esprimono la propria profonda preoccupazione per il giornalista italiano attualmente ostaggio in Afghanistan. La LRA chiede l’immediato rilascio del giornalista e il ritiro delle forze occupanti USA-NATO dal nostro paese.

Sin dall’inizio dell’aggressione statunitense contro l’Afghanistan, è stato chiaro che l’imperialismo statunitense ha un interesse strategico all’Afghanistan e a tutta la regione. Per questo, i popoli europei, come gli italiani, non dovrebbero permettere ai propri governi di sostenere l’imperialismo statunitense in questa strategia sanguinaria, fatta di saccheggio e di oppressione.

Il popolo italiano, amante della pace capisce, e il governo deve capire, che le truppe di occupazione non vogliono aiutare il nostro popolo, anzi a causa della loro presenza diretta, la situazione è molto peggiorata. Per quanto tempo ancora, la gente dell’est, del nord e dell’ovest dell’Afghanistan dovrà essere testimone dell’uccisione dei loro figli e familiari e del bombardamento delle loro case e la distruzione dei loro beni da parte della selvaggia oppressione militare USA-NATO?

Noi non siamo a favore degli attacchi suicidi, ma il mondo civilizzato si chiede mai perché una persona compie simili azioni, uccidendo se stessa? Salvatore Dama, se la USA-NATO dovesse colpire la tua casa e la tua famiglia uccidendo persone che non sono coinvolte con alcuna delle parti in conflitto, come reagiresti?

Quindi, finché durerà la guerra ingiusta, condotta con il pretesto di restaurare la democrazia o di lottare contro il terrorismo, ci saranno vittime da entrambe le parti, sia gente innocente dell’Afghanistan, sia gente innocente associata agli occupanti e ai paesi imperialisti. È il compito delle persone progressiste e amanti della pace in tutto il mondo costringere i propri governi a ritirare le truppe e porre fine all’occupazione e al quotidiano versamento di sangue di centinaia di persone.

Abbasso l’imperialismo degli USA e dei suoi alleati, causa principali di tutte le catastrofi!

Radicali di Sinistra dell’Afghanistan (LRA)
17/03/07

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38 Responses to Dalla Resistenza afghana

  1. falecius says:

    Effettivamente, non si tiene conto della complessità dei fattori. E allora?

  2. utente anonimo says:

    Effettivamente

    sembra scritto da un bambino dell’asilo.

    Che cerca di fregarti per conto di qualche adulto disonesto ma non furbo.

    E dovremmo trattare con questi?

    Aggressione (?) statunitense (?), saccheggio (?), interesse strategico (?), selvaggia oppressione (dopo i talebani?), pretesto (?): ma credono di scrivere ad una repubblica delle banane?

    Sono offeso dal fatto che tu abbia deciso di pubblicare questa lettera, caro Miguel, anche la chiusa ruffiana capisco ti sia piaciuta.

    saluti

    Francesco

  3. Interessanti le reazioni di Francesco, e che non saranno solo sue: sono i meccanismi del mediatizzato medio occidentale (non intendo dire che Francesco lo sia in tutto, mi riferisco solo all’Afghanistan – io sono un “mediatizzato medio” su questioni che capisco poco e mi interessano meno, per cui accetto passivamente ciò che leggo sui quotidiani).

    Allora, c’è gente che si trova direttamente sotto i bombardamenti, nella parte orientale dell’Afghanistan.

    E che ha vissuto quasi trent’anni di guerra nel loro paese, per cui sanno di cosa parlano.

    Probabilmente parlano bene tre o quattro lingue, nessuna delle quali però “occidentale”, anche in senso culturale.

    Con un inglese arrangiato, riescono a portare un comunicato a un computer, già un’impresa da quelle parti, considerando i continui coprifuoco e l’assenza di servizi.

    Per dire una cosa molto semplice: libertà per il giornalista italiano, certo, ma lasciateci in pace, grazie.

    Allora, a Francesco, che – come me non è mai stato in Afghanistan (ma ci sono stati diversi miei amici) – cosa interessa? Il linguaggio. Che avevo già detto non era all’altezza sinuosa e seducente dei discorsi dei politici italiani.

    Non lo sfiora, ad esempio, la curiosità per l’esistenza di una resistenza dichiaratamente di sinistra, quindi diversa da quella dei Taleban.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Mi rendo conto la parola in sé non serve a nulla. E’ inutile, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire eccetera. A Francesco suonano strane espressioni come aggressione, saccheggio, interesse strategico eccetera. Evidentemente la sensibilità di Francesco o dei franceschi è sintonizzata sulle frequenze dellla sensibilità democratica occidentale di stampo neocoloniale. Tutto il resto non conta. Brutta bestia questo occidente che promana oltre che guerre di aggressione e occupazioni anche quella fetente ideologia di supremazia in nome della quale i popoli sottoposti ai bombardamenti umanitari sono solo selvaggi, quindi non umani, e l’unica cosa che loro è concessa è di riconoscere l’autorità dell’aggressore e sperare che questi non sia particolarmente cattivo. Sia chiaro che non spetta all’aggressore decidere come l’aggredito debba reagire per sottrarsi al suo tallone di ferro. Eh, no! Via le truppe dall’Afghanistan.

    Antonio

  5. utente anonimo says:

    Miguel,

    io parlavo di contenuti, non di linguaggio.

    Su quello mi sono astenuto. Per un esagerare.

    Non credo che la verità abbia facce così differenti qui piuttosto che in Afganistan.

    I nostri amici di sinistra (chissà che vuol dire là, qui nulla secondo te e B&B), cosa ci dicono dei taliban?

    Sono in grado di affrontare il problema dopo la sconfitta degli aggressori (che pure sono degli aggrediti, in questa guerra) o faranno la fine dei comunisti iraniani?

    Francesco

  6. utente anonimo says:

    Quale seguito reale hanno in Afghanistan questi “Radicali di Sinistra dell’Afghanistan”?

    C.

  7. utente anonimo says:

    Se il parallelo è permesso, si andasse Francesco a leggere il Fulvio Grimaldi di oggi sul Donchisciotte a proposito di Palestina. Si legga il dettaglio di morti, feriti, danni a tutto quanto serve a una vita civile. Avrà da dire anche dello stile di Grimaldi o ci verrà a dire che è colpa dei kamikaze di Hammas?

    E magari tenga presente che il nuovo governo palestinese è stato votato solo da 80 deputati perché 40, cioè un terzo, sono detenuti in carceri israeliane…

    Senza commenti.

    Silviu’

  8. utente anonimo says:

    Embè?

    Io sono piuttosto scocciato di questo fuoco di fila sul tema della forma, per ignorare i contenuti.

    Piuttosto, in Afganistan cosa sono i radicali?

    Questo mi incuriosisce assai.

    Francesco dei Mulini a Vento

  9. utente anonimo says:

    Mi unisco alla domanda di C al commento 6.

    Anche a me è la prima cosa che mi è balenata in mente, nemmeno a metà lettura.

    Quanto seguito hanno questi radicali di sinistra?

    E la domanda si sdoppia in:

    - Quant’è la loro consistenza numerica?

    - Quanti seguito/appoggio/radicamento hanno presso le popolazioni locali?

    O ancora, se si vuole approfondire:

    - come si collocano entro il grande mosaico etnico-politico-religioso afghano?

  10. utente anonimo says:

    >Non lo sfiora, ad esempio, la curiosità per l’esistenza di una resistenza dichiaratamente di sinistra, quindi diversa da quella dei Taleban. Miguel Martinez< Domandine:
    1. I taliban, allora, son di destra? E allora come mai hano stabilito la miseria diffusa in tutto il paese durante il loro regno del terrore?

    2. I taliban son di centro? Cazzo, bel centro moderato quello che prendeva a cannonate delle innocue statue!

    3. Strano, però, ma non s’era detto qui che non vale l’etichetta che governi o formazioni politiche si autoappicicano? Ovvero che quando un bieko governo/parttito occidentale si autoproclama liberaldemocratico, non è affatto tale, bensì vagamente fascistoide? Pare che la cosa, invece, non valga pei sedicenti “radicali de sinistra” afghani. Per loro basta la parola. Come per il confetto Falqui!:-)

    Ciao

    Ritvan

  11. http://it.danielpipes.org/article/4330

    ___________________________

    Martinez sei stato nominato!

  12. utente anonimo says:

    >”Abbasso l’imperialismo degli USA e dei suoi alleati, causa principali di tutte le catastrofi!” (dal tazebao dei radicali de sinistra afghani)< Eh, visto che fra i 30 e passa paesi che hanno fornito truppe all’ISAF ci sono p.es. Slovenia e Lussemburgo, l’imperialismo lussemburghese e quello sloveno devono essere qualcosa di veramente terrificante:-).
    Ciao

    Ritvan

  13. una bella lettera, semplice e per chi vuole efficace….

    quando penso a quello che sta accadendo in iraq, in afghanistan e tra poco (forse) anche in iran, mi chiedo come si possa ancora far finta di niente e non considerare il tutto come un nuovo nazi-fascismo…ci vorranno mica dei bombardamenti sul nostro paese per svegliare le coscienze?

    a presto

    orso

  14. utente anonimo says:

    A proposito del commento 11 di “vogliopartire”.

    L’articolo in originale (inglese) si trova al seguente URL:

    http://www.danielpipes.org/article/4325

    e il passo concernente MM così recita:

    “Ramadan has allies in this claim, such as the Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (“Union of the Communities and Organizations Muslims in Italy”) and one Miguel Martinez, a polemicist engaged in a sustained campaign to malign and discredit Allam.”

    dove il “sustained campaign” riporta come link un articolo di MM all’URL:

    http://www.kelebekler.com/occ/pinoc0.htm

    Miguel, il mio inglese scritto fa pena, non sarebbe il caso, invece, che tu scrivessi un commento (è possibile solo nella versione in ingese) in inglese al sig. Pipes?

    Ciao

    Ritvan

  15. Rispetto e solidarietà per i Radicali di Sinistra dell’Afghanistan!

    Non so chi siano, non li ho mai sentiti prima e se la Bonino li scopre come minimo tenta di bombardarli :-), comunque condivido il loro messaggio e il loro coraggio.

    Nessuno sa qualcosa di più su questo gruppo?

  16. Ritvan, non conosco l’inglese, faccio come i sordomuti, oggi mi sono vista Pipes sulla tv Al Jazeera, guardavo l’espressione del viso …e pensavo perche’ criticare Fassino se vuole sperare in una conferenza di pace…sarebbe ora di mettere fine alla sofferenza di Irak… Palestina e Afghanistan.

  17. Ho l’impressione che cio’ che fa scattare le reazioni piu’ inviperite sia chiamare le cose con il loro nome.

    Per il resto, solo un’osservazione sul “popolo italiano, amante della pace”: il popolo italiano non e’ amante della pace, ma del quieto vivere, che e’ tutt’altra cosa e conduce a risultati molto diversi.

    uppe

  18. utente anonimo says:

    Ma questi “radicali di sinistra afgani” ai tempi del regime talibano dov’erano ,cosa facevano?

    D’accordo che gli americani laggiù stanno esagerando e che la loro presenza ormai è solo un ingombro,ma spero che i nostri leftists non rimpiangano il mullà Omar e i suoi devoti tagliatori di mani.

    E poi , come fanno a conoscere così bene la stampa italiana?

    Franz

  19. Come non concordare con questo comunicato..

    Un caro saluto

    Irlanda

  20. Un po’ per tutti e in due righe…

    1) L’Afghanistan – inteso sia come Afghanistan, sia come terre Pashtun all’interno dell’attuale Pakistan – ha avuto dei movimenti comunisti molto forti: basti pensare alle enormi estensioni di terra a sud di Peshawar che sono state collettivizzate a forza dai movimenti contadini armati.

    2) In Afghanistan, caso quasi unico nel mondo islamico, un movimento comunista è arrivato al potere da solo: i sovietici sono intervenuti solo dopo, peraltro per imporre dirigenti ritenuti più “moderati”.

    3) Una delle varianti del movimento comunista afghano e pashtun è stata quella maoista. Un termine che in Italia fa pensare a una simpatica setta di quattro gatti un po’ sognatori, ma che in Asia significa tutt’altra cosa: milioni di contadini indiani, nepalesi e filippini sono organizzati in movimenti che si rifanno alle idee di Mao sulla lotta contadina, con un rapporto molto stretto con le culture locali (ho conosciuto, ad esempio, un dirigente maoista indiano, che riteneva che i Veda erano molto affini al pensiero di Mao).

    Per l’argomento “maoismo”, rimando al saggio di Costanzo Preve sul mio sito:

    http://www.kelebekler.com/occ/mao01.htm

    4) Il movimento maoista afghano si è opposto da subito all’occupazione sovietica, e lo ha combattuto militarmente per anni.

    5) Durante i tanti anni che sono passati da allora, il movimento maoista ha subito molte trasformazioni. Oggi hanno spezzato la coltre dogmatica di una volta.

    5) Quando sono arrivati gli occupanti statunitensi, ci sono stati molti sbandamenti. In generale, gli afghani hanno accolto l’occupazione con una certa speranza, per i primi anni. Una parte consistente dei filosovietici storici si è schierata con il governo imposto dagli occupanti.

    6) Le cose sono cambiate due anni fa, per una serie di motivi economici e sociali, e il rigetto degli occupanti è ormai diffuso, anche se diversificato secondo interessi etnici e di clan.

    7) Il movimento di origine maoista, cioè la “sinistra radicale” (meglio che “radicali di sinistra”) ha scelto relativamente tardi di lottare contro l’occupazione. Esattamente quando – come mi ha detto un loro dirigente – si sono accorti che “gli americani erano peggio dei sovietici” contro cui avevano combattuto.

    8) In questo contesto, c’è stata anche – ovviamente, se uno ci pensa – una radicale trasformazione del movimento dei Taliban, i cui dirigenti hanno capito molte cose che prima sfuggivano loro tra le montagne di Kandahar.

    Spero che il contesto sia un po’ più chiaro. Se volete conoscere un afghano dal vivo, non vi resta che venire a Chianciano.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    Azz…ho zetizzato:-) l’intero spazio dei commenti. Vabbè, così si legge meglio:-)

    Ritvan L’Ottimista Pro Domo Sua:-)

  22. kelebek says:

    Per Ritvan

    ho cancellato il tuo commento che aveva fatto saltare la grafica della pagina, ovviamente puoi ripostarlo, ma ricordati di chiudere l’html :-))

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    per kelebek,

    6) Le cose sono cambiate due anni fa, per una serie di motivi economici e sociali, e il rigetto degli occupanti è ormai diffuso, anche se diversificato secondo interessi etnici e di clan.

    quali sono questi motivi?

    oltre a questo vorrei sapere la tua opinione su quale sia il rapporto dei talebani con la popolazione afghana… sono bene accetti o sono un potere artificialmente innestatosi nel paese come il governo creato dalle forze usa-uk?

    comunque sempre a proposito dei talebani, non dimentichiamoci che vennero alla ribalta mediatica con qualcosa che non c’entra nulla con la politica estera di bush, ovvero quando fecero saltare in aria le enormi statue di buddha… che gente simpatica

    Stradivari

  24. utente anonimo says:

    >Per Ritvan ho cancellato il tuo commento che aveva fatto saltare la grafica della pagina, ovviamente puoi ripostarlo, ma ricordati di chiudere l’html :-)) Miguel Martinez< Stavolta mi hai fregato:-), non ne avevo fatto copia. Però, mi ricordo che il punto centrale era: perché nella tua carrellata di risposte non hai risposto anche alla – anche per me – cruciale domanda di Franz (commento 18):
    Ma questi “radicali di sinistra afgani” ai tempi del regime talibano dov’erano ,cosa facevano?

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    x Stradivari,

    fosse quella la colpa principale dei talebani, potrei aderire alla tesi della campagna massmediatica nazi-pluto-sionista.

    Mi pare che il loro governo avesse ben altre occupazioni, oltre al folklore.

    Quoto la battuta sugli amanti della pace, mi ero astenuto per non concentrarmi sul linguaggio e parlare dei contenuti.

    MM, la storia dei popoli amanti della pace fa parte della retorica locale? Mi sembra di averla già sentita nei discorsi di leader del posto (Medio Oriente).

    In cosa sono cambiati i talebani? Cosa vedono dai loro rifugi pakistani che non vedevano quando controllavano tutto il paese?

    Francesco

  26. kelebek says:

    Per Stradivari n. 23,

    Quella volta, i Taliban sono scesi quasi al livello degli australiani:

    http://www.sacred-sites.org/preservation/endangered_dampier.html

    http://www.eniar.org/news/burrup3.html

    http://www.eniar.org/news/jidijidi.html

    Ma ognuno ha il totalitarismo proprio.

    Miguel Martinez

  27. kelebek says:

    Per Ritvan n. 24,

    durante il governo dei taliban, la sinistra radicale era all’opposizione, ovviamente.

    Però va ricordato che i taliban sono appunto al plurale, per cui le situazioni erano diversissime da luogo a luogo.

    Miguel Martinez

  28. kelebek says:

    Per Stradivari n. 23

    La cultura afghana è l’opposta di quella urbanizzata e sofisticata dell’Iraq, dove l’opposizione all’occupazione è stata immediata e generalizzata.

    In Afghanistan, le varie comunità e micro-comunità hanno cercato, in linea di massima, di approfittare del cambio di regime e hanno sperato nelle promesse che facevano gli occupanti.

    C’è voluto del tempo, prima che si accorgessero che la situazione economica e di sicurezza – le cose fondamentali che interessano a una popolazione che sopravvive a stento e non sa nemmeno cosa sia una statua del Buddha – era molto deteriorata dall’arrivo degli occupanti.

    Le prime grandi rivolte, come quella di Jalalabad, erano rivolte di fame prima ancora che politiche.

    Poi è successo come in Italia sotto l’occupazione tedesca, quando le rappresaglie hanno cominciato a colpire anche famiglie e gruppi tendenzialmente neutrali.

    Miguel Martinez

  29. utente anonimo says:

    >Poi è successo come in Italia sotto l’occupazione tedesca, quando le rappresaglie hanno cominciato a colpire anche famiglie e gruppi tendenzialmente neutrali. Miguel Martinez< La solita reductio ad hitlerium?:-)
    Ciao

    Ritvan

  30. utente anonimo says:

    >Per Ritvan n. 24, durante il governo dei taliban, la sinistra radicale era all’opposizione, ovviamente.< Miguel, ti ricordo che la domanda era: “Ma questi “radicali di sinistra afgani” ai tempi del regime talibano dov’erano, cosa facevano?” . Alla seconda parte della domanda intendi rispondere nella prossima puntata?:-)
    Ciao

    Ritvan il vice Franz

    P.S. La domanda non mi sembra di lana caprina. “Stare all’opposizione” in un paese liberaldemocratico capiamo tutti cosa significhi. In Afghanistan meno. Chiarisco meglio il pensiero: senza aspettarci dai Gloriosi Sinistri Radicali afghani azioni spettacolari e clamorose “di opposizione” ai talebani, tipo schiantarsi con l’auto imbottita di tritolo contro la casa di mullah Omar o circolare sbarbati in barba alla polizia per la Repressione Del Vizio E Promozione Della Virtù:-), ti risulta almeno che anche in quegli anni essi abbiano fatto all’Occidente un appello, ma del tipo:”Per favore, venite a toglierci di dosso questi pazzi fanatici, che da soli non ci riusciamo!”? Oppure – in mancanza di validi traduttori in italiano:-) – la loro “strategia d’opposizione” consisteva semplicemente nel fumarsi placidamente il narghilé, aspettando che il mullah Omar e tutti i suoi seguaci e “ospiti” (Bin Laden e i suoi giannizeri arabi wahabiti compresi) morissero di vecchiaia?

  31. utente anonimo says:

    x MM (n.26)

    Ma sa che tu – come dice In Nome Della Sacra ed Antica Cultura Italica il mio buon amico Uriel – stia “ciulando (sic) nel manico”.

    Infatti, come ti potranno confermare i legulei che bazzicano questo blog, quando si giudica un atto non si giudica in astratto, bensì collegato ai motivi e alle circostanze che portarono ad esso: per fare un esempio, se io ammazzo uno che mi punta un’arma addosso è sempre omicidio, ma non sono condannabile, poiché ho agito per legittima difesa.

    Quello che fanno gli australiani con i graffiti rupestri aborigeni sicuramente non è lodevole. Ma viene fatto in nome di un interesse superiore, ovvero l’approvigionamento energetico. Non so se in quel caso si potrebbero salvare capra e cavoli e a quale prezzo (eh sì, questa bieka abitudine kapitalistika di dare un prezzo a tutto, anche alle Gloriose Tradizioni Antiche!:-) ), però che ci fosse una reale e importante esigenza nazionale dietro quegli atti non lo puoi negare.

    La distruzione dei Budda di Bamyian ad opera dei talebani, invece, fu una cattiveria del tutto gratuita, ispirata al più becero e vandalico fanatismo religioso, come quasi tutte le cose che fecero i nobilissimi “resistenti” taliban. Nemmeno gli arabi dell’alto medioevo, diretti discendenti del Profeta, fecero scempio degli “idoli” dell’Antico Egitto, ma si vede che i taliban si ritengono più devoti ad Allah di quanto fossero i discendenti del Profeta. Come ogni buon parvenù che sente il bisogno di legarsi al collo una catena d’oro zecchino di 4 chili.-)

    Ciao

    Ritvan

  32. utente anonimo says:

    Vabè,diciamo che la “sinistra radicale”afgana non se la passava troppo bene sotto i talebani,tanto che ,come ha sottolineato Martinez al #20,inizialmente appoggiarono l’occupazione americana,riponendovi molte speranze.

    Resta da capire se la loro attuale opposizione sia dovuta soltanto alla brutalità innegabile degli occupanti USA/NATO,o proprio alla natura ideologica del gruppo(antimperialismo,anticapitalismo,ecc.).

    D’accordo che vivono là e hanno un quadro preciso (forse) della situazione,ma il loro comunicato sembra scritto da un ideocrate della nostra “radicalmente sinistrata sinistra”.

    Perchè il linguaggio dei rossi è così dannatamente uguale dappertutto?

    Sarebbe interessante invece, sapere qualcosa di più sull’opposizione dei nostri amici all’invasione sovietica,come sottolineato da Martinez sempre al #20.Spero che non si trattò soltanto di volantinaggi o disobbedienza civile:-).

    Franz

  33. kelebek says:

    Per Franz n. 32

    “Perchè il linguaggio dei rossi è così dannatamente uguale dappertutto? “

    Su questo, ti do pienamente atto.

    L’opposizione all’occupazione sovietica, da parte dell’organizzazione da cui poi è nata la LRA (allora aveva un altro nome), era un’opposizione armata.

    Miguel Martinez

  34. utente anonimo says:

    Per Franz n. 32

    quando facevo lo studente, alcuni conoscenti iraniani mi prestarono un libretto, tradotto dal francese, che riportava le lezioni di “materialismo dialettico” date a classi di operai (pardon … “proletari”). Credo che tali sussidi siano circolati con dovizia, soprattutto nel “terzo mondo”.

    sl

    PS. a proposito, sarei molto grato a p. se desse la sua opinione sulla lectio di Sanguineti: che dici Miguel, lo si potrebbe iscrivere d’ufficio alla Prima Internazionale dell’Odio e dargli il diploma “onoris causa” di Sasso?

  35. utente anonimo says:

    Scusate, ri-posto per essere più comprensibile.

    Per Franz n. 32

    “Perchè il linguaggio dei rossi è così dannatamente uguale dappertutto?”

    quando facevo lo studente, alcuni conoscenti iraniani mi prestarono un libretto, tradotto dal francese, che riportava le lezioni di “materialismo dialettico” date a classi di operai (pardon … “proletari”). Credo che tali sussidi siano circolati con dovizia, soprattutto nel “terzo mondo”.

    sl

    PS. a proposito, sarei molto grato a p. se desse la sua opinione sulla lectio di Sanguineti: che dici Miguel, lo si potrebbe iscrivere d’ufficio alla Prima Internazionale dell’Odio e dargli il diploma “onoris causa” di Sasso?

  36. kelebek says:

    Per sl n. 34

    ho letto distrattamente il discorso di Sanguineti. Nulla in contrario, ma mi sembra legato a cose piuttosto vecchie, almeno per l’Europa.

    Infatti, sono d’accordo con chi, anche qui, critica la retorica comunista, con i suoi binari fissi.

    Poi queste cose assumono un senso abbastanza diverso nel Terzo Mondo, ma il problema della vecchiaia espressiva alla fine emerge ovunque.

    Ecco perché i vecchi comunisti in Venezuela scompaiono di fronte a Chavez.

    Miguel Martinez

  37. utente anonimo says:

    >Ecco perché i vecchi comunisti in Venezuela scompaiono di fronte a Chavez.MM< E in qualche caso anche qualche nuovo antiimperialista riceve da Chavez una doccia fredda. Ho letto che recentemente Chavez abbia detto – riferendosi chiaramente ad Ahmadinejad – che lui, Chavez, non vuole cancellare nessuno dalle mappe geografiche.
    Ciao

    Ritvan

  38. utente anonimo says:

    Ma l’avevo già dato il giudizio sul discorso di sanguineti. Una ciofeca. Non per l'”odio di classe”, anche se per me è altro da ciò che dice l’esimio poeta e critico letterario di vaglia, ma per aver accostato terminologia pseudorivoluzionaria a un programma di difesa della costituzione borghese. Le due cose sono incompatibili, come b e b giustamente sottolineano. L’unica internazionale a cui può essere iscritto è quella dei confusi.p

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