La prevedibile evoluzione dei Taliban

"Gli organi delegati sono tenuti a riferire al consiglio di amministrazione, riunito in adunanza collegiale, ed al collegio sindacale, se nominato, almeno ogni centottanta giorni, sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile evoluzione, nonché sulle operazioni di maggior rilievo…"

So che oggi ci sono stati due post molto interessanti, su blog sideralmente lontani da me, e che riguardavano Kelebek.

Chiedo venia ai miei nemici mortali  autori di quei post, che meritano senz’altro una lunga risposta.

Fatto sta che sono costretto a ritardare la risposta, perché i Taliban non mi pagano da diversi mesi, e sono ridotto a tradurre roba come quella che si trova nell’incipit di questo post, anche di domenica, anche alle 4.03 di mattina e alle 21.41 di sera.

Almeno finché non arriveranno i soldi per il riscatto di Daniele Mastrogiacomo attualmente detenuto dai miei amici laggù.

Speriamo che D’Alema paghi bene e abbondantemente.

Appena la Western Union di Kabul mi fa il bonifico, risponderò a lungo e dettagliatamente.

Promesso.

Print Friendly
This entry was posted in Medio Oriente and tagged , . Bookmark the permalink.

29 Responses to La prevedibile evoluzione dei Taliban

  1. utente anonimo says:

    mon dieu!

    traduci spesso cose del genere?

    quando io e mia moglie facevamo il tuo lavoro abbiamo investito i primi guadagni in un software che si chiama trados che ci ha cambiato la vita: traduci una volta “gli organi delegati”, te lo mette in memoria e ogni volta che metti un nuovo documento con “gli organi delegati” te lo traduce automaticamente, con un sacco di opzioni sfiziose (es. ti segnala se è lo stesso cliente, se è la stessa materia ecc.)

    solidarietà per un ex collega

    roberto

  2. utente anonimo says:

    Miguel, vabbè che i taliban – oltre ad avere in questo momento altre priorità – avranno un ufficio pagamenti da …taliban, appunto:-) ma il buon Ahmadinejad, latita pure isso??:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. A indicarci con precisione dove e qualmente i tuoi mortiferi nemici ti hanno attaccato no, eh.

    P.S.2 x Roberto

    MM è per la Tradizione Artigiana, pertanto probabilmente aborre Diabolici Marchingegni Progressisti Kapitalistikamente Alienanti Da Catena Di Montaggio come quel software traduttore da te segnalato:-). Già avrà fatto – presumo – un notevole sforzo per scrivere le sue traduzioni al computer su carta comune, invece di vergarle a mano con penna d’oca su pergamena, adesso non chiedere troppo!:-).

  3. kelebek says:

    Per roberto n. 1

    Eh, trados :-))

    Per Ritvan n. 2

    No, non mi hanno attaccato. Anzi.

    Per quello che meritavano una risposta decente.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Quoto, pensa te, Ritvan.

    Fuori i nomi o vado a frignare dall’Ipazia (non ti si stringe il cuore??). Con un pensierino del grande A. Bierce

    Interprete: chi mette due persone di lingua diversa in grado di capirsi, ripetendo all’uno e all’altro quello che gli fa comodo.

    Dai, fuori i nomi ;-))

    silviu’

  5. utente anonimo says:

    in effetti trados è un pochino alienante, mio buon ritvan, specialmente quando traduci sempre le stesse cose alla fine passi il pomeriggio a schiacciare il tasto “conferma”. ma fa risparmiare tempo.

    ah che bei ricordi di gioventù

    :-)

    roberto

  6. utente anonimo says:

    Cialtrosimbolismo

    Sui giornali scritte in arabo ai talebani che liberino il rapito. Peccato che la lingua dei talebani sia tutt’altra. Cialtroni? Senz’altro, ma furbacchioni pure. I “talebani” a cui è rivolto l’appello siamo noi, e puramente i segni alfabetici lo costituiscono. Per il resto potrebbe anche significare “quanto siete fessi”, cosa che non escludo affatto. Pur di mettere in prima pagina quei segni che convogliano il solito messaggio che sempre lo scontro è in toto tra due civiltà, ci si è inventati dei talebani arabo loquenti. Lo spaccio di simboli è il narcotraffico più ammorbante d’occidente.p

  7. utente anonimo says:

    Caro p., se i talebani son veramente talebani (ovvero studenti coranici) han dovuto studiare il Corano nella lingua originale, quella del Profeta, ossia l’arabo. Pertanto, interpellarli pubblicamente nella lingua del Profeta – piuttosto che in quella loro madre pashtu – mi sembra una sottigliezza diplomatica a fin di bene e non una castroneria.

    Ciao

    Ritvan

  8. kelebek says:

    Per Ritvan n. 7

    Se chiedi al tuo trisavolo Imam, ti spiegherà che quel testo è scritto in un arabo giornalistico-moderno che non c’entra nulla con il vocabolario coranico.

    Ad esempio, io riesco a leggere il Corano, ma non riesco affatto a leggere un articolo di giornale senza tirare fuori continuamente il dizionario.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    >Ad esempio, io riesco a leggere il Corano, ma non riesco affatto a leggere un articolo di giornale senza tirare fuori continuamente il dizionario. Miguel Martinez< Credi che anche i taliban abbiano bisogno di un dizionario per capire in arabo “giornalistico” le parole “Liberate Mastrogiacomo”?:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Il mio bisnonno imam – come al solito mediumizzato da Romano Prodi:-) – non mi ha dato delucidazioni in materia arabica. Mi ha solo detto che c’è uno dal nome spagnolo, ma dalla faccia da yankee che gli sta ultimamente fracassando i maroni e mi ha pregato di dirgli di smetterla. Tu sai per caso a chi si riferiva?

  10. utente anonimo says:

    È evidente che quel messaggio è per il pubblico italiano, non per i talebani. Con i quali immagino i contatti si svolgano in pashtu non certo nell’arabo arcaico di maometto. Ma proprio perché rivolto a un pubblico italiano dal punto di vista propagandistico fa gioco l’uso dei segni arabi invece, che sono il vero messaggio dell’appello. Accostati al rapimento il senso è chiaro: l’islam (tutto l’islam, di qui la necessità della sua icona più classica: le lettere arabe) è barbarie. “Spaccio di simboli” è l’unica definizione che a me riesce di dare di questa operazione da narcotrafficanti delle idee.p

  11. utente anonimo says:

    scusa p.,

    vabbé che l’occidente è corrotto e odia i mussulmani per principio, ma non è che semplicemente quelli di repubblica il loro appello lo hanno scritto in arabo per avere un pubblico un pochino più vasto che i pastori afgani pashtun (che magari, e qui si tratta si mera supposizione, non leggono repubblica)?

    che il messaggio di repubblica in arabo non sia per i talebani sono d’accordo (le trattative certamente non le fa repubblica) ma che sia rivolto agli italiani mi pare un ragionamento un po’ contorto.

    quello di repubblica non è altro che un appello generale, né più né meno delle magliette dei calciatori della roma o del faccione della aubenas appeso all’hotel de ville di parigi.

    se vogliono pubblicare un messaggio nella speranza che sia letto da più persone possibili e ripreso, chessò, da al jazeera o da al-ahram o dall’imam della moschea di vattelapesca, mi sembra ovvio scriverla in una lingua il più possibile diffusa (e infatti accanto al messaggio in arabo ne appare uno in inglese)

    roberto

  12. utente anonimo says:

    Sì certo, perché gli islamici sono barbari e ignoranti. Se scrivi un appello nella tua lingua mica sanno riprenderlo e tradurlo nelle varie lingue che si parlano nei paesi islamici. Glie lo dobbiamo tradurre noi e metterlo in prima pagina nei giornali italiani, perché si sa, qui siamo tutti colti e ben lo conosciamo l’arabo. Suvvia.p

  13. utente anonimo says:

    scusami p.,

    abbi pazienza, ma se un giorno tu dovessi scrivere un appello all’umanità in che lingua lo scriveresti?

    in dialetto ferrarese poi ognuno se lo traduce?

    o magari proveresti direttamente ad usare una lingua un po’ più diffusa?

    vabbé, poi ripeto, probabilmente ogni bagatella può legittimamente essere usata per sostenere la tesi secondo cui l’orrendo occidente è razzista, odia gli arabi e detesta i musulmani, però così si rischia di scivolare nella paranoia

    roberto

  14. utente anonimo says:

    p, secondo la mia interpretazione, il tuo concetto è chiarissimo, e non necessiterebbe di traduzioni : se l’appello aveva come destinatari i sequestratori , e non il mondo intero, doveva essere redatto nella loro lingua.

    In realtà, per far bella propaganda, agglomerarli nel cerchione dei cattivi ed incivili, e accentuare la contrapposizione arabi/ occidentali, avvalendosi a tale scopo del simbolo della lingua, è stato redatto in arabo.

    Dalla “stradosfera”,

    Aurora.

  15. utente anonimo says:

    Direi di sì. In italia, anche se fuori dai confini non è diffuso, farei appelli, guarda un po’, in italiano. In Afghanistan, nelle lingue di quel luogo, anche se fuori, come per l’italiano, non sono diffuse. Al massimo affiancherei l’inglese come lingua “franca” e da lì, per chi non conosce lingue meno diffuse, ciascuno può pescare. Ma fare una appello in arabo su giornali che escono in italia e scritti interamente in italiano – ma perché un non parlante italiano dovrebbe comprarsi quei giornali? Boh – mi sai dire a che serve per la diffusione all’“umanità” del messaggio? I giornali miravano alla diffusione del messaggio tra gl’italiani , da cui certo non si aspettavano che conoscessero l’arabo, se non altro per la diffusa frase fatta per cui qualcosa che non si capisce affatto si dice, guarda un po’: per me è arabo. Poi io non parlo di occidente razzista, ma di preciso spaccio di droghe simboliche, fatte da precisi spacciatori mediatici. E non è certo la prima volta che avviene. Se per te non è così, amen.p

  16. utente anonimo says:

    Chi ricorda jo chiarello e “che brutto affare”? Dedicato a quei sboroni pomposi di scalfaro e mauro:

    Che brutto affare,

    ti amavo di un amore nucleare

    ed ascoltavo senza contestare

    le palle che sapevi raccontare,

    io ti consideravo un superman

    ma non sei neanche un man,

    scemo,

    non sei nemmeno la metà di un man,

    ma non sei neanche un man,

    scemo,

    non sei nemmeno la metà di un man.

    Che brutto affare

    aver sbagliato in pieno a valutare,

    sei uno scoppiato da dimenticare,

    pensavi fossi un’oca da spennare

    piuttosto il pollo l’ho pelato io,

    ci son caduta un po’,

    scemo

    ma adesso il gioco lo comando io,

    ci son caduta un po’,

    scemo

    ma adesso il gioco lo comando io.

    Che brutto affare,

    non m’hai insegnato neanche a far l’amore,

    capisco adesso che non ci sai fare,

    parlavi bene e razzolavi male,

    io ti consideravo un superman

    ma non sei neanche un man,

    scemo,

    non sei nemmeno la metà di un man,

    ma non sei neanche un man,

    scemo,

    non sei nemmeno la metà di un man.

    ps: quest’ironico testo splendidamente “buttato lì” (traduco in italiano moderno “trash”) è nientemeno che d’un… califfo. Per cui posso considerarmi anche se per il rotto della cuffia in tema.

    pps: http://www.youtube.com/watch?v=Cu7ZjNMBMm0 qui la bella e giovanissima jo che la canta.

    p

  17. utente anonimo says:

    boh p.,

    sarà che c’ho la simbologia diversa dalla vostra, visto che vivo in un posto dove l’equivalente di “per me è arabo” può essere

    - il cinese (“c’est du chinois”, “esto me suena a chino”, “Dat is Chinees voor mij”, “ine kinezika gia mena”)

    - l’olandese (“it’s double dutch”),

    - lo spagnolo (“das kommt mir spanisch vor”, in ceco e in svlovacco hanno un’espressione simile che non ricordo)

    - il greco (“it’s greek to me”, “e grego para mim” e pure gli svedesi ce l’hanno col greco)

    allez au boulot

    roberto

  18. utente anonimo says:

    ps. scusate già che ci siamo, siccome la collezione dei giochi di parole è un giochino che mi sfizia, mi aiutate a completare con le vostre lingue? come si dice “è arabo” (nel senso è una lingua incomprensibile)? (penso all’albanese, all’arabo, al turco, al bosniaco, ma se ne avete delle altre dite pure)

    grazie

    roberto

  19. utente anonimo says:

    Beh, da maestro di tale cimento (come riconosciuto da molti onorevoli commentatori di questo blog:-) ) provo a rigirare la frittata:-).

    Caro p., ma sei proprio sicuro-sicuro che i repubblicones sapessero che il bieko occidentale medio, candidato arabofo e destinatario del suo subliminale messaggio, fosse in grado di distinguere la grafia pashto dall’araba e, pertanto, dire:”Cazzo, ma questo è chiaramente pashto, dunque quei galantuomini di arabi non c’entrano affatto!”:-).

    Ciao

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    x roberto (n.18)

    Da nosotros si dice “è turco”. E ti credo, siamo stati per 500 anni sotto il loro dominio!

    Ciao

    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    ‘mazza 500 anni di dominazione senza impararlo il turco!

    :-)

    grazie,

    ma come si dice che c’ho la perversione di segnarmele queste frasette?

    roberto

  22. utente anonimo says:

    Io penso che il riferimento all’arabo non riguardi soltanto una lingua incomprensibile, perchè non si dice, per esempio, quando non ci si capisce concettualmente prima che dal punto di vista linguistico, parlo greco? No si dice, parlo arabo?

    Io penso che, studiosi a parte, ciò accade o meglio accadeva, ora è diverso, perchè quella cultura era sentita lontana e misteriosa; per le persone comuni, era sentita più misteriosa di altri paesi pur non conosciuti….

    Il discorso non è semplice, rimanda a molte cose e non soltanto alla “lingua”.

    Almeno credo

    maria

  23. utente anonimo says:

    sono d’accordo maria,

    ma la cosa che mi incuriosice in modi di dire come questi è il fatto che per qualcuno la cultura misteriosa ed incomprensibile e che fa un po’ paura è “l’arabo” e per altri “lo spagnolo”.

    e di modo di dire così ce ne sono a iosa e sono veramente curiosi (e sono la croce di mia moglie perchè se qualcuno li usa in una riunione sono difficilissimi da interpretare).

    chessò i francesi per dire che qualcuno parla malissimo, un po’ l’equivalente di “parla come un libro stampato alla rovescia” dicono “parla come una vacca spagnola”, o per dire “fare castelli in aria” dicono “costruire castelli in spagna

    roberto

  24. utente anonimo says:

    >’mazza 500 anni di dominazione senza impararlo il turco! :-)< Era una nostra forma di “resistenza”:-). Del resto anche agli ottomani fregava ‘na cippa che parlassimo o meno turco, bastava che pagassimo tasse e balzelli e mandassimo i giovani a morire per la Gloria dell’Impero. A proposito di questi ultimi, strano ma vero, non c’era l’obbligo di imparare il turco, visto che erano volontari e inquadrati in reparti composti da albanesi e che se neanche il comandante sapeva il turco, l’esercito forniva al reparto un “terxhuman” (interprete).
    Comunque, parlare turco era considerato poco onorevole per un albanese: erano esclusi dal biasimo quelli che lavoravano nell’amministrazione, commercio e gli interpreti.

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    >…chessò i francesi per dire che qualcuno parla malissimo, un po’ l’equivalente di “parla come un libro stampato alla rovescia” dicono “parla come una vacca spagnola”, o per dire “fare castelli in aria” dicono “costruire castelli in spagna. roberto< La Sacra Wikipedia D’Oltrealpe così commenta: 1. L’expression bâtir des châteaux en Espagne date au moins du XIIIe siècle (référence dans le Roman de la Rose). Au XVIe siècle, elle fait partie du langage courant. En 1531, Pasquier l’explique par le fait qu’il n’y avait pas de châteaux dans la campagne espagnole, ce qui empêchait les Maures de disposer d’abris sûrs.
    2. À l’origine, l’expression était parler français comme un basque espagnol ou comme un basque l’espagnol, mais elle a évolué par déformation phonétique, et du fait que l’enseignement du français est en général très peu développé chez les vaches, et a fortiori chez les vaches espagnoles.

    Ciao

    Ritvan lo Sgoooooglatore

  26. utente anonimo says:

    giusto per pignolaggine, mon cher ami,

    secondo il robert “dictionnaire des expressions et locutions”, la teoria dei baschi-vacche non regge perchè l’espressione con le vacche è anteriore a quella con i baschi.

    l’espressione è spiegata dal succitato dizionario con l’esistenza di due peggiorativi: “parlare francese come una vacca” + “parlare francese come uno spagnolo”

    sempre secondo il Robert, il pregiudizio antispagnolo (bisogna ricordarsi che i mangiaranocchie non se la potevano ancora prendere con gli italiani che non c’erano :-)) è confermato anche dalla storia dei castelli: è vero che nel roman de la rose appare “lors fera chastiaus en espagne et auras joie de néant” (si costruirà castelli in aria e nulla gli darà gioia), è vero anche che si erano diffuse altre versioni (castelli al cairo, in asia e pure in albania), ma poi la spagnolofobia dei cuginastri d’oltralpe ha prevalso

    :-)

    non mi hai poi detto come si dice da voi “parlo arabo”

    roberto

  27. utente anonimo says:

    Beh, caro roberto, bella lotta fra la Franzipedia e il Robert. Ovviamente:-), dato il nome, tu parteggi per quest’ultimo. Francamente je m’en fouts:-)

    Riguardo alla questione dell’ “arabo” in albanese, nel commento 20 avevo specificato che da noi di uno scritto o parlato incomprensibile si dice “è turco”. Lo volevi in originale? Basta dirlo!:-). “Është turçe”. Mentre l’equivalente dell’italico “Ma che parlo arabo?” è “Shqip po të flas, jo turçe” (Ti sto parlando in albanese, non in turco).

    Ciao

    Ritvan

  28. utente anonimo says:

    me lo noto!

    faleminderit

    roberto

  29. utente anonimo says:

    S’ka përse (“non c’è di che” e con l’accento sulla “e” finale) caro roberto.

    Ciao

    Ritvan

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>