Il Maestro dell’Indicibile

Il Maestro dell’Indicibile
 
Un rabbino ortodosso viene picchiato violentemente vicino ad Auschwitz e spogliato, davanti alla polizia polacca che guarda senza intervenire.
 
La cosa non fa notizia.
 
Perché la vittima dell’aggressione è il rabbino antisionista Moishe Arye Friedman, che aveva già subito una più modesta aggressione in Italia alcuni mesi fa (si vedano i post di settembre 2006 sul blog di Sherif).
 
Friedman era andato, assieme a un piccolo gruppo di ebrei Satmar, a commemorare, in veste del tutto privata, un rabbino della loro comunità.
 
E’ stato riconosciuto e massacrato da un gruppo di israeliani. Il capo del gruppo, Yehuda Meshi-Zahav, tornato in Israele senza che la polizia polacca lo avesse nemmeno fermato, si vanta:
 
"L’abbiamo pestato per bene, un pestaggio di quelli che non facevamo da tanto tempo. Gli abbiamo strappato il cappotto e il cappello, in modo che non sembrasse un ebreo".

Per l’aggressione, Meshi-Zahav, secondo quanto racconta il quotidiano Ma’ariv, è stato onorato con una speciale lettura della Torà in una sinagoga.
 
Ho avuto l’onore di conoscere personalmente Moishe Arye Friedman.

Un gentiluomo mite, dalla voce bassa, incredibilmente coraggioso, che sembra uscito direttamente dall’Impero austroungarico. E mi è venuto in mente che mi trovavo davanti al Maestro dell’Indicibile, cioè alla persona che osa dire ciò che non si può dire.
 
Sul suo conto è stato detto di tutto: era in albergo a New York con la moglie quando i giornali hanno annunciato al mondo che la moglie e madre dei loro sette figli lo aveva "lasciato a causa del suo antisionismo".
 
Friedman è stato accusato persino di essere un "negazionista della Shoah" per aver partecipato a un recente convegno in Iran.
 
Questa accusa è doppiamente falsa.
 
Friedman, molto semplicemente, dice che lo sterminio c’è stato, "perché lo abbiamo vissuto", e lo ha detto chiaramente anche durante il famoso convegno.
 
Secondo, e questo è un punto più sottile ma importante, non c’è mai stato un convegno "negazionista" in Iran.
 
Ricordiamo – cosa che i media non fanno – come è nata la vicenda.
 
Tutto è partito dalle vignette blasfeme danesi, con l’orgia di autocompiacimento con cui gli europei rivendicavano il "valore assoluto della libertà di espressione". Il presidente iraniano Ahmadinejad ha risposto, dicendo che in Occidente c’era qualcosa per cui non valeva la libertà di espressione: l’olocausto.
 
E così ha cercato di combinare una sorta di beffa all’Occidente: l’Iran è l’unico paese che permette ad alcuni europei, perseguitati solo per ciò che scrivono e dicono, di riunirsi e parlare liberamente. E così ha ospitato un convegno in cui i revisionisti, o negazionisti, potevano dire ciò che volevano. Senza che l’Iran prendesse posizione in merito.
 
Friedman, poi, è stato presentato come un "antisemita", o – come al solito – come un "ebreo odiatore di sé".
 
Questa accusa è totalmente falsa.
 
Friedman non è un pacifista, non è un uomo di sinistra, non ha nulla a che fare con la critica umanitaria al sionismo o alla prassi israeliana. Per cui le critiche secondo cui lui non sarebbe un pacifista, un uomo di sinistra e tutto il resto lasciano il tempo che trovano.
 
Friedman è un tradizionalista, che vive in una dimensione totalmente religiosa, e quindi perfettamente incomprensibile al laico medio occidentale.
 
Per capire l’antisionismo religioso, basta immaginarsi una situazione simile in ambiente cattolico.
 
Non è facile capire cosa sia il cattolicesimo oggi, a parte un erogatore di matrimoni su scala industriale e di interferenze nella vita privata di gente che non è cattolica.
 
Ma se prendiamo un catechismo scritto un secolo fa, troveremo definizioni molto chiare. Il cattolico è una persona che, attraverso fede, opere e accedendo ai sacramenti somministrati secondo regole rigorose, e confidando nella grazia, cerca di raggiungere la contemplazione eterna di Dio dopo la morte.
 
Mettiamo che il Papa si alzi una mattina e dichiari che un cattolico può credere in quello che vuole, anzi, che la fede religiosa è stata una zavorra che ha reso i cattolici passivi e ritardati, e che il vero scopo della Chiesa è quello di restaurare il Sacro romano impero e trasformarlo in un arsenale nucleare capace di tenere per sempre a bada comunisti e musulmani.
 
Bene, il cattolico credente riterrebbe tale sconvolgente evento il più grave pericolo mai corso dalla Chiesa. Nessuna persecuzione esterna sarebbe lontanamente paragonabile a questo pericolo interno. E quindi il primo dovere di ogni cattolico sarebbe di cercare di abbattere il Sacro romano impero rinato.
 
Oggi le posizioni di Friedman sono minoritarie, ma sono state le posizioni della grande maggioranza dei rabbini dell’Europa orientale fino allo sterminio nazista; e sono comunque le posizioni di un’area sorprendentemente ampia della comunità ortodossa, anche se note a pochi per la difficoltà che ha ogni mondo tradizionalista e intellettualmente autosufficiente di comunicare con il mondo esterno.
 
Nella concezione degli ortodossi antisionisti, il giudaismo consiste nell’essere un "popolo di sacerdoti", che deve vivere diversamente da ogni altro popolo, realizzando quel complesso che si chiama "Torà": non solo il libro – attimo in cui l’Eternità ha parlato alla vita fuggente – ma l’insieme di commenti sul libro, di regole dedotte dal libro, di uno stile che permea ogni gesto e momento della vita, e divinizza il mondo.
 
Una diversità che ha sicuramente fatto paura e impressione a molti, come fanno paura a noi gli imam barbuti, che non stringono la mano alle donne e non mangiano la porchetta. Ma che è anche pienamente compatibile con la convivenza distaccata con gli altri esseri umani, perché il suo punto di riferimento è nel sacro e non nella politica.
 
Un giudaismo senza Dio e senza Torà, dicono gli ebrei antisionisti, non ha più senso di un’associazione di ex-preti cattolici diventati atei. Senza Dio e senza Torà, l’ebraismo si riduce a una "cultura" fatta di ricette di cucina (le cui fondamenta religiose sono però andate perse); e senza la Torà e la forza positiva che significava, la storia del giudaismo diventa semplicemente autocommiserazione per "ciò che ci hanno fatto gli altri".
 
Il sionismo, per gli ortodossi, si presenta come un invito a tutti gli ebrei di abbandonare la Torà e dedicarsi alla politica e alla guerra.
 
Non sono più Dio e le sue regole a unire, ma un mito razziale, che trasforma gli archetipi biblici in eroi militari e fa di confini terreni un idolo da adorare e per cui versare il sangue, proprio e altrui.
 
Anzi, sottolineano gli ebrei antisionisti, la missione dichiarata di Herzl era di liberare gli ebrei dal giudaismo, da lui considerato una perversione dello spirito. Ma porre fine agli ebrei in quanto tali, trasformandoli in Gentili "come tutti gli altri", significa compiere un genocidio spirituale.
 
Per gli ebrei antisionisti, quindi, Israele è il vero olocausto, il vero sterminatore di ebrei, colpevole della morte spirituale di una percentuale della comunità ben più alta di quella che ha subito morte fisica nella Seconda guerra mondiale.
 
Proprio per questo, occorre che il "resto d’Israele", piccolo o grande che sia, resista.
 
Per farlo, Friedman e gli altri rabbini della sua comunità hanno scelto di testimoniare ovunque una cosa: che ciò che fa Israele non è colpa del giudaismo; e che Israele è la negazione e il principale nemico del giudaismo. "Testimoniare ovunque" vuol dire ovunque: Friedman non è un pacifista di sinistra, che sceglie dove parlare in base a qualche astuto calcolo di correttezza politica.
 
Dove gli si apre una porta, lui compie ciò che ritiene sia il suo assoluto dovere religioso.
 
Quello di testimoniare. Che Israele è la negazione del giudaismo.
 
Una risposta, se ci pensate, che smonta alla radice quel presunto "antisemitismo mascherato da antisionismo" denunciato dal presidente Napolitano.
 
Chiaramente, non molti hanno il coraggio di aprire le porte a Rav Friedman.
 
E quelli che hanno il coraggio di farlo, sono spesso persone ai margini del Grande Discorso Politicamente Corretto. E’ facile quindi trovare che Friedman ha avuto "contatti" con questi o con quelli, di destra o di sinistra o islamici.
 
A lui non importa assolutamente nulla degli accostamenti che i commissari telematici si possono divertire a fare.
 
Sul tema dell’antisionismo religioso, è un dovere – laicissimo – leggere il libro di Yakov M. Rabkin, Una minaccia interna. Storia dell’opposizione ebraica al sionismo, Ombre corte, 2005.
 
 
L’articolo che segue è tratto dal quotidiano israeliano Ma’ariv (nell’immagine, l’articolo originale). Traduzione di Gilad Atzmon.
 
***********
 
Meshi Zahav ha picchiato l’ebreo che baciò Ahmadinejad
 
 Avishi Ben Haim
 
Un uomo dei Neturei Karta che aveva partecipato al convegno di negazione dell’olocausto tre mesi fa e che è stato fotografato mentre baciava il presidente Ahmadinejad, è stato violentemente pestato da un gruppo di ebrei ortodossi, guidato dal fondatore della ZKA [NdT: un gruppo di rabbini specializzati nel raccogliere e rintracciare i resti di corpi ebraici dopo gli attentati suicidi], il rabbino Yehuda Meshi Zahav.
 
Il fatto è avvenuto la scorsa settimana in Polonia, dove migliaia di ebrei si sono raccolti per celebrare la festa del rabbino e zaddik chassidico, Elimelech di Lizsensk. Il venerdì, alcuni dei partecipanti avevano visitato i campi di morte di Auschwitz e Birkenau. Al loro ritorno a Lizsensk, hanno appreso che tra i partecipanti alla celebrazione c’era un certo Moishe Arye Friedman dei Neturei Karta. La voce si è subito diffusa tra il gruppo di ortodossi israeliani. In quel momento, i partecipanti ortodossi israeliani erano molto indignati con i Neturei Karta per la loro partecipazione al convegno, e questo includeva anche alcuni antisionisti. Yehuda Meshi Zahav, accompagnato da un volontario della ZKA, andò a cercare l’uomo. Quando lo trovarono, e lui confermò di essere Friedman da Vienna, lo assalirono, lo riempirono di pugni e di calci e gli ruppero gli occhiali.
"Gli abbiamo dato dei pugni veramente forti", ammette Meshi Zahav, “gli abbiamo strappato il cappello e il cappotto nero in modo che non sembrasse ebreo, tanto non gli serviva". Altri ebrei chassidici parteciparono all’attacco, gridando tutti, "va da Ahmadinejad".
 
Impedirono anche a Friedman di avvicinarsi alla tomba del rabbino Elimelech. La polizia locale è intervenuta ed è riuscita a salvare Friedman [NdT: da altre testimonianze, sembra invece che non sia intervenuta].
 
 Meshi Zahav spiegò ieri, "noi eravamo ancora sotto l’impressione di Auschwitz, e avevamo sentito che era venuto per provocarci. Ogni pugno che gli davo, sentivo che stavo parlando a nome del popolo ebraico, e questo fatto da solo ha fatto sì che il viaggio valesse la pena".
 
Come premio per il pestaggio di Friedman, a Meshi Zah’hav è stata concessa la Aliyah La Torah (elevazione alla Torà).” 
Print Friendly
This entry was posted in Israele Palestina Canaan and tagged , , . Bookmark the permalink.

53 Responses to Il Maestro dell’Indicibile

  1. utente anonimo says:

    Bene, un rabbino ne ha pestato un altro per questioni squisitamente dottrinario-rabbiniche. La nostra amica Cloralclera sarà contenta:-). Fortuna che i moderni savonarola in salsa yiddish oggidì non rischiano più il rogo, solo la scazzottata.

    Ciao

    Ritvan

  2. utente anonimo says:

    >>>Senza Dio e senza Torà, l’ebraismo si riduce a una “cultura” fatta di ricette di cucina … e senza la Torà e la forza positiva che significava, la storia del giudaismo diventa semplicemente autocommiserazione

    bellissimo, e un plauso all’ostensività e alla chiarezza.

    diego

  3. khalastin says:

    eh

    tosto crosspostato su khalas

  4. kelebek says:

    Sulla “diversità” del giudaismo tradizionale, c’è un’interessante riflessione di Adorno:

    “L’argomento corrente della tolleranza, per cui tutti gli uomini, tutte le razze sarebbero uguali, è un boomerang, in quanto si presta alla facile confutazione dei sensi; e anche la dimostrazione antropologica più rigorosa che gli ebrei non sono una razza, non cambia nulla al fatto che, nel caso di un pogrom, i totalitari sanno benissimo chi vogliono uccidere e chi no.

    Che se si volesse porre come un ideale l’uguaglianza di tutto ciò che porta un volto umano, anziché presupporla come un fatto, ci si guadagnerebbe ben poco.

    L’utopia astratta sarebbe troppo facilmente conciliabile con le tendenze più mefistofeliche della società. Che tutti gli uomini si assomigliassero, è proprio ciò che essa vorrebbe.

    Essa considera le differenze effettive o immaginarie come macchie ignomignose, che dimostrano che non si è ancora andati abbastanza avanti: che qualcosa è ancora sottratto al meccanismo, e non è ancora completamente determinato dalla totalità.

    La tecnica dei campi di concentramento tende ad assimilare i prigionieri ai loro custodi, a trasformare gli assassinati in assassini.

    La differenza razziale viene assolutizzata perché sia possibile procedere alla sua assoluta eliminazione, sia pure a costo di non lasciar sopravvivere nulla di diverso.

    Ma una società emancipata non sarebbe lo Stato unitario, ma la realizzazione dell’universale nella conciliazione delle differenze.

    Una politica a cui questo stesse veramente a cuore, non dovrebbe propagare – neppure come idea – l’astratta eguaglianza degli uomini.

    Dovrebbe, invece, richiamare l’attenzione sulla cattiva uguaglianza di oggi, sull’identità degli interessi dell’industria cinematografica e dell’industria bellica, e concepire uno stato di cose migliore come quello in cui si potrà essere diversi senza paura.

    Quando si attesta al negro che è perfettamente identico al bianco, mentre di fatto non lo è, gli si fa, in segreto, ancora una volta torto. Lo si umilia amichevolmente confrontandolo a un criterio rispetto al quale, sotto la pressione del sistema, si rivelerà necessariamente diversi senza essere necessariamente inferiore: e mostrarsi alla sua altezza sarebbe un merito assai dubbio.

    Del resto, i fautori della tolleranza unitaria sono sempre inclini all’intolleranza verso ogni gruppo che non si adatta: con l’ottuso entusiasmo per i negri si concilia l’indignazione per l’inciviltà ebraica. Il melting pot era un’istituzione del capitalismo industriale scatenato. L’idea di finirci dentro evoca il martirio, e non la democrazia”.

    (da T.W. Adorno, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, Torino, Einaudi, 1979, pp.114-115)

  5. utente anonimo says:

    Miguel! mi dai l’autorizzazione a pubblicare questo post, sul mio blog?

    Grazie,

    reza

  6. kelebek says:

    Per Reza n. 5

    Certo, pubblicare ovunque…

    Miguel Martinez

  7. hafiz says:

    Nel Nome di Allah il Compassionevole

    Sempre a fianco del Naturei Karta e piena solidarietà contro la vile aggressioni operata dai sionisti e anche in questo caso dimostrano tutta la loro malvagità.

    Miguel prendo il post e lo pubblico ovunque lo mando anche in Iran ed eventualemente sul “Il Puro Islam”

    Saluti anti-sionisti.

    Ali

  8. kelebek says:

    Per Ali n. 7

    Se mandi in giro, forse è meglio usare la versione in lingua inglese.

    L’italiano, si sa, è una lingua un po’ snob e per pochi :-))

    Miguel Martinez

  9. hafiz says:

    Nel Nome di Allah il Misericordioso

    Già mandata la versione in inglese e in italiano alla Radio e Televisione di Stato della Repubblica Islamica dell’Iran cui collaboro , vedremo dove metterlo anche sul “Il Puro Islam” se trovo un posto che merita di essere commentato.

    Saluti anti-sionisti.

    Ali

  10. utente anonimo says:

    Nel Nome di Allah il Compassionevole Sempre a fianco del Naturei Karta e piena solidarietà contro la vile aggressioni operata dai sionisti Ali<
    “Bieka” in questo caso suonerebbe meglio…

    >e anche in questo caso dimostrano tutta la loro malvagità.<
    Ma quale “tutta” e tutta”! Per qualche cazzotto, suvvia! Ah, se lo avessero impiccato in piazza, lapidato o altre piacevolezze del genere, allora sì che sarebbero stati veramente degni dalla ben nota malvigità sionista:-).

    >Miguel prendo il post e lo pubblico ovunque lo mando anche in Iran ed eventualemente sul “Il Puro Islam”.

    Ecco, bravo, così la prossima volta o il buon Ahmadinejad gli fa il piacere al Maestro dell’Inenarrabile di non invitarlo (o almeno di non baciarlo in pubblico) oppure se insiste ad averlo come ospite e di baciarlo che almeno gli fornisca poi una scorta permanente di gagliardi pasdaran che lo accompagnino in giro per il mondo e che lo proteggana dalla malvagità dei bieki rabbini sionisti.

    >Saluti anti-sionisti.<
    Graziosa ‘sta formula. Mi ricorda il saluto in voga nell’Albania di Hoxha “saluti antiimperialisto-revisionisti”. Saluti senza contorno, no, eh?:-)

    Ciao

    Ritvan

  11. utente anonimo says:

    Miguel, c’ho un dubbio.

    Poniamo il caso che io abbracci l’islam e, forte della discendenza da un alim dell’Impero Ottomano, mi autoproclami alim a mia volta. Poi fondi una corrente islamica che affermi che sunniti, sciiti e ummah varia non c’ha capito ‘na mazza degli insegnamenti del Profeta Maometto e che in realtà Allah vuole che per adesso i musulmani siano sempre e comunque sottoposti all’autorità di ebrei e cristiani, loro “predecessori” e “fratelli maggiori” sulla via di Allah, tanto ci penserà Allah stesso a mettere le cose a posto in un Radioso Futuro. Così p.es. predicherei agli arabi palestinesi di non rompere le scatole ai fratelli sion…pardon, volevo dire ebrei e di stare buoni (e anche di non spararsi fra di loro, ma questo è un altro discorso), tanto ci penserà Allah a infliggere doloroso castigo ai bieki eb…pardon, volevo dire sionisti.

    E supponi anche, caro Miguel, che io mi metta in testa di andare a predicare questa mia personale Rivelazione Ulemaica in Palestina, Iran, Iraq, Afghanistan e altri simili posti ameni. E che nel corso dei miei viaggi mi capiti di essere invitato a cena da Olmert e lasciarmi baciare da lui (eviterei però di essere baciato da Katzav: non ha una buona fama:-) ).

    Allora, la domanda sarebbe questa: se putacaso il gran Muftì di Gerusalemme (non quello evocato a sproposito dal nostro EternalFreedom, quello attuale) si mettesse in testa di intavolare con me una dotta disputa teologica a suon di cazzotti e di conseguenza, mi gonfiasse di botte come una zampogna, potrei contare sulla tua solidarietà, sotto forma di post apologetico a me esclusivamente dedicato?

    Grazie in anticipo per la cortese risposta e

    Chi non salta, sionista è, è!

    Ritvan

  12. utente anonimo says:

    Questi picchiatori sionisti mi ricordano tanto i nostrani picchiatori di sinistra,quelli che riempiono di sprangate un qualunque sfigato che la pensa diversamente da loro, giustificandosi sostenendo che era un “fascista”.

    Questi devoti sostenitori del pensiero unico totalitario travestiti da anticonformisti o da eterne vittime sono i veri fascisti.

    Franz

  13. utente anonimo says:

    “Tutto è partito dalle vignette blasfeme danesi, con l’orgia di autocompiacimento con cui gli europei rivendicavano il “valore assoluto della libertà di espressione”. Il presidente iraniano Ahmadinejad ha risposto, dicendo che in Occidente c’era qualcosa per cui non valeva la libertà di espressione: l’olocausto.”

    MA CHE STAI A DI, MM?

    NON MI RISULTA NESSUN EBREO O EUROPEO ABBIA ATTACCATO O INCENDIATO NESSUNA AMBASCIATA IRANIANA PER VIA DELLA CONFERENZA.

    NON SI PUO’ DIRE LO STESSO PER I MUSULMANI NEL CASO DELLE VIGNETTE.

    INFATTI IL “valore assoluto della libertà di espressione” E’ RISPETTATO DAGLI EUROPEI. DIFFICILE DIRE LO STESSO PER I MUSLIMMI.

    Gervasio

  14. “INFATTI IL “valore assoluto della libertà di espressione” E’ RISPETTATO DAGLI EUROPEI. DIFFICILE DIRE LO STESSO PER I MUSLIMMI.”

    In Europa sì. Nel resto del mondo no. Ma tanto il resto del mondo si avvia sempre più a diventare Europa.

    Adesso segnalo l’articolo sul mio blos rumoroso-situazionista…

  15. non c’è limite…ci si vanta di un’aggressione anche pubblicamente.

    volevo pubblicare anche sul mio blog questo articolo

    a presto

    orso

  16. utente anonimo says:

    E’ talmente rispettato che chi s’arrischia ad intraprendere una ricerca non pregiudiziale sulla questione olocaustica finisce in galera e/o diffamato come mostro dai media, come d’altronde ha ben scritto anche M. Martinez in questo stesso post.

    Ma, forse, il “valore assoluto della libertà di espressione” vale solo a proposito di ciò su cui è preventivamente consentito avere opinioni.

    G.

  17. kelebek says:

    Per tutti,

    vi assicuro che Gervasio (n. 13) non è una mia trollata. E’ arrivato direttamente da Saturno, fatto così.

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    Se le parole hanno un loro significato, “scazzottata” è diverso da ” pestaggio”.

    Infierire sul passivo, il debole, con ” pugni veramente forti”, non è una semplice “scazzottata”, espressione che si usa, anche tra amici, per indicare una collutazione non grave.

    Senza considerare i calci ad una persona mite, che risultano particolarmente umilianti.

    Ma che differenza c’è tra ebreo ” tradizionalista ” e ebreo ortodosso ?

    Non dovrebbero tutti e due privilegiare la ” Torah” ?

    Aurora.

  19. kelebek says:

    Un po’ per tutti,

    Io non ritengo che l’aggressione fisica a Rav Friedman sia il problema fondamentale.

    Metterla così, vuol dire cadere in quella forma tipica di snobismo per cui è lecito bombardare, è lecito tenere la gente in carcere per tutta la vita, è lecito licenziarla… ma è inammissibile dare un cazzotto.

    L’aggressore era una persona nota come estremista in Israele, in un contesto però in cui “estremismo” non ha nulla a che fare con l’estremismo ignorante e cialtrone alla Borghezio, ma si lega a complesse radici teologiche.

    I punti fondamentali sono altri:

    1) Il silenzio dei media, a differenza di altri casi: chi non ricorda il tragicomico caso dell’insegnante di religione di Verona che si autopestò per simularsi vittima di una “aggressione antisemita”? Dove la colpa non è del pazzo di turno, ce ne sono tanti, ma della canea mediatica che si è scatenata in seguito.

    2) La costruzione mediatica addosso a Rav Friedman, che ha fatto sì che gli estremisti che lo hanno visto abbiano subito pensato a un “ebreo odiatore di sé e negazionista”, perché questa era l’immagine che ne davano i media “moderati”

    3) La doppia immagine di cui gode l’aggressore, deriso in Israele come estremista, esaltato in Occidente (non ultimo, da Deborah Fait) per il suo lavoro di ricomposizione di cadaveri ebraici, in modo da agevolarne la resurrezione

    4) far capire, per quanto lo possa fare io che non sono del giro, il senso dell’antisionismo religioso ebraico.

    Miguel Martinez

  20. utente anonimo says:

    Kel, pregotti ( con due t) non parlarmi di Saturno.

    Ti apprezzo molto, i tuoi titoli mi piacciono, i post pure.

    Io intreccio i topi morti del parrucchiere lucchese con i topi morti di Steiner, la biodinamica dell’agricoltura con la biodinamica politica di B. e B. , il maestro dell’indicibile Friedman con il maestro di parabole Gesù.

    I cuori neri con i morti che seppelliscono i loro morti; l’anima atavica del generale Avitabile con quella del generale Cadorna.

    Se tu scrivi il post ” scendendo dagli alberi”, sul tema dell’evoluzione , io penso di dover scendere dalla pianta ( scendi giù dalla pianta !) e che il tuo sia un invito , rivolto a pubblico indeterminato, ad evolversi, a svegliarsi. Ti seguo, a modo mio.

    Ma in questo momento, e credo fino ad autunno, l’ostile, potente, oscuro Saturno, preferirei non sentirlo nominare.

    Aurora.

  21. °°La doppia immagine di cui gode l’aggressore, deriso in Israele come estremista, esaltato in Occidente°°

    Questo pero’ dal post non si capiva, anzi, l’ “elevazione alla Torà” e l’articolo di Ma’ariv sembravano suggerire il contrario.

    uppe

  22. ulivegreche says:

    Miguel, c’ho un dubbio.

    Poniamo il caso che io abbracci il comunismo e, forte della discendenza da un sindacalista che ha lottato per la riforma agraria, mi autoproclami sindacalista a mia volta. Poi fondi una corrente comunista che affermi che marxisti, leninisti e diessini vari non c’ha capito ‘na mazza degli insegnamenti del filosofo Marx e che in realtà il comunismo vuole che per adesso i lavoratori siano sempre e comunque sottoposti all’autorità dello stato liberale, suo “predecessore” e “big brother” sulla via del sol dell’avvenire, tanto ci penserà la storia stessa a mettere le cose a posto in un Radioso Futuro. Così p.es. predicherei ai compagni precari di non rompere le scatole ai padr…pardon, volevo dire imprenditori e di stare buoni (e anche di non spararsi fra di loro, ma questo è un altro discorso), tanto ci penserà la storia a infliggere doloroso castigo ai bieki capital…pardon, volevo dire liberali.

    E supponi anche, caro Miguel, che io mi metta in testa di andare a predicare questa mia personale Rivelazione nella sede di Rifondazione, da Casarini, a Emergency, agli ultras del Livorno e altri simili posti ameni. E che nel corso dei miei viaggi mi capiti di essere invitato a cena da Follini e lasciarmi baciare da lui (eviterei però di essere baciato da un prete: non hanno una buona fama:-) ).

    Allora, la domanda sarebbe questa: se putacaso un anarco-insurrezionalista (non quello evocato a sproposito dal nostro EternalFreedom, quello attuale) si mettesse in testa di intavolare con me una dotta disputa teologica a suon di cazzotti e di conseguenza, mi gonfiasse di botte come una zampogna, potrei contare sulla tua solidarietà, sotto forma di post apologetico a me esclusivamente dedicato? E su quella di Ritvan?

    Grazie in anticipo per la cortese risposta e

    Chi non salta, comunista è, è!

  23. kelebek says:

    Per Ulivegreche n. 22

    La cosa è molto meno complicata, perché la posizione di Friedman è la posizione più semplice, ovvia e logica (premesso che si creda in qualche tonnellata di carta scritta fitta fitta in lettere ebraiche) che ci possa essere.

    Poniamo che io mi dichiaro comunista, in base a una tradizione comunista di famiglia.

    E dico che il capitalismo non va bene, e che i mezzi di produzione devono essere proprietà collettiva.

    E arriva un seguace di Padoa Schioppa, che a nome della Sinistra al Governo, mi riempie di cazzotti.

    Tutto qui.

    Miguel Martinez

  24. kelebek says:

    Per Aurora n. 20

    Credo che tu colga perfettamente quello che voglio dire.

    E’ bello sentirti in ascolto.

    Miguel Martinez

  25. utente anonimo says:

    Ti seguiamo sempre con interesse!

    http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?p=5450199

    Un saluto comunista nazionalitario

  26. utente anonimo says:

    “noi eravamo ancora sotto l’impressione di Auschwitz, e avevamo sentito che era venuto per provocarci.”

    Una cosa simile, che qualcuno vada ad Auschwitz per provocarlo, avrei immaginato che un ebreo lo dicesse solo per qualche neo-nazista. Mi sbagliavo. Se ci sono ebrei che odiano se stessi, ci sono ebrei che odiano altri ebrei. E li menano, visto che quelli che si odiano, non si odiano al punto di farsi del male da sé.p

  27. Ritvanarium says:

    ” Non è facile capire cosa sia il cattolicesimo oggi, a parte un erogatore di matrimoni su scala industriale e di interferenze nella vita privata di gente che non è cattolica.

    Ma se prendiamo un catechismo scritto un secolo fa, troveremo definizioni molto chiare. Il cattolico è una persona che, attraverso fede, opere e accedendo ai sacramenti somministrati secondo regole rigorose, e confidando nella grazia, cerca di raggiungere la contemplazione eterna di Dio dopo la morte ”

    *** Kelebek carissimo,

    lasciatelo dire: sei male informato !

    Non occorre alcun Catechismo d’ un secolo fa: basta che ti sintonizzi su Radio Maria e t’ ascolti una Catechesi di Padre Livio Fanzaga !

    … Capirai che gli è tutto una storiaccia di “Satana l’ Astuta Serpe” [sic] che per fare i dispetti a Dio ne scimmiotta l’ Incarnazione in Cristo per strappargli le Anime delle Amate Creature, ma la “Regina della Pace” [sic], fortunatamente, con le sue Conferenze ;-) a Fatima, Medgiugorie, Lourdes e Civitavecchia ci tiene all’ erta.

    …. Tuttavia con una pagina di Guareschi [lo sostiene anche Padre Livio !!!] e _aggiungo invece io_ con una crescentina col parma crudo al “Stènd” degli Umarell e delle loro Zdàure a una Festa dell’ Unità o para-tale ;-) siamo in una proverbiale Botte di Ferro !

  28. utente anonimo says:

    >Allora, la domanda sarebbe questa: se putacaso un anarco-insurrezionalista (non quello evocato a sproposito dal nostro EternalFreedom, quello attuale) si mettesse in testa di intavolare con me una dotta disputa teologica a suon di cazzotti e di conseguenza, mi gonfiasse di botte come una zampogna, potrei contare sulla tua solidarietà, sotto forma di post apologetico a me esclusivamente dedicato? E su quella di Ritvan? ulivegreche< Sulla mia, sicuramente, anche se purtroppo non ho un blog dove dedicarti un post strappalacrime, dove descrivere con dovizia di particolari quanto kattivo è stato quell’anarkoinsurrezionalista manesko. Su quella di MM non saprei. A occhio e…falce-e-martello:-) direi di no. Lui al massimo potrebbe – come da Suo Preg.mo commento n.23 – solidarizzare col comunista aspirante collettivizzatore di trapani elettrici a mano – noti mezzi di produzione di buchi – picchiato selvaggiamente (ti va bene così Aurora?:-) ) dal bieko seguace di Padoa Schioppa.
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Come ben vedi, io non mi arruffo se fai il calco dei miei commenti. Eh, nosotros liberali siam fatti di ben altra pasta!:-)

  29. kelebek says:

    Per Ritvanarium n. 27

    Non ho una radio e quindi non ascolto Radio Maria (solo per questo, se no come sociologia, mi interesserebbe farlo).

    Da quello che mi dici, però, il discorso è un po’ diverso: nella cultura del tradizionalismo ebraico non c’è molto posto per madonne di medjugorje o equivalenti.

    C’è invece posto per il ragionamento teologico, che segue binari ben precisi e ferrei.

    Miguel Martinez

  30. iperhomo says:

    Bello, Miguel, soprattutto la risposta alle Ulive greche (22 loro, 23 tuo). Ho visto che s’usa chiedere il permesso di riprodurre un [o parte di un] post. È una buona cosa, e scusa se non l’ho fatto prima. Ma lo faccio adesso.

    Grazie. A presto.

    Ipo

  31. kelebek says:

    Per iperhomo n. 30

    Grazie. No, non c’è bisogno di chiedere il permesso, che viene concesso automaticamente, purché si riporti la fonte.

    Fa invece sapere chi è che ha ripreso i testi di questo blog, quindi gli annunci sono graditi.

    Miguel Martinez

  32. utente anonimo says:

    della serie ognuno ci legge cose diverse nei tuoi post :-),

    la cosa che mi ha colpito di più è quel particolare “da altre testimonianze sembra che la polizia non sia intervenuta”.

    il fatto che un ebreo tradizionalista (con tanto di barbetta, palandrana, ricciolini tutto ciò che lo rende riconoscibile) venga picchiato senza che la polizia intervenga mi pare una storia tristemente possibile nella polonia del XXI secolo.

    roberto

  33. kelebek says:

    Non sei custode di tuo fratello, a meno che quel fratello non sia anche un tuo impiegato che fa cose strane sul posto di lavoro:

    http://www.theawarenesscenter.org/Zahav.MosheMeshi.html

    Miguel Martinez

  34. utente anonimo says:

    ” ma la “Regina della Pace” [sic], fortunatamente, con le sue Conferenze ;-) a Fatima, Medgiugorie, Lourdes e Civitavecchia ci tiene all’ erta. ”

    A Civitavecchia??????

    Paolo

    (“per questo/ preferisco i chiromanti…” Punkreas)

  35. utente anonimo says:

    la cosa che mi ha colpito di più è quel particolare “da altre testimonianze sembra che la polizia non sia intervenuta”.

    il fatto che un ebreo tradizionalista (con tanto di barbetta, palandrana, ricciolini tutto ciò che lo rende riconoscibile) venga picchiato senza che la polizia intervenga mi pare una storia tristemente possibile nella polonia del XXI secolo. Roberto

    maria

    questa osservazione di Roberto, che io trovo molto fondata, allarga la visuale dell’evento.

  36. utente anonimo says:

    “… il valore assoluto della libertà di espressione…”

    Qualcuno ha il link dove si possono vedere ‘ste vignette iraniane sull’olocausto? In non ci sono mai riuscita, ma sono sicura che è un problema mio, grazie per l’aiuto

    Stef

  37. utente anonimo says:

    >il fatto che un ebreo tradizionalista (con tanto di barbetta, palandrana, ricciolini tutto ciò che lo rende riconoscibile) venga picchiato senza che la polizia intervenga mi pare una storia tristemente possibile nella polonia del XXI secolo. roberto<
    Sì, caro, ma tu non tieni conto del fatto che il picchiatore non era mica con la testa rapata e un paio di svastike tatuate in faccia: essendo un ortodossissimo rabbino pure isso, c’aveva la sua brava palandrana e tutto il resto del cucuzzaro.

    Ora, esci per un momento dal tuo dorato rifugio lussemburghese e cerca di immedesimarti nel poliziotto polacco (che oltre ad essere polacco – vedi barzellette dei bieki usani – è pure poliziotto e in Polonia i carabinieri non ci stanno, pertanto…:-) ). Che molto probabilmente pensa:”Sì, a rigor di legge io dovrei intervenire per separarli. Se fossero due preti polacchi, lo farei di sicuro, ma che cazzo ne so io dei costumi di quella strana gente là? E se invece fosse un loro rituale, chessò, per ricordare quando uno di loro – mi sembra di ricordarmelo dal catechismo – fece a cazzotti pure con l’Angelo del Signore? Io non sono superstizioso e non credo che in quel caso il loro iracondo Dio mi fulmini seduta stante per aver osato interrompere lo strano rituale, ma porca miseria, immaginiamoci la stampa come ci andrebbe a nozze: “Poliziotto antisemita polacco interrompe brutalmente pio rituale dei pellegrini ebrei ad Auschwitz!”. Sarei espulso all’iatante dalla polizia e io tengo famiglia!”:-).

    Ciao

    Ritvan

  38. utente anonimo says:

    Ogni pugno che gli davo, sentivo che stavo parlando a nome del popolo ebraico, e questo fatto da solo ha fatto sì che il viaggio valesse la pena.

    “Quanto suona bella la brutta musica, quanto suonano buone le cattive ragioni, quando marciamo contro un nemico!”

    Z.,

    in nome e per conto di F.W. Nietzsche, Aurora, 1881

  39. AndreaYGHPSA says:

    Mi unisco al gruppo di copisti..

    3umar andrea

  40. utente anonimo says:

    Premetto che il primo commento,leggendo queste righe, è uno solo: COLPIRNE UNO PER EDUCARNE 100.

    Detto questo: è bene ricordare che, in fondo, chi pesta il soggetto in questione, non è neanche dei più esagitati.

    Dal punto di vista di un Israeliano (che, piaccia o meno, è un punto di vista imprescindibile) quell’uomo nega il diritto all’esistenza del loro stato (piaccia o meno pure questo,esiste e basta, al di là del contorno), con l’aggravante di essere a loro “più vicino”.

    A prescindere dai secoli di dibattito che potremmo aprire sulle affinità e differenze tra Israele e gli altri stati al mondo il succo del discorso è questo sopra.

    Il resto sono seghe mentali…

    Sui vari punti aggiunti qui sotto da MM mi sento di dire:

    1) Il silenzio dei media.

    I media alla fine se ne fregano altamente di Israele da un punto di vista “politico”, ed il fatto succitato è fortemente politico, poche storie.

    Per “noialtri” un peso specifico diverso (ovvero nullo) di un rimpasto di governo alla Knesset, o dei problemi che in quel posto nascono con i deputati Arabi.

    Israele interessa solo se bombe e sangue, ed è proprio in nome di quest’ultimo punto che dalle nostre si parla solo dei risultati elettorali…fino a quelli successivi…

    Sbaglio?

    2) Il frequentare certi ambienti è il miglior viatico per passare per “ebreo antisemita”. Chi è causa del suo mal…

    Se mi faccio beccare a lingua in bocca con Vladimir Luxuria aspetto un minutino prima di proclarmi vittima dei bieki omofobi… :)

    3) Nei fatti tutto nella questione israelo-palestinese ha un’immagine diversa laggiù (tra ambo le fazioni) e qui in Europa. E ‘ovvio valga anche per questo evento…

    4) Sebbene la pensi diversamente grazie per lo spunto.

    JZ

  41. Ritvanarium says:

    *** x Stef n. 36, a scopo informativo su espressa richiesta sua : ***

    Le Vignette “AntiSioniste” ;-) Iraniane mi pare di ricordare che avessero il link in un vecchio post di Cloroalclero …

    http://www.cloroalclero.blogspot.com

    Ma bisogna dirla tutta: i biekissimi Sionisti vogliono dimostrare la propria presunta Superiorità anche nel disegnare Vignette AntiSioniste ;-) :

    http://www.boomka.org

    Tant’ è vero che Ritvan Shehi (Chi altri ?) pizzicò Dacia Valent che ci era cascata, scambiando una Vignetta di Boomka per una degli Amici di Ahmy ;-)

    —Vi saluto, che devo salvare il Mondo ;-) —-

  42. questo post è un’occasione perduta. Perchè ritiene più importante una sciocchezza assoluta (“Per gli ebrei antisionisti, quindi, Israele è il vero olocausto, il vero sterminatore di ebrei, colpevole della morte spirituale di una percentuale della comunità ben più alta di quella che ha subito morte fisica nella Seconda guerra mondiale.”) di una verità (“Nella concezione degli ortodossi antisionisti, il giudaismo consiste nell’essere un “popolo di sacerdoti”, che deve vivere diversamente da ogni altro popolo, realizzando quel complesso che si chiama “Torà”: non solo il libro – attimo in cui l’Eternità ha parlato alla vita fuggente – ma l’insieme di commenti sul libro, di regole dedotte dal libro, di uno stile che permea ogni gesto e momento della vita, e divinizza il mondo.”).

    Quello che questo post vorrebbe dire, non lo dice bene, perchè, in fondo, si lascia prendere la mano dalla polemica quotidiana.

    Quello che l’autore di questo post non capisce è che esiste tra sionismo e anti-sionismo, una terza posizione, quella dell’a-sionismo.

    Questa posizione, in termini filosofici rigorosi e con coerenza e radicalità, è stata espressa dall’ultimo grande pensatore ‘ebraico senza essere sionista': Jakob Taubes, rabbino figlio di rabbino.

    Il problema delle categorie con cui si legge “l’ebraismo, il sionismo e l’anti-sionismo” è il problema di come far passare, nel secolo che abitiamo già, l’esperienza sionistica e l’evento dei ‘campi’ come estremi di un secolo. In nessuna maniera riportabili ad una comune matrice, ma estremi dell’esperienza del novecento.

    Non abiterei mai in un paese dove Friedman potesse le regole. Kelebek ‘non plus’.

    Direi così: dove più feroce si fa l’espropriazione, la colonizzazione di un ebraismo senza patria, di un ebraismo che non vive nel luogo della sua realizzazione come del suo annullamento – in Friedman come nei ‘campi’ – più intensa si fa la necessità di pensare l’ebraismo, cioè il primo monoteismo.

    Tutta la dimensione ‘politica’ che l’ebraismo odierno vorrebbe rivendicare, ricade precisamente nella ‘teologia-politica’.

    Lo statuto preciso dello Stato d’Israele richiama precisamente il problema della teologia-politica, cioè: l’intreccio tra la forma dello Stato e la sua legittimazione religiosa.

    Se il sionismo ha oggi un senso storico, lo ha come specchio delle democrazie occidentali.

    emilio/millepiani

  43. utente anonimo says:

    #emilio

    Jakob Taubes, talmente a-sionista da invidiare Paolo, da risultare odioso a Scholem, da flirtare con Schmitt… eppure se vedessi cosa scriveva il padre, Zvi, appena finita le guerra, in Svizzera, e prima di emigrare in Palestina… si potrebbe parlarne per ore.

    esistono anche delle necessità “divulgative” però. quando dici che “l’autore di questo post non capisce che esiste tra sionismo e anti-sionismo una terza posizione”, non solo manifesti una certa arroganza nel giudicare le capacità – e le volontà – del nostro autore, ma anche una grossolana miopia sugli intenti di un simile post.

    che cos’ha più Israele a che fare con l’ebraismo? quello sionista non è un “intreccio”, ma una “fusione” “tra la forma dello Stato e la sua legittimazione religiosa”: questa mancanza di separazione per Taubes rappresentava il negativo assoluto.

    e comunque, con taubes, sarebbe meglio palrare di “necessità di pensare l’ebraismo” non come “primo monoteismo”, ma come prima elezione.

    diego

  44. utente anonimo says:

    @ diego

    non volevo manifestare nessuna arroganza. se nelle righe che ho scritto viene letto questo, me ne scuso e vorrei sgombrare il campo.

    È vero, per Taubes il punto fondamentale è ‘l’elezione’. È questo il punto fondamentale della sua contestazione rivolta al sionismo.

    Taubes non invidia per nulla Paolo; a Paolo riconosce la capacità di pensare universalmente. Ribadisco: Taubes sottolinea la necessità di una terza posizione: tra il sionismo e l’anti-sionismo, esiste l’a-sionismo, che permette di pensare l’identità ebraica sganciata dalla ‘realizzazione’ storico-teologica della ‘Palestina’.

    È una posizione che l’autore del post in questione ha schiacciato nettamente su una posizione ‘tota-estremistica’, come se il rifiuto del versante teologico-politico dello stato di Israele potesse essere criticato da una posizione ‘tota-teologica’.

    È un passo falso che si poteva evitare.

    Ribadisco che, dal mio punto di vista, lo statuto teologico-politico dello stato di Israele non è ninente atro che la messa in scena delle democrazie occidentali.

    emilio/millepiani

    ps tutta la vita di Taubes è attorniata da morti che rivendicavano la pienezza dello ‘Stato’ di Israele. A partire dalla sua ex-moglie, passando attraverso Sholem, per risalire al suicidio di suo padre, rabbino riparato in Svizzera, per sfuggire alle persecuzioni. Quando Taubes nomina ‘Israele’ ha presente, ha davanti gli occhi, queste morti.

  45. kelebek says:

    Per Emilio/Millepiani n. 42,

    Dunque, io scrivo un post che cerca, in sostanza, di spiegare qualcosa che pochi conoscono: la logica del giudaismo ortodosso (o “ultra-ortodosso”) antisionista.

    A questo tu rispondi:

    “questo post è un’occasione perduta. Perchè ritiene più importante una sciocchezza assoluta (“Per gli ebrei antisionisti, quindi, Israele è il vero olocausto, il vero sterminatore di ebrei, colpevole della morte spirituale di una percentuale della comunità ben più alta di quella che ha subito morte fisica nella Seconda guerra mondiale.”) di una verità “

    Se ho ben capito, questo post che parte dalle vicende di Rav Friedman sarebbe stata un’occasione perduta per parlare di cose che interessano a te, come Taubes, e che sono del tutto estranee al mondo di Rav Friedman.

    Inoltre, tu non puoi decidere che parte del discorso del giudaismo antisionista sia “una sciocchezza” e che parte sia una “verità”.

    Perché se parti dalle premesse del giudaismo “ultra-ortodosso”, entrambe sono verità.

    Se parti da qualunque altra premessa, entrambe sono sciocchezze.

    La Chiesa cattolica, almeno una volta, affermava che [1] tutti gli uomini avevano peccato in Adamo, e [2] che Cristo aveva versato il suo sangue per i nostri peccati.

    Con che criteri puoi dire che una di queste proposizioni è una “sciocchezza” e l’altra una “verità”?

    In realtà, o sono entrambe verità, o sono entrambe sciocchezze e chimere.

    Miguel Martinez

  46. utente anonimo says:

    x Stef (n.36)

    La Sacra Wikipedia ci viene ancora in aiuto. Andando all’URL:

    http://en.wikipedia.org/wiki/International_Holocaust_Cartoon_Competition

    e poi cliccando in fondo sul link: “The Winners of the Competition”, troverai le vignette vincitrici del concorso vignettaro ahmadinejadiano.

    Poi, come ti suggerisce il mio Discepolo (n.41) puoi andare sul sito http://www.boomka.org, bieko sito “sionista” e vedere se i “sionisti” siano davvero più bravi dei musulmani e “antisionisti” vari a disegnare vignette “antisioniste”.

    Ciao

    Ritvan

  47. utente anonimo says:

    Bella battaglia a colpi di ermetismo:-) fra diego e millepiani. Ma se ci si fa un punto d’onore nel non farsi capire da una persona mediamente intelligente ed istruita, non si fa prima a scrivere in geroglifici?:-)

    Ciao

    Ritvan

  48. per Miguel Martinez (45)

    Capisco il senso del tuo post (spiegare il giudaismo ortodosso e alcuni suoi assunti). Ne condivido l’intenzione.

    Ho scritto – senza nessuna presunzione, davvero, credimi – che è un’occasione perduta perchè mi sembrava necessario concentrarsi sulla ‘verità’ che il giudaismo ortodosso interroga dell’identità ebraica tout-court (“Nella concezione degli ortodossi antisionisti, il giudaismo consiste nell’essere un “popolo di sacerdoti”, che deve vivere diversamente da ogni altro popolo, realizzando quel complesso che si chiama “Torà”: non solo il libro – attimo in cui l’Eternità ha parlato alla vita fuggente – ma l’insieme di commenti sul libro, di regole dedotte dal libro, di uno stile che permea ogni gesto e momento della vita, e divinizza il mondo.”).

    mentre la prima è una sciocchezza (non sto a spiegare il perchè), la seconda interroga il nesso tra ‘Libro’, ‘Commento’ e ‘Mondo’ che è parte integrante del’identità ebraica – che sia ortodossa o meno – proprio per come si manifesta ancora oggi, anche a livello politico.

    Non ho nessun obbligo di partire dalle premesse e di arrivare alle conclusioni dell’ebraismo ortodosso di Friedman. Mi interrogo su cosa ci sia di profondamente irritante nella posizione di Friedman da aver prodotto la reazione che ha prodotto.

    Non mi sarei permesso di dire che il post è un’occasione sprecata perchè non parla di Taubes. È che Taubes parla del ‘tuo’ post.

    @ per Ritvan (47)

    Rendiamoci conto che lo spazio di un commento ad un post è quello che è e che se due persone che si incrociano conoscono u po’ di riferimenti comuni, non possono cominciare a discutere dalle ‘prefazioni': danno per scontato alcuni passaggi. Se è una colpa, noi commentatori siamo tutti colpevoli…(oh dio! ho detto una cosa terribile a livello ebraico…;)

  49. ho dimenticato la firma al commento precedente

    emilio/millepiani

  50. utente anonimo says:

    >Rendiamoci conto che lo spazio di un commento ad un post è quello che è….emilio/millepiani< Si fratello, ma fra fare un commento lungo e incomprensibile e uno lungo e comprensibile forse sarebbe meglio scegliere la seconda soluzione. Del resto non credo che Miguel ci faccia pagare un tanto al rigo per i nostri commenti:-)
    Ciao

    Ritvan

  51. utente anonimo says:

    In effetti, senza conoscere Taubes (e io non lo conosco), i commenti citati da Ritvan hanno all’occhio dell’ “uomo che preferisce verificare se la sua sia stupidaggine o senso critico” una fastidiosa aura di incomprensiilità. Una disfida fra adepti, con l’aggravante di far sembrare alcuni passi delle incredibili castronerie (come gli estremi opposti a cui si situerebbero “campi” e sionismo, pur – almeno! – nella matrice comune).

    Ma, ripeto, è perchè non abbiamo letto Taubes.

    Antonello

  52. utente anonimo says:

    Si fratello, ma fra fare un commento lungo e incomprensibile e uno lungo e comprensibile forse sarebbe meglio scegliere la seconda soluzione. Del resto non credo che Miguel ci faccia pagare un tanto al rigo per i nostri commenti:-) Ritvan

    Beh ci potrebbe essere anche l’alternativa del post comunque corto, nell’ottica della riduzione del danno:-)

    Certo ,se tu ritvan dovessi pagare un tanto al rigo per i commenti ,saresti sul lastrico da tempo…

    Maria

  53. utente anonimo says:

    >Beh ci potrebbe essere anche l’alternativa del post comunque corto, nell’ottica della riduzione del danno:-) Maria <
    Certo, ma come una persona maliziosa – quale tu non sei – poteva leggere fra le righe del mio commento, gli ermetici commenti del duo “mi-spezzo-ma-non-mi-spiego”:-) erano pure lunghetti.

    >Certo ,se tu ritvan dovessi pagare un tanto al rigo per i commenti ,saresti sul lastrico da tempo…<
    Sì, cara, ma riguadagnerei tutto coi bonus per la comprensibilità:-). E per essere un albanese sbarcato col gommone:-) non è male.

    Ciao

    Maria

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>