“Lascia che i morti seppelliscano i morti”

Cloro al Clero,  con il suo ruvido linguaggio e la sua dura chiarezza, è un elemento importante del nostro vago giro di blog liberi.

Ha scritto uno splendido post sull’ambiguità di Franca Rame, che si gode una "crisi di coscienza" pubblica per  poter meglio votare a favore della spedizione afghana.

Ma in questo post, Cloro coglie come il cuore del problema non sia il comportamento di Franca Rame, che ha tutto il diritto di cambiare idea, come ce l’abbiamo tutti; ma la mobilitazione identitaria che c’è attorno a lei, la solidarietà emotiva per la sua "storia".

Leggete il post, perché vale la pena.

E’  proprio lì il grande problema nel suscitare un movimento realmente anticapitalista: la zavorra simbolica e identitaria. Tanto più pesante, perché la presunta laicità della sinistra non permette di ammetterne le basi irrazionali.

In questo senso ha ragione chi dice che l’identificazione – il dire, "io sono di quella banda lì, con quella storia" – sia il più grande impedimento alla scoperta dell’identità, la capacità di guardarsi dentro e scoprire chi si è realmente.

A un certo punto, l’identificazione va per conto suo, perde ogni ancoraggio ai motivi per cui è nata, diventa emotivo attaccamento ai "nostri".

Per quanto la storia possa essere affascinante (e spaventosa), l’attacamento ai morti è sempre ciò che impedisce di entrare nel "momento vivo", come dice Cloro.

Sul post, Cloro, fedele al nick che si è scelta, ha messo un’immagine che sicuramente non piacerà molto ai lettori cattolici.

In realtà, ciò che conta non sono però i simboli, ma il senso delle cose.

Infatti il suo post mi ha fatto venire in mente un fulminante discorso di Gesù, nel Vangelo secondo Luca, che spiega perfettamente come la scoperta dell’identità reale, la capacità di uscire fuori dall’identificazione ed entrare nel "momento vivo", parta dal rifiuto, difficilissimo, dell’identificazione e del culto della "memoria storica":

"Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli rispose: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo".

A un altro disse: "Seguimi".

E costui rispose: "Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre".

Gesù replicò: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio".

Un altro disse: "Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa".

Ma Gesù gli rispose: "Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio"."

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5 Responses to “Lascia che i morti seppelliscano i morti”

  1. utente anonimo says:

    Simboli e identità. E che dire di questa parabola?

    Diceva loro anche una parabola: “Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!”. Luca V

    p

  2. utente anonimo says:

    A proposito di “identità”, mi sbaglio o nella tua galleria dei link il blog dello Sceriffo è sceso di categoria: da quella di “Pericoli per l’Occidente” a un più neutro “Orienti”?

    Ciao

    Ritvan

  3. utente anonimo says:

    sarà che mi sono alzato da poco, ma non ci vedo niente di così problematico per i cattolici o i cristiani, ho sentito qualche vescovo dire robe più “atee” :-)

    poi concordo con p, ci sono tutta una serie di episodi nei vangeli in cui una “antica alleanza” viene tolta, superata e mantenuta in una nuova forma, forse meno trascendente e però più trascendentale. come dire, è il sabato che è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.

    mi hai dato un’idea però, forse appena riesco stasera parto dai Vangeli per fare una serie di divagazioni sul mio blog.

    se mi arriva la scomunica portatemi le arance :-)

    dorian

  4. utente anonimo says:

    bellissima questa riflessione:

    In questo senso ha ragione chi dice che l’identificazione – il dire, “io sono di quella banda lì, con quella storia” – sia il più grande impedimento alla scoperta dell’identità, la capacità di guardarsi dentro e scoprire chi si è realmente.

    per voi in Italia è più tribale la destra o la sinistra? gentaglia come Franca Rame e i nani Moretti mi porta a rispondere la sinistra…

    Stradivari

  5. kelebek says:

    Per Stradivari n 4

    credo che i più identitari di tutti siano i neofascisti, che sono sostanzialmente “identità” senza contenuto allo stato puro.

    Poi direi che viene il “popolo di sinistra”, che però, privilegiando l’uso del linguaggio, si inventa “contenuti” più o meno improbabili per sentirsi identificato.

    Miguel Martinez

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