La Memoria del Bipartito

Il sistema bipartitico, abbiamo detto, è come quello ludico.

Puoi essere della Roma o della Lazio, ma devi sostenere l’Industria del Calcio.

Per tenersi in piedi, questo sistema si deve dotare di un simbolo condiviso, l’equivalente politico del Grande Pallone.

I sistemi politici si creano i propri simboli, reinventando la storia.

Ecco che si inventa la storia degli italiani, popolo buono e creativo, vittime del Totalitarismo, liberati dagli americani in un tripudio di bandiere (la "Resistenza", con i suoi mujahidin armati alla buona, illegali e senza divisa viene silenziosamente accantonata).

Questa Newhistory – per parafrasare Orwell – viene raccontata soprattutto attraverso una serie di filmini sentimentali prodotti e diffusi da Rai Uno.

La Newhistory viene divisa tra le parti: un 70% al Totalitarismo Nazifascista, il 30% a quello Comunista.

Certo, molti italiani sono stati uccisi dai nazisti e dai fascisti. Un buon numero è stato ucciso dai partigiani.[1]

Ma un numero molto maggiore di italiani è stato mandato a morire a forza in guerre che iniziano nel 1911 e continuano, dopo la "pugnalata alle spalle" all’impero austroungarico, in Etiopia, in Libia, in Grecia, in Africa, tra le steppe del Don. Il loro assassino esiste ancora oggi, e si chiama Esercito Italiano.[2]

Un numero altissimo, poi, molto maggiore delle vittime dirette di nazisti e comunisti, è morto o ha perso tutto nei bombardamenti e nei mitragliamenti aerei angloamericani.

Queste memorie, la cui stessa esistenza è una meritatissima offesa alla Dignità della Patria e all’Onore dei Liberatori, sono oggetto al massimo di qualche piccola pubblicazione locale.

Si dà però il caso che il Bipartito ha i suoi pilastri politici (ben altri sono quelli economici) negli eredi dei totalitari fascisti in alleanza con gli eredi dei totalitari comunisti.

Questo crea un’opportunità per gli uni, che diventa anche un problema per gli altri.

Ad esempio, i nipoti dei comunisti troverebbero utile che si sottolineassero più spesso le colpe dei nonni della squadra avversaria, e viceversa.

I nipoti dei fascisti cercano invece di non far parlare di crimini fascisti, e di reindirizzare questo veleno il più possibile verso una specie di alieni chiamati nazisti, che non hanno nipoti, non votano e non possono creare problemi internazionali.

I nipoti dei comunisti devono rispettare la Quota Memoria riservata alla destra, ma vorrebbero che si parlasse il meno possibile di crimini commessi dall’ex-PCI e dintorni. C’è una soluzione a portata di mano: reindirizzare questo veleno verso "gli slavi".

Un esempio particolarmente ributtante di questo trucco ce lo ha mostrato il solito Giorgio Napolitano pochi giorni fa.

E’ lo stesso signore che ha aspettato mezzo secolo, nonché quindici anni dopo la fine dell’URSS, per stigmatizzare l’attacco sovietico a Budapest nel 1956; ma che non ha aspettato la morte di Berlinguer per tessere ogni sorta di trama con il dilagante impero statunitense. Lo stesso che dopo i massacri israeliani in Libano e in Palestina ha messo in guardia contro… l’antisionismo.

Dopo lo stesso mezzo secolo di silenzio sulle foibe, Napolitano prende la palla della destra e la scaglia con veemenza addosso alle popolazioni che hanno avuto la nera sfortuna di subire il dominio italiano per vent’anni.

Napolitano, disarmando gli anticomunisti, dichiara che "il dramma del popolo giuliano-dalmata" fu scatenato «da un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica». 

Senza entrare negli eventi successivi, chi, se non l’Italia, tra il 1915 e il 1918, ha fatto morire 600.000 italiani per un "disegno annessionistico" nei confronti di terre che non erano mai appartenute prima a uno stato chiamato "Italia"?

Il presidente della Croazia ha risposto con parole di assoluta, semplice verità:

«È impossibile non intravvedere elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico.»

Tutti "sdegnati" per le parole del "fanatico nazionalista balcanico, ustascia e comunista".

Nota.

[1] Non voglio assolutamente discutere qui della questione della verità e della gravità dei rispettivi delitti, le relative giustificazioni, se sono "moralmente comparabili" e tutto il resto.

I destri e sinistri politicamente astuti evitano come la peste simili discussioni, perché il Bipartito ha bisogno di armonia e di condanna unanime verso un capro espiatorio estraneo a entrambi, non di giustificazioni e di accuse reciproche.

[2] Come tutti gli enti collettivi – Italia compresa – "l’esercito italiano" semplicemente non esiste.

Allo stesso tempo, quello che oggi si chiama esercito italiano si inserisce orgogliosamente nello stesso filone di "storia militare" che dal 1911 finisce sulle rive del Don.

Non esiste la rottura simbolica che esiste, ad esempio, con l’esercito borbonico o quello pontificio, che si potrebbero benissimo demonizzare, se ciò servisse a qualche funzione politico-storica.

Gli ufficiali che hanno eseguito e imposto ordini non erano quindi estranei a quello che è oggi l’esercito italiano, che il Bipartito sostiene e anzi invia unanimamente in giro per il mondo.

Ecco perché la critica alle guerre italiane, a parte le accuse a "quel pazzo di Mussolini", è impossibile e non può essere fatta rientrare nella memoria storica italiana.

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36 Responses to La Memoria del Bipartito

  1. utente anonimo says:

    Carissimo,

    se metti democratico al posto di bipartitico te rendi conto della fesseria con cui inizi il post.

    Se calcoli che Venezia era comunque italiana ben prima che esistesse lo Stato Italia, e non è difficile, il tuo discorso regge meno.

    Scusa poi se non reggo a vedere nel vecchio babbione un pericoloso revanscista …

    Saluti

    Francesco

  2. kelebek says:

    Venezia credo che sia proprio la dimostrazione di ciò che scrivo.

    Innanzitutto, nessuno all’epoca dei Doge pensava in termini di stati linguistico-nazionali, perché i criteri allora erano diversi.

    Secondo, Venezia era una comunità mercantile, estesa tra Cipro e le lagune del Veneto, con vari entroterra (la Morea e l’interno dell’attuale Veneto) sfruttati in maniera piuttosto dura per i propri fini marittimi.

    Dentro la comunità di Venezia si parlavano numerose lingue, tra cui prevalevano diverse neolatine: il dalmatico, il friulano, il veneziano e ovviamente anche l’italiano.

    Questo non vuol dire affatto che i leghisti abbiano ragione: la comunità di Venezia non ha nulla a che fare con la Padania.

    Ma quella comunità avrebbe potuto avere molti esiti diversi: una adriatica, una padana e una peninsolare. L’ultima ha prevalso, per una serie di fatti storici, probabilmente non inevitabili e non scritti in alcun libro del destino.

    Miguel Martinez

  3. tamas1 says:

    Dire che l’Esercito Italiano ha assassinato qualcuno è come incolpare la lama di un accoltellamento, penso. E in Italia, non essendoci stati totalitarismi comunisti, non ci sono eredi degli stessi.

    Per il resto, penso che per Napolitano si debba parlare più che altro di mancanza di dignità e di rispetto per se stessi, anche se è evidente che le sue espressioni sono state razziste e scorrette.

    tamas (di nuovo spinderizzato)

  4. tamas1 says:

    Miguel, hai ragionissima sul fatto che lo Stato Italia -coi suoi attuali confini- non era scritto nel destino: poteva non nascere mai, nascere in forme simili a quelle che conosciamo e poi collassare, contenere -per dire- la Corsica e la Dalmazia e magari non la Sicilia e l’Alto Adige. Ma questo non significa che non sarebbe esistita una comunità italiana, e che non esistesse anche a Venezia (o a Ferrara, Messina, Nizza), tra gli altri sentimenti, uno che potremmo definire nazionale italiano.

    tamas

  5. kelebek says:

    Per Tamas, n. 3

    ogni tanto generalizzo sapendo di generalizzare, ma sapendo anche che una decina di precisazioni rischiano di far perdere il senso a quello che voglio dire.

    Come tutti gli enti collettivi – Italia compresa – “l’esercito italiano” semplicemente non esiste.

    Allo stesso tempo, quello che oggi si chiama esercito italiano si inserisce orgogliosamente nello stesso filone di “storia militare” che dal 1911 finisce sulle rive del Don.

    Gli ufficiali che hanno eseguito e imposto ordini non erano quindi estranei a quello che è oggi l’esercito italiano, che il Bipartito sostiene e anzi invia unanimamente in giro per il mondo.

    Ecco perché la critica alle guerre italiane, a parte le accuse a “quel pazzo di Mussolini”, sono impossibili e non possono essere fatte rientrare nella memoria storica italiana.

    Adesso metto questa come nota a piè di pagina, perché è giusto precisarlo.

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    Per Tamas n. 4,

    concordo pienamente.

    Ma la domanda è, esisteva nel 1915 un “disegno annessionistico italiano” (dove per Italia intendiamo uno stato preciso, con una bandiera precisa) su Trento, Bozen, Trieste, l’Istria, la Dalmazia e giù fino alle isole greche?

    E le foibe non sono uno dei frutti (certo non voluti) di quel disegno?

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    “Allo stesso tempo, quello che oggi si chiama esercito italiano si inserisce orgogliosamente nello stesso filone di “storia militare” che dal 1911 finisce sulle rive del Don. ”

    Non capisco. per tradizione, l’Esercito Italiano risale almeno al 1860, molti corpi si richiamano al tempo del Regno del Piemonte.

    Voglio dire, l’EI ha nella sua storia le innumerevoli disfatte delle guerre con l’Austria, la repressione del brigantaggio, le spedizioni coloniali, le fucilazioni dopo Caporetto, eccetera eccetera. Si chiama Storia, tutti i paesi con un’esercito ne hanno di simili.

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    Forse capisco.

    Hai scoperto la Matematica e la Statistica e cerchi di sostituirle alla Storia?

    E’ un pò che ti diverti a contare morti e feriti.

    Credo sia un esercizio inutile, se il fine è capire.

    Francesco

  9. bel post…ho scritto anche io di questa storia detta a metà…a presto

  10. LucaDorme says:

    una comunità italiana, e che non esistesse anche a Venezia (o a Ferrara, Messina, Nizza), tra gli altri sentimenti, uno che potremmo definire nazionale italiano.

    tamas

    che se è mai esistito, in qualsiasi forma, oggi sta andando a farsi benedire, con tutta una serie di conseguenze.

  11. utente anonimo says:

    Miguel,

    scusa se insisto, e scusami due volte se mi avevi già risposto, perché significherebbe che non avevo capito la risposta…

    Tu critichi spesso chi – come Bertinotti, ma non solo – mette sullo stesso piano la “Guerra” (intesa come l’aggressione imperialista) e il “Terrorismo” (inteso come risposta armata all’aggressione di cui sopra).

    Perché continui a mettere sullo stesso piano la destra e la sinistra?

    Certo, sia la destra sia la sinistra hanno accettato (se dio vuole, aggiungerei!) il gioco della democrazia parlamentare. Allo stesso modo, sia gli Stati Uniti sia i resistenti accettano il gioco della guerra. Ciò rende tutti uguali? tutti sullo stesso piano? tutti coalizzati, o addirittura complici?

    A me sembra una riduzione semplicistica, nell’uno come nell’altro caso…

    Z.

  12. utente anonimo says:

    Un punto di vista diverso è un regalo prezioso, e questo blog me ne regala spesso.

    A volte non li condivido affatto; altre volte mi rendo conto che le mie prime impressioni, un po’ frettolose, erano sbagliate. Questo è uno di quei casi.

    In effetti il discorso di Napolitano, visto così, pare quanto meno male impostato. La sgradevole denuncia dei trattati di pace del 1947, che sui giornali ha trovato poco spazio (o forse sono io che me la sono dormita), contribuisce poi a rendere il tutto piuttosto odioso all’opinione pubblica slava.

    Z.

  13. utente anonimo says:

    A me invece, che ho sempre trovato emetico (per dargli ancora un’accezione positiva) il voler occultare il dramma italiano delle foibe (o negarlo addirittura), questo incidente diplomatico con i croati (i quali ragliano visto che hanno,come si dice,il culo sporco e ai quali ha sempre fatto comodo l’attegiamento italiano di “censura” tenuto fino a qualche anno fa) è una boccata d’aria fresca che riabilita,ai miei occhi, il presidente “di tutti gli Italiani”. A maggior ragione perché appartiene, a livello di formazione politica, a quel mondo di falci e martelli (che, sulla questione foibe, infilerei volentieri loro nel c***), che ha fatto del negazionismo ideologico sulla questione.

    Sissignori,negazionismo: nè più nè meno di quello contro cui si scagliano (ipocritamente) quando si citano i vari Giraudy e David Irving.

    Se dire che l’eccidio di Italiani è stato anche pulizia etnica è “razzista” non siete diversi da coloro che attaccate quando giudicano “antisemite” le critiche ad Israele.

    Fatemi capire.

    Se dico che i Russi hanno ucciso un’infinità di Tedeschi alla fine della guerra (che, concedetemelo, è un po’ più grave che durante la guerra, o almeno lo è altrettanto)* (e) sono un razzista?

    Se parlo di eccidi di popolazioni su base Etnica e li chiamo,appunto, pulizia etnica, sono razzista?

    Pochi cazzi. Al presidente croato brucia perché si tiran fuori dall’armadio del suo paese scheltri troppo spesso nascosti in ambito internazionale (a meno che per qualcuno sia un “riaprire un discorso” mostrare una Fiction,fatta neanche troppo male, su Rai 1)

    JZ

    *Preciso questa cosa per zittire subito i cazzari che diranno “Eh ma gli slavi uccisi durante la guerra….”

  14. kelebek says:

    Per Z n. 11,

    Occorre prima definire “destra” e “sinistra”.

    Come ho già scritto varie volte, esistono definizioni molto elogiative della “sinistra”, scritte dalla “sinistra”, e molto poco simpatiche della “destra” scritte sempre dalla “sinistra”.

    Tutte queste definizioni giocano, o barano, su un passaggio di mano continuo tra mondo delle idee, dove sono bravi tutti, e definizione terrena degli schieramenti.

    All’incirca, ne potrebbe uscire che il tangentaro diessino di Reggio è sempre meglio del suo collega di Forza Italia, perché “essere di sinistra vuol dire avere un profondo senso di giustizia”, mentre “essere di destra vuol dire intascare tangenti”.

    Se vogliamo parlare sul piano concreto, troviamo due grandi blocchi elettorali e sociali, raggruppati rispettivamente attorno a Prodi e a Berlusconi.

    Questo è quello che io intendo per “destra” e “sinistra”.

    Questi due blocchi oggi esistono, sono diversi. Ma non hanno nulla a che fare con “padroni e operai”, “oppressori e oppressi” o simili.

    I ceti organizzativi che esprimono sono poi piuttosto diversi: è vero che a sinistra esistono più professionisti della politica a lungo corso (dove gestione delle cooperative, sindacato, finanziarie, amministrazione locale ed enti pubblici tendono a fondersi), a destra più persone “prestate” alla politica.

    Poi esiste un giro decisivo di persone intercambiabili, tipo Mastella e Fisichella per capirci.

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    Diciamo che il tuo post, miguel, io lo prendo come la splendida tesi, che condivido in pieno, che la storia si fa con i se e con i ma. Per questo sono determinista. Quanto allo spregevole pres della rep i suoi votatori non sono affatto migliori. Andare su kilombo e leggere certi post di commento sugli ultimi avvenimenti m’ha ridato il ribrezzo che avevo di costoro da giovane radicale, e che oggi da comunista è semmai enormemente accresciuto. Ma io ricordo pirandello e quel suo personaggio che aveva inventato la filosofia del canocchiale. IL presente va guardato da un canocchiale rovesciato e si allontana enormemente e si rimpicciolisce ridicolmente. Ecco una buona definizione di comunismo trovata dal fascista pirandello: il comunismo è un canocchiale rovesciato. Per questo oggi il ribrezzo mi fa il solletico.

    ps Non ricordo dove l’hai ipotizzato, francesco, ma per me puoi tranquillamente abbattere prodi e saresti semplicemente colui che l’ha abbattuto. Nient’altro. Ma non è certo il rimorso di coscenza che ti fa paura.p

  16. kelebek says:

    Per Francesco n. 7

    Hai pienamente ragione. Ho scelto il 1911 perché è il primo anno di un ciclo di guerre che finisce praticamente solo nel 1945.

    Ma il 1860 è ovviamente la data fondante vera.

    Miguel Martinez

  17. kelebek says:

    Per JZ n. 13,

    non ho nulla contro chi arriva qui per esprimere una propria tesi.

    Non ho nulla contro chi usa lo spazio dei commenti per farlo.

    Semplicemente, preciso una cosa che dovrebbe essere ovvia: quello che dici non ha il più remoto legame con quello che stai commentando.

    Non è che sia il contrario.

    E’ che non c’entra niente.

    Miguel Martinez

  18. kelebek says:

    Per p. n. 15

    meravigliosa la metafora del cannocchiale.

    Grazie!

    Miguel Martinez

  19. utente anonimo says:

    Caro Miguel.

    Lo spunto me l’han dato sia la tua difesa del presidente croato (e menomale che Hitler ha perso la guerra: quanto sarebbe durato uno con una faccia simile se avessero vinto i crucchi? :-) ) sia il commento in cui qualcuno definiva “razzista” parlare di pulizia etnica.

    Mi son lasciato prendere la mano per motivi personali e chiedo scusa.

    Comunque sia, per correttezza, lascio il topic

    JZ

  20. utente anonimo says:

    All’aggressione militare della Jugoslavia da parte italiana 1941 seguì, nei ventinove mesi dell’occupazione, una politica di “pacificazione” attuata attraverso l”esercizio sistematico e pianificato della violenza ai danni della popolazione civile…

    Si legga, per avere un’idea di come sono andate le cose nella Jugoslavia dall’aprile 1941 all’agosto del 1945, ITALIANI SENZA ONORE, I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951), a cura di Costantino Di Sante, edizioni Ombre corte, gennaio 2005.

    Antonio

  21. utente anonimo says:

    >Ma la domanda è, esisteva nel 1915 un “disegno annessionistico italiano” (dove per Italia intendiamo uno stato preciso, con una bandiera precisa) su Trento, Bozen, Trieste, l’Istria, la Dalmazia e giù fino alle isole greche? Miguel Martinez<
    La risposta è indubbiamente sì -ovviamente sorvolando sulla tua solita iperbole delle “isole greche” – ma camminando così a ‘mo di gambero credo che finiremmo per parlare dei disegni annessionisti che nutriva nei riguardi delle pecore di un certo Abele un coltivatore diretto chiamato Caino:-)

    Per non parlare del fatto che il sullodato “disegno annessionista” non prevedeva affatto di buttare inermi sudditi di etnia slava dei territori austroungarici dentro caverne profonde centinaia di metri. E se permetti questo fa la differenza fra un “disegno anessionista” e un altro. E di questo parlava – secondo me giustamente – Napolitano. Poi, se gli slavi sentono di avere la rogna, se la grattino, ma dare all’altro del “razzista” perché ti chiama “slavo” francamente lo trovo ridicolo. Inoltre, a quel che mi risulta, nessuno in Italia ha mai censurato i discorsi dei vari capi e capetti della ex-Jugoslavia quando celebravano i misfatti dei “fascisti italiani” in terra slava. O che due pesi e due misure? Strillare per i morti slavi causati dal nazionalismo nero italico va bene, nominare quelli causati dal nazionalismo rosso croato-sloveno-serbo (ecco, così magari son contenti a non essere definiti “slavi”:-) ) gli fa drizzare i peli del culo al sig. Mesic?

    >E le foibe non sono uno dei frutti (certo non voluti) di quel disegno? <
    Mah, io direi piuttosto uno dei frutti dell’inciucio di una certa Eva con un essere viscido e strisciante:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ah, Miguel, potresti chiedere da parte mia all’Illuminato Umanista Antirazzista Stipe Mesic come mai il suo Immensamente Antirazzistico regime restituisce/indenniza le proprietà confiscate dai comunisti di Tito solo ad ebrei ed austriaci e non anche ai cittadini italiani?

  22. utente anonimo says:

    P.S.2 al commento 21

    Perché non mi accusiato poi di essere diventato tenero coi comunisti come napolitano:-), io penso che il Presidente Kompagno, partito bene sulla scia di Budapest 1956, ha perso un’ottima occasione per definire le mire annessioniste di Tito per quelle che erano, ossia “slavocomuniste”. E già che c’era, fare mea culpa per la vergognosa posizione assunta dal PCI in cui militava nei confronti dei disegni annessionisti di Tito a quel tempo (posizione che poi cambiò radicalmente, come si dice da noi “come il cesto arrivato a vendemmia finita” quando Tito bisticciò con papà Stalin)

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    Mmm

    su alcune cose non sono mica d’accordo.

    per esempio:

    “la “Resistenza”, con i suoi mujahidin armati alla buona, illegali e senza divisa viene silenziosamente accantonata”

    Non direi che la Resistenza, in Italia, venga accontonata: ogni 25 Aprile c’è sempre il partigiano d’ordinanza che parla e rompe le balle alla folla (desiderosa di concerto e di festa popolare, ma questo è un altro discorso) e ogni passo viene tirata fuori la faccenda della Costituzione nata dall’esperienza della Resistenza bla bla bla.

    Che poi la Resistenza interessi più come mito (positivo o negativo) che come realtà storica è un altro conto.

    In realtà, nella storia della liberazione, il dimenticato è proprio il Regio Esercito post 8 Settembre, l’Esercito che decise di “co-belligerare” con gli alleati (perciò è giustissimo dire che l’esercito italiano attuale è, e del resto non ha mai negato di essere, erede e continuatore del Regio Esercito).

    Facci caso: dei partigiani sì, degli alleati sì (specie ovviamente gli americani), dei co-belligeranti no, non ne parla nessuno.

    Sarei curioso di sapere perchè.

    Eppure, se parliamo di italiani, furono i militari co-belligeranti i più numerosi e anche i più efficaci, non i partigiani.

    Un’altra cosa che non capisco bene sono le tue considerazioni sul disegno espansionistico italiano su terre che non si “erano mai chiamate Italia”, e che, ovviamente, sarebbero potute benissimo finire in maniera del tutto diversa.

    Se si tratta di condannare certe cecità degli stati-nazione, o la loro rapacità coloniale anche su terre etnicamente del tutto diverse (come poteva essere per l’Italia Bolzano o il Dodecanneso) sono d’accordo.

    Però queste vale per tutti e non solo per l’Italia.

    Quanto all’Istria e alla Dalmazia, non è per fare il revanscista, però effettivamente in buona parte di esse c’era una comunità etnicamente italiana, e dire che quella terra non si è mai chiamata Italia ricorda l’argomento di siti tipo “informazione corretta” (poracci, usati sempre come simbolo del male, quelli di informazione corretta) che non è mai esistita una terra chiamata Palestina, e perciò i palestinesi non esistono, perciò vadano pure al diavolo in Giordania.

    Per me l’Istria la puoi chiamare anche Marte, però che c’era gente che parlava italiano (o dialetto veneto, ma non la reputo un’obiezione pertinente) non lo si può negare, non foss’altro perchè i loro nipoti si incazzano come belve se lo si fa.

    Poi, certo, nessun esito è scontato e questa gente sarebbe potuto benissimo vivere altri due secoli sotto l’Imperial-Regio governo, emigrare in massa in Papuasia o essere conquistata dai Klingon; ma che c’entra?

    Poi, se il concetto è che lo Stato-nazione non è un esito scontato, sono d’accordo; la moda però quella era.

    Per questo penso che Napolitano,citando il disegno annessionistico slavo (che, diciamolo, c’era) avrebbe dovuto condannare anche quello italiano e i crimini fascisti e comunisti.

    O starsene zitto.

    Paolo

  24. tamas1 says:

    Ritvan: a parte che i serbi, almeno in quest’occasione, non c’entrano un bel nulla con i crimini antitaliani. Anzi, i serbi nella seconda guerra mondiale sono stati uno dei popoli che ha sofferto di più -per lo più per mano croata e anche musulmana di Bosnia- e indubbiamente quello che viene ricordato di meno tra le “grandi vittime” del nazifascismo. A parte questo, direi che nessuno in Italia ha mai strillato contro i discorsi degli jugoslavi perché nessuno ne ha mai parlato. La rimozione non ha riguardato solo le foibe, ma anche i crimini italiani (non solo in Jugoslavia: Graziani è morto da uomo libero, per dire. Ma è interessante e grave soprattutto il silenzio assoluto dei libri di testo italiani su molte questioni). Non sono tra quelli che pensano che un crimine giustifichi un altro, anzi; personalmente sono anche convinto che chi ha subito un torto non cerca la vendetta contro innocenti, e che quindi spiegare le foibe così sarebbe solo una cazzata. Ma sono convinto che una presa di coscienza seria, anche sulla nostra comunità nazionale prima che sui rapporti coi nostri vicini, abbia bisogno di basi morali. Che sono anche l’ammissione e la rielaborazione seria delle proprie colpe storiche, non l’eterna ed infantile contrapposizione di due opposti vittimismi.

    tamas

  25. tamas1 says:

    Paolo e Ritvan: siamo onesti, il “disegno annessionistico slavo”, che avrebbe causato o comunque sarebbe tra le ragioni delle violenze antitaliane in Istria e a Trieste è campato in aria. Non c’era alcuna necessità di un tale disegno, l’annessione di parecchi territori (che io personalmente non approvo) era naturale. La guerra era stata cominciata dall’aggressione italiana e si era conclusa con la vittoria dell’esercito di Tito (che era un esercito popolare, sì, ma era ufficialmente alleato di GBR, URSS e USA da anni): era pensabile che la frontiera non si sarebbe mossa? Specie in presenza di notevoli danni di guerra che gli jugoslavi potevano richiedere all’Italia (e che noi, modestamente, non abbiamo mai pagato). Voglio dire, perfino quei cialtronacci di francesi si sono presi Briga e Tenda, oltre a qualche piccola correzione alpina. Il passaggio per diritto di conquista dell’Istria e di Zara alla Jugoslavia ha la stessissima legittimità di quello dei medesimi territori all’Italia nel 1919, né più né meno. Senza dare giudizi morali né etnici: anche perché quei territori non erano slavi nella stessa misura in cui non erano italiani, visto che da secoli erano mistilingue e che quasi sempre la differenziazione era più sociale che etnica. Anzi, io personalmente credo che i criminali primigeni furono quelli che cominciarono a distinguere le popolazioni adriatiche in “razze” e a porre queste “razze” secondo una scala gerarchica. Ma il discorso porterebbe lontano.

    tamas

    P.S. Scusate se mi scaldo un po’, ma l’Adriatico è roba mia e mi rimane particolarmente fastidioso che si attizzino odi stupidi in una regione in realtà così affine e unitaria. Che lo facciano cialtroni zagrebini o romani.

  26. utente anonimo says:

    x Paolo (commento 23)

    Sei un pozzo di saggezza. Fossero tutti i kompagni come te!:-)

    Ciao

    Ritvan

  27. utente anonimo says:

    >Ritvan: a parte che i serbi, almeno in quest’occasione, non c’entrano un bel nulla con i crimini antitaliani. tamas

    <
    Lo so, ma a lasciarli fuori da qualsiasi carneficina, abituati come sono, potevano prendersela a male:-).

    >Anzi, i serbi nella seconda guerra mondiale sono stati uno dei popoli che ha sofferto di più -per lo più per mano croata e anche musulmana di Bosnia- <
    Beh, modestamente anche nosotros albanesi qualche sberletta in quel periodo gliel’abbiamo data. Ma c’avevano massacrati negli anni precedenti e poi si rifecero con gli interessi anche in quelli successivi. Cose balcaniche, insomma….

    >e indubbiamente quello che viene ricordato di meno tra le “grandi vittime” del nazifascismo.<
    Mah, probabilmente perché poi da vittima divenne carnefice.

    >A parte questo, direi che nessuno in Italia ha mai strillato contro i discorsi degli jugoslavi perché nessuno ne ha mai parlato.<
    Nessuno ne ha mai parlato??!! Mi vorresti forse dire che i libri di testo di laggiù non sono pieni zeppi delle nefandezze (vere, presunte o esagerate) dei fascistoni italici in orbace? Che il politicante balcanico di turno con solito codazzo di ex-partigiani rompiballe non inveisce ad ogni decennale di un massacro italico ai danni del glorioso popolo slavo? Ma mi stupisci, allora quelli son marziani!:-). In Albania ‘sta farsa si faceva regolarmente.

    >La rimozione non ha riguardato solo le foibe, ma anche i crimini italiani (non solo in Jugoslavia: Graziani è morto da uomo libero, per dire. Ma è interessante e grave soprattutto il silenzio assoluto dei libri di testo italiani su molte questioni). Non sono tra quelli che pensano che un crimine giustifichi un altro, anzi; personalmente sono anche convinto che chi ha subito un torto non cerca la vendetta contro innocenti, e che quindi spiegare le foibe così sarebbe solo una cazzata. Ma sono convinto che una presa di coscienza seria, anche sulla nostra comunità nazionale prima che sui rapporti coi nostri vicini, abbia bisogno di basi morali. Che sono anche l’ammissione e la rielaborazione seria delle proprie colpe storiche, non l’eterna ed infantile contrapposizione di due opposti vittimismi.<
    Si, caro, ma magari in un’altra occasione. Mettersi a parlare dei crimini fascisti italici in terra slava nel giorno di commemorazione delle foibe equivarrebbe a mettersi a ridere a crepapelle e danzare durante un funerale, piangere a dirotto durante un matrimonio senza essere la sposa o i suoi genitori o leggere il giornale mentre stai trombando. Capisciammè!:-). E poi, se – come dici – non ne parlano “loro”:-), perché dovrebbero parlarne gli italiani?:-)

    Ciao

    Ritvan

  28. kelebek says:

    Per Ritvan n. 21,

    Non l’avevo precisato, perché non era quello che mi interessava, comunque Mesic si è preso pienamente la responsabilità delle foibe, dicendo che erano un “crimine che noi abbiamo commesso”.

    Per quanto riguarda gli indennizzi agli italiani, non sono sicuro, ma credo che abbia a che fare con il fatto che l’Italia si sia “dimenticata” di pagare i danni di guerra alla Jugoslavia.

    Miguel Martinez

  29. kelebek says:

    Per Paolo n. 23,

    Non dimentichiamo il punto centrale: quale meccanismo, nella costruzione dell’immaginario unico del sistema bipartitico, fa sì che debba essere proprio un ex-comunista, e non un ex-fascista, a scagliarsi contro gli “slavi”?

    Le altre mie considerazioni sono relativamente secondarie, comunque ne discuto volentieri.

    Che la retorica della Resistenza sopravviva noiosamente, non c’è dubbio. Solo che si fa di tutto per dimenticare che i partigiani sparavano.

    E’ abbastanza vero quello che dici sulla rimozione del Regio Esercito.

    Sul fatto del “disegno annessionistico”, non intendo condannare nessuno, anche perché non è il mio modo.

    Intendo dire che, se ci sono stati dei cittadini italiani espulsi dall’Istria e dintorni, quelli avevano la cittadinanza italiana – da appena due decenni – grazie proprio a un “disegno annessionistico” chiarissimo e rumorosamente rivendicato.

    Io non condanno nemmeno il “disegno annessionistico slavo”, ma chi ama passare il proprio tempo facendolo, e poi tace su quello italiano (non quello fascista, che è facile, ma quello storico, irredentista), è un ipocrita.

    Miguel Martinez

  30. kelebek says:

    Se qualcuno è interessato alla questione del “revisionismo delle foibe”, consiglio un giro sul sito di Alessandra Kersevan

    http://www.kappavu.it/

    E’ sicuramente “di parte”, grazie anche alle sue origini slovene, e io non ho le competenze per disquisire su ciò che è successo in ogni singola foiba del Karst (o Carso).

    Però è una delle persone più interessanti con cui mi sia mai capitato di discutere.

    Sui temi che interessano a me – come la ricostruzione della storia nell’Immaginario Bipartitico, la Quota Morti per destra e sinistra, il nazismo alieno come capro espiatorio e scusante nazionale, la rimozione dei crimini alleati, siamo in piena sintonia.

    Noto che in questi giorni gli stessi “destri” che invocano la libertà di revisionismo storico quando si tratta di delitti “fascisti”, stanno cercando di impedire le conferenze che Alessandra sta facendo in giro per l’Italia.

    E lo fanno con la solita retorica, non basata sui fatti, ma sulla “offesa ai morti”.

    Miguel Martinez

  31. utente anonimo says:

    >Intendo dire che, se ci sono stati dei cittadini italiani espulsi dall’Istria e dintorni, quelli avevano la cittadinanza italiana – da appena due decenni – grazie proprio a un “disegno annessionistico” chiarissimo e rumorosamente rivendicato.<
    Ho avuto modo di conoscere a Roma un ragazzo di origine istriana che mi ha raccontato che i suoi bisnonni erano passati da essere sudditi degli Asburgo, a sudditi del regno d’Italia, a profughi con la Repubblica (e che parlavano italiano fin dai tempi di Francesco Giuseppe). Questo per dire che il fatto di essere italiani non era – per chi abitava da quelle parti – una faccenda di cittadinanza ma di lingua e cultura.

    A.

    ps curioso il fatto che sia Ritvan a difendere gli italiani in questa querelle con i croati…chiaramente dall’addestratore di gruppi paramilitari sudamericani MM non me lo aspetto affatto : )

  32. kelebek says:

    Per A. n 31

    Non volevo dire che essere italiani significhi solo avere un passaporto.

    E’ che la definizione etnica da quelle parti è qualcosa di estremamente labile prima del 1918, e per molti versi anche dopo.

    Oggi direi che “italiano” significa una persona, che di cognome magari fa Biloslavo, che parla solo il dialetto triestino, ma sa parlare anche l’italiano.

    “Sloveno” significa una persona che parla perfettamente l’italiano, il triestino e lo sloveno, e di cognome magari fa Cossi.

    Miguel Martinez

  33. utente anonimo says:

    >curioso il fatto che sia Ritvan a difendere gli italiani in questa querelle con i croati…chiaramente dall’addestratore di gruppi paramilitari sudamericani MM non me lo aspetto affatto : ) A< Io non difendo nessuno, non ho alcun interesse nella vicenda. La verità si difende da sola e in Italia solo i veterocomunisti hanno interesse a falsificare la Storia per presentare gli orrendi massacri etnici delle foibe come quasi-legittima vendetta dei poveri e disperati slavi che avevano perso momentaneamente la testa poiché orbati dai bieki fascisti dei propri familiari. I cretini trinariciuti che sparano simili cazzate sperano che nessuno sappia di un fatto notorio, overo che le formazioni partigiane rosse dei Balcani non erano delle orde indisciplinate tipo armata Brancaleone, bensì erano contraddistinte da una disciplina ferrea di tipo bolscevico. Pertanto, se non ci fossero stati ordini dall’alto di mettere a ferro e fuoco le terre italiche concupite da Tito per facilitarne l’annessione, a nessuno, nemmeno al più bieco fascista sarebbe stato torto un capello da parte dei partigiani croato-sloveni.
    Ciao

    Ritvan

  34. utente anonimo says:

    Magari MM me lo spiegherà tornando da Vicenza (spero sano) il perché Paolo e Ritvan (non ripresi) abbiano espresso con parole diverse concetti affini ai miei, senza gli venisse rimproverato alcunchè.

    Comunque mi fa piacere di non essere l’unico infastidito dalle lagne slave di questi giorni…

    JZ

    JZ

  35. utente anonimo says:

    >Magari MM me lo spiegherà tornando da Vicenza (spero sano) il perché Paolo e Ritvan (non ripresi) abbiano espresso con parole diverse concetti affini ai miei, senza gli venisse rimproverato alcunchè. JZ< Ti riferisci alla inspiegabile (anche per me) e maldestra stroncatura da parte di MM (commento 17) di un tuo commento sule foibe? Ma è lapalissiano! Perche io e Paolo siamo amici di Miguel e tu no. Tié!:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Alla fine anche Tamas e lo stesso MM hanno dovuto ammettere in un modo o nell’altro che spiegare le foibe con una specie di vendetta kanunoria a scoppio ritardato in salsa slava per presunti crimini italici in terra slava era una castroneria. Una tale “spiegazione” non solo è storicamente falsa ma paradossalmente contribuisce perfino ad accreditare i peggiori pregiudizi razzisti nei confronti degli slavi (tipo bestie sottosviluppate che ammazzano indiscriminatamente perché assetate di sangue e vendetta). Mentre, se si guarda la cosa nell’ottica corretta di un disegno annessionista nazionalcomunista da parte della dirigenza di Belgrado, disegno di cui i partigiani slavi furono solo freddi ed obbedienti esecutori – in perfetta sintonia coll’obbedienza cieca bolscevica e similmente agli stragisti nazisti che obbedivano ciecamente agli ordini folli di Hitler – allora tutto rientra nell’ordine logico. E fa piazza pulita di presunti “razzismi” da una parte o dall’altra.

  36. utente anonimo says:

    Ah, tutto il mondo è paese! Anche in Croazia si adopera egregiamente il 2contrordine kompagni”. Il kompagno Mesic s’è rimangiato tutto quel che aveva detto (magari sotto l’effetto dello slivovice:-) ) del kompagno Napolitano.

    Tutto è bene quel che finisce bene:-).

    Ciao

    Ritvan

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