Spumante, topi morti e una vecchia città

Ieri, alle due di pomeriggio, ero in uno sperduto paesino della Toscana, di quelli tutto bar – discoteca – centro tatuaggi – sezione DS vuota – cimitero, assieme a dieci norvegesi.

Cose che capitano a un traduttore.

Avevamo seguito la trasformazione dei capelli, invero miracolosa, di due giovinette locali di straordinaria ordinarietà, a opera di un’artista del colore e di un artista del taglio.

I norvegesi, due uomini e otto donne, erano molto interessati, perché si occupano anche loro di peluria.

In particolare, si occupano di maschi che hanno il terrore di restare calvi, e che quindi comprano a scatole capelli cinesi e indiani, debitamente tinti di biondo, resi mossi, attaccati a una superficie resinosa e incollati in testa per sei mesi.

Poi te li scollano e ti incollano i capelli di un altro Wang o Ramachandra. I norvegesi si erano portati dietro una scatola piena di questo misto tricoplastico.

L’artista del taglio, reduce dal miracolo, chiama il contenuto della scatola, "topi morti". Guardo, e dico che ha ragione.

Il capo della ditta di topi morti – quattro piani al centro di Oslo, cento dipendenti – spiega a tutti che io sono un "Professor", e mi offre un bicchiere di vino.

Mi dice che i suoi clienti giovani vengono da lui a una condizione: che lui venda loro i suoi topi morti a tre volte il prezzo di mercato. "Devono far vedere agli altri giovani che possono permetterseli". "I love that!", aggiunge.

E io, che del capitalismo apprezzo comunque la spudorata nudità, mi trovo in fondo d’accordo.

Il topo morto, mi spiega, ha la stessa funzione delle parrucche dei potenti del Settecento. Poi mi fissa negli occhi.

"Lo sai che il 70% dei barbieri muoiono alcolizzati?", mi chiede.

"No".

"E lo sai perché? Lo sai?"

"Veramente…"

"Sì, perché hanno contatto umano con i loro clienti. E parlando con loro, finiscono per vergognarsi di tutte le cose che non sanno, e allora vanno a comprarsi il giornale, e tutte le mattine se lo studiano, cercando di capirci qualcosa di quello che succede nel mondo, e non ci riescono lo stesso. E allora…" Il Capo afferra il mio bicchiere di vino con un gesto drammatico.

"Ma poi c’è uno Psycholog, che dice ai barbieri, ma voi con i clienti non dovete parlare delle cose dei giornali, dovete parlare di capelli e di shampoo e di forbici, che quelli li conoscete meglio di loro. Ecco che quelli diventano subito orgogliosi e smettono di bere".

Usciamo dal ristorante, facciamo cinquanta metri fino al pulmino che ci deve portare alla stazione del treno, a dieci chilometri di distanza. Andremo poi in treno fino a Firenze.

Saliamo tutti sul pulmino.

"Manca qualcuno?"

"Sì, manca Tormod". Solo che si pronuncia Turmud, è il socio del Capo, sessantacinque anni passati, lungo e magro, occhi azzurri e baffetti.

"Beh, telefonategli!"

"No, lui si rifiuta di usare il telefonino. E poi parla solo norvegese".

Facciamo vari giri per il paese con il pulmino, tra i piloni dell’alta tensione, la chiesa, due ragazze che gridano in rumeno, una macchina che ha appena preso in pieno l’angolo di un palazzo, un’ambulanza della Misericordia.

Niente, Tormod è sparito.

Il Capo decide di restare sul posto per cercarlo, assieme alla segretaria della ditta italiana che li ospita.

E così il qui presente terrorista antimperialista si trova a capo della comitiva di parrucchiere norvegesi.

Corriamo nel pulmino verso il paese da cui deve partire il treno. Arriviamo appena in tempo.

Alla stazione, l’autista del pulmino caccia un urlo: ecco Tormod, sorridente, in piedi sulla banchina del binario due.

Tormod spiega serafico alle norvegesi che ha chiesto a una ragazza di accompagnarlo alla stazione e le ha pagato la corsa: in fondo l’abilità dell’imprenditore consiste anche nella capacità di spiegarsi in norvegese a Chiesina Uzzanese.

A questo punto, ritorniamo con il pulmino, riprendiamo il Capo e la segretaria, e andiamo direttamente con il pulmino a Firenze.

Il Capo tira fuori una bottiglia di spumante e un’altra di vino rosso, e inizia un potente canto nordico di "Tormod Alleluja!"

Poi il Capo mi dice, "vedi, io dico che mia moglie qui ha uno stile di capelli che la rende bellissima, fantastica, ma poi non ho le parole. E allora abbiamo discusso tra di noi, e io ho detto, solo il Professor può trovare le parole per descrivere come è bella la sua acconciatura!"

Arriviamo a Firenze.

Il Capo, che era rimasto entusiasta di Lucca la sera prima, mi chiede:

"Is there an old town here too?"

Non ci avevo mai pensato in questi termini. Comunque, di fronte all’assoluta innocenza della sua domanda, rispondo:

"Oh, yes."

"And old Trattorias and Pizzerias?"

"Yes, very old, with old food."

"But young girls?"

"No, the girls are old too".

Scendo, con un’enorme scatola di salmone norvegese di prima qualità che il Capo, quasi tra le lacrime, mi ha regalato.

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34 Responses to Spumante, topi morti e una vecchia città

  1. Non conosco molte altre persone non toscane, al mondo, che siano state a Chiesina Uzzanese — oltre a me, of course. I terroristi in trasferta si riconoscono subito :-)

    Viatrix

  2. utente anonimo says:

    Youg girls? Dove si credeva di essere, in Thailandia..

  3. utente anonimo says:

    “Mi dice che i suoi clienti giovani vengono da lui a una condizione: che lui venda loro i suoi topi morti a tre volte il prezzo di mercato. “Devono far vedere agli altri giovani che possono permetterseli”. “I love that!”, aggiunge.”

    Mio padre raccontava spesso che i suoi genitori avevano uno spaccio in un paese dell’Abruzzo.

    Mio nonno paterno (che era pure socialista) vendeva le cose cercando di metterci un ricarico onesto e, una volta, si trovò con una partita di calzini che non riusciva a vendere.

    Mia nonna paterna (che era completamente analfabeta) risolse il problema triplicando semplicemente il prezzo dei calzini. Che andarono venduti tutti in pochissimo tempo…

  4. kelebek says:

    Per n. 2,

    firmate sempre i vostri commenti, fosse anche con un nick qualsiasi.

    Mi sa che non conosci il linguaggio imprenditoriale :-)))

    Obbliga quelli che odiano il calcio a parlare di calcio, e i più inibiti monogami a dire almeno una battuta sulle “girls”.

    Però il mondo dei parrucchieri è un po’ particolare.

    A parte gli imprenditori veri e propri, si tratta di artisti, che si possono permettere di venire meno a simili convenzioni sociali.

    E spesso sono gay, quindi esenti dall’obbligo di ostentare la loro mascolinità.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    In Toscana , Chiesina Uzzanese è conosciuta da molti:-)

    maria

  6. utente anonimo says:

    Scusa,

    il #3 è mio.

    PaoloB

  7. utente anonimo says:

    Ho sempre pensato che tu fossi in giro a tradurre importanti trattative per capitani dell’industria.

    E’ crollato un mito!!

    La ala destra della farfalla

  8. utente anonimo says:

    Ma vaffa ….

    detto per purissima invidia al leggere la descrizione di cosa ti può capitare al lavoro!

    e poi le old girls di Firenze sono un’idea strepitosa.

    ciao

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Ma vaff…????????????????

    Gentile Sig. Francesco,

    anche la Sua raffinatezza e strepitosa.

    La ala destra della farfalla

  10. rubimasco says:

    io a Chiesina Uzzanese non ci sono mai stato. Tanto il mondo civile, si sa, si limita alla provincia di Lucca. Beh, no, non è vero….in realtà non tutta la provincia.

    saluti

    Rubimasco che oggi si sente più toscano del solito

  11. utente anonimo says:

    Questo è un blog per uomini duri, addestratrori di squadracce paramilitari latinoamericane e spie guatemalteche, mica per signorine bene ;)

    Ciao

    Francesco

  12. talib says:

    Però Miguel dovresti inaugurarla una tag “Mario”! :D

  13. utente anonimo says:

    Gentilissimo, durissimo Sig. Francesco,

    la ringrazio tanto per la delucidazione. Infatti, ho avvertito subito l’odore dell’uomo vero, e fidandomi dalla ala sinistra mi sono fatta trascinare.

    la ala destra della farfalla

  14. utente anonimo says:

    Egregia ala,

    MAI fidarsi della sinistra!

    Saluti

    Francesco

  15. kelebek says:

    Per Talib n. 12,

    suggerimento accolto, solo che “Mario” non lo capisce nessuno: adesso c’è un tag “imprenditori” :-))

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Da oggi in poi cercherò di seguire con massima attenzione i Suoi saggi consigli, che certamente derivano degli infiniti addestramenti paramilitari, dei quali Lei mi scrisse.

    La ringrazio nuovamente, e Le auguro una felice carneficina

    La ala destra della farfalla

  17. utente anonimo says:

    Caro Miguel, tu sottovaluti la fedeltà dei tuoi vecchi lettori. Sottoscrivo quindi la mozione (o la presento? Boh.) per rinominare in “Mario” il nuovo tag.

    Di palo in frasca: da repubblica.it di oggi, rubrica delle lettere al direttore (http://tinyurl.com/2wkamq), l’intervento da non perdere di un fan del caro Maggie che esprime da par suo le sue “critiche” a Zucconi.

    Sul “giornalismo eroico” m’è scesa una lacrimuccia.

    Ciao

    AnDrEa

    ******

    Caro Zuccone,

    Tempo fa lei scrisse di avere smesso di leggere Magdi Allam.

    Trovo questa decisione assai imbecille. Magdi Allam infatti le forniva gratuitamente l’opportunità di farsi una cultura sull’Islam e di interpretare alcuni aspetti dell’espansionismo islamico contemporaneo di cui lei non capisce la classica minchia. Se si vuole veramente raggiungere l’obbiettivo di un dialogo fra culture diverse e creare una società autenticamente multiculturale ed integrata, cioè l’esatto opposto delle dis-integrate società pseudo-multiculturali che si sono formate in Europa sulla base delle idee dei sinistronzi come lei, l’attività giornalistica di Magdi Allam è senza alcun dubbio utilissima. Dal momento che in Inghilterra e in Francia stanno ricominciando tutto daccapo proprio perché il “modello Zuccone e di quelli come lui” ha fatto solo danni e ha provocato solo razzismo, le sacrosante denunce di Magdi Allam dovrebbe essere lette e ri-lette perché portano sempre ad illuminate riflessioni. Magdi Allam, in altre parole, fa giornalismo eroico.

    Il giornalismo suo, caro zuccone, di eroico non ha una bella minchia. Forse è per questo che ogni volta che le arriva un nipotino si caga addosso dalla gioia. Se fosse uno zuccone con i coglioni sorriderebbe compiaciuto e tornerebbe a scrivere le sue scemate sul forum come se fosse un giorno qualsiasi.

    Saluti carissimi

    albondius_2000@hotmail. com

    Ognuno, come lei dimostra, ha i lettori e gli ammiratori che si merita.

  18. talib says:

    sono d’accordo con Andrea! Chi non lo capisce, “Mariolecek”!

  19. utente anonimo says:

    >Da oggi in poi cercherò di seguire con massima attenzione i Suoi saggi consigli, che certamente derivano degli infiniti addestramenti paramilitari, dei quali Lei mi scrisse.

    La ringrazio nuovamente, e Le auguro una felice carneficina

    La ala destra della farfalla< Gentile “ala destra della farfalla”, che per caso lei è un’altra “anima gemella” di Miguel, recentemente approdata su questo lido virtuale? No, perché dall’acidità con cui ha confezionato la risposta qui sopra mi sembra che lei non abbia capito che Francesco I (da distinguere da Francesco II) voleva solo fare una battuta spiritosa sull’accusa mossa a Miguel (che ha subito querelato) di essere un addestratore di squadracce paramilitari sudamericane (per di più “vicine a Pinochet”, pensi un po’!).
    Rispettosi omaggi

    Ritvan L’Ala Destra, Sinistra (E Pure Mediano Di Spinta, Va) Di Francesco I

  20. utente anonimo says:

    X Ritvan

    Ah! Ci sei. Cominciavo a preoccuparmi:-)

    Cocco

  21. kelebek says:

    Per Ritvan n. 19,

    anche le farfalle hanno un aspetto sanguinario. A volte.

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    x Andrea (n.17)

    Grazie della segnalazione. Miguel sarà contento di sapere che non solo lui riceve mail deliranti. Ho creduto bene di inviare al Zucconi un messaggio di solidarietà.

    Caro Zucconi

    Premetto che non sono di sinistra, non la penso come lei su molte cose, ma ciononostante mi sento di esprimerle tutta la mia solidarietà nel caso del lettore che le ha scritto a proposito di Magdi Allam. Per due semplici ragioni. Primo, perché a mio avviso nessuno si dovrebbe permettere di interpellare di punto in bianco un suo simile col linguaggio da scaricatore di porto ubriaco (con tutto il rispetto per gli operatori portuali sobri) che ha usato il suddetto lettore. Secondo, perché condivido la sua valutazione negativa sul modo di far giornalismo di Magdi Allam che io – al di là di eventuali, ammesse e non concesse nobili intenzioni del suddetto di “proteggere” l’Italia che dice di amare tanto – trovo banale, ripetitivo al limite dell’ossessività, non documentato né supportato da alcuna prova verificabile e recentemente scaduto a livelli da fogliacci di quart’ordine venduti sottobanco con la pubblicazione di una mail privata di una donna con tanto di particolari erotici “piccanti”.

    Cordiali saluti

    Ritvan Shehi

  23. utente anonimo says:

    >X Ritvan Ah! Ci sei. Cominciavo a preoccuparmi:-) Cocco<
    Sì, ci sono. Ho avuto certi pressanti impegni in questi ultimi giorni: prima il dovere e poi il piacere.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Piccolo aneddoto albanese con annesso quiz.

    C’era a Tirana, ai tempi felici:-) di Enver Hoxha un fruttivendolo con un nasone grosso come quello di Cyrano. I giovinastri del quartiere si erano fatti quasi un punto d’onore di sfotterlo in mille modi per quella proboscide: arrivavano persino a entrare nel suo negozio col pretesto di comprare qualcosa per poi improvvisamente afferrargli il naso. E lui, non avendo l’abilità spadaccina del “collega” nasone li inseguiva fin fuori dal negozio maledicendoli, insultandoli e perfino tirando loro dei sassi. Un vero spasso:-).

    Se non che, un bel giorno, il capo dei bulletti di quartiere, non si sa bene perché (qualcuno dice per intervento del padre, qualcuno ipotizza addirittura una parolina di un influente funzionario del Partito che aveva avuto sentore della cosa) ordinò ai suoi scagnozzi di lasciare in pace il fruttivendolo. E così fu. Dopo alcuni giorni, uno della banda, passando nelle vicinanze del negozio per affari suoi, si vide precipitare fuori dal negozio il nostro nasone che gli grida:”Beh, cosa c’hai da dire sul mio naso?!”:-) :-).

    Quiz: A chi ti fa pensare questa, chiamiamola così “sindrome di Tirana”?:-)

  24. utente anonimo says:

    Mi fa pensare due cose.

    1. che te la sei segnata

    2. che non riesco a fare a meno di te che mi vieni a tirare il naso :-)

    Ho indovinato?

    Cocco

  25. utente anonimo says:

    >Ho indovinato? Cocco<
    In pieno!:-)

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Ritvan

    dici che si poteva non capire che stessi scherzando?

    senza contare la mancata reazione fulminante di MM …

    occribbio che casino che ho quasi scatenato, fortuna che siamo in un blog!

    grazie

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    Carissimo Sig. Ritvan,

    Commosso della Sua preoccupazione per me e per Sig.Francesco, Le assicuro che ho vissuto la spiritosa battuta di Sig.Francesco come tale.

    La ala destra della farfalla

  28. utente anonimo says:

    Lei mi tranquillizza assai, signora Ala sanguinaria di Farfalla carnefice.

    Suo devotissimo,

    Francesco I

  29. utente anonimo says:

    Ritvan n.25

    Meglio precisare.

    A differenza di te (a suo tempo) ho interpretato correttamente il tuo pensiero.

    Ciò non significa che esso corrisponda al mio. :-)

    Ciao

    Cocco

  30. vongola says:

    oilà Martinez, anche lei blogga?

    saluti antimperialisti,

    C. T

  31. utente anonimo says:

    Raccalicalicalà

  32. georgiamada says:

    cavolo guardate i calzini di wolfowitz in moschea:-)

    foto

    articolo

    geo

  33. utente anonimo says:

    >cavolo guardate i calzini di wolfowitz in moschea:-) geo<
    Probabilmente ha la moglie – come si dice – molto impegnata nel sociale:-).

    Ciao

    Ritvan Il Bieko Maschilista (E Anke Un Po’ Provinciale)

  34. utente anonimo says:

    Tutti hanno i calzini bucati dopo aver pianificato e combattuto la guerra irachena…standosene seduti in poltrona.

    Pensa gli slip!!!

    Witz

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