Orwell titolista

Repubblica, titoli a pagina 8.

Il vicepremier [Rutelli] in India per il centenario del Satyagraha, la lotta non violenta del Mahatma [Gandhi].

E sotto, in grande:

“La missione a Kabul non si discute’.

Meno male che in India, i morti li bruciano.

Se no, i rotolamenti sottorranei di Mohandas Karamchand Gandhi metterebbero il mondo a rischio di tsunami.

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80 Responses to Orwell titolista

  1. E’ vero, un fantastico esempio di “Bispensiero” Orwelliano…

    credevo che quelli dei 5 anni passati ne fossero i maestri incontrastati , ma a quanto pare…

    che si fa alla prossima? Astensione? a me ha sempre fatto schifo (l’astensione…) , ma se continua così…

    Saluti.

    C.-

  2. utente anonimo says:

    Non vale … di C. (abbreviazione di curiousitalianman) qua ce n’è già uno e sono io …

    Ho il diritto di precedenza, quindi scegliti un altro nick :-)

    C.

  3. AndreaRusso says:

    Eh eh…ma da Rutelli che pretendi… Ciao.

    Andrea

  4. ah, non pensavo ci fosse il copyright su una banale C puntata…:-))

    ok, mi firmo “Cl.”

    Cl.

  5. utente anonimo says:

    Beh beh beh

    se il tuo amico Gandhi avesse fatto la lotta non violenta contro il Mullah Omar sarebbe passato alla storia con la velocità di un fulmine, e non se lo ricorderebbe nessuno.

    E’ importante scegliersi bene gli amici, ancora di più i nemici.

    Astenetevi, astenetevi ;)

    Francesco

  6. ilbuio says:

    Giusto per mettere i puntini sulle “i”. Contributo alla discussione.

    Il pensiero di Gandhi non é il frutto del cervello di un uomo particolarmente umano e pacifico, di una sorta di santo laico, ma il riflesso di ben precisi interessi di classe, in particolare di quelli della borghesia indiana, di cui il Mahatma era un esponente di rilievo.

    Sorta sotto l’ala protettiva dell’imperialismo inglese, la borghesia indiana desiderava sì la propria indipendenza, ma temeva ancor di più la possibilità di una rivoluzione proletaria.

    Questa contraddizione si rifletteva nell’ascetismo gandhiano, e nell’auspicio che si potesse ottenere l’indipendenza attraverso le riforme, anziché grazie ad una sollevazione popolare.

    Quando nel 1920 scoppia uno sciopero nel settore tessile, il Congresso indiano approva immediatamente una risoluzione di fedeltà alla corona inglese, mentre Gandhi si scaglia contro l’iniziativa definendola “un episodio di anarchia e distruzione rossa”!.

    Dieci anni dopo, il Mahatma stesso riconosce apertamente la necessità di una lotta su due fronti: contro il nemico esterno – il colonialismo inglese – e contro il nemico interno, e cioè il movimento rivoluzionario delle masse.

    “Il mio scopo – scrive al Viceré dell’India – consiste nell’indirizzare il movimento della non violenza sia contro la violenza della forza organizzata del dominio britannico, sia contro il crescente partito della violenza”.

    L’essenza di classe del gandhismo si rivela poi, con particolare evidenza, anche nella teoria della cosiddetta “armonia” fra gli interessi degli sfruttatori e quelli degli sfruttati. Una teoria che rappresenta la parte nodale del pensiero del Mahatma e da cui derivano sia il carattere riformistico della sua politica sia la costante tendenza al compromesso ed alla collaborazione di classe.

    Quanto alle idee economiche, le concezioni di Gandhi (esposte nella sua “Confessione di fede”) consistono nella conservazione dell’arretratezza feudale delle campagne indiane e nella ferma opposizione ad ogni tipo di industrializzazione. Da qui un programma che si articola nello sviluppo dell’artigianato contadino; nella diffusione del… filatoio a mano (!) e nella pratica del metodo di…tessitura manuale (!).

    Insomma, un insieme di teorie utopistiche e reazionarie, che si richiamavano all’antichità, che idealizzavano la vita patriarcale e che santificavano la religione induista.

    Tra il 1942 ed il 1946, l’India viene scossa da un’ondata rivoluzionaria che costringe gli inglesi a concedere l’indipendenza formale all’ormai ex colonia. Tuttavia, allo scopo di incanalare lungo l’alveo della lotta di religione il fiume in crescita di lotte popolari, in accordo con la casta dominante indiana, gli inglesi decidono di dividere i subcontinente in due Paesi: l’India, a maggioranza indù; e il Pakistan, a maggioranza musulmana. Di questa divisione, che aveva peraltro, se non voluto, sicuramente accettato, il “pacifico” Gandhi restò alla fine vittima, insieme con milioni di connazionali falciati non dalla guerra rivoluzionaria ma da quella “di religione”.

    Da quel momento, per la verità, l’India ha seguitato ad essere straziata da un’infinità di conflitti nazional-religiosi e di massacri indescrivibili: guerra ininterrotta e latente con il Pakistan, rivolta dei Sik, irredentismo del Kashmir, guerra del Bangladesh…Un Paese che oggi possiede addirittura la bomba atomica, l’Arma per eccellenza!

    Per finire, ad ulteriore conferma del fallimento storico dell’esperienza gandhiana della non-violenza, occorre ricordare la sopravvivenza, nella società indiana, del sistema castale, vale a dire di una realtà sociale suddivisa gerarchicamente dalla nascita e rigidamente compartimentata.

    E’ così blasfemo, a questo punto, chiedersi cosa sarebbe stato dell’India senza la non-violenza gandhiana? Il ricorso alla non-violenza – a sentire sia Gandhi sia i suoi epigoni contemporanei – non si imponeva e non si impone ancor oggi proprio perché “la violenza genera inevitabilmente altra violenza”?

  7. utente anonimo says:

    Senti, già ha fatto una fatica incredibile l’India a scrollarsi di dosso il socialismo burocratico, figurati se avesse avuto una bella rivoluzione bolscevica!

    Col rischio che il sistema feudale e castale sarebbe tornato in auge dopo i decenni di laico progresso imposto dal locale PCUI ….

    Gli è quasi andata bene, quasi. meglio se evitavano la puttanata del Pakistan, ma vallo tu a spiegare i musulmani indiani.

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    ilbuio,

    ho una curiosità. qual è la logica dell’applicare categorie occidentali a gandhi (e all’india in generale mi verrebbe da dire)?

    per dire, secondo me questa cosa qui:

    “la teoria della cosiddetta “armonia” fra gli interessi degli sfruttatori e quelli degli sfruttati”

    è una cosa che applicando le categorie di pensiero nostre può apparire bizzarra ma mi pare molto indiana (almeno per il poco che ne so sull’india)

    roberto

  9. ilbuio says:

    Potrei risponderti in maniera semplice: esattamente come si fa quando si parla del pacifismo di ghandi nel senso occidentale, cioe’ considerandolo con i nostri parametri…

    Ma non fuggo dalla richiesta…

    Semplicemente non mi ritrovo nella tua definizione di “categorie occidentali” perche’ presuppone che esistano anche categorie “non occidentali”, mentre dal mio punto di vista, al limite, possono esserci delle peculiarita’ proprie d un paese o una situazione, ma che non sfuggono ad un’analisi (e quindi a delle categorie) generale. Perche’, ad esempio, non possiamo capire cosa succede in Iraq partendo da una visione che non sia globale, cioe’ tenga conto di quello che accade nella societa’.

    In particolare ritengo valide le categorie di sfruttato e sfruttatore, aggredito e aggressore, ma anche di proletariato e borghesia, cosi’ come di imperialismo.

    La categorie, sia chiaro, non servono per catalogare (nel gergo politico comune corrisponde nei fatti al banalizzare) le contraddizioni, ma, al contrario, sono utili per ricondurre ad un filo comune la complessita’ degli avvenimento che succedono ad ogni latidutine e in svariati momenti storici. Non sono immutabili, ma il frutto di un’analisi storica.

    Come tutte le analisi, smettono di essere valide solo nel momento in cui vengono confutate oppure nel momento in cui il quadro generale di partenza muta.

    E’ importante interrogarsi su queste cose, sia per avere un quadro piu’ preciso della situazione, ma soprattuto (ed era questo il mio vero intento) per smascherare i “pacifinti” alla Bertinotti che si nascondono dietro queste figure (rispettabilissime per altro nella loro coerenza) per mascherare il proprio agire, cioe’ le missioni di guerra all’estero e, in definitiva, l’accesso nella stanza del potere.

  10. anche io ho pensato che Ghandi potesse essere un po’ “Reazionario” (etichette cmq un po’ ridicole e a grosso rischio di “Toppata”, se applicate a realtà MOLTO extra-Occidentali…)…però, che io sapessi, era “giainista”, e non “induista”, credo ci sia una NETTA differenza, tra le due.

    …è stato fatto fuori da un indù!

    Cl.

  11. kelebek says:

    Un po’ per tutti… Gandhi, non Ghandi :-)

    Tra tutte le lingue indoeuropee, solo quelle indiane hanno quelle particolari meraviglie fonetiche che sono la labiale sonora, la dentale sonora e la cacuminale sonora aspirate.

    Nel caso del Mahatma non siamo mica di fronte a una volgare “gh”, pronunciabile da qualunque arabo.

    Miguel Martinez

  12. kelebek says:

    Capisco i commenti de Ilbuio.

    Credo che siano utili per capire il motivo per cui la borghesia progressista indiana ha seguito Gandhi, e anche il motivo per cui Gandhi viene onorato da oggetti lerci come Rutelli.

    Non credo che sia sufficiente per spiegare Gandhi stesso.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    Con la scusa della non violenza lo scheletrino occhialuto regalò la sua India pacifica a quegli ossimori viventi degli inglesi imperialisti e pederasti…forse qualche cannonata in più sarebbe servita e qualche parola in meno anche!

    Max

  14. kelebek says:

    Però leggete il testo che ho linkato sotto il nome di Gandhi nel post.

    Credo che valga la pena per cambiare molti giudizi preconcetti, da una parte e dall’altra.

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    io no capire miguel…

    max

  16. kelebek says:

    Per Max n. 15,

    se ti riferisci al mio commento n. 14, vuol dire:

    “leggete qui:

    http://kelebek.splinder.com/1136889497.html#6810741

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    ilbuio che scrive:

    “non mi ritrovo nella tua definizione di “categorie occidentali” perche’ presuppone che esistano anche categorie “non occidentali”

    ma effettivamente esistono categorie non occidentali!

    l’india è piena di categorie di questo tipo.

    tra i tanti, ti racconto un episodio capitato ad un amico un paio di mesi fa.

    va a trovare un amica comune che vive in india dove gestisce una piccola scuola che ha bisogno di tutto, riempiamo quindi due valige di regali: giocattoli, materiale didattico e un mare di vestiti (roba in condizioni eccellenti, genere vestitini di mia figlia messi un mese e poi diventati troppo piccoli).

    ebbene cosa succede: i vestiti usati creano un mezzo incidente diplomatico perchè il mio amico (senza chiedere all’amica indiana, che poi gli ha intimato di non muoversi senza consultarla) li da direttamente a gente *miserabile* ma che essendo di casta altissima non può accettare vestiti usati, anzi li considera un vero e proprio insulto.

    un miserabile di classe altissima che considera un insulto sanguinoso un vestito usato, mi pare difficile da far rientrare nelle categorie di “sfruttato e sfruttatore, aggredito e aggressore, ma anche di proletariato e borghesia, cosi’ come di imperialismo”

    roberto

  18. utente anonimo says:

    Miguel,

    molto tempo fa, quando riuscivo a sopportarlo, sentii Pannella sostenere che Gandhi accettava la guerra contro il nostro vecchio amico AH.

    Tu ne sai qualcosa?

    Ciao

    Francesco

    PS perchè tutti gli altri Padri della Patria indiani sono degli emeriti sconosciuti? Eppure non fece tutto Gandhi.

  19. utente anonimo says:

    Gandhi: ottimo esempio di come dovrebbe essere un leader moderno.

    Infatti, io non sono non-violento e neanche pacifista.

    Perchè ritengo che la natura umana comprenda la violenza, può cioè accadere, e accade spesso, che qualcuno decida di usare modi violenti.

    Perciò, chi vuole difendere il diritto (i “deboli”) conviene che sia bene armato.

    La non-violenza è una grande, lodabilissima, anche eroica, scelta individuale. Che può e deve restare individuale, e non può essere imposta.

    L’imposizione è del resto un atto violento.

    La grandezza di Gandhi sta proprio nell’essere riuscito a suscitare un insieme di lodevoli, ferree scelte individuali, che tutte assieme hanno formato una forza collettiva.

    In questo senso la realtà indiana, fortemente religiosa, si presta meglio alla valorizzazione di scelte singole e individuali, di coscienza;

    così come il suo essere divisa atomisticamente per religioni e caste, e sotto-caste e sotto-religioni, sino al clan e alla famiglia, è adatto alla valorizzazione di scelte, di nuovo coscienziose, di singoli gruppi coesi

    (chi sa dirmi qualcosa dei vari gruppi che fiancheggiavano, a vario titolo, Gandhi?)

    Mentre sembra una realtà poco adatta alla grandi ideologie di massa (però il marxismo ha attecchito bene…)

    Non so se sia vero che l’Oriente è meno individualista dell’Occidente: l’India dell’età di Gandhi mi sembra, se non individualista, “gruppettista” o familista.

    Poichè noi siamo individualisti, non abbiamo voglia nè bisogno di un Comandante o di un Capo (=testa- lui pensa e gli altri obbediscono) e forse poco anche di un Leader (lui mostra la strada, al limite la percorre per primo, e gli altri seguono) ma più di un Profeta (non “uno che parla prima”, ma, etimologicamente, “uno che parla davanti”).

    C’è spazio per una nuova religiosità politica, secondo me.

    Paolo

  20. kelebek says:

    Per Francesco n. 18,

    Credo che non sia la prima bufala di Pannella. Ecco cosa dice la Wikipedia in merito: lungo e in inglese, ma ho messo in neretto alcuni brani significativi:

    World War II broke out in 1939 when Nazi Germany invaded Poland.

    Initially, Gandhi had favored offering “non-violent moral support” to the British effort, but other Congress leaders were offended by the unilateral inclusion of India into the war, without consultation of the people’s representatives.

    All Congressmen elected to office resigned en masse.

    After lengthy deliberations, Gandhi declared that India could not be party to a war ostensibly being fought for democratic freedom, while that freedom was denied in India herself.

    As the war progressed, Gandhi increased his demands for independence, drafting a resolution calling for the British to Quit India.

    This was Gandhi’s and the Congress Party’s most definitive revolt aimed at securing the British exit from Indian shores.[11]

    Gandhi was criticized by some Congressmen and other Indian political groups, both pro-British and anti-British. Some felt that opposing Britain in its life-death struggle was immoral, and others felt that Gandhi wasn’t doing enough.

    Quit India became the most forceful movement in the history of the struggle, with mass arrests and violence on an unprecedented scale

    Thousands of freedom fighters were killed or injured by police gunfire, and hundreds of thousands were arrested. Gandhi and his supporters made it clear they would not support the war effort unless India was granted immediate independence.

    He even clarified that this time the movement would not be stopped if individual acts of violence were committed, saying that the “ordered anarchy” around him was “worse than real anarchy”.

    He called on all Congressmen and Indians to maintain discipline in ahimsa, and Karo Ya Maro (Do or Die) in the cause of ultimate freedom. Gandhi and the entire Congress Working Committee were arrested in Bombay by the British on August 9, 1942.

    Gandhi was held for two years in the Aga Khan Palace in Pune. It was here that Gandhi suffered two terrible blows in his personal life — his 42 year old secretary Mahadev Desai died of a heart attack 6 days later, then his wife Kasturba died after 18 months imprisonment in February 1944 (six weeks later Gandhi suffered a severe malaria attack). He was released before the end of the war on May 6, 1944 because of his failing health and necessary surgery; the Raj did not want him to die in prison and enrage the nation.

    Although Quit India somewhat succeeded in its objective, the ruthless suppression of the movement brought order to India by the end of 1943. At the end of the war, the British gave clear indications that power would be transferred to Indian hands, and Gandhi called off the struggle, and the Congress leadership and around 100,000 political prisoners were released.

    Miguel Martinez

  21. kelebek says:

    Sempre per Francesco n. 18,

    Interessante il commento finale.

    Probabilmente nessuno degli altri padri della patria ha avuto un uguale valore simbolico.

    Poi c’è il vecchio principio politico, secondo cui nessuno ha paura di dire cose bellissime su qualcuno che è fuori gara.

    Poi Gandhi può essere distorto e piegato fino ad adattarlo al pacifismo di stile occidentale.

    Ci sono sicuramente considerazioni sociali, come quelle sottolineate da Ilbuio.

    Infine, il pacifismo può addirittura essere ribaltato, come fa Rutelli: nessun oppresso deve prendere le armi, le armi le devono usare solo gli oppressori, tanto nelle loro mani mica è “violenza”.

    Miguel Martinez

  22. kelebek says:

    Per Roberto n. 17,

    bell’esempio. Tra l’altro, i dirigenti maoisti indiani sono spesso di alta casta.

    Il punto, per niente facile, è trovare una sintesi tra certe categorie (come appunto quelle di classe, di imperialismo, ecc.) che sono vere, e altre come quelle simboliche e antropologiche che tu citi, e che sono altrettanto vere.

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    Francesco,

    a proposito di occupazione manu militari delle Gallie :-) a me par di ricordare che Gandhi si fosse complimentato con Adolfo per la conquista della Francia.

    Che abbia accettato la guerra è fuor di dubbio, ma non mi risulta che in quella guerra simpatizzasse per gli Alleati :-)

    Z.

  24. utente anonimo says:

    Z.

    sei sicuro?

    Miguel,

    quindi Gandhi mercanteggiò l’appoggio alla guerra inglese contro Hitler con l’indipendenza dell’India. Ho capito bene?

    In Afghanistan chi sarebbero gli oppressi? I talebani? Oppure non esistono neppure loro e anche lì a combattere è la succursale del Mulino Bianco?

    Scusa il sarcasmo ma quando ce vò ce vò :(

    Francesco

  25. utente anonimo says:

    Ma che discorsi fate,Hitler e l’amore per l’India,le Gallie cesariane,mah!

    Intanto da Vicenza partiranno gle F16 contro l’Iran e voi cazzeggiate con la fantastoria maculando il Main Fuhrer…

    …quelli come voi vanno a coppie!!!

    MACS

  26. utente anonimo says:

    E poi basta con sto tizio perennemente floscio e antivirile per antonomasiaaa,fossero tutti come lui saremmo già carne da macello o tofu tipo soylent green(chi mi ha capito vincerà).Ci vuole gente con le palle ma non rivestite di velluto radicalchic,bensì di carta vetrata.

    Confermo:quelli come voi vanno a coppie.

    MACS

  27. kelebek says:

    Per MACS,

    se hai voglia di spiegarti meglio, prima di venire decapitato.

    Miguel Martinez

  28. utente anonimo says:

    mah,

    non ci giurerei, ma ad occhio se un F-16 parte da vicenza in direzione teheran, cade a mare prima di atterrare a casetta sua a vicenza

    Miguel,

    cos’hai contro la nobile pena della decapitazione che ha unito l’umanità di ogni tempo e ad ogni latitudine?

    roberto

  29. kelebek says:

    Per Roberto, n. 28,

    Contro la decapitazione?

    Assolutamente nulla. Anzi, è una terapia molto efficace nei confronti dei troll.

  30. utente anonimo says:

    Francesco,

    riguardo ai complimenti per l’ingresso a Parigi: sì, sono ragionevolmente convito di ricordare correttamente. Non appena mi verrà in mente, scriverò anche dove l’ho letto :-)

    Naturalmente non significa che simpatizzasse per l’Asse, ma piuttosto che non simpatizzava particolarmente per gli inglesi, e non aveva grosse ragioni per dolersi del loro fato avverso. Oltre tutto, dato che molti davano per scontata la vittoria di Hitler, curare le pubbliche relazioni con la Germania non era certo una cattiva idea…

    Z.

  31. utente anonimo says:

    Sta ancora qua l’uomo con le palle? Non è stato decapitato?

    E Botas dov’è?

    Ritvan, tu sei qui?

    Ciao

    Cocco (donna senza le palle)

  32. utente anonimo says:

    >ah, non pensavo ci fosse il copyright su una banale C puntata…:-))

    ok, mi firmo “Cl.” Cl. <
    Sì, la “C” puntata è stata già okkupata. Ma ti puoi anche firmare per intero “Claudio”, eh, non abbiamo altri omonimi qui.

    Ciao

    Ritvan

  33. utente anonimo says:

    Mi pare di ricordare che la svastica fosse un simbolo indù: non avrà avuto anche questo elemento – oltre al noto assioma “il nemico del mio nemico è mio amico” che ha fatto simpatizzare per Hitler irlandesi, arabi, albanesi kosovari, ucraini antistalinisti e chi più ne ha più ne metta – un certo peso nelle simpatie gandhiane per i nazisti? miguel, tu che sei un esimio studioso simbolo-esoterista:-) che ne dici?

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Perché decapitare MACS? La punizione dovrebbe colpire dove fa più male, credo. Allora va castrato. E le palle regalate ad un falegname, da usare per scartavetrare il legno:-)

  34. utente anonimo says:

    Trovo molto interessante l’osservazione di Claudio (n.10) – per spiegare le scelte personali di Gandhi senza metterci in mezzo il mancato Sol dell’Avvenir in salsa indiana.

    Ciao

    Ritvan

  35. utente anonimo says:

    >…gente *miserabile* ma che essendo di casta altissima non può accettare vestiti usati, anzi li considera un vero e proprio insulto. roberto<
    In Albania (eh, lo so, vi ho rotto le palle con l’Albania:-) ) abbiamo un detto per definire tipi simili:”capra rognosa, ma con la coda ritta”:-)

    Personalmente, quando siamo sbarcati dal gommone:-) (e voi sapete che anch’io appartengo ad una nobile “casta” di biechi succhiatori di sangue del proletariato albanese:-) ) diversi amici e colleghi di lavoro, arrossendo e chiedendoci mille volte scusa e di non prenderla come un’offesa ci chiedevano se potevano regalarci dei vestiti usati in ottimo stato, specie per nostro figlio. Abbiamo detto loro che non solo l’offerta era gradita, ma non capivamo perché dovevamo sentirci offesi da un tale gesto di cortesia, visto che non navigavamo nell’oro, altrimenti saremmo restati nel nostro paese, non vi pare?:-). E chiosavo: “Per me la povertà materiale non è una cosa di cui vergognarsi, quella spirituale e culturale sì”. Incoraggiati, gli amici si sono prodigati anche con mobili, utensili da cucina, libri per ragazzi (per mio figlio) e così via. In breve, la cosa ci ha aiutati molto a superare le prime difficoltà. Ora, grazie a Dio, non ne abbiamo alcun bisogno e, del resto, nessuno ci offre più tali regalie.

    Ciao

    Ritvan

  36. kelebek says:

    Per Ritvan, n. 33

    Tocchi un tema interessante, che va guardato al di là delle demonizzazioni infantili.

    Credo che nel “terzo mondo” – come si sarebbe chiamato molto dopo – il nazismo sia stato visto in modi molto diversi.

    In Messico, c’è stato un grande movimento di sostegno al nazismo, ma era legato alla destra clericale; mentre la sinistra – e anche il governo – era antinazista, a causa della guerra di Spagna, che ha avuto enormi ripercussioni in Messico.

    Viceversa, nei paesi arabi e in India, il contrasto “destra-sinistra” ha assunto forme molto diverse.

    In India, era filotedesco sopratutto chi voleva la lotta armata, in particolare Chandra Bhose (da qualche parte ho un libro su di lui che ho comprato a Singapore).

    Forse, come indica Ritvan, lo svastica (sì, è sostantivo maschile) ha giocato qualche ruolo in certe simpatie.

    Un personaggio davvero interessante è stato Savitri Devi, una signora greca convertita all’induismo, che ha fatto sostanzialmente la gattara in luoghi remoti dell’India, assieme a un’amica musulmana, patendo la fame e la solitudine, nonché un breve periodo in carcere.

    Credo che nessuno abbia mai scritto testi politicamente meno corretti dei suoi, raccolti quasi per caso da microscopiche case editrici nostalgiche.

    Per Savitri Devi, il nemico è la specie umana stessa, i volgari e vocianti sterminatori di animali, i parassiti sgozzamucca e strapazzagatti, il cristianesimo e il monoteismo, il suo eroe è Adolf Hitler, che lei inserisce in pieno nella tradizione induista del Salvatore Cosmico.

    Ma gli dèi, beffardi, hanno regalato alla Signora Gattara un dono di scrittura che è quasi senza pari.

    Ti lascia senza fiato, coinvolgendoti nella sua furia, lucidità, bellezza, certezza radicale, crudeltà, logica omicida, devastazione, tenerezza, voglia di distruzione e amore.

    Nel grande mercato, tutto viene recuperato, omologato e consumato, da Che Guevara a Julius Evola, da Rimbaud a Ezra Pound.

    Ma Savitri Devi, per ora, si salva perché nessuno ha mai scelto di essere non integrabile quanto lei.

    Prima o poi ci arriveranno, ma per ora è ancora lì, fantasma libero, con i suoi sacchetti carichi di cibo mendicato, contorniata da gatti miagolanti e con in testa le orde mongole che porranno fine a tutte le persone normali della Terra.

    Miguel Martinez

  37. utente anonimo says:

    Miguel, #36

    < Savitri Devi >

    Velocissimo:

    Mi imbattei nella sua figura per caso qualche anno fa preparando una cosetta sulle guerre sassoni e l’involontaria liaison fu appunto Widukind, del quale S.V. appresi essere stata grande ammiratrice.

    Ciò me la rese immediatamente simpatica e approfondendo scoprii un po’ quel personaggio letteralmente straordinario che era stata. Del quale Miguel nelle poche righe che aveva è riuscito a offrire, mi sembra, un efficace ancorché sintetico ritratto.

    Confido pertanto che nessuno/a voglia banalmente accostare la sua figura agli orrori dell’hitlerismo: le recherebbe grave torto.

    Certo che qui si fanno degli incontri proprio inattesi… :-)

    Ah una piccolezza. Mi pare che S.V. avesse da parte di padre anche ascendenze italiane.

    Così di corsa ho beccato un link in italiano, se qualcuno avesse la curiosità di leggerne un po’ di più:

    http://www.savitridevi.org/article-italian3.html

    Botas de campo

  38. utente anonimo says:

    Sbaglio o era una gattara anche una sedicente intima amica di Julius Evola ?

    La jatta della storiella siciliana, la gatta che cova e donne gattare : ultimamente questo domestico felino va di moda.

    Comunque sono andata a vedere chi fosse Savitri Devi ed ora definirla “gattara” mi pare ingiusto e veramente riduttivo.

    Trovo più consono alla sua personalità l’appellativo attribuitole da un biografo : “Sacerdotessa di Hitler”, anche se io l’avrei definita “sacerdotessa del Sole”, poichè lei, pare, si era detta adoratrice del sole, prima che ammiratrice di Hitler.

    Mi viene in mente Leni Riefensthal, altra donna di talento straordinario, che è stata la regista ufficiale dei filmati delle Olimpiadi in Germania .

    Chi li ha visti avrà notato che le scene sportive assumono, grazie all’ abilità della regista, un fascino magico.

    Con la regista tedesca l’uomo è l’eroe, bello, sull’orlo del baratro, la sagoma sola, in tensione, tra le nuvole e il simbolo del sole.

    Ora è l’ennesimo atleta che si tuffa dal trampolino.

    Aurora.

  39. utente anonimo says:

    >Forse, come indica Ritvan, lo svastica (sì, è sostantivo maschile)…MM<
    Non in italiano, temo.

    >Per Savitri Devi, il nemico è la specie umana stessa, i volgari e vocianti sterminatori di animali, i parassiti sgozzamucca e strapazzagatti, il cristianesimo e il monoteismo, il suo eroe è Adolf Hitler, che lei inserisce in pieno nella tradizione induista del Salvatore Cosmico.<
    Strano. Forse perché a quel tempo le informazioni non erano tanto facilmente reperibili come oggi. Altrimenti l’ineffabile signora avrebbe appreso con orrore e raccapriccio che Hitler era sì vegetariano, ma che era pure un accanito cinofilo. E siccome per mia esperienza da veterinario so che le gattare odiano visceralmente i “canari”, biechi fiancheggiatori degli acerrimi nemici dei mici, l’infatuazione della sciura per AH avrebbe sicuramente subito un duro colpo.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ma porcaccia la miseriaccia, nessun essere umano balzano di cervello si è mai preoccupato di vedere questo porco mondo dal punto di vista dei topi? No, eh…Altrimenti sai che stragi di gattare!:-)

  40. utente anonimo says:

    A detta del Garzanti è femminile…

    Z.

  41. utente anonimo says:

    Aurora, #38

    < Savitri Devi ... definirla "gattara" mi pare ingiusto e veramente riduttivo >

    Riduttivo ovviamente sì, “ingiusto” non saprei. Lo dico dal punto di vista di chi conosce e ama i gatti: forse non le sarebbe spiaciuto essere ricordata così… :-)

    Ma probabilmente Miguel voleva tratteggiarne un piccolo ritratto caratterizzato, da qui il “gattara”. A me, che pure cerco di capire i gatti, era sembrata un’idea carina,ma certo i lati affascinanti della sua poliedrica personalità sono, appunto, molteplici.

    Su Leni (naturalmente ho tutti i film): faceva un cinema, coi mezzi dell’epoca, che ancor oggi sul piano della tecnica espressiva sembrano esempi d’avanguardia.

    Interessante è anche la sua vicenda, in più tarda età, coi neri sudanesi delle montagne, dei quali si era perdutamente innamorata. Un’altra personalità versicolore. E femminile, sottolineo.

    Questo il piccolo commento che scrissi nel 2002 per la mia NL di allora quando compì cent’anni.

    Oggi Leni Riefenstahl compie cento anni.

    Nata a Berlin il 22 agosto 1902, esordì come danzatrice e ottenne subito un clamoroso successo. Interpretò poi come attrice diversi film incontrando il favore della critica e del pubblico.

    Leni è ricordata però soprattutto come regista.

    Nel 1934 girò a Nürnberg, in occasione del cosiddetto “congresso della vittoria” dello NSDAP, il documentario “Triumph des Willens” (Il trionfo della volontà): una ricostruzione cinematografica di potenza espressiva inusitata, realizzata con idee e tecniche completamente innovative, alternando parate, discorsi e cerimonie celebrative a squarci veridici di vita quotidiana. Il risultato fu splendido, e valse alla regista numerosi premi e riconoscimenti internazionali.

    Nel 1936, in occasione delle Olimpiadi di Berlin, Leni realizzò l’altro suo grande documentario, “Olympia”, che in uno scenario tutto diverso dal precedente, più ampio ancora e diversificato, le consentì di applicare i suoi metodi cinematografici rivoluzionari. Memorabili sono rimaste le sequenze su Jerry Owens, il leggendario atleta nero che conquistò quattro medaglie d’oro (100 metri, 200 metri, salto in lungo, staffetta 4 x 100). Anche “Olympia” fu unanimemente ritenuto un capolavoro e valse all’autrice nuovi prestigiosi riconoscimenti e premi. Ancora nel 1956 il documentario fu inserito da una giuria mondiale nei dieci capolavori assoluti del cinema di tutti i tempi.

    Per comprendere un poco la grandezza artistica di Leni, si pensi solo che le angolazioni, i tagli sequenza, i ritmi del montaggio, l’alternanza dei piani nei suoi documentari appaiono ancor’oggi, dopo quasi settant’anni, freschissimi e attuali anche a un raffronto con realizzazioni analoghe di oggi; solo che a quell’epoca i mezzi tecnici disponibili erano incomparabilmente più limitati e poveri.

    Nel dopoguerra, alcuni tentarono di appiccicare a Leni l’etichetta di regista del regime hitleriano. Sottoposta a giudizio dagli Stati vincitori, fu però prosciolta da ogni accusa.

    Negli anni successivi si occupò prevalentemente di fotografia e stabilì un rapporto di frequentazione e di grande simpatia reciproca con le popolazioni nere stanziate sulle montagne della Nubia: la regione nordorientale del Sudan, verso la costa del Mar Rosso (l’immagine sotto al titolo ritrae Leni con un bambino nubiano).

    Sbalorditivamente attiva nonostante l’incedere dell’età, Leni a 94 anni si cimentò in immersioni subacquee in centroamerica per fotografare gli squali e a 97 anni cadde con l’elicottero in Nubia riportando, fortunatamente, solo alcune ferite.

    Oggi celebra, in piena salute, i cento anni di età: cari e sinceri auguri!

    Per chi volesse saperne di più, segnaliamo il sito (in lingua inglese):

    http://www.leni-riefenstahl.de/eng/

    Grazie Aurora per avermene ricordato.

    Botas de campo

    P.S. Ho verificato che il link su Leni, riportato nella mia vecchia NL, è ancora attivo.

  42. utente anonimo says:

    per ritvan (35),

    a costo di far innorridire il piccolo borghezio che è in te :-), l’episodio che racconti conferma la mia certezza che, nonstante le sue peculiarità (e chi non ne ha?), il nobile popolo albanese fa chiaramente parte della grande famiglia europea…un abbraccio fratello:-).

    sugli indiani (e specialmente gli indù, non ho nessuna idea per gli altri) a me sembra invece che un abisso ci divida (e non per niente la mia amica indiana parla spesso di “costruire un ponte sull’abisso”)

    roberto (in versione la palisse)

  43. utente anonimo says:

    invece per claudio (10),

    vale quanto ho detto a ilbuio.

    a me pare che “reazionario”, “conservatore”,

    “rivoluzionario” ecc. siano delle categorie occidentali che mal si addicono all’induità di gandhi.

    roberto

    ps l’articolo postato da miguel mi pare molto interessante

  44. utente anonimo says:

    Miguel

    va bene non essere omologati al consumismo globale ecc. ecc. ma, da quel che ne dici, non potremmo definire la tizia in questione una grandissima stronza?

    Giusto perchè io sono in pieno nella massa vociante, disgustosa, cristiano, sgozza-maiali e tacchini, padre di famiglia e chi più ne ha èiù ne metta.

    E, visto che parliamo di immaginario, ti ricordi “Salvate il soldato Ryan”? Beh, quell’esercito di umani comuni si rivelò la più potente macchina da guerra della storia e, da allora, le orde di Mongoli “puri” ci fanno un baffo. Ecco, ho scoperto perchè sono filo-usano, hanno unito la spada e il vomere, per citare un altro che era all’opposizione dell’omologazione consumista … o almeno che ha finito per combattere una guerra mondiale da quella parte lì, con la gattara, il sole, la svastica e il vegetariano.

    Ciao

    Francesco

  45. utente anonimo says:

    x Roberto de la Palisse,

    e degli Arabi e dei Persiani cosa mi dici?

    Sono sul versante dell’abisso “grazie, in effetti ne avevo bisogno” o sul quello “stai lontano da me essere impuro”?

    Grazie

    Francesco

  46. utente anonimo says:

    Francesco,

    non ne ho la minima idea: ho conosciuto solo persiani e “arabi” talmente occidentalizzati da non fare testo.

    comunque, ho il vago sospetto che il costante dialogo fra sordi dipenda dai tanti piccoli abissi culturali che ci separano annche da quelli là (penso che la storia delle vignette danesi sia veramente indicativa al riguardo).

    preciso che nel caso dell’indiano di ieri non è affatto una questione di essere puro o impuro*, tant’è che altri regali che non fossero vestiti usati li ha accettati con gratitudine “albanese” :-), e vestiti usati dal più puro dei bramini non li accetterebbe di sicuro.

    roberto

    * per quanto per un indù ogni occidentale (pure bill gates che ti costruisce una silicon valley a bombay) è un fuori casta

  47. utente anonimo says:

    ah però mi hai fatto venire in mente un mio amico della mauritania: a parte lo strazio di mangiare insieme (e questo no, e questo non è puro e l’alcol è vietato), niente donne: non per motivi religiosi, ma perchè prima si doveva laureare, trovare un lavoro e *sistemare i genitori*… (in effetti in un paese dove non esiste nessuna forma di pensione è comprensibile ma se ci pensi una vita impostata in questo modo rischioa di creare un piccolo abisso di incomprensioni)

    roberto

  48. utente anonimo says:

    Il fatto che quì sia presente quanche simpatizzante del non violento Gandhi e che allo stesso tempo voglia decapitare e/o castrare un troll ricorrendo dunque alla violenza mi pare anzichenò pleonastico…una sorta di ossimoro che deambula.

    Che c’è,siete poco abituati alla democrazia?

    Nel vostro habitat forse ancora non ne avete sentito parlare?

    MACS

  49. utente anonimo says:

    E chi ha detto che non conosciamo la democrazia?

    Al contrario. Siamo a favore di decapitazione ed evirazione solo se discusse e approvate con metodo democratico.

    Z.

  50. utente anonimo says:

    “Il fatto che quì sia presente quanche simpatizzante del non violento Gandhi e che allo stesso tempo voglia decapitare e/o castrare un troll ricorrendo dunque alla violenza mi pare anzichenò pleonastico…una sorta di ossimoro che deambula.

    Che c’è,siete poco abituati alla democrazia?

    Nel vostro habitat forse ancora non ne avete sentito parlare?

    MACS”

    Sei poco abituato all’ironia?

    Nel tuo habitat non ne hai sentito parlare?

    Paolo

  51. utente anonimo says:

    “preciso che nel caso dell’indiano di ieri non è affatto una questione di essere puro o impuro*, tant’è che altri regali che non fossero vestiti usati li ha accettati con gratitudine “albanese” :-), e vestiti usati dal più puro dei bramini non li accetterebbe di sicuro.

    roberto ”

    vabbè, ma allora è identico a mia madre (non indiana) che non concepisce i negozi di abbigliamento vintage perchè “i vestiti usati sono da barboni”.

    In effetti…

    Paolo

  52. utente anonimo says:

    “sugli indiani (e specialmente gli indù, non ho nessuna idea per gli altri) a me sembra invece che un abisso ci divida (e non per niente la mia amica indiana parla spesso di “costruire un ponte sull’abisso”)

    roberto”

    Senz’altro gli indiani sono più lontani da noi degli albanesi (Paolo in versione La Palisse) però negli USA mi è sembrato che il sostrato, o meglio superstrato, anglosassone di quelli cho conosciuto io, li rendesse molto più facilmente integrabili e adattabili alla realtà locale di un italiano “duro e puro” come me.

    Magari gli americani non capivano il 100% di loro; ma loro degli americani, sì, o quasi.

    Oh, per carità, sono solo impressioni.

    D’altra parte tutta questa differenza tra il nostro universo mentale e quello indiano manco c’è.

    Hanno questa cosa delle caste, che ci urta un po’ e che credo pochi di noi capiscano bene (ma forse neanche loro, ho il sospetto) ma per il resto, rientrano pienamente, per i miei criteri, nei popoli “una faccia, una razza”.

    Come i persiani del resto (tutti quelli che conosco, di persiani, sono del resto stra-integrati e praticamente italiani… un motivo ci sarà!)

    Paolo

  53. utente anonimo says:

    Via che il colonialismo ha avuto i suoi lati positivi :-)

    Zeta il Vigliacco Apologeta

  54. utente anonimo says:

    >A detta del Garzanti (svastica) è femminile… Z.<
    Beh, mi pareva superfluo citare il Divino Paravia.

    Ciao

    Ritvan

  55. Skeight says:

    Il bello è che il termine pacifinti lo usano per altri, non per quelli come lui…

  56. utente anonimo says:

    # 49

    ben detto, compagno, ti do il mio pieno sostegno.

    Però procederei prima all’evirazione e poi alla decapitazione, mi suona meglio.

    Chiedere a Ritvan, di sicuro il Kanun dice qualcosa al riguardo.

    Francesco il demo-centrista

  57. kelebek says:

    Qui si parla del genere dello svastica…

    Sarebbe interessante interpellare un linguista in merito.

    Non ho dubbio che il termine si trovi quasi sempre con l’articolo al femminile, peraltro in compagnia “della jihad”.

    Ed è anche probabile che i dizionari sanzionino tale uso.

    Il punto è che il sanscrito ha una “a” lunga e una “a” breve, e si tratta di due fonemi totalmente diversi, non solo in termini di quantità ma anche di qualità: la “a” lunga si pronuncia come la nostra “a”, quella breve come la “u” di “but” in inglese.

    “Su-astika”, che potremmo tradurre all’incirca come “segno del bene” (“su” è la stessa parola del greco “eu”, “ast” di “est” latino), termina con la “a” breve, ed è un sostantiva decisamente maschile.

    Certo, il fatto che si adoperi la “a” per scriverlo, anche se non suona affatto come una “a” italiana, induce in errore.

    Se andate su Google, “lo svastica” ha comunque un onorevole punteggio di 190, contro 81.900 per “la svastica”.

    E’ la qualità che fa la differenza: i 190 sono tutti convintissimi della propria scelta, lo sono ben pochi degli 81.900.

    Miguel Martinez

  58. utente anonimo says:

    se posso contribuire alla discussione svastica è maschile in francese e femminile in tedesco

    roberto

  59. utente anonimo says:

    CA-ZZ-A-RO-LA è sumero,lo sapevate?

    Dudi

  60. utente anonimo says:

    >Se andate su Google, “lo svastica” ha comunque un onorevole punteggio di 190, contro 81.900 per “la svastica”.

    E’ la qualità che fa la differenza: i 190 sono tutti convintissimi della propria scelta, lo sono ben pochi degli 81.900. Miguel Martinez< Un po’ come gli antiimperialisti rispetto al resto della popolazione:-)
    Ciao

    Ritvan

  61. utente anonimo says:

    ># 49 ben detto, compagno, ti do il mio pieno sostegno. Francesco<
    Anch’io, moooolto democraticamente.

    >Però procederei prima all’evirazione e poi alla decapitazione, mi suona meglio.<
    Mi sembra lapalissiano, visto che uno senza testa difficilmente potrebbe apprezzare il distacco dai propri attributi:-).

    >Chiedere a Ritvan, di sicuro il Kanun dice qualcosa al riguardo.<
    Ma allora io parlo a vanvera e tu meriti un bello zero in albanologia! Se ho detto che il Kanun vieta categoricamente le mutilazioni, sia dei vivi che dei morti! Forse dovresti chiedere all’Innominato cosa prevedono le usanze serbe in materia: loro sì che se ne intendono!:-)

    Ciao

    Ritvan

  62. utente anonimo says:

    Come niente mutilazioni? Ma allora è vero che siete dei selvaggi!

    Vergognatevi, neppure il trancio di un paio di dita per debito non pagato?

    Francesco

  63. utente anonimo says:

    Tengo a precisare che sono contrario all’irrogazione congiunta di evirazione e decapitazione come pena. A che serve evirare qualcuno se poi lo devi tosto decapitare?

    Mi sembra solo un gran spreco di alcool e tronchesi (senza contare che toccherebbe pagare lo straordinario al boia, proprio quando si chiede al governo di fare più tagli nella P.A).

    Z.

  64. utente anonimo says:

    >Tengo a precisare che sono contrario all’irrogazione congiunta di evirazione e decapitazione come pena. A che serve evirare qualcuno se poi lo devi tosto decapitare? Z<
    Certo che come sadico fai pena!:-)

    >Mi sembra solo un gran spreco di alcool e tronchesi<
    Alcool??!! Ma che hai forse paura che si becchi un’infezione nella mezz’ora trascorsa fra addio alle palle e addio alla testa?:-)

    >(senza contare che toccherebbe pagare lo straordinario al boia, proprio quando si chiede al governo di fare più tagli nella P.A).<
    Straordinari?? E perché? Entrambe le cruente operazioni le espleterà entro e non oltre l’orario di lavoro stabilito nel Contratto Collettivo Nazionale degli Operatori Del Patibolo:-).

    Ciao

    Ritvan

  65. utente anonimo says:

    >Come niente mutilazioni? Ma allora è vero che siete dei selvaggi!

    Vergognatevi, neppure il trancio di un paio di dita per debito non pagato? Francesco<
    E che ci facciamo con le dita dello scroccone, ce le ficchiamo in quel posto?:-). No caro, te l’ho detto, nosotros siamo gente pragmatica: nel kanun è previsto che il debitore dovrà lavorare per il creditore, pagato alle tariffe consuetudinarie della zona, finché non avrà estinto il suo debito. Altrimente perde l’onore e un uomo senza onore – come abbiamo già detto – da quelle parti lì è come se non esistesse.

    Ciao

    Ritvan

  66. utente anonimo says:

    – Certo che come sadico fai pena!:-) —

    Protesto e dissento :-) Il gusto sadico della castrazione è di far vivere il colpevole *mutilato a vita*. Ma se la vita dura solo mezz’ora, a che serve? cioè, se tanto dopo deve morire che je frega se prima gli seghi via le balle? :-)

    – Alcool??!! Ma che hai forse paura che si becchi un’infezione nella mezz’ora trascorsa fra addio alle palle e addio alla testa?:-) —

    No, l’alcool serve a sterilizzare le forbici *dopo* il taglio!

    – Straordinari?? E perché? Entrambe le cruente operazioni le espleterà entro e non oltre l’orario di lavoro stabilito nel Contratto Collettivo Nazionale degli Operatori Del Patibolo:-) —

    Sì, in teoria, ma lo sai come vanno le cose in Italia! Un giorno non si trova la forbice, un giorno non si trova l’accetta, un altro giorno non si trova il prete per l’ultima confessione…in un modo nell’altro va sempre a finire che si sfora :-)

    Z.

  67. utente anonimo says:

    >Protesto e dissento :-) Il gusto sadico della castrazione è di far vivere il colpevole *mutilato a vita*. Ma se la vita dura solo mezz’ora, a che serve? cioè, se tanto dopo deve morire che je frega se prima gli seghi via le balle? :-)<
    Se tieni presente che l’operazione sarà svolta senza alcun tipo di anestesia, capirai:-). Per il resto non sono sicuro che liberarsi dal ricatto sessuale di bonazze che se la tirano o della neccessità – in alternativa – di frequentare certe esose signorine che passeggiano sulla tangenziale sia una condanna:-).

    >No, l’alcool serve a sterilizzare le forbici *dopo* il taglio!<
    Arrrrgh! Ma allora sei de coccio! E chi ti ha detto che forbici, coltelli, tronchesi o quel che è dovranno essere addirittura “sterlizzate” dopo??!! Ma più son zozze e arruginite e più ci si diverte nosotros sadici!:-)

    – Straordinari?? E perché? Entrambe le cruente operazioni le espleterà entro e non oltre l’orario di lavoro stabilito nel Contratto Collettivo Nazionale degli Operatori Del Patibolo:-) —

    >Sì, in teoria, ma lo sai come vanno le cose in Italia! Un giorno non si trova la forbice, un giorno non si trova l’accetta, un altro giorno non si trova il prete per l’ultima confessione…in un modo nell’altro va sempre a finire che si sfora :-)<
    Hmmm…qui mi sa che devo darti ragione:-(…però, su, che sarà mai qualche euro in più per il boia. Anzi, mi viene un’idea: e se si facesse pagare un biglietto d’ingresso per gli spettatori?:-) Basterbbe per il boia e avanzerebbe qualcosa pure per le esauste casse dello Stato!:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Mi sa che ci cacciano se continuiamo così:-).

  68. utente anonimo says:

    Miguel, #57

    < "Su-astika", che potremmo tradurre all'incirca come "segno del bene" >

    Infatti tra i simboli utilizzati anni fa da uno degli svariati partiti comunisti nepalesi, se ricordo bene, figuravano swastika e sole. :-)

    In compensa sulla bandiera dello NSDAP lo sfondo era di un bel rosso vivo.

    Tutte prove provate dell’infame crossover nazimaoista… :-P

    Botas de campo

  69. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – Per il resto non sono sicuro che liberarsi dal ricatto sessuale di bonazze che se la tirano o della neccessità – in alternativa – di frequentare certe esose signorine che passeggiano sulla tangenziale sia una condanna:-).

    In effetti, se fossimo tutti uomini e tutti busoni, il mondo sarebbe mooolto più palloso, ma forse ci risparmieremmo un mucchio di problemi :-) La specie si estinguerebbe, ma dopotutto…chissenefrega :-))

    –Hmmm…qui mi sa che devo darti ragione:-( —

    Ed è già la seconda volta in due mesi! Non è che davvero ti stai lentamente trasformando in un tenero, dolcissimo criceto? :-))

    –Mi sa che ci cacciano se continuiamo così–

    Mi sa anche a me, mi sa. Mo’ faccio il bravo :-)

    Z.

  70. utente anonimo says:

    Una descrizione di Leni R. favolosa , Botas, sarebbe andata benissimo a commento vocale della trasmissione di Raitre ” La grande storia in prima serata” a lei dedicata.

    In poche parole hai riassunto e concentrato la descrizione di questa donna eccezionale, anche per la bellezza aggiungerei io.

    Ne è venuta fuori la sensazione di una donna che si tuffa con entusiasmo e gioia nel mondo, alla ricerca del bello, e che nel contempo riesce a lasciarselo alle spalle ( il mondo) , andando oltre, nuotando in una dimensione profonda che ai più è sconosciuta, godendosi fino all’ultimo respiro di vita.

    Lo stesso mi pare possa valere per l’adoratrice del Sole, che Kel dice essere una scrittrice geniale, una errante nel mondo, una ferrea nei suoi principi, una ricercatrice del centro e delle origini del principio vitale.

    E’ strano che due donne così straordinarie siano in modi diversi legate proprio a Hitler. Come se l’uomo attraesse a sé personalità fuori dal comune, personalità da allora ad oggi, mi pare, mai eguagliate.

    Aurora.

  71. utente anonimo says:

    visto che Z. è stanco continuo io

    “e se si facesse pagare un biglietto d’ingresso per gli spettatori?:-)”

    il classico reduce dei regimi comunisti privo di spirito di iniziativa :-)

    bisogna vendere i diritti TV ed esclusive ai giornali.

    sai quanto pagherebbe mentana per poter dire con faccia contrita “ci siamo chiesti se sia giusto farvi vedere queste immagini raccapriccianti e poi ci siamo detti cerrrrrrto che si! voilà!”

    ovviamente ci vuole un po’ di coreografia….boia con barbone lungo e scimitarra, così qualche giornalista si arrapa per benino. già mi immaginoi gli articoli sulle “scene da altri tempi che mai avremmo voluto vedere nel continente della ghigliottina”

    roberto

  72. utente anonimo says:

    scusate, e il televoto ve lo dimenticate?

    io sono per la versione light: “oggi gli spettatori sono per l’uso della scimitarra (maledetti islamici) o dell’ascia (le Tradizioni vivono)?”, con annesso dibattito.

    Volendo si può anche andare sul pesante con “digita ##12 se vuoi che l’esecuzione venga fermata, **34 per farla eseguire, 199* per scorticarlo prima” e così via.

    Magari vendiamo il format nel mondo ….

    Francesco

  73. utente anonimo says:

    >il classico reduce dei regimi comunisti privo di spirito di iniziativa :-) roberto<
    Vallo a dire ai periti elettronici usciti dalle scuole di Ceausescu che hanno messo a punto la clonazione dei bancomat italici:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Le idee sono quasi sempre perfezionabili. Ovviamente si guadagna di più coi diritti TV rispetto agli spettatori paganti. Ma a quel punto Z. che si lamentava e piangeva miseria perché non sapeva come far pagare gli straordinari del boia, che per caso è reduce del regime di Pol Pot che abolì addirittura la moneta?:-)

  74. utente anonimo says:

    Ritvan

    tu che nazzichi il Paravia, come sia chiama la scure grossa per decapitazioni?

    Grazie

    Francesco

  75. utente anonimo says:

    (nell’orecchio a ritvan) ….pssss mannaia….

    roberto

  76. utente anonimo says:

    >(nell’orecchio a ritvan) ….pssss mannaia…. roberto<
    Il Sacro Paravia conferma. E per estensione lo stesso sostantivo si usa per definire la lama della ghigliottina.

    Ciao

    Ritvan

  77. utente anonimo says:

    Ecco, ce l’avevo sulla punta della lingua e la cosa mi preoccupava molto

    Grazie

    Francesco o’ decollato

  78. utente anonimo says:

    è comprensibile una certa difficoltà ad esprimersi con una mannaia sulla punta della lingua :-)

    roberto

  79. utente anonimo says:

    I mangiatori di spade a Francesco gli fanno un baffo :-)

    Z.

  80. utente anonimo says:

    “”Su-astika”, che potremmo tradurre all’incirca come “segno del bene” (“su” è la stessa parola del greco “eu”, “ast” di “est” latino), termina con la “a” breve, ed è un sostantiva decisamente maschile. ”

    Ma una S protoindoeuropea non dovrebbe passare in greco ad aspirazione (spirito aspro)?

    (come la s latina in bergamasco!)

    Invece la “eu” che dici tu se non ricordo male non è aspirata.

    Boh!

    Paolo

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