Il gradimento

Life’s but a walking shadow, a poor player
That struts and frets his hour upon the stage
And then is heard no more: it is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury,
Signifying nothing.

Le parole di Shakespeare sono troppo note perché ci sia bisogno di tradurle.

L’effetto microscopio mi ha sempre affascinato. Quella che sembra una guancia liscia, sotto il microscopio, si trasforma in un paesaggio di terrificanti crateri, vasti spazi vuoti, foreste di peli abitate da strani animali.

Così avviene con i fenomeni sociali. Parliamo di classi, di religioni, di movimenti, di tendenze storiche, di progetti politici. Su un certo piano, costituiscono la realtà. E queste cose grandi hanno qualcosa di rassicurante, anche quando i loro effetti diventano terribili.

Poi qualche volta ci capita di poter indirizzare il microscopio sulle persone, e scopriamo che ognuna di queste è mossa da cose ben più inquietanti. Eruzioni improvvise di passione distruttive, sogni meravigliosi, cieca furia, desiderio travolgente di dominio, voglia di vendetta, dolorosa solitudine, sete ardente di ammirazione e di amore, viluppi di segreti coperti da fragili reti di menzogna, terrori notturni e profonda, omicida angoscia.

Stranamente, è proprio questo che muove gli esseri umani; e quindi questo che genera poi le immense classi, i movimenti politici e tutto il resto.

In questo passaggio, dalla reale pazzia umana, alla finzione di razionalizzazione, si annida la falsificazione e la ricerca, incessante e cruciale, della "bella figura".

Quando la violenza non riesce ad esercitarsi con la chiarezza del terrore, deve ricorrere alla seduzione: non per niente, questi sono i tempi in cui a dare un breve, effimero potere è il gradimento.
 
Ma proprio perché il gradimento, la cui forma massima è l’amore, nasconde la violenza, esso si radica nella menzogna: più perfetta è l’apparenza, più sanguinaria la ferocia che nasconde.

Dove si annida la menzogna, si annidano anche, di necessità, la manipolazione, la falsa alleanza, il tradimento, le accuse inventate, la necessità di eliminare i testimoni.

Più graditi di tutti, sono le Vittime. La Vittima, per definizione, non è pericolosa; nella sua impotenza, ci fa sentire forti, e possiamo sognare anche noi di sfruttarla.

Nella malvagità generale ma inconfessabile, amare la Vittima è segno condiviso di prestigio, prova di Bontà, e quindi di non pericolosità: colui che fa la carità all’uscita dalla Messa, come hanno saggiamente capito tanti Rom, si compra a poco prezzo la Bella Figura. Non solo davanti agli altri, ma – ciò che di più conta – davanti a se stesso.

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8 Responses to Il gradimento

  1. Miguel hai visto che tutti copiano te riguardo al post kamikaze, tutti mi fate pubblicità, adesso si è messo eugenio cazzidui…e sto zitto per non dire le boiate che dice sul mio blog…

    ciao

  2. utente anonimo says:

    “Separarsi dal proprio denaro costa molto alla maggior parte degli uomini con un senso dell’ordine. I prodighi non sono mossi dal piacere di donare, ma dal puro piacere di spendere. Costoro non si negano nulla: non un palco all’opera, non un buon cavallo, non un buon pranzo, e neppure la soddisfazione di dare cinque sterline a un poveraccio. I parsimoniosi invece, che sono saggi e giusti e non devono soldi a nessuno, voltano le spalle al mendicante, discutono sul prezzo con il cocchiere di piazza e negano ogni aiuto a un parente povero.

    E io mi chiedo chi di loro sia il più egoista. Il denaro ha un valore diverso agli occhi di ciascuno.”

    W.Thackeray – Vanity Fair

    JZ

    P.S: Bella la citazione usata da MM che, fra l’altro, dà pure il titolo al bellissimo romanzo di Faulkner (“The Sound and the Fury” appunto).

    E bello il post tutto. Ottimo spunto

  3. utente anonimo says:

    !

    finalmente ;)

    diego

  4. utente anonimo says:

    Chissà se pensava a questo passo di scuotilancia uorol quando disse la sua celebre battuta del “quarto d’ora di celebrità”. Io ci vedo un’affinità evidente. Solo che ormai la vita non è neppure più un palcoscenico di folli commedie, come voleva scuotilancia, ma il palcoscenico dove per un breve tratto di vita recitiamo, come vuole uorol, è costituito da altro. Il resto della vita non tanto non ha significato, quanto non ha esistenza.p

  5. Quando siamo in presenza di una vittima, siamo anche in presenza di un carnefice. Quindi in presenza di un atto d’ingiustizia. L’uomo individuale è zoon logotikon, quindi “uomo” perchè ha il discorso, la comunicazione. L’atto d’ingiustizia, nel suo modo di accadere comunica qualcosa all’uomo. Il quale vive in un certo modo socialmente e si chiede, magari inconsciamente, il senso dell’ingiustizia. A questo risponde la società, con gli atti, ma risponde anche con la propaganda. La propaganda pone una vittima “determinata” o una vittima “indeteminata”. Gli ebrei di Hitler sono vittima “determinata. Su cui la propaganda ha costruito bene il binomio vitima carnefice, attraverso l’identificazione del carnefice con Hitler, male assluto.

    Le guerre contemporanee, invece, parlano delle vittime come “selvaggi” coinvolti “dalle circostanze, in guerre tribali. Pertanto resta chiaro nella mente chi sono le vittime, mentre si tace, ipocritamente, sulle cause che, nella nostra percezione, li rende tali.

    Ecco che l’atto della solidarietà che non costa niente, come l’elemosina, raggiunge l’obiettivo del mantenersi nell’ignoranza e, restando tali, contribuire all’armonia dell’universo.

    la “pelosità” di tale atto consiste nel risparmio dello sforzo di “prendere posizione” , di schierarsi rischiando.

    Cloro

  6. utente anonimo says:

    La propaganda pone una vittima “determinata” o una vittima “indeteminata”. Gli ebrei di Hitler sono vittima “determinata. Su cui la propaganda ha costruito bene il binomio vitima carnefice, attraverso l’identificazione del carnefice con Hitler, male assluto.

    maria

    perchè per alcuni la pietra di paragone sono sempre gli ebrei massacrati del Novecento come se avessero avuto, grazie ad accorta propaganda, un rilievo eccessivo rispetto alle vittime che sono venute dopo?

    Hitler non fu certamente il male assoluto ma certamente furono assolute le sue vittime. Forse è quest’ultimo aspetto e non la propaganda che ha colpito l’immaginazione e il cuore di molte persone, comuni e meno comuni, vedi nel secondo caso, romanzi, film, opere teatrali, memorie ecc. ecc. ecc. Tutto questo naturalmente non rende affatto indeterminate le vittime delle guerre contemporanee, sono determinate eccome, senza andare però a scomodare chi le ha precedute.

  7. utente anonimo says:

    Però ci sono occasioni in cui fare ” bella figura” non interessa più : a volte la vittima, aRmata, si trasforma in carnefice e il carnefice diventa vittima.

    Aurora.

  8. utente anonimo says:

    Quoto in modo integrale (non integralista – a scanso di fulmini di Aurora:-) confesso che la battuta è di Feltri) il commento n.6 di Maria.

    Ciao

    Ritvan

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