Divagazione personale

Non parlo spesso di cose personali qui.

Però c’è una cosa che mi ha sempre incuriosito, e a cui non ho mai trovato risposta.

Sono figlio e nipote di pianisti professionisti. Nei primi anni del Novecento, mio nonno avevo vissuto tra i nativi americani e tra i minatori della West Virginia, raccogliendo le loro canzoni: le antiche incisioni dovrebbero esserci ancora presso qualche parente.

Mi piace molto la musica, ma non riesco assolutamente a cantare, e nemmeno a seguire il tempo.

Quando per gioco provo a cantare qualcosa che mi invento lì per lì, dicono che son abbastanza intonato.

Non sono quindi "stonato". E’ che la musica non lascia alcuna traccia dentro di me, tranne una volta: in un sogno alcuni mesi fa, sentii della musica.

Non so assolutamente cosa voglia dire l’espressione, "non riesco a togliermi dalla testa questa musica".

Finalmente ho trovato una persona con la mia stessa sindrome, e che è riuscita a esprimerla perfettamente.

Si tratta di Charles Darwin, nientemeno: forse il più simpatico e umano dei grandi scienziati.

Ecco il brano tratto dalla sua Autobiografia. 1809-1882 (Einaudi, Torino 1962/2006, p. 42):

"[All’università] entrai anche in un gruppo di appassionati di musica, credo per mezzo del mio caro amico Herbert, che ebbe la lode nei corsi di matematica. La compagnia di questi due uomini e l’audizione delle loro esercitazioni musicali, mi educarono al gusto per la musica, tanto che spesso organizzavo le mie passeggiate in modo da poter ascoltare, nei giorni feriali, i canti nella cappella del King’s College.

Il godimento era tale che spesso sentivo un brivido corrermi per la schiena. Questo gusto non era certamene frutto di ostentazione, né di semplice imitazione, perché di solito mi recavo da solo al King’s College, e qualche volta pagavo i ragazzi del coro perché venissero a cantare nella mia stanza. Però sono privo di orecchio, al punto che non posso avvertire una stonatura o seguire il tempo e intonare un’aria correttamente; e perciò è un mistero come potessi gustare la musica.

I miei amici musicisti si accorsero ben presto delle mie condizioni e talvolta si divertivano a farmi un esame che consisteva nel controllare quante arie sapevo riconoscere, quando le suonavano un po’ più svelte o più lente del normale. Così suonato, il God save the King era un oscuro enigma per me."

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63 Responses to Divagazione personale

  1. e beh, era un acquario

  2. utente anonimo says:

    miguel,

    questa divagazione personale è molto bella e quel nonno che raccoglie canzoni tra i nativi americani un’immagine favolosa:-))

    I coniugi Maggioni non capiscono una mazza!

    maria

  3. …azz…

    mi spiace :-(

    cloro

  4. utente anonimo says:

    Divagazione personalissima.

    Chessò, avrai preso dall’altro ramo parentale. :-)

    Comunque mi riconosco anch’io in quella parte di biografia di Darwin. Tutta.

    E la cosa mi ha creato non poche difficoltà col mio compagno, esperto chitarrista, cantante, a volte compositore, che conosce una per una parole e musica di tutti i componimenti jazz. Oltre che il resto. Puntualmente mi rinfacciava la mia incapacità di riconoscere le note giuste o sbagliate quando faceva le prove. Adesso non ci prova perché sa che mi arrabbio.

    Ricordo che quando mi corteggiava mi disse : “Sai anche cantare?”.

    Ed io “No”. Credo di avergli dato un colpo al cuore. Però, caspita, un po’ di comprensione! :-(

    Comunque sottoscrivo il # 2 di maria.

    Cocco

  5. utente anonimo says:

    Cocco, #4

    Ma Cocco, pure tu sei femmina? :-O

    Spero di non commettere una orribile gaffe, le inclinazioni sessuali sono piuttosto articolate…

    Ma se non è così, allora qua ci sono troppi alias ingannevoli… :-D :-D :-D

    Ciao, e grazie per i tuoi precedenti apprezzamenti. :-)

    Botas de campo

  6. utente anonimo says:

    Pare di sì.

    E sono anche di quelle “regolari”. Mi attraggono gli uomini anche se devo avere (anche) una spontanea propensione per gli uomini attratti da altri uomini. Un insolito casino!:-)

    Cocco è il nome con cui mia nipote, quando, 21 anni fa, cominciò ad articolare le prime paroline, pronunciò “Concetta”. Da allora, bimbi, adulti che si rivolgono loro in riferimento a me, e ormai tanti amici, mi chiamano Cocco, nome che, per amor suo, non abbandonerò mai.

    “Ma se non è così, allora qua ci sono troppi alias ingannevoli… :-D :-D :-D”

    Aggiunge fascino all’interessante blog. Non credi?

    Grazie a te. Mi ricordi una persona di cui leggo spesso in rete. Magari non c’entra niente ma nella mia mente Botas è ………….. :-) Non dirò mai chi, neanche sotto tortura :-)

    Ciao

    Cocco

  7. utente anonimo says:

    Cocco, #6

    Mi devi scusare. :-) Ma una volta che mi rivolsi al femminile, proprio in rete, una persona che aveva menzionato il suo compagno in senso affettivo (“companion”), rimediai una figura tale che sarei sprofondato direttamente nel regno di Ade. :-(

    < Aggiunge fascino all’interessante blog. Non credi? >

    Credo che sì, e che le sorprese siano il sale della vita. Sto col grande Córso quando afferma che non siano da temere: “Je m’engage, depuis je vois!” ;-)

    < Mi ricordi una persona di cui leggo spesso in rete. >

    Temo che le leggi della statistica possano procurarti una delusione, ma chissà, non è mai detto. ;-)

    In effetti sulla rete ci sto a periodi, e a seconda del periodo anche con alias differenti (mica tanti, eh). Siccome non mi sdoppio nella personalità penso però di essere abbastanza riconoscibile per ciò che scrivo e per come lo scrivo. In ogni modo, se per caso pensi al mitico Riccardo V. (molto caro!) col quale a volte fui scambiato, non sono io quello… :-D

    Piacere di averti trovato. :-)

    Botas de campo

  8. utente anonimo says:

    Botas (#7)

    Ma no! Secondo me chi non riesce a comprendere l’equivoco in cui possono incorrere gli altri involontariamente è intransigente tanto quanto chi non accetta il discostarsi dalle regole precostituite.

    Candidati pure. Direi che hai una buona rete di “protezione” qui nel blog. Però sta attento che quello è stato anche il motto di Di Pietro. :-)

    Ma non devo aver capito chi sei. La persona a cui ho pensato non è Riccardo V. ,che neanche conosco (sempre virtualmente), ma scrive tutti i giorni, anche molto, e col suo nome. Quindi non sei tu….cioè tu non sei lui.

    Cocco

    ps

    Adesso continuate a parlare di “cose serie” e io leggo, altrimenti si rovina il contesto….che ha solo delle puntatine di completa divagazione.

  9. utente anonimo says:

    r

  10. utente anonimo says:

    Cocco, #8

    < Candidati pure. Direi che hai una buona rete di “protezione” qui nel blog. Però sta attento che quello è stato anche il motto di Di Pietro. :-) >

    Scusami Cocco, sarò un po’ rimbambito ma del passaggio tuo soprastante non ci ho capito una mazza. :-(

    Era un test in codice? :-D

    Botas de campo

  11. utente anonimo says:

    Nessun codice, Botas!

    E’ più probabile che non abbia capito io, il tuo commento precedente.

    Dunque: je m’engage ecc. lo diceva Napoleone, ma lo ha detto anche Di Pietro quando dalla magistratura decise di passare alla poitica.

    Ti invitavo a continuare a scrivere (càndidati…. impegnati, vabbe’!) qui nel blog poiché la rete di protezione già ce l’hai (in molti hanno dichiarato di leggere ciò che scrivi con piacere).

    Forse ho dato per scontata una familiarità che non c’è. Lo faccio spesso. Poi però rettifico. Scusa.

    Cocco

  12. utente anonimo says:

    Non c’entra un tubo con questo topic ma lo segnalo lo stesso … è un link che ho trovato su un forum di storia e riguarda un parallelo fra un episodio poco conosciuto della roma antica e il 09/11 …

    http://www.nytimes.com/2006/09/30/opinion/30harris.html?pagewanted=1&ei=5088&en=c6ea4658129c3e93&ex=1317268800&partner=rssnyt&emc=rss

    C.

  13. utente anonimo says:

    Kel, hai sognato musica e, per una volta, te n’è rimasta traccia. Ma non hai detto se in sogno avevi qualche sensazione , mentre la sentivi.

    Io una volta ho sognato che alcuni miei familiari, sapendo imminente la mia morte, mi facevano prendere le misure per la bara. Nel sogno ero, più che triste, adirata per via appunto dei preparativi, che consideravo manifestazione di insensibilità.

    Comunque, sempre in sogno, improvvisamente mi sono trovata in un prato pieno di papaveri, in un magnifico contrasto di verde e di rosso, che mi ha colpito più del cielo azzurro. Sentivo inoltre una musica a me sconosciuta, e ho pensato di essere già morta, ma che se questa era la morte, mi andava benissimo. Provavo infatti una sensazione di pace interiore come mai mi è capitato, una esperienza nuova e non rimpiangevo affatto la vita e i viventi. La musica era in perfetta sintonia con la mia serenità. Quando mi sono svegliata, mi è spiaciuto non essere in grado di ripetere la musica e di scriverla ed ora, passato tanto tempo, non so neppure più come facesse.

    Sono infatti anche io stonatissima, non conosco le note, e ammiro e invidio chiunque abbia una bella voce : io avrei cantato e canterei chissà quanto, all’insegna del ” canta che ti passa”.

    Aurora.

  14. utente anonimo says:

    Cocco, #11

    < E' più probabile che non abbia capito io, il tuo commento precedente. >

    No no, confermo che sono io leggermente rimbambito. :-

    In effetti eri andata un po’ per simbolismi, ma potevo arrivarci… a parte l’osservazione sull’apprezzamento che incontrerei, che davvero mi sarebbe sembrata eccessiva. :-[

    Non scusarti, per favore. Non ve n’è proprio ragione. :-)

    Ma Tonino, cosa dici, sarà passato direttamente allo studio del francese saltando per brevità quello dell’italiano? :-D

    Botas de campo

  15. utente anonimo says:

    Beh! Che c’entra! Gliel’avranno insegnata quella frase.:-)

    Scherzi a parte: non è come ho scritto. Ricordavo male. Tonino non fece sua quell’espressione. E non c’entra col suo passaggio dalla magistratura alla politica, ma risale al tempo di mani pulite.

    Fu Montanelli che scrisse che “Di Pietro, così come Napoleone, ….bla-bla-bla”.

    Sono andata a controllare poiché il tutto non convinceva neanche me.

    Tu però non dirlo a nessuno……che qui mi controllano. :-))

    Cocco

  16. utente anonimo says:

    Cocco, #15

    < Tonino non fece sua quell'espressione >

    Ahem, infatti nemmeno io la ricordavo in bocca sua.

    È una delle mie citazioni predilette, perché – nel contesto militare dell’autore – voleva significare che quando vai in battaglia non puoi pretendere di programmare tutto *prima*: la qualità delle persone si misura, non solo in battaglia eh, anche e soprattutto guardando alla loro reazione di fronte agli imprevisti (le “sorprese”, appunto).

    [Citata anche dal Luraghi nella sua critica al Gen. George McClellan] :-)

    Per stasera, fine. ;-)

    Botas de campo

  17. utente anonimo says:

    >Fu Montanelli che scrisse che “Di Pietro, così come Napoleone, ….bla-bla-bla”.<
    Ecco, gentile Cocco (che d’ora in poi per amor di tua nipote io non vi aggiungerò gli aggettivi “bella” e “fresca”:-) ) solo per il fatto di aver tu citato un bieko reazionario come Montanelli (vabbè, alla fine si è “riscattato” mettendosi contro l’arcibieko Berluska:-) ) dovresti sottoporti ad una forte penitenza equa nonché solidale:-)

    >Sono andata a controllare poiché il tutto non convinceva neanche me.

    Tu però non dirlo a nessuno……che qui mi controllano. :-))<
    Già:-).

    Dunque, il famoso motto napoleonico…mah, anche Di Pietro avrebbe benissimo potuto citarlo, è talmente famoso quel motto che ormai fa parte del bagaglio di citazioni “pret-a-porter” che anche uno che al congiuntivo dà del “lei”:-) ormai può usare disinvoltamente.

    Comunque credo che l’abbia citato a suo tempo anche Lenin, per costruirvi la sua “società socialista” del menga. Io credo che tale detto, se applicato, forse è meglio applicarlo solo nel contesto in cui è nato, ovvero quello militare (anche se a me risulta che Napoleone pianificasse con cura le proprie campagne, specie per quanto riguardava l’uso dell’artiglieria di cui era maestro, e quel detto lo usava solo quando i suoi marescialli si facevano troppe pippe mentali sui possibili imprevisti). E anche nell’ambito militare l’applicazione di tale metodo dà frutti solo se si è genì militari come Napoleone e provvisti di un “fattore C.” (ovvero “culo”) pari al suo, fattore che lo abbandonò solo alla vigilia di Waterloo.

    Il principale uso “ad minchiam” del suddetto principio è quello che io contesto agli odierni nipotini di Marx&Lenin d’ogni foggia e colore. Io esigo sempre che mi si mostri il famoso campione di “corda di sabbia” a chi mi chiede di seguirlo con fede cieca nell’impresa di fabbricare una corda fatta di sabbia. Napoleone o non Napoleone. E la brutta fine che fece alla fin-fine (scusate il gioco di parole) Napoleone e soprattutto la fine che fece fare alla Francia che si dissanguò e si rovinò senza guadagnarci un sol pollice di terreno non mi sembra un buon biglietto da visita per il suo motto.

    Ciao

    Ritvan

  18. utente anonimo says:

    #3

  19. utente anonimo says:

    La luna, o mondo dei sogni, è la più ampia delle soffitte:

    “Non stette il duca a ricercare il tutto;

    che là non era asceso a quell’effetto.

    Da l’apostolo santo fu condutto

    in un vallon fra due montagne istretto,

    ove mirabilmente era ridutto

    ciò che si perde o per nostro diffetto,

    o per colpa di tempo o di Fortuna:

    ciò che si perde qui, là si raguna.”

    (“furioso”, xxxiv, 73)

    Lì vi si possono trovare tutte le cose perse, che poi perse non sono, se lì si possono ritrovare. La musica è uno degli ippogrifi per giungervi.p

  20. utente anonimo says:

    >Lì vi si possono trovare tutte le cose perse, che poi perse non sono, se lì si possono ritrovare. La musica è uno degli ippogrifi per giungervi.p<
    Giusto. Come disse il mozzo al capitano della nave:

    “Mozzo: Signor capitano, se sappiamo dove si trova un oggetto, possiamo dire che quell’oggetto s’è perso?

    Capitano: Certo che no.

    Mozzo: Ah, bene, non sa che peso mi toglie! Infatti, io temevo di aver perso la sua preziosa teiera d’argento, a cui lei teneva così tanto, ma siccome so che ora si trova in fondo al mare posso star tranquillo, vero?” :-) :-)

    Ciao

    Ritvan il Bieko Sofista

  21. utente anonimo says:

    Ritvan, temo che la tua storiella sia stata tratta da analoga di ceppo Zen :

    Il discepolo chiese :- ” Maestro è vero che quando un oggetto si rompe, vuol dire che è finito il suo tempo ?

    - ” Sì”, rispose il maestro.

    - “Ecco, maestro, volevo dirle che la sua tazza da thè ha finito il suo tempo : mi è appena caduta e si è rotta”.

    Aurora.

  22. utente anonimo says:

    >Ritvan, temo che la tua storiella sia stata tratta da analoga di ceppo Zen….Aurora.<
    Le origini delle storielle si perdono nella notte dei tempi. La mia l’ho letta in un libro di storielle in francese quando imparavo il francese (secoli fa:-) ma non ho conservato le prove Vostro Onore, pertanto può benissimo non credermi:-) ). Inoltre, nel caso il bieko francese bianko l’abbia scippata alla nobile cultura Zen e stravolta, ti giuro che io non c’entro, non c’ero e se c’ero dormivo:-).

    Però, visto che si parlava di cose perdute e non di cose rotte, la “mia” mi sembra più pertinente.

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    La lealtà in battaglia è contemplata nella tua citazione preferita, oppure no?

    E’ una mia curiosità. :-)

    Se vuoi discutere di Napoleone, temo che ti debba riconciliare con Ritvan che muore dalla voglia di farlo….1. riconciliarsi con te e parlare di Napoleone; 2. riconciliarsi con te per parlare di Napoleone ; 3. parlare di Napoleone per riconciliarsi con te.

    Sono indecisa tra la prima e l’ultima. Di una cosa sono sicura: parla a nuora perché suocera intenda. La suocera saresti tu. :-)

    Tornando alla proposta iniziale, lui lo sa che se magari scrivi che la guerra di secessione americana risale al 1840, per dire, io non me ne accorgo neanche che è sbagliato. Figuriamoci se so che Luraghi ha fatto una critica a McClellan!

    Ciao

    Cocco

  24. utente anonimo says:

    Se non fosse chiaro il #23 è per Botas.

    Cocco

  25. utente anonimo says:

    Cocco, #23

    < La lealtà in battaglia è contemplata nella tua citazione preferita, oppure no? >

    La citazione era quella là, nuda e cruda… non saprei se Napoleon 1er volesse o meno sottintenderlo. :-

    Da parte mia credo che la lealtà, generalmente parlando, sia il presupposto essenziale del rispetto in ogni forma di relazione umana: nel rapporto di coppia come in guerra. Nel secondo caso essa è quasi sempre, purtroppo, solo un falso mito: una delle molte ragioni che rende la guerra detestabile. Da affezionato lettore di Ernst Jünger, poi, mi ritrovo nelle sue riflessioni sulla guerra “moderna”, assai più disumanizzata dell’antica, ciò che renderebbe l’esercizio stesso della lealtà alquanto problematico. :-(

    < se magari scrivi che la guerra di secessione americana risale al 1840, per dire, io non me ne accorgo neanche che è sbagliato >

    L’esimio Prof. Teodori, uno che se fosse bandito un pubblico concorso al posto di Official Asswiping Presidential Tongue alla Casa Bianca farebbe carte false per vincerlo :-P firmò nel 1996 un manualetto da 1.500 lire per la Newton, “Storia degli Stati Uniti d’America”, dove a pag. 31 – ci tengo ancora il segnalibro dentro – era testualmente scritto: “…Lee venne fermato a Gettysburg al confine meridionale della Pennsylvania dal generale nordista Ulysses Grant…”.

    Già. Peccato che Grant nei giorni stessi di Gettysburg era impegnato nell’assedio di Vicksburg, a circa 850 miglia (quasi 1.400 kms) di distanza. Il comandante dell’armata unionista a Gettysburg era infatti George Meade :-D

    Ai non addetti può non dir nulla, ma sarebbe quanto basta a far cacciare un docente di “Storia e istituzioni degli Stati Uniti” dalla relativa cattedra. E la tentazione di fare un paio di telefonatine appropriate mi era pure venuta… :-P

    Quindi se davvero non ti accorgessi dell’anacronismo che hai esemplificato, e non ci credo, rischieresti pure di trovarti in buona (buona, si fa per dire…) compagnia. :-)

    < Figuriamoci se so che Luraghi ha fatto una critica a McClellan! >

    Ma cara… :-) intanto tu hai contestualizzato subito l’autore (Luraghi) e l’oggetto (McClellan) nella War Between The States (“Between”, eh, mica “Among”: sfumatura essenziale), più rudemente nota, solo in italiano però, come “Guerra di secessione”.

    Facciamo un sondaggio in rete per vedere quanti altri riuscirebbero a intuire ciò di cui si stava parlando? :-D

    Ciao

    Botas de campo

  26. utente anonimo says:

    Va bene. Ci siamo intesi. Più che un’opinione su ciò che potesse essere sottinteso nella citazione, m’interessava un’opinione e basta in proposito.

    La mia curiosità.

    Penso anch’io che la guerra “moderna” renda problematico per non dire impossibile l’esercizio della lealtà. E credo che la lealtà nei rapporti interpersonali viaggi quasi parallelamente alla precedente. Con un lieve ritardo. Un ritardo tanto più accentuato quanto più l’individuo si è opposto ad uniformare il proprio pensiero allo sviluppo tecnologico. Solo che il progresso tecnologico non ha coinciso, e non poteva coincidere, con quello affettivo che è stato apparentemente e temporaneamente alienato ma che si riaffaccia prepotente assumendo ora l’abito del malessere di chi il potere tecnologico lo detiene e/o lo subisce e dopo, spero, quello della rivincita.

    Con questo mi vorresti giustificare ma per me mal comune non equivale a mezza gioia, neanche se il male è pure di Teodori. :-)

    O la cosa m’intessa e allora non mi concedo scusanti se non la so oppure non m’interessa e allora ciascuno può dire quello che vuole e non me ne importa nulla.

    Troppo buono, Botas. Ma sbagli. Sai quanto ci vuole a vedere chi era Luraghi col motore di ricerca? Lo sai. Ed è quello che ho fatto io. Intuire è un livello. Cercare è un altro. Sapere è un altro ancora…..e poi c’è anche dell’altro nella vita.

    Non mi fare parlare troppo però, ché il nemico ascolta, se ne approfitta e dopo mi tocca rifilare qualche metaforico schiaffone. Non rompiamo le tregue. :-)

    Però, leggendo mi sono soffermata sulla “sfumatura essenziale”. :-) Non sui due termini che citi ma sul concetto di guerra internazionale o guerra civile. Intendevi quello, vero?

    Se hai tempo e pazienza per rispondere, bene! Altrimenti lascia perdere che io non mi offendo.

    Ciao

    Cocco

  27. utente anonimo says:

    Porc……!

    Ho capito cosa ho fatto. Nei due spazi bianchi che compaiono al post sottostante c’era il richiamo del periodo a cui rispondevo. Devo aver messo le freccetta al contrario.

    Allora:

    1° quote

    “L’esimio Prof. Teodori……”

    2° quote

    “Ma cara… :-) intanto tu hai contestualizzato ……….”

    Buonanotte

    Cocco

  28. utente anonimo says:

    >Sai quanto ci vuole a vedere chi era Luraghi col motore di ricerca? Lo sai. Ed è quello che ho fatto io. Intuire è un livello. Cercare è un altro. Sapere è un altro ancora…..e poi c’è anche dell’altro nella vita. Cocco<
    Giusto. Come diceva Umberto Eco (per la serie:a volte anche i kompagni dicono cose condivisibili):”Per me l’uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma quello che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti”.

    (Credo che Eco con “uomo” volesse intendere la specie “Homo sapiens sapiens”, altrimenti Cocco mia t’autorizzo ad inkazzarti come una iena!:-) ).

    >Non mi fare parlare troppo però, ché il nemico ascolta,<
    Hmmm…citazione ducesca:-)

    >se ne approfitta e dopo mi tocca rifilare qualche metaforico schiaffone. Non rompiamo le tregue. :-)<
    Siccome non sono cristiano, io gli schiaffoni (metaforici e non) li restitusco, con gli interessi legali però. Anche alle donne. Troppo comodo pretendere nel contempo quote rosa e immunità schiaffeggiatoria!:-)

    >temo che ti debba riconciliare con Ritvan che muore dalla voglia di farlo..<
    Ioooo??!! Ma quando mai! Sono solo curioso di vedere come e qualmente l’Uomo D’Onore, Terrore dei Viscidi Esseri Striscianti Albanesi Narkoterroristi terrà Fede Nel Tempo al Suo Glorioso Impegno. Tutto qui. Forse sono Troppo Infimo (lo so che non si dice, ma tra Uomini D’Onore è sempre meglio esagerare in prosopopea:-) ) per essere degnato della Sua Suprema Attenzione. Sto meditando di usare come pseudonimo “George W. Bush”. Forse abbocca:-).

    Ciao

    Ritvan

  29. utente anonimo says:

    Io sono figlia unica, ma vanto parentele elettive che riescono sempre a sorprendermi… Grazie.

    Viatrix

  30. utente anonimo says:

    “L’uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall’armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I motivi del suo animo sono foschi come la notte: i suoi appetiti neri come l’erebo. Non vi fidate di un siffatto uomo. Ascoltate la musica.”

    (W. Shakespeare )

    ;-)

    JZ

  31. utente anonimo says:

    W. Shakespeare )

    ;-) JZ

    Shakespeare…Shakespeare…chi era costui?..Ah, già, adesso ricordo… un bieko antisemita che s’era inventato un mercante ebreo sanguinario che pretendeva di macellare un cristiano per un debituccio…JZ, mi meraviglio di te che citi simili diffamatori d’ebrei!:-)

    Ciao

    Ritvan

  32. utente anonimo says:

    Miguel, se hai finito la singolar tenzone dalla dacia…

    …torni fra di noi?

    Grazie, Silviu

  33. kelebek says:

    Per Ritvan, n. 31

    Tesi rafforzata dal fatto che anche Corneliu Codreanu ha scritto parole quasi identiche.

    Segnaliamo JZ a Indymedia?

    :-))

    Miguel Martinez

  34. utente anonimo says:

    JZ, #30

    < "L'uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall'armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I motivi del suo animo sono foschi come la notte: i suoi appetiti neri come l'erebo. Non vi fidate di un siffatto uomo. Ascoltate la musica."
    (W. Shakespeare ) >

    Bello davvero, non rammentavo, grazie. :-)

    Però, contra:

    “La musica non mi persuade”

    (Lenin)

    ;-)

    Botas de campo

  35. utente anonimo says:

    Bdc, #34

    Se Z. o qualche altro/a filantropo/a volessero erudirmi circa le effettive modalità d’uso di questi tag del *#!^&:-), sarei molto grato. Thanks in advance.

    Botas de campo

  36. utente anonimo says:

    X Ritvan e MM:

    AIUTO!!!!!!!!! ;)

    JZ

  37. utente anonimo says:

    Il tag lo devi usare appena prima del testo che vuoi evidenziare, cosa che mi pare tu abbia fatto (anche se non ho capito perché ci hai messo in mezzo anche “contra”) e poi lo devi chiudere alla fine del testo da evidenziare con lo stesso simbolo racchiuso dalle freccine ma anticipato dallo /, cosa che invece mi pare tu non abbia fatto o non abbia fatto bene.

    Così: [/b]

    Ovviamente con le freccine al posto delle parentesi quadre che io ho sostituito altrimenti il computer non capisce cosa sto facendo, prende fischi per fiaschi ed esegue qualcos’altro.

    Ricordati di chiudere sempre il tag che hai aperto. Se non lo fai, o lo fai male, il commento risulterà evidenziato fino all’ultima parola.

    Magari già lo sai, però b indica il grassetto e i il corsivo.

    Cocco

  38. utente anonimo says:

    Cocco, # 37

    Grazie tantissime, sei stata proprio carina.

    @}->–

    In effetti credo il problema stesse proprio nella barretta (“slash”) che infatti non inserivo a chiusura del segmento taggato.

    Così l’italico e il grassetto andavano avanti ad libitum…. non avevo capito che funziona come nella codifica in html delle pagine web.

    Mentre nel mio caso volevo proprio evidenziare solo contra .

    Davvero grazie ancora.

    Botas de campo

    PS Ti devo una risposta eh, non me ne sono scordato. :-)

  39. utente anonimo says:

    Di niente.

    Avevo intuito che il problema era nel mancato uso dello slash.

    Non avevo capito però che volevi evidenziare solo contra.

    Forse perché io avrei evidenziato tutta la frase di Lenin.

    Ho impiegato un po’ a intendere *#!^&.

    Poi però ce l’ho fatta :-)

    Cocco

  40. utente anonimo says:

    Cocco, #39

    < Non avevo capito però che volevi evidenziare solo contra. >

    Solo perché è termine tecnico-giuridico che usato fuori contesto mi suonava troppo pomposo. Nei commentari giuridici su un determinato tema trovi infatti citate le varie sentenze significative pro e contra. :-)

    Preso dalla mia piccola raccolta di emoticon per uso in chat, come anche la rosellina di prima. Trovi tutto in siti web facilmente raggiungibili, parola chiave “emoticon”. A volte sono utili. ;-)

    Quello là incasinato, poi, sembrava tratto di peso dai fumetti di Paperino. :-D

    A presto,

    Botas de campo

  41. utente anonimo says:

    Bdc, #40

    Ed ecco che manco a farlo apposta pure a me è saltato via il quote. :-(

    Era così:

    < Ho impiegato un po' a intendere *#!^&. >

    Preso dalla mia piccola raccolta… etc.

    Escuse-moi.

    Bdc

  42. utente anonimo says:

    Era una rosellina? :-))))))))))

    Certo che sono proprio un’imbranata!

    La vedevo un po’ scuretta e l’avevo presa per una prova di grassetto. :-(

    Grazie Botas

    Cocco

  43. utente anonimo says:

    Cocco, #26

    < Se hai tempo e pazienza per rispondere, bene! >

    Cercare di rispondere, in questo caso, è solo usare un po’ di gentilezza verso una persona che come te si è mostrata gentile: non costa nulla e fa piacere.

    Qui poi si tratta di piccolezze che un po’ ancora tengo (si può dire così anche in italiano?) in “punta di dita”: non fa gran fatica. :-)

    < Sai quanto ci vuole a vedere chi era Luraghi col motore di ricerca? >

    Mica è disonorevole… anzi. Veramente ero incerto se l’avessi prontamente verificato in rete o se già ne sapessi di tuo. Il buon senso e il calcolo delle probabilità deponevano per la prima ipotesi, senza escludere la seconda. Che però avrebbe implicato dal tuo lato una formazione o degli interessi di particolarità notevole. Ma quando una persona si mette a cercare, sicuramente denota un concreto interesse per l’oggetto in argomento, o per la discussione complessiva in corso, essendo che la ricerca qualche fatica la richiede, no? E infatti io, essendo nel dubbio, ti scrissi “hai contestualizzato subito”, ciò che valeva a complimentarmi nell’uno come nell’altro caso. :-)

    Perché anch’io sono un cercatore, eh. Quando trovo qualcosa che non conosco, e che mi interessa, l’omnisciente San Google non sfugge alla mia stretta se non dopo avere reso una piena e soddisfacente confessione. :-)

    Così fu, per esempio, quando parecchio tempo fa lessi per la prima volta qui in rete la parola “Kelebek”, tenuto conto che le uniche tre frasi in turco alla mia conoscenza erano (e sono) del tipo di quelle che si sussurrano a una ragazza se proprio si desidera rimediare uno schiaffo nell’immediatezza. :-D

    Luraghi, dunque, si appoggia a Napoleone per addebitare a McClellan, abile pianificatore e minuzioso organizzatore, quella medesima astrattezza tetragona – nel supporre che tutto degli svolgimenti si possa ben programmare prima – che aveva contraddistinto i lenti comandanti austriaci: infatti Napoleone, grazie alla sua proverbiale duttilità, li aveva sempre battuti come tappeti. :-)

    E lo fa, perfidamente, rammentando che proprio McClellan amava pavoneggiarsi in pose napoleoniche. :-P

    Se levo lo sguardo, qui nella quiete del mio studio, a un piccolo fotoritratto del Gen. Lee che fiancheggia sulla parete quello immenso del Che, non posso che sottoscrivermi riverentemente in calce.:-)

    Premevami però dire, specialmente, che tali diversi approcci si ritrovano anche e soprattutto nelle vicende della comune vita quotidiana: i nostri simpatici arzigogoli, se rammenti, erano partiti proprio dal concetto di “sorpresa” (relativamente al blog stesso).

    < Penso anch’io che la guerra “moderna” renda problematico per non dire impossibile l’esercizio della lealtà. >

    Assai più che prima, sì.

    Poi se andiamo a scavare un po’ anche nel “prima” forse ci accorgiamo che non eran tutte rose e fiori: una certa etica cavalleresca era certamente patrimonio di alcuni, ma non è che le atrocità mancassero. Mi colpì un brano di Keegan (forse il più noto storico militare contemporaneo) su certi ritrovamenti in Inghilterra che avevano evidenziato, durante le “Wars of the Roses” (seconda metà del sec. XV) episodi di overkilling apparentemente inspiegabili. “Overkilling” è quando colpisci un uomo molte volte in più di quante ne bastino ad abbatterlo e a ucciderlo, e continui eventualmente anche “dopo” – scusa la crudezza.

    Per cultura propendo a contestualizzare, a storicizzare, a relativizzare i singoli segmenti ma ai nostri delicati occhi di donne e uomini “occidentali” del XXI secolo alcuni elementi restano pur sempre inesplicabili. Se da samurai taglio la testa con un sol colpo di spada al samurai mio nemico, gli dò una morte buona e onorata… epperò se da terrorista decapito un ostaggio con un coltellaccio davanti alla videocamera compio un atto abietto e disgustoso. Sempre di teste mozzate si tratta, ma i differenti codici culturali, per non dire rituali, che operano nei rispettivi contesti, restituiscono un effetto che non sempre, e non da tutti, riesce a essere coerentemente elaborato. Vabbeh, sto divagando… la smetto qui.

    < E credo che la lealtà nei rapporti interpersonali viaggi quasi parallelamente alla precedente. Con un lieve ritardo. Un ritardo tanto più accentuato quanto più l’individuo si è opposto ad uniformare il proprio pensiero allo sviluppo tecnologico. Solo che il progresso tecnologico non ha coinciso, e non poteva coincidere, con quello affettivo che è stato apparentemente e temporaneamente alienato ma che si riaffaccia prepotente assumendo ora l’abito del malessere di chi il potere tecnologico lo detiene e/o lo subisce e dopo, spero, quello della rivincita. >

    Qui probabilmente non possiedo il riferimento-origine (la fonte, l’evento) che ispira la tua riflessione, ma nondimeno – se l’ho ben compresa – mi pare di poterla decisamente condividere.

    < Però, leggendo mi sono soffermata sulla “sfumatura essenziale”. :-) Non sui due termini che citi ma sul concetto di guerra internazionale o guerra civile. Intendevi quello, vero? >

    Proprio così! Anche se i CSA non furono mai riconosciuti dalle potenze dell’epoca, ebbero però attribuiti i cc.dd. “diritti di belligeranza”. Il diritto di secessione dei singoli stati era costituzionalmente previsto (come poi anche fu in Jugoslavia e in URSS, d’altra parte) ma la CSA venne costituita in quanto confederazione, con l’entrata in campo degli stati più importanti del sud, “dopo” che era venuto in chiaro come il rampante capitalismo industrialista e finanziario yankee non avrebbe *mai* acconsentito pacificamente all’esercizio di un tale diritto. La faccenda della schiavitù, gettata in pasto alle anime belle (e a volte un po’ esaltate) c’entrava poco e niente.

    Trovo quindi molto corretta la dizione “War between the States”, comunemente in uso del resto negli Stati Uniti attuali, che sottolinea appunto la contrapposizione di due entità rispettivamente omogenee, accomunate all’origine ma portatrici – come dice una battuta per me bellissima di un film in tema – “di sogni diversi”.

    Non so se si è capito, sono un po’ “sudista”, eh. E non è solo amore per le cause perse, eh. ;-)

    Buonanotte,

    Botas de campo

  44. utente anonimo says:

    Cocco, #42

    < l'avevo presa per una prova di grassetto >

    :-((

    Infatti era anche in grassetto.

    Era appunto per ringraziare te, invece. Ben meritata. :-)

    E buonanotte per davvero… :-)

    Botas de campo

  45. utente anonimo says:

    Se da samurai taglio la testa con un sol colpo di spada al samurai mio nemico, gli dò una morte buona e onorata… epperò se da terrorista decapito un ostaggio con un coltellaccio davanti alla videocamera compio un atto abietto e disgustoso.

    maria

    botas, forse non ho ben capito queste tue parole, ma non credo che ci sia solo un problema di contestualizzazione, il samurai si batte alla PARI con un altro samurai, l’ostaggio invece viene ammazzato iin una una condizione di totale asimmetria.

    Riguardo alle teste mozzate dunque cosa c’è da elaborare?

    maria

  46. utente anonimo says:

    Maria, #45

    Eh hai ragione Maria. :-)

    Rileggendo poi, mi sono accorto che, avendo a un certo punto stoppato il filo del mio discorso per non tediare oltremisura, effettivamente c’era il rischio di leggerlo nel modo che tu stessa hai rappresentato.

    Hai perfettamente ragione, l’asimmetria anche etica è patente e non era mia intenzione mettere le due cose sullo stesso piano.

    Avrei dovuto proseguire sugli antichi sacrifici umani, sui rituali nordamerindi, sulle teste attaccate dai guerrieri celti ai bardamenti dei cavalli, etc.: forse mi sarei fatto capire meglio.

    Quindi mi scuso.

    Botas de campo

  47. utente anonimo says:

    Quindi mi scuso.

    maria

    :-))))

  48. utente anonimo says:

    Maria, #45 e Bdc, #46

    Scusa, Maria, una precisazione che prima mi era sfuggita, sennò magari passo per matto. :-P

    Il samurai del mio esempio la testa non la tagliava in battaglia, ma dopo, al nemico sconfitto che gli si consegnava, non sopportando l’onta della resa, proprio a quel fine (articolo nonsoquale del Bushido). Se per caso hai visto “L’ultimo samurai” verso l’inizio c’è proprio una scena di quel tipo. :-)

    E da lì volevo partire per accennare agli orrori commessi da militari giapponesi, nel nome di quello stesso codice, nella guerra in Cina e nella 2GM. C’è un piccolo libro su quegli orrori, istruttivo e orribile, “I cavalieri del Bushido” di Lord Russell di Liverpool (1958), tradotto anche in italiano per la Newton a pochi euro.

    Perché alcuni Giapponesi, forse addirittura in buona fede ed è questo il lato più inquietante, ritenevano legittimo applicare le *loro* norme tradizionali anche a nemici sconfitti che nemmeno, di quelle norme, avevano mai sentito parlare. da qui le uccisioni in massa di prigionieri, etc.

    “Relativismo culturale”, odi et amo. Fieri sentio et excrucior. ;-)

    Scusa, mi sembrava opportuno precisare almeno questo…

    Ciao

    Botas de campo

  49. utente anonimo says:

    Botas, grazie per la precisazione, adesso si capisce meglio:-) certo c’è da dire che la guerra, credo in ogni tempo, sia crudele oltre la necessità, gli umani sono peggiori delle bestie e non è un luogo comune.

    Sono per la pace proprio per cercare di evitare questo lato “bestiale” che in guerra si manifesta come non mai, e spesso facendola franca.

    maria

  50. utente anonimo says:

    Maria, #49

    Cara Maria, mai mi sono considerato “pacifista” nel senso delle bandierine iridate :-) ma certamente il tuo approccio mi trova in perfetta sintonia.

    Per tanto solo uno psicotico grave, IMHO, può avere definito la guerra “sola igiene del mondo”… :-(((

    Botas de campo

  51. utente anonimo says:

    >La faccenda della schiavitù,(nella guerra di seccessione amerikana-ndr) gettata in pasto alle anime belle (e a volte un po’ esaltate) c’entrava poco e niente. Innominato Che Non Mi Legge<
    Beh, diciamo poco dal punto di vista “moralistico” e abbastanza da quello pratico. Uno Stato, seppur federale, non può andare avanti a lungo facendo finta di niente quando in una parte di esso si pratica legalmente la schiavitù e nell’altra viene considerata – come nel mondo di oggi, del resto -un crimine abominevole. Alla fine i nodi – schiavitù compresa – dovevano per forza venire al pettine e chi non lo capisce vive nel mondo dei cartoni animati:-).

    L’immoralità della schiavitù nel Sud venne “gettata in pasto alle anime belle” nordiste e all’opinione pubblica mondiale esattamente come oggi si fa col “narkoterrorismo” dei kosovari albanesi o a suo tempo il contrabbando delle sigarette dei montenegrini (che giustamente fecero poi il gesto dell’ombrello ai cari “fratelli” serbi) da certi antiimperialisti dei miei stivali da campo. Tutto fa brodo e nihil novo sub sole.

    Ritvan

  52. utente anonimo says:

    >Avrei dovuto proseguire sugli antichi sacrifici umani, sui rituali nordamerindi, sulle teste attaccate dai guerrieri celti ai bardamenti dei cavalli, etc.: forse mi sarei fatto capire meglio….Innominato Che Non Mi Legge<
    Beh, se aggiungevi anche le ceste piene di occhi umani collezionate dalla soldataglia serba nelle guerre balcaniche – come la già citata antropologa Edith Durham ci rende edotti – forse ti spiegavi ancora meglio:-).

    Ritvan

    P.S.(serio). Il Kanun albanese (in vigore anche in Kosovo negli ultimi secoli) vieta(va) severamente la mutilazione dei cadaveri e l’uccisione di donne e bambini, anche nemici. Chi lo faceva, veniva considerato “Uomo Senza Onore” ed escluso dalla vita della comunità. Normalmente non gli rimaneva che emigrare altrove. Io credo che sia stato questo uno dei motivi (oltre a lingua, religione e altri) che non ha permesso la pacifica convivenza di serbi ed albanesi. Ho detto uno, eh.

  53. utente anonimo says:

    Per maria e Botas

    Disumanizzata, diceva Botas al # 25.

    Disumanizzata e disumana non hanno lo stesso significato.

    Fermo restando che la guerra, disumana lo sia in ogni caso, essa si è allontanata da regole e principi che, disumani per quanto siano, rendono attese le azioni poiché realizzate sulla base di codici noti e in qualche modo socialmente accettati. Mi viene in mente una vecchia discussione fatta in questo blog. Ma bando alle celebrazioni!

    E mi viene in mente anche una discussione fatta con gente del sud, da cui mi sono fisicamente allontanata da tempo, sull’attuale mafioso.

    In quell’occasione chiedevo di delinearmi le caratteristiche del mafioso del paese.

    Mi dissero che non era più come una volta allorquando potevi decidere di stare dentro o fuori la mafia ben sapendo che anche standone fuori saresti stato stimato e non disturbato dal mafioso di turno. Questi aveva rispetto della persona che “si faceva rispettare” la quale dichiarava con le proprie azioni da che parte stava, mettendo in atto equilibristici e spesso non facili comportamenti che parlavano una lingua non detta, ma parlavano pur sempre una lingua.

    Oggi, mi dissero, il mafioso non tiene conto della personalità degli altri ma bada solo ai propri interessi (economici) escludendo, quindi, le persone. Il vecchio mafioso, per nessuna ragione, avrebbe ucciso donne e bambini, ad esempio. Non si sarebbe mai posto come giustiziere dal lato di chi ha “offeso” gratuitamente.

    Ciò genera paura molto più di prima. Nessuno è tranquillo poiché ha davanti a sé un delinquente più che un “uomo d’onore”.

    Spero che il mio discorso non sia percepito come una giustificazione del potente, bensì come un rilevare le caratteristiche di una trasformazione dei codici: molto più “umani” (che non significa positivi) i primi, molto più disumanizzati i secondi, in quanto non tengono conto dell’uomo. Egli è né più né meno che una partita di merce.

    Cocco

  54. utente anonimo says:

    Lo invio o non lo invio? Lo invio.

    Commento “cattivo”:-) per Botas.

    Scusami Botas ma è il mio modo di essere leale: non lasciar credere all’altro, nel bene e nel male, di essere diversi da come si è.

    < Cercare di rispondere, in questo caso, è solo usare un po’ di gentilezza verso una persona che come te si è mostrata gentile: non costa nulla e fa piacere.
    Qui poi si tratta di piccolezze che un po’ ancora tengo (si può dire così anche in italiano?) in “punta di dita”: non fa gran fatica. :-) >

    Questo discorso, non chiedermi perché (poiché in questo contesto non te lo dirò) ma non mi piace.

    Da esso estrapolo le tua indiscutibile gentilezza e per essa ti ringrazio. Quanto al successivo (quello che comincia con “Mica è disonorevole…..” ) capisco che da parte tua è un modo per valutarmi positivamente, ma giunge a me come un modo per valutare l’altro sulla base del proprio modo di essere.

    Cocco

  55. utente anonimo says:

    Cocco, #53

    Ti sei spiegata con chiarezza sul fatto essenziale dei “codici”, l’esempio della mafia mi sembra ben portato.

    Mi sembra addirittura che il termine “mafioso”, un tempo, fosse usato per esprimere anche apprezzamento estetico (“quel cavallo è mafioso” = “quel cavallo è proprio bello”).

    La tendenza alla mercificazione universale, letta come dato antropologico, mi sembra una buona chiave di analisi per le dinamiche di cui si diceva.

    Botas de campo

  56. utente anonimo says:

    Cocco, #54

    < Lo invio o non lo invio? Lo invio. >

    Fatto benissimo. :-)

    < non lasciar credere all’altro, nel bene e nel male, di essere diversi da come si è. >

    Presupposto, sul mio lato, per essere seriamente amici.

    < Questo discorso, non chiedermi perché (poiché in questo contesto non te lo dirò) ma non mi piace. >

    Forse intuisco un po’ la ragione: indelicatezza. Mi dispiace davvero :-( , l’intento era quello di riscontrare indirettamente la tua precedente notazione al #26:

    < Se hai tempo e pazienza per rispondere >

    ma la via dell’inferno è lastricata come sai. :-)

    < giunge a me come un modo per valutare l’altro sulla base del proprio modo di essere >

    Ne faccio ammenda, il modo nel quale ti è giunto lo detesto io medesimo in via di principio perché indica insufficiente rispetto dell’Altro. E se così ti è arrivato – anche tarando le distorsioni potenziali del mezzo – vuol dire che non andava bene.

    Data l’ora un po’ tarda e la stanchezza non ci sono stato attento. Mi perdoni?

    Ciao

    Botas de campo

  57. utente anonimo says:

    Ma perché sei così accomodante con me!?!

    Quasi neutralizzante.

    Non ho nulla da perdonarti. Solo ti “ascolto” ….. ma “ascolta” pure tu.

    Ciao

    Cocco

  58. utente anonimo says:

    Cocco, #57

    < Ma perché sei così accomodante con me!?! >

    “Accomodante” mi sembra un po’ eccessivo, comunque:

    - in generale: perché ti comporti con gentilezza;

    - nello specifico: perché non mi sembra avessi torto.

    E poi, della lealtà già sai cosa penso. :-)

    Non vuol essere una lesione alla parità dialettica: se non condivido le tue opinioni te lo dico per certo, in maniera tale beninteso da non temere di offenderti.

    Ciao

    Botas de campo

  59. utente anonimo says:

    Botas (# 58)

    D’accordo. Apprezzo l’intero discorso.

    Ciao

    Cocco

  60. Ciao. Una cosa:

    LASCIATE STARE TRAVAGLIO per piacere. LUI non scrive mai stronzate gratuite: quello che dice è documentato e studiato per ANNI, con noevoli sacrifici, fatica e sbattimento.

    Se è stato condannato in UN processo per previti e confalonieri, aspettate l’appello, in cui vincerà su tutta la linea PERCHE’ TRVAGLIO E’ UN GRANDE uno dei pochi, davvero grandi, piacevoli, umoristici, BRAVI , professionali e onesti giornalisti che ci siano in Italia oggi. Potrei PICCHIARE qualcuno che parla male di Travaglio (vero Ritvanino?;-)).Un grande scrittore, un uomo d’oro, un comunicatore da paura. UN MITO.

    cloro

    ps cos’è successo tra la Dacia e LIa?

    ciaooo

  61. utente anonimo says:

    >LASCIATE STARE TRAVAGLIO per piacere. LUI non scrive mai stronzate gratuite: cloro<
    Effettivamente, le stronzate se le fa pagar bene dagli editori:-)

    >quello che dice è documentato e studiato per ANNI, con noevoli sacrifici, fatica e sbattimento.<
    Che per caso ci coabiti con lui?:-)

    >Se è stato condannato in UN processo per previti e confalonieri, aspettate l’appello, in cui vincerà su tutta la linea<
    Hai avuto per caso una soffiata dal giudice d’Appello?:-)

    >PERCHE’ TRVAGLIO E’ UN GRANDE uno dei pochi, davvero grandi, piacevoli, umoristici, BRAVI , professionali e onesti giornalisti che ci siano in Italia oggi. <
    Dai, dillo che e pure un bell’uomo, sennò non crediamo al tuo totale disinteresse nell’apprezzarlo tanto:-)

    >Potrei PICCHIARE qualcuno che parla male di Travaglio (vero Ritvanino?;-)).<
    Difficile farlo telematicamente. E con me anche fisicamente. Io rispondo in maniera adeguata anche ad una donna (del kanun me ne impipo!:-) ) e a meno che tu non pesi 100 chili o non sia cintura nera di karate te lo sconsiglierei vivamente qualora m’incontrassi di persona.

    >Un grande scrittore, un uomo d’oro, un comunicatore da paura. UN MITO.<
    Mi sembra di sentire Sandro Bondi che parla di Berlusconi:-) (tanto per rimanere in tema dellla fissa di Travaglio:-) )

    Ciao

    Ritvan

  62. utente anonimo says:

    Cloro,

    i “sacrifici” di marco Travaglio saranno quelli di tutti i lavoratori, chiunque essi siano, con la differenza magari di una diversa renumerazione, vedi i diritti di autore per le migliaia di copie vendute. Tutto regolare per carità, ma da qui a considerare una sorta di eroe Travaglio ce ne corre:-)

    TRa l’altro io pensavo che con la sconfitta, finalmente !, di berlusconi Travaglio trovasse altri ambiti di lavoro e intervento,, ma vedo dalle comparsate televisive che non demorde, ma del resto l’antiberlusconismo è ancora di gran lunga il collante più saldo di quella che in italia si chiama sinistra…

    Maria

  63. utente anonimo says:

    Tempo addietro ho visto Travaglio aggredito da più parti ad un dibattito TV su una rete minore. Già avevo avuto modo di constatare la differenza tra il Travaglio corsivista e il Travaglio conferenziere, ma quella volta mi ha fatto addirittura tenerezza: tranquillo, educato, con Taormina che lo zittiva continuamente e lui che non osava zittirlo a propria volta.

    Certo, ha detto qualche sciocchezza che poteva risparmiarsi, e che i suoi contraddittori non gli hanno risparmiato affatto. Eppure vederlo così imbarazzato, incerto, messo alle corde…quasi soffrivo per lui.

    Quasi :-)

    Z.

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