La sentenza cadde sulle loro illuminate teste

Alle quattro di stamattina, gli occupanti americani hanno consegnato Saddam Hussein ai suoi nemici iracheni, esattamente il tempo occorrente per impiccarlo.

Non sono mai stato un sostenitore di Saddam Hussein: è sufficiente la lettura del resoconto che fa Robert Fisk, nel suo magnifico libro, The Great War for Civilization (tradotto in italiano, credo,sotto il titolo di Cronache mediorientali), per capire perché.

Saddam Hussein non è solo stato un ingegnere di anime in stile sovietico. Ha anche commesso deliberatamente il più grande, e il dimenticato, di tutti i delitti, attaccando l’Iran.

Un delitto analogo a quello che hanno commesso a loro tempo, i re e i primi ministri dell’Austria-Ungheria, della Francia, dell’Italia, del Giappone, della Turchia, della Russia e dell’Inghilterra nel 1914-1915. Crimini che a loro tempo portarono subito a qualche decina di milioni di morti, e avviarono una catena di eventi che finirono solo con la morte di Hitler in Europa, e quella di Mao in Asia.

Né voglio negare il diritto dei suoi avversari di assassinarlo: quando Saddam Hussein prese il potere aveva sicuramente messo in conto la certezza di finire male, e aveva anche deciso che il gioco valesse la candela.

Non condivido affatto la campagna italiana contro la sua uccisione, in nome dell’opposizione astratta alla "pena di morte", perfettamente speculare al gioco di chi invece ha invocato "l’impiccagione del tiranno".

Perché le campagne contro la pena di morte partono sempre da un presupposto: lo Stato - ente astratto, al di sopra degli interessi contingenti, suprema sede del bene comune – ha tra i suoi diritti anche quello di privare i "criminali", cioè gli esseri umani che incarnano il male, anche della loro vita?

Già opporsi alla pena di morte implica, così, la divinizzazione di chi la applica, la giustezza della sentenza, il diritto di chi si dichiara Stato di definire il bene e il male, e di disporre della vita (ma non della morte) di chi ha deciso di relegare tra i malvagi.  A questo si accompagna la spaventosa idea che l’ergastolo possa essere cosa più civile di una veloce uccisione: la condizione di asettica disumanizzazione degli ergastolani negli Stati Uniti non è diversa da quella in cui ha dovuto vivere Piergiorgio Welby.[1]

Quello che trovo ributtante, invece, dell’omicidio di Saddam Hussein è il suo travestimento da processo.

Ergendosi in maniera blasfema a Dio in terra, gli Stati Uniti non possono avere avversari.

Dio è perfettamente giusto, e perfetto il Suo regno. Quindi la ribellione non può mai avere una motivazione che vada al di là del puro e semplice peccato individuale.

Curiosamente, il peccato ha una duplice natura. Da una parte, è invasione demoniaca, o psicopatologica: ecco l’indugiare sui dettagli, veri o presunti, della psicosi del nemico.

 Ma la psicopatologia, come la possessione demoniaca, implica l’incapacità di intendere e di volere: facile temere un invasato, ma difficile odiarlo. Ecco perché va visto, non come semplice malato, ma come peccatore. Cioè come persona che è in balia di Satana, eppure con piena colpevolezza.

Alla categoria storica di avversario, si sostituisce così quella trascendentale di criminale; e solo la sua eliminazione fisica, in nome della Giustizia divina, può riportare l’ordine, come spiega molto bene Cloro sul suo blog.

Ecco perché il semplice omicidio – gesto umano e comprensibile – deve essere sostituito da un rituale. In cui gli assassini non sono più uomini, ma portatori astratti del Bene.

L’esito del processo è già stato scritto – nel dicembre del 2003, Bush dichiarò alla BBC che soltanto "la pena ultima" sarebbe stata il giusto castigo per questo "disgustoso tiranno" (vedi Vittorio Zucconi su Repubblica di oggi).

Però il rito, come ogni rito, deve seguire determinate forme: la giustificazione dell’omicidio futuro deve essere trovata in qualche testo che, grazie alla sua astrazione, dia l’illusione di essere al di sopra dei furori umani. La sentenza deve cadere quasi come una sorpresa, sulle illuminate teste dei giudici.

Questo è stato esattamente il meccanismo della Santa Inquisizione. Gli anticlericali hanno sempre insistito sui suoi aspetti truculenti, ma ciò che era veramente originale dell’Inquisizione è stata la creazione di un sistema inappuntabile di regole e apparenti garanzie, che pure permettevano invariabilmente di condannare.

I giudici di Saddam Hussein, quindi, sono esseri umani che decidono del bene e del male, della vita e della morte, ma fingono che a farlo non siano loro stessi, bensì un Codice; come nell’Inquisizione, dove si fingeva l’obiettività offrendo un difensore alla vittima.

Non solo: i giudici non versano il sangue, ma fanno sì che siano altri a farlo – l’anonimo boia, che all’alba di Abu Ghraib tira qualche leva, che come nelle macchine dei fumetti, mette in moto una serie di rotelle e ingranaggi, i quali spezzeranno loro il collo a Saddam Hussein.

Nello stesso giorno in cui milioni di musulmani, molto più umanamente, sgozzano con le proprie mani un montone per far festa.

Curiosamente, anche l’Inquisizione prevedeva la consegna al braccio secolare, immancabilmente accompagnata da un appello a "non versare il sangue" del condannato. Che perciò veniva, infatti, in genere, arso vivo. Certo, qui abbiamo una doppia consegna al braccio secolare, da parte degli americani ai nemici iracheni di Saddam Hussein, e da parte dei giudici al boia.

Con tutta la distanza che provo verso Saddam Hussein, sono infinitamente più umane le sue ultime dichiarazioni, trasmesse dal suo avvocato Ahmad Siddiq (sempre su Repubblica di oggi):

"Il morale del presidente era alto. Era accaduto quello che si aspettava, niente più.

Ha consolato noi e ci ha ringraziato: più di questo, ha detto, non potevate fare. Ci ha affidato un messaggio per la famiglia, perché non ha potuto rivederli: ci ha chiesto di dire loro di essere uniti e che stava per compiersi la volontà di Dio, il suo martirio per l’Iraq.

Poi ci ha detto che lui non odia Bush e Blair:

"Ho combattuto otto anni Khomeini: non ho mai odiato l’uomo, ma la sua politica. Così è oggi: non odio loro, ma la loro condotta. E spero che il mio Paese sia unito nel rifiutarla, e nel lottare".

Nota:

[1] Sia chiaro, non intendo affatto oppormi alle campagne per l’abolizione della pena di morte nel mondo, se condotte pragmaticamente e non astrattamente.

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64 Responses to La sentenza cadde sulle loro illuminate teste

  1. utente anonimo says:

    Anche a me ha lasciato un pò sorpreso questa esecuzione improvvisa, avvenuta poche ore fa.

    Quel che mi fa paura non è che abbiano ucciso Saddam, ma chi l’ha ucciso e soprattutto la modalità con cui l’ha ucciso (che ne ha preceduto l’uccisione).

    Il paese più potente del mondo ha invaso uno stato sovrano sulla base di clamorose BUGIE, ne ha messo a ferro e fuoco la popolazione, sta ristrutturando oleodotti con tratta Iraq-Israele per rubarne le risorse naturali, ha installato un governo fantoccio loro “amico” (servo), e per di più ha ucciso -dopo averlo arrestato- il capo di stato di quel paese.

    Sembra che la forza di protestare contro una simile follia stia anche finendo, sembra banale ma se di un oggetto esiste (quasi) sempre il proprietario, dell’oggetto mondo a questo punto è abbastanza facile intuire che il proprietario sono gli USA.

    C’è qualche ragione, o impedimento, per cui la serie di violazioni del diritto internazionale che si sono succedute dal 2003 (ma anche prima) ad oggi non debbano ripetersi nel 2007, 2008, 2009 e così via ? C’è qualcosa che gli impedisce di riservare il “trattamento Iraq” anche all’Iran, al Libano, alla Corea del Nord, allo Yemen, all’Indonesia, al Sudan, alla Somalia, e fra 20 anni alla Cina e alla Russia ?

    Quattro o 4 milioni di bandierine della “pace” sventolate in piazza da altrettanti ragazzotti serviranno a qualcosa ? Non serviranno ad un bel niente.

    Da quel che mi sembra, il peggio deve ancora venire.

    Indipendentemente da Bush o chi altro sarà al suo posto fra 2 anni, sembra tanto che gli americani abbiano ormai associato il loro esercito e le loro armi a qualche stramba credenza religiosa. I generali son come dei profeti, la fanteria sono gli apostoli, i piloti d’aereo gli angeli e le guerre che questi sciagurati fanno sono la Parola del Signore. Altro che “mujahedeen e Guerra Santa”, quelli che davvero credono di essere in missione per conto di Dio sono gli americani, solo che il loro non è il Dio della Bibbia o del Corano, ma il Dio dell’America.

    Com’è che qualcuno lo sta chiamando… “americanismo” ? è questa la nuova religione che dagli USA si spargerà attraverso la spada in tutto il mondo.

  2. utente anonimo says:

    Kel, tu e p siete in perfetta sintonia, già il suo commento aveva evidenziato il ” processo puzzolente”( ma avrebbe potuto aggiungere “laido, osceno, immondo, indecente”)e “farsesco”contro il “criminale”.

    Saddam sapeva dal tempo dello spidocchiamento il suo destino, nessuna illusione nell’altrui “giustizia”, bastava la reiterazione continuata della messa in onda di quella scena zazzeruta, per far capire a che livello era sceso concetto bushiano di civiltà.

    Aurora.

  3. utente anonimo says:

    Sul processo ho già detto tutto, e poi aurora ha ribadito così bene. Ma

    siccome sono già pronti a venderci come segno di tempi cambiati in

    meglio le feste della morte del tirannicchio, vi vendo anch’io le feste per la morte d’un tirannicchio. Ma è buona merce di giovenale.

    “Trascinano seiano con un gancio, perché tutti lo vedano: allegria per

    tutti! – “Che labbra, che faccia aveva! Vuoi credermi? Non l’ho mai

    potuto soffrire. Ma sotto quale accusa è caduto? E chi l’ha denunciato? Quali prove, quali testimonianze lo incolpano?” – “Niente di tutto questo.; una verbosa e lunga lettera è giunta da capri”. – ” Ho capito,non voglio sapere altro”. Ma cosa fa la turba dei figli di remo? Come sempre, segue la fortuna e odia chi è caduto in disgrazia. Questo

    medesimo popolo, se norzia [dea etrusca della fortuna] avesse favorito il toscano [seiano stesso], se fosse stato colpito a morte il vecchio imperatore [tiberio, residente a capri], a quest’ora proclamerebbe augusto seiano. Da un pezzo ormai – da quando non abbiamo più voti da vendere – non si cura più di nulla: quel popolo che un tempo assegnava il potere, i fasci, le legioni, tutto, ora modera le sue pretese e due sole cose brama ansiosamente, panem et circenses [ecco da dove viene

    questa frase ormai proverbiale]. “Si dice che saranno in molti a

    morire”. – “Senza dubbio! È spaziosa la fornace” [dove si fondono le statue abbattute del caduto in disgrazia]. – “Ho incontrato il

    mio amico bruttidio vicino all’altare di marte: era pallido pallido…; ho molta paura che il vinto aiace [allusione a tiberio a alla sua

    collera] si vendichi perché l’abbiamo maldifeso. Presto, di corsa, mentre giace ancora sulla riva, prendiamo a calci il nemico [oggi si direbbe il criminale] di cesare. Ma ci vedano i nostri servi, perché nessuno poi neghi e trascini in giudizio, legato per il collo, il padrone tramante”. Questi i discorsi su seiano in quel giorno, questi i bisbigli della folla.”

    Credo che basti.p

  4. utente anonimo says:

    per l’#1 “..sta ristrutturando oleodotti con tratta Iraq-Israele per rubarne le risorse naturali” : ma non costava meno comprarlo il petrolio?

    Il problema di Saddam e’ che l’hanno giustiziato troppo tardi. Andava appeso subito, senza processo. Come i figli, fatti fuori e buonanotte. Nessuno li ha mai rimpianti, e cosi’ sarebbe stato anche per Saddam.

    Malcolm Arnold

  5. Signor Martinez, la sua analisi mi piace davvero molto. La salita al potere di Saddam è avvenuta sul modello di quelle lotte tribali, in cui capita che qualcuno, con la violenza, riesca a imporsi sugli altri clan; ma sa che così ha buone possibilità di non morire di vecchiaia.

    Il nostro ra’is ha avuto modo di riscattarsi nei suoi ultimi giorni, almeno a parole. Di certo non dobbiamo ringraziare lui, se l’impero si è bloccato, ma tutti gli iraqeni che hanno preso in mano il kalashnikov. Ricordo che uno di loro, intervistato da Al-Jazira – non fatemelo scrivere con due “e” :( -, disse: “nel mio villaggio non è mai entrata nemmeno la polizia di Saddam; e non entreranno mai nemmeno gli americani”.

  6. allora, caro Miguel, nella mia immutata stima devo dirti che la prima cosa con cui non concordo è questa frase

    opporsi alla pena di morte implica, così, la divinizzazione di chi la applica,

    Non è vero. Dimostralo. Per me che non riconosco lo stato, è indifferente che la pena la proclami un tribunale di prezzolati iraqueni o lo spesso Bush ( o un killer qualsiasi di cui non si sa il nome)

    assassinio è per me il nome dell’uccisione di Saddam. E tale resta, anche se si dicono tribunali, giudici, usa, iraq ecc..una categoria ha sempre un primato su un’altra.

    Secondo

    scrivi:

    A questo si accompagna la spaventosa idea che l’ergastolo possa essere cosa più civile di una veloce uccisione: la condizione di asettica disumanizzazione degli ergastolani negli Stati Uniti non è diversa da quella in cui ha dovuto vivere Piergiorgio Welby.[1]

    Stronzate. Welby non poteva ne’ leggere, nè stare al pc. Non poteva fare assolutamente nulla. Un ergastolano ste cose le fa ha cmq la scelta (per usare una categoria ritvaniana) . Poi puoi essere depresso anche nella villa in sardegna di berlusconi.Non so se mi spiego.

    poi scrivi

    Quello che trovo ributtante, invece, dell’omicidio di Saddam Hussein è il suo travestimento da processo.

    Ergendosi in maniera blasfema a Dio in terra, gli Stati Uniti non possono avere avversari.

    Evabeh, non ti basta il fatto di aver scatenato una guerra senza le armi che ci dovevano essere? una figura di merda planetaria. Nessuna scusante. Tu tiri fuori i principi, ma loro hanno ampiamente dimostrato come prendano per il culo e tu, stando alla loro logica e contestando i principi del diritto, dove diritto non c’è, e si sa, prendi per il culo te stesso

    Vabbe sul resto sn d’accordo, a parte dio è giusto ecc…

    ciao buon anno

  7. kelebek says:

    Per Eugenio n. 5,

    dài, uno che si firma Cazzidui e poi dà del “lei” alla gente…

    :-)

    Miguel Martinez

  8. kelebek says:

    Per l’autore del commento n. 1,

    firmate sempre, anche con un nick qualunque, così si riesce a seguire la discussione.

    Condivido quasi tutto ciò che dici, ma c’è da precisare una cosa.

    L’impero americano è stato fermato, almeno in parte e per il momento.

    Non è stato fermato, come giustamente dici, da 4 milioni di bandierine della pace agitate da adolescenti italiani.

    E’ stato fermato da qualche centinaio di migliaia di artigianali IED, improvised explosive devices, piantati a rischio della propria vita da adolescenti iracheni.

    Se non ci fossero stati loro, i media e gli elettori avrebbero perdonato tutto – menzogne, stragi, invasioni.

    E ci sarebbero anche state altre guerre e altre invasioni.

    Ringraziamo, dunque, i resistenti, senza se e senza ma.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Oh, adesso faccio anch’io uno di quegli interventi lunghi, farraginosi e illeggibili che mal si attagliano al web come mezzo di comunicazione, come direbbe il padrone di casa. Vi toccherà sopportarmi… del resto siamo a Natale, e siam tutti più buoni :-))

    Nessun dubbio che il linciaggio travestito da processo sia risibile e forse un po’ rivoltante. Ma si potrebbe sostenere (e infatti è stato sostenuto, e non senza una punta di verità) che ogni processo penale altro non è che un linciaggio legittimo. Solo che è un discorso teorico che ci porterebbe lontano lontano – nel cielo nebuloso della fantasia filosofica, avrebbe detto qualcuno. Mentre nella vita reale, pragmatica, una sana dose di ipocrisia secondo me contribuisce a formare la base della convivenza civile.

    Esempio. Se non ricordo male il Ferrando, nella celebre intervista incriminata, diceva cose sensate e tutto sommato misurate. Ma la politica è fatta anche di cose che non devono essere dette, e chi fa politica da tanti anni deve rendersene conto. A mio avviso, se qualcuno non se ne rende conto potrà pure essere profondo filosofo e grande intellettuale, ma la politica non è mestiere adatto a lui.

    Per questo, è vero che il processo a un autocrate caduto è qualcosa di profondamente ipocrita. Ma non sono del tutto certo che sia qualcosa di profondamente negativo.

    Quanto all’esecuzione, è pur vero che tutti i tiranni abbattuti o sono scappati sono stati giustiziati – quanto meno non ricordo eccezioni degne di nota. Difficile chiedere agli Iracheni di comportarsi diversamente, e del resto come giustamente scrivi Saddam l’aveva messo in conto, o avrebbe dovuto farlo. Nulla quaestio.

    Ciò detto, al di là di queste pur interessanti considerazioni politico-filosofiche, per me c’è un’enorme differenza tra chiedere l’impiccagione di qualcuno e chiedere che non venga ucciso. E’ la differenza enorme che passa tra la vita di un essere umano e il suo omicidio a sangue freddo. Ed è una differenza che, nella mia indiscussa rozzezza ideologica, ritengo ben più importante e più rilevante delle considerazioni di cui sopra.

    Zeta

  10. utente anonimo says:

    >Un delitto analogo a quello che hanno commesso a loro tempo, i re e i primi ministri dell’Austria-Ungheria, della Francia, dell’Italia, del Giappone, della Turchia, della Russia e dell’Inghilterra nel 1914-1915.<
    Scusi egregio, vabbè la dimenticanza della Germania nel bieco elenco, ma gli USA? Per un un antiimperialista (leggi antiamerikano:-))come lei lo trovo veramente imperdonabile. E non mi venga a dire che gli USA entrarono in guerra dopo il 1915, eh!!!:-)

    Questo era da parte di Ritvan ‘O Pignolo. In merito alla vicenda Saddam Ritvan ‘O Vostro Onore così sentenzia:

    1. Saddam è stato condannato dopo REGOLARE processo (che vosotros siete sempre liberissimi di chiamare “farsa” e tutto il cucuzzaro) dalla LEGITTIMA (sempre vosotros liberissimi di volteggiare deliziosamente fra “fantoccio” e “servo”) Autorità del suo paese, in base al Codice penale vigente in quel paese. Che questo coincidesse coi desideri dei biechissimi amerikani è totalmente irrilevante, poiché la condanna a morte di Saddam trovava il gradimento della stragrande maggioranza del paese: “resistenti” esclusi, ovviamente, ma non si può avere tutto dalla vita…o dalla morte. Tutto il resto è fuffa.

    2. Apprezzo la tua coerenza che manca alla quasi totalità dei cari terzomondisti alle vongole, i quali vorrebbero, sì, la piena sovranità dei paesi del terzo mondo, a patto però che le loro leggi e le loro sentenze vengano scritte a Roma o a Bruxelles.

    3. Non capisco cosa cavolo c’entri la Santissima:-) Inquisizione in tutto ciò. L’Iraq non è un paese cattolico e gli USA neppure. Probabilmente l’hai infilata lì per mandare in brodo di giuggiole una certa cloroalclero, giusto?:-)

    4.La cosiddetta “differenza di civiltà” fra Saddam e chi lo mette a morte – cavillo (sic) di battaglia di chi invocava clemenza – resta comunque netta. Saddam, a differenza delle sue vittime, ha avuto un regolare processo in cui è risultato reo confesso, nonché un trattamento dignitoso durante la detenzione e il processo. Credo che basti a fare la differenza.

    5. Personalmente solo due cose non mi sono piaciute: il rifiuto del desiderio (ultimo?) di essere fucilato anziché impiccato e la mancata consegna delle sue spoglie ai familiari per la sepoltura. Alla prima non si può più rimediare, spero che alla seconda lo si possa appena le circostanze lo permetteranno.

    Ciao

    Ritvan

  11. utente anonimo says:

    x Ritvan: ci sono già quattro persone, di cui ben tre per te nuove, che chiedono udienza tu sai bene dove.

    x tutti gli altri, ma proprio tutti-tutti: BUON 2007 !!!

    Davide

  12. utente anonimo says:

    Ritvan: Saddam è stato condannato dopo REGOLARE processo (che vosotros siete sempre liberissimi di chiamare “farsa” e tutto il cucuzzaro) dalla LEGITTIMA (sempre vosotros liberissimi di volteggiare deliziosamente fra “fantoccio” e “servo”) Autorità del suo paese, in base al Codice penale vigente in quel paese.

    Beh Ritvan, se lo guardiamo dal punto di vista giuridico il processo è stato a dir poco obbrobrioso: prove segrete, testimoni a discarico non ammessi, prosecuzione come nulla fosse nonostante i ripetuti omicidi di cui è stato vittima il collegio di difesa. Voglio augurarmi che questa non sia la regola in Iraq!!

    Ma un processo ad un autocrate abbattuto va guardato soprattutto dal punto di vista politico, secondo me: e dal punto di vista politico forse è un bene che sia stato celebrato. Del resto, non mi risulta che la civilissima Romania abbia fatto un processo molto più garantista al dittatore Ceausescu, per dirne una.

    Forse la differenza principle tra Saddamme e i suoi giustizieri è proprio questa – la ricerca di legittimità sul piano interno e internazionale. E’ un bene, a mio avviso, che questa ricerca ci sia stata.

    Z.

    p.s.:

    Sarei per assolvere Wilson nella Grande Guerra. Dopotutto è intervenuto, a quanto ne so, per tutelarsi dalla guerra sottomarina indiscriminata praticata dalla Germania, che affondava navi di paesi neutrali come se niente fosse. Incluse quelle ammeregane. Che poi alcune di esse trasportassero effettivamente armi è un’altra storia… :-)

  13. utente anonimo says:

    Innanzitutto complimenti a Miguel per il suo lavoro, che pur nel mio poco tempo disponibile seguo con simpatia e che mi sembra assai utile.

    Vorrei proporre tre brevi spunti che mi vengono leggendo il post e i commenti da 1 a 12. Per migliore leggibilità, li divido in tre distinti commenti miei.

    PACIFISTI E RESISTENZA (rif. ai commenti 1 e 8):

    Sono assolutamente d’accordo che il globalismo d’aggressione NON è stato controbattuto dai pacifisti – che beninteso rispetto – anche perché dal 2001 (G8 di Genova prima, 9/11 poi) la gang di

    Washington con relativo seguito di lacché e servi ha sostanzialmente spostato il confronto sul piano

    della mera forza bruta.

    La violenza a mio avviso resta in linea di principio una pessima categoria, ingiusta e nauseante per

    definizione, tuttavia alla forza delle armi sembra difficile potersi opporre con mazzi di fiori, in caso diverso forse oggi l’Europa starebbe sotto il Terzo Reich: se i neohitleristi di Washington e dintorni oggi in Irak soffrono forti difficoltà, con indubbio beneficio per tutti i popoli del mondo che vogliono restare liberi, lo si deve soprattutto a quei ragazzi che hanno combattuto e dato la vita, come a Falluja quando si batterono praticamente a mani nude contro i carri da battaglia e gli aerei. E che, beninteso, niente hanno a che vedere coi terroristi assassini che vigliaccamente massacrano popolazione innocente con le bombe nei mercati.

    Botas de Campo

  14. utente anonimo says:

    Seconda mia considerazione.

    PENA DI MORTE (rif. al post principale, al commento 9 e ad altri)

    Innanzitutto trovo nauseante che criminali di guerra come il Señor Solana (SG NATO all’epoca dell’aggressione alla RFJ) abbiano la faccia di bronzo di pronunziarsi oggi “contro” la pena di morte dopo averla fatta infliggere ieri a centinaia di innocenti.

    In quanto al valore “intrinseco” di “ogni” vita umana, sul piano del principio e molto francamente a me pare che la vita di taluni individui, pur di umano (e ingannevole) sembiante, valga meno di una

    caccola putrefatta.

    Scenario fantastico: domani Bush (o Blair, o Berlusconi, o qualche altro della banda) in qualche luogo

    del mondo cade nelle mani della resistenza. Cosa dovrebbero fargli? Una ramanzina e via? Dieci Pater e cinque Ave? Una sanzione amministrativa?

    Questo sul piano del principio.

    Sul piano pratico, invece, la morte (che mi sembra persino arduo definire una pena) sembra essere

    proprio in un tali casi una soluzione poco efficace.

    Beninteso, per friggere sulla sedia lo scimpanzè-in-capo sarei felice di offrirmi come volontario (e con

    me credo moltissimi altri), ma ciò attiene alla soddisfazione personale, non all’amministrazione

    efficace della giustizia popolare.

    La (pena di) morte viene applicata oggi ogni giorno a centinaia, migliaia di persone innocenti dalla

    violenza terroristica del neoimperialismo globalista. Per “compensare” tali crimini e dar conforto alle vittime non esiste nemmeno un tipo adeguato di morte “punitiva”. Le vite di mezzo milione di bambini irakeni uccisi dall’embargo non si pagherebbero nemmeno bruciando Bush e i suoi complici a fuoco lento mille volte e poi mille volte ancora.

    Meglio allora sarebbe rinchiudere i criminali in piccole gabbie ed esporli al pubblico, nudi e impotenti, sui luoghi stessi dei loro delitti. Per anni e fino alla loro morte naturale. Dopo regolari processi, naturalmente. L’effetto esemplare – che innegabilmente qui fa premio – sarebbe conseguito senza

    spargimento di sangue. Niente martiri del NYSE, eh… :-)

    Botas de Campo

  15. utente anonimo says:

    Terza mia considerazione (e ultima)

    LEGITTIMITÀ DEL GIUDIZIO (rif. soprattutto al commento #10 e anche al #12)

    Se vogliamo vedere la cosa sul piano strettamente giuridico, è ben evidente che il “processo” a Saddham, al di là del suo stesso carattere di farsa, fondava su presupposti affatto illegali.

    Non scomoderò Benedetto Croce e ciò che scrisse – pur significativamente – del processo di

    Nürnberg, poiché il caso qui è ben diverso.

    Si dà infatti il caso che il CS ONU (grazie Chirac! grazie Villepin!) NON autorizzò mai l’uso della forza nei confronti dell’Irak. Sembra niente, ma è il presupposto giuridico fondamentale che permette e

    permetterà di definire criminali – anche “tecnicamente” – tutti coloro che in misura diversa attuarono

    la guerra di aggressione allo Stato indipendente dell’Irak. E se un bel giorno i rapporti di forza lo

    permetteranno di sottoporli per tanto a pubblico giudizio. Si vadano a rivedere i quattro capi d’accusa di Nürnberg: qualcuno allora fu appiccato anche per meno di quanto van facendo questi qua di oggi.

    Essendo la guerra illegale (come Kofi mai si è stancato di ricordare al mondo), consegue, a stretto rigore di termini, che il regime imposto dagli occupanti è a sua volta del tutto illegale e che il legittimo

    presidente dell’Irak, fino a stamattina, era Saddham Hussein. Poi uno può anche dire che ci sono

    state “libere elezioni”. Certo. Si può anche credere alla Fata Turchina, o che la luna sia fatta di formaggio. Liberissimi. Peccato che carnevale venga una sola volta al’anno, solitamente a febbraio.

    Dunque, una cricca di collaborazionisti insediati e prezzolati dagli aggressori e cccupanti del loro stesso paese ha organizzato, per conto dei padroni stessi, una sceneggiata definita “processo” allo scopo di assassinare il legittimo presidente dell’Irak. Che infatti è stato assassinato.

    Ciò sia detto indipendentemente da ogni giudizio di merito su Saddham e sulla sua vicenda umana e politica, che mi sembra sufficientemente complessa per non essere liquidata qui in due righe.

    Resta il fatto che Saddham ha affrontato la morte a viso aperto, da patriota irakeno, e ciò comunque gli rende onore.

    In quanto ai piccoli, miserabili Quisling di Baghdad, quando verrà il loro turno (spero molto presto), la

    loro sarà una fine senza onore come quella di tutti i collaborazionisti traditori vendipatria. Se mai ci si

    ricorderà di costoro sarà soltanto per sputare sulle loro tombe.

    Buon anno nuovo a tutte/i.

    Botas de campo

  16. utente anonimo says:

    Questa storia di processi e punizioni a bush e banda, al di là del pio desiderio, sono la stessa frittata rivoltante rivoltata dall’altra parte. Quando si lotta, non si fa giustizia, ma si cerca di far prevalere la propria parte. Questo è il punto che mostra come la merda che è tutto il diritto, che lo si voglia liberale, popolare, proletario (la bestemmia più immonda) o non so che altro.p

  17. utente anonimo says:

    Magdi Allam alla televisione sta esultando per la morte di saddam, e criticando ,in modo direi patologico, chi in Italia e nel mondo ha avversato questa impiccagione per diversi motivi.

    E’ arrivato al punto di opporre il coraggioso Quattrocchi a Saddam, a cui ha imputato mancanza di dignità, di forza, ricordando l’arroganza che secondo lui avrebbe dimostrato al processo e dissolta , sempre secondo lui, in quel momento ; ha fatto poi un lungo sproloquio su come camminava sottolinenando che a un certo punto aveva come inciampato,

    evidentemente essere a un passo dal patibolo , è , per Allam, cosetta da nulla.

    Naturalmente ha anche detto che il processo è stato inappuntabile e giusto. Una cosa surreale.

    L’interlocutore oltre a un mentana particolarmente squallido era un non meglio identificato calamai che pur dicendo cose abbastanza banali ha fatto , come si dice,un figurone. Uno spettacolo penoso, come su rai uno del resto, dove il conduttore parlava di delusione , e dovuta a che cosa? al fatto che l’esportazione della democrazia era fallita, proprio come dimostrava l’uccisione di saddam. Sono senza parole e mi chiedo, tra le tante cose, tipo per esempio il livello miserabile dell’informazione, perchè Allam sia sempre più realista del re.

    A ecco ora sta parlando della Somalia che era caduta in mano agli amici di Bin laden.

    maria

  18. utente anonimo says:

    p:

    Questa storia di processi e punizioni a bush e banda, al di là del pio desiderio, sono la stessa frittata rivoltante rivoltata dall’altra parte.

    Eh, in effetti mi è venuta in mente Berenice, la città di Calvino…

    Quando si lotta, non si fa giustizia, ma si cerca di far prevalere la propria parte. Questo è il punto che mostra come la merda che è tutto il diritto, che lo si voglia liberale, popolare, proletario (la bestemmia più immonda) o non so che altro.

    Sulle prime ti avrei risposto che condannare in blocco il diritto è un po’ come condannare in blocco la geografia :-) Ma scherzi a parte, c’è una considerazione forse più interessante da fare.

    Parlando in generale di diritto stai parlando in realtà di diritto penale, ossia di una sua branca in certa misura marginale. Ma Aurora ti potrà confermare che la maggior parte dei processi sono civili, e il diritto praticato dal pubblico nei confronti del privato è in gran parte amministrativo.

    Insomma, il penale è un settore tutto sommato limitato. Tuttavia, negli ultimi tempi è sempre più spesso agitato – in genere a sproposito – nelle piazze e nei telegiornali, nel primo caso per desiderio di vendetta e nel secondo per la ricerca del consenso.

    E questo effettivamente è un problema. Il diritto penale dovrebbe restare nella sua ristretta nicchia. Trasformarlo in un terreno di lotta politica è deleterio per la politica quanto per il diritto, e quindi per la società nel suo insieme. Purtroppo né la destra né la sinistra si sottraggono alla tentazione.

    Z.

    p.s.: il diritto o è liberale o non è, perché uno stato di diritto illiberale non è nemmeno pensabile :-)

  19. utente anonimo says:

    Zeta, dubito che p abbia necessità di mie conferme, specie quando non è chiaro neppure a me cosa dovrei confermargli.

    Non sarei infatti tanto sicura della tua interpretazione- limitata al penale- del diritto di p.

    Quando p si scaglia contro il diritto, devo andare molto cauta, perché non sto leggendo uno che si è fatto quattro anni di università studiando i testi consigliati e imposti , ma qualcuno che si è formato leggendo Cicerone, Giovenale, San Girolamo, e che è vissuto scandagliando la realtà, guardando l’applicazione della giustizia nella pratica della politica, della natura umana.

    Infatti p ha premesso che se uno è in lotta, certo non pensa ad applicare né giustizia né diritto.

    Vince, senza regole di diritto nazionale o internazionale, il più forte o il più abile.

    Quindi non sarebbe questione di politico, civile, penale, amministrativo, ma semplicemente del fatto che non può essere giudice, o applicare giustizia, o diritto,chiunque sia coinvolto, in qualsiasi modo, nella “lotta”.

    Aurora.

  20. utente anonimo says:

    Se vi dico che ero contrario alla pena di morte per Saddam mi credete? Beh ve lo dico uguale…

    Fermo restando il dissentire su alcune cose (per me sono altre le porcate combinate da Saddam oltre i suoi confini, Kuwait e razzi su Israele, più che la guerra all’Iran…) anche a me tutta sta cosa è piaciuta poco…

    E’ un periodo strano, perfino Severgnini ha scritto cose sensate su sta storia…

    Buon Anno

    JZ

  21. utente anonimo says:

    P.S: In sua difesa va detto che non mi pare abbia perso il poco tempo rimastogli a sparare le solite cazzate arabo/islamicheggianti contro Israele (sport nazionale tra i politici di quella zona). Ha detto peggio degli Iraniani, il che dimostra anche spazzi di buon senso del succitato individuo…

    JZ

  22. avete visto mi riferisco a tutti il video integrale di quando impiccano Saddam????io si…su libero.it…è tutto integrale anche quando viene tirata la leva e va giù, andatelo a vedere…tanto non è tanto impressionante anche perchè è ripeso da un telefono e quindi si vede poco, andateci aquilatricolore de ilnazionalista.splinder.com

    WL’ITALIA!!!

  23. utente anonimo says:

    Aurora: Non sarei infatti tanto sicura della tua interpretazione- limitata al penale- del diritto di p.

    Dunque, p. ha scritto: “Questa storia di processi e punizioni a bush e banda, al di là del pio desiderio, sono la stessa frittata rivoltante rivoltata dall’altra parte. Quando si lotta, non si fa giustizia, ma si cerca di far prevalere la propria parte”.

    Ora, dato che si stava parlando del processo a Saddam – e di un ipotetico processo a Bush – mi sa proprio che p. pensasse ad un processo penale – con relativa “punizione”, come infatti ha scritto – più che non ad un processo davanti al TAR per diniego permesso di costruire o al prg del quartiere Mazzini di Montecucuzzo :-)

    Naturalmente posso sbagliarmi, eh :-)

    Zeta l’Esegeta (nella sua ultima esegesi del 2006)

  24. utente anonimo says:

    Posto eminente nei circenses erano gli spettaoli di morte e dei condannati a morte. Grazie ai munifici signori, anche se non non siamo bravi come marziale a leccare culi, del grande spettacolo di fine d’anno che c’hanno dato da vedere. Ma far fuori un tiranno crudele e mostrarlo in piazza come spettacolo è anche opera d’alta scienza politica, per chi di quel tiranno e dei suoi metodi s’è servito. Lo afferma nientemeno che messer niccolò fiorentino, il grande machiavelli, mica un politologo moderno di quelli che potrebbero piacere ai beneducati sinistri di oggi, e a proposito di cesare borgia, addirittura. Dedico questo brano all’anima bella di sinistra rosa lucsenburg (che nulla ha a che fare con la grande rivoluzionaria morta in una rivolta d’armi, altro che trattative e riconoscimenti dell’altra parte).

    “E, perché questa parte è degna di notizia e da essere imitata da altri, non la voglio lasciare indrieto. Preso che ebbe il duca [cesare borgia] la Romagna, e trovandola suta comandata da signori impotenti, li quali più presto avevano spogliato e’ loro sudditi che corretti, e dato loro materia di disunione, non di unione, tanto che quella provincia era tutta piena di latrocinii, di brighe e di ogni altra ragione di insolenzia, iudicò fussi necessario, a volerla ridurre pacifica e obediente al braccio regio, darli buon governo. Però vi prepose messer Remirro de Orco uomo crudele et espedito, al quale dette pienissima potestà. Costui in poco tempo la ridusse pacifica et unita, con grandissima reputazione. Di poi iudicò el duca non essere necessario sí eccessiva autorità, perché dubitava non divenissi odiosa; e preposevi uno iudicio civile nel mezzo della provincia, con uno presidente eccellentissimo, dove ogni città vi aveva lo avvocato suo. E perché conosceva le rigorosità passate averli generato qualche odio, per purgare li animi di quelli populi e guadagnarseli in tutto, volle monstrare che, se crudeltà alcuna era seguíta, non era nata da lui, ma dalla acerba natura del ministro. E presa sopr’a questo occasione, lo fece mettere una mattina, a Cesena, in dua pezzi in sulla piazza, con uno pezzo di legno e uno coltello sanguinoso a canto. La ferocità del quale spettaculo fece quelli populi in uno tempo rimanere satisfatti e stupidi”. (IL PRINCIPE,VII,8)

    Siamo anche noi “satisfatti e stupiti”, soprattutto di leggere gli avvenimenti attuali pescando da vecchi e insulsi libri, superati nella visione politica dai grandi pensatori democratici odierni, of course, invece che dalle cronache giornalistiche dell’attualità, e dagli esperti di politica a cui danno la parola, cioè le chiacchiere.p

  25. utente anonimo says:

    Ho amato moltissimo, da adolescente, questo lp di de andré, “tutti morimmo a stento”. Traggo da questo “la ballata degli impiccati”. Da vecchio noti di più le sfumate, e ti accorgi meglio che magnifica artista era ed è gigliola cinquetti.p

    Ballata degli impiccati

    Tutti morimmo a stento

    ingoiando l’ultima voce

    tirando calci al vento

    vedemmo sfumar la luce

    L’urlo travolse il sole

    l’aria divenne stretta

    cristalli di parole

    l’ultima bestemmia detta

    Prima che fosse finita

    ricordammo a chi vive ancora

    che il prezzo fu la vita

    per il male fatto in un’ora

    Poi scivolammo nel gelo

    di una morte senza abbandono

    recitando l’antico credo

    di chi muore senza perdono

    Chi derise la nostra sconfitta

    e l’estrema vergogna ed il modo

    soffocato da identica stretta

    impari a conoscere il nodo

    Chi la terra ci sparse sull’ossa

    e riprese tranquillo il cammino

    giunga anch’egli stravolto alla fossa

    con la nebbie del primo mattino

    La donna che celò in un sorriso

    il disagio di darci memoria

    ritrovi ogni notte sul viso

    un insulto del tempo e una scoria

    Coltiviamo per tutti un rancore

    che ha l’odore del sangue rappreso

    ciò che allora chiamammo dolore

    è soltanto un discorso sospeso

    Da “la rosa nera” di gigliola cinquetti

    E tutto va e tutto va

    finché la terra non scoppierà…

  26. utente anonimo says:

    Buon anno 2007 a tutti i popoli in lotta per la libertà.

    Sull’argomento del post qui commentato segnalo questo articolo di Danilo Zolo, a mio avviso ottimo e quasi esaustivo, a pag. 2 de “Il Manifesto” del 29.12.2006: La pena di morte a Saddam pietra miliare dell’odio, a questo indirizzo:

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/29-Dicembre-2006/art6.html

    Botas de campo

  27. utente anonimo says:

    La (pena di) morte viene applicata oggi ogni giorno a centinaia, migliaia di persone innocenti dalla

    violenza terroristica del neoimperialismo globalista. Per “compensare” tali crimini e dar conforto alle vittime non esiste nemmeno un tipo adeguato di morte “punitiva”. Le vite di mezzo milione di bambini irakeni uccisi dall’embargo non si pagherebbero nemmeno bruciando Bush e i suoi complici a fuoco lento mille volte e poi mille volte ancora.

    maria

    scusa ma cosa c’entra tutto questo, le vittime cioè del capitalismo e dell’imperialismo, con la pena di morte inflitta con legge dello stato?

    Essere contrari alla pena di morte non significa essere buonisti o pacifisti generici, e non significa nemmeno essere una cosa astratta ,come sostiene Miguel, e speculare al grido, “morte al tiranno”.

    Voglio dire che le vittime di un assetto del mondo incentrato sullo sfruttamento di una parte a beneficio di un’altra non ha nulla a che vedere con la pratica dell’uccidere un uomo a sangue freddo in nome della giustizia.

    Rifiutarsi di farlo è atteggiamento filosofico ed etico prima ancora che politico. Il fatto che l’embargo abbia ucciso centinaia di migliaia di bambino iracheni non giustifica affatto o non rende meno orribile la pena di morte inflitta per esempio in Cina, negli usa, in molti paesi islamici, e prendo stati diversi non casualmente.

    Il tuo ragionamento risulta quindi fazioso come quello di Miguel, iquesto caso, e cioè piegato a delle tesi politiche, giuste o sbagliate poco importa .Io sono contro la pena di morte e tuttavia sono diversa da Solana, dai pacifisti che sono scesi in piazza, pur essendo radicalmente contraria all’intervento americano in iraq, e sono diversa anche da quei politici di destra che si sono espressi contro la morte di saddam.

    Seppoi invece con le vostre parole volete far risaltare l’ipocrisia di alcuni politici o più in generale di coloro che approvarono la guerra in iraq, non rammentandolo, mentre disapprovano la morte a saddam è un altro discorso ma l’avversione alla pena di morte è un’altra cosa e non va confusa. Stai a vedere ora che per via di un Feltri o di un Solana io debbo rinunciare alla mia ripulsione umana e filosofica contro la pena di morte. Non esiste.

    maria

  28. utente anonimo says:

    Anch’io credo che l’emigrazione sia coatta. Ma coatta (participio passato) da chi? Si parte dai fondamenti fisici, poi se si ha forza bastevole si va avanti a capire. Immagina un circuito elettrico. C’è un polo negativo e uno polo opposto negativo tra i quali esiste una differenza di potenziale, una tensione V; Tra i due poli sorgerà un flusso di corrente I, determinato dalla differenza tra la tensione V e la resistenza R che il conduttore oppone alla corrente, cioè V/R. Si potrebbe allora aumentare la resistenza, diminuendo così la corrente. Ben trovato, sennonché la resistenza va aumentata di molto per diminuire efficacemente la corrente. Il risultato è una disspazione di calore altissima e la bruciatura e rovina in tempi molto più brevi del conduttore. Non una gran trovata. Si potrebbe spezzare in due il conduttore e formare un diaframma tra i due poli che fermi il flusso di corrente. Bene, ma quel conduttore lo puoi buttare perché non serve a niente. E stai attento, che a fare ‘sto lavoro mentre passa corrente, rischi una scossa tanto forte quanto intenso è il flusso di corrente, se ci tieni alla “ghirba”. Si potrebbe togliere infine tensione tra i due poli. Facile a farsi, in elettrotecnica. Non so quanto nella fisica geostorica. Temo assai poco facile. Bene, Puoi partire da qui, per cercare di capire. E gli uomini e le loro decisioni e volontà che fine hanno fatto, ti chiederai? Boh, io ho un polveroso diploma di elletrotecnico, e quel poco che ricordo di quegli studi mi basta.p

  29. utente anonimo says:

    petitto errore da postumi di festeggiamenti. Il commento precedente nr 28 di questo post, risponde al commento nr 14 del post “mondi”.p

  30. utente anonimo says:

    Riprendo il commento #27 di Maria e cerco di spiegarmi meglio.

    Alcune religioni (le monoteiste abramitiche in particolare) e culture derivate attribuiscono alla vita umana – a “ogni” vita umana – uno speciale valore intrinseco, antropocentricamente superiore a quello di altre, risultando dalla c.d. “Genesi” che gli umani sarebbero i prediletti di dio. È questa una opinione probabilmente suffragata dal Sig. Massimo Fagioli ma rigettata da religioni non-teiste (buddhismo, giainismo, correnti animiste, etc.) e più modestamente anche dal sottoscritto. Il quale nemmeno ritiene la vita di ognuno essere nella disponibilità esclusiva di un tale, asserito, dio unico in quanto “dono” del medesimo. Tanto sul piano “filosofico”.

    Di conseguenza, come avevo scritto, dal mio punto di vista le vite umane non sono tutte di ugual valore. Non è che la relativa scala pretenda di deciderla io, ovviamente, si tratta di un giudizio personale. La vita del pastorello afghano fatto a pezzi con le sue pecore dalle bombe dei nemici dell’umanità, quella del bambino serbo bruciato nell’autobus dai missili natisti con la compiacenza di Kossiga e D’Alema, quella del piccolo irakeno ucciso per insufficienza di cure sotto l’embargo dei terroristi genocidi Bush & Blair, recano secondo me un valore infinitamente superiore a quelle dei loro carnefici. Volevo quindi significare che trovo inaccettabile, appetto ai milioni di vittime mietute dal neoimperialismo globalista, considerare “sacre” le vite dei relativi responsabili. Forse Tommaso d’Aquino e Juan Mariana non dissentirebbero troppo. J

    Per esempio, se Sharon dopo Sabra e Chatila (e dopo il famoso discorso di Pertini) fosse stato liquidato all’occasione dalle forze della resistenza – alcuni la definiscono esecuzione extragiudiziale – non credo mi sarei affogato di lacrime.

    Ciò detto, data l’incommensurabilità delle sofferenze procurate, a fine di lucro si badi bene, a milioni di persone cui non si risparmiano fame, inquinamento, guerra, malattie, sfruttamento, oppressione, rapina, miseria e schiavitù, neanche applicando il supplizio di Damien ai diretti responsabili potrebbe ottenersi una simbolica compensazione. Perciò, sul piano pratico – concludevo – mandare Bush alla sedia, o anche al rogo, sarebbe sostanzialmente inutile. Nondimeno, per non investire un nematode personalmente frenerei, per evitare costui no di sicuro. E auguro, a lui e a quelli come lui, la peggiore morte possibile. Dal profondo del cuore.

    Come principio generale di etica sociale, comunque, non mi sembra nessuno sia legittimato a privare un altro, arbitrariamente, della vita poiché una tale prerogativa non rientra in alcun “diritto naturale”. Il “diritto” stesso d’altronde è una mera astrazione sulla quale amabilmente si discetta, in filosofia, almeno dai tempi di Platone. “Diritto” ha la stessa etimologia di “dirigere” e storicamente infatti il suo corpo strutturato è stato più o meno il prodotto sociale di determinati rapporti di forza (ne accenna il commento #16): vedi l’esempio, assai abusato invero, del ladro di mele confrontato al pescecane della finanza. Ciò però non deve impedire lo sfruttamento delle sue pieghe utili: se posso mandare un razzista di merda sotto processo ai sensi della Mancino perché dovrei farmene uno scrupolo? E a fortiori se gli aggressori dell’Irak hanno scatenato una guerra anche “tecnicamente” illegale, perché non dovrei valermene, potendo, celebrando a loro carico un memorabile processone internazionale per edificazione dei popoli oppressi?

    La “Legge”, invece, può rappresentare un elemento deontologico (direbbe Bentham) anche in piccole comunità autogovernate. Né per aversi una normale Legge (mi riporto qui al commento # 18) necessita uno Stato “di diritto”: non necessita, per la verità, nemmeno uno Stato tout court. Durante la Commune de Paris gli operai scrivevano sui muti « mort aux voleurs » (non intendendo i borghesi soltanto) e nella Columna Durruti, nel 1936 nelle Spagne, i saccheggiatori venivano fucilati. Il pariolino Izzo e l’“imprenditore” Iannece in una comunità di onesti principi potrebbero finire, a mio avviso non ingiustamente, piuttosto male. Senza una Legge (una norma) che in qualche modo regoli il funzionamento delle relazioni sociali potremmo tornarcene tutti a vivere sugli alberi. Forse a Nozick piacerebbe, ai soggetti socialmente più deboli credo un po’ meno.

    Parlando chiaro, infatti, la morte giudiziaria ha uno scarso effetto deterrente-preventivo verso il crimine (a meno che non si vogliano giustiziare i ladri di biciclette, caso in cui una certa deterrenza da sproporzione potrebbe esservi) e costituisce piuttosto, essendo una sanzione tipicamente afflittiva, una sorta di compensazione nei confronti delle vittime, effettive e potenziali: se la si vuole chiamare vendetta legalizzata non mi scandalizzo, ma nemmeno mi scompongo particolarmente. Si tratta piuttosto di comprendere, secondo me, quale ne sia l’utilità sociale effettiva.

    Tu citi la pena di morta applicata negli USA, nella RPC e in alcuni paesi islamico-integralisti, ma per me in quei casi il ragionamento si pone su un piano diverso. Negli USA come noto la morte giudiziaria è fondamentalmente un sistematico omicidio seriale di classe perpetrato dalla feccia WASP & Soci. Il sistema cinese, che prima di essere denghista è confuciano e imperiale e che da parte mia trovo abbastanza indigeribile, per vocazione culturale considera la singola persona come un nonnulla e conseguentemente agisce. In quanto alla commistione tra religione e vita civile, quale risulta dall’elevazione della Shari’ah a Legge dello Stato, non posso che esprimere – nel rispetto della religione di tutti beninteso – la più ferma e convinta riprovazione: non volendo travestire da relativismo culturale (che considero il fondamento della fraterna convivenza tra popoli diversi) ciò che sarebbe piuttosto relativismo etico (che mi sembra nefasto per tutti i popoli indistintamente). Certo che l’esecuzione di uno stupratore o di uno spacciatore di droga – prendendo a esempio l’attuale legislazione iraniana – mi sconvolgono un po’ meno, sinceramente parlando, di quella di un’adultera, di un blasfemo o di un omosessuale.

    In quanto ai vari Feltri, Solana et similia certamente hai ragione. L’uso del sillogismo e della proprietà transitiva, soprattutto in casi del genere (“l’hai detto tu epperò l’ha detto anche il tale, perciò sei come il tale”), è davvero l’ultimo rifugio dei mascalzoni. Non è che se gente di quello stampo si è dichiarata “contraria” tu ti debba sentire in qualche imbarazzo: non esiste, giustamente. Mi sembra che le tue motivazioni siano serie e rispettabili, e infatti da parte mia certamente le rispetto, a differenza delle loro.

    Mi scusa per la prolissità.

    Botas de campo

  31. utente anonimo says:

    Eh botas de campo, la fai facile. La teoria, o le mie convinzioni teoriche, se vuoi, dicono alcune cose, ma perché non usare le opportunità extrateoriche che la pratica ci concede, se v’è immediato tornaconto? Ganzo. Poi però la teoria va a puttane senza neppure divertirsi, e la pratica porta dove la teoria nemmeno si sognava di mettere piede. I migliori marxisti hanno ruzzolato in quell’insospettabile paese (dalla teoria) usando questi metodi “machiavellici”, che con niccolò fiorentino c’entano una mazza, oltretutto.p

  32. utente anonimo says:

    Caro Botas,

    grazie per la risposta.

    Voglio però dirti che non son o affatto offesa, sono intervenuta soltanto per difendere un’idea, per sottrarla a una serie di ragionamenti che tu mi rifai e che per la loro eterogeneità dovrebbero essere considerati uno per uno.

    Ovvio che non piangerei per la morte sulla sedia elettrica di Busch o di altri politici, ma non esulterei nemmeno, ovvio che la morte del pastorello afgano non può essere paragonata a nessuna altra morte, come ovvio che lo stupratore non può essere paragonato al ladro di polli o di mele.

    La mia avversione alla pena di morte poi non esclude di considerare la violenza che da sempre è presente nella storia, non mi sognerei mai di considerare in modo moralistico le scritte dei comunardi, o la morte di un dittatore nel fuoco della lotta, quello che io contesto in modo radicale è la pena di morte inflitta dallo stato e non per motivi religiosii, o per una particolare concezione del diritto ma per un motivo molto più semplice e non per questo meno profondo.

    Vedi io credo che la morte non possa essere esperita in prima persona, come qualsiasi altra estrema esperienza, ma soltanto attraverso l’altro, per cui la morte dell’altro è in un certo senso la mia, conosco la morte attraverso la morte degli altri.

    Non si spiegherebbe altrimenti quell’istinto misterioso che alcuni hanno e che li spinge a tentare di salvare chi si trovi in difficoltà, non chiedendosi chi sia e se la cosa sia possibile. E questo vale anche in presenza di viventi non umani e ha il suo significato perchè la radice è la stessa. L’anno scorso in un’autostrada meridionale mi trovai di fronte qualcosa di vivente, piccolo, era un canino che se ne andava lemme lemme al bordo della strada, d’istinto ho cercato di evitarlo e l’ho fatto, a malapena, andavo piano e dietro e me si sono fermati in tempo.

    Un danno alla mia macchina e via…

    Un istinto vitale, profondo, che io vorrei applicare anche nella legislazione afflittiva.

    Senza contare poi che la pena di morte, a parte casi clamorosi, come ben sei alla fine fine va a colpire proprio coloro che sono più deboli, coloro che non hanno una buona difesa, per esempio, o per qualche altro reato magari nemmeno tanto grave. La pena di morte inflitta legalmente dallo stato è barbarie come molte altre azioni del capitalismo.

    maria

  33. utente anonimo says:

    Maria, anche a te chiedo di completare il racconto : che fine ha fatto il canino ( attenta a Ritvan, aguzza gli incisivi).

    Aurora.

  34. utente anonimo says:

    Aurora,

    il canino si salvò:-) per il resto come detto non ci furono conseguenze gravi ,ma soltanto un po’ di confusione, c’erano tre macchine strapiene dietro, una confusione incredibile, chi andava e chi veniva, tutti volevano dire la sua, e non ci crederai ma vidi diverse facce maschili perplesse al racconto del canino, che era sparito, per fortuna, avranno pensato, ecco la solita donna che guida con i piedi:-)

    Ora però mi aspetto chi hai nominato, anzi pensavo di leggerlo di già:-)

    Maria

  35. utente anonimo says:

    < ..e non ci crederai ma vidi diverse facce...>

    Maria, come puoi pensare che non ti creda ? Ti credo e stracredo, e ti crederei anche se tu mi dicessi che hai visto il cane che vola ( anziché l’asino). Non ho motivo di non crederti, e a chiunque non ti credesse, chiederei : ” cosa ne sai tu di cosa ha visto lei ? Sei lei ? NO, e allora taci”. Purtroppo vige il principio di quel che normalmente accade, ma non per me. Se infine tu mi dicessi che non sei “Maria”, ti crederei ancora.

    Se però il tuo ” non ci crederai” è un modo di dire, secondo me è meglio evitarlo, per non fare dubitare da subito.

    Anche Kel si è sentito fare la stessa domanda ” capitano tutte a te ?”, per un episodio così, se vogliamo, banale, di un adolescente, come ce ne sono tanti, che chiedono l’elemosina, probabilmente inseriti in un gruppo, in cui un capo coordina, dirige, prende una grossa percentuale.

    La mia controdomanda, in questi casi, sarebbe : ma come mai a te non capita mai niente ? Dove vivi? Vivi ?

    Mi meraviglia infatti che a certuni non capiti proprio mai niente, così che sono dubitabondi appena a qualcuno succeda qualcosa di un poco strano.

    Internet sarebbe il luogo ideale per inventarsi di tutto, anche l’identità, eppure io trovo che in questo blog, con qualche eccezione, siano tutti parecchio sinceri, o comunque mediamente,passabilmente, menzogneri.

    Ho per esempio la curiosità di sapere chi sia la timida donzella, che dice ” se fosse così, avreste ragione voi.” Se fosse..

    E poi mi domando il perché di alcuni pseudonimi, cosa significhino.

    Zeta, per esempio o J.Z. ( John Zorn), cosa li abbia indotti a questa scelta.

    Aurora.

  36. kelebek says:

    Per Aurora, tu scrivi:

    “un adolescente, come ce ne sono tanti, che chiedono l’elemosina, probabilmente inseriti in un gruppo, in cui un capo coordina, dirige, prende una grossa percentuale. ”

    No, questo non lo penso affatto. Ho conosciuto tanti Rom che chiedono l’elemosina (ammesso e non concesso che il ragazzo in questione fosse Rom), ma non ho mai visto nulla di simile.

    Anche perché le cose che tu dici succedono in gruppi completamente diversi, tra i cergarija, ad esempio.

    Miguel Martinez

  37. utente anonimo says:

    Se però il tuo ” non ci crederai” è un modo di dire, secondo me è meglio evitarlo, per non fare dubitare da subito. Aurora

    sì, era un modo di dire:-) per dire, appunto, che dubitavo io stessa di quelle facce …

    Ma accolgo il consiglio,potrebbe farmi comodo in situazioni ben più problematiche:-)

    Maria (vero nome)

  38. utente anonimo says:

    Kel, io non ho detto che il ragazzo fosse rom, forse mi confondi con Ritvan.

    I cergarjia non so chi siano, ma su internet mi pare di avere capito che sono zingari serbi, musulmani.

    Quindi, a questo punto, il ragazzo potrebbe essere anche un “cergarija” che elemosina per conto di un capo, dato che tu affermi che questo si possa verificare al loro interno e non tra i rom.

    Però non mi voglio inventare quello che non so, ed infatti io ho parlato in termini di probabilità, e ne ho parlato perché il fenomeno dello sfruttamento di minori sembrerebbe abbastanza diffuso. Ricordo un ragazzo, arrestato per la prima volta per furto aggravato, che si è dichiarato o rumeno o moldavo ( mi sfugge il paese), il quale ha fatto riferimento, parlando della sua venuta in Italia e del suo passato, ad una organizzazione di suoi connazionali che ” importava” clandestinamente i ragazzini , e li mandava all’accattonaggio o li addestrava a furterelli . In genere chiederebbero il raggiungimento di un “budget”, si prenderebbero una fetta dell’incasso giornaliero, garantirebbero in cambio pernottamento in qualche ricovero indeterminato, dove a sera si ritroverebbero tutti a mangiare anche insieme. I capi non sono sempre gli stessi, ogni tanto uno rientra al suo paese, arricchito, e ne arriva un altro ( o altri) che gli dà il cambio. L’incasso giornaliero sarebbe stato nell’ordine delle centinaia di euro per ogni ragazzo. L’ arrestato, non so se per vantarsi, parlava di una media di 200 euro al giorno, anche 300 ( con l’accattonaggio), e gli restavano bei soldini anche a lui.

    Del resto ogni tanto si ha notizia di cronaca di individuazione di questi “racket”, anche se reperire i capi è difficile. I ragazzini vengono portati in comunità dalle quali normalmente scappano per rientrare nell’organizzazione, dove la vita è più libera e remunerativa.

    Non so se sto facendo un polpettone, ma aggiungerei che ci sono anche ragazzini rumeni dediti alla prostituzione, e a Milano qualche pedofilo è stato colto in flagranza.Non credo proprio che siano autonomi.

    Certamente l’adolescente da te incontrato può essere un indipendente, non discuto.

    Aurora.

    Però,

  39. utente anonimo says:

    >Kel, io non ho detto che il ragazzo fosse rom, forse mi confondi con Ritvan…Aurora<
    Sarebbe già un fatale errore confondere l’eterea e romantica donzella aspirante vegetariana con un bieco albanese carnivoro. Inoltre, neanch’io mi pare abbia affermato che il ragazzo slummaiolo fosse rom. Ho detto solo che esercitava un “mestiere” che i rom non disdegnano affatto. Mi pare una cosa un tantino diversa.

    Tanto per la serie “La cravatta nera di Mr.X che ha rubato 1 milione di dollaroni”:-)

    Ciao

    Ritvan

  40. quoto, praticamente tutto, quello che dici,o botas de campo.

    L’unica obiezione è su quado scrivi

    “la vita del pastorello afghano vale infinitamente meno di quella di bush.

    sec me non è vero.

    cloro.

  41. kelebek says:

    Per Aurora, n. 38,

    Ho una vaga idea di cose simili a quelle che dici tu, sempre perché raccontate a me da Rom arrabbiati perché li avevano messi nello stesso campo con gente simile.

    Comunque la gente come quella di cui parli vive in uno stato di assoluto degrado, e conoscono meglio la birra o l’arak del Corano.

    Anzi, culturalmente questo ragazzo era anche di diverse spanne al di sopra dei Rom “per bene” che ho conosciuto io.

    Miguel Martinez

  42. utente anonimo says:

    >quoto, praticamente tutto, quello che dici,o botas de campo.

    L’unica obiezione è su quado scrivi

    “la vita del pastorello afghano vale infinitamente meno di quella di bush”. sec me non è vero. cloro.< Clorabella mia, la parola “sarcasmo” – seppur in versione equa, solidale&terzomondista alla “botta (sic) de campo (antiimperialista, of course)” – ti dice qualcosa?:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Per nosotros bottaioli campestri non solo la vita del pastorello afghano, ma perfino quella della pecora più rognosa pascolata dal sullodato pastorello vale infinitamente più di quelle di Bush, Blair e Berlusconi messi insieme, ci mancherebbe altro. Hasta la victoria, compagnera, siempre!

  43. utente anonimo says:

    Nel commento #40 Cloro scrisse:

    quoto, praticamente tutto, quello che dici,o botas de campo.

    L’unica obiezione è su quado scrivi

    “la vita del pastorello afghano vale infinitamente meno di quella di bush.

    Grazie per l’apprezzamento (e anche per il gentile uso del vocativo). :-)

    Sul citato punto credo sia occorso un equivoco: io avevo scritto infatti “La vita del pastorello afghano fatto a pezzi con le sue pecore dalle bombe dei nemici dell’umanità… recano secondo me un valore infinitamente superiore a quelle dei loro carnefici”. Quindi anche qui la pensiamo allo stesso modo, mi sembra. Poiché questo del pastorello, come gli altri citati, è un fatto reale che mi colpì a suo tempo, aggiungo per essere ancora più chiaro che anche la vita di ognuna di quelle innocenti pecore, almeno per quanto mi riguarda, vale assai di più – proprio in quanto vita innocente – di quelle del loro uccisore diretto e di tutti i suoi mandanti. E non lo dico affatto per scherzo.

    Botas de campo

    (che non significa “bòtte”, eh)

  44. utente anonimo says:

    Esilaranta (non c’è più tragedia, solo farsa sanguinosa nella resa dei conti tra potenti) la questione del filmato schock (parola da immortalare dalle generazioni successive come una delle più chiare espressioni di stupidità della nostra) dell’esecuzione di saddam. Ciò che è inbarazzantemente umano, l’espressione di gioia per la morte di saddam di membri d’una comunita ferocemente colpita dal potere dell’impiccato, viene condannata e imprigionata (già due, e l’inchiesta, minacciano, continua) dall’inumana e tanto meno bestiale (falsamente divina, si avvicina a dirne lo schifo) giustizia assassina dei maliki-bush, che seguitano a giocano alla farsa dell’uccisione “dignitosa” (troppo poca a causa delle intemperanze di certe “mele marce”) del nemico da trattare come criminale. Una pagina totalmente schifosa di questa civiltà, schifosa non perché incivile ma perché, appunto, civile.p

  45. utente anonimo says:

    A proposito di campagne astratte contro la pena di morte, mi pare che all’ONU si stia muovendo qualcosa. Probabilmente mi sbaglierò, eh, ma direi che iniziare una campagna sfruttando come occasione l’esecuzione di Saddam non è stata affatto una cattiva idea.

    Via, ammettiamolo: esistono cause giuste che non sono necessariamente antimperialiste :-)

    Z.

  46. utente anonimo says:

    >A proposito di campagne astratte contro la pena di morte, mi pare che all’ONU si stia muovendo qualcosa. Probabilmente mi sbaglierò, eh, ma direi che iniziare una campagna sfruttando come occasione l’esecuzione di Saddam non è stata affatto una cattiva idea. Via, ammettiamolo: esistono cause giuste che non sono necessariamente antimperialiste :-) Z.<
    Caro Zeta, fra nosotros biechi albanesi esiste un detto che a mio immodesto avviso rispecchia fedelmente quello da te sopradescritto, ovvero quando una buona causa si presenta legata ad un pessimo soggetto:”Gjalp’ i mir’ në lëkur’ të qenit” ovvero “Buon burro in pelle (nel senso di otre) di cane”.

    Ecco, pur essendo io fiero ed impenitente fautore della pena di morte, avrei gradito che almeno l’ambaradan onusiano moratoresco Baffino l’avesse scatenato non dopo che ci siamo sbarazzati di un immondo tiranno, bensì quando gli scherani travestiti da giudici di quel gran galantuomo di Geddafi hanno condannato a morte – con accuse palesemente false e contro ogni autorevole ed imparziale perizia internazionale – le infiermiere bulgare e il medico palestinese. Ma no, su Geddafi non si può, anche se a orrore aggiunge abiezione ricattando pecuniariamente il governo bulgaro con le pezze al culo, chiedendogli decine di miliardi di dollari per graziare le infermiere (visto che gli è andato male con Berlusconi la faccenda dell’autostrada, da qualche parte dovrà pur sgraffignare il povero “dominato”, no?). E non si può perché la Libia mica è un “governo fantoccio” e servo dei biechi amerikani, ci mancherebbe, anzi è prestigioso membro della Commissione ONU per i Diritti Umani, ekkekkakkio!

    Ciao

    Ritvan

  47. utente anonimo says:

    >Una pagina totalmente schifosa di questa civiltà, schifosa non perché incivile ma perché, appunto, civile.p<
    Ah, ‘mbè, se tu, caro p., preferivi che per rendere meno civile – e dunque meno schifosa – l’esecuzione di Saddam quest’ultimo, prima di fare il famoso “salto nel buio” andava debitamente sadamizzato:-) (con la “o” al posto delle prime due “a”) in diretta TV da una banda di cazzutissimi seguaci di Moqtada al Sadr, ebbene, non avevi che da dirlo prima, no?:-)

    Ciao

    Ritvan

  48. utente anonimo says:

    Ritvan: Ecco, pur essendo io fiero ed impenitente fautore della pena di morte

    Nah, mi rifiuto di crederci!! :-)

    avrei gradito che almeno l’ambaradan onusiano moratoresco Baffino l’avesse scatenato non dopo che ci siamo sbarazzati di un immondo tiranno, bensì quando gli scherani travestiti da giudici di quel gran galantuomo di Geddafi hanno condannato a morte – con accuse palesemente false e contro ogni autorevole ed imparziale perizia internazionale – le infiermiere bulgare e il medico palestinese.

    Eh, ma poi a D’Alema gli dicevano che faceva casino per salvare un palestinese, e che quindi era filoarabo, antisemita e per nulla “equivicino” :-) Ciò detto tutto fa brodo, sicché se si ritiene utile tirar dentro anche le infermiere e il palestinese perché no? Credo che si sia scelto Saddam per il clamore che ha suscitato l’esecuzione e per il fatto che può essere utile a vincere tenaci resistenze nel mondo arabo, non per simpatia postuma (tranne che, forse, per quanto riguarda Formigoni…).

    Z.

  49. utente anonimo says:

    Pare che oggi quella sottospecie di Macaca Sylvanus che pervicacemente insiste nel definirsi “primo ministro” dell’Irak abbia minacciato di “rivedere” le relazioni diplomatiche con quei paesi i cui governi, a varia ragione, criticarono l’assassinio del presidente Saddham Hussein.

    Dovrebbe essere invece l’Europa, se sapesse tenere la schiena dritta, a rompere le relazioni con questo verme collaborazionista e coi suoi complici, che riescono a essere nello stesso tempo al soldo dell’occupante yankee e al servizio della peggiore pretaglia di Tehran.

    Sarà oggi meglio percepibile, dunque, l’inemendabile delitto del precedente governo italiano, ossequioso collaborazionista di Washington, che mandò i ragazzi italiani a morire ad al-Nasiriyah, in obbedienza al padrone yankee, a sostegno del governo-kanzir di questi figli di puttana. La trappola alla Goebbels pazientemente intessuta dalla propaganda occidentalista, che contrappone il “dittatore” Saddham ai poveri Sciiti irakeni perseguitati, implode sulle sue stesse menzogne.

    Sia chiaro: non sono in discussione le vittime civili, donne vecchi e bambini sciiti massacrati in una criminale riedizione della Sippenhaft hitlerista, che indelebilmente macchiano l’onore di un governo pure originariamente ispirato ai buoni principi laici dell’indipendenza e dell’unità socialista della nazione araba.

    Ma altra cosa è il gruppo dirigente del partito islamicista Da’wa (Hizb al-Da’wa al-Islamiya), la congrega alla quale fa capo l’attuale sedicente “primo ministro” dell’Irak e che propugna la “rivoluzione islamica” con relativa consacrazione della Shari’ah a Legge dello Stato, in combutta col miliardario ayatollah Sistani e col sanfedista fanatico Muktada al-Sadr: si tratta di quegli stessi che mesi fa massacrarono presso Bassora una ragazza e un ragazzo che stavano insieme senza essersi sposati, di quegli stessi che stanno realizzando il sectarian cleansing nelle aree a maggioranza sciita del paese. La versione islamica di Tomás de Torquemada: belve assassine.

    Le radici clericali, integraliste, anticomuniste e terroristiche del Da’wa risultano con una certa evidenza persino nello scarno articolo di Wikipedia che eventuali interessati possono consultare (in inglese) all’indirizzo

    http://en.wikipedia.org/wiki/Islamic_Dawa_Party

    E tra quei collaborazionisti italiani, che burattinati da Washington inviarono soldati in grigioverde a versare il proprio sangue per sostenere un disgustoso regime dominato da integralisti fanatici, sono anche taluni che in Italia versarono urina di maiale in aree destinate alla costruzione di moschee nelle quali persone di religione islamica si sarebbero pacificamente recate a celebrare i propri culti. Nemmeno questo va dimenticato.

    Botas de campo

  50. utente anonimo says:

    >Nah, mi rifiuto di crederci!! :-) Z.<
    Caro Z., insieme ad Aurora potete fondare l’onlus “Quelli-Che-Non-Credono-A-Ritvan”. I tempi son ormai maturi:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Filosoficamente parlando, per un laico (lasciamo da parte i credenti osservanti e praticanti che c’infilano Dio anche fra le lenzuola, figuriamoci colla pena di morte! si dialoga meglio con un muro!:-) ) la vita umana non è altro che uno dei doni – insieme alla libertà e all’uguaglianza – che Madre Natura ci fornisce. Se uno mi fa il discorso che per punire i colpevoli sarebbe meglio abbondare in restrizioni di libertà e uguaglianza, piuttosto che in accorciamento della vita, sarei pienamente d’accordo. Ma che mi venga presentato una sorta di Dogma Laico Dell’Intoccabilità Assoluta Sempre E Comunque Della Vita Anche Del Peggior Assassino Della Storia, ekkekkakkio, ma neanche nel catechismo cattolico che si batte per la Sacralità Assoluti Dello Zigote si trova una così aberrante e fondamentalistica visione sulla condanna a morte degli assassini dalla colpevolezza acclarata al di là di ogni ragionevole dubbio! E io dei fondamenatalisti, di quelli che non prevedono nemmeno una piccolissima e rarissima ecceziome alle loro pur Nobilissime Ubbie, diffido. D’istinto.

  51. utente anonimo says:

    >oggi quella sottospecie di Macaca Sylvanus che pervicacemente insiste nel definirsi “primo ministro” dell’Irak….rompere le relazioni con questo verme collaborazionista… Botas de campo< Scusi egregio Botas (che so bene non significhi “botte”, altrimenti perché avrei messo “sic” di fianco a “botte”, non le pare?) ma non è che – visto il suo direi maniacale desiderio di elevare povere bestie a dignità primoministeriali – per caso lei è un collega? Nel senso di medico veterinario, intendo, non di rompiballe ad minchiam in questo blog:-).
    Rispettosi Omaggi

    Bottas de Culos (alias Ritvan)

    P.S. Sarei molto curioso di sapere l’opinione dei nostri amici arebeggianti/islameggianti (Reza, Rumi, Ale, ecc., ecc.) sul delizioso commento 49. Ma su tutto il commento, eh, non solo sui sullodati passaggi “animalisti”.

  52. utente anonimo says:

    Così Ritvan nel commento #51:

    >…ma non è che – visto il suo direi maniacale desiderio di elevare povere bestie a dignità primoministeriali – per caso lei è un collega? Nel senso di medico veterinario…< Tranquillo, i miei studi furono di tutt’altra natura. Ho scomodato Linnaeus solo perché “Macaca Sylvanus” mi sembrava più elegante di “bertuccia”… :-)

    L’occasione però mi è grata per fare ammenda delle reiterate mie chiamate in causa di animali non-umani (tutti degnissimi, il verme e il dolce kanzir compresi) a rappresentare, come una certa cultura popolare ha in uso, animali umani non altrettanto degni. Sono stupidi modi di dire, in realtà come già scrissi riconosco alla vita non umana pari dignità sostanziale con quella umana.

    “Cerca di vedere che la vita che pulsain te è la stessa che pulsa in tutte le creature, non pensare che perché non hanno la parola non abbiano sentimenti come gli umani” (Mata Amritanandamayi).

    Però “kanzir”, nel contesto, mi suonava proprio bene… :-P

    Preciso pure che nutro sentimenti di amicizia sia nei confronti dei popoli di lingua araba (come di ogni altra), sia nei confronti delle persone di religione islamica (come di ogni altra).

    Combatto l’integralismo, che è altra cosa. E, se mi permetti un piccolo appunto, è ben peggio del fondamentalismo stesso. Un “fondamentalista” che imponga le sue opinioni solo a se stesso non rappresenta un problema di convivenza sociale. Ma chi voglia imporre le proprie opinioni, soprattutto quelle religiose, come stile di vita di *tutti*, quello è un integralista e lo combatto senza “se” e senza “ma”. Cristiano, mussulmano o ateo razionalista che sia.

    Botas de campo

  53. utente anonimo says:

    Non hai tutti i torti, Ritvan. E’ giusto contestualizzare.

    E noi contestualizziamo :-)

    Secondo te, esiste un contesto civile (quindi non bellico, tipo tradimento e simili) in cui la pena di morte sia una sanzione accettabile?

    Z.

  54. utente anonimo says:

    >Non hai tutti i torti, Ritvan. E’ giusto contestualizzare. E noi contestualizziamo :-) Secondo te, esiste un contesto civile (quindi non bellico, tipo tradimento e simili) in cui la pena di morte sia una sanzione accettabile? Z.<
    Caro Z, non è che io voglia diventare “scivoloso” e sfuggire alle tue domande fatte in uno stile stringente che mi piace e che uso spesso e volentieri. Il fatto è che io non sto discutendo il diritto di chiunque di promuovere una campagna per l’abolizione della pena di morte, né il fatto che ci si potrebbe benissimo mettere d’accordo per abolirla in tutto l’Orbe Terracqueo anche senza il consenso del Molto Onorevole Ritvan Shehi. In democrazia certe faccende si decidono a maggioranza e anche la pena di morte mi pare ci possa rientrare. Il problema è che IO NON ACCETTO che i suddetti signori e signorine dall’animo tenero e fragile come il burro, per raggiungere il loro Nobilissimo, Altissimo, Purissimo et Levissimo Ideale Della Sacralità Assoluta E Senza Eccezioni della Vita Di Efferati Serial Killer, quegli squallidi individui dalla puzza sotto il naso, insomma, mi guardino dall’alto in basso e mi sputino in faccia il loro fetido alito nel sibilarmi:”BARBARO!”. Così come p.es. ho trovato inaccettabile che il sig. Giovanardi (su alcune tesi del quale pur io ero sostanzialmente d’accordo) desse in TV del “nazista” a chi si batteva per una legislazione più permissiva in materia di zigoti, eutanasia, controlli preimpianto, testamento biologico, ecc.

    Perché come ti ho già raccontato, il famoso giurista tedesco che ci addestrava in Albania ci aveva detto che l’Unico Valore Sacro e Intoccabile in ogni circostanza possibile ed immagnabile non era la vita, la libertà, la proprietà, bensì LA DIGNITA’ UMANA. (cosa che curiosamente e quasi incredibilmente si trova – insieme all’uguaglianza di fronte alla legge, senza sconti di censo o posizione sociale – anche nel “barbarissimo” kanun albanese, in uso almeno dal X sec. d.C.)

    Ecco, questi signori e signorine, che pur di concedere ad un fetente tiranno pluriassassino di vivere dietro le sbarre qualche anno in più della sua miserabile vita da galeotto, sputazzato ogni giorno nella sua cella da secondini di ferrea fede sciita, (e non mi vengano a dire che avrebbero fornito loro a Saddam camerieri del “Plaza” in guanti bianchi vita natural durante! Per non parlare delle innumerevoli morti che assalti di baathisti tesi a liberare il loro capo avrebbero provocato) non esitano a calpestare ignobilmente la mia dignità di persona chiamandomi sprezzantemente “barbaro”, quelle persone, lo posso dire…ecco mi fanno ribrezzo e non crederò mai che dalle conseguenze delle loro azioni possa nascere qualcosa di buono…..

    Ciao

    Ritvan

    P.S. La risposta alla tua domanda non è facile. Io non sono giurista e non posso competere con un certo Cesare Beccaria:-). Comunque, fin dalle prime battute scoprirai con orrore:-) che io sono forse più garantista di te sulla pena di morte per “tradimento” in guerra o roba simile. Anzi, sono decisamente contrario ad applicarla prima che il processo non sia stato rifatto daccapo dopo la guerra! La Storia c’insegna che troppi son stati gli innocenti passati per le armi per “tradimento” a causa della maledetta fretta dei tribunali militari in quei frangenti. Inoltre, va rivisto (se non è stato fatto, ripeto non sono un leguleio) il concetto di “tradimento” che in passato consentì di impiccare – coprendo di eterna ignominia chi lo fece, altro che impiccagione di Saddam – fulgidi eroi come Cesare Battisti.

    Passando al tempo di pace, non è il desiderio di applicare la pena di morte che mi preme, è la mancanza di GIUSTE ED EQUE ALTERNATIVE agli occhi di chi soffrì le conseguenze delle gesta degli aefferati assassini (perché non crederai mica che io voglia la pena di morte per chi si fa le canne o gli “espropri proletari”:-) vero). La pena di morte – contrariamente a quanto berciano ad minchiam le animelle candide eque&solidali – è stato dimostrato che abbia un sostanzioso e statisticamente convalidato effetto deterrente sui criminali. Però, i sullodati equi&solidali, giocano sporko, immettendo nello stesso calderone statistico omicidi commessi da ladri, rapinatori, psicopatici, tossici e serial killer. Grazie al c..zo! Lo sa anche un paramecio che la prospettiva della sedia elettrica non sfiora neanche il cervello (si fa per dire:-) ) del tossico in crisi d’astinenza o del maniaco omicida, ma ha un grande effetto sui “professionisti del crimine”, i quali molto raramente vanno in giro armati e ancor più rararamente quelli armati si mettono a sparare, specie se contro poliziotti.

    Tornando alle alternative, ma come si sentirebbe un povero padre di famiglia a cui un pezzo di m. ha sterminato la famiglia, sentendo che la prosopopeica Corte D’Assise condanna Solennemente in Pompa magna e in nome del Popolo Italico il bieko assassino a non meno di 5 ergastoli, uno per ogni vittima? Ma è una clamorosa presa per il culo, visto che gli ergastoli successivi al primo sono semplicemente “virtuali”, come in un videogioco inventato da un imbecille! Ma andiamo oltre: il suddetto padre, da quel giorno saprà che mentre i suoi cari – la cui vita, ricordiamoci, fu spezzata senza pietà dal “pluriergastolano” vengono mangiati dai vermi, il sullodato fetentone avrà a disposizione per quei 5-10 anni che passerà in galera – perché ormai chi crede all’ergastolo scontato fino in fondo dovrebbe credere automaticamente anche a Babbo Natale, Befana e anche a Biancaneve e 7 nani – un tenore di vita che un impiegato di call center perfettamente incensurato se lo sogna: menù personalizzato, biblioteca fornitissima, radio, TV color, impianto, stereo, attività ludiche, niente ticket se ha mal di pancia, alcova insonorizzata con lettone ad acqua ogniqualvolta desidera trombare la morosa (o una qualsiasi puttanone che il suo compare di fuori presenterà come moglie, aggiungendo al compenso del sullodato puttanone anche la “mancia” data al secondino perché consideri la tessera del tram presentatagli dal puttanone come lcertificato di matrimonio:-) ) e altre piacevolezze che non mi vengono in mente. Ah, già, il disgraziato padre dal cuore spezzato dovrebbe essere soddisfatto dal fatto che il fetentone assassino è stato privato dalla sua libertà di aggirarsi coi polmoni pieni di smog nella giungla della metropoli, nonché perpetuamente interdetto dai pubblici uffici. Bella soddisfazione, non c’è che dire, una “punizione” così è perfino più crudele che essere dato vivo in pasto ai pescecani!:-).

    Insomma caro Z., per buttarla in religione, come piace tanto ai sullodati animucce belle eque& solidali, è indubbiamente vero (per chi ci crede, mica Dio ce l’ha lasciato per iscritto col Divin Sigillo, eh!) “Nessuno tocchi Caino”, ma porcaccia la miseriaccia è altrettanto vero (finché qualcuno non mi abbia dimostrato il contrario) che:

    1. La “divin sentenza” era “nessuno tocchi Caino” ed è stata emessa – fatto su cui le sullodate anime belle glissano, non amando le anime belle la “contestualizzazione”, quando non fa comodo a loro – dopo specifica richiesta del suddetto Caino. Questo non vuol dire che quella “grazia una tantum” che Lui concesse molto probabilmente per evitare che la popolazione terracquea, dopo la precoce dipartita del povero Abele fosse drammaticamente decurtata di un altro 25% (ad opera probabilmente di un inkazzatissimo Adamo, visto che altri che potessero soppraffare il caino in un corpo a corpo non c’erano), quella “grazia Divina una tantum”, dicevo, nessun giurista o teologo con due grammi di sale in zucca può tentare senza sfidare il ridicolo, di sbandierarla come un chiaro invito a risparmiare la vita ad ogni feroce assassino che sarebbe apparso sulla terra dopo Caino. Infatti, la storia (nemmeno quella mitico-religiosa) non registra più interventi Divini in favore della commutazione della pena di morte agli assassini e le anime belle son costrette a tenersi forte il solo ed unico Caino, fottendosi altamente di tutti gli abele della terra, passati, presenti e futuri.

    2. Anche nel caso di Caino, Nostro Signore mica aggiunse al “nessuno tocchi Caino” la postilla “ma gli offra, invece, comodo alloggio, vitto squisito e OGM free, TV via cavo e a non fa n’cazzo mentre voi vi guadagnate la pagnotta vostra e sua col sudore della fronte e dopo qualche annetto fate un bell’indultino e mandatelo fuori libero e felice!”:-)

  55. utente anonimo says:

    Ma andiamo oltre: il suddetto padre, da quel giorno saprà che mentre i suoi cari – la cui vita, ricordiamoci, fu spezzata senza pietà dal “pluriergastolano” vengono mangiati dai vermi, il sullodato fetentone avrà a disposizione per quei 5-10 anni che passerà in galera – perché ormai chi crede all’ergastolo scontato fino in fondo dovrebbe credere automaticamente anche a Babbo Natale, Befana e anche a Biancaneve e 7 nani – un tenore di vita che un impiegato di call center perfettamente incensurato se lo sogna: menù personalizzato, biblioteca fornitissima, radio, TV color, impianto, stereo, attività ludiche, niente ticket se ha mal di pancia, alcova insonorizzata con lettone ad acqua ogniqualvolta desidera trombare la morosa (o una qualsiasi puttanone che il suo compare di fuori presenterà come moglie, aggiungendo al compenso del sullodato puttanone anche la “mancia” data al secondino perché consideri la tessera del tram presentatagli dal puttanone come lcertificato di matrimonio:-) ) e altre piacevolezze che non mi vengono in mente.

    ritvan

    in generale, hai svicolato un po’ troppo , ma vorrei farti una domanda molto precisa, hai mai visitato un carcere?

    maria

  56. utente anonimo says:

    Ritvan: Caro Z, non è che io voglia diventare “scivoloso” e sfuggire alle tue domande

    Alla faccia dello “sfuggire”!! Piuttosto note che, al contrario, hai risposto con un commento molto lungo, articolato e problematico. Un’argomentazione così sentita e partecipata emotivamente non merita una risposta sbrigativa in due minuti e quattro righe.

    E dato che questo è precisamente il tempo che ho a disposizione al momento :-( per ora mi limito a ringraziarti della risposta più che esauriente, a cui spero di poter replicare quanto prima.

    Z.

  57. utente anonimo says:

    >ritvan vorrei farti una domanda molto precisa, hai mai visitato un carcere? maria<
    La domanda non è molto precisa. Ti sei dimenticata di specificare se turco, svedese o italico:-). La precisazione mi pare fondamentale.

    Ciao

    Ritvan

  58. utente anonimo says:

    italico, ma puoi sempre dirmi dove esista un ospedale come da te descritto:-)

    maria

  59. utente anonimo says:

    ritvan,

    scusa il lapsus, intendevo dire carcere, ma siccome avevo appena scritto un post sulla sanità mi sono confusa:-)

    maria la pasticciona

  60. utente anonimo says:

    >puoi sempre dirmi dove esista un carcere come da te descritto:-)

    maria< In tutti i “vecchi” paesi UE, salvo Italia, Grecia e Portogallo, direi, nonché nei paesi scandinavi, USA, Canada, Australia, ecc. Forse il fatto che in Italia certi carceri somigliano più a dei Leonkavallo gestiti però da membri del Ku Klux Klan:-) ha spinto Beccaria a battersi per l’abolizione della pena di morte, ritenendo la permanenza in tali galere una punizione più che sufficiente:-).
    E, comunque, anche nelle schifose, fatiscenti e puzzolenti carceri italiche, i detenuti mangiano forse meglio di un cococo da call center, non sono obbligati a fa ‘n ca..zo da mane a sera per ripagare pecuniariamente almeno una piccola parte delle spese che la società sostiene per il loro mantenimento, hanno la TV e sono certissimi che non sconteranno mai una pena superiore al 30% di quella inflittagli a suo tempo. Ed è già moltissimo, mi pare.

    Ciao

    Ritvan

  61. utente anonimo says:

    Mi riferisco qui con un certo ritardo al commento #32 di Maria e anticipatamente mi scuso per la ridondanza di questo mio.

    Cara Maria (se posso ricambiare il tuo vocativo affettuoso), non rilevo ragioni essenziali di dissenso in ciò che scrivi. Evidentemente ad approfondire un po’ i ragionamenti senza irrigidirsi troppo, anche un mezzo forzatamente lapidario come questo offre la possibilità di capirsi meglio. Mi piace, perché vuol dire che la capacità di saper “ascoltare” qualche volta paga. :-)

    Innanzitutto, grazie per avere protetto la vita di un piccolo cane di strada. Non ti sorprendere, in questi casi per me ringraziare è un’abitudine.

    Ernst Schumacher, nel suo breve e noto saggio che amo molto, “Piccolo è bello” (1973), nel denunciare la deriva etica, sociale ed esistenziale prodotta da uno sviluppismo accentrato e meramente lucrativo, al capitolo “Il giusto uso della terra” si trova a citare l’orientalista Harold Fielding Hall che nel suo “The Soul of a People” (1898) traccia un profilo del pensiero tradizionale birmano, profondamente influenzato dal buddhismo, con queste parole:

    “Per lui [il Birmano] gli uomini sono uomini e gli animali sono animali, e gli uomini sono assai superiori; ma da ciò non deduce che la superiorità dell’uomo gli dia il permesso di maltrattare o di uccidere gli animali. È proprio il contrario. È perché l’uomo è così superiore che può e deve osservare verso gli animali la massima attenzione e sentire per essi la massima comprensione, essere buono con essi in tutti i modi possibili. Il motto del Birmano dovrebbe essere ‘noblesse oblige’. Ne conosce il significato, se non proprio le parole”.

    Io credo che quando anche i “fratelli in Abramo”, con relative culture derivate, perverranno a maturare un pensiero siffatto, che come vedi nemmeno comporta la rinunzia a quella presunzione di superiorità universale nella quale sfocia la smisurata vanagloria di molti umani, non sarà mai troppo presto. Qualche passo in una tale direzione, per adesso, stanno cercando di compierlo a ciò che mi risulta solo alcune chiese cristiane minoritarie, per esempio la evangelica valdese, evidentemente più sensibile all’insegnamento di Francesco che a certe farneticanti elucubrazioni del Guzmàn. Per il resto, vedo abbastanza buio.

    Per le altre questioni, diversi aspetti già li hai tratti tu stessa fuori da una certa loro ambiguità lessicale originaria, probabilmente inevitabile. Vorrei sottolinearne brevemente alcuni.

    Quando parli di morte di Stato, debbo intendere che la tua opposizione etica e filosofica alla relativa “pena” sia da leggersi soprattutto in una siffatta chiave.

    Preciso che l’istituzione “Stato”, in quanto tale, non gode delle mie migliori simpatie. :-P

    Siccome dall’accentramento assolutistico in avanti è appunto lo Stato che detiene per diritto consolidato il monopolio nell’uso della violenza ed esso è contemporaneamente concepito come il braccio armato delle classi dominanti, mi sembra abbastanza ovvio che la relativa amministrazione di “giustizia” sia orientata di conseguenza. E altrettanto chiaro che la “giustizia”, ancor oggi, non sia affatto “uguale per tutti”, ma fondamentalmente classista. Nel sistema giuridico improntato alla “legge civile” mutuata ab origine dal diritto romano e a noi più consueto, essa risulta anche assai tecnica e formale, non a caso in tribunale non si mira ad accertare la verità fattuale, bensì una ben più astratta “realtà giudiziaria”. Chiaro quindi che se puoi spendere (quanto aveva detto quello là? 500 miliardi?) in avvocati, facilmente te la scampi pure se ti macelli, ti cucini e ti divori tutta la tua famiglia nonni compresi; se non puoi spendere, magari finisci al gabbio pure da innocente. Fin qui tutto chiaro, direi.

    Non penso tuttavia che dietro una tale necessaria premessa si possa logicamente pervenire all’esaltazione acritica dei criminali in quanto mere vittime della società. In anni lontani a qualcuno effettivamente piaceva scrivere, e strillare, “siamo tutti delinquenti”. Io ho sempre pensato “parlasse per sé”: non ho mai amato molto il sociologismo spicciolo, del quale spesso traspare la matrice piccolo-borghese. Anche perché c’è delitto e delitto. “Che cosa è lo sfondare una banca, di fronte al fondare una banca?”, siamo d’accordo, ma la truffa a un anziano, la violenza sessuale, l’inquinamento ambientale a fini di profitto, il traffico di esseri umani e quant’altro mi sembra restino crimini odiosi tanto in regime capitalistico che in una qualunque ipotetica società socialista che garantisse il massimo dell’equità sociale (e che pure non credo riuscirebbe mai a sopprimere in toto la devianza sociale).

    Prego non considerarmi un qualunquista del ca**o se sottolineo che oltre a un problema dei criminali esiste anche, e spesse volte mi pare disinvoltamente sorvolato, la questione delle *vittime* dei crimini più esecrabili, che normalmente sono soggetti deboli almeno quanto i criminali stessi, se non più deboli, Nel classico e abusato esempio della vecchietta, scippata dal tossico, che cade, batte la testa e muore, spiacente ma io sto dalla parte della vecchietta: invecchiare non è una scelta fino a prova contraria, bucarsi – anche considerando tutte le possibili attenuanti sociali – invece sì. La de-responsabilizzazione sociale dei singoli, intesi come “individui” dal permissivismo liberale e come “persone umane” dal perdonismo cattolico, è a mio avviso una pessima regola di quella convivenza civile che in lingua tedesca una parola ben azzeccata (e mal traducibile) definisce “Zusammenleben” e che mi sembra non possa sussistere se non in presenza di regole a garanzia.

    Sotto un tale profilo credo che il punto essenziale stia nel valutare “se” e “quanto” una condotta criminosa costituisca una concreta minaccia sociale. Francamente nel carcere come mezzo di espiazione e di redenzione credo un po’ poco, vedo piuttosto nell’applicazione di una sanzione afflittiva il modo più pratico e immediato per neutralizzare appunto una minaccia sociale. Nel codice penale della RSFS di Russia, pubblicato nel 1947, tipicamente i delitti sono definiti “atti socialmente dannosi” e le relative sanzioni “misure di difesa sociale”. Prego non rammentarmi che Stalin era una carogna, grazie, sono già informato. Volevo invece sottolineare la peculiarità lessicale di un sistema normativo che almeno formalmente si ispirava alla “legalità socialista”.

    In quanto alla morte giudiziaria, al di fuori della summenzionata casistica della giustizia di classe (vedi Yankeeland), ribadisco che mi pare più che altro “una sorta di compensazione nei confronti delle vittime, effettive e potenziali”, ciò che l’antico diritto germanico ricomprendeva più o meno nella nozione della fàida – almeno fino all’Edictum di Rotari nel VII secolo. E si tratta di comprendere, ribadisco pure, quale ne sia l’utilità sociale effettiva. Mi viene da pensare che una versione rammodernata dell’antica sanzione del bando perpetuo potrebbe forse sopperire ai fini di una tale utilità, per quanto la sua materiale applicazione nella società odierna, così complessa, potrebbe risultare problematica.

    I criminali globalisti, gli agenti dell’imperialismo, i pescicani della finanza internazionale e i cospiratori contro la pace e la libertà dei popoli resterebbero in ogni caso soggetti, quando fosse possibile attingerli con misure di giustizia, alle sanzioni che i tribunali popolari ritenessero complessivamente le più idonee. ;-)

    In ultimo ma non per importanza, la tua riflessione sulla morte mi ha colpito per la sua limpidezza. Forse non ci azzecca molto con tutto quanto sopra, trattandosi di una concezione – non lo dico affatto per sminuirla – che attiene mi sembra alla cultura personale piuttosto che al piano sociale propriamente detto. Però trovo molto vero quanto dici sulla morte che viene in qualche modo percepita, e nella modernità occidentale aggiungerei temuta, attraverso la morte degli “altri”. Sembra un’ovvietà, ma la densità di conseguenze in termini di culture, di costumi, di comportamenti e di approcci socialmente rilevanti è invece, direi, di enorme portata. E mi sovviene Epicuro quando tratta l’eterna questione della paura della morte (e di quella degli dèi, di quella del dolore, di quella di non possedere la felicità) per proporne una formula risolutiva: “finché ci siamo noi essa non è, quando è lei noi non ci siamo più”. Che appunto risulta però inapplicabile all’esperienza, mediata, della morte altrui. Perché, a differenza della nostra stessa, la “viviamo”.

    Botas de campo

  62. utente anonimo says:

    >Mi viene da pensare che una versione rammodernata dell’antica sanzione del bando perpetuo potrebbe forse sopperire ai fini di una tale utilità, per quanto la sua materiale applicazione nella società odierna, così complessa, potrebbe risultare problematica…Botas de campo<
    Mi scusi egregio botas se per meri fini di comprensione da parte del volgo traduco la sua dotta prosa in linguaggio terra-terra. Se non ho capito male, lei suggerirebbe – detto in soldoni -che al sig. Mario Trucido Rossi, che ha sterminato un’intera famiglia, il giudice intimi “In nome del popolo italiano:”Senta Trucido, lei è stato condannato a vendere il suo appartamento, ritirare il suo TFR e trasferirsi defintivamente armi e bagagli in un’isola tropicale di sua scelta. Se gentilmente ci volesse fornire la destinazione da lei preferita e la data di partenza, la cancelleria del tribunale provvedera ad offrirle in omaggio il relativo biglietto d’aereo di sola andata, il quale purtroppo, potrà essere solo di classe turistica, sa, lei comprende, il bieko governo Berlusconi ha tagliato di brutto i fondi alla Giustizia”.

    Ho capito bene, Egregio?

    Ciao

    Ritvan

  63. utente anonimo says:

    > Ho capito bene, Egregio? < Provi a interpellare Haradinaj, con lui s’intenderà meglio che con me. Botas de campo

  64. utente anonimo says:

    >Provi a interpellare Haradinaj, con lui s’intenderà meglio che con me.

    Botas de campo<
    Peccato che il tuo “amico” Arkan l’abbiano già fatto fuori. Comunque ti restano a piede libero Karadzic e Mladic. Che ne pensi del delizioso quadretto di voi quattro compari “antiimperialisti” giocando amabilmente “tresette col morto” in una taverna di Belgrado?:-)

    Ciao

    Ritvan

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