Di imperatori e foche

Esistiamo per volere degli antenati: siamo figli – letteralmente – della loro lingua, dei loro costumi, dei loro pregiudizi, degli stessi nomi che ci hanno assegnato.

Eppure, gli antenati non esistono, essendo morti. E quindi siamo noi a ricrearceli costantemente, a reinterpretarli, e a tradirli o anche a inventarceli, a piacimento. Lo dimostrano molte storie, dalle vanterie aristocratiche al sionismo.

Gli antenati rivendicati sono spesso figure sociali, e per quanto possibile dominanti.

Non a caso esiste una splendida industria di immaginari geneaologici, che porta, non agli orfanotrofi da cui discendiamo in tanti, ma a corti più o meno aristocratiche. E’ un po’ come con le reincarnazioni, dove tutti scoprono di essere stati sacerdoti egizi o principesse vichinghe nelle loro vite passate.

Luca Scotto di Tella, di mestiere guardia di finanza nonché collezionista di titoli (e di maiuscole) di ogni sorta [1], spiega:

“Nessuno nega che possano esistere persone borghesi o di origini umilissime che possano avere una grandissima Nobiltà dell’Animo, ma il VERO Nobile è colui il quale possiede entrambe le Nobiltà, quella del Blasone assieme a quella del Cuore […].”

Ma il Blasone Ereditato è indistinguibile da quello inventato, comprato, scambiato, allungato, rivenduto e moltiplicato:

“Ma talvolta, proprio per chi vuole aggiungere VERA Gloria ad altrettanto Vera Gloria, o per chi pur proveniendo da una “Familia” per bene, onesta ma Notabile e non Nobile, si fa strada il desiderio prepotente di potere dotare la propria persona e la propria discendenza di un titolo Nobiliare di grado più o meno elevato.”

Questo “desiderio prepotente” ci fa venire in mente  un signore di  Campobasso, di mestiere piccolo editore (ma anche Grande Inquisitore Scientifico Onorario), che afferma di essersi laureato honoris causa in Computer Sciences all’Accademia Internazionale delle Scienze di Damasco, qualunque cosa sia.

Questo piccolo editore, nonché ex-direttore responsabile di “Bari la notte”, si firma

GiVlio ClaVdia  AVGVSTEa  Tiberiana dobryniana Angelos Di Roma Bizantium e russia,

o più estesamente:

S(ua) M(aestà) I(mperiale) R(egale)

DON TIBERIUS ANTONIUS II JULIUS CAESAR CLAUDIUS AUGUSTUS TIBERIO DOBRYNIA ANGELO COMNENO 

DUKAS  FLAVIO VALERIO  LASKARIS PALEOLOGO ARVIRAGO ARTHORIAN RAMATHEO DARDANIDE OTTAVIANO MAGGIORIANO MARZIO BALBO TOLOMEO ATAULFO  RVRICHIDE VON SKIOLDUNG  VLADIMIRIJEVICH DIMITRIJEVICH AMORIANO D’ARAGONA DI ROMA  BYZANTIUM E RUSSIA DIVI AVGVSTI FILIVS AVGVSTVS

principe dell’Impero Romano, Basileus et Autocrator dell’Impero Bizantino, Granduca di Russia, principe di Dobrynia, principe di Bisanzio,  principe di Dardania, principe Imperiale di Troade, Tebe, Corinto, Bitinia, Cilicia, Creta, Tessaglia, Macedonia, Mauritania, principe di Bojano, principe di Bitetto, Patrizio Romano, Re del Lazio, Re d’Alba Longa, Re di Roma, Re di Britannia, Re di Francia, Re di Gerusalemme, Princeps d’Egyptum,  principe di Polonia, Signore del Sannio e del S.R.I., Duca longobardo di Benevento e Spoleto, Conte Sovrano normanno di Boscopopoli e d’Alifana, Gran Vicario del Sacro Romano Impero,  Duca de Valencia y Aragòn y Castilla, principe Inca di Perù, Nobile dei Baroni di Camèli-von Kamel di Bohemia  de’ principi Napoleon-Bonaparte, Patrizio d’Assisi e Trevi, Patrizio napoleonico di Chieti, Patrizio di Santa Romana Chiesa di Viterbo e Cortona, Nobile di S.R.C. di Torino di Sangro, principe palatino della Chiesa Ortodossa Slava, Gran principe di San Antonio Assistente al Sacro Soglio Patriarcale della Chiesa Ortodossa Albanese, etc., etc.

La coniuge imperiale, Augusta Donna Vincenza d’Alonzo-Majolino-Cognetti de Martiis de Gemmis Catinella, dei baroni d’Alfonso di Castiglia – dei principi Real Inca Coya Condorcanqui di Perù, Duchessa di San Giacomo, Granduchessa di Russia, è autrice di alcune fondamentali opere, tra cui Jella e Malocchio. Libro di Controfattura; Le Carte Stregate Napoletane e Sibille; Il destino nella mano. Ogni somiglianza con la fieramente plebea Maga Lisistrata è però casuale.

La coppia imperiale di Campobasso

Non voglio essere da meno, e quindi vi dirò subito che tra i miei antenati (presunti) c’è una foca.

In casa, si parlava genericamente di una “mermaid” o sirena, ma dovrebbe trattarsi più precisamente di  una selkie, una figura che occupa un posto di un certo rilievo nella cultura dei pescatori del mare atlantico, dal sud dell’Irlanda fino alle Orcadi.

L’ambigua selkie a volte assume forma umana, a volte quella di foca; è quindi insieme di mare e di terra. Ispira fascino, ma anche terrore.

Le donne abbandonate dai mariti nei loro lunghi viaggi per mare, possono evocare una selkie di genere maschile, versando sette lacrime in mare; mentre l’uomo che sposa una selkie deve rubarle la pelle di foca, in modo che non possa riprendere la forma animale.

 ‘Wi’ selkie folk thu’s led a life!
Awa, ye limmer slut, fae me!
I wadna hae thee for a wife
For a’ the gowd i’ Chistindee!’
[2]

Ogni racconto sulle selkie finisce in tragedia, per l’impossibilità di conciliare mondi opposti, per la profonda nostalgia di mare che in ogni momento tenta la selkie, per la pelle ritrovata che le permette di fuggire, per la violenza che uccidendo le foche, uccide anche le selkie.

 ‘I am a man upo’ the land
I am a selkie i’ the sea
My home it is the Soolis-Skerry
[3]

In queste storie, i razionalizzatori vedono un ricordo dei pescatori lapponi (Sami), che andavano in mare aperto su pelli di foca. Comunque, ci possiamo leggere tutto l’abissale orrore e incanto del mare, visto attraverso gli occhi della solitudine e del bisogno.

In realtà, gli antenati che ci raccontiamo, anche quelli veri, sono tutti immaginari. Non sono un riflesso di ciò che siamo, ma piuttosto di ciò che vorremmo essere.

C’è chi vorrebbe essere imperatore.

E c’è chi, invece, sarebbe molto più felice a essere una foca ambigua.

 ————

[1] Il suo fantastico curriculum, purtroppo senza le eclatanti foto, si può ancora leggere su Web Archive. I caratteri appaiono bianchi su sfondo bianco, per leggerli dovete renderli visibili, selezionando tutta la pagina. Un piccolo sforzo, ma avrete un grande premio.

[2] Sei vissuta con la gente selkie – via da me, losca meretrice! Non ti vorrei come moglie, nemmeno per tutto l’oro della cristianità!

[3] Sono un uomo in terra, e una selkie nel mare, la mia casa è sull’isola di Sule Skerry [uno scoglio deserto], e tutto ciò che vi si trova mi appartiene.

Su Chivalry.com, potete ascoltare una versione di questa ballata, e leggerne il testo.

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16 Responses to Di imperatori e foche

  1. utente anonimo says:

    L’affermazione che ” gli antenati non esistono, essendo morti”, mi fa venire in mente la domanda ” Sono più i vivi o i morti ?”, la cui risposta è ” I morti non sono”, tratta mi pare da ” 101 storie zen”.

    Anche in Oriente, però, come in altre parti del mondo, hanno il culto degli antenati, e si ricordano che, se sono in vita, lo devono ai loro genitori, ai nonni, ai bisnonni, ai trisnonni, a tutti coloro che, di unione in unione, hanno determinato la loro attuale esistenza.

    Gli antenati quindi, non esistono, ma sono sicuramente esistiti, ed ognuno di noi ” ha” i propri. Sarebbe bello sapere chi erano e come hanno vissuto, perché noi, contenti o scontenti, da quell’albero discendiamo e di quello siamo rami e frutto.

    Siccome il codice genetico si trasmette,non sono una esperta ma mi pare di capire che le cellule hanno la loro memoria, il nostro sangue contiene anche la vita di chi ci ha preceduto.

    Chiunque fossero i miei antenati, io percorro questo breve spazio portandoli con me, sono il risultato vivente dei loro sacrifici per sopravvivere e far sopravvivere i figli, i posteri.

    Anche se tra i miei avi magari c’è qualche delinquente, qualche assassino, un filibustiere, un predone, io sono il miscuglio e loro per me sono stati tutti indispensabili , quindi ” onore” a loro.

    La marchesa dei macelli,

    Aurora.

  2. utente anonimo says:

    Grandi moderni poeti del vuoto i due tizi, miguel, letti i loro fantasmagorici titoli. Vuoto espresso, paradossalmente, per accumulazione di pieno, secondo una tecnica poetica molto diffusa nel novecento. Ma non ce la fanno, come attesta questo splendido verso di montale, a esprimere il vuoto:

    “che il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi.”

    Nessun accumulo di nubi, se imita, può riprodurre il sereno.p

  3. AndreaRusso says:

    “Bari la notte”??? :-))) Principe di Bitetto… (uah uah uah!)

    P.S: Ma il tizio nella foto non somiglia a Marco Ferrando?

    Andrea

  4. utente anonimo says:

    sì davvero, l’avevo notato anch’io:-)

    maria

  5. miguel sono l’aquilotto non so se mi ha riconosciuto, quando vedi lasciare un commento cloro me lo vieni a dire da me nel mio blog?? oppure tu sai quale sarebbe il suo indirizzo del suo blog???rispondimi al più presto per favore..grazie…

    Aquilatricolore de ilnazionalista.splinder.com

  6. utente anonimo says:

    DavideRitvanarium per l’ Aquilotto

    http://www.cloroalclero.blogspot.com

  7. kelebek says:

    Commentando la foto che si trova qui:

    http://kelebek.splinder.com/1127914404#5848214

    MUIblack propone un’affascinante ipotesi sui legami tra Maga Lisistrata e il mitico Scaramella :-)

    Lo segnalo qui, perché pochi avranno notato che il thread è ripreso in fondo a quel vecchio post.

    Miguel Martinez

  8. grazie per il blog davideritvanarium…cmq un nome piu’ semplice no??scherzo…ciao W L’ITALIA…Aquilatricolore de ilnazionalista.splinder.com

  9. utente anonimo says:

    La curiosità per gli antenati è una cosa comune, però questi personaggi, per la loro, questa sì, incomprensibile identificazione del ceto aristocratico con la VERA (tutto maiuscolo) nobiltà, si perdono il gusto di una ricerca sui loro antenati “veramente veri”, magari minuscoli ma reali e perciò infinitamente più interessanti delle lunghe liste di Comneni e Paleologhi.

    Paolo

  10. utente anonimo says:

    ” In mancanza del mio, così confuso,

    cerco di ricostruire, ma invano, il tuo pedigree”.

    Montale non aveva dunque leggende in famiglia e neppure l’araldica fantasia della ” coppia imperiale di Campobasso”.

    “Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto ”

    E Kel si scopre perché è tanto impermeabile alle ondate : pelle di foca nell’anima.

    Aurora.

  11. utente anonimo says:

    >Non voglio essere da meno, e quindi vi dirò subito che tra i miei antenati (presunti) c’è una foca.MM<
    E allora sarebbe proprio il caso di esultare con l’anonimo titolista del celebre (si fa per dire) film: “VIVA LA FOCA E CHE DIO LA BENEDOCA!”:-).

    Ciao

    Ritvan Gran Maestro dell’Ordine Ospitaliero Animalista della Foca Monaca (c’ho le carte autentiche, eh, che ti credi!)

  12. talib says:

    Il curriculum è veramente qualcosa di notevole, ma anche la tua antenata non è male :D

  13. utente anonimo says:

    Gli assegni come li firma?

    Francesco, il Bieco Bocconiano

  14. utente anonimo says:

    Bentornato fra noi Bieco Bocconiano!

    Ciao

    Ritvan Bieko Tiranno (nel senso di laureato all’ Università di Tirana, eh!:-) ).

  15. kelebek says:

    Per Francesco,

    se riesci a farti firmare un assegno da lui, ne saremo contenti tutti.

    Facci sapere.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    prendo solo contanti dagli Imperatori

    Francesco

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