Enigmi sauditi

Chi sta dalla parte dei movimenti di resistenza e liberazione nel mondo, trova sempre sulla propria strada qualche imbecille che gli chiede conto di quello che succede in Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita è quella cosa sabbiosa per cui uno che viene dal Marocco non avrebbbe il diritto di pregare a Saronno, perché alla Mecca non c’è una cattedrale.

L’Arabia Saudita è anche la sede del mitico complotto dei beduini wahhabiti (termine scritto in una decina di modi, ma noto oggi anche alle commesse dell’Upim) per conquistare il mondo e sterminarci tutto.

In realtà, l’Arabia Saudita è un paese terribilmente complesso. Dicono che sia ricco, ma il petrolio, ovunque si trovi, è anche una maledizione.

Prodotto per sua natura sterile, che richiede pochissima manodopera, concentrato in pochi luoghi e ancor meno mani, dipendente dai mercati stranieri, con prezzi che fluttuano ogni giorno, e trasformabile solo in denaro che a sua volta viene gestito in piazze straniere.

Ecco che possono esistere paesi come la Nigeria, o la Venezuela prima di Chavez, dove il petrolio ha fatto più male che bene.

Certo, l’Arabia Saudita non è la Nigeria, né tutto va su conti più o meno privati nelle banche americane o londinesi. Anzi, ha saputo creare un discreto stato sociale, ma l’era dell’abbondanza è finita da un pezzo.

E’ un paese percorso da conflitti di ogni sorta – culturali, politici, economici, etnici e regionali -, dove ci sono dieci quotidiani e 350 case editrici (anche con scrittori e scrittrici di talento), e il 55% dei laureati sono donne.

Prima di parlarne, dovrebbe essere obbligatorio leggere il testo del sociologo francese, Pascal Ménoret, Sull’orlo del vulcano. il caso Arabia Saudita (Feltrinelli, 2004), che giustamente definisce questa nazione una "periferia dell’Occidente".

E’ un paese, poi, che nasce schiacciando i beduini e la loro cultura, in nome di un forte potere urbano e borghese, che si spaccia per rigore islamico, un rigore – in gran parte immaginario – che i nostri media prendono poi alla lettera.

Infine, il termine wahhabita è impreciso: quella di Muhammad bin Abdul-Wahhab (Abdul-Wahhab, quindi, non era il nome suo, ma quello di suo padre) era infatti un’interpretazione dell’Islam diffusa da quelle parti ai tempi di Napoleone, ampiamente superata dall’importazione di forme sunnite dall’Egitto nel Novecento, e nessun saudita si è mai dichiarato "wahhabita".

Certo, Muhammad bin Abdul-Wahhab ha lasciato una profonda traccia nella cultura saudita, perché aveva in sostanza ripreso l’antica tradizione semitica dei Maccabei: coloro che nell’antica Giudea respinsero insieme l’occupazione straniera, la tirannide e il politeismo, in nome dei "diritti di Dio" che vanno al di là del diritto di qualunque sovrano.

Proprio per questo, la stessa fede che garantisce i Maccabei sauditi – corrotti quanto lo diventarono i discendenti dei Maccabei storici – è la fonte permanente della contestazione del potere dinastico: ecco che anche il femminismo in Arabia Saudita si presenta come femminismo islamico, e quindi rivoluzionario. Ma una cosa del genere, ovviamente, supera di parecchio la possibilità di comprensione del giornalista medio italiano.

Parliamo di questioni internazionali. Abbiamo visto dove sta l’Arabia Saudita in Libano – dove il protetto degli Stati Uniti, il piccolo Hariri, è in una posizione curiosamente simile a quella di bin Laden: il padre di Hariri, era, infatti, il più potente imprenditore dell’Arabia Saudita, e aveva cominciato nell’edilizia, prima di comprarsi il Libano.

Nel 2002, l’Arabia Saudita, in una conferenza a Beirut, propose, come soluzione al conflitto israelo-palestinese, quello che da noi chiedono anche Prodi e Berlusconi: che i palestinesi dicessero addio per sempre all’ottanta percento delle proprie terre, e che gli israeliani permettessero la nascita di un microstato per i nativi di quei luoghi; in cambio, tutti i paesi arabi avrebbero dovuto riconoscere pienamente Israele.

Questa proposta è stata lasciata cadere nel silenzio (Israele non permise nemmeno ad Arafat di andare alla conferenza), visto che Israele non ha assolutamente intenzione di accontentarsi dell’ottanta percento di ciò di cui si è appropriato, ma questa è un’altra storia.

Insomma, non chiedete conto dell’Arabia Saudita né a me, né all’operaio marocchino di Saronno.

Grazie.

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13 Responses to Enigmi sauditi

  1. utente anonimo says:

    Ma come reagirà l’Arabia Saudita alla proposta di un “Islamic Sacred State” (sic.) previsto dagli ingegneri del Nuovo Medio Oriente?

  2. MUiBlack says:

    Reagirà come tutti gli altri stayi arabi moderati, cioè con silenziosa ubbidienza. La gestione della “stato sacro” rimarrebbe comunque all’attuale governo saudita (ci sarebbe una divisione completa formata da quelli che oggi sono i “servitori della Mecca”). La cosa che darebbe più fastidio sarebbe il diminuito accesso al mar rosso (che alla giordania farebbe invece tanto piacere) e al golfo e l’isolamento dal kuwait (che però se non sbaglio era stato rivisto rispetto alla mappa che hai messo tu). Il problema serio in quella cartina è l’Iran, ma c’è tempo per pensare anche a quello…

  3. utente anonimo says:

    e tutte le storia sul’Arabia Saudita che finanzia moschee e predicatori integralisti nel mondo, dall’Africa all’Europa, e sull’onnipotente ambasciatore saudita a Washington che conta quanto il Presidente ma ha più fondi?

    E come fanno le saudite ad andare all’università, visto che non possono guidare?

    Ciao

    Francesco

  4. utente anonimo says:

    A proposito, anche se tu non c’netri, quanti di quei quotidiani sono liberi?

    Noi sotto Mascellone ne avevamo a bizzeffe di quotidiani, e anche di case editrici.

    F

  5. utente anonimo says:

    >E come fanno le saudite ad andare all’università, visto che non possono guidare? Ciao Francesco<
    Mai sentito parlare di “mezzi di trasporto pubblici”? Ovviamente, con compartimenti separati per maschietti e femminucce:-).

    Ciao

    Ritvan

  6. MUiBlack says:

    In Arabia Saudita c’è un ministero (Ministero degli affari religiosi) che, tra le altre cose, si occupa della raccolta delle donazioni (private e non, saudite e non) e del loro smistamento dove serve. Questo ministero evita accuratamente i predicatori che in occidente definiscono integralisti. Le donazioni in via privata dei cittadini non passano per il filtro goverativo (quando serve però le fanno passare per finanziamento di “attività illecite” e le fermano). Vorrei portare alla vostra attenzione, inoltre, che in Arabia Saudita i predicatori che parlano dell’America o di Israele o di Jihad contro l’occidente, vengono allontanati dalle loro moschee e sostituiti da predicatori “addestrati” dal ministero degli affari religiosi.

    L’ambasciatore saudita in america non è affatto onnipotente, anzi. Acquista un po’ di valore solo quando sveste i panni di ambasciatore del popolo saudita e veste quelli di portavoce di un gruppo di ricchi petrolieri che hanno affari in comune con quello che dovrebbe essere il presidente del popolo americano, ma ovviamente è a sua volta portavoce degli interessi suoi e dei suoi compari.

    Le saudite vanno all’università di solito accompagnate da componenti di sesso maschile della loro famiglia o con i mezzi pubblici.

    I giornali sono tutti liberi se usi lo stesso criterio che si usa in Italia per definire tale un giornale, se invece parliamo seriamente, i giornali hanno tutti problemi di censura (o autocensura).

  7. utente anonimo says:

    Allora da dove vengono questi mitici predicatori integralisti, se li inventa tutti Libero per fare i titoloni?

    E i jiahdisti volontari che fanno gli attentati in Europa o partono per il fronte, a chi fanno riferimento? Boy scout e Alpitour?

    Francesco

  8. MUiBlack says:

    Ho appena scritto che ci sono molti privati che sostengono quelli che libero chiama “integralisti”, ma che il governo saudita è uno dei più repressivi a riguardo. E’ inoltre evidente che libero esagera enormemente questo genere di notizie e che non ha mai un atteggiamento obbiettivo nel descriverle.

    I jihadisti che fanno attentati in europa fanno per lo più autogestione (secondo mi5 e scotland yard).

    I jihadisti che partono per uno dei tanti fronti vengono reclutati (dopo loro richiesta) da persone che hanno contatti nei paesi dove si combatte e che una volta arrivati possono farli arrivare dove serve. Non sono necessariamente correlati a moschee o centri islamici, visto, tra l’altro, che lì sarebbero più individuabili.

  9. utente anonimo says:

    Troppo destrutturato per funzionare.

    E dai un’immagine monolitica del regime saudita che non è credibile.

    Grazie comunque per le risposte e le informazioni.

    Francesco

  10. MUiBlack says:

    Non concordo, comunque ognuno è libero di arrivare alle conclusioni che sono più consone alle basi del suo pensiero e della sua informazione.

  11. astar23 says:

    “ecco che anche il femminismo in Arabia Saudita si presenta come femminismo islamico”

    Il più grande gruppo delle “femministe islamiche” che ultimamente si aggira per l’Occidente a fare proseliti, qualche mese fa ha lanciato una JIHAD DI GENERE contro TUTTI I MASCHI MUSULMANI.

    Direi che il “femminismo islamico” è UGUALE in TUTTO E PER TUTTO al “femminismo occidentale”. Ovvero nasce da un odio atavico e ancestrale verso il maschile: la Misandria.

    I musulmani in Arabia Saudita, adesso che sono ancora in tempo, farebbero bene a scindere i “diritti delle donne” (sacrosanti) dall’ideologia femminista, per evitare che anche nella loro società si vengano a creare quegli stessi fenomeni che oggi vediamo tutti i giorni nel nostro caro Occidente. Uno fra tutti: la distruzione della famiglia.

    Ciao

    ps. “Uno degli impliciti, seppur non ammessi, pilastri del femminismo è stato un fondamentale disprezzo per i maschi” –Wendy Dennis

    “Il Cromosoma maschile è un cromosoma femminile incompleto. In altre parole, il maschio è un aborto che cammina, abortito allo stadio genetico. Essere maschio è essere deficiente, emozionalmente limitato: la mascolinità è una malattia di deficienza e i maschi sono storpi emotivi.” –Valerie Solanas

    “Ho molta difficoltà con l’idea che possa esistere un uomo ideale. Per quanto mi riguarda, i maschi sono il prodotto di un gene danneggiato. Loro fanno finta di essere normali ma tutto ciò che fanno è stare lì seduti con un sorrisino sulla faccia nel mentre che producono sperma. Lo fanno tutto il tempo. Non si fermano mai.” –Germain Greer

    “Una donna ha bisogno di un uomo tanto quanto un pesce ha bisogno di una bicicletta.” –Irina Dunn (1970)

    “Buona parte, e certamente la parte più divertente, di essere una femminista è quella di terrorizzare gli uomini.” –Julie Burchill

    “Gli uomini sono delle bestie.” –Ireen von Wachenfeldt (femminista svedese)

    “Gli uomini devono essere ridotti e mantenuti ad una percentuale di circa il 10% della razza umana” –Sally Miller Gearhart (femminista americana)

    “Dal momento che il matrimonio costituisce una schiavitù per le donne, è chiaro che il Movimento delle Donne debba concentrarsi per attaccare questa istituzione. La libertà per le donne non potrà essere acquisita finchè il matrimonio non verrà abolito” –Sheila Cronan, Leader Femminista

    “La questione è molto semplice, ogni donna deve essere desiderosa di essere indentificata come una lesbica se vuole essere completamente femminista” –National NOW Times, Gennaio, 1988 (NOW= “National Organization of Women”, la più grande e potente organizzazione femminista americana.)

    “Qualsiasi rapporto sessuale, anche il sesso consensuale all’interno del matrimonio, è un atto di violenza perpetrato contro una donna”. –Catherine MacKinnon

    “Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini.” — Elizabeth Cady Stanton

    “L’unica cosa a cui son buoni gli uomini è per scopare, e per investirli con un camion”. Dichiarazione fatta da un’amministratrice Femminista della Maine Univiersity, quotata da Richard Dinsmore, il quale poi vinse una causa civile contro l’università per un totale di 600,000 dollari.

    “I rapporti sessuali etero sono la pura, formalizzata espressione di disprezzo per il corpo delle donne” — Andrea Dworkin

    “Non possiamo distruggere le iniquità fra gli uomini e le donne finchè non distruggeremo il matrimonio” — Robin Morgan (Sisterhood Is Powerful, (ed), 1970, p. 537)

    “La famiglia nucleare dev’essere distrutta… qualunque sia il significato finale, lo sfascio delle famiglie è adesso un processo obiettivamente rivoluzionario” — Linda Gordon

    “Ciao, io mi chiamo Mary Odiare-gli-Uomini-è-Divertente. Da quando ho imparato ad accettare la mia natura femminista, ho scoperto la grande gioia nel minacciare le vite degli uomini, frustando i fratelli dei club [NdR- le famose “fraternities” dei College Americani] e complottando per uccidere il patriarcato. Io odio i maschi proprio perchè son maschi.” –Inizio di un discorso tenuto da una ragazza di nome Mary durante una conferenza femminista tenutasi all’Università del New Hampshire il 10 Marzo 2005. Dopo queste prime frasi della ragazza il pubblico, composto interamente da femministe, ha iniziato ad applaudire ed ha intonato una canzone sulla castrazione dei maschi.

    “Se vogliamo che la vita continui in questo mondo, ci dovrà essere una decontaminazione del pianeta. Io penso che tutto ciò verrà accompagnato da un processo evolutivo il cui risultato sarà una drastica riduzione della popolazione maschile. La gente ha paura di fare affermazioni simili però.” (-Mary Daly, 2001)

    ———————————

    I musulmani sono ancora in tempo per ricacciare indietro questa immondizia e sopprimere sul nascere il MORBO DEL FEMMINISMO. E sono abbastanza convinto che in fondo in fondo quegli stessi mujahedeen che stanno combattendo in Afghanistan, Iraq e Libano se ne sono accorti che se cederanno all’invasione Occidentale la loro società verrà investita dallo stesso SCHIFO in cui è immersa la società occidentale odierna.

  12. Per Astar (n. 11),

    i casi sono due:

    1) ti sei letto tutta la letteratura femminista del pianeta, dimenticando però di citare libro, pagina, contesto, eventuale valore ironico, o successivi cambiamenti di idee

    2) hai fatto un grasso copia e incolla, nel qual caso potresti citare anche la fonte

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    “Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini”

    questa credo sia condivisa da un buon 99% delle signore, anche non femministe.

    Francesco

    PS Muiblack, quando mai nella storia una serie così vasta di azioni “terroristiche” non ha avuto bisogno di regia, fondi, armi, organizzazione?

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