“Camminò senza fermarsi” (II)

 Le armi servono per uccidere.

Anche se Giuliano Ferrara mi ha dato dell’addestratore di bande paramilitari, non ho mai usato un’arma da fuoco. Perché qualcuno che ci capiva, mi aveva detto una frase molto chiara: "nel momento stesso in cui ti porti dietro una pistola, sai che devi essere disposto a usarla".

Chiunque prenda un’arma, dovrebbe sapere che ha scelto di entrare nella sfera della morte. Alla sensibilità dell’uomo mediatico, non ripugna, a quanto pare, l’uccidere, ma il morire.

Altrimenti non si spiega come mai le stesse persone che non condannano il figlio di David Grossman – un allegro ragazzotto di famiglia bene, che è partito armato di tutto punto per una battuta di caccia all’uomo all’estero e ci ha lasciato le penne – condannino Fatima, che ha cercato di far fuori tre giovinastri armati che le stavano ammazzando amici e parenti. Eppure entrambi erano entrati deliberatamente nella sfera della morte.

Gli Amici delle Vittime restano sconvolti, invece, perché Fatima ha compiuto quest’azione militare, sapendo con certezza di morire. Siccome morire è indubbiamente una cosa importante, lo ha fatto spiegando perché e cercando di vivere gli ultimi attimi della propria vita in maniera più cosciente.

E lo ha fatto pregando: i cattolici italiani non se lo ricordano, ma anche la loro religione, una volta, non parlava solo di Vittime e di Valori o contro i matrimoni gay, insomma non era solo "cultura della vita" asessuata parallela a quella erotizzata della televisione. Una volta, il cattolicesimo parlava anche della transitorietà della vita e della salvezza eterna. Una cosa che riveste una certa importanza, per chi ci crede, e nel momento del trapasso.

Il figlio di David Grossman (come vedete, ci torniamo e ci torneremo ancora, perché costituisce in qualche modo una vita parallela a quella di Fatima) suppongo che abbia passato la sua ultima notte senza pensare affatto che fosse tale.

Infatti, non capita spesso che un cinghiale riesca a far fuori un cacciatore. Specie se il cacciatore va in giro per i boschi, non con un vecchio moschetto, ma con un cannone che lancia bombe a grappoli.

Quello che fa impazzire gli Amici delle Vittime, dunque, è il morire cosciente, non l’uccidere. Se si muore, si deve morire da Vittima, cioè perché ti casca una tegola in testa.

Altrimenti, può essere solo un "suicidio", indotto dalla "disperazione": Vittima di nuovo. Roba da psicofarmaci e lunghe telefonate nel cuore della notte, insomma: "mi sento in colpa, perché forse avrei potuto fermarlo… eh, ma sai, quando c’è qualcosa dentro di te che non ce la fai più…" "Dovevamo capirlo, ma ormai si era chiusa completamente in se stessa".

Il suicidio è la solitudine, il martirio è una scelta profondamente sociale. Esiste certamente la diversità culturale, ma in questo siamo noi e non loro a essere strani. La produzione dell’individuo standardizzato, narrato da Adorno, ci rende ormai incapaci di capire la persona integrata in una comunità.

Non è questione di esaltare o di denigrare lo spirito comunitario, che è insieme caldo e soffocante, laccio e ancora. Semplicemente, è la realtà. Realtà di tappeti per terra dove si dorme, piedi scalzi, poveri profumi, si mangia quel che c’è, si spettegola, si ascolta il Corano e si raccontano storie spinte, si fuma, si discute di politica, si prega, ci si visita durante tutto il giorno, si scambiano regali e ci si cura a vicenda con l’hennè, e le generazioni si uniscono, si confondono, si spiano, dialogano.

bambini jabaliya palestina

Una casa a Jabaliya

Nella disintegrazione di una terra e di un popolo, Fatima mantiene i fili. E’ lì come parte di una famiglia, su una terra – al-Ard, come sâmidah, come gli ulivi ben piantati, o le cose che stanno a lungo in acqua e non si bagnano.

Il luogo della scelta è la moschea, perché è lì che tutto ciò assume un senso, che il piccolo e il grande si toccano.

Fatima ha fatto l’esatto contrario di tutti i depressi di questo mondo, ma non importa. Quello che ha fatto, ha toccato qualche nervo così scoperto dentro di noi, che dobbiamo darle della "disperata" lo stesso.

Ciò viene presentato come una scusante, mentre a me sa tanto di ultimo insulto.

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55 Responses to “Camminò senza fermarsi” (II)

  1. Non c’è alcuna identità tra Fatima e il figlio di Grossman. La sfera della morte è in mano non a chi imbraccia l’arma, ma a chi non riconosce il diritto all’esistenza del nemico e combatte nella logica della faida, fino alla sua eliminazione, escludendo la trattativa dall’orizzonte della vita e uscendo quindi dalla politica. Fuori dalla logica della faida, e nella logica della trattativa, i bambini tornano a dormire sui tappeti e le Fatime a ninnarli. Il kamikaze è osceno, disgustoso e colpevole non solo perchè fa vittime gratuite tra i civili, ma perchè tradisce con il suo gesto *eroico* la sua indifferenza alla vita umana e il suo attaccamento alla bandiera, all’idea, all’assoluto. E’ dunque lui, l’ideologo, il padrone della morte. Chi vede in Fatima una vittima, la vede con occhi diversi dai miei, ma ha anche scritto che in medio oriente nessuno è innocente. E’ quindi uscito – diversamente da te- dalla “logica del melodramma” di cui si parlava in “i tempi e le idee” dove gli attori impersonificano il bene e il male assoluto e si combatte una eroica battaglia fino alla vittoria finale.

    rosa

  2. Miguel: boh? magari ci hai ragione tu, in fondo non siamo stati nella testa di questa signora, nè io ne te. Io poi non sono credente, quindi fatico a vedere la morte secondo un’ottica diversa da quella della disperazione. Pero’ non concordo sull’accezione negativa che tu dai al termine disperazione (magari non è questo caso).Nella disperazione l’umano è libero, perchè percepisce questo mondo un po’ insensato. Ed è libero perchè nessun significato procede da istanze diverse dalla propria disperazione. Non c’è patria, non c’è onore, non c’è patrimonio, non c’è neppure la salvaguardia della propria vita.

    C’è solo un umano che grida con tutto il suo spirito folle la disperazione. Magari vivessimo di più ,tutti quanti, la disperazione. L’idea che non c’è ancora, non c’è sicurezza, non c’è ente che possa risparmiarci a questo mondo la morte, sia simbolica che fisica. La disperazione è un tu per tu col nulla. E non rende vittime, rende titanici. Il nulla è già stato assimilato e cagato. Si è disposti a fare tutt’uno col nulla, ritornare da dove si è venuti, non portando dietro niente: nè beni, nè affetti.

    Non ci si preoccupa di un dio, se esistesse si sarebbe disposti a vederlo e sputargli in faccia ogni possibile parolaccia e bestemmia ed essere inceneriti nella sua collera, cancellando ogni possibilità di anima immortale o minkiate del genere.

    Miguel: io quando mi capita di vedere un bambin sula sedia a rotelle, vado in depressione. E questa, poi mi accorgo, non è depressione: è rabbia. Una rabbia cosmica, con le potenzialità di distruggere tuto cio’ che vedo intorno. Ora io vivo in una città che,vabbè fa schifo, ma non è paragonabile ad una situazione come quella dlla Palestina, dove, di avere un figlio sulla sedia a rotelle è qualcosa che, addirittura, ci si augura, piuttosto che perderlo. Però non ci si puo’ abittuare a vedere tute e due le cose: dici “ma porco dio, già uno sulla sedia a rotelle, almeno lasciami in piedi l’altro” invece no. Vivi entrambe le esperienze. E’ troppo. Per chiunque. Tieni conto che non immagino chi è molto credente, parlo a livello antropologico. E quindi la forza distruttiva diventa quello che ti tiene in piedi, non fosse altro che per tirare giu’ quei bastardi che sono attori del sentimento provocato. Che hanno, giustamente dici altrove, nome e cognome.

  3. utente anonimo says:

    Miguel, disperata può significare tante cose.Non significa solo depressione.

    Come scrive Rosa, può essere rabbia, oppure lucida consapevolezza di non avere alternative. Non ha niente a che fare con la depressione.

    MJ

  4. utente anonimo says:

    ” Come scrive Rosa”

    No, non era Rosa, ma Cloroalclero.

    Mj

  5. utente anonimo says:

    Il punto è che termini come vendetta faida o disperazione rimangono ostinatamente dentro la sfera individuale della donna, e finiscono per mettere in ombra l’aspetto principale di quel gesto, che voleva essere ed era sociale, comunitario, come bene spiega e mostra miguel. Si offre il proprio corpo per tutelare il corpo della comunità, la sua continuità di vita, che è l’orizzonte dove s’iscrive e vive la vita stessa del singolo membro. Per questo “suicidio” o peggio “azione kamikaze” ci allontanano dalla comprensione di quel gesto, anche se è vero che esiste pure in questo caso una lucida e consapevole scelta di morire individualmente. Ma la vita che si vuole tutelare con la propria morte non è quella del paradiso di allah, che già ci pensa il dio stesso a proteggere, ma, per questo si muore, non per le vergini del blabaggio propagandisco occidentale, la vita tutta terrena e periclitante, come tutte le cose terrene, verso la morte della comunità. Quando questa percezione è massima, possono prendersi queste decisioni estreme.p

  6. utente anonimo says:

    >Altrimenti non si spiega come mai le stesse persone che non condannano il figlio di David Grossman – un allegro ragazzotto di famiglia bene, che è partito armato di tutto punto per una battuta di caccia all’uomo all’estero e ci ha lasciato le penne – condannino Fatima, che ha cercato di far fuori tre giovinastri armati che le stavano ammazzando amici e parenti. Eppure entrambi erano entrati deliberatamente nella sfera della morte. MM< Miguel, tu ti comporti esattamente come quelle “stesse persone” di cui parli, ma ovviamente:-) in senso opposto.
    Io non vedo la neccessità di schernire il figlio di Grossman, militare che morì combattendo per la propria Patria e non per divertimento, come premessa per la glorificazione di Fatima.

    Entrambi quei morti hanno la loro dignità, entrambi hanno creduto di fare la cosa giusta facendo quel che hanno fatto. Ricordiamoci di Antigone (vabbè, sono le famigerate radici da te tanto aborrite:-), i greci anche a me stanno sui cosiddetti:-), ma Antigone è stupenda) e cerchiamo un minimo d’equilibrio.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Sì, lo so, anch’io ho fatto qui alcune battutacce sulla nonna kamikaze (e p., da buon marxista che non crede nei paradisi di Dio o Allah, mi sembra non l’abbia presa molto bene), ma la glorificazione della morte procurata a sé e/o agli altri mi fa sempre quest’effetto. Insomma, comprensione sì, glorificazione no.

  7. cicciniu says:

    NUOVO FASCIO…VECCHIE MERDE!!

  8. utente anonimo says:

    Soliti problemi alla connesione, scusatemi.

    Ho letto anche i post precedenti e commenti relativi, però.

    E quello che mi stupisce è la quasi assoluta mancanza di empatia che alcuni continua ad avere con Fatima e la sua parte.

    Non si tratta, come scrive di Francesco, di essere troppo “nordici”, mi risulta che anche in Svezia e in Groenlandia si guardino film e si leggano romanzi che permettono non solo di identificarsi con la parte preferita (di solito la più debole) ma, se scritti bene, ci fanno apprezzare anche le ragioni e l’umanità del “cattivo”.

    E a me va benissimo che per qualcuno il cattivo sia Fatima. Per carità. Schieratevi pure.

    Non mi va bene invece che per qualcuno Fatima sia da compatire, o che il suo gesto sia visto come inumano o osceno.

    In un certo senso, sì, è osceno, ma come è oscena tutta la guerra, nè più nè meno.

    Che lì non ci sia una guerra, è infatti un parere nostro, di noi “buoni”, di cui forse dovremmo convincere prima di tutto israeliani e palestinesi.

    Lì una guerra c’è eccome, perchè si combatte, e in una guerra tutti gli obiettivi militari, dal capo di Stato Maggiore all’ultima delle reclute, sono validi.

    Il gesto di Fatima è quindi inoppugnabile: il kamikaze si sacrifica per la distruzione sperata di un obiettivo militare nemico.

    Gli israeliani e gli americani in primis si premurano di ricordarci che in fondo anche gli obiettivi civili sono validi in guerra, se “collaterali” o “inevitabili”.

    E in realtà, ci ricordano, sono validi tout court, perchè è difficile considerare “collaterale” Hiroshima.

    Ora, non si capisce perchè il soldato che spara alla vecchietta sia scusabile- faceva il suo dovere- e la vecchietta sua nemica che vuole uccidere il soldato non lo sia.

    Ah, già, dimenticavo che in una guerra “come si deve” non si armano le vecchiette. Accidenti, devono essere proprio cattivi questi palestinesi, visto che armano le vecchiette; e già che ci sono, mettiamoci anche il solito paragone con i nazisti, e diciamo che non si armano neanche i ragazzini e citiamo la Hitlerjugend, così il solito filo-neocon-d’ordinanza può saltare a piè pari nella discussione urlando “Muftì di Gerusalemme”.

    Naturalmente, le vecchiette e i ragazzini che vogliono uccidere soldati nemici sono validi solo se dalla nostra parte, così diventano esempi di eroismo da Cuore di De Amicis e danno il nome a battaglioni e organizzazioni giovanili;

    se dalla parte nemica, si tratta di poveracci e disperati e quello che fanno è brutto, il carroarmato contro la vecchietta infatti vale ed è bello, o perlomeno scusabile perchè “doveroso”, la vecchietta contro il carrarmato invece è proprio un brutto vedere.

    Poi c’è da parlare della riluttanza moderna occidentale all’idea del sacrificio (nostro, ché quello degli altri è sempre accettabile), specialmente dell’ultimo e definitico, quello della vita.

    Il che dimostra che in fondo l’Italia,o pelromeno una sua certa immagine, i valori “italioti” tanto denigrati, hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e contagiato, reali o presunti (e da chi) che fossero, l’intero Occidente: valori che presumono che ha vinto chi è ancora vivo e che è meglio stare dalla parte del più forte.

    Del resto, Monicelli in uscita del suo ultimo film ci tiene a farci sapere che lui la guerra la ha fatta, ma sperando di essere sconfitto.

    Ed ecco forse perchè tanti eroici italiani preferiscono Grossmann a Fatima: minchia, dopo tutto se vai in guerra è meglio stare con chi ha le armi migliori.

    Solo che, dalla seconda guerra mondiale, questo ragionamento è passato dalla ragionata saggezza popolare figlia dell’esperienza (“Francia o Spagna purchè se mgana”), all’istinto pavloviano che spinge immediatamente non solo ad accodarsi, ma ad identificarsi direttamente col più forte, rovesciando l’istinto naturale di empatia col più debole.

    E secondo me questo passaggio non è stato casuale, ma voluto da qualcuno.

    Ed è anche per questo che tanti pseudonobili intasano i reality show, ma questo forse sarebbe un altro discorso, che riguarda più la serie sul neofascismo.

    Paolo

  9. utente anonimo says:

    Sono andata a curosare nel sito di quella scienziata di ciccinu o come caspita si chiama.

    Non appena ho aperto il post su Halloween, il sistema antivirus mi ha avvisata di un file infetto da Downloader che il sistema stesso dopo un po’ ha eliminato, per cui niente di grave.

    Se qualcuno non ha la protezione adeguata non vada a curiosare da quelle pati come ho fatto io anche perché non ne vale per niente la pena, ve lo assicuro.

    Cocco

  10. utente anonimo says:

    >Sono andata a curosare nel sito di quella scienziata di ciccinu o come caspita si chiama. …Cocco<
    Scienziata??!! Ma se ha appena 14 anni, la kompagna antifascista svizzerotta!

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Al massimo la si potrebbe definire – visto l’inno panegirico al cucurbitaceo che troneggia sul suo sito – “scienziata del…cetriolo”:-)

  11. utente anonimo says:

    >Soliti problemi alla connesione, scusatemi…Paolo< Ma scusarti de che, caro Paolo? I problemi di connessione son tutti tuoi, mica ce li trasmetti anche a noi per contagio!:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Il mio solito appunto pignolo che fa venire l’orticaria:-). Quello pavloviano non è un “istinto” (ereditario), bensì un “riflesso condizionato”(ovvero acquisito per esperienza e non ereditario). In quanto all’ “istinto naturale” è paradigmatico quello descritto dagli etologi a proposito della femmina animali che guarda due maschi azzuffarsi per averla: è vero, “empaticamente” sta col più debole, ma poi è felice come una pasqua di andare a copulare col più forte, poiché l’istinto di sopravivenza della specie le “dice” che quel maschio è il più adatto a generare figli più forti, nonché a proteggere gli stessi. Come dire “Franza o Spagna” in versione quattrozampe:-).

  12. utente anonimo says:

    Credo che anche fuori dalla Palestina e/o fuori dall’islam esista una reazione simile a quella di Fatima e che non ha nulla a che vedere con il suicidio o la disperazione. E’ la reazione di una madre che vuole proteggere suo figlio. Un figlio che qualcuno gli sta ammazzando.

    In quel caso nessuno di noi avrebbe da dire. Capirebbe il gesto, anzi s’immedesimerebbe nella persona e direbbe a se stessa “anch’io avrei fatto così per mio figlio”.

    Anche Fatima cerca di difendere suo “figlio”, solo che nella sua cultura e nella sua storia, il figlio non si esaurisce con il suo bambino ma è la sua terra, che non è solo la sua casa ma è la terra del suo popolo.

    Ricordo il filmato riprodotto in tv di una donna palestinese che rivolta ai soldati israeliani ed indicando dei bambini dice: “ quelli diventeranno tutti guerriglieri”.

    Non mi ha dato l’idea di una donna che si esprime colta dalla disperazione ma di una persona con una profonda convinzione sociale.

    In un mondo individualista non si è capito e non si può capire fino in fondo come un arabo viva se stesso, la sua relazione col mondo che lo circonda. Perciò si interpretano comportamenti alla luce di categorie che prescindono dal contesto culturale e sociale che vorrebbero interpretare. Si finisce per chiamare disprezzo per la vita ciò che è invece amore per essa. Solo, non è un amore individuale che si esprime avendo come termine di riferimento la propria vita, la vita del piccolo mondo familiare, ciò che noi chiameremmo l’”utile”, l’”opportuno”. Ma utile a cosa? Opportuno a cos’altro?

    Ho letto (alla fine l’ho letto) “La caduta di Bagdad”. Se provi a leggere quel libro applicando ad esso le categorie che siamo soliti applicare, la storia di Shadi sembra il gioco di un fanciullo fantasioso che si lascia trasportare dagli eventi e un giorno, da adulto, si sveglierà dalla sua fantasia e riderà di se stesso. Ma non era partito solo lui per la jihad. Quelli che come lui sono partiti, neanche si chiedevano, come se fosse un fattore determinante, se sarebbero morti oppure no. “Andare” veniva prima che pensare all’”opportunità” individuale. E allora cambia tutto. Cambia tutto il senso che si dà alla vita. Non si va a morire. Si va a combattere. E le due cose sono perfettamente distinte. L’una può implicare l’altra oppure no.

    Completamente diverso dal soldato occidentale che va a combattere una guerra che nella maggior parte dei casi non gli appartiene. Penso ad un sentire diffuso oggi. Non so come fosse ieri. La guerra del suo governo o la guerra che potrà cambiare la sua personale esistenza.

    Ecco che Fatima diventa suicida o disperata.

    Disperata senz’altro lo era ma non è dalla disperazione che nasce il suo gesto.

    La disperazione può generare il suicidio, non la battaglia.

    A parte. Scrivo qui ma non so bene in quale dei tre ultimi post ho letto.

    Dai vari commenti sulle mani di Fatima mi è rimasto appiccicato addosso un altro messaggio che non condivido: il gesto di Fatima, che presuppone una forza d’animo non indifferente, è un gesto maschile. Scusate ma mi sembra un discorso che origina da una cultura maschilista.

    Uomo forte, donna debole. E una donna che compie un gesto forte dev’essere per forza un po’ maschile. Come non è affatto vero il suo contrario: un uomo che piange è debole, è femminile.

    Non è affatto vero.

    La forza che ho visto nella donna del gruppo che difendeva a mani nude gli uomini chiusi nella moschea, con il dito in faccia al soldato armato davanti a lei, è indimenticabile.

    La debolezza che trovo in un uomo che conosco, alto, massiccio, che solo a vederlo dovrebbe mettere paura……anch’essa è difficilmente dimenticabile.

    Ho cercato di riportare alla memoria le mani delle contadine delle mie parti e delle donne anziane con le dita deformate dall’artrosi dell’età. Polsi grossi, e forme piegate nella direzione dell’uso che se ne fa.

    Le mani di un uomo e di una donna a me vicini. Le prime maschili per quanto detta la biologia ma lineari perché lui lavorava con la mente più che con esse, dirigeva la raccolta delle reti in cui le olive cascavano venendo giù dall’albero. Le altre dure e accompagnate da un polso forte finché ha lavorato la terra poiché tiravano erbe o raccoglievano olive una per una da terra.

    Ancora a parte.

    Il bimbo che dorme nella casa a Jabaliya è bellissimo. Ingrandite l’immagine e lo vedrete meglio. Io credo di averlo guardato per almeno un quarto d’ora. Cosa ho pensato nel frattempo è difficile da espriere…..impossibile.

    Cocco

  13. utente anonimo says:

    Effettivamente caro Ritvan ti devo dar ragione su tutti i fronti, spero che il senso del mio intervento sia chiaro comunque.

    Mi scuso però perchè, avendo dei casini “connettivi”, non posso star bene dietro alla discussione e rischio di scordarmi domande, ripetere cose già dette ecc.

    A presto! :-)

    Paolo

  14. utente anonimo says:

    “è vero, “empaticamente” sta col più debole..-Ritvan”

    E a chi l’ha detto che empaticamente sta col più debole?

    Cocco

  15. utente anonimo says:

    Dalle mie parti dire sarcasticamente “scienziata” in quel contesto, equivale a dire il suo esatto contrario. :-)

    Che abbia 14 anni non significa nulla. Anche Andrea Russo ne avrà 17-18 ma non si mette a raccontare fesserie che con il fascismo non hanno nulla a che vedere presentandosi come antifascista.

    Cocco

  16. Disperata senz’altro lo era ma non è dalla disperazione che nasce il suo gesto.

    La disperazione può generare il suicidio, non la battaglia.

    Non sono d’accordo. La disperazione genera la battaglia, solo quella. Il suicidio è frutto di un disturbo mentale che uccide la spirito di conservazione. La disperazione è una condizione esistenziale, verso cui si possono avere diversi atteggiamenti. Si puo’ evitare di rendere cosciente, rifugiandosi nel consumismo, nel piacere, nella distrazione che la lascia allo stato latente. Puo’ essere riconosciuta e generare paura, e allora si cerca un’autorità cui obbedire: un dio, un prete, un generale, una sacra scrittura marxista o ebraica, una Patria. Nell’illusione di essere protetti dagli effetti della disperazione, essere messi faccia a faccia con l’inutilità del mondo e di quello che ci hanno insegnato.

    Oppure la disperazione puo’ essere cosciente, si possono fare i conti ” con essa. Con il fatto di avere poco tempo e di essere un po’ amareggiati per non riuscire a viverselo come si vorrebbe, però si fa quel che si puo’, e cio’ che la vita offre: un abbraccio, una risata, una corsa sul prato, un pranzo co parenti e amici, ce lo si gode di piu’.

    Quest’ultimo sentimento mi sembra di averlo clto leggendo per esempio le lettere di rachel corrie. Sorpresa per la gente apparentemente serena, pronta alla risata, eppure opressa da condizioni oggettive. Non è questione di utilità o di forme individuali del sentire, è che, quando nell’oppressione anche l’abbraccio ti viene a mancare, i tuoi cari o sono morti o resi invalidi, quando neanche quei brandelli di felicità possono piu essere vissuti, allora tutto quello che ha avversato il tuo destino e che ha provocato la catastrofe finale, diventa il destino di cui ti impadronisci, verso cui diviene imperativo essere attivi.

    Per questo dico “disperata” non è un insulto, ma una condizione che permette il morire in quel modo, oltre ogni giudizio, di grande dignità umana.

    Cloro

  17. utente anonimo says:

    Anch’io ho usato il termine ” disperata ” , ma ho spiegato poi che per me non vuol dire depressione, non in questa occasione. Naturalmente non conosco a fondo le motivazioni della donna, per cui diciamo che parliamo in generale. Cioè, di una persona che decide coscientemente di perdere la vita.Si può decidere di togliesi la vita per tanti motivi, perchè di è depressi, appunto.O perchè si è disperati. Disperati perchè non ci sono vie d’uscite, non ci sono alternative. Ora, la donna avrà avuto motivazione politiche, forse, ma resta il fatto che ha deciso per questo gesto DOPO che le sono morti o mutilati i suoi cari.Quindi i suoi gesti sono dettati dalle circostanze, è dopo avere perso ( quasi ) tutto che compie questo gesto. In un certo senso, mi fa pensare a PierGiorgio Welby. Welby scrive che ama la vita, ma ch la sua non si può definire vita. Perchè non ha speranza, e dispera di poter cambiare le cose.Questo lo rende un uomo disperato. Però,non ho pensato MAI , nemmeno per un istante, che Welby sia depresso, o che non abbia lucida facoltà. Allo stesso modo, la donna è arrivata alla bellezza di oltre 60, prima di decidere di agire contro l’oppressore. Quindi, il suo gesto è scaturito dalla circostanze , che si sono volte al peggio.

    MJ

  18. utente anonimo says:

    “è vero, “empaticamente” sta col più debole..-Ritvan”

    >E a chi l’ha detto che empaticamente sta col più debole? Cocco< Sempre agli altrovelodati etologi, o Mia Diletta Sfruculiatrice:-). Probabilmente loro hanno studiato l’espressione facciale, i gesti, le esclamazioni delle sullodate femmine in calore ogniqualvolta il “debole” metteva a segno un discreto colpaccio. Sai, anche le bestie hanno i loro linguaggi e gli etologi cercano di interpretarli. Non è detto che siano infallibili, ma fidati, nel presente caso hanno concluso così. Poi, se a te risultasse che, invece, esse fanno il tifo per il più forte, allora forse abbiamo risolto il mistero da dove arrivano i filosionisti senza “se” e senza “ma”:-).
    Ciao

    Ritvan

  19. utente anonimo says:

    >Dalle mie parti dire sarcasticamente “scienziata” in quel contesto, equivale a dire il suo esatto contrario. :-) Cocco <
    Non ho sottomano il dizionario dei sinonimi e dei contrari, ma così ad occhio e croce il contrario di “scienziato” dovrebbe essere “non scienziato”, appellativo che credo dica poco.

    >Che abbia 14 anni non significa nulla.<
    Ah no? Allora probabilmente tu non avrai mai avuto 14 anni:-). Quello è il tempo delle fesserie per eccellenza (altro che “tempo delle mele”!).

    >Anche Andrea Russo ne avrà 17-18 ma non si mette a raccontare fesserie che con il fascismo non hanno nulla a che vedere presentandosi come antifascista.<
    Beh, la cosa e diversa. Se a 18 anni qualcuno continua a raccontare fesserie, allora vuol dire che la colpa non è delle tempeste ormonali adolescenziali. Vuol dire, con tutta probabilità che la fessaggine ce l’ha nel DNA:-).

    Ciao

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    >Scusate ma mi sembra un discorso che origina da una cultura maschilista. Uomo forte, donna debole. E una donna che compie un gesto forte dev’essere per forza un po’ maschile. Come non è affatto vero il suo contrario: un uomo che piange è debole, è femminile.

    Non è affatto vero. Cocco< Da bieco maschilista fallocrate (e chi più ne ha più ne metta:-)) posso dire che è una trasposizione (involontaria?) in ambito caratteriale/morale (e in altre occasioni, intellettivo) di un’innegabile differenza nella forza fisica fra i due sessi.
    Comunque, io penso che il giorno che una donna sputerà in faccia all’uomo che le apre la portiera dell’auto o le cede il posto sul tram, invece di pensare seriamente se è il caso di dargliela:-), nonché quando certe signore la pianteranno di squittire invocando “quote rosa” in parlamento, allora forse noi biechi maschilisti, fallocrati, ecc., ecc., abbandonereme per sempre la trasposizione equivoca:-).

    Ciao

    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    X Cloro (n.16)

    Forse, l’apparente (credo, non so) contrasto, nasce dal fatto che ho scritto che Fatima disperata lo era senz’altro, anche se ho aggiunto che non è dalla disperazione che nasce il suo gesto.

    Disperazione equivale a mancanza di speranza.

    E quando trascorri una vita a provare e riprovare percorsi che si rivelano perdenti, sei disperato. Ciò non toglie che il cervello, o qualcos’altro, ti faccia individuare una forma di lotta che non hai mai avuto il coraggio di provare.

    Se non credi più a nulla, se pensi di non contare niente, che la tua vita non abbia significato, ti suicidi. Ma certo non pensi di indossare prima la fascia bianco-verde, di farti fotografare con il fucile da combattente in mano o di dire le preghiere e di pensare che tua figlia è meglio che viva per badare al piccolino.

    Se invece pensi a tutto questo significa che non sei disperato in assoluto. Credi nel valore della lotta . La tua lotta può assumere modalità differenti: rifugio in qualcosa che ti dà un minimo di soddisfazione, sia esso il consumismo, o il volontariato sociale, un credo religioso, una dottrina politica ….una qualsiasi di quelle cose che un altro che la pensa in modo diverso da te chiamerebbe “illusione” e che è sempre un rifugio in cui non sentire la paura. Paura di cosa? Paura di perdere quella cosa per cui l’istinto di conservazione è ancora forte e prepotente.

    Ma l’istinto di conservazione non si esaurisce nell’individuo. A testimonianza di ciò il desiderio di generare dei figli, di sentirli più tuoi se possiedono il tuo stesso sangue.

    Allora puoi aver perso le speranze per alcune cose ma non per altre: la madre che deve fare la chemioterapia perché affetta da un tumore e sceglie di non farla, a rischio di morire, perché il suo bambino non ne soffra, ad esempio.

    La sua è una condizione “disperata” ma non ha perso la speranza sulla propria continuità.

    Si batte, con i mezzi che ha e/o crede di avere in base all’educazione che ha ricevuto e a ciò che ha interiorizzato essere la continuazione di se stessa. Cosi avrà fatto, forse, Fatima.

    Ci ho pensato tanto a questa cosa. Ci ho pensato da atea, come te, anche se figlia di un ateo e di una cattolica convinti.

    L’istinto di conservazione, per me, non ha origini religiose, ma nelle religioni come in mille altre cose può trovare un modo per esprimersi.

    Chi decide di combattere ed è disposto a rinunciare alla propria vita per una battaglia, non ha perso la speranza.

    Ciao

    Cocco

  22. utente anonimo says:

    Deponi le armi, per favore . Giusto per un attimo. Mica per sempre.

    Io non ho mai studiato etologia e la domanda che ho posto nasceva spontanea. Non capivo la tua affermazione, né volevo affermare il suo contrario.

    Semplicemente penso che ogni appartenente al regno animale, soprattutto se non allenato, come l’uomo, a controllare le proprie reazioni, ha uno spontaneo istintivo sussulto ogni qual volta avverte un colpo. Sia esso semplicemente un rumore. Ed il sussulto è tanto maggiore quanto più il “colpo” è forte o l’espressione è minacciosa.

    Però se tu dici che i “sullodati” etologi hanno dato quella lettura del comportamento della femmina contesa, mi dovrò informare. (Domani però. Adesso si chiude con il blog).

    Del resto anche il gip della vicenda di Sassuolo ha interpretato il comportamento dei carabinieri così come non lo avrei interpretato io. :-)

    Cocco

  23. utente anonimo says:

    “Non ho sottomano il dizionario dei sinonimi e dei contrari, ma così ad occhio e croce il contrario di “scienziato” dovrebbe essere “non scienziato”, appellativo che credo dica poco. – Ritvan”

    Beh! allora sta’ attento che quando ti scriverò “E bravo lo scienziato” ti starò dicendo “E bravo lo scemo”.

    Scherzi a parte: non te lo dirò. Non ti preoccupare. Al massimo ti darei due schiaffoni…..metaforici, sia chiaro :-)

    Cocco

  24. utente anonimo says:

    Io non vedo la neccessità di schernire il figlio di Grossman, militare che morì combattendo per la propria Patria e non per divertimento, come premessa per la glorificazione di Fatima. Ritvan

    maria

    sono d’accordo con ritvan, perchè schernire il figlio di grossman chiamandolo allegro ragazzotto che va a caccia di uomini per divertimento? e soprattutto perchè opporlo a fatima ? non ha senso, ambedue non sono responsabili dei commenti più o meno intelligenti che dedichiamo loro, lo avrebbe avuto, forse, come narrazione di due storie in qualche modo esemplari e contrapposte, se Fatima fosse morta in uno scontro con lui, ma non è stato così e allora opporli non serve proprio a nulla.

  25. utente anonimo says:

    Il suicidio è la solitudine, il martirio è una scelta profondamente sociale.MM

    maria

    non possiamo sapere cosa sia il suicidio, voglio dire che non possiamo saperlo fino infondo, perchè non lo abbiamo mai sperimentato. Credo sia un’azione umana tra le più indecifrabili.

    Il suicidio è stato definito una specie di uscita di sicurezza per tutti noi, mi sembra abbastanza inutile e quasi impossibile stabilire cosa porti a imboccare questa strada , disperazione, depressione, solitudine,lucida decisione, , e tutte le cose che avete ricordato .

    Il suicidio “occidentale” quindi non è detto che sia solo solitudine, ma precisa scelta umana.

    Tu Miguel fai una distinzione netta, affermi che il martirio è scelta profondamente sociale, è vero, ma non del tutto, il martirio è ANCHE suicidio, qualcosa di assolutamente diverso dal mettere una bomba, fare un attentato, rischiare la vita in qualche azione pericolosa, o quasiasi altra cosa.

    Anche il martirio come il suicidio ha bisogno di motivazioni strettamente personali, quelle sociali non bastano, altrimenti in palestina ci sarebbe il vuoto.

  26. x coco

    vero. In effetti.

    ps pure io sono figlia di un ateo e di una cattolica convinti.

  27. kelebek says:

    Per Maria, n. 25,

    Grazie. Avrei dovuto essere più preciso: la questione non è, cos’è realmente il suicidio, ma qual è il luogo comune sul suicidio tra di noi.

    Che contiene un grosso elemento di falsificazione, in quanto da una parte dobbiamo Rispettare il Defunto, dall’altra dobbiamo dimostrare che Abbiamo Ragione Noi e non lui.

    Su questo tema, James Hillman (si scrive così?) ha scritto un libro molto bello.

    Miguel Martinez

    P.S. Anche a voi è capitato più volte di aver conosciuto casi sicuri di suicidio, che però – per accordi nemmeno troppo taciti tra polizia, magistrati e parenti del morto – sono stati fatti passare per incidenti?

    Più che giusto di per sé, perché si sono evitate autopsie e indagini che sarebbero state superflue. Ma se (nella mia esperienza), per ogni suicidio registrato, ce ne sono altri tre non registrati, vuol dire che le statistiche sono false.

    Miguel Martinez

  28. utente anonimo says:

    Sono d’accordo con tutto quello che ha scritto Ritvan in questo blocco di commenti, dal figlio di Grossman alle quote rosa.

    Mo’ vado a contraddirlo di là sul marocchino di Sassuolo perché altrimenti come stalinista risulto troppo morbido :D

    Z(ionist e pure un po’ Chauvinist) ;-)

  29. utente anonimo says:

    Pur essendo donna non credo alle quote rose, ovvero al senso per cui si chiedono generalemente e cioè un cambiamento delle istituzioni e della politica.

    Io non ci credo, perchè le istituzioni hanno una logica ferrea che piega chiunque ne vada a farvi parte.

    Il cambiamento inoltre si produce nella vita vissuta, nelle regole di comportamento, nel lavoro, nei ruoli, e quindi nella famiglia, come luogo privilegiato di tali ruoli.

    Certo se le faranno non saranno dannose, serviranno in primo luogo alle elette e forse anche a fare in alcuni casi leggi un po’ diverse; ovviamente anche questo dipende da altre cose e non solo dal genere, le donne non sono politicamente tutte uguali, si vede ogni giorno dalle prese di posizioni delle parlamentari.

    E due con Ritvan, meno male che c’è Zeta:-)

    maria

  30. utente anonimo says:

    Che contiene un grosso elemento di falsificazione, in quanto da una parte dobbiamo Rispettare il Defunto, dall’altra dobbiamo dimostrare che Abbiamo Ragione Noi e non lui. MM

    maria

    sì in sostanza, il suicida, viene espropriato delle sue ragioni che in quanto incomprensibili per chi rimane in vita, diventano “altro”, qualcosa di irrazionale da negare, o da trasformare in qualcosa di accettabile, perchè l’autoprivazione della vita è cosa troppo perturbante per chi rimane. In fondo succede così anche per Fatima. Però in quest’ultimno caso il suicido porta la morte anche a chi non la vuole ed ecco che le cose si complicano.

  31. utente anonimo says:

    Un piccolo chiarimento sulla mia incazzatura con i “superiori” di Fatima: quella di Fatima è stata un’azione militarmente insensata, non utile a far vincere la guerra dei palestinesi contro gli israeliani e neppure utile a danneggiare gli israeliani. E questo era evidente nel momento in cui hanno fornito la signora di cintura esplosiva.

    Nella guerra totale in corso (dando per buona la lettura di Miguel) sarebbe stato più efficace militarmente stare a casa ad accudire i nipoti superstiti, così come ad oggi l’arma più efficace dei palestinesi è stata quella demografica e non il terrorismo.

    Per questo i capetti locali sono degli stronzi.

    Francesco

  32. utente anonimo says:

    >Deponi le armi, per favore. Cocco<
    “Deponi le armi” a me??!! Ma perché, solo perché non c’ho un blog con la bandiera arcobaleno tu mi tratti come se fossi un bieco soldato israeliano?:-)

    >Giusto per un attimo. Mica per sempre.<
    Vabbè, per stavolta metto un fiore nella canna del mio buon vecchio kalashnikov:-)

    >Io non ho mai studiato etologia<
    Io sì. E l’ho anche insegnata (sono o non sono l’Onnisciente?:-) )

    >e la domanda che ho posto nasceva spontanea.<
    Sì, come a Lubrano:-)

    >Non capivo la tua affermazione, né volevo affermare il suo contrario.<
    Cocco bella, tu i “contesti” quando ti fanno comodo (come nel caso della “scienziata”) li sai spiegare benissimo. Meno però quando non ti fanno comodo. E mi spiego. Se la tua fosse stata una domanda “neutra”, l’avresti espressa più o meno così:”Come si fa a stabilire che la femmina animale empaticamente sta col più debole?” e non “A chi l’ha detto che sta col più debole”. Credo che tu sappia che gli animali non parlano il linguaggio umano, no?:-). Pertanto, quel “detto” suona molto beffardo e dà alla frase un “contesto” inconfondibile. Da presa per il culo.

    >Semplicemente penso che ogni appartenente al regno animale, soprattutto se non allenato, come l’uomo, a controllare le proprie reazioni, ha uno spontaneo istintivo sussulto ogni qual volta avverte un colpo. Sia esso semplicemente un rumore. Ed il sussulto è tanto maggiore quanto più il “colpo” è forte o l’espressione è minacciosa.

    Però se tu dici che i “sullodati” etologi hanno dato quella lettura del comportamento della femmina contesa, mi dovrò informare. (Domani però. Adesso si chiude con il blog).<
    O dolce Cocco, tu non sai di quali crudeli raffinatezze:-) son capaci i biechi etologi quando studiano i loro soggetti. Infilano elettrodi nel cervello degli animali, li sottopongono a TAC in tempo reale e così via, per individuare le zone del “piacere”, “paura”, “avversione”, “simpatia”, ecc., ecc. nei loro cervelli. Poi, se le espressioni esteriori non fossero sufficienti a stabilire in modo inequivocabile i sentimenti della bestia, i perfidi etologi mettono la femmina debitamente provvista di elettrodi nel cervello davanti ai due maschioni che si azzuffano per il suo possesso. Dall’attivazione della specifica area cerebrale deducono il sentimento che passa in quel momento per la testa della bestia. Più chiaro così?

    >Del resto anche il gip della vicenda di Sassuolo ha interpretato il comportamento dei carabinieri così come non lo avrei interpretato io. :-)<
    Giustamente, altrimenti anche tu avresti fatto il gip, mica la maestra:-)

    Ciao

    Ritvan

  33. utente anonimo says:

    x Francesco (commento 31)

    Tu dimentichi l’impatto mediatico. Finché lo fanno i raggazzini, sono “plagiati”, finché lo fanno i giovanotti, o sono disperati per la mancanza di discoteche e figa o sognano le 80 vergini hurì in paradiso:-). Ma quando lo fa una vecchia (e si presume saggia e senza grilli per la testa) l’opinione pubblica mondiale qualche interrogativo in più se lo pone. Ecco perché Miguel le dedica tanto spazio. E perché alla fine “i capetti stronzi” alla fine l’hanno lasciata andare, debitamente imbottita.

    Ciao

    Ritvan

  34. utente anonimo says:

    ” E perché alla fine “i capetti stronzi” alla fine l’hanno lasciata andare, debitamente imbottita. ”

    Scusa, io non ero alla riunione , per cui non posso essere di cosa e come si siano detti la donna e i ” capetti”.

    Però, Se la donna era decisa nelle sue azioni, e se i capi avevano capito la sua determinazione, allora dargli il materiale esplosivo era il solo modo di rispettare la donna.

    MJ

  35. utente anonimo says:

    ” posso essere di cosa”

    Intendevo :” non posso essere sicura di cosa e come abbiano parlato la donna e ” i capetti”.

    Mj

  36. utente anonimo says:

    >Scusa, io non ero alla riunione , per cui non posso essere di cosa e come si siano detti la donna e i ” capetti”. Però, Se la donna era decisa nelle sue azioni, e se i capi avevano capito la sua determinazione, allora dargli il materiale esplosivo era il solo modo di rispettare la donna. MJ<
    Va bene MJ, se ti capiterà di vedere un barbone disperato che si sta cospargendo di benzina, una volta che ti sei accertata per bene della sua determinazione, se ti chiede l’accendino tu, giusto per rispetto verso di lui, non glielo farai ripetere due volte, vero?:-)

    >Intendevo :” non posso essere sicura di cosa e come abbiano parlato la donna e ” i capetti”.<
    E l’avevamo capito, mica siamo imbecilli!:-)

    Ciao

    Ritvan

  37. utente anonimo says:

    Ritvan, non mi pare esattamente la stessa cosa.

    Perchè anche se il gesto della donna e quella del barbone sono , di fatto, entrambi suicidi, sta di fatto che la donna compie un gesto militare contro dei soldati. Ha chiesto ad un’organizzazione di farle partecipe della loro lotta. Io , adesso, da cittadina che non divide la motivazioni della donna,non le darei un’accendino, ma se facessi parte di un’organizzazione resistenziale che usa le armi contro un occupante e una persona,pur vecchia, mi chiede di potervi partecipare, di regola io, sempre ipoteticamente ” resistente” non avrei motivo di rifiutarlo.

    Mj

  38. utente anonimo says:

    X Ritvan (#32)

    Leggo tra le righe che da cervello di paramecio mi stai promuovendo a finta tonta.

    Però non hai deposto le armi.

    Quanto a quelle cose che dici farebbero gli etologi: che schifo! Pure loro!

    Sono rimasta al vecchio Lorenz o a Desmon Morris ed ho conservato una visione più limpida dell’etologia.

    Del resto, io non è che ti devo mettere due elettrodi in testa per capire che un fiore, anche se non è quello di mio gradimento, l’hai messo nel vecchio kalashnikov.

    E poi gli studi (quasi tutti americani) riportati in pompa magna da Focus che parlano di aree del cervello destinate alla paura, avversione, simpatia ecc. adesso di geni dell’intelligenza o della felicità non mi hanno mai convinta. Sono concetti di per sé sfumati le cui reazioni si intrecciano e si confondono ripetutamente l’una con l’altra.

    Cocco

  39. utente anonimo says:

    >Ritvan, non mi pare esattamente la stessa cosa. MJ<
    Certo che non è la stessa cosa. Ma da come la mettevi tu prima (solo determinazione+rispetto) uno si poteva confondere:-).

    >Perchè anche se il gesto della donna e quella del barbone sono , di fatto, entrambi suicidi, sta di fatto che la donna compie un gesto militare contro dei soldati. Ha chiesto ad un’organizzazione di farle partecipe della loro lotta. Io , adesso, da cittadina che non divide la motivazioni della donna,non le darei un’accendino, ma se facessi parte di un’organizzazione resistenziale che usa le armi contro un occupante e una persona,pur vecchia, mi chiede di potervi partecipare, di regola io, sempre ipoteticamente ” resistente” non avrei motivo di rifiutarlo.<
    Beh, messa così, invece, non ho nulla da eccepire. Basta chiarirsi:-). Del resto, più o meno la medesima cosa mi pare di aver detto anch’io nel commento 33, in risposta a Francesco.

    Ciao

    Ritvan

  40. utente anonimo says:

    >X Ritvan (#32) Leggo tra le righe che da cervello di paramecio mi stai promuovendo a finta tonta. Cocco<
    No, si vede benissimo sia nelle righe che fra di esse che ti ho dato solo della beffarda incredula, cosa tutt’altro che offensiva, mi pare. Ma ti perdono (anche se non sono cattolico:-) ) poiché probabilmente la tua vista – solitamente molto acuta – è offuscata dai ben noti problemi ormonali di quei giorni:-).

    >Però non hai deposto le armi.<
    E diamine, ho messo un fiore in canna, non ti basta?:-)

    >Quanto a quelle cose che dici farebbero gli etologi: che schifo! Pure loro!<
    Lo sapevo che ti saresti inkazzata, ma non ci posso fare niente, è la verità.

    >Sono rimasta al vecchio Lorenz o a Desmon Morris ed ho conservato una visione più limpida dell’etologia.<
    E il “sovietico” Pavlov con le sue fistole ai cani, dove me lo metti?:-). Ah, già, Pavlov lavorava per il Sol dell’Avvenir, tutt’altra roba:-).

    >Del resto, io non è che ti devo mettere due elettrodi in testa per capire che un fiore, anche se non è quello di mio gradimento, l’hai messo nel vecchio kalashnikov.<
    Ti giuro che non è un crisantemo:-).

    >E poi gli studi (quasi tutti americani)<
    E te pareva:-).

    >riportati in pompa magna da Focus che parlano di aree del cervello destinate alla paura, avversione, simpatia ecc. adesso di geni dell’intelligenza o della felicità non mi hanno mai convinta.<
    E giustamente:-). Sennò come si può credere che tutto si può raggiungere mediante l’educazione, perfino la formazione del “homo novus sovieticus”? Lysenko è sempre vivo e lotta insieme a noi!:-)

    >Sono concetti di per sé sfumati le cui reazioni si intrecciano e si confondono ripetutamente l’una con l’altra.<
    Ma digiamocela tutta – come dice La Russa – senza falsi pudori: quei lavori amerikani sono condotti da biechi emuli del dr. Mengele e finanziati dalla CIA e dai neonazifasciosionisti per squallidi e inconfessabili scopi razzisti:-).

    Ciao

    Ritvan il Tuo Paramecio di Fiducia (sobrio, però)

  41. utente anonimo says:

    >Mo’ vado a contraddirlo di là sul marocchino di Sassuolo perché altrimenti come stalinista risulto troppo morbido :D

    Z(ionist e pure un po’ Chauvinist) ;-)<
    Ridi, ridi, bieco “stalinista”:-) ma avrei voluto vedere il marocchino fare quella popo’ di sceneggiata con le Gloriose Guardie Rosse davanti al Cremlino. Così nudo come un verme com’era lo caricavano su un Ilyushin e lo paracadutavano esattamente su Verkhoyansk (Siberia), il polo nord del freddo Terrestre (circa -70°C), a far compagnia agli orsi bianchi:-)

    Ciao

    Ritvan

  42. utente anonimo says:

    >(Fatima) Disperata senz’altro lo era ma non è dalla disperazione che nasce il suo gesto. La disperazione può generare il suicidio, non la battaglia. Cocco<
    “Non sono d’accordo. La disperazione genera la battaglia, solo quella. cloroalclero”

    Diciamo – ecumenicamente – che la disperazione genera battaglie suicide, senza alcuna speranza di successo. Un po come dicevano i saloini (vade retro!:-) ): “A cercar la bella morte”. O come la bellissima e struggente carica finale con le spade contro i cannoni ne “L’ultimo samurai”. Come dire che tutto il mondo è paese.

    Ciao

    Ritvan

  43. utente anonimo says:

    non ci sono orsi bianchi in siberia!

    ho beccato ritvan in fallo!!

    Francesco

  44. utente anonimo says:

    >>> sta di fatto che la donna compie un gesto militare contro dei soldati. Ha chiesto ad un’organizzazione di farle partecipe della loro lotta.

    >>> Beh, messa così, invece, non ho nulla da eccepire. Basta chiarirsi:-). Del resto, più o meno la medesima cosa mi pare di aver detto anch’io nel commento 33, in risposta a Francesco.

    Scusate ma che cavolo di gesto militare è? questa ha sprecato una cintura esplosiva per ferire leggermente tre soldati. ha insegnato al nemico che anche le vecchie possono essere un’arma e, la prossima volta che un soldato nemico avesse dei dubbi se sparare o meno ad una vecchia, sparerà e nessuno potrà dargli torto.

    Ha declassato ad arma un’altra parte del popolo palestinese che, in teoria, dovrebbe essere tabù per le armi e la ha resa un bersaglio militare legittimo.

    Mi pare che gli unici che possono essere rimasti indifferenti sono quelli che “qualsiasi cosa facciano gli israeliani è male” e quelli che “invece è bene”. In una prospettiva di successo palestinese sull’obiettivo minimo di medio periodo, uno stato a Gaza e in una bella fetta della Cisgiordania (estensione da trattare), io non la avrei fatta andare. E mi risulta che le donne obbediscano in quel posto, oggi più di ieri.

    Francesco

  45. utente anonimo says:

    >non ci sono orsi bianchi in siberia!

    ho beccato ritvan in fallo!!Francesco< Nel nome di Ritvan l’Onnisciente, l’Infallibile:-) “2006-11-26 10:58
    RUSSIA: ORSI BIANCHI, TROPPO CALDO

    Plantigradi affamati si aggirano nei villaggi della Siberia

    (ANSA) – MOSCA, 26 NOV – … In Ciukotka, regione della Siberia nord-orientale, sono stati avvistati circa una ventina di orsi bianchi nei centri abitati per cercare cibo….”

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Spero vivamente che non manderai per questo a Miguel ceninaia di mail insultanti nei miei confronti:-) :-).

  46. utente anonimo says:

    Credevo che gli orsi bianchi fossero stati epurati tutti durante la Rivoluzione. Ma questo episodio dimostra che non si sfugge alla vendetta del proletariato!

    Z.

  47. utente anonimo says:

    >Scusate ma che cavolo di gesto militare è? questa ha sprecato una cintura esplosiva per ferire leggermente tre soldati. Francesco<
    Non ti preoccupare di questo, fratello, Ahmadinejad ne manda a tonnellate, hai voglia! Non sono le cinture esplosive che mancano, purtroppo.

    >ha insegnato al nemico che anche le vecchie possono essere un’arma<
    Sì, perche il nemico non aveva la più pallida idea che lo potessero essere:-). Ma allora prendi gli eb…pardon, sionisti per imbecilli?:-)

    >e, la prossima volta che un soldato nemico avesse dei dubbi se sparare o meno ad una vecchia, sparerà e nessuno potrà dargli torto.<
    Sì, perché se le sparava senza che Fatima avesse fatto quel che ha fatto sai che terribile punizione l’avrebbe aspettato:-).

    >Ha declassato ad arma un’altra parte del popolo palestinese che, in teoria, dovrebbe essere tabù per le armi e la ha resa un bersaglio militare legittimo.<
    Mah, non credo che i soldati israeliani chiedano la data di nascita prima di sparare ad un/a palestinese:-).

    >Mi pare che gli unici che possono essere rimasti indifferenti sono quelli che “qualsiasi cosa facciano gli israeliani è male” e quelli che “invece è bene”.<
    Che vor di’ “indifferenti”?

    >In una prospettiva di successo palestinese sull’obiettivo minimo di medio periodo, uno stato a Gaza e in una bella fetta della Cisgiordania (estensione da trattare), io non la avrei fatta andare.<
    Perché non sei esperto di suk arabo:-). Più nonnette si fanno esplodere, più estesa sarà la “fetta” palestinese di cisgiordania e viceversa. Come diceva il coriaceo presidente USA Theodore Roosevelt (senza Delano):”Io non rifiuto mai il tavolo delle trattative, ma mi ci siedo sempre tenendo fra le gambe un robusto bastone”.

    >E mi risulta che le donne obbediscano in quel posto, oggi più di ieri.<
    Mi sa che tu confondi la Palestina con l’Arabia Saudita:-)

    Ciao

    Ritvan

  48. utente anonimo says:

    Ah, dimenticavo, Francesco, lo so che tu da pacifico cattolico non puoi capire ed apprezzare queste truculenti sottigliezze, ma nelle bieche lezioni di strategia militare dell’arcibieco esercito di Hoxha ci insegnavano che, strategicamente parlando – tre nemici feriti (specie se mutilati) equivalevano abbondantemente (se non addirittura superavano) un morto. Perché un morto è un morto, giace e si dà pace, mentre per curare i feriti il nemico deve “sprecare” preziose risorse. Inoltre, un morto è un eroe che chiede semmai di essere vendicato, un ferito mutilato è quanto di più opportuno per incutere ripulsa per la guerra fra la popolazione “nemica”. Per non parlare del fatto che un soldato ferito, anche se ritorna sul fronte non è quasi mai quello di prima, ha molta più paura. Sempre pissicologicamente parlando….

    Ciao

    Ritvan

  49. utente anonimo says:

    Ho fatto il militare, Ritvan, e quei tre sono stati feriti leggermente. Torneranno più incazzosi di prima.

    ricordo la lezione sul perchè si era passati dal calibro 7,62 al 5,45; nel primo caso un colpo uccideva il nemico, nel secondo “gli strappa una gamba” che è peggio. e quello era il miglior comandante che ho avuto; del resto la guerra non è una passeggiata di salute.

    Ritvan, ma chi la abita la Palestina libera se riducono così gli abitanti?

    A Leningrado tendevano trappole per catturare e mangiare i bambini, ma dopo 900 giorni di assedio è comprensibile.

    PS non darmi dell’imbecille che vede Israele e le sue forze armate con gli occhialini rosa a forma di cuore, per favore. Non credo di meritarlo :|

    Francesco

    amo Teddy R. anche se fu un palese imperialista.

  50. utente anonimo says:

    chiedo scusa.

    il calibro “piccolo” NATO è il 5,56, il 5,45 è quello sovietico, hanno rovinato il Kalashnikov con una versione in quel calibro.

    credo che nel mondo le versioni “open source” siano ancora tutte in 7,62.

    Francesco

  51. utente anonimo says:

    >Ho fatto il militare, Ritvan, e quei tre sono stati feriti leggermente. Torneranno più incazzosi di prima. Francesco<
    Ammesso e non concesso che sia così, (la psiche umana – soldati israeliani considerati anch’essi umani, beninteso:-) – è un po’ più complicata) questo (ovvero la leggerezza delle ferite) nonna Fatima e i suoi equipaggiatori non lo potevano sapere prima:-).

    >ricordo la lezione sul perchè si era passati dal calibro 7,62 al 5,45; nel primo caso un colpo uccideva il nemico, nel secondo “gli strappa una gamba” che è peggio. e quello era il miglior comandante che ho avuto; del resto la guerra non è una passeggiata di salute.<
    Vedi che il caro Hoxha qualcosa di giusto ce l’ha insegnato:-)

    >Ritvan, ma chi la abita la Palestina libera se riducono così gli abitanti?<
    I sopravvisuti. Che saranno sempre troppi.

    >A Leningrado tendevano trappole per catturare e mangiare i bambini, ma dopo 900 giorni di assedio è comprensibile.<
    Questa è bieca propaganda reazionaria. Con tutti i cadaveri che c’erano in giro, i biechi comunisti dovevano proprio dar la caccia ai bambini vivi?!

    >PS non darmi dell’imbecille che vede Israele e le sue forze armate con gli occhialini rosa a forma di cuore, per favore. Non credo di meritarlo :|<
    E chi l’ha detto? Io ho contestato, argomentando, delle precise tue affermazioni. Perché invece di rispondermi in merito “tecnicamente” la butti sull’ “ideologico”?

    Ciao

    Ritvan

  52. utente anonimo says:

    No, è che i bambini vivi sono più buoni, almeno così diceva un sopravvissuto intervistato.

    Francesco

    PS rinuncio a discutere su questo punto, credo che stiamo perdendoci nei dettagli.

  53. utente anonimo says:

    >No, è che i bambini vivi sono più buoni, almeno così diceva un sopravvissuto intervistato. Francesco<
    Ah, mbè, se gli affamati assediati di Leningrado potevano permettersi il lusso di fare gli schizzinosi sul menù da antropofaghi, allora è tutta un’altra faccenda:-).

    >PS rinuncio a discutere su questo punto, credo che stiamo perdendoci nei dettagli.<
    Eh, caro mio, si sa che il demonio si nasconde proprio nei dettagli.

    Ciao

    Ritvan

  54. utente anonimo says:

    Ritvan,

    quali possibilità militari aveva nonna Fatima? si vede che quel coso che tiene le è del tutto estraneo, credo sapesse sparare quanto me, e per fregare una pattuglia di soldati israeliani alla frontiera bisogna essere in gamba e lucidi.

    Infatti manco volevano dargliela la cintura esplosiva.

    Francesco

  55. utente anonimo says:

    Francesco, come ti ho già detto, il “valore” di nonna Fatima come arma non è squisitamente militare. Come non lo è il lancio dei razzi Qassam, i quali rompono solo qualche tegola qua e là. Il tutto serve a “tenere aperta la ferita” in attesa di tempi migliori per i palestinesi. Quali? L’atomica degli ayatollah, la Cina che sorpassa gli USA e s’impunta (chissà poi perché si dovrebbe impuntare e perché fra ebrei e musulmani dovrebbe prendere le parti di questi ultimi…) contro Israele, la III Guerra Mondiale, l’Invasione Aliena:-). Tutto fa brodo. Purtroppo.

    Ciao

    Ritvan

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