Il melograno

Una melagrana rossa
inarrivabile
amara
densa di sangue
sull’ultimo albero della Colchide

una melagrana rossa
per coloro che sono entrati
in questo mondo
e per coloro che non vi si sono mai
potuti affacciare
per la bimba che chiede
dove vanno le stelle
e per il bimbo che le stelle non le ha mai viste
una melagrana rossa

Ar-rummânah
sull’ultimo albero della Colchide
oltre Gaza e i fuochi di Falluja
oltre il volto della Gorgona e della triste Medea
sotto la pioggia d’autunno che batte sui tetti
che bagna il vecchio libro
che odora di terra e foglie brune
macinate con tutto il sangue
dei vivi feroci e dei morti assassinati
e a berselo i cani e gli alberi

una melagrana rossa per le lune negate
per i cieli mai visti e solo immaginati
per tutto ciò che avremmo voluto
e non siamo stati mai
una melagrana rossa
al al nar al al al, kanlı nar

nar di turan e nar di a’rab
come il fuoco melograno
guardato dai draghi

il melograno la melagrana
mela grama
il grano delle mele al vento
e il vento che se li portò tutti via
per coloro che non hanno mai potuto dire
per gli arsi vivi e i massacrati nella notte
per gli innamorati separati da un fucile veneziano
al-bunduqiyya
da una mina bresciana di paura e viltà

una melagrana rossa
per dire a te, ti amerò
per dire a te, ti ucciderò
e per dire a chi sarà per sempre senza nome
bu cehennem, bu cennet bizim
questo è il nostro inferno, e questo il nostro paradiso.

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51 Responses to Il melograno

  1. utente anonimo says:

    E questa poesia da dove salta fuori ?

    Ero reduce dall’ onice siriaca e dai poliziotti in Tibet, e Kel mi porta, non in dono personale, le melograne e le mine di fabbricazione bresciana.

    Si fa presto a unire Persefone e l’onice alla vita spezzata, la pietra nera e la granata, il rosso che gronda dalla melograna, in un groviglio di cuori, confusamente bicolori.

    Aurora.

  2. utente anonimo says:

    La adotterei come poesia della resistenza armata.

    Una melagrana rossa.

    Il colore del sangue ed il colore dell’amore.

    “Questo è il nostro inferno, e questo il nostro paradiso”.

    Cocco

  3. utente anonimo says:

    un fucile veneziano?

    eppoi il melograno non mi piace.

    tanto meno le poesie di lotta, fanno tantissimo l’argomento dei tuoi post precedenti “come morire contenti per una causa scelta senza cervello”.

    Bah

    Francesco

  4. utente anonimo says:

    Francesco, io non so scrivere melagrana e tu confondi l’albero con il frutto.

    Chissà il plurale..

    melagrane, melegrane, melograni, meligrani..

    Aurora.

  5. utente anonimo says:

    Sì Francesco…un fucile veneziano. E stavolta i Serenissimi non c’entrano :-)

    Al-Bunduqiyya è il nome che gli arabi danno a Venezia. A quanto mi risulta è uno dei pochi nomi di città che non siano traslitterati più o meno direttamente.

    Mi par di ricordare che significasse qualcosa come “proiettile” o “polveriera”, perché all’epoca era il principale mercato di armi da fuoco del Mediterraneo.

    Z.

  6. kelebek says:

    Per Cocco,

    La frase, bu cehennem, bu cennet bizim, è di Nazim Hikmet.

    Miguel Martinez

  7. kelebek says:

    Per Francesco,

    per una volta, invece di dirci, “il melograno non mi piace” e basta; perché non provi a scrivere una frase sul tipo:

    “Il melograno non mi piace, io preferisco la betulla perché ho sempre amato le sue forme chiare”.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Se sparo a qualcuno, voglio dei buoni motivi, che possono essere espressi in forma chiara, intelligibile, verificabile, non nascosti in una poesia che, di suo, è una gran bella forma di letteratura ma non è adatta allo scopo.

    Serve a inventarsi una Tradizione, di comodo, per poi partire lancia in resta. Quello che tu dici essere stato fatto dagli Ebrei con la Bibbia. Ti inventi una storia e la usi per giustificare il sangue che spargi.

    Certo che preferisco la betulla occidentale, anche rispetto alla quercia medievale, perchè l’essere umano è più umano quando è libero e responsabile. Poi, se non scegli di diventare un bravo cattolico usa male la sua libertà, ma non dargliela prima è brutto. Per quanto affascinante sia la civiltà che viene prodotta, anzi che fu prodotta da uomini non liberi per gli standard odierni. Temporanei ma oggi universali, domani spero ancora ma temo di no. Si chiamerà regresso.

    Ciao

    Francesco

    PS lo sospettavo che fosse l’abero ma non il frutto, chiedo venia.

  9. kelebek says:

    Per Z, n. 5

    Esatto.

    Il riferimento è anche ai versi di Mahmud Darwish, “bayna Rita wa ‘uyuni, bunduqiyyah” – tra Rita e i miei occhi c’è un fucile (la “veneziana”).

    Questa poesia:

    testo arabo:

    http://wings.buffalo.edu/litgloss/darwish/text.shtml

    traduzione italiana:

    http://www.arabcomint.com/poesie_resistenza.htm

    è diventata famosa soprattutto grazie alla bellissima canzone che ne ha tratto il cantautore libanese, Marcel Khalife.

    La canzone si può scaricare/ascoltare qui:

    http://wings.buffalo.edu/litgloss/darwish/marsel-bondoqeya.ram

    e (forse) anche qui:

    http://www.lebnani.servemp3.com/music/Marcel%20Khalife/Rita.mp3

    Una domanda – sia in arabo (BunduQiyyah), sia in tedesco (VenediG), c’è una consonante in più alla fine. Qualcuno sa da dove derivi (una cosa tipo VenetiCa?).

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    miguel,

    potrebbe venire dal (tardo?)greco “benetikos”?

    roberto

  11. utente anonimo says:

    se fosse vero, si potrebbe ipotizzare un area occidentale che prende venezia da “veneti”, senza suono g-k alla fine, ed un’area “orientale” che lo prende da benetikos (arabo e tedesco, ma aggiungiamo che secondo wikipedia in sloveno si dice benetke, in ceco benetkú)

    roberto

  12. utente anonimo says:

    e come ho potuto dimenticare lo shqip: venetiku

    sempre roberto

  13. utente anonimo says:

    Io direi invece che queste “scorrazzate” di miguel fuori dagli alvei strettamente politici, su cui ciascuno si schiera secondo le sue convinzioni, sanno renderci i sapori e gli odori, non solo le idee, di uomini e cose di cui si occupa. È una componente essenziale del fascino del suo blog.

    Melograno melagrana melagranata granata bombe a grappoli: la “deriva” del significante è spesso un’arma potente, anche di conoscenza, chi non si ferma all’insulsa divisione tra scienza e arte.p

  14. utente anonimo says:

    Certo che sono proprio tante le cose che non so.

    Non ne sapevo niente né della poesia, né di Hikmet, né delle poesie della resistenza palestinese… che adesso ho letto piacevolmente. Ovviamente nella versione in lingua italiana.

    Sapevo solo che le melegrane (u granatu, per dirla alla calabrese) mi piacciono molto.

    Però sono contenta. Soprattutto di non aver cancellato il mio commento notturno come faccio spesso.

    Poiché sono in vena di confessioni, racconto pure che in fondo al mio commento avevo scritto:

    “Cosa significa bu cehennem, bu cennet bizim?”, tant’è che quando ho letto il commento n 6, mi sono detta “Certo che sono proprio una sbadata. Credevo di aver cancellato la domanda e non l’ho fatto”.

    E invece l’avevo proprio cancellata, dopo aver pensato “Ma cosa vai a scrivere! Magari lo sanno tutti meno che tu! Che figura ci fai!” :-)

    A questo punto, Miguel, bisogna che mi fai la traduzione. In rete ci sono centomila link che la riportano, ma neanche uno in italiano ed io il turco (?) non lo conosco. :-(

    Comunque la poesia è bellissima e secondo me, anche se ti avranno ispirato diversi altri autori tra cui Hikmet, l’hai scritta tu.

    Cocco

  15. kelebek says:

    Per Cocco, hai ragione…

    non volevo fare l’enigmatico, ma adesso che ci ripenso, non era chiaro. Però la traduzione l’avevo messa, nella riga subito sotto:

    “questo è il nostro inferno, e questo il nostro paradiso.”

    Rimane da tradurre l’altro brano in turco, che in effetti ho lasciato così: “al” è un aggettivo, che indica il colore del sangue. “Nar” è il melograno. “Kanli” (senza il punto sulla “i”, ma qui non saprei come scriverlo) significa “sanguinoso”.

    A questo punto però subentra un altro gioco di parole, tra il significato turco di “nar” (melograno/melagrana) e quello arabo, che è “fuoco”.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    >”Il melograno non mi piace, io preferisco la betulla perché ho sempre amato le sue forme chiare”.

    Miguel Martinez<
    Francesco, mi sembra che tu non abbia colto la perfida allusione del perfidissimo:-) Martinez giocata sull’ “agente Betulla”, alias Renato Farina, noto baciapile che scrive(va) su un giornale chiamato “Libero”.

    Ciao

    Ritvan

  17. utente anonimo says:

    Come non mi piacevano i poliziotti in Tibet, innestati nella poesia di Properzio, così non mi piacciono le mine bresciane nella biblica melagrana. Ne viene fuori come un quadro surreale, senza che gli elementi moderni, concreti, inseriti nel simbolismo, siano anche essi trasformati in simboli. E’ come se Salvador Dalì avesse disegnato un orologio normale in un quadro surreale. Anche i suoi orologi erano deformati, a rappresentare qualcosa di diverso dal nudo e crudo realismo.

    Tra cieli mai visti, pioggia autunnale che cade sui tetti ( o brusìo dolce della pioggia sui tetti.., scriveva un poeta francese), frasi eterne quali l’aver voluto essere come non si è mai diventati,visioni apocalittiche stile Nostradamus, la simbolica melagrana, dopo tutto questo, già confuso, arrivano improvvisi il fucile veneziano, la mina bresciana, per significare la brutalità della complicità italiana, portatrice di fuoco distruttivo.

    Preferisco, ma di molto, Properzio.

    Sarò retrò.

    Aurora.

  18. utente anonimo says:

    Colsi, colsi, Ritvan, non sono un cieco fedele della Chiesa Occidentale, e per questo ogni tanto lascio perplesso MM, che non si capacita che qualcuno che pare saper pensar sia lo stesso filo-ocidentale.

    O sbaglio?

    Francesco

  19. paniscus says:

    Se sparo a qualcuno, voglio dei buoni motivi, che possono essere espressi in forma chiara, intelligibile, verificabile, non nascosti in una poesia che, di suo, è una gran bella forma di letteratura ma non è adatta allo scopo.

    Serve a inventarsi una Tradizione, di comodo, per poi partire lancia in resta. Quello che tu dici essere stato fatto dagli Ebrei con la Bibbia. Ti inventi una storia e la usi per giustificare il sangue che spargi.

    Se adesso Francesco si degna di specificare quale sangue sarebbe stato parso su questo blog, fa un bel favore dialettico a tutti.

    Lisa

  20. paniscus says:

    …ovviamente intendevo “sparso”, non “parso”, chiedo scusa…

  21. kelebek says:

    Per Aurora (n. 17)

    Hai in parte ragione. Però il testo già contiene altri elementi moderni (Gaza e Fallujah).

    Inoltre, il tuo percorso è diverso dal mio: tu parti dal riconoscimento delle parole “veneziano” e “bresciana”.

    Io invece partivo dalla “bunduqiyyah”, per approdare a una Venezia ancora autunnale, dove solo a un certo punto, diradandosi la nebbia, ho visto che i passanti usavano il telefonino.

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    ultimo delirio, ma poi magari ditemi se ho ragione o torto: sul calonghi alla voce venetia citano una voce greca: ‘enetikia (la terra dei veneti).

    a questo punto invece di chiederci perchè c’è k-g in alcune lingue, la domanda dovrebbe essere perché il suono “k” si è perso in latino.

    questo è il massimo della filologia che si può spremere da un giurista

    roberto

  23. utente anonimo says:

    Lisa,

    nel caso non si fosse capito, parlavo del caso generale, portando come esempio gli Ebrei, noti sterminatori di Filistei ed Amorrei, almeno a sentir loro.

    Francesco

  24. utente anonimo says:

    roberto: questo è il massimo della filologia che si può spremere da un giurista

    Che poi tu non fai testo, sei un internazionalista. Molti faticano a non massacrare il congiuntivo.

    Però lo dico sottovoce, così i profani (la parola va pronunciata con una vaga smorfia di arroganza mista a disgusto) ci credono tutti esperti etimologi :-)))

    Z.

  25. utente anonimo says:

    …uhm, forse sono stato poco chiaro…Intendevo: molti dei giuristi di altri settori faticano a non massacrare il congiuntivo. Nell’amministrativo ho visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare!

    Mica il Mengozzi, che è tanto internazionalista da scrivere in una lingua aliena :-)

    Z.

  26. utente anonimo says:

    z: “uhm, forse sono stato poco chiaro”

    infatti sei di un altro settore

    :-D

    roberto

  27. utente anonimo says:

    >…ovviamente intendevo “sparso”, non “parso”, chiedo scusa…paniscus<
    E un’autocritica bolscevica no?:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Lungi da me fare l’avvocato non chiamato di quel bieco baciapile:-) di Francesco, ma la poesia migueliana trabocca sangue da tutti i versi ed è a quel sangue che evidentemente, ancorché metaforicamente, Francesco si riferisce quando parla di “sangue che spargi”.

    E poi si sa che sangue chiama sangue, ma questo è un altro discorso:-).

  28. utente anonimo says:

    >e come ho potuto dimenticare lo shqip: venetiku. sempre roberto<
    Troppo onore:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. C’è anche la variante con la “d”, ovvero “venedik”. La “u” finale in “venetiku” indica la forma determinata (corrispondente più o meno a “la Venezia”), poiché è noto:-) che in albanese la forma determinata non si fa con l’articolo ma con una desinenza.

  29. utente anonimo says:

    >Colsi, colsi, Ritvan, non sono un cieco fedele della Chiesa Occidentale, e per questo ogni tanto lascio perplesso MM, che non si capacita che qualcuno che pare saper pensar sia lo stesso filo-ocidentale. O sbaglio? Francesco< Non saprei, bisognerebbe chiederlo a MM. Altrimenti ci accusa di “pregiudizialismo”:-). Comunque la mia opinione la dico lo stesso:-): non credo che MM pensi che i filooccidentali siano tutti dei decerebrati.
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Sospetto fortemente che l’altrovemenzionato “agente Betulla” abbia trovato il modo (fatta la legge, trovato l’inganno:-) ) per aggirare il diktat del silenzio impostogli dal Soviet Supremo del Giornalismo Italico, ovvero l’Ordine dei Giornalisti. Infatti, su “Libero” di oggi fa bella mostra in prima pagina la solita apologia dell’atea cristiana Fallaci a firma “Dreyfus”, uno scritto traboccante incenso ed acquasanta. E’ lui o non è lui? Ma cerrrrto che è lui!:-).

  30. utente anonimo says:

    Z. sono stato punito per averti preso bonariamente in giro: mi tocca riassumere in francese per poi spiegarla una sentenza di un TAR che ho letto 5 volte da stamattina senza capirci un’emerita mazza “non potendo non dirsi che sia impossibile negare l’inammissibilità”…

    roberto

  31. Per Francesco (n. 8)

    Credo che ci sia un malinteso. Notare che qualcuno si inventa una tradizione è una constatazione antropologica, all’incirca come dire, “agli esseri umani piace ballare”.

    Non è un attacco o una critica a nessuno.

    Anzi, finora, non è mai esistito un sistema che non si sia inventato una tradizione.

    Miguel Martinez

  32. utente anonimo says:

    Ammettiamo, per assurdo, che gli aggressori degli arabi abbiano ragione, il passaggio *logico* che porta a dire che gli aggrediti “spargano” sangue, è una cosa che in ogni caso mi sfugge.

    nar di turan e nar di a’rab

    come il fuoco melograno

    guardato dai draghi

    Cocco

    ps. Che la poesia “La melagrana” trabocchi sangue da agni suo verso quasi fosse un inno ai film dell’orrore non mi trova per niente d’accordo.

    Per me trabocca amore da ogni suo verso e mentre la leggi ti si scioglie il cuore.

    Ma evidentemente la lettura dei gesti è un fatto molto soggettivo.

  33. utente anonimo says:

    La poesia “Il melograno”. Scusate.

    Cocco

  34. utente anonimo says:

    >Ammettiamo, per assurdo,…Cocco<
    Ovviamente:-)

    >che gli aggressori degli arabi abbiano ragione,<
    Non mi sembra che si stia discutendo di ragioni e torti, ma se proprio ne vogliamo parlare bisogna vedere chi sia l’aggressore e chi l’aggredito a Gaza, nonché contare quante decine di arabi sono stati trucidati e fatti a pezzi da arabi in Iraq per ogni arabo ammazzato dai biechissimi amerikani a Falluja. Sulla Colchide e correlata aggressione dei biechi argonauti greci (che stanno nascosti nelle nostre bieche radici) ai pacifici colchidiani, antenati dei pacificissimi arabi d’oggi per rapinarli del vello d’oro (chiara metafora del petrolio, of course:-) ) glisso con nonchalance:-).

    >il passaggio *logico* che porta a dire che gli aggrediti “spargano” sangue, è una cosa che in ogni caso mi sfugge.<
    Aridaje, lo spargono metaforicamente fra i versi. Non c’è niente di più duro di una kompagna che non vuol capire!:-)

    >nar di turan e nar di a’rab

    come il fuoco melograno

    guardato dai draghi< “una melagrana rossa
    per dire a te, ti amerò

    per dire a te, ti ucciderò”

    Insomma, un “avviso bonario”:-)

    >Che la poesia “La melagrana” trabocchi sangue da agni suo verso quasi fosse un inno ai film dell’orrore non mi trova per niente d’accordo.<
    E te pareva:-). Vedi sopra.

    >Per me trabocca amore da ogni suo verso e mentre la leggi ti si scioglie il cuore.<
    Si, amore per il sangue proprio e desiderio di versare quello degli altri. Vedi sopra.

    >Ma evidentemente la lettura dei gesti è un fatto molto soggettivo.<
    Specie quando si usano occhiali ideologici.

    Ciao

    Ritvan

    P.S.(OT) Credi che – dopo le esternazioni del bieco Ichino – tutto ‘sto tripudio di notizie di maestre porno, scotchaiole e menefreghiste quando i compagni picchiano un Down faccia parte di un complotto mediatico-pluto-masson-giudaico per screditare la molto onorevole categoria dei prof?

  35. utente anonimo says:

    Kel, la mia non era una critica, ma una opinione, e poi ti ho paragonato a Properzio, non ad uno qualunque.

    E’ già un mezzo complimento.

    Io ammiro di più la poetica della tua prosa, le inquiete mattinate pre-aurorali; la romantica nebbia veneziana, immutata nei secoli, che si dirada e delinea sagome umane parlanti al telefono cellulare ; la tua descrizione pittorica, caravaggesca, del funerale dei caduti di Nassirya, nell’articolo del tuo sito.

    Ma altri, come vedi, ammirano alla grande questo tuo post.

    Cocco, in particolare. E lei , che per errore ha scritto “agni” invece di ” ogni”, ha riportato involontariamente il suo commento all’elemento del fuoco cui tu avevi accennato.

    I tuoi post, e qui concordo con p, escono dai limiti del politico, c’è un fuoco di base, che arde. Un braciere contenuto, ma di cui arrivano le scintille a chi legge.

    Tu dai valore alle parole, capisci che hanno un potere di penetrazione, che possono ” scuotere gli animi” e quindi incidere sul pensiero e poi nella realtà.

    In generale, quindi, ammiro ed invidio il tuo uso delle parole, preciso, composto ma intenso.

    Detto questo, detto tutto.

    Aurora.

  36. utente anonimo says:

    *Non ne vogliamo* parlare. Tu ne vuoi parlare.

    Non riesco a discutere con te (secondo il tuo approccio al significato delle parole).

    Chiami “avviso” un sentimento. Con la consueta faccina. Certo.

    Cocco

    Ps (OT)

    Verifico che l’informazione sortisce i suoi effetti.

    Ad ogni modo, siamo stati informati anche che il “Down” non era un Down. Almeno il fatto impariamolo, no!

  37. utente anonimo says:

    Involontariamente. Sì.

    Ed è probabile che non mi sarei accorta dell’errore neanche rileggendomi cento volte.

    Purtroppo i miei occhi non sono come i vostri.

    A volte vedono semplici cose che gli altri non vedono ma molto spesso non vedono cose che gli altri vedono. :-)

    Dopo il post in cui Miguel spiega il nar turco e il nar arabo ho pensato che il significato turco di nar è tranquillizzante rispetto a quello arabo.

    Il fuoco accende, ma anche brucia, consuma.

    La melagrana rossa esprime la passione “per tutto ciò che avremmo voluto e non siamo stati mai”…..il desiderio, il senso della vita (non del vivente) che istintivamente si batte per affermare se stessa.

    Già che ci sono rinnovo un complimento a Miguel, richiamando alcune parole di p.

    Un tempo, di lui ho scritto: “Profondo conoscitore dei “libri” e dell’uomo”.

    P. scrive: “…..di uomini e cose di cui si occupa…..”

    Credo si tratti di due idee molto simili.

    Ciao

    Cocco

  38. utente anonimo says:

    >*Non ne vogliamo* parlare. Tu ne vuoi parlare. Cocco<
    Eh, già, tu no, perché hai già la tua tetragona e granitica certezza in materia.

    >Non riesco a discutere con te (secondo il tuo approccio al significato delle parole).<
    Su, su, non avere soggezione!:-)

    >Chiami “avviso” un sentimento. Con la consueta faccina. Certo.<
    No, come ho chiaramente citato, chiamo “avviso” quel “ti ucciderò” detto con un frutto. Vabbè, è sempre meglio che con una testa di cavallo lasciata davanti alla porta:-) o con un proiettile nella busta, ma insomma, sempre quell’avviso lì è. Se per te, invece, è una “dichiarazione d’amore” sono molto inquieto:-).

    >Verifico che l’informazione sortisce i suoi effetti.<
    Sì, e come ulteriori effetti si attendono stragi di insegnanti da parte di genitori imbottiti di tritolo:-)

    >Ad ogni modo, siamo stati informati anche che il “Down” non era un Down. Almeno il fatto impariamolo, no!<
    Ah, ‘mbe’, se non era un Down allora poteva esser preso a calci tranquillamente dai bulletti:-), bene ha fatto l’insegnante ad eclissarsi:-).

    Ciao

    Ritvan

  39. utente anonimo says:

    >Cocco, in particolare. E lei , che per errore ha scritto “agni” invece di ” ogni”, ha riportato involontariamente il suo commento all’elemento del fuoco cui tu avevi accennato. Aurora<
    Sì, ma Agni è divinità indù. Che, volemo forse arruolare pure gli indù nella “resistenza araba” al bieco imperialismo amerikano & arcibieco sionismo israeliano?:-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  40. utente anonimo says:

    Ritvan, non farmi vacillare dal ridere. Ho seguito tutta la tua discussione sul calzolaio a disposizione tra valichi e pendii e steppe nevose, e mi sono chiesta quando avresti parlato anche del famoso lustrascarpe di Marx.

    Adesso mi puntigli su Agni e gli indù.

    Cosmica, io sono cosmica..una divinità induista o arabo-persiana o romana, o un simbolo diverso ,che differenza vuoi che faccia per me, quando sempre dell’elemento ” fuoco” si tratta ?

    Fuoco primordiale, Ritvan, quello che bisogna saper accendere in caso di necessità, senza accendino, quel fuoco che fiammeggia nel camino, in montagna, accanto al vecchio scarpone dell’alpino, che ancora canta quella banale canzone del festival di Sanremo..quanto tempo è passato, quanti ricordi, vecchio scarpone, ti butto nel bidone, è in revisione il gommone..

    Dalla fanteria dei lagunari,

    Aurora.

  41. utente anonimo says:

    >Ritvan, non farmi vacillare dal ridere. Aurora<
    Ridi, ridi che mamma ha fatto gli gnocchi. Cosmici:-)

    >Ho seguito tutta la tua discussione sul calzolaio a disposizione tra valichi e pendii e steppe nevose, e mi sono chiesta quando avresti parlato anche del famoso lustrascarpe di Marx.<
    Una cosa alla volta, mia cara, le scarpe prima si aggistano e poi si lustrano, mica l’inverso, ekkekkakkio!

    >Adesso mi puntigli su Agni e gli indù. Cosmica, io sono cosmica..una divinità induista o arabo-persiana o romana, o un simbolo diverso ,che differenza vuoi che faccia per me, quando sempre dell’elemento ” fuoco” si tratta ?<
    Per te sì, ma per altri no e si gli mischi Gaza, Falluja e Colchide con i biechi imperialisti romani, e quei biechi “associatori” indù poi son mazzi tua (come dice don Mazzi).

    >Fuoco primordiale, Ritvan, quello che bisogna saper accendere in caso di necessità, senza accendino, quel fuoco che fiammeggia nel camino, in montagna, accanto al vecchio scarpone dell’alpino, che ancora canta quella banale canzone del festival di Sanremo..<
    Quale, quella “Mi son alpin/me piase el vin”?:-)

    >quanto tempo è passato, quanti ricordi, vecchio scarpone, ti butto nel bidone, è in revisione il gommone..<
    C’hai l’hard disc in confusione?:-)

    >Dalla fanteria dei lagunari,<
    A noi! :-)

    Ciao

    Ritvan

  42. utente anonimo says:

    … uso delle parole, preciso, composto ma intenso….. aurora

    maria

    sì Miguel Martinez è proprio questo, al di là delle idee.

  43. utente anonimo says:

    Ho riletto la poesia. Con attenzione e curiosità.

    Mi ha fatto lo stesso effetto di quella volta che sono andato a messa in Ungheria, come se fossimo due entità incommensurabili, tipo il calcio e le donne, tra cui non è possibile alcuna empatia, vicinanza, comprensione.

    Devo essere affetto da qualche tara che mi impedisce di cogliere parte del mondo.

    Il meglio che mi viene è trovare straordinarimante ipocrita selezionare, tra le vittime, gli “arsi vivi e i massacrati nella notte”, così da schivare le vittime dell’Eroica Resistenza fatte esplodere o sgozzate di giorno.

    Il che non è molto, come mio meglio.

    Francesco

  44. kelebek says:

    Per Francesco,

    tu scrivi,

    “Devo essere affetto da qualche tara che mi impedisce di cogliere parte del mondo.”

    Non sarebbe grave, se fosse vero, perché probabilmente tutti abbiamo la stessa tara verso qualche parte del mondo.

    Quello che mi fa impressione, invece, è che – almeno da quello che scrivi – non sembri cogliere nessuna parte del mondo, nemmeno quella tua.

    Probabilmente è un limite della scrittura, non ho motivo di ritenere che sia così nella vita reale.

    Ma si ha sempre l’impressione di un dialogo, in cui qualcuno esprime una passione vera (non importa quale), e tu arrivi, dicendo, “ma a me non piace perché mi sembra un po’ eccessivo”.

    Il punto non è, se quello che sente di avere qualcosa da esprimere, abbia ragione o torto.

    Quello che lascia perplesso è il fatto che tu non esprima mai nulla.

    Certe volte può essere un bene, non hai assolutamente la furia incontrollato della néoconnarderie di massa.

    Ma fa un effetto un po’ strano.

    Miguel Martinez

  45. kelebek says:

    P.S., per Francesco su donne e calcio

    Una mia amica, una donna bella, sensibile, ricca di senso dell’umorismo e vivace (una volta buttò giù la porta di casa del suo ragazzo a colpi di accetta), purtroppo affetta da una malattia che la sta pian piano paralizzando, è stata per anni uno dei capi riconosciuti di una tifoseria calcistica particolarmente, come dire, dinamica.

    Ah, ho una solo foto di lei, mentre legge le carte a una mia amica zingara, che ci ha creduto subito.

    Miguel Martinez

  46. utente anonimo says:

    Mmmm…Miguel, ma al bieco albanese non hai nulla da dire?:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. La poesia è esteticamente bella. Ma, ripeto, il messaggio che veicola (per dirlo alla kompagnesca:-) ) non lo condivido. Ecco, per dire, anch’io, come l’ex kompagno Sandro Bondi, mi emoziono quando sento l’Internazionale, musica e testo hanno carica emotiva ed estetica, in più suscitano in me ricordi (anche piacevoli) del tempo che fu. Ciononostante, trovo il messaggio che veicola aberrante e non condivisibile. Sono per caso dissociato?:-)

    P.S.2. Ricordati Miguel che qualcuno disse: “Ne ammazza più la lingua che la spada”. Forse la sostituzione della spada con bombe a grappolo e razzi katiusha avrà un po’ equilibrato i conti dei morti, ma la lingua più è forbita, esteticamente piacevole ed ammaliante più danni potrebbe fare.

  47. utente anonimo says:

    P.S. x Miguel

    Ricordo che chiesi a mio padre, antifascista, se aveva conosciuto Mussolini durante il suo soggiorno in Italia. Mi raccontò che s’era recato sotto il balcone di Piazza Venezia in una delle “adunate oceaniche”. E mi disse:”A sentirlo parlare, pian piano mi convinsi che se in quel momento qualcuno avesse distribuito fucili per combattere agli ordini di Mussolini sicuramente ne avrei preso uno con molto entusiasmo. Salvo poi buttarlo alla prima discarica, appena l’effetto delle parole del Duce fosse svanito”.

    Ciao

    Ritvan

  48. utente anonimo says:

    Miguel,

    la passione io ce l’ho: per mia moglie, per i miei figli, persino per il mio paese, il che mi ha spinto a fare la naja e non il servizio civile, per Dio.

    Ma farmi guidare dalla passione quando questo mi porta dritto dritto al bagno di sangue, che senso avrebbe?

    Tu ti nascondi dietro la reazione degli oppressi, ti racconti che non hanno altre possibilità di reagire e che li stanno sterminando, io cerco di essere più sincero. Ecco, così non dirai più che mi nascondo.

    Francesco

  49. utente anonimo says:

    PS sulle donne e il calcio scherzavo, se non fossi maschilista come farei a sopravvivere? ho sei zie femministe e due sorelle, tanto per gradire, e una madre che è il doppio più im gamba di me.

    F

  50. kelebek says:

    Per Ritvan,

    tu hai ampiamente spiegato le tue posizioni.

    Quelle che restano da chiarire, sono quelle di Francesco.

    Facesse almeno un post sulla bellezza dell’esercito italiano, lo capirei meglio.

    Miguel Martinez

  51. utente anonimo says:

    La bellezza dell’esercito italiano?

    MM, mi sembri uno che se non gli si presenta la Jolie in tiro, di fare sesso con una meno gnocca non se ne parla.

    Io non dico che mi sembra eccessivo, dico che mi sembra sbagliato. Prendere una posizione al 100% è presuntuoso, anzi cretino, se non si hanno motivi a sufficienza. Mi pare che ci sia il gusto della passione in sè, malamente giustificato, quasi ocn fastidio. Tu hai deciso prima di aprire gli occhi.

    Francesco

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