Cuori neri e problemi di identità (XIII)

L’Italia è il paese della guerra civile; i primi nemici dei neofascisti sono la maggioranza degli italiani. È quindi impossibile per i neofascisti riproporre le esaltazioni della civiltà italica che hanno caratterizzato il fascismo reale.

Per questo motivo, il nazionalismo e il razzismo attecchiscono in maniera limitata tra i neofascisti, almeno nel periodo dei “Cuori neri”.

Il tricolore sventolato da alcuni neofascisti (ma non da tutti) è stato sostanzialmente un contenitore vuoto. Fino al 1968 circa, indicava uno scontro forte ma locale contro l’affermazione dei diritti dei sudtirolesi e degli sloveni, scontro che perde di interesse proprio con il ’68.

Attorno al 1990, gran parte dei neofascisti scoprono la questione dell’immigrazione, e poi una forma di identità cattolica. A partire dal 1997, Forza Nuova poi introdurrà, per prima, un progetto politico che possiamo definire “nazionalista”.

Quindi, il nazionalismo e il razzismo non erano tra i motori dei “Cuori Neri”, come si potrebbe pensare retroattivamente.

Il tradizionalismo di matrice esoterica cerca l’unità che si trova al di là degli opposti:

“Il saggio, illuminato della dolcezza di visione, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani”
(Bhagavad Gita 5:18)

Evola, al contrario, introduce una dualità cosmica fondamentale, ai cui poli dà nomi diversi.

Semplificando, possiamo dire che da una parte schiera il maschile, il celeste, la luce, l’ordine, il nord; dall’altra, il femminile, il tellurico, le tenebre, il caos, il sud.

Lo studioso tedesco Klaus Theweleit ha scritto un saggio denso ma affascinante (Fantasie virili – Donne Flussi Corpi Storia , la paura dell ‘ Eros nell’immaginario fascista, Il Saggiatore 1997) che prende spunto dalle memorie dei membri dei Corpi Franchi tedeschi degli anni Venti, in cui si vede molto bene il significato insieme politico e psicologico, nonché sessuale, di una simile dicotomia.

Gli accenni geografici – “nord” contro “sud” – non sono casuali: Evola, a dispetto della buona volontà antimperialista di alcuni suoi seguaci, è per molti versi erede della cultura imperialista aristocratica dell’Ottocento. Forse più che del plebeo e demagogico nazionalsocialismo tedesco.

Le società degli junker prussiani o dei collegiali di Eton in Inghilterra erano per molti versi società tremende, e certamente antidemocratiche. Ma dovrebbe essere anche evidente a un cercopiteco di media intelligenza che erano società legate agli eserciti composti da masse contadine e proletarie e agli imperi marittimi, e quindi non potranno mai ritornare. Gli antifascisti integrali che vigilano contro il Pericolo Evoliano (“la marea nera montante” nel loro pittoresco linguaggio) fanno quindi una certa tenerezza.

Abbiamo detto che Evola aveva certamente idee proprie, ma aveva anche dei committenti. Cioè un gruppo di persone che trovava utile il suo pensiero, e gli offriva quindi un mercato.

Ecco che Evola, con il cosiddetto razzismo spirituale, fornisce ai suoi committenti l’antidoto fondamentale alla sconfitta: la certezza dell’elezione.

La superiorità non consiste nell’essere italiani o europei (anche se quest’ultima categoria aiuta, anche più della prima), ma nell’essere camerati. Tutto ciò non viene ovviamente detto in questi termini: il “tipo umano differenziato” di cui parla Evola è semplicemente quello in cui i singoli camerati si proiettano.

Siccome la maggioranza dei neofascisti è di estrazione piccolo borghese, essi accolgono con grande piacere l’equazione, camerati = uomini differenziati = aristocrazia. Ma “aristocrazia” è anche uno specifico riferimento storico: se io, ragioniere al comune di Potenza, sono un aristocratico, vuol dire che appartengo in qualche modo alla stessa sfera umana dei cavalieri che cercarono il Graal, o dei senatori dell’Antica Roma.

E’ facile sorridere di questa fantasia, che però svolge un ruolo cruciale: in questo modo, il neofascista esce dall’isolamento nel presente, entrando in comunione con altre generazioni.

O ci si fonde addirittura, proprio come avviene nel sèder pasquale ebraico, quando si recita Esodo 13:8: “E’ a causa di quel che il Signore fece per me, quando uscii dall’Egitto” – io stesso diventa protagonista della storia.

Si dice che il neofascista, quando attraversa la strada, si attenda sempre di vedere sfrecciare un templare in motorino.

Ecco perché il neofascista ha bisogno di un mondo fortemente dualizzato che lo separi dal resto dell’umanità (dicotomia), rendendolo protagonista di un conflitto eterno (atemporalità).

Questa esigenza viene spiegata perfettamente da Carlo Terracciano:

“Quelle evoliane di Tradizione e Mondo moderno sono categorie aprioristiche atemporali che come tali si ripropongono in ogni epoca: una dicotomia essenziale ed esistenziale che rientra perfettamente nella concezione ciclica della Storia.”

Una cosa “aprioristica” non può essere dimostrata e nemmeno smentita. Ci si deve credere. E quindi stiamo parlando di una fede, in grado di spiegare la storia dell’universo e il senso della vita di ciascuno, e di imporre un’etica. Anche se il termine non piace ai diretti interessati, stiamo parlando di qualcosa che possiamo benissimo definire una religione di tipo dualista.

 “Tradizione” e “Mondo moderno”, entrambi con le loro assolutizzanti maiuscole, sarebbero categorie che da sempre si combattono, attraverso i singoli individui. Ora, se “Tradizione” e “Mondo moderno” sono due entità eterne, perché mai la scelta di dare loro nomi che significano sostanzialmente “ieri” e “oggi”?

Infatti, se togliamo a “Tradizione” la sua arrogante maiuscola, ci rimane la “tradizione” – quella delle nonne che fanno i ricami e dei padri che prendono a cinghiate i figli discoli. Cosa che costringe i “tradizionalisti” a dire che loro sono per la “Tradizione, ma non nel senso di…”

I riferimenti temporali in realtà sono importanti, perché sottendono due diversi ordini di riflessioni non espresse a chiare lettere, uno sul presente e uno sul passato.

Innanzitutto, oggi significa il mondo in cui  mi trovo. Questo mondo fa profondamente orrore, e constatarlo è un segno di salute psicologica.

In questo, la critica tradizionalista, pur nella sua fumosità, spesso coglie nessi e aspetti che sfuggono alla più pesante e meccanica critica marxista; e non c’è comunque dubbio che si tratti di una critica autentica, profondamente sentita.

Ma una soluzione politica a questo orrore è inimmaginabile. Come i Testimoni di Geova si rifugiano in un prossimo paradiso, l’evoliano si rifugia nel mondo del Ricordo.

Che non è affatto la “tradizione” delle nonne, perché il neofascista in genere è un perfetto figlio del mondo moderno, con pochissime radici reali. Il neofascista, invece, si crea un passato immaginario perché ne ha bisogno nel presente: la Tradizione è proprio questo passato immaginario.

(Continua…)

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14 Responses to Cuori neri e problemi di identità (XIII)

  1. utente anonimo says:

    A me non dispiace il termine “rifugio”. Se l’ambito generale fa schifo, si cerca di formare un “ambiente” particolare (buon sinonimo di “rifugio”) che si sforza di vivere diversamente da come vive ciò che lo circonda. Che si sia testimoni di geova, neofascisti o comunisti. I guai vengono se ci si chiude, credendo di sfuggire così alle influenze esterne, che invece esistono e in un luogo chiuso deflagrano, per paradosso, molto più distruttivamente; e se si pensa che da questo “ambiente” si possa iniziare a cambiare il più vasto ambiente esterno, perché si vuole farlo, sobbarcandosi un attivismo di tipo politico o missionario. L’“ambiente”, in questo caso, viene subito identificato col “partito”, cioè lo strumento adatto a facilitare il cambiamento. Atteggiamento tipico di non so quanti gruppi marxisti. Magari a leggere terraciano qualcosa potrebbero imparare. Troppo ci vuole perché un “ambiente” divenga “partito”, e non ci vuole affatto la volontà che lo diventi. Ma il bello è che molti di questi gruppi passati e presenti, neppure si sono posti il problema dell’“ambiente”, che almeno i neofascisti si pongono. Vogliono subito fare politica “comunista” in un “ambiente” i cui rapporti rimangono beceramente borghesi, per incapacità di vedere la necessità di costituire questo prius essenziale a qualunque attività o azione contraria all’esistente. Poi ci si stupisce che la migliore palestra di formazione degli intelletuali apologeti del capitalismo siano stati e siano i gruppi e gruppetti comunisti. La cosa è del tutto ovvia.p

  2. utente anonimo says:

    Siamo dalle parti della “Fine della Storia”, nel suo senso metafisico, eh? Solo, a maggior ragione leggendo questi articoli, la METAFISICA e’ la sola soluzione CONCRETA al tempo presente. L’ossimoro e’ voluto, si da’ da se’.

    Antonello

  3. utente anonimo says:

    Se vai nel tuo bel kilombo, miguel, troverai che in alcuni post i manifestanti di roma, che hanno fatto e detto le solite cose su iraq e palestina, per intenderci, cosa sono per la sinistra dabbene, se non “subumani” e soprattutto “fascisti”? E questa sarebbe la sinistra che dà degli asini e degli ignoranti ai quei ragazzotti dei centri sociali che si scalmanano un po’ in questi casi. Sono messi bene, se questa è la loro profondità di pensiero, che li porta a essere così “concreti” e “pragmatici” (due parole che puzzano maledettamente di scimunitaggine politica), da aver lasciato ai pazzi le “utopie”. Invero, sono spinti avanti da una calca che preme sempre più forte, e s’immaginano di fare la “politica dei piccoli passi”. Questo è il loro decantato realismo.p

  4. utente anonimo says:

    “Questo mondo fa profondamente orrore”

    ora, mettiamo una cosa in chiaro: fa orrore rispetto a cosa? alle esigenze degli esseri umani? a quali esigenze?

    E questo mondo è “il Mondo” in senso evangelico o Questo mondo, in senso “Tardo-Capitalismo Imperialista Occidentale”?

    Nel secondo caso, può esistere un mondo che non faccia orrore, pare. E’ un mondo che esiste fuori (che ne so, un villaggio di sufi in Albania) da Questo Mondo, che esistette prima di esserne distrutto, che potrebbe esistere domani? E’ il tuo mitico Iraq unito, tadizionalista, laico, non democratico?

    Dacci qualcosa da mordere, arrosto invece di fuma. Svp, ca va sans dire.

    Ciao

    Francesco

  5. utente anonimo says:

    >…dovrebbe essere anche evidente a un cercopiteco di media intelligenza…MM<
    Temo che una certa signora si inkavolerà non poco per l’offesa fatta all’intelligenza dei sullodati nobili precursori dell’Umanità. Pertanto, ti suggerisco in futuro di usare come pietra di paragone il “mio” paramecio, visto che i Nobili Difensori dei Diritti delle Scimmie:-) non hanno ancora realizzato che anche i parameci hanno un’anima:-).

    Ciao

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    >Questo mondo fa profondamente orrore,…Il neofascista, invece, si crea un passato immaginario perché ne ha bisogno nel presente: la Tradizione è proprio questo passato immaginario. MM<
    Esattamente come il komunista, che, però, spinge la sua “macchina del tempo” oltre il papà che prende a cinghiate il sederino del pupo e sprofonda nella preistoria, “quando gli uomini erano tutti uguali e non esisteva la vituperatissima proprietà privata”. Come dire “gli estremi si toccano”.

    Ciao

    Ritvan

  7. kelebek says:

    Per Ritvan,

    non credo che il “comunismo primitivo”, di cui parlava più Engels che Marx, sia uno dei grandi motori psicologici del comunismo.

    Certo, consola sapere che “il comunismo è possibile, perché una volta c’era”, ma non crea radici.

    Ritorno a dire che il sogno comunista è proiettato nel futuro. Ovviamente immaginario, ma futuro.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Qui generalizzi troppo, miguel. Non è così per molti, la più parte, direi, dei comunisti, sviati in altre strade, ma il comunismo primitivo, le origini della specie, cioè, sono essenziali alla teoria di marx/engels, per alcuni comunisti. Senza di questo, essa è tutt’altra e misera cosa.p

  9. utente anonimo says:

    Sono d’accordo sia con p. che con Miguel. Ovvero, la quadratura del cerchio:-).

    E’ vero, come dice Miguel, che la maggior parte dei comunisti se ne frega di quelle “radici”, proiettandosi direttamente verso il “Sol dell’Avvenir”, ma, come dice giustamente p. un marxista verace deve tenerne conto in misura considerevole, non solo perché l’hanno detto i kompagni Marx ed Engels, ma perché è l’unico esempio di comunismo senza carneficine, purghe e gulag:-).

    Ciao

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    Io approfondirei, Miguel. Non ho molte frequentazioni comuniste ma mi paiono molto più impegnati ad odiare e combattere oggi che ad immaginare il futuro. Ecco, da questo punto di vista il comunismo è parecchio psicotico e il futuro radioso è una foglia di fico, appesa per dovere e senza convinzione. E non parlo dei comunisti al comando, ma del popolo rosso.

    L’odio è la risposta alle contraddizioni del presente, quelle interne al sistema borghese e quelle del movimento o partito comunista. Con l’odio tutto si spiega e i dubbi non sorgono mai.

    Ciao

    Francesco

  11. utente anonimo says:

    >E non parlo dei comunisti al comando, ma del popolo rosso.<
    Ah, ti riferisci anche tu al mitico bracciante emiliano-romagnolo, quello per cui il Sol dell’Avvenir significherà anche “più gnocca per tutti”, nel senso che p.es. la Gregoraci non si fidanzerà più col Briatore (che finirà giustamente in un gulag ad espiare) ma sara gentilmente invitata dal Partito a fare servizio di “volontariato sessuale” a favore dei suddetti braccianti?

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Scusa Francesco, abbi pazienza, lungi da me il sospetto di tifare per i kompagni, ma – vista la Gregoraci:-) -come si fa a non odiare il Briatore?:-)

  12. utente anonimo says:

    No Ritvan,

    mi riferisco alla persona di sinistra di Milano, con cui non si può parlare di nulla perchè la spiegazione unica è la colpa del “Sistema Borghese”, oggi incarnato in Berlusconi o nel Centrodestra o in Bush.

    Salvo che non abbia voglia di raccontarti la sua vita al 100% borghese.

    Ma ogni discorso sulla Res Publica è impedito a priori. Forse l’unica eccezione è il razzismo contro gli immigrati, che travalica il pensiero unico (alla fine devono sparare qualcosa sul fatto che anche l’invasione di immigrati è colpa di Berlusconi o che l’invasione islamica è colpa dei cattolici).

    Francesco

    PS naturalmente le due invasioni sono dati di fatto inoppugnabili, che non hanno bisogno di prove. Per il nostro.

  13. utente anonimo says:

    Sì, Francesco, ma quelli non sono “veri” kompagni, quelli sono “servi del faraone”:-). Sennò non avremmo la delizia di aver ben 5 partiti con falce e martello bene in evidenza e uno con i suddetti atrezzi piccoli-piccoli nascosti fra le radici di un albero:-). Comunque, quando il Sol dell’Avvenir la trionferà:-), faremo una bella pulizia di questi sedicenti kompagni, manderemo anche loro in campo di rieducazione. Anzi, vi provvederò di persona, (perché mica son fesso io, appena il Sol ecc., ecc, mi prendo la tessera, altro che liberale:-) )così imparano a prenderselo con noi poveri “diversamente comunitari”:-).

    Ciao

    Ritvan

  14. utente anonimo says:

    Certo Ritvan,

    però oggi governano loro e, in attesa del Sol dell’Avvenire, potrebbe durare a lungo.

    E l’odio è una brutta malattia, dai molti tentacoli.

    Ciao

    Francesco

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