Cuori neri e problemi di identità. Riflessioni sul neofascismo italiano (X)

Alla prima parte

Il più bel testo mai scritto sulla memoria culturale è il Salmo 137.

Che ha senso solo se letto tutto insieme. Quasi sempre, infatti, chi lo cita censura le ultime righe:

Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion.
“Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre. Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, canzoni di gioia, i nostri oppressori: «Cantateci i canti di Sion!».
Come cantare i canti del Signore in terra straniera?

Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia.
Ricordati, Signore, dei figli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme, dicevano: «Distruggete, distruggete anche le sue fondamenta».
Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra.”

Se i neofascisti avessero più interesse per la Bibbia, si riconoscerebbero immediatamente nel gioco di rifiuto, esilio, ossessione con la memoria e ricerca di vendetta che permette la costruzione dell’”Ambiente”.

Ascoltiamo infatti, due millenni e mezzi dopo, questa canzone del complesso neofascista, gli Amici del Vento. E’ un po’ lunga, ma vale la pena, perché permette di cogliere gli stessi archetipi :

“Se mille son le storie che il vento porta via,
questa è la nostra storia generazione mia:
venuti dall’inferno col fuoco nelle vene, innalzeremo al cielo le nostre catene.
E torneremo Europa, lo promettiamo a te. Europa torneremo uniti per te.
Svegliatevi fratelli, su non dormite più: giocatevi oggi stesso la vostra gioventù.
Se la maledizione ce la portiamo addosso la bruceremo insieme al primo straccio rosso.
Se scioglieranno il nodo che oggi ci tiene uniti, andremo in altri posti a costruirci i nidi:
ci bruceran le case ma che importanza ha, in casa dei fratelli del posto ci sarà.
Han fatto leggi e inganni per chiuderci la bocca, dei nostri nomi il muro del carcere ribocca.
Ma mille volte mille il canto si udirà di chi stasera canta la sua libertà.
E mille braccia alzate il mondo rivedrà, dentro alla mia bandiera una croce brucerà.
E tremeranno ancora i farisei di sempre e i loro soldi allora non serviranno a niente.
E chi oggi fa il padrone domani striscerà, lo troveremo allora a chiederci pietà;
e chi oggi ci disprezza domani tornerà, vigliacco come sempre da noi con umiltà.
Su questa nostra terra un vento soffierà e noi semineremo la nostra libertà:
lontano spazzerà i figli del tradimento, ma noi saremo in piedi siamo Amici del Vento.
Lontano spazzerà i figli del tradimento, ma noi saremo in piedi siamo Amici del Vento.”

Come avete visto, è una canzone interamente dedicata al ciclo della memoria, eppure manca l’oggetto stesso del ricordo: non c’è alcun riferimento, ad esempio, al fascismo.

Certo, il fascismo ha avuto la straordinaria fortuna, rispetto al franchismo, di morire giovane.

La tomba di Benito Mussolini a Predappio gode di un culto con qualche modesto parallelo con quello di Padre Pio.

Chi va a Predappio s’imbatterà non solo in un lunapark di negozietti di fasciotrash; vi troverà anche la “Guardia d’Onore” alla tomba del Duce. La cosa forse più significativa è che questa guardia d’onore è stata istituita alla fine degli anni Novanta, e ne fanno parte persone nate decenni dopo Piazzale Loreto. E’ chiaro che qui non siamo di fronte a semplice “nostalgia”.

Decostruire il passato è un’attività divertente, che non scalfisce quasi mai la fede dei credenti, che in realtà non amano affatto il passato, ma una propria creazione immaginaria. Generazioni di onesti ricercatori che hanno frugato tra le contraddizioni della Bibbia o gli orrori dell’Inquisizione  hanno avuto un effetto quasi nullo sulla religiosità delle masse. A secolarizzare la società sono state le migrazioni, l’entertainment, il libero consumo e non la ricerca storica.

Per lo stesso motivo, è ovvio che è una perdita di tempo discutere dei crimini commessi ai tempi del fascismo, per smascherare o mettere in crisi il neofascismo oggi, ed è strano come ci sia chi vi insista.

Il problema è un altro: di veramente affascinante, il fascismo offre però poco, anche ai suoi ammiratori.

 Non a caso, gli stessi autori che crearono, dietro commissione, le più note canzoni fasciste, diventarono poi i fondatori di Sanremo: se ci pensate, questo fatto basterebbe, da solo, a smontare fascismo e antifascismo insieme in un grumo di risate.

Si formano le schiere e i battaglion che van marciando verso la stazion. Hanno lasciato il loro paesello cantando al vento un gaio ritornello. Il treno parte e ad ogni finestrin ripete allegramente il soldatin.

Provate a confrontare con queste cose, i Lieder tedeschi (non mi riferisco solo al canzoniere nazista), oppure la produzione di Araz Elses, il cantautore dei Lupi grigi turchi.

Per questo motivo, il neofascismo parla poco della marcia su Roma, o di episodi particolari del regime.

Ciò che i neofascisti cercano nella storia è qualcosa di analogo a ciò che è la crocifissione per i cristiani: la sconfitta scelgono rielaborata in vittoria morale.

Nei primi anni del neofascismo, molti di questi episodi erano legati all’anticomunismo: le imprese di Léon Degrelle in Russia e degli ultimi difensori di Berlino nel 1945, ma anche dei legionari (spesso reduci italiani o tedeschi) in Indocina.

In decenni più recenti, l’anticomunismo è largamente scomparso. Oggi, si commemorano semmai i combattenti dell’RSI che avrebbero combattuto contro gli invasori americani, cosa solo in minima parte vera. Però la memoria culturale non è mai costruita con i fatti storici, come dimostra abbondantemente l’archeologia biblica.

Ma perché una memoria abbia la forza di quella biblica, che ricorda un patto tra il divino e l’umano, ci vuole qualcos’altro: molti neofascisti fuoriescono direttamente dal fascismo.

(Continua…)

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57 Responses to Cuori neri e problemi di identità. Riflessioni sul neofascismo italiano (X)

  1. paniscus says:

    “Si formano le schiere e i battaglion

    che van marciando verso la stazion.

    Hanno lasciato il loro paesello

    cantando al vento un gaio ritornello.

    Il treno parte e ad ogni finestrin

    ripete allegramente il soldatin.”

    Ma dai, non ci credo!

    E’ identica a una delle canzoncine dell’asilo nido che imperversano per casa ultimamente, quella delle “cinque ballerine del saloon, che stanno ad aspettare alla stazion, ma il treno è già partito…“.

    Ci manca solo Whisky Ragnetto e poi siamo al completo.

    Ma questi non dovevano essere i veri omi maturi e scafati rotti a tutto?????

    Lisa

  2. utente anonimo says:

    > molti neofascisti fuoriescono

    > direttamente dal fascismo.

    Per andare dove?

    C.

  3. utente anonimo says:

    >Ma dai, non ci credo!

    E’ identica a una delle canzoncine dell’asilo nido che imperversano per casa ultimamente, quella delle “cinque ballerine del saloon, che stanno ad aspettare alla stazion, ma il treno è già partito…”.

    Ci manca solo Whisky Ragnetto e poi siamo al completo.

    Ma questi non dovevano essere i veri omi maturi e scafati rotti a tutto????? Lisa<
    Eh, sì, kompagna, vuoi mettere con quel capolavoro mozartiano:-) che è “Bandiera rossa la trionferà!”? Specie il tripudio dell’ossimoro finale “evviva il comunismo e la libertà” è degno della prosa dell’immortale Goethe!:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Salutame li bonobi:-)

  4. kelebek says:

    Per Ritvan,

    ti voglio un grandissimo bene, e a volte non ti sopporto.

    Quello che mi dà più fastidio è il tuo automatismo destra-sinistra.

    Si sta parlando dei limiti del fascismo come mito, anche rispetto ad altri miti nazionalistici. Non è un discorso di esaltazione dell’opposta tifoseria.

    Poi, a chi ne parla, dai della “kompagna” e ti metti a dire che pure la tifoseria opposta ha cose cretine.

    Potresti anche avere ragione nel dire che “Bandiera rossa” non è una canzone particolarmente intelligente (anche se almeno non soffre dello stucchevole sentimentalismo micro-italiota della canzoncina da me citata).

    Ma è esattamente l’uscita dalla logica complessiva delle tifoserie che sto cercando di proporre qui, non l’esaltazione della squadra opposta.

    Miguel Martinez

  5. rezarez says:

    Grazie Miguel di questa serie di post sul fascismo, sto imparando molto.

  6. utente anonimo says:

    Beh se si volesseo analizzare i canti, propongo uno schema di lettura facile:

    i fascisti di pre-Seconda Guerra, convinti di poter avere tutte le donne (“faccetta nera” e compagnia)- poi, impopolari e sconfitti, “le donne non gli vogliono più bene” mentre

    “ogni casa è patria del ribelle- ogni donna a lui dona un sospir”;

    deluso, il fascista si arruola nella Legione spagnola, dove, richiesto dei motivi del suo arruolamento, tira in ballo non la politica, ma ovviamente l’amore, che lo ha spinto a farsi “novio de la Muerte”.

    Vabbè, facevo pe ddì.

    Paolo

  7. utente anonimo says:

    La grammatica e la sintassi le ho lasciate a casa, nel commento precedente, quindi ci aggiungo anche un bell’anacoluto

    (“ma, io scrivo un po’ così, come me viene… con l’anacoluto…” un premio a chi indovina il film)

    :-)

    Paolo

  8. utente anonimo says:

    Per Lisa:

    non capisco se intendi dire che la somiglianza tra la canzone dell’asilo e quella militar-fascista sia nel testo, nella melodia o in entrambe le cose.

    Del resto è risaputo che le melodie vengono riutilizzate, e i testi rielaborati o cambiati totalmente, con grande libertà, e la stessa canzone può finire in bocca a due avversari politici o due soldati nemici.

    Perciò, tutto sommato, se una canzone dei fascisti ha finito la sua carreria trasformata in canzoncina dell’asilo,manco male: almeno il riciclo è stato in positivo.

    Paolo

  9. paniscus says:

    Ritvan:

    infatti all’asilo nido NON si canta Bandiera Rossa, né altre canzoncine che ci assomiglino in modo plateale. Il giorno che dovessero farlo, lo ridicolizzerei allo stesso modo.

    Non sto a ripetere cose già dette, ma il tuo commento appare veramente pretestuoso e inopportuno.

    Lisa

  10. utente anonimo says:

    Se si parla di canzoni, un gentile signore mi ha ” composto” una cassetta di “musica d’altri tempi”, tra cui ” Inno a Roma” (Sole che sorgi.. musica di Puccini- “Vivere” ( senza malinconia…)- ” Voglio vivere così ( col sole in fronte…)-” Se vuoi goder la vita” ( vieni con me in campagna..), che penso non vi suoneranno tanto remote. A me piace anche una, civettuola, che si intitola ” Un giorno ti voglio ben e l’altro no”.

    Aurora.

  11. Ritvanarium says:

    Scusate, perché se scrivo “ritvanarium” in google non si visualizza alcun url come per gli altri blog ? … Che può esser successo ?

    PS ad Usum Aurorae:

    Ai miei tempi all’ asilo ed elementari c’ era il parco accanto alla scuola e quando facevan la Festa dell’ Unità le bidelle ex-mondine la sera si precipitavano a ri-lavorare volontarie gratis alla festa e cantavano “Bandiera Rossa” a squarciagola assieme ai nostri nonni comunisti mentre i nonni democristiani si limitavano a mangiare per non separare noi allora bambini a causa della politica …. E in pullman per le gite scolastiche “Bella Ciao” era un must ! ….I nonni democristiani avevano la rivincita ad ogni pioggerella cantando: “piove piove viene il Sole [dell’ Avvenire ?! ;-) ] la Madonna raccoglie un fiore, lo raccoglie per Gesù , finalmente non piove più” …I nonni comunisti ribattevano che la pioggia sono solo nuvole che s’ imbussano, i nonni democristiani, alle strette, al limite ribattevano che Gesù faceva imbussare le nuvole “per dar da bere ai fiori” [sic] …. I nonni comunisti chiedvano perché non piovesse un po’ di lambrusco per tutti…ma poi si rispondevano da soli che col lambrusco “as ciapa la bala” [ci si ubriaca] … Sono certo che Guareschi, ovunque fosse, lassù o laggiù, ci sorridesse bonariamente benevolo.

  12. utente anonimo says:

    Davide, dopo averlo detto a Ritvan, Kel dovrebbe dirlo anche a te ” Un giorno ti voglio ben e l’altro no”.

    Quella delle nuvole che dovrebbero far piovere lambrusco- Bacco in convivio con Giove- mi porta in mezzo alla tua prima giovinezza e alla compagnia di tuo nonno, frizzante, il cui rosso più gradito è il color granato, trasparente, del vino novello non sofisticato.

    Anche a me han fatto cantare alle elementari ” O bella ciao”, e tanto mi era antipatico dovermi svegliare la mattina, per colpa della scuola invasora, che anche la canzone mi è diventata antipatica.

    Aurora.

  13. utente anonimo says:

    “Non sto a ripetere cose già dette, ma il tuo commento appare veramente pretestuoso e inopportuno.

    Lisa”

    ??

    Pretestuoso per cosa, scusa?

    Io ho solo detto che le canzoni vengono riutilizzate da sempre, stop.

    Se ci hai visto qualcosa di diverso, forse mi sono espresso male io, e mi dispiace, specialmente se ci hai visto qualcosa di offensivo per te o qualcosa che sdogani il fascismo.

    Ma questo qualcosa non c’era proprio.

    Paolo

  14. utente anonimo says:

    Ops scusami Lisa non avevo letto l'”intestazione” per Ritvan e credevo ti riferissi al mio commento, visto che era proprio sotto al tuo.

    Scusa di nuovo!

    Paolo

  15. utente anonimo says:

    Anche a me han fatto cantare alle elementari ” O bella ciao”, e tanto mi era antipatico dovermi svegliare la mattina, per colpa della scuola invasora, che anche la canzone mi è diventata antipatica.

    maria

    sul serio? a me no, forse, perché ho fatto le elementari dalle suore, ma è la prima volta che sento una cosa del genere, davvero.

  16. utente anonimo says:

    Però, Davide-re-nudo-collezionista-di-Ritvan,

    Bella Ciao, almeno nella versione dei partigiani, quella più nota, non è un canto comunista.

    Vero invece che dalle nostre parti fosse un must delle gite scolastiche.

    Paolo

  17. Ritvanarium says:

    OK, il Ritvanarium è finalmente sgugolabile ;-) … NON vi disturberò +

  18. utente anonimo says:

    Paolo conosci bella ciao originaria, il canto delle mondine della pianura padana?

    Alla mattina appena alzata

    o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

    alla mattina appena alzata

    in risaia mi tocca andar.

    E fra gli insetti e le zanzare

    o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

    e fra gli insetti e le zanzare

    un dur lavor mi tocca far.

    Il capo in piedi col suo bastone

    o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

    il capo in piedi col suo bastone

    e noi curve a lavorar.

    O mamma mia o che tormento

    o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

    o mamma mia o che tormento

    io t’invoco ogni doman.

    Ma verrà un giorno che tutte quante

    o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

    ma verrà un giorno che tutte quante

    lavoreremo in libertà.

  19. kelebek says:

    Per Aurora, n. 13,

    Se Davide si fosse limitato a fare commenti come al 12, sarebbe ancora qui.

    Comunque faccio finta che Ritvanarium sia qualcun altro.

    Per ora.

    Miguel Martinez

  20. kelebek says:

    Alessandra Kersevan, storica della resistenza, mi ha detto che Bella Ciao è stata imposta come canzoncina apolitica dai democristiani, mentre la vera canzone della resistenza era “Fischio il vento”: una canzone con ben altre parole, e che era cantata su un’aria russa.

    Poi, visto che le canzoni hanno sempre una storia, non escludo che “Fischia il vento” sia una parodia delle parole fasciste di “Fischia il sasso”.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    Su “fischia il vento” come canzone simbolo della resistenza, e della sua efficacia, c’è la testimonianza non di parte di beppe fenoglio nel “partigiano johnny”. In rete ho trovato il brano che vagamente ricordavo, e lo posto.p

    La corrente centrale della folla li derivò verso un assembramento di rossi: avevano issato un compagno su una specie di podio e lo invitavano, lo costringevano a cantare con una selvaggia pressione. Il ragazzo nicchiava, una fiera, tarchiata e grinning figura. Da intorno e sotto aumentarono le insistenze e quello allora intonò «Fischia il vento, infuria la bufera» nella versione russa, con una splendida voce di basso. Tutti erano calamitati a quel podio, anche gli azzurri, anche i civili, ad onta della oscura, istintiva ripugnanza per quella canzone così genuinamente, tremendamente russa. Ora il coro rosso la riprendeva, con una esasperazione fisica e vocale che risuonava come ciò che voleva essere ed intendere, la provocazione e la riduzione dei badogliani. L’antagonismo era al suo acme sotto il sole, il sudore si profondeva dalle nuche squadrate dei cantori. Poi il coro si spense per risorgere immediatamente in un selvaggio applauso, cui si mischiò un selvaggio sibilare degli azzurri, ma come un puro contributo a quell’ubriacante clamore. Qualche badogliano propose di contrattaccare con una loro propria canzone, ma gli azzurri, anche la truppa, erano troppo nonchalants e poi quale canzone potevano opporre, con un minimo di parità, a quel travolgente e loro proprio canto rosso? Disse Johnny ad Ettore che aveva ritrovato appena fuori della cintura rossa: – Essi hanno una canzone, e basta. Noi ne abbiamo troppe e nessuna. Quella loro canzone è tremenda. É una vera e propria arma contro i fascisti che noi, dobbiamo ammettere, non abbiamo nella nostra armeria. Fa impazzire i fascisti, mi dicono, a solo sentirla. Se la cantasse un neonato l’ammazzerebbero col cannone.

  22. utente anonimo says:

    >Scusate, perché se scrivo “ritvanarium” in google non si visualizza alcun url come per gli altri blog ? … Che può esser successo ?<
    E dai tempo a Goooogle di indicizzare, caro Discepolo. Hai visto, dopo un po’ di giorni il biko motore di ricerca amerikano ha fatto il proprio dovere.

    Ciao

    Ritvan(arium)

  23. utente anonimo says:

    >Ritvan: infatti all’asilo nido NON si canta Bandiera Rossa, né altre canzoncine che ci assomiglino in modo plateale. Il giorno che dovessero farlo, lo ridicolizzerei allo stesso modo. Lisa<
    Ti ricordo, kompagna dalla debole memoria o dalla discreta propensione a girare la frittata (come ama dire il nostro amatissimo “padrone di casa”) che tu non hai tentato di ridicolizzare L’ASILO che “imita” le fascistissime canzoni , bensì queste ultime e i loro compositori. Ti devo incollare le tue parole? Eccoti servita:

    “Ci manca solo Whisky Ragnetto e poi siamo al completo.

    Ma questi non dovevano essere i veri omi maturi e scafati rotti a tutto?????”

    Con “omi maturi ecc., ecc.” non ti riferivi ai maestri d’asilo, vero?

    >Non sto a ripetere cose già dette, ma il tuo commento appare veramente pretestuoso e inopportuno.<
    Azz…che acidità! Dal pH del tuo scritto sembra come se io ti avessi comunicato che stasera ti viene a cena la tu’ socera!:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Arisaluti ai bonobi:-)

  24. utente anonimo says:

    >Pretestuoso per cosa, scusa?

    Io ho solo detto che le canzoni vengono riutilizzate da sempre, stop. Se ci hai visto qualcosa di diverso, forse mi sono espresso male io, e mi dispiace, specialmente se ci hai visto qualcosa di offensivo per te o qualcosa che sdogani il fascismo.

    Ma questo qualcosa non c’era proprio.

    ……………………..

    Ops scusami Lisa non avevo letto l'”intestazione” per Ritvan e credevo ti riferissi al mio commento, visto che era proprio sotto al tuo.

    Scusa di nuovo! Paolo<
    Ecco cosa intendevano “quelli che la Bandiera Rossa la Trionferà” con il termine “autocritica bolscevica”:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Comunque, al di là della tua autocritica bolscevica:-) nei confronti della gentile bonobiana, hai detto delle cose sul “riciclaggio” delle canzoni che condivido pienamente.

  25. utente anonimo says:

    >Per Ritvan, ti voglio un grandissimo bene, e a volte non ti sopporto. MM<
    Eh, il celeberrimo complesso di amore-odio:-)

    >Quello che mi dà più fastidio è il tuo automatismo destra-sinistra.<
    Mi devi perdonare, ma non sono ancora stato fulminato dalla “Quinta Via”.(So che mi chiederai spiegazioni, pertanto ti anticipo:I-Liberaldemocrazia; II-Socialdemocrazia; III-Comunismo; IV-Fascismo).

    >Si sta parlando dei limiti del fascismo come mito, anche rispetto ad altri miti nazionalistici. Non è un discorso di esaltazione dell’opposta tifoseria.<
    Sì, ma se vedi è proprio “l’opposta tifoseria” che coglie la palla al balzo per sbeffegiare quei miti. E io volevo solo ricordare a tale tifoseria che pure certi suoi miti canzonettistici sono esteticamente delle schifezze. No se puede? Porque?

    >Poi, a chi ne parla, dai della “kompagna”<
    E’ forse un insulto??!! Ma se la signora in questione non lo è, basta che lo dica e io la ritiro. Ma non mi pare che si sia lamentata di questo.

    >e ti metti a dire che pure la tifoseria opposta ha cose cretine.<
    Porque, no se puede??!!

    >Potresti anche avere ragione nel dire che “Bandiera rossa” non è una canzone particolarmente intelligente (anche se almeno non soffre dello stucchevole sentimentalismo micro-italiota della canzoncina da me citata).<
    Ecco, diciamo pure che è abbastanza becera:-). E diciamo anche che pure le bandiere del III Reich erano rosse:-)

    >Ma è esattamente l’uscita dalla logica complessiva delle tifoserie che sto cercando di proporre qui, non l’esaltazione della squadra opposta.<
    Io non sto esaltando nulla. Sto solo applicando la par condicio.

    Scusa Miguel, non per farmi gli affari tuoi, ma questo tuo atteggiamento si potrebbe forse interpretare terra-terra:-) come se per la tua “Quinta Via” i comunisti ti vanno bene così come sono, mentre son solo quelli dell’ “altra parrocchia” che dovrebbero cambiare qualcosina?:-)

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    >”Quella loro canzone è tremenda. É una vera e propria arma contro i fascisti che noi, dobbiamo ammettere, non abbiamo nella nostra armeria. Fa impazzire i fascisti, mi dicono, a solo sentirla. Se la cantasse un neonato l’ammazzerebbero col cannone.”< Beh, con tutto il rispetto per Fenoglio e per il suo partigiano “bianco” Johnny, un’ “arma” che aumenta la ferocia del nemico e fa sì che ti spari addosso due caricatori anziché uno, la trovo un a bella arma del menga. A meno che il nemico non abbia tremende difficoltà nell’approvigionamento di munizioni:-).
    Ciao

    Ritvan

  27. utente anonimo says:

    Sì, ma se vedi è proprio “l’opposta tifoseria” che coglie la palla al balzo per sbeffegiare quei miti. E io volevo solo ricordare a tale tifoseria che pure certi suoi miti canzonettistici sono esteticamente delle schifezze. No se puede? Porque?

    maria

    a parte il fatto che le canzoni mito a cui ti riferisci non sono affatto delle schifezze estetiche pur non essendo dei capolavori:-), mi chiedo chi avrebbe sbeffeggiato qua dentro i miti a cui ti riferisci, cosa peraltro non vietata dalla legge; se c’è uno che sbeffeggia mi pare che quello sei proprio tu. In fondo è anche il tuo bello ma perchè crecludere agli altri, a proprio rischio e pericolo, tale prerogativa?

    Riguardo all’osservazione di Lisa, scusa se mi intrometto, l’ho trovata

    assai poco subdola o allusiva ma semplicemente tesa a far notare delle analogie che ricorrono nelle canzoni popolari.

    maria

  28. utente anonimo says:

    Be’, ti sfugge l’altro lato della questione. Quell’arma esaltava i propri, e serviva magnificamente a radicalizzare lo scontro. Facci caso, i partigiani che cantano la canzone, non la cantano solo per loro, e neppure contro i fascisti, che in quel momento non c’erano. È intenzionalmente indirizzata contro i partigiani badogliani, che nella circostanza rappresentano la controparte dei partigiani rossi. In fin dei conti johnny/fenoglio si rammarica – fino a un certo punto, perché esso sarebbe contro la loro natura “nonchalant” – che i badogliani non abbiano un grido di guerra e di propaganda così efficace.p

  29. utente anonimo says:

    Maria mia, si vede che quando hai letto il corrosivo commento di Lisa ad una canzone neofascista un velo rosso ti aveva oscurato le pupille. E siccome presumo che sarebbe chiederti troppo di sobbarcarti l’immane fatica di andare a rileggerlo nella collocazione originaria, te lo reincollo:

    “E’ identica a una delle canzoncine dell’asilo nido che imperversano per casa ultimamente, quella delle “cinque ballerine del saloon, che stanno ad aspettare alla stazion, ma il treno è già partito…”.

    Ci manca solo Whisky Ragnetto e poi siamo al completo.

    Ma questi non dovevano essere i veri omi maturi e scafati rotti a tutto????? Lisa”

    Beh, se nonostante ciò continui imperterrita a trovare il sullodato commento “…semplicemente teso a far notare delle analogie che ricorrono nelle canzoni popolari” e non uno sberleffo bell’e buono, il problema è tutto tuo. Forse dovresti consultare un bravo angiologo per quel velo rosso agli occhi:-).

    Ciao

    Ritvan

  30. utente anonimo says:

    >Be’, ti sfugge l’altro lato della questione. Quell’arma esaltava i propri, e serviva magnificamente a radicalizzare lo scontro. Facci caso, i partigiani che cantano la canzone, non la cantano solo per loro, e neppure contro i fascisti, che in quel momento non c’erano. È intenzionalmente indirizzata contro i partigiani badogliani, che nella circostanza rappresentano la controparte dei partigiani rossi. In fin dei conti johnny/fenoglio si rammarica – fino a un certo punto, perché esso sarebbe contro la loro natura “nonchalant” – che i badogliani non abbiano un grido di guerra e di propaganda così efficace.p<
    No, p., non è che mi sfugge. E che proprio Fenoglio non ne parla in questi termini, bensì in termini di “arma contro i fascisti”. Invece, era – come giustamente sottolinei tu – un’arma di “proselitismo”, nonché di “marcatura della differenza” (non a caso era la musica del “Kazaciok” sovietico:-) ) con i badogliani, il “turno” dei quali sarebbe venuto appena liquidati i conti coi fascisti (o contemporaneamente?).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ma quei disgraziati badogliani, tutti analfabeti erano per non poter scrivere un testo decente sulle note delle italianissime “Va pensiero” o “Marcia dell’Aida” (così imparavano, li comunistacci:-) )?

  31. utente anonimo says:

    Credo che sia una questione identitaria appunto, non di mancanza di canzoni, che anche i badogliani avevano le loro (che io non conosco, in verità). Se traducessimo, un po’ forzandolo, l’aggettivo francese usato da fenoglio di “nonchalant” coll’espressione “dall’identità sfumata”, la cosa si fa più chiara. Nessuna loro canzone poteva rappresentare appieno un’identità non così ben definita come quella dei partigiani rossi.

    Quella canzone, miticamente, aveva tutto. L’aria russa la collegava immediatamente alla rivoluzione d’ottobre e allo stato che ne era seguito a cui quei partigiani guardavano come modello. E la prima strofa è esemplare dello schema biblico, preso cum grano salis,per favore, di cui ho scritto precedentemente.

    Urla il vento infuria la bufera / scarpe rotte eppur bisogna andar (attraversamento del deserto)

    a conquistare la rossa primavera / dove sorge il sol dell’avvenir. (visione della terra promessa che li fa muovere.

    L’ultima strofa, naturalmente, come tutti i salmi, finisce in gloria all’ombra della “rossa bandiera”.

    I badogliani non potevano avere nulla, per mancanza di mito politico, di così significativo. E proprio l’esemplarità della canzone nell’identificare il nemico più odiato spiega l’insofferenza fascista verso quel canto. Semmai, una domanda interessante da porsi è come mai nell’immaginario collettivo postresistenziale la canzone simbolo di quei tempi, a sinistra, è diventata “bella ciao”, del tutto “anodina” nel testo rispetto al mito del cambiamento rivoluzionario. Ma io faccio finta di niente, che a risponderla ci vorrebbe, probabilmente, un libro che ripercorra cinquant’anni di storia della sinistra italiana.p

  32. utente anonimo says:

    bella domanda p-:-) pensaci un po’ e poi dicci qualcosa…

    maria

  33. utente anonimo says:

    x Aurora:

    No, Miguel ha ragione…e ho ben 3 blogS ;-) miei da badare: 3 figli rinnegati di Miguel, ma pur sempre figli alfine adulti e quindi da oggi del tutto indipendenti…Così è meglio per tutti.

    Ritvanarium-EternalFreedom-DavidVsGoliath

  34. utente anonimo says:

    >E la prima strofa è esemplare dello schema biblico, preso cum grano salis,per favore, di cui ho scritto precedentemente.

    Urla il vento infuria la bufera / scarpe rotte eppur bisogna andar p.<
    Ma io ci metto un’intera salina:-), mio caro, ma vedi, quella delle “scarpe rotte” proprio non riesco a mandarla giù. Ma come, i biechi angloamericani vi paracadutano tonnellate di scarpe (per non parlar di divise, armi e munizioni) e voi sempre a lamentarvi? Bella riconoscenza!

    Mi ricorda le lamentele del kompagno Enver Hoxha, espresse nella sua opera omnia nei confronti degli angloamerikani. Il caro kompagno li tacciava di “sabotaggio” della Gloriosa Guerra di Liberazione Nazionale Albanese perché secondo lui facevano paracadutare scarpe tutte sinistre (o tutte destre) e armi senza munizioni (o munizioni senza armi). Ovviamente nessuno ebbe il coraggio di dire al kompagno dittatore-scrittore che quella era una regola per evitare che il nemico potesse utilizzare il materiale, qualora quell’invio fosse stato intercettato e che il resto sarebbe arrivato col prossimo invio.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. La so a memoria la canzone:-), non devo paragonare il bieco dittatorello di un popolo barbaro che si spacciava per seguace di marx con i purissimi et levissimi kompagni, creme della creme dei discendenti di Dante. Ma è più forte di me.

  35. utente anonimo says:

    Senti, caro Ritvanarium-EternalFreedom-DavidVsGoliath, ma dove hai pescato quello sproloquio di quel tale con lo pseudonimo da film di Brad Pitt che mi paragona ai difensori di Berlusconi? Io non me lo ricordo, è roba recente?

    Ciao

    Ritvan

  36. utente anonimo says:

    Ma lo vedi Davide che Kel ti lascia spazio : ti rimbrotta, ti ammonisce, ti censura, ma alla fin fine, tu sei sempre qui.

    Non hai fatto la fine di qualcun’altro.

    Ha capito che sei approdato al suo nido come un uccellino vagabondo, portando in becco un bastoncino con pannolon e prosciutton e fuochi d’artificio, e che ti sei accasato poggiando il tuo originale fagotto. Andavi, tornavi, facevi quello che volevi, dicevi quello che volevi, indipendente di fatto, impertinente di natura, ti sei preso la confidenza di uno di famiglia, incurante dei divieti, stavi quieto per un poco, poi li infrangevi di nuovo.

    Lo chiami pure “papà”, ma lui non si aspettava di avere un figlio-trino così biricchino.

    Aurora.

  37. utente anonimo says:

    Ritvan, Aurora: chiedete sul Ritvanarium … NON qui !

    Davide

  38. utente anonimo says:

    Maria, la mia scuola elementare era pubblica, Bella Ciao si è cantata con i bambini e le maestre di tutte le classi in un’occasione ” importante”.

    Si battevano le mani a ritmo di musica ed erano tutti contenti, credo.

    Aurora.

  39. paniscus says:

    >Si sta parlando dei limiti del fascismo come mito, anche rispetto ad altri miti nazionalistici. Non è un discorso di esaltazione dell’opposta tifoseria.<
    Sì, ma se vedi è proprio “l’opposta tifoseria” che coglie la palla al balzo per sbeffegiare quei miti. E io volevo solo ricordare a tale tifoseria che pure certi suoi miti canzonettistici sono esteticamente delle schifezze. No se puede? Porque?

    >Poi, a chi ne parla, dai della “kompagna”<
    E’ forse un insulto??!! Ma se la signora in questione non lo è, basta che lo dica e io la ritiro. Ma non mi pare che si sia lamentata di questo.

    Interessante, ‘sta logica.

    Tu mi attribuisci unilateralmente dei miti e delle inclinazioni tifose che io non ho mai espresso. Poi sono io che devo dimostrare che non sono fondate…

    Comodo, no?

    Lisa

  40. utente anonimo says:

    p.

    forse il riferimento all’URSS come futuro radioso, terra in cui scorrono latte miele, ecc. ecc. è diventato presto troppo ingombrante.

    Meglio una canzone priva di impegnative immagini del futuro e tutta proiettata nel mitico passato della lotta contro il fascismo/faraone.

    Francesco

  41. utente anonimo says:

    Guarda, io sono più antiresistente di te, perché per me i fascisti potevano anche vincere, e non avrei pensato a un mondo peggiore di questo. Non essere antifascista vuol dire questo, in soldoni. Ma chi ha scelto la resistenza non ha fatto una passeggiata, e quel verso, in modo più o meno riuscito, lo sottolinea. In questo caso, più che gli uomini, non sono paragonabili i testi. Per le polemiche più o meno pretestuose sul ruolo degli angloamericani in aiuto o in sabotaggio della resistenza comunista, bisogna consultare altri testi.p

  42. utente anonimo says:

    Ha perso il treno, si dice di uno che si è lasciato scappare un’occasione nella vita.

    Anche nei sogni, perdere il treno, vagare in una stazione, ispira ansia.

    Adesso te lo mettono pure nelle canzoni dell’asilo : cinque veline che sballano accampate lungo il binario, mentre il treno che le dovrebbe portare alla meta è già lontano.

    Arriverà il momento che realizzeranno di essere fuori tempo massimo.

    Il soldatin saluta allegro dal finestrin …

    Aurora.

  43. utente anonimo says:

    >Guarda, io sono più antiresistente di te,<
    Non lo metto in dubbio, visto che io non sono per nulla “antiresistente”. Non ho mai detto che quelli che fecero la resistenza fecero male, anzi, fu un modo per far “espiare” ed attenuare in qualche modo le colpe dell’Italia fascista. Solo che mi dà fastidio la retorica tronfia e la falsifazione/omissione dei fatti. Tutto qui.

    >perché per me i fascisti potevano anche vincere, e non avrei pensato a un mondo peggiore di questo.<
    Qui ci dividiamo. Se fossi italiano (in veste di albanese lo potrei anche accettare, ma con riserva, visto che so cose riguardo ai piani di Mussolini per l’Albania che molto probabilmente tu non sai) il mondo sotto il III Reich, con l’Italietta a fare la Bulgaria del Baffetto, farebbe infinitamente più schifo di quello di adesso.

    >Non essere antifascista vuol dire questo, in soldoni.<
    Secondo me vuol dire solo non accanirsi contro un cadavere, ma non vuol dire non approvare il fatto che quel cadavere fece la fine che si meritava.

    >Ma chi ha scelto la resistenza non ha fatto una passeggiata, e quel verso, in modo più o meno riuscito, lo sottolinea.<
    Sì, ma tu sai che io sono un pignolo:-). Va bene il vento, la tormenta, la neve, il ghiaccio, la fame, le pallottole nemiche, le notti all’adiaccio, ma suvvia, la rottura delle scarpe se la potevano risparmiare, dai!:-)

    >In questo caso, più che gli uomini, non sono paragonabili i testi. Per le polemiche più o meno pretestuose sul ruolo degli angloamericani in aiuto o in sabotaggio della resistenza comunista, bisogna consultare altri testi.p<
    Eh, consultali pure. Verrà fuori probabilmente che per ogni partigiano (o presunto tale) gli alleati hanno paracadutato almeno una ventina di paia di scarpe, sufficienti per fare tutte le guerre fino ai giorni nostri. Ekkekkakkio, se le son vendute al mercato nero?:-).

    Ciao

    Ritvan

  44. utente anonimo says:

    Ritvan

    se erano scarponi militari del Regio Esercito, la rottura è del tutto plausibile.

    Il magna magna che sono sempre state le forze armate italiane è un triste segreto di Pulcinella di questo paese.

    Compreso il Ventennio.

    Francesco

  45. utente anonimo says:

    Sì, ma tu sai che io sono un pignolo:-). Va bene il vento, la tormenta, la neve, il ghiaccio, la fame, le pallottole nemiche, le notti all’adiaccio, ma suvvia, la rottura delle scarpe se la potevano risparmiare, dai!:-)

    maria

    a proposito di scarpe, quelle veramente rotte erano le scarpe che i soldati dell’armir calzavano sul fronte del Don.

    Vedere per questo e per l’odissesa dei soldati italiani, il bellissimo studio di Maria Teresa Giusti , I prigionieri italiani in Riussia, edito dal Mulino.

    Il libro di Giusti è il primo sul tema; finalmente anche i soldati italiani dispersi o morti in Russia sono stati sottratti dall’oblio a cui erano stati condannati perchè facenti parte di un esercito fascista e invasore e quindi imbarazzanti per una serie di ragioni legate all’assetto europeo post bellico..

    E’ un libro straordinario che colma una lacuna grave degli studi storici sull’ultima guerra.

  46. utente anonimo says:

    >Ritvan se erano scarponi militari del Regio Esercito, la rottura è del tutto plausibile. Francesco<
    >a proposito di scarpe, quelle veramente rotte erano le scarpe che i soldati dell’armir calzavano sul fronte del Don. Maria<
    Concordanza antifascista catto-comunista:-).

    Scherzi a parte, anch’io sono d’accordo.Sulla tragicomica impreparazione dell’esercito italico alla guerra si è già parlato qui in passato. Mussolini non era un militare, non ci capiva ‘na mazza di questioni militari, trascinò l’Italia in guerra contro il parere dei vertici militari, sperando di fare il “furbetto del quartierino” al seguito delle vittoriose armate della Wehrmacht. E mal gliene incolse.

    Ciao

    Ritvan

  47. utente anonimo says:

    >Interessante, ‘sta logica. Tu mi attribuisci unilateralmente dei miti e delle inclinazioni tifose che io non ho mai espresso. Poi sono io che devo dimostrare che non sono fondate… Comodo, no? Lisa<
    Mooolto comodo:-). Ma se la logica non è un’opinione, gli unici disposti a perder tempo per sfottere le canzoni dei kamerati sono stati e sono i kompagni. Se tu fossi l’unica lodevolissima eccezione alla regola, basta dirlo.

    Ciao

    Ritvan

  48. utente anonimo says:

    Sulla “rottura scarpe”, per Ritva, grandissimo rompitore di..ehm.. :-)

    ritengo che si tratti semplicemente di un verso abbastanza infelice.

    Che poi possa essere anche realistico, perchè no? questa estate mi si sono scollate un paio di scarpe, ed erano pure costosette e mica le portavo in montagna in mezzo alla bufera.

    Però nelel foto che ho visto io i partigiani era vestiti a volte in modo improvvisato e creativo, però con equipaggiamento inglese o americano o al limite italo-tedesco, di rpeda bellica.

    Invece questa estate ho visto un cortometraggio che, conforme alla vulgata, li mostrava come straccioni.

    Paolo

  49. utente anonimo says:

    Ma no. Il realismo o le polemiche politiche c’entrano nulla. È un testo poetico e va letto poeticamente, anzitutto. La metafora principale dell'”andare verso” porta con sé anche la metafora secondaria delle “scarpe rotte”, principale indumento di chi cammina, per indicare che quell'”andare verso” è anche un “passare attraverso”, una prova difficile da superare. Poi, certo, non tutti sono fortini che chiude la sua bellissima poesia di resistenza “lettera”, dedicata al padre, coi versi chiari e belli:

    “Per questo è partito tuo figlio; e ora insieme ai compagni

    Cerco le bianche strade di galilea.”

    p

  50. utente anonimo says:

    >ritengo che si tratti semplicemente di un verso abbastanza infelice.

    Che poi possa essere anche realistico, perchè no? questa estate mi si sono scollate un paio di scarpe, ed erano pure costosette e mica le portavo in montagna in mezzo alla bufera. Paolo<
    Sì, ma credo che tu poi ti sarai subito recato dal più vicino calzolaio del paese per fartele aggiustare e buonanotte, come poteva benissimo fare anche l’ignoto partigiano, mica te ne vai ancora in giro appestando il prossimo con lamenti funebri cantati per le tue scarpe:-).

    Ciao

    Ritvan

  51. utente anonimo says:

    Ritvan

    di solito se fai il partigiano una gita al più vicino calzolaio non è una passeggiata ….

    Francesco

  52. utente anonimo says:

    Francesco, non misurare tutto col metro d’oggi. A quei tempi quasi ogni villaggio aveva il suo bravo calzolaio e non mi risulta che i cari partigiani rimanessero tutto il tempo – come la cara vulgata sinistrorsa ci ha imposto – in lande disabitate in mezzo ai lupi, dove giravano come trottole nell’intento di consumare più scarpe possibile:-).

    Ciao

    Ritvan

  53. utente anonimo says:

    Ritty,

    e che ne sai se il bravo calzolaio o la brava vecchietta che spiava dalla finestra era una spia dei fascisti? Il rischio c’era, e la prima difesa dei combattenti irregolari è la segretezza. Te li vedi i nazisti che non sparano perchè ci sono gli scudi umani modello Palestina? :(

    Dai, non meniamo il torrone su un dettaglio.

    Ciao

    F

  54. utente anonimo says:

    >Ritty, e che ne sai se il bravo calzolaio o la brava vecchietta che spiava dalla finestra era una spia dei fascisti? Francesco<
    Io non lo so, ma il bravo partigiano che s’incamminava con le scarpe rotte verso il Sol dell’Avvenir:-) sapeva benissimo che la vecchietta indigente e il povero calzolaio NON potevano essere – per definizione -spie dei fascisti, i quali utilizzavano come tali esclusivamente il più ricco (spesso il meno povero) del paese e a volte il parroco:-). Infatti, ti risulta forse che i kompagni partigiani dal volto nascosto sotto il fazzoletto rosso abbiano fatto stragi di povere vecchiette e calzolai, dopo la partenza dei nazifascisti?

    >Il rischio c’era, e la prima difesa dei combattenti irregolari è la segretezza.<
    Seh, in quel caso il segreto di Pulcinella:-)

    >Te li vedi i nazisti che non sparano perchè ci sono gli scudi umani modello Palestina? :( <
    Soprattutto non li vedo avvisare per telefono i partigiani di andarsene mezz’ora prima del bombardamento pianificato:-).

    >Dai, non meniamo il torrone su un dettaglio.<
    Mmmm..buono il torrone. Il torrone-torrone intendo, eh!:-)

    Ciao

    R

  55. utente anonimo says:

    Perchè li fai così cretini i partigiani?

    Io non conosco i dettagli, ma di brave vecchiette Nonne della Lupa, con l’unico figlio morto volontario in Spagna o in Africa scommetto la tua laurea di veterinario che era piena l’Italia.

    Ciao

    Francesco

  56. utente anonimo says:

    No Francesco, ma tu dimentichi che le nonnette della Lupa a quel tempo non erano collegate in tempo reale ai biechi fascisti col “teledenunciapartigiani Beghelli”:-) e questi ultimi mica avevano a disposizione gli elicotteri “Mangusta” per correre alla eventuale segnalazione della nonnetta 007. hai voglia quante scarpe si riparavano nel frattempo e, nell’attesa, oltre a una buona magnata all’eroico partigiano ci poteva scappare pure la pomiciata con qualche “vedova allegra” di volontario in Spagna:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Sai, anche nell’Albania di Hoxha c’era il mito dell’eroico partigiano che andava etrnamente a zonzo per dirupi scoscesi e che divideva coi suoi compagni una pagnotta in 24 parti una volta la settimana, al contrario dei fascisti e collaborazionisti che piantavano le tende in casa di contadini e si facevano servire ogni bendidio. Poi, dopo la demolizione del Muro di Berlino, fioccarono racconti di ex partigiani che testimoniavano tutto il contrario, ovvero che i contadini – da scarpe grosse e cervelli fini – abbuffavano ugualmente fascisti, collaborazionisti e partigiani e si facevano i c..zi propri, senza mai dire agli uni dove c’erano gli altri. Probabilmente in Italia nessuno ha avvisato che quel Muro non c’è più…

    Ciao

    Ritvan

  57. utente anonimo says:

    in effetti l’unico che volle accorgersi di quel crollo fu tale Occhetto, presto eliminato dai suoi.

    per tutti gli altri italioti fu meno di un temporale estivo o di un errore arbitrale.

    ahimè

    Francesco

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