Cuori neri e problemi di identità. Riflessioni sul neofascismo italiano (VII)

Alla prima parte

Per capire ciò che ci sta troppo vicino, occorre sempre guardare attraverso occhi lontani.

“Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion,
han cosparso di cenere il capo,
si sono cinti di sacco;
curvano a terra il capo
le vergini di Gerusalemme
.

Spalancano contro di te la bocca
tutti i tuoi nemici,
fischiano e digrignano i denti,
dicono: “L’abbiamo divorata!
Questo è il giorno che aspettavamo,
siamo arrivati a vederlo”.

Quello che avviene per alcuni, con la fine del fascismo, ripete la grande scelta operata  dopo la caduta di Gerusalemme, che pose fine per sempre alle ambizioni del piccolo stato di Giuda.

Gli esuli a Babilonia dovevano scegliere, se spiegarsi ciò che era successo in termini di un fallimento delle promesse di Geova, oppure inventarsi uno straordinario mito che spiegasse ciò che era avvenuto e desse nuove speranze.

Si trattava di un’azione istintiva, da parte di un gruppo sconfitto, per non scomparire. La feconda scelta di creare questo mito ci ha dato la Bibbia, e nel bene o nel male, gran parte del nostro mondo.

La politica è un’arte ottimista. Chi la fa davvero cerca opportunità, si adatta ai compromessi, mira all’espansione, guarda sempre in avanti. Il concetto lo espresse perfettamente lo stesso Mussolini, scrivendo nel 1921:

Oggi si compiono i due anni dal giorno in cui sorsero i Fasci italiani di Combattimento. Abbiamo appena il tempo di evocare la data. La battaglia infuria dovunque. Le cronache sono rosse o arrossate dal latin sangue gentile fascista.

E poi, non abbiamo la stoffa dei commemoratori. Camminiamo avanti e guardando dinanzi a noi. E’ il nostro stile. Siamo giovani, nati ieri e non abbiamo storia. O ne abbiamo troppa. Ma non ci pesa. Non grava sulle nostre anime il passato, perché il tumultuoso presente c’incalza verso l’avvenire.”

Questa citazione è l’esatto contrario di ciò che è il neofascismo. La cosa sfuggirà agli stessi neofascisti. Infatti, se lo ha detto Mussolini, deve essere valido a prescindere da quello che significa; poi è vivace e ben detto, e se non ci si pensa troppo sopra, dà una gradevole sensazione di decisione e di forza.

Il neofascismo, al contrario del fascismo reale, è un racconto di storia apocalittica. Cerchiamo di fissarne i punti fondamentali, raccontandolo come un mito.

(Continua…)

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27 Responses to Cuori neri e problemi di identità. Riflessioni sul neofascismo italiano (VII)

  1. elio_c says:

    ne bramo davvero il proseguimento…

    complimenti

    ciao

  2. utente anonimo says:

    OT

    Mi manca Reza! Se nemmeno la batosta presa da Bush e dai cristiani rinati nelle elezioni amerikane lo ha indotto ad abbandonare l’Aventino, mi sa che ci ha lasciati. Peccato…

    Ciao

    Ritvan

  3. utente anonimo says:

    Faccio fatica a raccapezzarmi fra tanti colti commenti. In particolare Roberto Buffagni, con la sua “tragedia storica italiana”, cita Antigone. Va molto indietro nel tempo per rappresentare il recente passato, il presente e forse il futuro italiano. Appunto non ho capito bene cosa volesse intendere con il paragone.

    Nel frattempo p, ci trasforma la prospettiva, il fascismo ha vinto, e si esprimerebbe ancora, se ho ben capito, più forte di prima. L’antifascismo sarebbe stato un’ evoluzione , un apice, del fascismo, con la differenza che sarebbe stato addirittura peggiore.

    Quella che viene chiamata democrazia, non sarebbe tale.

    E’ un poco come dire che la seconda Repubblica è peggiore della prima, che i nuovi protagonisti, tutti provenienti dalla prima, nella quale ricoprivano ruoli secondari, stanno ora “filibustierando” peggio di chi li ha preceduti, e sono anche assai più incapaci e incompetenti . Con l’apparenza della parola nuova, applicano i principi e realizzano fatti di chi li ha preceduti, non sapendo pensare,escogitare nulla di nuovo.

    Anche p ha parlato di personaggi che si ripresentano, come Buffagni ha accennato alla storia che si ripete : la tragedia si trasforma in farsa, la farsa in tragedia.

    Eppure rimane qualche speranza per il futuro, ed è la chiave cui ha accennato p. Se gli uomini pensano di essere loro a cambiare il mondo anziché il mondo a cambiare loro, peccano di presunzione. Se credono di essere chiavi anziché toppe, ripeccano di presunzione. Ma io, che sono ancora più presuntuosa, la interpreto diversamente. La sfida non è cambiare il modo, ma capire dove la storia- o quella che p chiama la specie- e la sua intelligenza, la sua memoria, il suo progetto- vuole che si vada, ed adattarsi, modellarsi, prepararsi al futuro.

    Il “lasciare che i morti seppelliscano i loro morti”, il solito motto evangelico, che non significa non onorare chi ci ha preceduto, ma abbandonare ai vivi che sono morti spiritualmente, i morti da cui si fanno risucchiare energia , e mantenere vivi in noi coloro che, con il loro insegnamento, ci portano-compagni di anima- a guardare al presente ed oltre, a creare le condizioni perché tutti si viva meglio, in tutti i sensi.

    Sì, lo so che sono retorica.

    Aurora.

  4. utente anonimo says:

    Hai proprio ragione Martinez, per capire ciò che ci sta troppo vicino, occorre sempre guardare attraverso occhi lontani. Io per esempio leggendo le tue considerazioni sui cuori neri e il problema dell’identità ho cominciato a riflettere su di me.

    Io appartengo ai Signori della parola per diritto di nascita, i miei genitori sono sempre stati comunisti ed antifascisti. Fin da bambino sono stato portato alle manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio, a casa mia i miti positivi erano la Resistenza, i Fratelli Cervi e la critica marxista (o supposta tale) al capitalismo ecc. Certo oggi che sono crescito ho una mia visione personale in parte diversa da quella dei miei genitori frutto delle mie esperienze e anche di fattori generazionali.

    Se fossi nato in una famiglia di idee neofasciste sarei stato portato alle commemorazioni del 21 aprile e avrei come miti positivi la X Mas e la Marcia su Roma, sarei critico del mondialismo e dell’ordine democratico dell’Italia, ecc. Ovviamento crescendo avrei sviluppato una mia visione personale, anche diversa da quella dei miei genitori.

    Al di là della storia personale, mi sembra che neofascisti e neocomunisti abbiano due punti in comune:

    1) raccolgono ed organizzano il dissenso contro l’ordine “democratico-capitalista” oggi prevalente,

    2) sono stati entrambi sconfitti (i neofascisti nel ’45, i comunisti nel ’91) e per questo elaborano il loro lutto creandosi dei miti (oggi l’antifascismo è diventato questo)

    In totale oggi i neofascisti e i Signori della parola, sono muti nei confronti della politica (anche se ovviamente io retrospettivamente non li metto sullo stesso piano) e un buon soggetto di studio mitico-antropologico.

    Se non ne prendiamo coscienza, tornare ad essere giovani, nati ieri e a fare politica sarà impossibile e continueremo a portare il lutto per sempre (i neofascisti lo fanno già da 60 anni)

    Antonio

  5. utente anonimo says:

    giusto perché sono mancato a qualcuno ;)))

    Comunque Francesco ha avuto impressione di avermi “debellato” e ha usato il plurale, rivolgendosi a Ritvan.

    insomma, dare fastidio non è mai stato cosa che sia passato per la mia testa, ognuno dice la sua e credo che al proprietario del blog vada bene cosi.

    intanto saluto tutti, all’aventino si sta lavorando doppiamente ma giusto per “dare fastidio” a qualcuno vi racconato una piccola cosa, forse cosi vi rendete conto della mia vita:

    ieri, una signora americana ma delagata della banca mondiale, e non del governo statunitense (perché loro sono presenti per conto del governo) durante una riunione (è iniziata lunedi passato e finisce prossimo mercoledi)mi è venuta a chiedere se posso scendere con lei alla reception per far entrare una ragazza americana che questa signorna voleva presentare ad un professore americano presente in questa riunione.

    a lei e alla ragazza i guardiani alla reception avevano detto che non poteva entrare.

    sono andato giù con la signora americana e mi sono rivolto direttamente al capo dei guardiani che è un italiano, la risposta è stata subito si e la ragazza ha potuto entrare e conoscere quel professore.

    la signora della banca mondiale e io ci conosciamo da anni, nell’ascensore lei mi ha presentato alla ragazza; ecco Kate, lui è reza, è iraniano, qua dentro la sua prola vale più di ogni cosa.

    la ragazza rispose, iraniano, che bello, la mia cognata è iraniana………………………..

    Era solo per dirvi che quando si discute della politica, ognuno potrà dire ciò che pensa ma nella vita reale, magari uno che sembra “anti americano” , non lo è affatto, se non come molti americani che sono andati l’altro giorno al voto contro Bush.

    la stessa cosa vale anche per la religione, se io parlo del papa o della religione cristiano o ebraico e dell’Islam, espongo la mia opinione all’interno della discussione che ogni volta ci apre il padrone di casa quindi………………………..

    statemi bene tutti

    reza

  6. utente anonimo says:

    e siccome vi voglio troppo bene, eccovi una informazione “riservata” che gira a Washington come a Tehran:

    Gates ha posto la condizione per accettare il posto di Rumasfeld: appoggio totale ed incondizionata della casa bianca, senato e dipartimento di stato, del suo progetto di riallacciare le relazioni dirette con l’Iran, per concludere in maniera onorevole l’avventura americana in Iraq, stabilizzare l’Iraq e garantire la stabilità del Golfo Persico.

    reza

  7. utente anonimo says:

    bentornato Reza:-)

    maria

  8. utente anonimo says:

    Bentornato Reza! Confesso che ti preferisco nella versione “facilitatore-di-incontri-fra-ragazze-e-prof-amerikani”, piuttosto che in quella di “profeta di sciagure planetarie”:-).

    Che la pace fra USA ed Iran sia auspicabile (e non solo per la risoluzione della situazione irakena) mi sembra la scoperta dell’acqua calda. Ma i problemi, secondo me, sono due:

    Primo, siamo proprio sicuri che il kaos iracheno possa essere fermato solo con uno schiocco delle dita di Ahmadinejad? Ne dubito fortemente. A meno che non si ipotizzi uno “scambio di visita” dell’esercito iraniano in terra irechena, giusto per pareggiare i conti con la passata invasione dell’Iran da parte di Saddam:-).

    Secondo, temo che il “prezzo” preteso dall’Iran per i suoi “favori” sia equivalente a un totale “sbracamento” degli USA. In tal caso, non c’è differenza fra repubblicani e democratici, la risposta di Senato e Congresso sarà un bel “niet”.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Non si può vivere di soli “cuori neri”: un po’ di “cuori islamici” come intermezzo dovrebbe essere gradito al “padrone di casa”:-)

  9. utente anonimo says:

    Un breve chiarimento per Aurora, che ringrazio di aver letto con attenzione il mio scritto.

    Cito Antigone perchè a mio avviso, il punto di rottura dell’identità italiana (fragilissima da sempre per note ragioni s’ordine storico-politico e culturale) sta nel nodo tragico che la tragedia sofoclea rappresenta in modo esemplare. Cioè a dire, nella incapacità di distinguere appartenenza nazionale a una comunità storica, e appartenenza a una ideologia politica, a una fazione religiosa, etc.

    Per come la vedo io, una comunità nazionale è solida quando riesce a trascendere i conflitti, anche asperrimi e sanguinosi, tra i suoi membri: quando, per intenderci, dopo uno scontro anche armato fra i suoi membri, tutti riconoscono che le colpe e gli errori commessi da entrambe le parti (la propria e l’altrui) sono, in un senso più importante e profondo, errori e colpe di tutti, perchè commessi da fratelli (è quel che avvenne, ad esempio, in Francia, dopo le atroci guerre di religione).

    Fascismo e antifascismo in questo almeno sono una opposizione antitetico-polare (cioè una opposizione speculare): che il fascismo identificò l’italianità con l’essere fascisti, e l’antifascismo la identificò con l’antifascismo.

    Essere italiani è, o dovrebbe essere, un’altra cosa: è nascere nella comunità storica e culturale che si esprime nel linguaggio, e assumere su di sè il bene e il male, le possibilità e i limiti di quella vicenda umana. E’ questo, che non riusciamo a fare, e questa incapacità ci candida alla dissoluzione.

    Cordialmente, RB

  10. rezarez says:

    Io non credo che l’Italia possa dissolversi cosi, è vero, la situazione è come tu lo descrivi ma mi sembra che non tieni conto del clima di esasperazione politica post-11 settembre, di cui la destra berlusconiana ha approfittato a smisura.

    Il “distinguo” è arrivato ad ogni livello della vita politica italiana, “chi non sta con me, è contro di me” , lo spirito maligno del neonazifascismo, entrò in ogni luogo, non solo nelle aule parlamentari e governative, ma anche nelle case degli italiani ma ora credo che “l’onda berlusconiana”, come fu per “l’onda lunga” di Craxi (non so se avete letto il libro!) sia passata perché(questo di Berlusconi) viaggiava sulla cresta dell’onda neoconservatrice in America, ora il neoconservatorismo è stata battuta dallo stesso popolo americano nelle ultime elezioni e quindi, l’onda non ha più cresta per poterci viaggiare.

    il buffo è che questa sinistra è capace di farsi battere anche da un Berlusconi cadavero politico alla olmert.

    Ritvan, il medioriente è in movimento, come non è mai stato e al centro dei movimenti si trova Ahmadinejad.

    come si svolgerà tecnicamente la cosa non posso dirlo, non sono un esperto militare ma so che quando in Afaghistan ;))))(pardon : Afghanistan) iniziò l’avanzamento della alleanza del nord contro i taliban e l’elité delle loro forze miliatri al-qaeda, la punta di lancio delle forze anti taliban era costituita dai reparti speciali di pasdaran!

    aspettiamo ora per vedere come sarà in Iraq ma il prossimo viaggio del Re saudita in Iran, potrebbe essere “il semaforo verde” per l’inizio delle operazioni.

    E’ una situazione molto complessa, ti ricordi delle discussioni sugli addestratori del mussad che preparavano militarmente i pishmargah kurdi ?

    immagina se si apre anche un altra fronte con loro!

    reza

  11. utente anonimo says:

    Come esperienza insegna i parenti stretti, serpenti, possono avere una occasione per riappacificarsi nelle tragedie comuni. Per esempio ai funerali.

    In mancanza ci vorrebbe un elemento riunificatore, padre, padrino, dittatore, al quale le diversi parti riconoscono carisma e autorevolezza (o autorità).

    Il fatto è però che i consanguinei si stanno di fatto diradando e arrivano sfilze di acquisiti, tanti tanti cugini dal’estero. Il blog insegna, ci compattano loro e ci insegnano pure.

    I nuovi arrivi, in generale, si disinteressano della resistenza e della decima mas, dei sessantottini e dei sanbabilini, pensano a costruirsi un futuro in loco, vogliono case, lavoro, strutture.

    Per fortuna possono respirare la nostra cultura e la nostra identità attraverso le bellezze naturali e artistiche, tutta roba che appartiene all’opera della natura e del passato, di moderno non mi pare ci sia molto. Da Venezia a Roma a Lecce a Siracusa abbiamo la storia e la bellezza che il mondo ci dovrebbe invidiare, musei straripanti di opere d’arte, musica e cibo. Per il resto ancora ci potrebbero identificare con mafia, camorra, n’drangheta, corruzione, malaffare, tutta roba contemporanea.

    Aurora.

  12. utente anonimo says:

    aurora,

    si potrebbe anche dire che noi siamo “vecchi” e loro, i nuovi arrivati, “giovani”? Virgoletto perchè non è una questione anagrafica:-)

    maria

  13. utente anonimo says:

    Non ti saprei dire, Maria, se possono essere loro i “giovani”, la spinta a realizzare sogni comuni, a infondere entusiasmo, energia, briosa follia, a promuovere nuovi progetti per lo sviluppo di una nuova “italianità ” prosperosa e ammirata nel mondo. Questo dovrebbe essere uno spirito giovanile.

    Può essere che invece ci diano esempio di pazienza, rassegnazione, buona volontà, oppure ci manifestino borbottii e lamentele continue, esattamente come fanno certi anziani.

    Comunque, di gioventù e vecchiaia non ci ho mai capito molto. Berlusconi, con i suoi settant’ anni, mi sembra più giovane di Rutelli ( anche io non parlo di età anagrafica). Di fronte a Prodi, poi, mi sembra un giovanotto.

    Aurora.

  14. utente anonimo says:

    >Cito Antigone perchè a mio avviso, il punto di rottura dell’identità italiana (fragilissima da sempre per note ragioni s’ordine storico-politico e culturale) sta nel nodo tragico che la tragedia sofoclea rappresenta in modo esemplare. Cioè a dire, nella incapacità di distinguere appartenenza nazionale a una comunità storica, e appartenenza a una ideologia politica, a una fazione religiosa, etc.

    Per come la vedo io, una comunità nazionale è solida quando riesce a trascendere i conflitti, anche asperrimi e sanguinosi, tra i suoi membri: quando, per intenderci, dopo uno scontro anche armato fra i suoi membri, tutti riconoscono che le colpe e gli errori commessi da entrambe le parti (la propria e l’altrui) sono, in un senso più importante e profondo, errori e colpe di tutti, perchè commessi da fratelli (è quel che avvenne, ad esempio, in Francia, dopo le atroci guerre di religione). RB<
    Sì, ma ai tempi di Antigone l’ “internazionalismo proletario” era ancora da veni’. E senza andare indietro fino al “Parigi val bene una messa”, c’è il più recente esempio di quel biechissimo fascistone di Francisco Franco, il quale fece seppellire TUTTI i caduti della guerra civile, di entrambe le parti, in una vallata, con epitafio uguale “Caduti per la Patria”.

    Il problema italico è che qui hanno vinto “ideologicamente” i comunisti, i quali sono notoriamente prima “internazionalisti proletari” e poi, semmai, italiani. Pertanto ha da veni’ la “riconciliazione nazionale”.

    Ciao

    Ritvan

  15. utente anonimo says:

    >Cito Antigone perchè a mio avviso, il punto di rottura dell’identità italiana (fragilissima da sempre per note ragioni s’ordine storico-politico e culturale) sta nel nodo tragico che la tragedia sofoclea rappresenta in modo esemplare. Cioè a dire, nella incapacità di distinguere appartenenza nazionale a una comunità storica, e appartenenza a una ideologia politica, a una fazione religiosa, etc.

    Per come la vedo io, una comunità nazionale è solida quando riesce a trascendere i conflitti, anche asperrimi e sanguinosi, tra i suoi membri: quando, per intenderci, dopo uno scontro anche armato fra i suoi membri, tutti riconoscono che le colpe e gli errori commessi da entrambe le parti (la propria e l’altrui) sono, in un senso più importante e profondo, errori e colpe di tutti, perchè commessi da fratelli (è quel che avvenne, ad esempio, in Francia, dopo le atroci guerre di religione). RB< mariA
    mi scusi RB ma cosa vuol dire riconciliazione ? E perchè invocare l’appartenenza a una comunità nazionale come se fosse negata, la storia d’Italia è comune a tutti gli italiani, tutti hanno vissuto, se c’erano, la guerra, il fascismo, e gli eventi connessi; voglio dire che gli italiani hanno una storia comune, nessuno lo nega,ma perchè dovrebbero avere anche un’indistinta memoria comune che mette tutti sullo stesso piano, che non conosce differenze, io non ce l’ho con nessuno e quindi non debbo riconciliarmi, a meno che avere delle idee diverse da quelle di Francesco o di Ritvan, cito a caso:-)), non debba significare chissà quale pericolo per una convivenza con loro!

    Tutti possono scrivere di storia, attraverso studi, libri, film, letteratura, ricordi personali, qual’è il problema?

    La demonizzazione è cessata da tempo, l’onorevole Violante qualche anno fa, riabilitò i giovani saloini, e allora? Cosa si vuole ancora? Non credo la criminalizzazione di coloro che erano su posizioni opposte, perchè allora non si finisce mai…

    Io le dico in tutta franchezza che questa riconciliazione mira un po’ troppo al presente, e mi pare abbia poca attinenza con le vicende passate che restano diverse, come del resto sono in genere le vicende umane. La storia è fatta di conflitti e di diversità collettive e singole.

    Se coloro che credettero al comunismo, nazionale o meno, renderanno conto, come del resto fanno, delle loro credenze, mitiche o materiali che fossero, e cosa sarà per gli altri.

    Per il resto chi ha più filo da tessere , tesse:-)

    maria

    Non capisco,

  16. kelebek says:

    Come mi capita spesso, sono d’accordo con Maria.

    Ognuno ha la memoria reale, o comunque tramandata, che ha, e nessuno si può inventare una che non ha.

    Le memorie “per tutti” sono memorie imposte politicamente.

    Che si tratti della pretesa secondo cui la Resistenza deve costituire una “memoria comune”, o della pretesa secondo cui tutti dovrebbero aggiungere le foibe alla resistenza, in una sorta di indecifrabile “memoria comune nazionale”.

    Capisco che la politica voglia imporre una propria ricostruzione della memoria, ma ho anche il diritto di non farmela imporre.

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    >Non capisco, maria<
    Te lo spiego io, a te e anche a Miguel. Qui non si tratta della memoria dei singoli, i quali possono benissimo continuare a credere che i fascisti erano dei topi di fogna o che i comunisti mangiavano bambini allo spiedo. Qui si tratta della MEMORIA DELLE ISTITUZIONI. Non basta un Violante che parla a titolo personale, una rondine non fa primavera. Pensa piuttosto alla sciura Moratti, sindaco candidato dalla CdL e che dovrebbe essere sindaco di tutti i milanesi, la quale – diversamente dal precedente sindaco Albertini – si rifiuta di recarsi alle tombe dei caduti “neri”. Rimane in flagrante controtendenza giusto il rossissimo sindaco di Predappio che minaccia barricate se qualcuno tentasse di spostare la salma del Puzzone dal paese natio. Per la serie “pecunia turistica non olet”:-).

    Ciao

    Ritvan

  18. utente anonimo says:

    MM,

    le memorie per tutti sono necessarie perchè una nazione sopravviva ad un conflitto interno.

    L’alternativa è il “fazionicidio”, tipo quello con cui la Spagna si liberò dei non cristiani per affermare una sola identità.

    Ciao

    Francesco

  19. kelebek says:

    Per Francesco,

    non ho capito bene dove vuoi arrivare. Un’ipotesi è che tu sia d’accordo con me: cioè che ognuno ha la memoria reale che ha. Poi può aggiungere a tale memoria anche utili informazioni sulle memorie degli altri.

    Lo stato può anche cercare di imporre la sua, ma noi non abbiamo alcun dovere di cedere di fronte alle esigenze dello stato.

    Miguel Martinez

  20. utente anonimo says:

    >Lo stato può anche cercare di imporre la sua, (memoria storica-ndr) ma noi non abbiamo alcun dovere di cedere di fronte alle esigenze dello stato. M.M.< Resistere, resistere, resistere?:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Purtroppo, Miguel, sono ben altre le esigenze dello stato a cui abbiamo il dovere di cedere. Pena pesanti sanzioni. E le tasse – argomento più che mai attuale, vista la finanziaria – sono una di queste. Altro che storie e memorie…

  21. utente anonimo says:

    x MM

    stato? io ho parlato di nazione, o popolo, che è cosa ben diversa.

    Ciao

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    Miguel,

    credo che tu ne possa sapere qualcosa. Quale è la memoria storica, cioè mitica ed ideologica, dei cittadini usani “chicanos” rispetto al mito di Alamo?

    Vedo difficile per la nazione a stelle e strisce perdere quella narrazione, quasi quanto per dei latino-americani, tanto più se messicani, accettarla.

    Ciao

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    >Miguel, credo che tu ne possa sapere qualcosa. Quale è la memoria storica, cioè mitica ed ideologica, dei cittadini usani “chicanos” rispetto al mito di Alamo? Vedo difficile per la nazione a stelle e strisce perdere quella narrazione, quasi quanto per dei latino-americani, tanto più se messicani, accettarla. Ciao Francesco<
    Scusa, Francesco, ma cosa c’è da accettare o da respingere? Quello è un fatto storico su cui c’è poco da discutere, secondo me. Il Texas era a quel tempo una provincia ribelle del Messico, autocostituitasi in repubblica indipendente. Il Messico tentò invano di impedirne il distacco e la battaglia di Alamo ne fu uno degli episodi. Più tardi il Texas si unì agli USA. Fine del discorso.

    Quei messicani usani che giudicano che il distacco del Texas da mamma Messico fu uno sbaglio, non hanno che attraversare il confine per ritornare in Messico, stando ben attenti, però, a non venire calpestati dalla folla che – per comprensibilissime ragioni – tenta il percorso inverso:-).

    Ciao

    Ritvan

  24. utente anonimo says:

    Caro Ritvan

    sto parlando dell’enfasi con cui si parla di codesta battaglietta in America. Non ho idea se la resistenza a oltranza senza alcuna speranza avesse un senso militare, di certo come base storica di un mito mi pare abbastanza miserella.

    Anche perchè le sterminate legioni messicane furono poi spazzate via, non so in quali circostanze.

    E il generale messicano, colpevole solo di fare il suo dovere, e che aveva chiesto la resa, passa sempre per il cognato del diavolo.

    Ciao

    Francesco

  25. utente anonimo says:

    >Caro Ritvan sto parlando dell’enfasi con cui si parla di codesta battaglietta in America. Non ho idea se la resistenza a oltranza senza alcuna speranza avesse un senso militare, di certo come base storica di un mito mi pare abbastanza miserella.<
    No, militarmente non aveva alcun senso, ma umanamente sì e molto. I miti autocelebrativi del coraggio e della sfida alla morte si costruiscono più spesso sulle sconfitte dopo eroica resistenza senza speranza, piuttosto che sulle vittorie.

    >Anche perchè le sterminate legioni messicane furono poi spazzate via, non so in quali circostanze.<
    Dopo che i texani si rifugiarono sotto l’ala protettrice di mamma USA:-).

    >E il generale messicano, colpevole solo di fare il suo dovere, e che aveva chiesto la resa, passa sempre per il cognato del diavolo.<
    Ma no, non credo proprio. Anzi, a Sant’Anna viene riconosciuto il merito di aver risparmiato donne e bambini, pur se dopo aver sterminato i maschi difensori del forte. Però, per i texani sempre nemico invasore rimane e non vedo perché dovrebbe essere altrimenti.

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Ritty

    il mio problema era come farlo vedere come nemico invasore ai chicanos, non ai tradizionali texani bianchi.

    ciao

    F

  27. utente anonimo says:

    >Ritty il mio problema era come farlo vedere come nemico invasore ai chicanos, non ai tradizionali texani bianchi. ciao F<
    Mi sembra di avertelo accennato nel commento 23:”Quei messicani usani che giudicano che il distacco del Texas da mamma Messico fu uno sbaglio, non hanno che attraversare il confine per ritornare in Messico, stando ben attenti, però, a non venire calpestati dalla folla che – per comprensibilissime ragioni – tenta il percorso inverso:-).”

    Ciao

    Ritvan

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