Cuori neri e problemi di identità. Riflessioni sul neofascismo italiano (V)

Alla prima parte

“Rossi e neri”, negli anni Settanta, era uno sgradevole luogo comune giornalistico, con un fondo di verità, perché  nominava due gruppi umani realmente contrapposti, e non solo astratti progetti politici.

Questo è anche soddisfacente per la nostra struttura mentale. Quando vediamo un conflitto, tendiamo istintivamente a dividere tutto in due soli schieramenti, e poi scegliere di tifare per una di quelle parti.

Oggi però gioca un ruolo importante anche un terzo schieramento: coloro che si dichiarano liberali.

I liberali non sono né rossi né neri, è vero. Ma se la mente umana riesce solo a vedere due schieramenti, e i liberali sono uno di questi, dove vanno a finire gli altri?  “Rossi” e “neri” vengono schiacciati in un unico, altro schieramento, quello immaginario del “totalitarismo”, o del “complotto rosso-bruno“.

Per questo motivo, e non per diaboliche macchinazioni berlusconiane, si tende a perdere di vista che è esistita una reale differenza tra “rossi” e “neri”.

Quasi sempre, i “rossi” riassumono questa differenza con qualche variante del seguente concetto: “noi comunque avevamo buone intenzioni, loro avevano cattive intenzioni“.

Quindi chi è di sinistra, cioè il “noi” della frase, è umanamente migliore degli altri.

E’ un pensiero necessario, perché offre una ricompensa psicologica a chi sta vivendo una tragica sconfitta. In questo senso, è perfettamente lecito e comprensibile.

Allo stesso tempo, questa affermazione ha tre difetti importanti.

Il primo è che chi è certo di essere il migliore del mondo, considera che negli altri non vi sia nulla di valido, e finisce per non poter imparare nulla dagli altri. Ma chi non impara e non ascolta, si condanna da solo a non capire la realtà, che finirà poi per travolgerlo. Secondo Bernard Lewis (che però forse esagera) è stato proprio questo meccanismo a far fallire l’impero ottomano.

Il secondo difetto è che questa storia, che noi siamo moralmente superiori a loro, se la sono raccontate tutte le fazioni della storia umana, da sempre. E non può essere sempre stata vera.

Il terzo difetto è che è un’invenzione. Noi capiamo pochissimo delle nostre stesse intenzioni, figuriamoci di quelle degli altri. Comunque, guardando dentro di me, e per quello che mi è permesso anche dentro le persone che conosco piuttosto bene, direi che le intenzioni sono sempre buone. O almeno ci raccontiamo delle storie che troviamo abbastanza credibili, per convincere noi stessi. Per questo si dice che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Quando abbiamo una spiegazione, tendiamo a non cercarne altre. La falsa spiegazione della superiorità morale  fa perdere di vista la vera differenza che esisteva tra “rossi” e “neri”.

Che è questa: i “rossi” possedevano la Parola, i “neri” no.

Possedere la Parola vuol dire avere un sistema coerente di pensiero, una chiara capacità di dire chi si è e cosa si vuole, una “ideologia” se si vuole.

Parleremo più avanti del mutismo dei “neri.” 

 Ma i “rossi” avevano un magnifico sistema, che è quello che in Italia, all’epoca, passava – a torto o a ragione – per marxismo.

Un sistema che permette di spiegare praticamente tutto. E certamente spiega molto. Per citare quello che abbiamo scritto nell’ultimo post, Marx ci abitua a cogliere il “a partire da” delle azioni umane. Quindi dovrebbe abituarci a porci continuamente domande, anche su noi stessi.

Il difetto del marxismo è la sua stessa perfezione. Quando tutto diventa spiegabile, tutto è già spiegato. E non c’è più nulla da imparare. Occhi e orecchie si chiudono, e assieme a loro il cuore.

Il luogo comune di destra secondo cui “quelli di sinistra pensano di avere la verità in tasca” ha quindi qualcosa di vero, se non altro perché Marx si avvicina parecchio alla verità.

Allo stesso tempo, una Parola perfetta può costituire una perfetta maschera per qualcos’altro.

Nel Seicento, l’Inghilterra visse l’unica rivoluzione politica della sua storia, che ha gettato le basi del mondo capitalista moderno. Quella rivoluzione, che fece decine di migliaia di morti, fu vissuta con straordinario entusiasmo da uomini che produssero, a proprio rischio e spesa, migliaia di volantini e locandini.

Tutti questi testi erano dedicati all’esegesi di versetti della Bibbia. Oggi stentiamo a capire che cosa ci fosse in quei discorsi, in grado di smuovere le persone. O meglio, capiamo che attraverso quegli oscuri versetti, esprimevano qualcosa di molto importante, senza però lasciarci la chiave.

Allo stesso modo, la lettura dei volantini che Lotta Continua distribuiva davanti ai cancelli della Fiat ci offre un sistema rigoroso (e noioso) che parla con una specie di rabbiosa astrazione dei processi economici.

Ma la lettura di uno di quei volantini non ci permette affatto di capire per quale motivo il figlio di un architetto – ad esempio – abbia lasciato la famiglia per andare a vivere a Torino in una casa non riscaldata, alzandosi alle tre di mattina per andare davanti ai cancelli di Mirafiore a dare proprio quel volantino.

Porsi queste domande significa  applicare Marx anche ai marxisti, insomma.

(Continua…)

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26 Responses to Cuori neri e problemi di identità. Riflessioni sul neofascismo italiano (V)

  1. utente anonimo says:

    Ciao Miguel,

    commento molto interessante.

    Hai mai letto quello che Primo Levi ne “I sommersi e i salvati”, a proposito del mentire sapendo di mentire ?

    Ciao

    PaoloB

  2. utente anonimo says:

    Forse vado OT ma dopotutto riguarda i “neri”…

    Noi parliamo di “rossi”, liberali e “neri”, ma fino alla prima guerra mondiale i “neri” semplicemente non esistevano. Almeno così parrebbe: esistevano i “rossi” e i liberali. I “neri” sarebbero arrivati dopo.

    Da dove sono nati i “neri”? perché sono nati? o esistevano già prima sotto altro nome e sotto altra veste?

    Non si tratta di domande retoriche, ma di domande vere e proprie. A cui si è data spesso una risposta a mio avviso insoddisfacente.

    La destra (liberale) vede il fascismo come una parentesi nella storia italiana. E’ la famosa teoria di Croce, che trova qualche adepto anche a sinistra. Ma è una teoria insoddisfacente per diverse ragioni. Primo, perché c’è sostanziale continuità da molti punti di vista tra lo stato albertino, autoritario e democratico; secondo, perché il fascismo non è fenomeno solo italiano; terzo, perché il fascismo non si esaurisce interamente nel ventennio.

    Per la sinistra i fascisti erano “il braccio armato del capitale”, e anche questa è un ‘”analisi” insoddisfacente. Primo, perché si tratta di definire il fascismo e non l’uso che il “capitale” ne avrebbe fatto, o avrebbe tentato di farne; secondo, perché il fascismo è stato apertamente ostile al liberalismo e non solo al socialismo, e bisognerebbe chiedersi perché.

    Insomma, anche qui si fa un buco nell’acqua. E secondo me uno dei problemi sta nell’ideologia sottesa al socialismo come al liberalismo: un modo di guardare il mondo che ha superato i confini socialisti, e ha finito per avvolgere anche i liberali. Quando i “neri” dicono che socialismo e liberalismo sono due facce della stessa medaglia non hanno torto del tutto, dato che gli uni come gli altri tendono ad avere un’approccio economicistico all’analisi della realtà. Secondo i rossi, le idee dei liberali sono un prodotto della struttura economica e servono a tenere sottomesso il popolo preservando quindi la struttura in questione; secondo i liberali, le idee dei rossi nascono dall’invidia di classe verso chi “ha lavorato di più”. E quindi anch’esse sono sono un prodotto della struttura economica.

    Squalificando in questo modo le idee degli “altri” non si rendono conto di squalificare allo stesso modo le proprie, ma soprattutto si precludono in radice la possibilità di capire qualsiasi ideologia che muova da basi non economicistiche.

    Un approccio, questo, che non ha consentito né agli uni né agli altri – e non consente a me oggi – di capire davvero perché, come e da dove siano nati veramente i “neri”.

    Zeta

  3. kelebek says:

    Per Z,

    molto interessanti queste riflessioni.

    Per PaoloB,

    non me lo ricordo più :-(

    Miguel Martinez

  4. Questa che il “capitale avrebbe usato il fascismo” è una affermazione che andrebbe circostanziata un pò meglio. Se si pensa ai capisaldi del “pensiero sociale” fascista si scorge che i suoi pilastri sono concetti come nazionalismo,corporativism e familismo concetti non esattamente ostili al capitalismo e nè tantomento ai liberali … Anche se nelle parole di Mussolini, cito: “Non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese”. De facto non è così e secondo me per due ordini di motivi:

    In Italia il fascismo si è affermato con l’appoggio piuttosto determinante di liberali e cattolici (in parlamento) e non fu un semplice atto di ingenuità ma la risposta nel ’19 ad una situazione politico-sindacale piuttosto esplosiva (di lì a poco sarebbe nato il pci, c’era stata la rivoluzione in russia ed in Italia si cominciava a sentirne l’eco nelle fabbriche occupate da operai e braccianti).

    Inoltre, per come la vedo io, il fascismo è piuttosto la spietata rinuncia dell’allora classe borghese (oggi la divisione in classi è giocoforza mutata …) alla politica in senso stretto lasciando le istutuzioni in mano ad una forza populista, frutto del rigurgito (tutto piccolo borghese) delle politiche dei governi precendenti (dei giolitti & co come direbbe un mio amico…) overo di una prima guerra mondiale che ci ha comunque visti umiliati, una politica coloniale appena abbozzata … una sorta, forse, di mancata volontà di potenza dell’Italia rispetto alle grandi nazioni europee, ricordate Pascoli ? la favoletta della “Italia proletaria fra le nazioni” … Ciònondimeno, la classe dominante si è tenuta ben saldo il potere economico … non fu assolutamente un caso che “Nonno Agnelli” è stato il primo ad indossare la camicia nera e l’ultimo a toglierla e come lui la quasi totalità della nascente classe industriale italiana …

    Per il resto il neo-fascismo degli anni settanta è una cosa molto diversa e per certi versi intellettualmente molto più evoluto (non che ci volesse molto) del cosiddetto mussolinismo … ma questa è un’altra storia …

  5. georgiamada says:

    forse vi può interessare questo articolo sulla repubblica di oggi

    Guido Crainz, L’Italia era piena di sangue (pp. 50-51)

    In parte lo potete leggere QUI (in formato pdf), purtroppo la rassegna stampa della camera ha il brutto vizio di fornire spesso solo una parte dell’articolo.

  6. utente anonimo says:

    Dunque, se io sto economicamente bene, e scelgo di alzarmi alle tre o alla quattro in un appartamento non riscaldato per distribuire volantini dal contenuto astruso, sono un alienato, questo è poco ma sicuro.

    Se io credo che la serrata e complicatissima (e magari in buona parte veritiera) analisi contentuta nel volantino sia vera, e sono pronto a giurare su di essa come su un libro sacro; ma questa analisi in concreto non dice e non cambia niente della MIA vita, più di quanto mi sotini a credere;

    sono un alienato

    (e visto come tale dagli operai ai quali distribuisco i volantini, i quali mi guardano con sana diffidenza di “sani” e pensano che, dopo tutto, di uno come me non c’è da fidarsi troppo).

    E se, nonostante tutto, la sinistra di oggi non riesce, nella sua analisi, ad andare oltre il “dopotutto eravamo buoni”, vuol dire che l’alienazione non è finita.

    e, specularmente, neppure la diffidenza dei “sani”.

    Dall’altra parte, quella della “destra”, sono caduti i tabù; si recupera orgogliosamente il bambino, e spessissimo anche l’acqua sporca.

    nel frattempo, la sinistra si lancia (e, a posteriori, me ne riconosco colpevole) a sostenere quella ignobile lotta nel fango tra miliardari che sono state le ultime elezioni.

    Altro bel segnale di alienazione, volendo.

    Forse siamo già alla schizofrenia:

    la sinistra di lotta e di governo.

    Più che di Marx, la sinistra avrebbe bisogno della psicanalisi, priam che sia troppo tardi.

    Paolo

  7. utente anonimo says:

    a proposito di Assmann e questi due poli della verità.

    Se ci pensi, sembra ovvio che il rabbino “marxista” Taubes fosse considerato da Schmitt il suo unico interlocutore valido del dopoguerra. Se ci pensi l’escatologia pianificata è il vero motore di questa medaglia bigusto dalla pretesa totalitaria.

    Se ci pensi alla base del sionismo e del neocon-pensiero sembra che il motore sia lo stesso.

    Eppure

    Nel primo caso la prassi è rivoluzionaria – almeno la tensione ideologica avrebbe quell’intento – e quindi implicitamente speranzosa, la speranza di un successo.

    Nel secondo la prassi è opposta: ideologia sionista/neocon/liberal perseguono il mantenimento e il controllo dello status quo – la realizzazione attraverso la dissipazione delle forze avversarie – con mezzi “legali”, ovvero la conquista della legalità dall’interno. L’elogio del compromesso, il giusto mezzo, la menzogna straussiana, il piagnisteo dell’olocausto. Tutto è permesso dall’interno, dall’interno dei media e della testa delle masse.

    L’a telos sacrale del positivismo marxista e quello relativista/decisionista dell’humus “di destra” non è lo stesso di quello che, dall’esterno (o meglio, esteticamente) viene mostrato come ierodiretto (sionisti-neocon): appartiene alla stessa categoria della speranza, che nella prassi del secondo, a mio modesto parere, è completamente assente.

    Si può forse ricondurre tutto al principio dell’elezione? Se ci pensi dovrebbe essere così (azzardo): chi appartiene al Ringo “rivoluzionario” rosso-nero non nasce eletto, o meglio, probabilmente non si sente nato eletto da qualcuno o qualcosa, lo cerca, vuole il cambiamento, vuole l’elezione per sé e quelli come se stesso (potenzialmente tutti).

    Chi appartiene all’altro polo dei tempi nostri occidentali, evidentemente, nasce già eletto o si sente già eletto di un’elezione che è senza speranza, intrinsecamente giusta, finale. Da mantenere e trasmettere ai figli – e solo a loro.

    Il discorso che fai sul marxismo è giusto: il marxismo ha un canone che nell’epoca in cui è stato redatto aveva a disposizione più potenziali lettori di tutta la vulgata razzista-tradizionalista-esoterica della letteratura politica “di destra”. Però è un po’ come il cristianesimo “vittorioso” (quello col canone meno “esoterico”, ovvero fatto apposta per i suoi tempi e i suoi spazi imperiali) e le sue presunte eresie – la differenza è assolutamente trascurabile. Almeno oggi sta venendo a galla.

    Assmann ad heidelberg era collega e amico di Taubes, ne ha curato l’edizione e trascrizione delle sue ultime lezioni “la teologia politica di s. paolo”, mi pare adelphi. Se non lo hai letto, mi sento di consigliartelo – ti piacerà.

    un saluto e complimenti

    finale.noblogs.org

  8. utente anonimo says:

    “Marx si avvicina parecchio alla verità”: ho come il sospetto di non condividere questa tua affermazione :)

    La forza del marxismo è di tipo dialettico, meglio sofistico: non dice quasi niente ma ti convince. Ti chiude ab initio nel recinto delle sue definizioni e da lì, se non esci, se ti fai alienare, tutto pare filare perfettamente. Bella forza, siamo appena più su dei deliri dei neonazisti americani, che vedono ovunque il dominio e il complotto degli ebrei.

    Non contesto la perfezione formale del marxismo, per questo ci sono economisti molto migliori di me. E’ il metodo che è assolutamente alienante dalla vita e dalla verità. E credo che il fallimento dei tentativi di realizzare qualcosa di reale a partire dal marxismo sia una bella prova, grande ed evidente.

    Inoltre i “liberali” hanno almeno un punto: sia i “rossi” sia i “neri” aboliscono la libertà nei loro costrutti teorici e pratici, quindi anche se non complottano hanno un punto in comune bello grosso.

    Credo che l’analisi di Lewis non solo valga per l’Impero Ottomano ma anche per quello Cinese e, direi, quello Usano. Cosa ne pensi?

    Ciao

    Francesco

    PS l’alienazione del marximo è un suo punto di forza: la realtà fa fatica ad abbattere un castello di parole, non lo incontra quasi mai.

  9. utente anonimo says:

    Primo Levi sosteneva che l’affermazione “mentire sapendo di mentire” è fuorviante, perchè richiede, da parte di chi mente, una grande chiarezza di pensiero e un’ancora più grande onestà nei confronti di se stessi.

    A suo modo di vedere, è molto comune crearsi invece una verità putativa, che giustifichi e spieghi le proprie azioni. In questo modo non si negano le azioni compiute, ma le motivazioni per cui le abbiamo compiute: la verità di comodo aiuta a giustificare, prima di tutto verso noi stessi, e poi veso gli altri, i nostri misfatti.

    Sullo stesso tema Levi illustrava la risposta di un gerarca delle SS, sul perchè i prigionieri ebrei, che erano comunque destinati ad essere sterminati, fossero prima sottoposti a tante vessazioni fisiche e psicologiche: doveva servire a permettere ai loro aguzzini materiali di sopportare tutta l’operazione. Tramite la degradazione, gli ebrei non erano più persone, per le quali si poteva provare rimorso. Diventavano dei non-uomini, molto più facili da uccidere.

    E, mi permetto di aggiungere io, le nazioni moderne hanno imparato fin troppo bene la lezione dei nazisti.

  10. utente anonimo says:

    Ovviamente, il commento su Primo Levi è mio.

    PaoloB

  11. esattamente noi socialisti e gli ambientalisti e i cattolici fineremmo con i “rossi” o con i liberali?

    ma h stavolta la tua analisi non la trovo brillante (come spesso le trovo anche quando non sono d’accordo) .

    Mi risulta una ripetizione di quel che sento sempre nella cultura italiana moderna (direi da una vista più tendente alla Destra nera) cultura dominata politicamente almeno negli uomini da gente proveniente da file “rosse” e “nere” .

    E cultura generazionale del tutto chiusa in discorsi che risultano estranei alla verità (minuscola voluta) delle altre correnti democratiche (quelle che chiami liberali con una approssimazione parallela a chi parla di rosso/bruni genericamente e non solo per alcune correnti)

    In realtà i rossi furono un fenomeno talmente ampio elettoralmente e culturalmente da meritare una trattazione più ampia.

    Comunque sono d’accordo che il lato progressista (soprattutto se intriso da ideologia marxista) tenda a considerarsi migliore degli altri.

    Paradossalmente il lato “nero” reazionario, è tra le altre cose (la seduzione del fascismo, l’utopia del l’arcadia patriarcale…) il rifiuto del progressismo, visto come ipocrita collusione con il SIstema : i comunisti che dicono una cosa ma fanno come la DC.

    ci si legge il fine settimana

    p.s.1

    quando si critica Marx sarebbe utile richiamare Popper (che tra l’altro si inserisce bene anche nel discorso di totalitarismi vs. democrazie)

    p.s.2

    ehhmmm… scusate la franchezza ma insomma… chi è entrato nell’MSI quando questo era guidato da uno come Almirante che negli anni del fascio faceva quel che faceva, in un momento in cui ci si richiamava esplicitamente al fascio (nella versione di Salò?) fece una grossa cazzata.

    Non si tratta di scegliere una corrente più o meno di Destra o di Sinistra ma di fare una cazzata , che poi la si voglia difendere ad oltranza e trovare giustificazioni nell’opposizione agli altri (i “rossi”? i ladri del Pentapartito?) o di particolari tendenze culturali (rispolverare la Tradizione? rifiutare il consumismo) questo fa parte di un momento storicoculturale che, finita la generazione che oggi ha i suoi 50 anni circa e che a queste dottrine antiSistema è affezionata, verrà gettato nella spazzatura perchè non basa su analisi storiche serie ma su analisi affettive

  12. utente anonimo says:

    Francamente l’espressione “mentire sapendo di mentire”, più che fuorviante, mi pare tautologica.

    Chi mente sa benissimo che sta mentendo. Altrimenti non sta mentendo: tutt’al più si sta sbagliando.

    O sbaglio? :-)

    Z.

  13. utente anonimo says:

    Forse- sicuramente- sono io che capisco male, ma mi pare di elggere un sacco di giustificazioni sul fatto che “sì, in effetti eravamo noi i buoni”, e nessuna spiegazione sul “ma chi ce lo faceva fare”.

    Voglio dire DAVVERO.

    Paolo

  14. utente anonimo says:

    Z.,

    quello che Primo Levi affermava, e che io ho cercato di riportare, era che è molto raro che una persona sostenga, consapevolmente e per molto tempo, una motivazione falsa per le sue azioni riprovevoli.

    Bisogna infatti anzitutto aver chiaro, con se stessi, che si sta mentendo, e quindi che non si avevano buoni motivi per compiere tali azioni. E bisogna riuscire a sostenere la propria posizione di fronte agli altri, sapendo di mentire.

  15. utente anonimo says:

    E’ che Dio ci ha creati per il Bene, se facciamo il Male dobbiamo mentire a noi stessi, prima che agli altri, e sostenere che lo facciamo a fin di bene o che in fondo è bene.

    Almeno noi maschietti, per le donne non so come funziona, le trovo abbastanza amorali almeno nei rappori personali.

    E tutto è personale per loro.

    Francesco

  16. utente anonimo says:

    Mi riesce difficile intervenire, perché rispetto ai rossi di cui si parla io sono uno spostato. Radicale al tempo dei fatti, comunista contro l’antifascismo, vaccata enorme, quando molti di questi signori si sono spostati nel campo più o meno “liberale” (che il loro liberalismo vale spesso il loro ex marxismo), fino, alcuni, a riscoprire il fascismo, da antifascisti che erano. Ma un punto c’è, che a me pare chiaro, a parte le analisi di spietata liquidazione di quei partiti e quelle correnti sedicenti rivoluzionarie che marxisti altrettanto “muti” fecero fin da allora, e che io ho scoperto, per esempio, solo da alcuni anni. Questi signori spiegavano il mondo col marxismo, dimenticando il primissimo insegnamento di marx, che vale per tutte le “ideologie”, diciamo per approssimazione, marxismo compreso. È il mondo che spiegava loro e le loro dottrine più o meno intrise di marxismo, non loro il mondo. Perso di vista questo punto, è possibile che qualcuno, o qualche organizzazione, potesse pensare di avere le chiavi della storia, invece di essere una delle sue tante toppe, e neppure delle più funzionanti, perché quelle chiavi potessero aprire qualcosa da loro. Quanto al fatto che possedevano la parola, ed è vero, che è uno dei motivi per cui la possiedono ancora, pensando ai tanti opinion makers che vengono da quella “palestra” oratoria, è scontato per me il fatto che come le loro parole marxiste si sono rivelate aria fritta, anche le loro parole antimarxiste, visto gl’inguaribili soggetti che le pronunciano, si riveleranno aria fritta di più. Anzi, la puzza di fritto è già fin troppo forte.p

  17. utente anonimo says:

    Lungi da me il sospetto di voler diventare difensore dei kompagni sparatori/picchiatori, ma credo che molti di loro (non tutti, come qualcuno cerca di darcela a bere) erano in buonafede, ossia mentivano senza sapere di mentire. Credevano davvero che fosse possibile creare in Italia quella società equa e solidale:-) che c’era nell’URSS. E che per farla fosse dolorosamente neccessario sbarazzarsi di un po’ di immondi parassiti:-), tipo borghesi, preti, fascisti ecc. Io credo che ci credessero davvero, come il mio collega all’università di Tirana credeva che i dimostranti dei paesi occidentali affrontavano i manganelli della polizia perché avevano a casa i bambini che stavano morendo di fame e non per potersi comprare la cinquecento.

    E’ ovvio, poi, che qualcuno che mentiva sapendo di mentire – o ometteva sapendo di omettere – c’era sempre. Come il solito ineffabile Pajetta che almeno tardivamente ammise in parlamento:”Fra la verità e la Rivoluzione ho scelto la Rivoluzione”.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Lo stesso discorso vale per chi si arruolò nelle milizie di Salò. Non lo dico io, lo ha detto un kompagno al disopra di ogni sospetto, un certo Violante. Molti di essi si arruolarono non per infierire sugli ebrei, ma per “cercar la bella morte” in battaglia contro i soverchianti eserciti alleati. Lo stesso vituperato Tremaglia, la cui ascesa a ministro fa accapponare i capelli (come dicono a Striscia) alle anime belle e progressiste che non sanno un c..zo, fu imprigionato dagli stessi saloini perché, insieme a molti dei suoi camerati, si rifiutava di fare il miliziano da rastrellamento e chiedeva di essere mandato al fronte a combattere contro gli angloamericani una battaglia che si sapeva persa. Per un punto d’onore, per non far dire al mondo che l’Italia era la solita Italietta falsa e infida che non finiva mai una guerra dalla stessa parte in cui l’aveva incominciata. Sbagliavano? Ora che l’orrore hitleriano lo conosciamo tutti è facile (nonché comodo) dirlo. Come sarebbe facile e comodo oggi bollare con epiteti infamanti chi dall’altra parte si batteva per l’Italia Sovietica, paradiso dei lavoratori, senza conoscere quel che era veramente l’URSS.

  18. utente anonimo says:

    Almeno noi maschietti, per le donne non so come funziona, le trovo abbastanza amorali almeno nei rappori personali. E tutto è personale per loro. Francesco

    Il tutto cominciò quando la loro capostipite colse una certa mela, credo:-).

    Ciao

    Ritvan ‘O Misogino

  19. kelebek says:

    Per Filomeno,

    tu scrivi:

    “In realtà i rossi furono un fenomeno talmente ampio elettoralmente e culturalmente da meritare una trattazione più ampia.”

    Certo, se per “rossi” intendiamo tutta la sinistra.

    Ma io ho scelto il termine “rossi” apposta, come la controparte di piazza dei “neri”, quindi una parte relativamente piccola della sinistra nel suo complesso.

    Poi è chiaro che in un post non puoi scrivere più di tanto, quindi mi sono concentrato su un aspetto specifico.

    Miguel Martinez

  20. quel che criticavo io era una metodologia molto in auge oggi e che tu riprendi: dividere in “rossi” e “neri” e magari odiernamente liberali.

    Ciò a mio parere è dovuta ad una forma mentis moderna causata da:

    1) la quasi esclusiva presenza nel mondo cultura di uomini provenienti dalle formazioni comuniste e della Destra nera. Essi tendono per propria storia personale a vedere la divisione in Sistema, loro stessi, gli altri .

    Fa parte di un modello di pensiero che contrasto perchè fondato sulla negazione di una eguale dignità di ogni forza politica. Per me non esistevano i rossi ed i neri: esistevano i comunisti, i socialisti, i democristiani, i neofascisti, i liberali… ognuno con le proprie storie interne, ognuno con le proprie cazzate(molte quelle neofascisti, parecchie quelle comuniste, non trascurabili quelle socialiste) .

    2) l’odierna contrapposizione neocon/integralismo islamico (a cui si aggiungono via via altri Stati come il Venezuela). Anche qui un mondo bipolare . Dove è trascurata la molteplicità delle analisi.

    Anche qui in qualche modo una visione favorita da chi sta ai vertici e da chi si oppone loro mantenendo però lo stesso criterio di valori.

    Io nego totalmente questo criterio di valori.

    Penso che la fine della generazione di contestatri al potere oggi (tra 10-15 anni) e le sconfitte neocon in giro per il mondo cambieranno presto questo modo di pensiero che è più basato su esperienze affettive personali e su convenienze politiche che su reali analisi storiche

    saluti

  21. kelebek says:

    Per Filomeno,

    Hai ragione. Il mio è un discorso su “rossi” e “neri” – che sommati, anche negli anni Settanta, costituivano sì e no il 10 per cento della popolazione.

    E ho fatto un discorso troppo sommario sui “liberali”, con la scusante che non me ne voglio occupare qui.

    Rimane il fatto che la mente umana tende a dividere in due schieramenti; e che oggi questa divisione è passata da “rossi contro neri” a “democratici, di destra e sinistra, uniti però contro barbari, arabi, comunisti, nazisti, fanatici, terroristi e altri orrori”.

    E inevitabilmente, quegli “altri orrori” vengono tutti confusi tra di loro, proprio per la struttura dialettica della mente umana.

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    Miguel

    però la mante umana è un pochino più elastica: Ateniesi, Spartani, ma anche gli altri Greci, i Persiani, gli Egiziani, i Fenici, i Macedoni, i Romani, i barbari.

    Insomma, almeno una volta il mondo era più ricco di sfumature, non è che il bipolarismo cromatico nasce con l’Illuminismo? Ancora i cristiani distinguevano fedeli, eretici, ebrei, pagani, atei.

    Ciao

    Francesco

  23. Vi riporto un pezzetto di Italo Calvino del 1947 che certo e’ un esempio di un “rosso con la Parola”.

    Lascio a voi trarre le conclusioni: era solo un’illusione quel che diceva?

    C’è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perdurare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restare schiavi.

    Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.

    (da “Il sentiero dei nidi di ragno”)

  24. utente anonimo says:

    Beh, caro/a anonimo/a, in una prefazione aggiunta al suo papiro negli anni ’60, Calvino così scriveva:

    “Per la maggior parte dei miei coetanei era stato soltanto il caso a decidere da che parte stare.Da una parte e dall’altra si sparava e si moriva in eguale misura.”

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    “Per la maggior parte dei miei coetanei era stato soltanto il caso a decidere da che parte stare.Da una parte e dall’altra si sparava e si moriva in eguale misura.” Calvino riportato da Ritvan senza precisare il contesto

    maria

    per la maggior parte, dice Calvino, evidentemente non lui e nemmeno i protagonisti romanzati e quindi a maggior ragione “veri” del Sentiero dei Nidi di Ragno.

  26. utente anonimo says:

    >Calvino riportato da Ritvan senza precisare il contesto. maria<
    Sicuramente non era quello domenicale del derby Milan-Inter:-)

    Ciao

    Ritvan

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