A cosa serve la spedizione ONU in Libano

Riflessioni interessanti di Sergio Carraro, punto di riferimento della rivista e del circolo di Contropiano. Non sono sempre d’accordo né con le tesi, né con le alleanze concrete di Carraro, ma l’analisi che fa qui è importante.

La spedizione ONU serve anche a salvare la delicata coalizione tra signori feudali, filoamaericani e filosauditi, che si regge sulla divisione etnico-religiosa del paese, dall’alleanza tra Hezbollah i comunisti e i cristiani e laici  raccolti attorno al generale Michel Aoun.

Il testo completo si trova sul sito di Contropiano.

Il ritorno dei compagni della delegazione per ricordare Sabra, Chatila e Cana, consente di raccogliere ed elaborare le informazioni raccolte in decine di incontri e colloqui con tutte le forze politiche presenti sullo scenario libanese.

La missione militare ONU non è stata accolta a braccia aperte né dagli Hezbollah, né dal Partito Comunista Libanese, né dalle organizzazioni palestinesi. I soli a sentirsi rassicurati dalla missione Unifil 2 sono i protagonisti della “primavera libanese” o personaggi come Walid Jumblatt che è venuto a colloquio con Fassino e che hanno visto con timore la crescita di credibilità di Hezbollah.

Perché? Perché in Libano oggi quello che tutti temono è la ripresa della guerra civile in un paese di frontiera dove i templari della guerra di civiltà dispongono di tutti gli ingredienti necessari. E’ inutile nascondersi dietro un dito: la forza multinazionale ha il chiaro obiettivo di neutralizzare politicamente e militarmente la forza politica uscita vittoriosa dalla resistenza contro l’occupazione israeliana: Hezbollah.

Non si tratta solo della vittoria militare ma della possibilità di riaprire una dialettica interna alla realtà libanese che metta fine ad un equilibrio confessionale-elettorale ereditato dal colonialismo e che, per esempio, tiene fuori dal Parlamento i comunisti libanesi (nonostante abbiano il 10% dei consensi) in quanto partito “non religioso”.

La presenza della forza ONU ha il compito di governare – anche con la forza – un processo politico che impedisca in Libano l’affermazione di forze politiche anti-israeliane, antimperialiste e indipendenti dalle relazioni politico-economiche prioritarie e subalterne con l’Europa e gli Stati Uniti. Era questo – del resto- anche l’obiettivo della precedente risoluzione dell’ONU sul Libano, la 1559 voluta dal tandem Francia-Stati Uniti in funzione antisiriana e antihezbollah.

In secondo luogo, il dispiegamento della forza militare ONU è avvenuto solo sul territorio libanese, con le armi puntate verso l’interno del territorio e non (anche) verso il confine israeliano. Le testimonianze raccolte, ci dicono che i soldati dei vari contingenti – incluso quello italiano – girano per i villaggi in assetto di combattimento e non con l’atteggiamento di chi è lì a protezione della popolazione e con il ruolo di interposizione. Non ci sono al momento atti ostili (se non qualche sassata dei ragazzini) ma non c’è simpatia né benevolenza.

Le dichiarazioni degli esponenti Hezbollah sono chiare: “La missione Unifil non ha il compito di disarmare la resistenza e quindi se le truppe si atterranno al mandato ricevuto non dovrebbero esserci problemi. Le giudicheremo da come si comporteranno” (Hassan Hudrush) ed ancora “Non intendiamo neppure discutere di un nostro disarmo, qualunque cosa dicano a Beirut. Certo nessuno vedrà le nostre armi nel Libano del sud ma nessuno, è bene essere chiari su questo punto, né l’esercito, né l’Unifil le dovrà cercare e toccare” (Nabil Qaouk).

Sostenere che gli Hezbollah appoggino la missione ONU è quantomeno un eufemismo. Hezbollah ha giustamente sostenuto il cessate il fuoco e lo ha salutato positivamente, ha scelto una posizione non ostile alla missione ONU per non far precipitare la delicatissima situazione interna all’equilibrio delle forze in Libano. Un atteggiamento intransigente di Hezbollah avrebbe avuto come risultato uno scontro con i falangisti e i gruppi filo-occidentali appoggiati da una forza multinazionale sin dall’inizio e con la ripresa degli attacchi israeliani nel sud. La trappola è stata sventata ma è ancora operativa. Hezbollah ha preso tempo e sta cercando di gestirsi politicamente la credibilità conquistata fermando sul campo la macchina militare israeliana.

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One Response to A cosa serve la spedizione ONU in Libano

  1. utente anonimo says:

    >Le testimonianze raccolte, ci dicono che i soldati dei vari contingenti – incluso quello italiano – girano per i villaggi in assetto di combattimento e non con l’atteggiamento di chi è lì a protezione della popolazione e con il ruolo di interposizione. Non ci sono al momento atti ostili (se non qualche sassata dei ragazzini) ma non c’è simpatia né benevolenza.<
    Ah, ‘mbè, caro kompagno, se invece girassero disarmati, magari in pantaloncini e t-shirt con suscritto “I love Lebanon” (stile turisti per caso) e distribuissero caramelle ai bambini risulterebbero più simpatici e benvoluti, no?

    Ciao

    Ritvan

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