Il Volto di Qana (XXXV e fine)

Non avevo intenzione di scrivere tante puntate con lo stesso titolo. Ma a quei tempi, c’erano mille libanesi in vita che non ci sono più, e un milione di persone che avevano una casa e un letto e si facevano il tè la mattina, che oggi dormono per strada.

Spiego quindi il titolo di questa serie.

Prima ancora che avvenisse la seconda, abbiamo accennato alla prima strage di Qana, nel 1996.

Per ricordarla, avevamo tradotto tempo fa una poesia del poeta siriano, Nizar Qabbani, noto soprattutto come poeta d’amore.

Per noi che viviamo qui, poeta è colui che stampa a proprie spese una raccolta di versi, e poi ci affligge non solo regalandocele, ma chiedendoci pure cosa ne pensiamo.

Nel mondo arabo, dove la parola ha un valore inconcepibile nel nostro mondo basato invece sull’immagine, il poeta resta ancora in parte l’erede di coloro, che in trance, declamavano le radici della tribù, indicavano percorsi mistici, e sono spesso i poeti che incitano alla resistenza.

Come spesso avviene, questo testo di Nizar Qabbani ha una certa ipnotica ripetitività, legata alla declamazione orale, per cui abbiamo effettuato diversi tagli.

Come in tutta la poesia e il canto arabo impegnato (ma anche in testi che molti considererebbero leggeri), ricorre il senso soffocante di impotenza di fronte ai due pesi e due misure dei dominanti, e quindi al riconoscimento della propria umanità. Ma anche di fronte al tradimento criminale dei regimi arabi.

Ma non dimentichiamo chi in questi giorni, alle Termopoli del sud del Libano, sta riscattando la vergogna di ciò che Nizar Qabbani chiama "il jihad dei fax". I Don Chisciotte e gli Antara, alla fine, ci sono stati davvero.

Ho lasciato senza spiegazione i riferimenti storico-mitologici, perfettamente comprensibili a chiunque partecipi del patrimonio arabo, ma che avrebbero richiesto una lunga appendice.

Il "volto di Qana", cui Nizar Qabbani dedica questa poesia, è questa foto di donna, trovata tra i ruderi dopo il massacro. Colpisce, da una parte, per quel non so che di kitsch mediterraneo che ci è così familiare; dall’altra per la sua terribile e pallida intensità.

Anche l’altra immagine, in fondo alla poesia, proviene dalla prima strage di Qana.

Il volto di Qana

Il volto di Qana

pallido, come quello di Gesù

e la brezza marina d’aprile

piogge di sangue e lacrime.

Entrarono a Qana

come lupi affamati

dando fuoco alla casa del Messia

calpestando le vesti di Husain

e la cara terra del Sud

Esplosi il grano, gli ulivi e il tabacco

e le melodie dell’usignolo

esploso Cadmo sulla sua barca

esploso il mare e i gabbiani

esplosi anche gli ospedali

le donne che allattavano

e i ragazzi che andavano a scuola

esplosa la bellezza delle donne del Sud

e assassinati i giardini degli occhi di miele

Abbiamo visto le lacrime negli occhi di Ali

abbiamo udito la sua voce mentre pregava

sotto la pioggia dei cieli insanguinati

Chiunque scriverà la storia di Qana

scriverà nelle sue pergamene

che questa fu una seconda Karbala

Abbiamo aspettato che venisse un solo arabo

per strapparci questa spina dal collo

abbiamo atteso un singolo quraishita

un singolo hashemita

un singolo Don Chisciotte

un singolo eroe locale, per cui non si sono tagliati i baffi

abbiamo atteso un Khalid, un Tariq, un Antara

e abbiamo mangiato solo chiacchiere

ci hanno mandato un fax

ne abbiamo letto il testo

dopo aver pagato il tributo

alla fine del massacro

Cosa mai può temere Israele dalle nostre grida?

Cosa ha da temere dai nostri fax?

Il jihad dei fax è il più debole dei jihad

è un unico testo che scriviamo

per tutti i martiri che sono andati

e per tutti i martiri che verranno

Cosa ha da temere Israele fda Ibn al-Muqaffa’?

Jarir e .. Farazdaq?

e Khansa che scaglia le sue poesie alle porte del cimitero

che cosa ha da temere se bruciamo copertoni

firmiamo comunicati

e distruggiamo negozi

e Israele sa che noi non siamo stati mai re della guerra

ma siamo i re delle chiacchiere

Israel ci dovrebbe massacrare, e perché no?

Dovrebbe cancellare Hisham, Ziyad e ar-Rashid e perché no?

E perché non anche i Banu Taghlab presi dal desiderio delle donne

e i Banu Mazen che adocchiano i loro schiavetti

e i Banu Adnan con i pantaloni calati fino al ginocchio

che discutono, corteggiano… e le labbra!


 

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7 Responses to Il Volto di Qana (XXXV e fine)

  1. agnosticone says:

    Voi pensate che Paolo Guzzanti sia sbroccato.

    Io spero invece che anche quest’articolo di Bernard Lewis sia stato scritto da Gilad Atzmon.

    L’ho letto tre volte per capire cosa volesse esprimere Bernard Lewis.

    Non mi sembra una campagna mediatica per rafforzare l’immagine demoniaca dell’Islam tutto; non ce n’e’ bisogno; l’ignoranza, rigorosamente bilaterale, e’ piu’ che sufficiente a far danni.

    Mi sembra piu’ il disvelarsi di una personalita’ paranoica.

    Qualcuno ha gia’ visto questo articolo riportato sui giornali italiani?

    Stefano Calzetti

  2. utente anonimo says:

    Ho letto l’articolo, e c’ho capito questo:

    Lewis accusa Ahmadinejad di essere pronto ad usare il nucleare perchè aderisce a una visione apocalittica della sua religione.

    Ho letto cose simili dette di Bush e della sua amministrazione, a dire il vero.

    Corredate di citazioni simili o equivalenti (sono quasi sicuro di ricordare anche un “Dio riconoscerà i suoi”, il che fa sorgere la domanda sulla paternità della frase).

    Io personalmente non credo che qualcuno userà il nucleare nel Vicino o Medio Oriente, ma questo è solo frutto del mio ottimismo, forse.

    Comunque non credo che Guzzanti sia sbroccato, c’è troppo metodo nella sua follia.

    Certo che il suo stile, un incrocio di profeta biblico, Marinetti e Remo Remotti, non depone a suo favore.

    Paolo

  3. Hai avuto la mia stessa impressione Paolo (non e’ che sarai Guzzanti che viene a farsi un giro?).

    Tralaltro anch’io ho letto attacchi nello stesso stile verso la parte opposta.

    Mi preoccupa che Lewis sia considerato un grande conoscitore e un amico del mondo musulmano.

    Quando Miguel scrive del dominio (USA in quest’epoca), quando parla del PNAC, lo fa con maggior precisione e non e’ visto come un esperto, tuttalpiu’ un esperto in addestramento paramilitare.

    Miguel ammette i suoi limiti e, per quanto fazioso possa capitargli di essere, non dimentica la sua onesta’ intellettuale.

    Ho segnalato l’articolo in questo blog proprio perche’ mi divertiva questa contrapposizione.

    Lo stile, stile l’ascia o l’accetta, mi ricorda alcuni scritti degli atei piu’ estremi; quel modo di argomentare che mi ha fatto disiscrivere dalla mailing list Ateismo; non riuscivo piu’ a leggere gli interventi.

    Prima non l’ho scritto ma Lewis e Guzzanti mi ricordano Fallaci

    Non penso veramente che il secondo sia sbroccato ma che sia un paraculo sicuramente; per questo mi ricorda Fallaci.

    Stefano Calzetti

  4. utente anonimo says:

    “Hai avuto la mia stessa impressione Paolo (non e’ che sarai Guzzanti che viene a farsi un giro?).”

    Azz, sembro così vecchio? :-)

    Paolo

  5. kelebek says:

    Lewis è un caso interessante.

    Ha scritto alcune cose assai belle, conosce molto bene il mondo turco (più che quello arabo), ma da circa dieci anni scrive guzzantate delle più banali.

    E’ un fenomeno piuttosto diffuso di questi tempi, una sorta di regressione alle proprie “radici etniche”, contro ogni universalismo.

    Miguel Martinez

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