Il Volto di Qana (XXVIII)

Leggo oggi su Repubblica (pagina 2) che politici e militari israeliani, dopo aver superato la soglia di mille civili uccisi e di un milione di profughi, ci stanno prendendo gusto.

Anche se è difficile capire come, hanno deciso di attaccare in maniera molto più violenta il piccolo paese che ha avuto la sventura di trovarsi ai confini settentrionali dello tsunami sionista.

Come sapete, gli israeliani hanno decretato la forma più elementare di pulizia etnica: hanno ordinato a tutta la popolazione del sud del Libano di abbandonare immediatamente case e averi – ieri sono stati uccisi alcuni pastori che non se l’erano sentita di lasciarsi indietro il proprio bestiame.

Non so se riuscite a immaginarvi la cosa: passa un aereo, cade giù un volantino e dice che tra un’ora o due ti spianeranno la casa con tutto quello che c’è dentro.

Io faccio fatica a immaginarmelo. Faccio fatica anche a moltiplicarlo per un milione di persone.

Faccio fatica a immaginarmi la faccia compiaciuta del portavoce dell’esercito che annuncia alla stampa che è colpa mia se sono crepato in casa mia, perché lui il volantino l’aveva fatto lanciare.

E faccio soprattutto fatica a considerare un essere umano chi da noi accetta una simile giustificazione.

Però, secondo Repubblica, il ministro israeliano Shalom Simhon ha annunciato che

"Siamo in procinto di lanciare una nuova escalation. Spareremo su tutto quello che si muove nel Sud del Libano, e attaccheremo anche le infrastrutture e i simboli del regime libanese".

Insomma, morti se restate a casa, e morti pure se ve ne allontanate.

Il quotidiano Yedioth Aharonoth rallegra i suoi lettori con un titolo d’apertura: "Il Libano pagherà un prezzo altissimo".

Una fonte degli apparati di sicurezza spiega al giornalista che "forse è il momento di oscurare il Libano".

Quindi, visto che adesso si comincia a "oscurare" sul serio il Libano, dovremo ricordare con una certa nostalgia le prime tre settimana dell’invasione di quel paese. In cui succedevano cose come questa, qualche giorno fa a Baalbek:

"Nella macchina che scappava dalla zona dell’ospedale, inseguita e filmata dagli israeliani, c’erano un uomo e sua moglie, incinta di otto mesi. Il primo razzo colpì la parte posteriore dell’auto. I due passeggeri scesero dalla macchina, invocando aiuto. L’elicottero fece un’inversione a U, e sparò di nuovo. L’uomo riuscì a fuggire, la donna no. Poco dopo, i vicini accorsero alla macchina e la trovarono morta, con la pancia scoppiata e il feto schizzato fuori."

Bei vecchi tempi di civiltà.

Dimenticavo. Negli ultimi giorni, a Gaza, 17 nativi palestinesi assassinati, decine di case e campi distrutti. Dei 194 assassinati finora, 40 sono bambini. Dei 900 circa feriti, molti dei quali moriranno, 272 sono bambini.

A Gaza, gli israeliani hanno anche inventato una nuova variante dello scherzo telefonico:

"Pronto, c’è Omar al-Mamluk? Questo è l’esercito israeliano. Hai pochi minuti per lasciare la tua casa". La cosa divertente è che la casa poi gliela buttano giù sul serio, pochi minuti dopo.

Fino a qualche giorno fa, le democrazie in Medio Oriente erano due, Libano e Israele.

Una l’hanno fatta secca, ma è bene riflettere che l’assassina è appunto una democrazia. I suoi cittadini non possono, quindi, invocare la scusa di essersi dovuti rassegnare ai capricci di un Caligola qualunque.

Se sono della razza giusta, essi rischiano al massimo qualche giorno di carcere rifiutandosi di uccidere.  

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12 Responses to Il Volto di Qana (XXVIII)

  1. kelebek says:

    “Razza”, esatto. I criteri fondamentali per ottenere la cittadinanza israeliana sono razziali. Il problema è loro, non mio.

    Miguel Martinez

  2. Ut2006 says:

    I criteri fondamentali per ottenere la cittadinanza israeliana riflettono lo ius sanguinis, né più né meno di quelli delle corrispondenti norme italiane e tedesche, per esempio, e con elementi aggiuntivi di ius soli. In più, la Legge del Ritorno afferma che può venire in Israele e diventarne cittadino qualsiasi ebreo (e il suo coniuge, e i suoi figli e nipoti e i loro coniugi), definito tradizionalmente come figlio di una madre ebrea o convertito all’ebraismo: mi sfugge come questo possa implicare la credenza nell’esistenza di una «razza ebraica».

  3. agnosticone says:

    Lo ius sanguinis all’italiana non fa distinzioni, che io conosca, tra discendenti di italiani protestanti, cattolici, agnostici o atei.

    Non vedo distinzione nemmeno tra discendenti italiani a loro volta discendenti dagli antichi Unni o dagli antichi arabi.

    Gia’ qui vedo una diversita’ importante.

    Anch’io ho bisogno di un chiarimento.

    Da persona non preparata in antropologia, il concetto di identita’ ebraica mi sembra formato sia dall’appartenenza ad un gruppo etnico, ad un gruppo culturale e ad un gruppo religioso.

    Non riconosco il concetto tradizionale di razza ma qualcosa di piu’ vago, anche se con una forte presa sulle persone.

    Tenete presente che questa e’ la percezione che ho sviluppato negli anni a forza di sentire la vulgata “ebraica” e quella antisemita, nel senso storico del termine non nel senso strumentale utilizzato dagll’hasbara.

    Cosa c’e’ di sbagliato in questa percezione, che mi sembra piuttosto comune?

    Stefano Calzetti

  4. utente anonimo says:

    “Legge del Ritorno afferma che può venire in Israele e diventarne cittadino qualsiasi ebreo (e il suo coniuge, e i suoi figli e nipoti e i loro coniugi), definito tradizionalmente come figlio di una madre ebrea o convertito all’ebraismo”

    Fantastico;

    adesso mi converto all’ebraismo, vado in Israele, frego la terra di un palestinese e ci metto sopra casa mia dicendo che quella “è la terra dei miei padri”, come dice l’hasbarino che infesta il blog di Lia.

    :-)

    Paolo

  5. utente anonimo says:

    In ogni caso quello dell’identica ebraica è un bel problema.

    Da quello che ho capito, la “razza” ha cominciato a entrarci solo quando qualcuno ha pensato che l’umanità fosse “scientificamente” divisibile in razze, ma di per sè non è un elemento tradizionalemnte preso in considerazione per definire chi è ebreo e chi no.

    Il nodo della questione sta nel fatto che l’ebraismo è una relgione, ma la religione di un popolo (almeno in origine e con tutte le variabili e contraddizioni inevitabili).

    L’identià ebraica è un’identità, mi pare, che parte perciò da un fondamento religioso, ma lo trascende:

    chi è di madre ebrea è ebreo, perchè appartiene al popolo ebraico, e segue la religione ebraica;

    oppure è ebreo chi, in piena consapevolezza, sceglie di essere ebreo, seguire la religione ebraica e QUINDI appartenere al popolo ebraico.

    Una volta ebreo, per nascita o per scelta, credo che si rimanga tali.

    Non sono certo un esperto della questione, ma un ebreo che segua una religione diversa è, nel pensiero halachico, un ebreo che pecca, ma pur sempre un ebreo.

    Rimane il fatto che fondare uno stato la cui cittadinanza si basa su un criterio così contradditorio, e farlo perdipiù su un territorio già abitato, è stato secondo me una pessima scelta.

    Il punto su cui mi pare insistano i sionisti è che si sia trattato di una scelta obbligata, ma non ne sono affatto sicuro.

    Paolo

  6. kelebek says:

    Ovviamente ho scelto il termine “razza” in senso provocatorio: a mio avviso, le razze umane semplicemente non esistono; ma hanno un’esistenza fantasmatica, ad esempio, nelle numerose leggi che vietano la discriminazione “per motivi razziali”.

    La legge israeliana, in merito, non coincide con la legge ebraica. Ha criteri più ampi, che curiosamente coincidono con quelli usati dai nazisti per definire un “ebreo”.

    Per quanto riguarda la conversione, Israele accetta solo le conversioni effettuate da rabbini ortodossi.

    Vi ricorderete che il non ebreo che si converte al giudaismo è obbligato, assieme ai propri discendenti, all’osservanza rigorosa dei precetti religiosi, mentre l’ebreo per nascita non lo è; e quindi le conversioni accettabili in Israele sono molto poche.

    Dal punto di vista teologico, comunque, non esistono conversioni, ma ebrei che riscoprono di essere tali, o perché discendenti ignari di ebrei, o perché reincarnazioni di ebrei che hanno preso parte al patto sul Monte Sinai.

    Miguel Martinez

  7. Ut2006 says:

    Ah, mi sembrava in effetti che ci fosse un intento provocatorio… :-)

    Che la legge israeliana segua «criteri più ampi, che curiosamente coincidono con quelli usati dai nazisti per definire un “ebreo”» non è molto curioso, visto che è stata concepita proprio tenendo conto delle Leggi di Norimberga naziste: se quella situazione si fosse ripetuta, i perseguitati avrebbero potuto trovare rifugio e una nuova patria in Israele.

    Mi piacerebbe infine conoscere la fonte della tua affermazione sui figli dei convertiti che sarebbero obbligati «all’osservanza rigorosa dei precetti religiosi».

  8. kelebek says:

    Parlo di obbligo secondo la legge ebraica, non secondo quella israeliana.

    Miguel Martinez

  9. kelebek says:

    Il punto è che il rabbino che rilascia il certificato che permette al convertito di diventare israeliano di serie A, deve essere convinto – se è in buona fede – che la persona che si è convertita diventerà un ebreo ortodosso praticante.

    E quindi difficilmente concederà un certificato di conversione.

    Miguel Martinez

  10. Ut2006 says:

    Ok, allora preciso: qual è la fonte nella legge ebraica della tua affermazione sui figli dei convertiti che sarebbero obbligati «all’osservanza rigorosa dei precetti religiosi»?

    Quanto alla difficoltà di concedere certificati di conversione, non saprei: un mio amico si è convertito e adesso insegna in una yeshivà a New York – ma questa, temo, è solo evidenza aneddotica… ;-)

  11. utente anonimo says:

    A quanto mi risulta in Italia le conversioni si fanno, ed essendo l’Ebraismo italiano ortodosso (riformati e conservatives credo ci siano ma siano ampiamente minoritari), credo che i convertiti italiani abbiano tutte le carte in regola per stabilirsi in Israele, a questo punto.

    Non saprei il tuo amico di New York, dipende da chi l’ha convertito.

    Avevo chiesto delucidazioni su questo punto all'”hasbarino” del blog di Lia, e lui si è guardato bene dal darmele (non che su altri argomenti sia stato meno reticente):

    probabilmente perchè sapeva dove sarebbe andato a parare, dopo aver blaterato, commento dopo commento, di Israele come “terra dei suoi padri”.

    A parte che ci sarebbe da discutere sulla storia antica del popolo ebraico e di come la si può, o non la si può, raccontare;

    ma sarebbe un altro argomento.

    Paolo

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