Il Volto di Qana (XXVI)

Revisionisti al lavoro.

Ultima campagna degli hasbarini.

Dopo la strage di Qana, sono uscite diverse foto di un soccorritore che sorregge il corpo di una bambina.

Nei tag di queste foto, compaiono vari orari, per cui i negazionisti hasbaritici sostengono che le foto sarebbero state scattate a distanza l’una dall’altra, per diversi fotografi.

In realtà, gli orari riflettono l’ora di pubblicazione, non quella in cui furono scattate; e ovviamente gli hasbarini, tanto attenti ai tag delle foto, non si pongono la domanda, chi ha ammazzato la bambina?

Altri negazionisti si sono messi a lavorare su una foto di bombardamenti aerei su Beirut. Questa volta sostengono che le colonne di fumo sarebbero state ritoccate da un fotografo, e a guardare le immagini che presentano, potrebbero benissimo avere ragione.

Anche qui, gli hasbarini non si pongono la domanda, cosa ci faceva una gigantesca colonna di fumo nel cuore di una città?

Infatti, ecco la versione originale, non ritoccata della foto. Quella suppostamente truccata è leggermente più scura, e la nuvola a sinistra sale qualche millimetro più in alto.

Il bello è che sono gli stessi hasbarini adesso a diffondere questa immagine.

 
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8 Responses to Il Volto di Qana (XXVI)

  1. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    solo adesso torno da un viaggio e leggo i tuoi ultimi post sul Libano. E’ particolarmente importante il n.XVII, di cui cito la conclusione:

    “Non solo è pensabile: sta succedendo adesso. E se è tranquillamente possibile fare a una popolazione ritenuta diversa ciò che sarebbe inconcepibile nei confronti di una popolazione percepita come “nostra”, vuol dire che è finito l’intero concetto di universalità.

    E quindi di uguaglianza e di fratellanza. E quindi anche di libertà. E il genocidio, nelle sue tante forme, diventa perfettamente possibile.”

    Questa cosiderazione, assolutamente perfetta, ha un’ovvia conseguenza: poiche’ l’universalita’ e’ esattamente il contributo che, da Socrate attraverso il cristianesimo fino alla Rivoluzione Francese, a Kant ed Hegel, l’Occidente ha dato all’umanita’, oggi difendere la cultura occidentale e i valori umani che essa e’ riuscita ad esprimere significa necessariamente combattere coloro, USA, Israele e loro sostenitori, che la stanno negando in maniera tanto micidiale.

    Ciao

    Marino Badiale

  2. ulivegreche says:

    Ma sul serio questa è l’originale? Ma allora che l’ha ritoccata a fare? Non sono convinto. Va da sé che non capire se questa foto è o no un ritocco non mi sembra l’aspetto più importante di quel che sta accadendo.

  3. utente anonimo says:

    Salva. Avete letto l’articolo di Ran Ha Cohen pubblicato oggi su antiwar.com, sulle reazioni deglii intellettuali israeliani all’attacco al Libano?

    Un antidoto all’ipocrisia strisciante dei buonisti nostrani. Viva la sincerità, perlomeno.

    michi

  4. apagliula says:

    ho visto che ti sta molto a “cuore” il vice direttore del corriere della sera magdi allam…

    anche io condivido i tuoi sentimenti per lui…

    proprio la settimana scorsa ho postato un articolo sul mio blog che parla di lui e di un suo articolo sul corriere…

    se sei interessato:

    http://verosudamerica.blogspot.com/2006/08/ma-quale-prima-internazionale-dellodio.html

  5. Miguel, una domanda seria:

    cosa pensi del metodo usato in questo articolo di Enrico Galoppini?

    http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=828&Itemid=1

    Continuo a farmi la domanda sul perche’ si continui a privilegiare l’informazione e la ricerca storica fatta su questo modello molto poco scientifico.

    Lo trovo completamente opposto al metodo da te usato; puoi essere fazioso ma sei metodologicamente corretto a differenza di Galoppini e Blondet, i due esempi piu’ ricorrenti nelle mie letture.

    C’entra qualcosa la tua esperienza di vita?

    Stefano Calzetti

  6. Ho cliccato su “Pubblica commento” scambiandolo per “Anteprima”.

    La domanda che volevo aggiungere e’ questa e sto cercando una risposta ovunque:

    l’invenzione del nemico, l'”ebreo”, l'”arabo”, l'”americano” e’ una costante ineluttabile nel processo di evoluzione sociale o no?

    Miguel Martinez e’ una eccezione, per le sue esperienze, o e’ possibile che si diffonda a livello scolastico una metodologia di analisi storica come la sua?

    E’ questo che contesto a Blondet e a Galoppini: la bipolarizzazione di ogni evento. I due giornalisti usano come nemico l'”ebreo”.

    Fiamma Nirenstein l'”arabo”.

    Sto sbagliando tutto? Interpreto male quello che leggo o no?

    Stefano Calzetti

  7. kelebek says:

    Per Stefano,

    ognuno è responsabile dei propri metodi, penso che potresti chiedere tranquillamente a Galoppini.

    Questo non ci deve far dimenticare che c’è la distruzione di un paese in corso, e si ha tutto il diritto di essere profondamente arrabbiati. E anche di combattere, se ci si trova direttamente coinvolti.

    Capire come stanno le cose, non farsi sviare da interpretazioni confuse, non deve servire per essere neutrali, ma per combattere meglio e senza fare errori o sprecare energia.

    E ti assicuro che di fronte a delitti come quello che si sta commettendo, non è facile conservare sempre la lucidità. E forse non è nemmeno giusto.

    I toni di Galoppini o di Blondet possono essere poco adatti all’Italia di oggi, ma i bombardamenti aerei sono ancora meno adatti al Libano di oggi.

    Miguel Martinez

  8. agnosticone says:

    Miguel, non fraintendermi: non voglio da te una risposta personale ogni volta che faccio una domanda di questo genere anche se ovviamente mi piacerebbe perche’ sono pigro.

    Il tuo modo di lavorare e’ ottimo, spesso hai dato risposte a domande che volevo farti, prima ancora che potessi mettere le dita sulla tastiera.

    Blondet e Galoppini usano un metodo di lavoro disonesto, a mio parere e non riesco a stabilire un patto di fiducia con loro come ho fatto con te.

    Sul diritto a incazzarsi sono d’accordo anch’io ma dico anche che persone come Galoppini e Blondet possono permettersi quello che il corrispondente giornalista libanese ora non puo’ e non potra’ per un lungo periodo permettersi: tranquillita’ e mezzi.

    Vivono in Italia, non sotto le bombe.

    Il processo di immedesimazione a distanza mi sembra ridicolo.

    Capire come stanno le cose implica anche l’essere neutrali e non indulgere nella forma di monomania dei due giornalisti che pongono gli “ebrei”, non lo stato di Israele, dietro ogni nequizia. Diventano assimilabili ai monomaniaci sul genere di Riotta che vedono gli invasori davanti alla porta di casa.

    La comparazione delle diverse verità è’ la tua linea di pensiero come e’ emersa negli anni. Non ti ho visto spesso condonare gli errori di una parte ideologica solo perche’ era la tua “parte”.

    Tralaltro io so che da sessanta anni Israele conduce una politica di guerra aperta, di annessione strisciante e di creazione di un’entita’ nazionale a carattere etnico.

    Questo aveva un motivo di essere solo ammettendo che tutti gli stati dell’area fossero dediti allo sterminio del popolo ebreo, accettando inoltre la fanfola del diritto al ritorno e la barzelletta del popolo eletto.

    Oggi, per poter sostenere questa tesi a dispetto di ogni prova contraria e di ogni confutazione logica, sono diventati parte del dominio e si comportano come tali.

    Come tali li condanno, non come “ebrei”.

    Stefano Calzetti

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