Il Volto di Qana (XXV)

Il 67% degli statunitensi crede che lo scopo di Hezbollah sia quello di “agire per conto dell’Iran e della Siria nel tentativo di distruggere Israele“.

Certo, a qualunque libanese, di qualunque o nessuna fede religiosa, farebbe piacere avere un vicino meno tsunamico di quello che gli è capitato, ma ci vuole una visione tutta particolare della realtà per pensare che qualcuno miri a distruggere il quarto esercito del mondo, con le sue riserve di bombe atomiche, usando qualche razzo katiusha.

Certo, gli Stati Uniti sono quel paese in cui il 48% della popolazione crede che gli extraterrestri si aggirino per il loro paese.

Ma gli extraterrestri arrivano anche in Italia: per Massimo Teodori, i contadini delle montagne dietro Tiro e i sottoproletari di Beirut sono in marcia verso la sua villa (lui la chiama “casa barca a tre piani“) con vista sul Foro a Roma:


“[la guerra in Libano è] la resistenza dell’Occidente democratico tramite il suo presidio israeliano nei confronti del fondamentalismo islamista che è all’attacco su più fronti.”

Su Ha’aretz, che ha giornalisti più seri di quelli dei quotidiani italiani, Zvi Bar’el delinea (nel numero del 4 agosto) la pragmatica posizione di Hezbollah:


“Hassan Nasrallah ha definito ieri il suo modello di cessate il fuoco: ‘Quando voi smetterete di attaccare le nostre città e i nostri villaggi, noi non attaccheremo alcuna comunità israeliana.’

Questa strategia di reciproca deterrenza rimane fondamentale nella filosofia militare e politica di Nasrallah.

Hezbollah, dice Nasrallah, risponde solo misura per misura – Tel Aviv per Beirut, un attacco in profondità contro Israele per un attacco in profondità contro il Libano. Questo è l’equilibrio che Nasrallah ha conservato da sei anni, e cui non intende rinunciare. Quindi il cessate il fuoco non è semplicemente una concreta cessazione del fuoco, ma comporta delle condizioni, come ha dichiarato ieri il vice di Nasrallah, lo Shaykh Naim Kassem.

Il cessate il fuoco comprende tre elementi – la cessazione degli attacchi israeliani, il ritiro di tutte le truppe israeliani dal suolo libanese e il ritorno dei profughi libanesi ai villaggi da cui sono fuggiti nel sud del paese.”

Però questo brano ci fa cogliere il nocciolo della questione. Il conflitto mediorientale ha mille motori politici, ma è anche quello a più alto contenuto simbolico. E quindi non solo politico, ma è anche psicologico, perché la supremazia concreta del cosiddetto “Occidente” è inseparabile dal senso di superiorità che provano gli stessi “occidentali”.

Israele, come tutti i paesi che si sentono “occidentali”, non può accettare un concetto come “reciproca deterrenza”: la deterrenza deve essere sempre e solo a senso unico, ed è semplicemente inimmaginabile che un figlio di campagnoli come Nasrallah dichiari tranquillamente che una comunità emarginata del Libano abbia gli stessi diritti degli israeliani, che possa compiere allo stesso modo rappresaglie o scambiare prigionieri.

In questo senso, la reazione di Israele non è sproporzionata, ma è assolutamente proporzionale all’offesa alla propria superiorità che Israele ha ricevuto. Come le terribili punizioni che gli schiavisti del sud erano soliti infliggere al nero che si rivolgesse loro alla pari. 

Print Friendly
This entry was posted in Israele Palestina Canaan, Medio Oriente and tagged , . Bookmark the permalink.

4 Responses to Il Volto di Qana (XXV)

  1. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    E’ proprio questo ciò che sta facendo Hezbollah, sgonfiare il pallone gonfiato israel che teneva in scacco gli arabi da anni, basandosi sulla propria supremzia militare.

    Ora gli arabi vedono che Hezbollah riesce a togliere la serenità agli occupanti delle terre palestinesi menter i loro governanti , giorno dopo giorno, si sottomettevano di più alla volontà politica del israel di distruggere ogni cosa che poteva rigradare il futuro dei palestinesi, ivi compreso un loro stato indipendente.

    a differenza del neonazifascimso che inganna i cittadini occidentali usando i mass media che lavorano mentre 4 adepti su 5 sono sionisti, il movimento del risveglio islamico, procede a passi sicuri aspettando che la partecipazione delle masse muslmane sia completo, perciò da parte islamica non vi è nessun inganno ma pura(e dura purtroppo) realtà pieno di sangue e lacrime e di sacrificio della vita attraverso il Shahadà.

    a mio aviso questo è solo l’inizio di una guerra che durerà molti anni, anni in cui il neonazifascismo procede ad sgretolarsi(purtroppo insieme all’occidente che lo sostiene ma fortunatamente insieme al sionimso e salafismo) mentre il movimento del risveglio islamico cresce, si rafforza e si sviluppa.

    reza

  2. GEOPARDY says:

    Caro Reza,

    non so se durerà anni, giorni, settimane, mesi, o decennni e non so neanche se “l’occidente” si sgretolerà, ma non fosse per le atomiche, quello che si vede con il convenzionale è sicuramente il crollo di un mito di assoluta invincibilità di un potente esercito di stile americano moderno.

    Vorrei solo far notare che già cominciavamo ad essere dubbiosi, sulla capacità di questa concezione militare, con la guerra all’Iraq.

    Il vate massimo in Italia Luttvak definì i conflitti possibili con la moderna tecnologia come guerre post eroiche, ma, come si può ben vedere, sono molto inefficaci contro chi ha ancora un concetto eroico nel proprio cuore.

    Ciao

    Geo

  3. Grazie Reza ma non mi interessa aderire al risveglio islamico.

    Seriamente, Reza, e’ possibile che anche tu ogni tanto senta l’obbligo di scrivere cazzate in liberta’ solo perche’ e’ piu’ facile che scrivere cose intelligenti?

    Quello che ti sto contestando e’ la rappresentazione del nemico come un ‘entita’ monolitica.

    Il tuo ultimo commento ha assimilato, implicitamente, il sionismo a tutta la popolazione di Israel; e’ la stessa procedura usata dal governo israeliano per giustificare i bombardamenti sui civili libanesi.

    Lia ha sintetizzato bene quello che penso: stiamo rischiando di allontanarci uno dall’altro, per esempio Stefano da Reza, a causa di una semplificazione eccessiva della realta’.

    L’Italia ha visto questo da paese confinante nell’ex-Jugoslavia dove la metamorfosi di una identita’ artificiale verso un’identita’ percepita come comune e’ stata interrotta.

    Questo grazie anche a quella particolarita’ di cui parlavo prima: e’ piu’ facile assumere una posizione senza compromessi che il contrario.

    Reza, a me non piace sentirmi dare del sionista o dell’antisemita solo perche’ ragiono per “flussi di probabilita'” (espressione da romanzo di fantascienza ma mi piace) e non per certezze intaccabili.

    Bada bene che non e’ una questione di religione come direbbero quelli che chiamano te “arabo di merda” ma di chiusura mentale verso l’altro.

    Io l’ho sperimentata quanto mi ritenevo uno di estrema sinistra.

    Di allora ricordo un’altra cosa che ritrovo oggi: l’uso dell’appellativo nazista sia da parte di Fallaci e compagnia cantante, sia dai sostenitori dell’altra parte.

    C’e’ una sola differenza: uno dice islamonazicomunista, l’altro dice nazisionismo.

    Una cosa veramente intelligente, da storici seri; una minchiata insomma che da te non mi aspetto.

    Stefano Calzetti

  4. kelebek says:

    Per Stefano,

    Premesso che gli esseri umani sono tutti uguali, non dimentichiamo però che esiste una differenza specifica tra israeliani e libanesi.

    In Libano, come in Italia o in Palestina, si nasce per caso.

    In Israele, la maggior parte della popolazione non autoctona ci sta perché ha scelto di aderire a un progetto ideologico specifico, una sorta di esperimento sociale di migrazione e creazione di un “uomo nuovo”.

    E’ chiaro che il grado di scelta è relativo, ad esempio nell’immediato dopoguerra, come documenta Tom Segev, molti ebrei europei furono dirottati quasi a forza dai sionisti verso la Terra Santa; altri sono migranti economici, come i tanti russi di dubbie origini razziali, che però vengono accettati ugualmente perché comunque “bianchi”.

    Ma il sionismo è comunque una scelta ideologica, non una condizione di nascita.

    E quindi comporta un diverso grado di responsabilità.

    Miguel Martinez

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>