Il Volto di Qana (XX)

Ricordiamo le dichiarazioni di Olmert sull’espulsione (displacement) di un milione di civili libanesi, privati di ogni loro bene, espulsione da lui definita un "successo" (achievement) dell’esercito libanese. Un’espulsione presumibilmente destinata a restare permanente, visto che lo stesso Olmert dichiara che eliminando la popolazione civile, Israele elimina la base stessa di Hezbollah.

Ricordiamo poi la punizione collettiva di Gaza che dura da quarant’anni in forma "normale" e da quasi due mesi in forma totale: ieri, undici palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani).

Ora, ascoltiamo bene la legge italiana in merito:

Legge 9 ottobre 1967, n. 962 (in Gazz. Uff., 30 ottobre, n. 272). – Prevenzione e repressione del delitto di genocidio.

Articolo 1
(Atti diretti a commettere genocidio).
Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale, commette atti diretti a cagionare lesioni personali gravi a persone appartenenti al gruppo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.
Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale, commette atti diretti a cagionare la morte o lesioni personali gravissime a persone appartenenti al gruppo, è punito con la reclusione da ventiquattro a trenta anni. La stessa pena si applica a chi, allo stesso fine, sottopone persone appartenenti al gruppo a condizioni di vita tali da determinare la distruzione fisica, totale o parziale del gruppo stesso.

Articolo 2
(Deportazione a fine di genocidio).
Chi, al fine indicato nel precedente articolo, deporta persone appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, è punito con la reclusione da quindici a ventiquattro anni.

Articolo 3
(Circostanza aggravante).
Se da alcuno dei fatti preveduti negli articoli precedenti, deriva la morte di una o più persone, si applica la pena dell’ergastolo.

Evidentemente anche il diritto marocchino contempla qualcosa di simile, se leggiamo che ieri

In Marocco, tre ebrei hanno chiesto a un tribunale marocchino di aprire un procedimento per crimini di guerra contro il ministro di difesa israeliano.

I tre ebrei, tutti noti esponenti della sinistra marocchina, hanno detto che Amir Peretz, il ministro di difesa israeliano nato nel Marocco, è ancora soggetto al diritto marocchino.

“Il criminale terrorista, il sionista Amir Peretz, ha conservato la sua cittadinanza marocchina e compare ancora oggi nel registro della popolazione marocchina” hanno dichiarato ieri Avraham Sarfaty, Amran al-Maliah e Tzio Asidon a una conferenza stampa a Rabat, secondo Itim, un’agenzia di stampa israeliana.

Chiedono ai tribunali di rilasciare un mandato che sia valido anche in altri paesi.  

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