IL Volto di Qana (XIV)

Oggi, sul Foglio, p. 2, Camillo Langone esprime, sotto forma di preghiera, il suo parere sulla strage di Qana.


Sia lodato Israele che si fa carico del lavoro
sporco che noi avremmo dovuto
compiere sei secoli fa. Siano lodati i carrarmati
pur se meno eleganti, e chi lo nega,
dei cavallieri antiqui. Sia lodato il
missile di oggi che forse eviterà la bomba
atomica di domani.

A sinistra, un disegno di Naji al-Ali, ai tempi dell’invasione israeliana del 1982. Il testo dice, “Buon giorno, Beirut!”

A destra, una foto di Beirut oggi.


 
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5 Responses to IL Volto di Qana (XIV)

  1. utente anonimo says:

    Ho chiesto notizie a un libanese che vive a Milano, sulla situazione a Beirut, dove vivono suoi zii e altri parenti. Li ha sentiti telefonicamente nei giorni scorsi : tutto come suole, vanno a lavorare come al solito, tutto tranquillo, il solito tran-tran. Anche lui ha detto, parlando in proprio : io me ne frego.

    Questo mi ricorda un fatto accadutomi anni fa : ho visto un bambino arrampicato con le mani a un cornicione, a un metro e mezzo da terra, penzolante. Sembrava divertirsi, ma poichè mi sembrava in pericolo, sono intervenuta con non ricordo con quali frasi.

    Da un balcone di fronte, una matrona seduta, mi ha urlato, in semi dialetto, qualcosa di simile : e lei perchè s’impiccia?

    Se dovessi basarmi su quel che mi è stato riferito, gli abitanti di Beirut non è che sono meno preoccupati di noi, semplicemente non ci fanno caso: tutto normale.

    Aurora.

  2. utente anonimo says:

    Grazie per la segnalazione.

    Anche gli altri articoli in seconda pagina, fatte salve le colonne laterali, meritano una lettura.

    Mi chiedo: quando finirà tutto questo?

    Che la pace sia con noi.

    FJF

  3. utente anonimo says:

    Questo mi è sembrato molto bello

    Figli

    here too the knowledge of death

    is a consuming love.

    quando muoiono i bambini sono di una semplicità lineare

    tutti si affannano a cercare da qualche parte qualcosa che li allontani

    da quella verità che inchioda la mente e la crocefigge al peccato puro

    forse perché i bambini sono figli

    i loro corpi abbandonati alla morte ricordano il sonno fiducioso

    tra le braccia.

    tutto di può dire

    persino i concetti più sottili

    sono stati detti

    le parole sono state trovate

    la logica ci è sempre venuta in soccorso

    la sintassi ci è sempre stata fedele

    abbiamo espresso opinioni, punti di vista, ipotesi, illazioni

    abbiamo potuto farlo

    le parole non ci hanno mai tradito

    ci siamo contraddetti

    abbiamo sbagliato talvolta

    ma sempre la ragione è stata anche un po’ nostra

    abbiamo potuto dire

    la ragione è mia

    la terra è mia

    la verità è mia

    persino di dio si può dire

    mio dio

    ma i bambini che muoiono non si possono capire

    non si possono dire

    esplodono i verbi le congiunzioni

    deflagrano i sostantivi e i predicati

    sono un paradigma vuoto

    un solo tono cupo in una bocca chiusa

    i bambini che muoiono non hanno parola

    non stanno in nessuna tomba

    hanno qualcosa

    che non sottostà alle leggi del pensiero

    non sono spartibili

    si mescolano alle viscere di tutti

    diventano un sacrificio enorme

    allagano gli occhi

    affogano il cuore

    i bambini che muoiono fanno impazzire

    sono la tempesta di Lear

    la fine dell’amore

    dell’appetito

    della curiosità dei sensi

    sono un offesa senza scusa

    uno strappo irreparabile

    sotto al quale non trapela luce

    niente più ragioni né torti

    niente più abitudini

    sorrisi in camera

    compleanni con gli amici

    torte salate

    matrimoni

    automobili

    scoperte innovative

    stelle e galassie

    orbite planetarie

    niente più panatenaiche

    socrate

    prassitele

    budda giganti

    occhi di pernice

    niente più odisseo

    eschilo

    poeti provenzali

    niente più microscopi elettronici

    spin

    legge di bolzmann

    niente

    la bolla esplode

    le nostre mani non tengono più

    il senso si fa senza forze

    rattrappito su se stesso

    come un baco a seccare

    noi smettiamo di esistere e allo stesso modo

    non siamo

    non siamo più.

    Di Mirta ( dal blog Oce )

    Maria José

  4. Forse sono degne di commento anche la vignetta in fondo e la realtà odierna. E’ curioso notare come la raffigurazione fatta dall’OLP (presumo) venti e passa anni fa prevedesse una bella ragazza bionda, nel quadro evidente di una società libanese laica nei valori e nella aspirazioni. Oggi la realtà dietro i muri sbrecciati è quella di una donna velata, dopo venti anni, una guerra civile e varie altre vicissitudini. Sarebbe interessante indagare cosa è successo al Libano e al mondo arabo nel frattempo, quali sono le colpe della violenza israeliana, quali quelle della propaganda islamista e dei suoi antichi protettori, ora nemici, degli USA e stati satellite; chi insomma ha determinato questo imbarbarimento. Non scrivo “le colpe dell’Occidente” perché l’Occidente è un concetto così vasto, ricco e contraddittorio che farlo sarebbe solo stupido e razzista.

    Tamas (che ha ritrovato un antico account splinder).

  5. utente anonimo says:

    Ma sul serio ha scritto una roba simile? Sembra ripresa pari pari dai deliri futuristi di Marinetti e compagnia.

    upuaut

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