Il Volto di Qana (IX)

Qualche frammento tratto da Terra di Nessuno (Ponte alle Grazie, Milano, 2005, pp. 32-34), di Sven Lindqvist.

Lindqvist qui parla di un romanzo tanto vecchio quanto attuale, citandone anche alcuni brani.

Credo che la dica tutta sull’orrore ovvio dei nostri tempi.

Il libro di Ernest Favenc, The Secret of the Australian Desert (1896) […] racconta di tre amici che si sono spinti nel deserto per cercare la "montagna scintillante" e per scoprire che cosa ci sia dietro "questa storia che circola fra i neri. Il punto è, gli indigeni si mostreranno bendisposti oppure opporranno resistenza?"

"In ogni caso sarebbe più saggio considerarli dei nemici".

"Decisamente".

[…]

I bianchi fanno giusto in tempo a uscire prima che un’opportuna scossa di terremoto riempia la grotta di fango bollente che seppellisce i neri, tanto i vivi quanto i morti."

[…]

"Presto" Non deve sfuggirne neanche uno!" gridò Morton.

I cavalieri si fermano accanto a un selvaggio ferito e Morton scivola giù dalla sella. Charlie volge il capo altrove, sapendo ciò che sta per accadere.

"Nessuna pietà per i cannibali!" Sentì il revolver che sparava. "Forse è meglio così, per quanto triste possa sembrare" dice Morton. "Quei sei demoni non sarebbero mai riusciti a dominare il loro piacere di uccidere".

 

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9 Responses to Il Volto di Qana (IX)

  1. dantem says:

    Palestinesi, “pellerossa” e indigeni australiani. E sì, la storia si ripete e l’uomo bianco non rispetta lo sconosciuto, mai e poi mai, trattandolo come un animale da macello, per poi demonizzare le sue vittime.

    Per uno strano caso non riesce mai a sterminare del tutto le popolazioni con cui non riesce a comunicare, forse ne tiene sempre qualcuno in vita a proposito, altrimenti non potrebbe più giocare alla guerra, no? Che predatore intelligente, che schiavista accorto.

    Ma non è neanche colpa dell’uomo bianco in generale, è colpa di avventurosi pionieri senza paura, e magari anche senza qualcos’altro, sulla strada per l’inferno piastrellata di buone intenzioni che esportano civiltà, selezionando l’umanità.

    Ma se ne andassero su Marte a stressar la vita a batteri alieni!

  2. utente anonimo says:

    **”Quei sei demoni non sarebbero mai riusciti a dominare il loro piacere di uccidere”.**

    Quindi li sterminiamo noi, preventivamente. E senza nemmeno cogliere il paradosso.

    Eh si, e’ proprio attuale.

    upuaut

  3. utente anonimo says:

    Eh, si, l’esploratore bianco doveva aprire il pacchetto del pronto soccorso, medicare il cannibale e poi consegnarlo alla Croce Rossa, dopo avergli raccomandato che non sta bene mangiare carne umana.

    Senti Miguel, non avresti qualcosa da ridire anche contro quella nefanda opera letteraria chiamata “Cappuccetto Rosso”, la quale insegna al bieco uomo bianco – anzi, orrore, al BAMBINO bianco! – come si sterminavano i poveri lupi, i quali non facevano altro che difendere la LORO TERRA dall’invasione di ragazzette BIANCHE ficcanaso, nonne BIANCHE rompicoglioni e cacciatori assassini? WWF, LAV, LIPU & Co ti sarebbero eternamente grati!

    Ciao

    Ritvan

  4. utente anonimo says:

    Eh, si, l’esploratore bianco doveva aprire il pacchetto del pronto soccorso, medicare il cannibale e poi consegnarlo alla Croce Rossa, dopo avergli raccomandato che non sta bene mangiare carne umana.

    Va tutto bene, l’importante è poi non sentirsi/auto-definirsi/credersi più “civili” e/o “democratici” e/o “cristiani” del cannibile…

    ciao Ritvan

    Anonima

  5. utente anonimo says:

    >Va tutto bene, l’importante è poi non sentirsi/auto-definirsi/credersi più “civili” e/o “democratici” e/o “cristiani” del cannibile…Anonima<
    Perché no? Vuoi forse dire che un cannibale è altrettanto cristiano come un …cristiano? Per via dell’eucarestia, immagino:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Parlando seriamente, la mia analisi si limitava alla situazione descritta e non aveva nessun intento “generalizzatore”. Evidentemente hai qualche difficoltà a calarti con l’immaginazione nella situazione descritta. Uno sparuto drappello di esploratori in terra abitata da gente ostile (per usare un eufemismo) non può permettersi di applicare la Convenzione di Ginevra o il Discorso della Montagna. Specie nei confronti di gente che hanno tutta l’intenzione di infilarli in un pentolone bollente, con contorno di patate. Pertanto, ogni indigeno armato ammazzato è una probabiltà in meno di essere infilzati da una freccia e finire in pentola.

  6. utente anonimo says:

    è probabile che io abbia qualche difficoltà con l’immaginazione in azioni di guerra e/o lotta…

    …ma volevo solo sottolineare che non trovo corretto che dopo aver ammazzato il cannibale lo si chiami pure selvaggio (e quindi ci si pensi “civili”) solo perchè gli esploratori non condividono il suo gradimento per la ciccia del nemico:-)

    ciao

    Anonima

  7. utente anonimo says:

    >…ma volevo solo sottolineare che non trovo corretto che dopo aver ammazzato il cannibale lo si chiami pure selvaggio (e quindi ci si pensi “civili”) solo perchè gli esploratori non condividono il suo gradimento per la ciccia del nemico:-) ciao Anonima<
    Mah, credo che l’epiteto (o epitaffio?:-) ) se lo sia meritato. Non tanto per il fatto del pentolone, quanto per aver attaccato viaggiatori che non intendevano fargli niente di male. Insomma, il cannibale è tanto selvaggio quanto lo è Bossi che vorrebbe prendere a cannonate i barconi pieni di gente che – fino a prova contraria – vorrebbe semplicemente trovare un lavoro per vivere dignitosamente.

    Ciao

    Ritvan

  8. utente anonimo says:

    Caro Ritvan,

    Non nego l’esistenza di esploratori pacifici – ma quelli possono altrettanto essere finiti nei pentoloni come nelle fauci dei leoni:-) – parlavo degli esploratori/predatori. Quelli armati di armi che i “selvaggi” non avevano – quelli che si sono impossessati di cose non loro, quelli che “se sono abbastanza forte da prenderlo è mio” oppure quelli che “se è mio, e me lo sono conquistato io, tu non ne godi neanche se muori”. In questo senso a me sembrano tali e quali a Bossi, più i “civili” colonizzatori di terre altrui, che i selvaggi

    Ciao

    Anonima

  9. utente anonimo says:

    Cara anonima

    evidentemente paravamo di due cose ben diverse. Io mi attenevo al racconto di Miguel, che parlava di semplici esploratori, i quali non si sognavano nemmeno di togliere agli indigeni le loro collane di denti umani:-) o le loro terre e che ciononostante sono stati accolti a frecciate e destinati al pentolone. Permetti che agli esploratori gli girino e che facciano un massacro di chi contravviene al sacro dovere dell’ospitalità verso i viandanti, concetto presente in tutti i popoli civili, fin dai tempi di Omero?

    Tu mi tiri in ballo i “colonizzatori”. Quello è un altro discorso. Resistere alla colonizzazione lo trovo sacrosanto e chi resiste non è “selvaggio” o “demone” ma uomo che combatte per la propria libertà.

    Ciao

    Ritvan

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