Il Volto di Qana (VII)

beirut

Beirut in questi giorni

Quando abitavo a Roma, tanti anni fa, c’era un tale che era solito arrampicarsi sugli angoli più inaccessibili del Colosseo, con un grande cartello al collo.

Credo fosse un ambulante, che protestava per una faccenda di licenze.

Comunque, arrivava la polizia e con qualche manovra di alpinismo archeologico, lo tirava giù. E dopo qualche giorno, lo ritrovavano allo stesso posto.

Mettiamo, invece, che il ministero degli interni avesse deciso, di concerto con il governo, di stanarlo radendo al suolo il Colosseo, con dentro qualche centinaio di turisti.

E’ più o meno quello che sta facendo in questi giorni Israele.

Questo porta, qualche volta, a critiche ingenue o ipocrita contro una presunta "risposta sproporzionata", che sarebbe quindi (lievemente) immorale.

In politica si fa carriera grazie all’assenza di ogni forma di scrupolo, e quindi chiedere a uomini politici di comportarsi eticamente, sarebbe come chiedere la monogamia a una prostituta. La morale casomai diventa uno strumento di immagine e di manipolazione, ma quello è un altro discorso.

Inoltre, il concetto di "risposta sproporzionata" presume una logica da asilo nido, dove Pippo ha rubato il giocattolo a Nando, e Nando per dispetto lo ha picchiato.

La politica, invece, seleziona le persone per la loro capacità di prevedere i risultati delle proprie azioni, di non fare passi falsi, e di affidarsi all’astuzia più che all’emozione.

Questo significa che se il governo decide che per stanare un ambulante, è il caso di radere al suolo il Colosseo con dentro i suoi visitatori, sa quello che fa. E siccome il Colosseo è molto più importante dell’ambulante, quasi certamente l’ambulante è solo un pretesto per arrivare alla distruzione del Colosseo.

Non abbiamo mai sottovalutato l’intelligenza e la lungimiranza dei governanti d’Israele, che contano su molti saggi uomini politici in grado di evitare colpi di testa individuali, innumerevoli esperti in tutto il mondo, un’immensa rete di intelligence, e devono rendere conto di tutto ciò che fanno alle grandi organizzazioni sioniste di New York, a loro volte gestite da alcuni dei migliori uomini d’affari, militari e tecnici del paese che domina il pianeta.

Prima di tutto, l’attacco al Libano ha rimesso in moto il ciclo vizioso su cui si regge Israele: ha generato un immenso ma impotente risentimento tra tutti gli arabi del mondo. E questo risentimento rimette Israele psicologicamente "sotto assedio" (il famoso slogan del "diritto di esistere"), permette di tirare in ballo le solite cose sull’"antisemitismo", e garantisce quindi l’acquiescenza sia degli "occidentali" che di tanti sostenitori ebrei in tutto il mondo.

Israele, ricordiamo, non è un paese, come l’Italia, ma è un progetto, il sionismo, a cui si aderisce volontariamente. Ma senza tensione, uno stato che si basa sulla pura volontà delle persone, rischia di diventare uno stato normale. E se diventasse normale, i suoi stessi abitanti finirebbero per emigrare altrove, mentre non riceverebbe più appoggi esterni. Ecco perché occorrono, ciclicamente, provocazioni forti, come quella compiuta del tutto gratuitamente da Sharon nel 2000, con la passeggiata sulla spianata delle moschee a Gerusalemme, che scatenò la seconda Intifada.

Questo è l’aspetto interno. Ma c’è anche un aspetto esterno fondamentale.

Israele ha colto l’occasione del sequestro di due suoi soldati per distruggere tutto il sistema di infrastrutture del Libano, annientando le basi stesse dell’economia, in maniera molto più sistematico di quanto abbia fatto nel 1982.

Allo stesso tempo, mentre a parole chiede l’intervento dell’esercito libanese, Israele ha distrutto anche tutte le strutture, certo fragili, di quell’esercito.

E ha trasformato un quarto circa della popolazione libanese in profughi senza assolutamente nulla. Persone scappate, non per una generica paura, ma per un esplicito invito, tramite lancio di volantini e sms (il genocidio entra nel terzo millennio) ad abbandonare immediatamente le proprie case. I profughi sono per la maggior parte sciiti, e si riversano nelle zone sunnite, risvegliando vecchi risentimenti.

Salvo imprevisti, il risultato dovrebbe essere la fine dell’unità e della ricostruzione libanese, e la ripresa di lotte tribali e di clan, come avviene sempre quando un’economia collassa e si muovono contemporaneamente grandi masse di persone.

E’ chiaro che il problema è geopolitico. A Beirut ci può essere un governo di destra o di sinistra, filosiriano o filoisraeliano, poco importa. Comunque il Libano è un forte centro economico e intellettuale per tutta l’area, e anche un punto di fusione tra mondo islamico e cristiano. E perciò deve sparire.

Tutto questo ci ricorda quanto è successo all’Iraq. L’Iraq, qualunque governo avesse, era l’unico paese in tutto il mondo arabo che avesse, insieme, petrolio, acqua e popolazione. E quindi aveva cibo, un alto numero di laureati e la possibilità di avere una forte economia.

Oggi l’Iraq ha cessato di esistere, con un’economia annientata e divisa in pratica in tre paesi, con sunniti e sciiti che si neutralizzano a vicenda in orrendi massacri. E’ una situazione che non aiuta certamente la reputazione di George Bush, ma a lungo termine è un risultato molto più utile per gli interessi "occidentali" di un Iraq temporaneamente filo-americano, ma sempre forte.

Lo stesso si può dire della Palestina: basti pensare come a Gaza in questi giorni abbiano preso di mira l’energia, l’acqua, l’agricoltura e le comunicazioni, ma anche come abili architetti e geometri abbiano ideato percorsi per il Muro che rendono impossibile ogni forma di vita economica in Cisgiordania.

Rimangono due stati forti nell’area: la Siria e l’Iran: l’Arabia Saudita, avendo solo petrolio, non può esistere fuori dai circuiti finanziari occidentali e quindi non pone problemi, come ne pone pochi l’Egitto con la sua drammatica sovrapopolazione.

Possiamo pensare bene o male dei governanti della Siria e dell’Iran, ma quello che è importante è che quando crolleranno quei governi, crollerà anche l’unità nazionale. In Siria, ci sarà una spaventosa frammentazione su basi religiose, in Iran su basi etniche.

Ogni giorno, ci dicono che proprio questi due paesi, guarda caso, saranno prossimamente il bersaglio di qualcosa. Potrà essere un attacco esterno o qualche forma di sovversione interna, ma non servirà tanto a portare al potere un governo "occidentalista". Servirà a sciogliere quei paesi nell’acido.  

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30 Responses to Il Volto di Qana (VII)

  1. AndreaYGHPSA says:

    Ogni ora è sempre più palese quanto si cerchi di coinvolgere Siria ed Iran, dopo ed oltre il Libano..

    Come dire, TRE piccioni con un’invasione..

    Andrea

  2. utente anonimo says:

    >la passeggiata sulla spianata delle moschee a Gerusalemme, che scatenò la seconda Intifada.< Variazione sul tema “risposta sproporzionata”… JZ

  3. kelebek says:

    Per JZ,

    con la grande differenza che:

    1) Sharon e tutti i suoi consiglieri sapevano che la risposta palestinese era implicita nell’azione che lui ha fatto

    2) Quando i palestinesi si sono mossi, non si sono mossi certo dopo consultazioni con i massimi esperti mondiali.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Imho l’unico punto debole del pezzo è il paragone ambulante in protesta/Hezbollah, in quanto questi ultimi non è che si siano comportati come delle educande in gita scolastica.

    Per il resto, bell’articolo.

    Saluti,

    Raskolnikov

  5. utente anonimo says:

    >1) Sharon e tutti i suoi consiglieri sapevano che la risposta palestinese era implicita nell’azione che lui ha fatto < Gli Hezbollah no? >2) Quando i palestinesi si sono mossi, non si sono mossi certo dopo consultazioni con i massimi esperti mondiali.< Gli Hezbollah però sappiamo chi hanno dietro. Non massimi esperti mondiali, ma di certo non solo tenacia e rabbia come gli arabi di Palestina, sei troppo preparato per non saperlo… :)

    JZ

  6. io invece questa volta sono daccordo su tutto il pezzo. Specialmente sul discorso “provocazione periodica”.

    saluti

    Rubimasco

  7. utente anonimo says:

    Miguel,

    questa volta trovo la tua analisi sia perfetta. Assolutamente impeccabile.

    Ale

  8. ulivegreche says:

    Gli hezbollah sappiamo chi hanno dietro ma sappiamo chi hanno dietro anche gli israeliani.

  9. doppiafila says:

    Molto interessante il pezzo, complimenti per la profondità e la “novità” dell’analisis.

    Saluti, Doppiafila

  10. utente anonimo says:

    Limpida conclusione, indubitabile per chiunque abbia un minimo di senno.

    L’unica cosa preoccupante, è che hanno veramente superato il segno, ovvero, nessuno ci garantisce che un giorno, per un qualunque motivo, non attacchino anche paesi non mediorientali. E noi europei siamo pericolsamente tra l’incudine americana e il martello sionista. Io credo che ad essere in pericolo, oggi, è il mondo intero.

    Rita.

  11. utente anonimo says:

    Letto, riletto, e devo dire che concordo in tutto quanto scritto da Miguel.

    Paolo

  12. non sono molto d’accordo su quanto dici sulla impossibile normalità di Israele e non sono così dastrico sui piani di “balcanizzazione” dell’Iran e di Siria.

    Però da molti analisti lo scenario futuro che proponi (con qualche modifica) è indicato come uno dei probabili.

    A questo proposito vorrei segnalare il post:

    http://petrolio.blogosfere.it/2006/07/israele_libano_.html

    che inquadra la cosa in rapporto anche con l’estremo oriente (il blog nel complesso meritata una buona lettura)

    Consiglio, per chi non lo conoscesse già, una visitina al sito dell’ASPO :

    http://www.aspoitalia.net/

    ultimamente , se non erro vi è stata anche una riunione del CCG , interessante sarebbe visionare le tendenze che sta assumendo quell’area non appartenente all’ “asse del Male ;-) ” ma non ho info a proposito (del Mediooriente non mi interesso molto)

    saluti

  13. kelebek says:

    Per JZ,

    ho cancellato un tuo commento perché mi hanno stufato le tue frasi monolinea con insulti – questa volta era “il pattume sciita”.

    Non sei Dacia, e quindi le contumelie ti vengono male.

    Questo non vuol dire che siano privi di interesse alcuni tuoi ragionamenti.

    Prova a farli senza sputazzare quando parli.

    Miguel Martinez

  14. kelebek says:

    Per Filomeno,

    grazie delle segnalazioni interessantissime.

    Miguel Martinez

  15. PattiChiari says:

    Ciao! Passando di qua lascio un saluto.

  16. hafiz says:

    Nel Nome di Dio

    L’Occidente non si ribeller

  17. hafiz says:

    Nel Nome di Dio

    L’Occidente non si ribeller

  18. dantem says:

    Il punto sulla normalità di Israele in funzione della sua entità di progetto che sopravvive con tensioni ed appoggi esterni è molto forte.

    Magari penserebbero un po’ più alla Roadmap o alle risoluzioni ONU o alla diplomazia in generale, senza quelle valanghe di miliardi di dollari che ricevono ogni anno in donazioni.

  19. utente anonimo says:

    Sono del tutto in disaccordo con il tuo post.

    Se devo fornirmi una spiegazione, direi che è una accozzaglia di assurdità tenute insieme dal collante non citato che a te stanno sulle palle gli israeliani.

    In Iran e in Iraq c’è troppo petrolio per scioglierli nell’acido; acido che tende a tracimare e potrebbe rovinare anche l’Arabia Saudita, a questo punto abbiamo mandato in acido il presente economico del mondo occientale capitalistico, quello che regala miliardi di dollari a Israele, alla faccia della mitica lobby giudaica di NY …

    Ciao

    Francesco

  20. utente anonimo says:

    >Sono del tutto in disaccordo con il tuo post. Francesco<
    Ma va?:-)

    >Se devo fornirmi una spiegazione, direi che è una accozzaglia di assurdità tenute insieme dal collante non citato che a te stanno sulle palle gli israeliani.<
    Perché, c’era bisogno che lo citasse?:-)

    >In Iran e in Iraq c’è troppo petrolio per scioglierli nell’acido;<
    E dai, non apprezzi la delicata metafora di sapore mafioso?:-). Sarà un messaggio in codice per insinuare che a guidare gli USA non è più la “lobby ebraica” ma la mafia italoamerikana?:-).

    >acido che tende a tracimare e potrebbe rovinare anche l’Arabia Saudita, a questo punto abbiamo mandato in acido il presente economico del mondo occientale capitalistico, quello che regala miliardi di dollari a Israele, alla faccia della mitica lobby giudaica di NY …<
    Beh, mica tanto mitica. E soprattutto non sono mitici i miliardi di dollaroni USA che foraggiano annualmente Israele.

    Ciao

    Ritvan

    Ciao

    Francesco

  21. utente anonimo says:

    Se non s’era capito, il post 20 è mio.

    Ritvan

  22. utente anonimo says:

    Rumi caro, che razza di tastiera usi per deliziarci così con simboli incomprensibili? Non è che ti sei fatto la tastiera coi caratteri farsi, vero?:-)

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    >Israele, ricordiamo, non è un paese, come l’Italia, ma è un progetto, il sionismo, a cui si aderisce volontariamente. Ma senza tensione, uno stato che si basa sulla pura volontà delle persone, rischia di diventare uno stato normale. E se diventasse normale, i suoi stessi abitanti finirebbero per emigrare altrove, mentre non riceverebbe più appoggi esterni. MM<
    Non mi sembra un ragionamento campato per aria, anche se prospettare emigrazioni da un Israele in pace coi vicini lo trovo assurdo. Quello che mancherebbe – ovvero si ridurrebbe drasticamente -a quell’Israele, invece, sarebbero i fantastiliardi di dollaroni targati USA che solo in parte vanno alla difesa ma servono a dare ossigeno all’economia israeliana. In questo sono d’accordo con Miguel e la trovo una delle ragioni per cui Israele non fa i salti mortali per ottenere la pace.

    Ovviamente, alla riluttanza di Israele (che non è basata solo sulla paura di perdere i finanziamenti dedicati all’ “avamposto della democrazia occidentale”)corrisponde il fermo rifiuto delle controparti (esclusa la laica OLP che per il momento sembra fuori dai giochi) ad accettare un governo degli ebrei in “sacra terra d’Islam”. Ma di quest’altra faccia della medaglia Miguel non si occupa. E che diamine, mica può far tutto lui!:-).

    Ciao

    Ritvan

  24. utente anonimo says:

    >Gli hezbollah sappiamo chi hanno dietro ma sappiamo chi hanno dietro anche gli israeliani.ulivegreche<
    Un tripudio di dietrologie:-)

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    >Oggi l’Iraq ha cessato di esistere, con un’economia annientata e divisa in pratica in tre paesi, con sunniti e sciiti che si neutralizzano a vicenda in orrendi massacri.<
    Bestemmiatore!:-). Sono ebr..pardon, sionisti (ovviamente al soldo della CIA) travestiti di volta in volta da sunniti o da sciiti che fanno quei massacri!:-).

    Ciao

    Ritvan il Bieco Komplottista

  26. utente anonimo says:

    “Gli hezbollah sappiamo chi hanno dietro ma sappiamo chi hanno dietro anche gli israeliani.ulivegreche< " beh, con l’interpretazione di de Martino, chi hanno dietro diventa un problema serio. Paolo

  27. utente anonimo says:

    Allora, spiegazione per Ritvan:

    la mitica lobby è quella tratteggiata da MM, che da NY guidi gli USA E Israele con luciferina intelligenza, fino all’inevitabile epilogo che ho tratteggiato (no petrolio-no soldi USA-no armi USA a Israele-moh ce la vediamo a pietrate e noi siamo tanti e voi pochi …)

    Mai messo in dubbio l’esistenza della lobby ebraica in USA nè i molto cospicui aiuti a fondo perduto che Israele ottiene.

    Ciao

    Francesco

  28. utente anonimo says:

    Su una cosa ti do ragione,che Israele non e un paese come l’Italia (che puo essere proprio dichiarata progetto),sul resto invece direi che faresti meglio (ed una figura piu intelligente,se cio e possibile) a leggere (se puoi,cosa che dubito),e vedrai (se ti lascia quella testa vuota) che Israele non e un progetto,ma una nazione che esisteva ancora dai tempi in cui in Italia ci si batteva con la clava.

    ———–

    “Israele, ricordiamo, non è un paese, come l’Italia, ma è un progetto, il sionismo, a cui si aderisce volontariamente. Ma senza tensione, uno stato che si basa sulla pura volontà delle persone, rischia di diventare uno stato normale. E se diventasse normale, i suoi stessi abitanti finirebbero per emigrare altrove, mentre non riceverebbe più appoggi esterni. MM<
    Non mi sembra un ragionamento campato per aria, anche se prospettare emigrazioni da un Israele in pace coi vicini lo trovo assurdo. Quello che mancherebbe – ovvero si ridurrebbe drasticamente -a quell’Israele, invece, sarebbero i fantastiliardi di dollaroni targati USA che solo in parte vanno alla difesa ma servono a dare ossigeno all’economia israeliana. In questo sono d’accordo con Miguel e la trovo una delle ragioni per cui Israele non fa i salti mortali per ottenere la pace.

    Ovviamente, alla riluttanza di Israele (che non è basata solo sulla paura di perdere i finanziamenti dedicati all’ “avamposto della democrazia occidentale”)corrisponde il fermo rifiuto delle controparti (esclusa la laica OLP che per il momento sembra fuori dai giochi) ad accettare un governo degli ebrei in “sacra terra d’Islam”. Ma di quest’altra faccia della medaglia Miguel non si occupa. E che diamine, mica può far tutto lui!:-)”.

    =======

  29. utente anonimo says:

    Su una cosa ti do ragione,che Israele non e un paese come l’Italia (che puo essere proprio dichiarata progetto),sul resto invece direi che faresti meglio (ed una figura piu intelligente,se cio e possibile) a leggere (se puoi,cosa che dubito),un piccolo libro con coperte nere,si chiama “La Bibbia” (puo darsi che l’hai sentito nominare,ma dubito),e vedrai (se ti lascia quella testa vuota) che Israele non e un progetto,ma una nazione che esisteva ancora dai tempi in cui in Italia ci si batteva con la clava.

  30. kelebek says:

    Per il commento n. 29,

    Premesso che quando si cristallizza il discorso biblico attorno al regno di Giosia, in Italia c’erano gli etruschi che non usavano la clava :-)

    Comunque il problema fondamentale sta nella definizione di “nazione”. E’ un concetto che non userei per un periodo precedente alla rivoluzione francese (tranne, forse, per l’Inghilterra).

    Diciamo che in questo senso una coscienza nazionale italiana nasce attorno all’anno 1800, quella sionista tra il 1897 e il 1967.

    Insomma, è posteriore, ma non di tanto, a quella italiana.

    Miguel Martinez

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