Il Volto di Qana (II)

Quello che è successo in questi giorni, fa seguito a due avvenimenti importanti.

Il primo, più noto, è l’attacco israeliano a Gaza, su cui ritorneremo.

Il secondo, di cui probabilmente non avrete sentito parlare, è la scoperta, mezzo mese fa, in Libano, di una cellula di sicari guidati da un ex-poliziotto.

I killer erano stati assoldati da Israele, e avevano compiuto una serie di omicidi, tra cui quello del palestinese Mahmud al-Majzub, ucciso assieme a suo fratello con un’autobomba a Sidone il 26 maggio scorso, e dei dirigenti di Hezbollah, Ali Saleh e Ali Hassan Dib, e di Jihad Jibril, il figlio del fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Il 26 maggio, per chi non lo avesse notato, è meno di due mesi fa.

Cioè, meno di due mesi fa, una squadra di assassini prezzolati ha piazzato una bomba in una macchina, che poi è stata fatta esplodere tramite un comando impartito da un aereo che è passato sopra, ovviamente violando lo spazio aereo libanese.

Siamo in guerra, e non mi scandalizzo particolarmente. Mahmud al-Majzub era un combattente, che aveva fatto la scelta di resistere all’oppressione e di non chinare la testa. E di questi tempi, chi non china la testa sa di essere condannato a morte.

Quello che invece è scandaloso è il fatto che tutti i media occidentali, in questi giorni, ci raccontino di un attacco da parte del Hezbollah, gratuito e non provocato, contro Israele.

Come al solito, il problema non è Israele, che fa più o meno quello che farebbe qualunque stato se si potesse permettere sempre e ovunque ciò che vuole. Anche il Paraguay bombarderebbe Buenos Aires e compirebbe rapimenti in Bolivia se potesse.

Il problema è chi permette a Israele di fare sempre e ovunque ciò che vuole; e chi fa le fiaccolate a sostegno delle sue aggressioni.

Proprio in questi giorni, il governo libanese avrebbe dovuto presentare una protesta per quello che ha definito un "atto di aggressione" davanti all’ONU.

L’ambasciatore statunitense, Jeffrey Feltman, ha immediatamente minacciato un "impatto negativo" sui rapporti tra Stati Uniti e Libano in caso venisse presentata la denuncia. Poi uno si chiede perché qualcuno fa a meno dell’ONU, prende le armi e si difende da solo.

Prigionieri

Sia la Palestina che il Libano convivono con l’immenso dramma del carcere. Dal 1967 a oggi, è stato calcolato che 650.000 nativi palestinesi sono passati per le carceri israeliane: questo su una popolazione attuale, nei territori occupati, di circa 3,5 milioni di persone. Facendo le dovute proporzioni, è come se 11 milioni di italiani fossero stati, in qualche momento della loro vita, in prigione.

Questo vuol dire che non esiste una sola famiglia palestinese che non abbia conosciuto il carcere.

Non esiste palestinese che non abbia visto picchiare il proprio padre.

Non esiste palestinese che non abbia visto degli stranieri devastargli casa.

Non esiste palestinese che non sia cresciuto negli urli di uomini con gli stivali che gli ordinavano di umiliarsi.

Non esiste palestinese che non si ricordi di aver avuto il terrore del yahûd, che non si vergogni di essersela fatta sotto dalla paura.

A me interessa poco sapere se la vita nei campi di detenzione nel deserto del Negev sia peggiore di quella, poniamo, in un carcere pakistano. Questo è un tipico dilemma da umanitari, che lascio a quelle persone che non cercano mai le cause delle cose, ma vorrebbero solo alleviare i sintomi. E lascia aperte infinite, stupide disquisizioni, sul tipo, "in Israele ti picchiano e basta, mentre in Liberia ti tagliano il piede". Cosa che ci dovrebbe far immedesimare in chi si limita a picchiare.

Quello che è importante è cogliere i punti fondamentali del sistema carcerario israeliano, che lo distinguono, ad esempio, da quello italiano.

Prima di tutto, vengono punite proprio le scelte etiche: quasi tutti i palestinesi che sono andati in carcere, ci sono andati, non per aver spacciato droga, ma per aver tenuto la testa alta, quando gli si diceva, devi strisciare per terra.

Secondo, il sistema di "detenzione amministrativa" implica che non si sa perché ci si trova in carcere, non si possiedono diritti e non si sa quando, né se, si uscirà.

Terzo, l’incarcerazione è su basi esclusivamente ed esplicitamente razziali, come razziale è la divisione delle strade per ebrei e non ebrei, o razziale la libertà o l’impossibilità di muoversi. Se sei nato a Varese, ma sei della razza giusta, puoi girare con il Kalashnikov a Hebron. Se sei nato a Hebron, e ti trovi a Hebron, ma non sei della razza giusta, devi accettare che il primo varesotto che passa ti vieti di andare a scuola, ti tiri i sassi o ti impedisca di portare tua moglie a partorire in ospedale.

Quarto, lo scopo del sistema carcerario israeliano non è di rieducare, ma di estrarre informazioni. Non è importante la severità delle torture inflitte: il punto non è il sadismo, che esiste ovunque. E’ che tutti devono essere spinti al punto di tradire i propri amici. Per ottenere un risultato di questo tipo, in una società tutta basata sui rapporti di solidarietà, di famiglia, di intensa amicizia, si deve smontare sistematicamente e distruggere ogni individuo che finisce dentro la rete.

In particolare, questo avviene dentro una società araba. Contrariamente ai pacifisti, che tendono a smussare le differenze culturali, io ritengo che una cultura arabo-islamica esista, anche se ovviamente non nella versione caricaturale degli islamofobi. E questa cultura arabo-islamica dà un valore eccezionale alla dignità della persona, che non deve mai essere umiliata. Chi conosce il nostro meridione, ha un’idea, anche se parziale, di questo senso di rispetto e di cortesia.

Mentre l’intero sistema del dominio consiste nel ricordare ai dominati che non devono osare fiatare, e che il dominante può entrare nelle loro case in qualunque momento, può tagliare i loro ulivi come gli gira, può ordinare loro di sdraiarsi per ore sull’asfalto, fpuò mettere le mani addosso ai bambini e alle donne.

Ecco perché la liberazione dei prigionieri è una questione molto più grave di quello che potrebbe mai essere da noi. Forse perché agli arabi, privati di tutto il resto, è rimasta una briciola di dignità in più rispetto a noi.

Oggi ci sono circa 10.000 o 12.000 prigionieri palestinesi: le cifre variano, probabilmente secondo i momenti e le definizioni, comunque è come se ci fossero in Italia 170.000 persone in carcere solo per le loro idee o le loro azioni politiche.

Per questo, un gruppo armato palestinese ha recentemente preso prigioniero un soldato israeliano, chiedendo in cambio il rilascio delle sole donne e minorenni nelle carceri e nei campi israeliani.

In passato, Israele ha più volte accettato scambi di prigionieri, a differenza di altri paesi.

La cosa non è sorprendente: Moro fu sacrificato per la sacralità delle istituzioni, ma Israele è ciò che in sociologia si chiama una Herrenvolk Democracy, cioè uno stato che non ha un particolare culto delle istituzioni astratte, ma si tiene insieme per l’enorme valore attribuito a ogni singolo membro di una certa etnia, che gode di diritti certamente notevoli. Tra cui il diritto di contare sulla protezione dello stato in ogni momento. Inoltre, esistono possibilità illimitate di procurarsi nuovi prigionieri arabi.

Negli ultimi trent’anni, Israele ha rilasciato circa 7.000 prigionieri, in cambio di 19 israeliani vivi, e dei corpi di altri otto.

Nel 2004, Israele rilasciò ben 429 prigionieri in cambio di un unico imprenditore israeliano e dei corpi di tre soldati morti: è interessante notare che tra i prigionieri rilasciati, ce n’erano alcuni che Israele aveva catturato proprio allo scopo di scambiarli.

C’è qualcosa di grandiosamente imperiale e rassicurante in questo scambio, dove persino il corpo morto di un uomo bianco vale decine e decine di indigeni. La tecnologia fa di questi miracoli: la proporzione di israeliani e di libanesi morti in questi giorni è, al momento, di 1 a 41.  

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29 Responses to Il Volto di Qana (II)

  1. talib says:

    Grazie Miguel.

  2. utente anonimo says:

    insomma, dal ’67 ad oggi Israele ha rilasciato circa 638.000-640.000 nativi palestinesi, è questo il succo del tuo post?

    e non è astuto citare la struttura mafioso-familista della società meridionale come esempio di quella arabo-islamica: visto quello che tocca far per cercare di limitare il potere della criminalità organizzata al Sud, rischi di creare molta solidarietà con gli Israeliani.

    Miguel, tu mi fai diventare sionista e sai che non voglio.

    Francesco

  3. utente anonimo says:

    MM coglie un punto decisivo: il circo mediatico parla di risposta israeliana ad una aggressione da parte di Hezbollah. O sono tutti vergognosamente ignoranti o mentono sapendo di mentire. Certamente gli ignoranti ci sono, ma la seconda ipotesi mi pare più convincente.

    Ciao e grazie

    Roberto (altro)

  4. utente anonimo says:

    Evvai!

    Miguel ha scritto di “dignità della persona che non deve mai essere umiliata”.

    Tu scrivi di struttura mafioso-familistica.

    Ti accorgi del retropensiero che domina la tua idea di meridione e molto probabilmente di cultura arabo-islamica?

    Ma in fondo, che pretendi! (dico a me)

    Le vedi le due parole in fondo alla frase

    “Chi conosce il nostro meridione, ha un’idea, anche se parziale, di questo senso di rispetto e di cortesia.”

    Chissà perché sono scritte in corsivo! :-)

    Il significato che hanno dalle mie parti non lo può trovare neanche Ritvan nel prezioso Paravia. E’ un significato per apprendere il quale, la lettura è l’ultima cosa.

    Ciao. Ultimamente non è semplice passare da qua.

    Cocco

  5. utente anonimo says:

    Cocco

    alla luce della mia ignoranza, taccio, sperando che a parlare siano stati i miei pregiudizi.

    Francesco

  6. utente anonimo says:

    Cocco bella:-), visto che non puoi stare senza citarmi:-) ti dico la mia.

    Secondo me, quelle caratteristiche magnificate da Miguel e quelle stigmatizzate da Francesco sono – per usare un’espressione tanto abusata, tratta dal mio Sublime Paravia:-) – “due facce della stessa medaglia”. Per farla breve, prova un po’ ad associare “rispetto” e “cortesia” alla ben nota frase “Baciamo le mani a vossia, don Vito Corleone”.

    “Rispetto”, “cortesia” et similia le paragonerei ad una pistola: in mano ad un tutore dell’ordine serve a difendere anche te, gentile donzella, dall’assalto di un criminale. Nelle mani del sullodato criminale, invece, serve a tutt’altro….

    Ciao

    Ritvan il Bieco Paraviesco

  7. utente anonimo says:

    >Cocco bella:-), visto che non puoi stare senza citarmi:-) ti dico la mia. -Ritvan< E tu figuriamoci e non abboccavi! :-)

    Francesco almeno si ritira in buon ordine. Tu rincari la dose.

    Sarò deficiente ma a me non sembra che Miguel abbia fatto un accostamento tra la cultura araba e la prepotenza del mafioso.

    Ha scritto di dignità personale che non deve essere frustrata.

    Ha scritto di Palestinesi che sono andati in galera per aver tenuto la testa alta e non per aver spacciato droga.

    I mafiosi li avete tirati in ballo voialtri.

    Lo dicevo io che nel Paravia non avresti trovato il senso di quelle parole.

    Anziché “baciamo e mani…” prova con questa: “Ci siamo sempre rispettati con tizio”. A voler indicare una particolare attenzione rivolta a sottolineare la comprensione reciproca di una difficoltà economica o di un bisogno per motivi di salute o la condivisione di un momento di gioia o di dolore, la vicinanza in una situazione in cui la dignità della persona era stata offesa da qualcuno come se si fosse stati offesi personalmente.

    E’ vero, Ritvan, che gli “uomini d’onore” si sono fatti chiamare “uomini di rispetto”, ma ciò che in cuor mio avevo quando ho scritto il commento indirizzato a Francesco era che l’onore, il rispetto e la cortesia non sono di per se caratteristiche negative né prerogative del mafioso che di esse si serve per dare un nome ai rapporti di dominio e di sudditanza che caratterizzano il suo agire prepotente.

    A lui non gliene importa un accidenti che chi gli bacia le mani lo faccia con convinzione o per dichiararsi suo servitore. Per mio padre invece, il rispetto e la cortesia (quelli dell’originario corsivo) erano importanti indicatori della qualità della persona, della sua dignità e del valore delle relazioni interpersonali.

    Valori discutibili, se vuoi, ma non mafiosi. E accostarli alla mafia senza soffermarsi (e qui sarebbe stato tra l’altro fuoriluogo) sui normali intrecci che ci sono tra modi e contenuti in un determinato contesto, mi sembra quantomeno superficiale.

    Se ci provi sono sicura che lo capisci anche tu la differenza. :-)

    Quella differenza che non ti fa associare semplicisticamente o strumentalmente, meridionale a mafioso e islamico a tagliatore di teste.

    Ciao

    Cocco

  8. utente anonimo says:

    Cocco,

    non è che vuoi vedere solo una faccia della medaglia?

    Sarò un polentone malpensante ma troverei strano che i rapporti di cortesia e rispetto e le strutture di clan NON abbiano un corrispettivo “mafioso”.

    Io diffido dei rappporti che mischiano contratti e rapporti personali, si inizia a chiedere lo sconto in nome dell’amicizia che legava i padri e non so dove si finisce.

    Però ammetto che è una mia “fisima”, non ho certezza che abbia una base reale.

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Cerco di interpretare e vediamo se ho capito.

    Il rispetto e la cortesia della “mia faccia della medaglia” conducono alla pretesa del pizzo.

    E’ questo che stai dicendo?

    Mi colpisce comunque che come esempio di cortesia tu abbia preso “lo sconto” (denaro), mentre il mio discorso puntava sulla condivisione di emozioni e la solidarietà.

    Però non farci caso. Io sono una retrograda ed appartengo alla schiera dei sopravvissuti del sud laddove ho vissuto i primi miei vent’anni e del nord laddove ho trascorso tutti gli altri.

    Cocco

  10. utente anonimo says:

    >Francesco almeno si ritira in buon ordine. Tu rincari la dose.<
    Francesco ti ha smentita, qui sotto. Finalmente lui ha trovato la forza di staccarsi dallo stereotipo del maschietto italico che si sente in obbligo di “ritirarsi in buon ordine” davanti alla sfuriata della gentile pulzella di turno.

    >Sarò deficiente ma a me non sembra che Miguel abbia fatto un accostamento tra la cultura araba e la prepotenza del mafioso.<
    E ci mancherebbe altro che lo facesse Miguel; sarebbe come pretendere che Miguel metta ogni tanto sul blog anche una foto dei civili israeliani fatti a pezzi dai kamikaze palestinesi!:-). Ma ciò non vuol dire che l’altra faccia della medaglia non esista.

    >Ha scritto di dignità personale che non deve essere frustrata.<
    E chi ha detto il contrario.

    >Ha scritto di Palestinesi che sono andati in galera per aver tenuto la testa alta e non per aver spacciato droga.<
    “Tenere la testa alta” in leguleiese italico spesso si potrebbe tradurre con “reticenza”, “omertà” e perfino con “concorso esterno”.

    >I mafiosi li avete tirati in ballo voialtri.<
    Certo, come tiriamo in ballo anche i morti israeliani. Li vogliamo nascondere tutti sotto il tappeto?

    >Lo dicevo io che nel Paravia non avresti trovato il senso di quelle parole.

    Anziché “baciamo e mani…” prova con questa: “Ci siamo sempre rispettati con tizio”.<
    Sono due facce della stessa medaglia. Una non esclude l’altra.

    >A voler indicare una particolare attenzione rivolta a sottolineare la comprensione reciproca di una difficoltà economica o di un bisogno per motivi di salute o la condivisione di un momento di gioia o di dolore, la vicinanza in una situazione in cui la dignità della persona era stata offesa da qualcuno come se si fosse stati offesi personalmente.<
    Dipende cosa s’intende per “la dignità della persona era stata offesa da qualcuno come se si fosse stati offesi personalmente”. Nel rione Scampia di Napoli, p.es. si interpreta che i poliziotti andati ad arrestare uno stanno “offendendo la sua dignità di persona” e, di conseguenza, tutti quelli legati da “amicizia”, “rispetto”, “comprensione reciproca di una difficoltà economica o di un bisogno per motivi di salute o la condivisione di un momento di gioia o di dolore” con il destinato alle manette si sentono in obbligo “d’onore” di scagliare vasi da fiori in testa ai poliziotti.

    >E’ vero, Ritvan, che gli “uomini d’onore” si sono fatti chiamare “uomini di rispetto”, ma ciò che in cuor mio avevo quando ho scritto il commento indirizzato a Francesco era che l’onore, il rispetto e la cortesia non sono di per se caratteristiche negative né prerogative del mafioso<
    Purtroppo non posso sapere cosa si cela nel “cuor tuo”. Sono d’accordo con te, ma ciononostante se è vero che non tutti gli uomini “di onore e rispetto” siano mafiosi, purtroppo TUTTI i mafiosi sono “uomini d’onore e di rispetto”.

    >che di esse si serve per dare un nome ai rapporti di dominio e di sudditanza che caratterizzano il suo agire prepotente.<
    Non c’è solo dominio e sudditanza nella mafia. La mafia non è una caserma. Le cose sono un po’ più complesse e l'”onore” e il “rispetto” fanno per lo meno da collante. Ma tu, una donna del sud, queste cose le dovresti sapere meglio di me, solo che ti diverti a fare la bastiancontraria:-).

    >A lui non gliene importa un accidenti che chi gli bacia le mani lo faccia con convinzione o per dichiararsi suo servitore.

    Per mio padre invece, il rispetto e la cortesia (quelli dell’originario corsivo) erano importanti indicatori della qualità della persona, della sua dignità e del valore delle relazioni interpersonali.

    Questo vuole solo dire che tuo padre non è un mafioso. Ma una (o più?) ragione per cui la mafia non è nata in Svezia ci sarà pure. O gli svedesi sono tutti cafoni e se ne strafottono del prossimo?:-)

    >Valori discutibili, se vuoi, ma non mafiosi.<
    Nessuno ha detto questo. Ho detto solo che la mafia trova in essi il suo “humus”. Stravolgendoli e abusandone magari, ma proprio per questo parlavo di due facce distinte della stessa medaglia.

    >E accostarli alla mafia senza soffermarsi (e qui sarebbe stato tra l’altro fuoriluogo) sui normali intrecci che ci sono tra modi e contenuti in un determinato contesto, mi sembra quantomeno superficiale. <
    Adesso mi parli come un sindacalista. E io ti rispondo: vogliamo parlare della supercazzola prematurata con scapellamento a destra, in un contesto, cioè, nella misura in cui si potrebbe imbastire un tavolo di concertazione?:-) :-).

    >Se ci provi sono sicura che lo capisci anche tu la differenza. :-)<
    Prova prima tu a capire cosa ho scritto io sopra:-).

    >Quella differenza che non ti fa associare semplicisticamente o strumentalmente, meridionale a mafioso e islamico a tagliatore di teste.<
    Come dicevo sopra, non tutti i meridionali sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono meridionali. E non tutti gli islamici sono tagliatori di teste, ma tutti i tagliatori di teste sono islamici. Quest’ultima parte non è mia, è di un giornalista ed intellettuale saudita ( ovviamente al soldo dei biechi sionisti:-). Qualcuno dovrebbe meditare su questo.

    >Ciao

    Cocco<
    Ciao

    Ritvan

  11. utente anonimo says:

    >Dipende cosa s’intende per “la dignità della persona era stata offesa da qualcuno come se si fosse stati offesi personalmente”. Ritvan<
    Tu insisti e io pure.

    Potrebbe essere ad esempio che quando Max Loda vuole mandarti a casa poiché extracomunitario, io mi senta offesa come se fossi stata offesa personalmente e passando sopra a tutti i tuoi difetti :-) prendo le tue parti che si identificano con le mie pur essendo io Italiana.

    Ma sarai stronzo a far finta di non capire!

    >>Accostarli alla mafia senza soffermarsi (e qui sarebbe stato tra l’altro fuoriluogo) sui normali intrecci che ci sono tra modi e contenuti in un determinato contesto, mi sembra quantomeno superficiale. CoccoAdesso mi parli come un sindacalista. Ritvan< Ecco! Appunto! Se tu avessi capito la frase che ti sembra espressa in sindacalese ma che invece cela un significato profondo ……. quel significato che consente ad una persona che nel meridione ci ha vissuto di distinguere intenti differenti tra comportamenti apparentemente uguali…… avesti capito tutto il discorso, ma siccome il passaggio è semplice per me (donna del sud) ma difficilissimo per chi appartiene ad un’altra cultura ma ha la pretesa di conoscere chiunque …….che parliamo a fare.
    Ci riprovo facendo un piccolo accostamento che spero, ma non credo :-), ti illumini.

    Contesto educativo: due sberle (modi) posso darle a un bimbo per insegnargli che ciò che sta facendo non è corretto (contenuto 1) o per insegnargli a obbedire a qualsiasi cosa senza discutere (contenuto 2).

    “L’uomo di rispetto”, non rispetta un accidenti di niente. Pretende solo la sudditanza di chi ritiene più debole.

    Resta comunque il fatto che a te due sberle (metaforiche :-)) …….e non è una “sfuriata della gentile pulzella”. Ora che i bambini sono a letto sono tranquillissima e lo era anche la replica a Francesco. Che fai? Ti inventi sfuriate inesistenti o si tratta di tue proiezioni? Guarda che io sono un’irascibile pacifica….e non è un ossimoro!

    >Come dicevo sopra, non tutti i meridionali sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono meridionali. E non tutti gli islamici sono tagliatori di teste, ma tutti i tagliatori di teste sono islamici.-Rirvan< Per niente d’accordo.
    Primo, gran parte dei mafiosi di cui si legge comunemente sono meridionali ma gli obiettivi mafiosi sono né più né meno che quelli che mettono in pratica i governi e le lobbies economiche, e quando il gioco si fa duro anche i metodi coincidono.

    Secondo, sui tagliatori di teste solo islamici non sarei troppo convinta. Hai sentito di Roveraro che l’hanno fatto a pezzi con la motosega?

    Sai qual è la differenza? Che lui l’hanno ucciso per un AFFARE andato male e fatto a pezzi per cercare di sviare le indagini, nell’islam può darsi ti taglino la testa se vai lì a fare il prepotente con la pretesa di insegnare a vivere.

    Ritvan, a me il giochino che ci sono i popoli buoni e quelli cattivi ma che però i buoni e i cattivi ci sono da tutte le parti non dice molto. Mi sembra un’emerita stupidata chiamata in causa quando in realtà non si ha voglia di conoscere né le persone, né le culture, né i fenomeni storico-sociali che hanno determinato e determinano differenze comportamentali.

    O vuoi che ti si dica stupidamente che non tutti gli Albanesi e i Rumeni stuprano e prostituiscono le donne ma gli stupratori e i papponi sono Albanesi e Rumeni? Non ti fa incazzare questa semplificazione?

    Ritvan, io ho provato a capire ciò che hai scritto, non so bene dove ma comunque “sopra”, ma se tu insisti ad accomunare la dignità della persona e il senso del rispetto alla tendenza a delinquere e ad una presunta omertà innata, come si fa a capirsi!

    Dici che “Le cose sono un po’ più complesse e l'”onore” e il “rispetto” fanno per lo meno da collante”.

    Ho scritto di fattori comuni utilizzati per perseguire obiettivi differenti. Che vuoi dire tu? Che se si eliminassero il senso dell’onore e del rispetto si sconfigerebbe la mafia?

    Stai comunque parlando di uomini d’onore vecchio stile.

    Il “collante” di cui parli tu si è già perso. La dignità della persona e il senso del rispetto sono molto diluiti in qualsiasi contesto, eppure la mafia (la ‘ndrangheta dalle mie parti) è più forte di prima….uccide di meno e fa molti più affari.

    Comunque sia io non ho mai inteso parlare di mafia. Mi seccava solo, come mi secca sempre, la semplicioneria con cui si analizzano i comportamenti umani per ricondurli ad un’idea preconcetta.

    Se passi ancora da qua sono disponibile a lasciarti l’ultima parola :-) qualsiasi cosa tu scriva, anche perché se non la smetto di mettermi al computer di notte, tra un po’ mi cacciano di casa.

    “Senza perdere la tenerezza” :-), ciao

    Cocco

  12. utente anonimo says:

    “Che se si eliminassero il senso dell’onore e del rispetto si sconfigerebbe la mafia?”

    Questo è certo, carissima Cocco. Al suo posto si avrebbero, immagino, altre forme di delinquenza organizzata. O forse solo di delinquenza, se rispetto ed onore fossero elementi indispensabili per mantenere un’organizzazione.

    Ho letto Sciascia e Camilleri e sulle caratteristiche della mafia “tradizionale” sono abbastanza chiari.

    Saluti

    Francesco

  13. utente anonimo says:

    Questi stimabili, perspicaci, profondi bravi ragazzi, Francesco e Ritvan, che da un accenno di Kel al rispetto e cortesia del sud, sono arrivati a parlare di onore e di mafia, a vedere il risvolto ( quello negativo ovviamente) della medaglia anche nelle buone maniere.

    Forse voi non cedete il vostro comodo posto a sedere ad una donna incinta, ad un anziano che non si regge in piedi, non aprite la porta e non fate passare qualcuno prima di voi, non offrite il passaggio a chi è senza ombrello quando piove a dirotto, non gli porgete da bere se ha sete, non vi sprecate insomma in quei gesti che sarebbero gentilezze normali ma che comunque possono richiedere un piccolo sacrificio.

    Infatti nella vostra mente, la cortesia è vista come un FAVORE, e il favore è la premessa per chiedere SEMPRE qualcosa in cambio, magari UNO SCONTO, come dice Francesco. ( che mente da economista).

    Voi, buoni uomini, vi aspettate sempre la vostra mercede o temete di doverla dare, porgendo o ricevendo una cortesia.

    Ci si può mettere il frack, ma se non si è chic…( direbbe il Gattopardo)

    Aurora.

  14. utente anonimo says:

    >Questi stimabili, perspicaci, profondi bravi ragazzi, Francesco e Ritvan, che da un accenno di Kel al rispetto e cortesia del sud, sono arrivati a parlare di onore e di mafia, a vedere il risvolto ( quello negativo ovviamente) della medaglia anche nelle buone maniere. Aurora<
    E’ il fatto di dividere rispetto e cortesia in “quelli del Sud” e “quelli del Nord” che porta inevitabilmente a parlare ANCHE dei risvolti negativi NEL SUD. O è vietato dal Codice penale parlarne, Vostro Onore?

    >Forse voi non cedete il vostro comodo posto a sedere ad una donna incinta,<
    E’ forse una prerogativa DEL SUD?

    >ad un anziano che non si regge in piedi,<
    Se fosse davvero ridotto in quello stato pietoso, forse farebbe meglio se prendesse un taxi. Il famigerato decreto Bersani mirava anche a questo.

    >non aprite la porta<
    Agli sconosciuti no; si possono avere brutte sorprese.

    >e non fate passare qualcuno prima di voi,<
    Se è davanti a me è naturale che passi prima lui/lei, se è dietro è altrettanto naturale che passi prima io, se siamo affiancati e c’è lo spazio passiamo affiancati, se non c’è lo spazio ci mettiamo di fianco. Qual è il problema?:-). O vorresti che ci esibissimo nella ben nota gag: “Prego, prima lei!”. “Non sia mai, prima lei!”. “Ho detto prima lei e non transigo!”. “Ma allora lei ha la testa dura! Vuole passare per primo o devo prenderla a sberle?”:-).

    >non offrite il passaggio a chi è senza ombrello quando piove a dirotto,<
    Aggiornati cara! Oggigiorno appena inizia a piovere spuntano come funghi per ogni dove frotte di gente “abbronzata” che per la modica cifra di 5 euri ti offrono un ombrello. Vorresti che togliessi il pane di bocca a quei poveri diavoli? Razzista leghista!:-)

    >non gli porgete da bere se ha sete,<
    Al bar più vicino con 1 euro ti puoi comprare una bottiglietta d’acqua. Vogliamo mandare falliti anche i baristi?

    Questo per quanto riguarda me, l’albanese dal cuore di pietra:-). Sicuramente Francesco, da buon cattolico dà da bere agli assetati e da mangiare agli affamati, credo che si spinga perfino a tagliare coi denti – perché purtroppo, come lei ben sa, Vostro Onore, la perfida legge non consente di andare in giro muniti di spada, come ai tempi di San Martino – il suo soprabito per offrirlo al derelitto straccione di passaggio. Ma non vedo che minchia c’entri questo col rispetto DEL SUD.

    >non vi sprecate insomma in quei gesti che sarebbero gentilezze normali ma che comunque possono richiedere un piccolo sacrificio.<
    Vi ricordo, Vostro Onore, che non si parlava dei cosiddetti “gesti normali” di ogni latitudine, bensì di quelli PARTICOLARI DEL SUD.

    >Infatti nella vostra mente, la cortesia è vista come un FAVORE, e il favore è la premessa per chiedere SEMPRE qualcosa in cambio,<
    No, questo è tipico della mentalità mafiosa. Il cosiddetto “debito d’onore”. Leggi un po’ di Sciascia e Camilleri, come consiglia Francesco, e capirai. Forse.

    >magari UNO SCONTO, come dice Francesco. ( che mente da economista).<
    “mente” è sostantivo o verbo?

    >Voi, buoni uomini, vi aspettate sempre la vostra mercede o temete di doverla dare, porgendo o ricevendo una cortesia.<
    A “temere di doverla dare” sicuramente non siamo noi uomini.:-)

    >Ci si può mettere il frack, ma se non si è chic…( direbbe il Gattopardo)<
    Molto probabilmente il Gattopardo, presumibilmente devoto dell’Accademia della Crusca, scriverebbe “frac”.

    Ciao

    Ritvan

  15. kelebek says:

    Non tutti i meridionali sono antimafiosi, ma tutti gli antimafiosi sono meridionali.

    Parlo delle persone solitarie che negli anni, esigendo rispetto e agendo con cortesia, hanno difeso con orgoglio un pozzo d’acqua, o si sono rifiutati di vendere un amico, o hanno dato senza chiedere nulla.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    “Dipende cosa s’intende per “la dignità della persona era stata offesa da qualcuno come se si fosse stati offesi personalmente”. Ritvan”

    >Tu insisti e io pure.

    Potrebbe essere ad esempio che quando Max Loda vuole mandarti a casa poiché extracomunitario, io mi senta offesa come se fossi stata offesa personalmente e passando sopra a tutti i tuoi difetti :-) prendo le tue parti che si identificano con le mie pur essendo io Italiana. Cocco<
    Appunto, bisogna intendersi. In questo caso nulla da eccepire, anche perché la LEGGE ITALIANA è dalla mia parte e Max Loda è solo un povero relitto umano a cui nessuna persona di buonsenso darà mai ragione, a meno che il sullodato non riesca a impadronirsi del Potere Assoluto, come fece Hitler. Ma se s’intende alla maniera di Scampia – come portavo l’esempio io – allora è tutt’altra cosa. Ecco perchè non bisogna parlare in astratto, bensì analizzare fatti concreti ed accertati.

    >Ma sarai stronzo a far finta di non capire!<
    Ecco, adesso “la mia dignità della persona è stata offesa da qualcuno”. E, siccome nessuno/a dei paladini della “dignità della persona” che pullulano in questo blog sembra voglia prendere le difese della mia “dignità di persona”, mi tocca provvedere di persona, all’insegna del “chi fa da sé fa per tre” e applicare – senza reazioni sproporzionate, tipo Israele:-) – la legge del taglione, altra pregevole perla del Sud:-).

    Allora, ascoltami bene:”Stronza sarai tu!”

    >….ma siccome il passaggio è semplice per me (donna del sud) ma difficilissimo per chi appartiene ad un’altra cultura ma ha la pretesa di conoscere chiunque …….che parliamo a fare.<
    Guarda che anche l’Albania aveva la stessa medesima cultura del sud Italia. Sei tu che non conosci una mazza del mio paese.

    >Ci riprovo facendo un piccolo accostamento che spero, ma non credo :-), ti illumini.

    Contesto educativo: due sberle (modi) posso darle a un bimbo per insegnargli che ciò che sta facendo non è corretto (contenuto 1) o per insegnargli a obbedire a qualsiasi cosa senza discutere (contenuto 2).<
    Questa è la distinzione fra mezzi (uguali) e fini (diversi). Ma certi mezzi sono naturalmente predisposti a “degenerare” ed essere usati per fini ignobili. Non a caso è vietato picchiare i bambini, anche in funzione del “contenuto 1″. E lo stesso dovrebbe valere per l’omertà, il “debito d’onore” e altre deliziose forme di “cortesia” sudista.

    >“L’uomo di rispetto”, non rispetta un accidenti di niente. Pretende solo la sudditanza di chi ritiene più debole.<
    No, lui rispetta il più forte e l’uguale. Io preferisco il rispetto della legge, uguale per tutti.

    >Resta comunque il fatto che a te due sberle (metaforiche :-)) …….e non è una “sfuriata della gentile pulzella”. Ora che i bambini sono a letto sono tranquillissima e lo era anche la replica a Francesco. Che fai? Ti inventi sfuriate inesistenti o si tratta di tue proiezioni? Guarda che io sono un’irascibile pacifica….e non è un ossimoro!<
    Eh, lo so, spesso e volentieri dove passano i “pacifici” e pacifisti resta una devastazione che neanche dopo un uragano:-).

    “Come dicevo sopra, non tutti i meridionali sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono meridionali. E non tutti gli islamici sono tagliatori di teste, ma tutti i tagliatori di teste sono islamici.-Ritvan”

    >Per niente d’accordo.<
    E te pareva!:-)

    >Primo, gran parte dei mafiosi di cui si legge comunemente sono meridionali<
    No, non “gran parte”. TUTTI. Non s’è mai sentito di un mafioso che si chiami Brambilla e discenda da gente nata e vissuta a Carate Brianza.

    >ma gli obiettivi mafiosi sono né più né meno che quelli che mettono in pratica i governi e le lobbies economiche, e quando il gioco si fa duro anche i metodi coincidono.<
    Vabbè, allora vuol dire che siamo tutti mafiosi, todos cabballeros, insomma. Che bella concezione del mondo!

    >Secondo, sui tagliatori di teste solo islamici non sarei troppo convinta. Hai sentito di Roveraro che l’hanno fatto a pezzi con la motosega?<
    Dopo morto e solo per comodità di trasporto. E poi non hanno consegnato il filmato ad Al Jazeera per diffonderlo in Mondovisione. C’è una bella differenza, se permetti.

    >Sai qual è la differenza? Che lui l’hanno ucciso per un AFFARE andato male e fatto a pezzi per cercare di sviare le indagini, nell’islam può darsi ti taglino la testa se vai lì a fare il prepotente con la pretesa di insegnare a vivere.<
    Sì, come fece un certo Enzo Baldoni, p.es.:-). O i diplomatici russi. O gli sciiti per i sunniti e viceversa…ma fammi il piacere, fammi!

    >Ritvan, a me il giochino che ci sono i popoli buoni e quelli cattivi ma che però i buoni e i cattivi ci sono da tutte le parti non dice molto.<
    Neanche a me, visto che non l’ho detto io. Ho detto che certi popoli oggi hanno in seno certi cattivi che sarebbe bene estirpare. Punto.

    >Mi sembra un’emerita stupidata chiamata in causa quando in realtà non si ha voglia di conoscere né le persone, né le culture, né i fenomeni storico-sociali che hanno determinato e determinano differenze comportamentali.<
    Se quello ti vuole tagliare la testa solo perché ti trovi nel suo paese, mi sembra che dovrebbe passare ogni voglia di conoscere “i fenomeni storico-sociali che hanno determinato e determinano differenze comportamentali”. Li vuoi sparare e basta. Come io sparerei a Max Loda se dovesse diventare il Novello Duce d’Italia.

    >O vuoi che ti si dica stupidamente che non tutti gli Albanesi e i Rumeni stuprano e prostituiscono le donne ma gli stupratori e i papponi sono Albanesi e Rumeni?<
    I papponi sì, con l’aggiunta dei nigeriani, però. Gli stupratori, come già detto a JZ, sono marocchini e rumeni. I delinquenti albanesi non stuprano, poiché è controproducente per gli affari:-) e gli albanesi perbene non stuprano perché la ritengono un’azione spregevole.

    >Non ti fa incazzare questa semplificazione?<
    No, se fatta correttamente, come ho fatto io. La verità non dovrebbe mai fare inkazzare il saggio. Il/la pacifico/a non so:-).

    >Ritvan, io ho provato a capire ciò che hai scritto, non so bene dove ma comunque “sopra”, ma se tu insisti ad accomunare la dignità della persona e il senso del rispetto alla tendenza a delinquere e ad una presunta omertà innata, come si fa a capirsi!<
    Non è “innata”, è solo culturale. E bisogna sbarazzarsene.

    >Dici che “Le cose sono un po’ più complesse e l'”onore” e il “rispetto” fanno per lo meno da collante”.

    Ho scritto di fattori comuni utilizzati per perseguire obiettivi differenti. Che vuoi dire tu? Che se si eliminassero il senso dell’onore e del rispetto si sconfigerebbe la mafia?<
    Se si eliminasse “un certo senso” dell’onore e del rispetto si farebbero grandi passi avanti nella lotta alla mafia. la sconfitta totale e definitiva non la garantisco:-), visto che dipende anche da altri fattori.

    >Stai comunque parlando di uomini d’onore vecchio stile.

    Il “collante” di cui parli tu si è già perso. La dignità della persona e il senso del rispetto sono molto diluiti in qualsiasi contesto, eppure la mafia (la ‘ndrangheta dalle mie parti) è più forte di prima….uccide di meno e fa molti più affari.<
    Non è vero, certe abitudini anche “diluite” (ammesso e non concesso che lo siano) funzionano egregiamente e continuano a fare da collante.

    >Comunque sia io non ho mai inteso parlare di mafia.<
    E te credo!:-).

    >Mi seccava solo, come mi secca sempre, la semplicioneria con cui si analizzano i comportamenti umani per ricondurli ad un’idea preconcetta.<
    Ma certo, siamo dei biechi leghisti, diffamatori del Sud:-).

    >Se passi ancora da qua sono disponibile a lasciarti l’ultima parola :-) qualsiasi cosa tu scriva, anche perché se non la smetto di mettermi al computer di notte, tra un po’ mi cacciano di casa.<
    Perché, fai molto rumore pigiando i tasti?:-)

    >Senza perdere la tenerezza” :-), ciao

    Cocco< Altrettanto
    Ciao

    Ritvan Dall’Ultima Parola:-)

  17. utente anonimo says:

    Lo so Kel che il tuo concetto di dignità, rispetto, cortesia, era più ampio dei miei piccoli esempi. Ma è anche dai minimi comportamenti, dalle sfumature, che si capisce con chi si ha a che fare.

    Non ci si può aspettare che una persona metta a rischio la propria vita per amicizia o per solidarietà o per la difesa di principi astratti quali rispetto, onore, dignità se già nel suo quotidiano è portato a dire : che si arrangi da solo, a me chi me lo fa fare.

    Aurora.

  18. utente anonimo says:

    Ritvan, Tomasi di Lampedusa ha scritto proprio frack, non frac.

    Aurora.

  19. utente anonimo says:

    Ah, Ritvan, ti volevo dire che non mi è mai capitato di andare al sud e dovermi pagare una bevanda o altro se ero in compagnia di un uomo e non ero tenuta a nessun contraccambio, per loro è normale offrire a una donna. Al nord sono un tantino più calcolatori.

    E ti volevo dire che su un autobus del sud, appena sale un anziano o una donna incinta,si alzano in contemporanea più persone, mentre sul metrò di Milano se se ne alza una è già tanto.

    Infine, per quanto possa sembrarti strano, è difficile che usino un vocabolario sconcio in presenza di donne. Diciamo che alcune tue barzellette non farebbero ridere proprio per niente, anche se per educazione, cortesia, comprensione delle altrui abitudini, magari ti farebbero un sorrisetto.

    Aurora.

  20. utente anonimo says:

    Aurora

    e chi ne dubita? l’unico problema è che quelle sono anche le terre della mafia et similia.

    Si può pensare che sia una semplice coincidenza ma non mi pare la tesi più ragionevole.

    Saluti

    Francesco

    PS io tutte quelle le cose le faccio, e aggratisse pure. Sono un economista, mica una sanguisuga, al massimo puoi darmi dello schizofrenico.

  21. utente anonimo says:

    Francesco, il rispetto e la cortesia al sud fanno parte della cultura in generale e quindi anche di quella mafiosa.

    Non si può equiparare il rispetto o la cortesia o l’onore o la dignità a una pistola, ad un’arma offensiva, come fate tu e Ritvan, e non si può neanche voler trovare in ogni frase di Kel, magari secondaria, un risvolto di medaglia, un affluente inafferente, e appiccicargli un discorso da connessione “casuale” anzichè “causale” pur di contestarlo in qualche modo.

    Rispetto dell’altro, e cortesia come elemento formale del rispetto, sono le basi della pace e dell’armonia, solo chi le vuole travisare le indica come espressione di un sottostante potere e correlativo timore, come anticipatori di uno scambio do ut des di stampo mafioso.

    Il sud si caratterizza poi anche per un forte senso della famiglia, della solidarietà parentale . E’ chiaro che anche nella delinquenza si transporrà lo stesso modello.

    Ma questo non vuol dire che “la famiglia” sia da connotarsi negativamente.

    Quanto all’idea della donna, ritengo che, in generale, al sud ci sia un maggiore rispetto per la figura femminile. Io non ricordo casi analoghi, per citare solo eclatanti esempi, a quelli di Bilancia e di Stevanin.

    Aurora.

  22. utente anonimo says:

    >Ritvan, Tomasi di Lampedusa ha scritto proprio frack, non frac. Aurora.<
    Ha fatto male.

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    >Ah, Ritvan, ti volevo dire che non mi è mai capitato di andare al sud e dovermi pagare una bevanda o altro se ero in compagnia di un uomo e non ero tenuta a nessun contraccambio, per loro è normale offrire a una donna. Aurora<
    Il paradiso delle donne scroccone, insomma:-). Ma non è che dipendeva dal fatto che tu fossi ospite?

    >Al nord sono un tantino più calcolatori.<
    No, forse dipende dal fatto che al nord ci sarà una pletora di donne emancipate che non si fanno scrupolo (e giustamente) a farsi offrire da bere dal primo masculo che gli capita e se uno dovesse prendere l’abitudine di offrire da bere a tutte andrebbe in rovina.

    >E ti volevo dire che su un autobus del sud, appena sale un anziano o una donna incinta,si alzano in contemporanea più persone, mentre sul metrò di Milano se se ne alza una è già tanto.<
    Evidentemente al sud non è ancora arrivata la civile abitudine di riservare dei posti nei mezzi pubblici – con tanto di figurine esplicative – per donne incinte, invalidi et similia. La donna incinta – e non semplicemente in sovrappeso, visto che ancora non disponiamo della vista a raggi X – non ha che da chiedere gentilmente che le sia ceduto il posto e l’occupante E’ TENUTO PER REGOLAMENTO a farlo. Vedi cara, anche Dio, l’Onnisciente, disse “Chiedi e ti sarà dato”, mica disse “Ti sarà dato senza chiedere”:-).

    Personalmente ho smesso di offrire il mio posto sui mezzi pubblici ai “derelitti dell’umanità” da quando un vecchietto rimbambito rispose così alla mia offerta: “Ma per chi mi prende, giovanotto, io sono perfettamente capace di stare in piedi”.

    >Infine, per quanto possa sembrarti strano, è difficile che usino un vocabolario sconcio in presenza di donne.<
    Certo, perché probabilmente lo fanno appena la gentile donzella dalle cosce e tette al vento avrà voltato le spalle. Contenta tu….

    >Diciamo che alcune tue barzellette non farebbero ridere proprio per niente, anche se per educazione, cortesia, comprensione delle altrui abitudini, magari ti farebbero un sorrisetto.<
    Ti riferisci a quelle sugli avvocati? Lo credo bene! A quelle latitudini nessuno si permette di ridere sugli avvocati, visto che essi sono notoriamente l’anello di congiunzione fra “gli uomini d’onore” e i comuni mortali. Quando non sono essi stessi “uomini d’onore”.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Dicevo prima che anche il posto riservato va chiesto con un minimo d’urbanità da chi ne ha diritto. Un giorno in metrò mi ero inavvertitamente seduto in uno di quei posti riservati e mi ero immerso nella lettura del quotidiano. Improvvisamente una mano mi abbassa bruscamente il giornale e mi mette sotto il naso un pezzo di carta lercio che aveva l’aria di una tessera d’invalidità. Il proprietario della mano (e del sudicio papiro) m’interpella bruscamente:”Alzati che mi devo sedere io che sono invalido”. Con la mia solita glaciale cortesia, senza muovermi di un millimetro replicai:”Invalido? In quale parte del corpo, di grazia? Ha forse perso quella parte del cervello in cui ha sede la cortesia e la buona educazione?” Furente – anche per i sogghigni divertiti degli altri passeggeri – l’energumeno diventò paonazzo e urlò:”Scendi con me alla prossima fermata e ti faccio vedere io!” (notare l’uso del “tu”, prego). Al che, sempre imperturbabile, risposi:”Ah, bene, un invalido che, poveretto, non può stare in piedi sulla metrò, ma non disdegnerebbe una scazzottata con un pezzo d’uomo come il sottoscritto. Mi dica buon uomo, così, per curiosità, quanto l’ha pagato quel falso e lercio certificato d’invalidità?”. Visto che gli sgignazzi si erano tramutati in sonore risate, il losco figuro si mise la coda fra le gambe e si eclissò.

  24. utente anonimo says:

    >Non tutti i meridionali sono antimafiosi, ma tutti gli antimafiosi sono meridionali. MM<
    Non mi risulta che p.es. Carlo Alberto dalla Chiesa fosse nato a Corleone o a Bagheria.

    >Parlo delle persone solitarie che negli anni, esigendo rispetto e agendo con cortesia, hanno difeso con orgoglio un pozzo d’acqua, o si sono rifiutati di vendere un amico, o hanno dato senza chiedere nulla.<
    Ah, ecco. Esclusi i servitori dello Stato e fieri combattenti contro la mafia, insomma.

    Non ho capito bene, invece, quella faccenda del “vendere l’amico”. Siccome il mercato degli schiavi non esiste più da tempo immemore, me la potresti spiegare un po’ più in dettaglio, per favore?

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    Che critico di letteratura !

    Quindi, secondo te, Tomasi di Lampedusa doveva scrivere frac, anziché frack, nel suo capolavoro.

    Ti dico Ritvan (leggere non serve solo a imparare i vocaboli) come reagirebbero Tomasi di Lampedusa, il Principe di Salina, e Tancredi sentendo il tuo appunto : un blando gesto della mano, e un distogliere lo sguardo da te, per guardare oltre. Nessuno ti direbbe che non sei “scic” ( tu cruschizzi anche “chic”), e neppure che sei, per loro, uno sciocc (cruschizzazione di “shock”).

    Aurora.

  26. utente anonimo says:

    >>Ma sarai stronzo a far finta di non capire!-CoccoEcco, adesso “la mia dignità della persona è stata offesa da qualcuno”. E, siccome nessuno/a dei paladini della “dignità della persona” che pullulano in questo blog sembra voglia prendere le difese della mia “dignità di persona”, mi tocca provvedere di persona, all’insegna del “chi fa da sé fa per tre” e applicare – senza reazioni sproporzionate, tipo Israele:-) – la legge del taglione, altra pregevole perla del Sud:-).

    Allora, ascoltami bene:”Stronza sarai tu!” –Ritvan< Ritvan, ho messo il silenziatore ai tasti, ho fatto la promessa da marinaio di non fare tardi e sono di nuovo qui…… non per alimentare questo dialogo tra sordi ma più che altro per chiederti se per caso ti sei offeso veramente per quella “stronzata”.
    Mi viene il dubbio. :-(

    Nell’ipotesi affermativa mi tocca chiederti scusa. In caso contrario direi che è meglio poiché significherebbe che sei capace di capire i contesti.

    Quanto al tuo rimando, io non mi offendo…….. che non significa che chiunque ed in ogni occasione può darmi della stronza.

    Già che ci sono e consapevole che hai diritto a dire anche quella dopo l’ultima:

    >Ecco perchè non bisogna parlare in astratto, bensì analizzare fatti concreti ed accertati.-Ritvan<
    Sono d’accordo su quest’affermazione ed era ciò che tentavo di fare. Solo che i fatti concreti su cui io ho puntato l’attenzione non erano quelli che rientravano nelle tue corde e non c’è stato verso di farti uscire dalle generalizzazioni sulla dignità della persona e la delinquenza organizzata.

    Adesso vado alla ricerca delle ultime sul conflitto in MO. Mi è sembrato di sentire in tv in tarda serata che Israele ha fatto fuori quattro inviati della forza di interposizione dell’ONU al confine con il Libano…..e non so se ho capito bene….i meridionali, oltre che mafiosi, sono anche rumorosi e casinisti…… ‘sti stronzi!

    Ciao

    Cocco

  27. utente anonimo says:

    >Quindi, secondo te, Tomasi di Lampedusa doveva scrivere frac, anziché frack, nel suo capolavoro. Aurora<
    Non “secondo me”. Secondo i vocabolari d’italiano. Sai, ti sembrerà strano ma anche i capolavori letterari dovrebbero essere tenuti al rispetto dell’ortografia. Dovrebbero.

    Ciao

    Ritvan

  28. utente anonimo says:

    >Ritvan, ho messo il silenziatore ai tasti, ho fatto la promessa da marinaio di non fare tardi e sono di nuovo qui…… non per alimentare questo dialogo tra sordi ma più che altro per chiederti se per caso ti sei offeso veramente per quella “stronzata”.

    Mi viene il dubbio. :-( < Dubbio più che legittimo:-) >Nell’ipotesi affermativa mi tocca chiederti scusa. In caso contrario direi che è meglio poiché significherebbe che sei capace di capire i contesti.<
    Massì, contestualizziamo pure!:-)

    >Quanto al tuo rimando, io non mi offendo…….. che non significa che chiunque ed in ogni occasione può darmi della stronza.<
    Dipende dal contesto, ovvio:-).

    >Già che ci sono e consapevole che hai diritto a dire anche quella dopo l’ultima:<
    E’ una mia prerogativa sancita dal CPK:-)

    “Ecco perchè non bisogna parlare in astratto, bensì analizzare fatti concreti ed accertati.-Ritvan”

    >Sono d’accordo su quest’affermazione ed era ciò che tentavo di fare. Solo che i fatti concreti su cui io ho puntato l’attenzione non erano quelli che rientravano nelle tue corde e non c’è stato verso di farti uscire dalle generalizzazioni sulla dignità della persona e la delinquenza organizzata.<
    Ognuno riporta i fatti che ritiene opportuni, se permetti. Io più che ai mafiosi veri e propri mi riferivo ai fiancheggiatori e agli omertosi. Ma, scusa, come spiegheresti ad un marziano il fatto che Bernardo Provenzano abbia fatto il “latitante” a due passi da casa sua per 40 anni? Ah, già, era protetto da Andreotti:-).

    >Adesso vado alla ricerca delle ultime sul conflitto in MO. Mi è sembrato di sentire in tv in tarda serata che Israele ha fatto fuori quattro inviati della forza di interposizione dell’ONU al confine con il Libano…..e non so se ho capito bene….i meridionali, oltre che mafiosi, sono anche rumorosi e casinisti…… ‘sti stronzi!<
    Eh, no, stavolta:-) la meridionale ha sentito giusto. Evidentemente gli israeliani non volevano passare per “razzisti” (derivante da “razza”, non da “razzo”:-) ) e, visto che i cari hezbollah avevano precedentemente fatto fuori 4 arabi musulmani in Israele e visto che trovare degli ebrei in Libano per restituire il “favore” era difficile, hanno pensato bene di far fuori 4 biechi occidentali, tanto per Nasrallah ebrei o occidentali fa lo stesso:-).

    >Ciao

    Cocco<
    Ciao

    Ritvan

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