Reagan d’Emilia

Una decina di anni fa, in televisione, vidi un sorridente Gianni Agnelli proclamare quella che sarebbe diventata una frase famosa: "certe riforme di destra può farle meglio la sinistra".

L’espressione ha un senso immediato e ovvio. Se Berlusconi avesse deciso di licenziare diecimila insegnanti iscritti alla CGIL, avrebbe suscitato un movimento di protesta di milioni di persone. Se per avventura Prodi dovesse fare la stessa cosa, gli basterebbe probabilmente minacciare gli stessi insegnanti con l’imminente "ritorno di Berlusconi" per ottenerne le dimissioni volontarie.

Ma in questi giorni, cogliamo un aspetto diverso della sentenza di Agnelli.

Come saprete, il centrosinistra, guidato dal ministro Bersani, sta conducendo un’aggressiva riforma contro un certo corporativismo tipicamente italiano. Ovviamente, Prodi non tocca i grandi ordini dei notai o degli avvocati, né gli interessi delle assicurazioni o delle banche. Colpisce invece alcune categorie che sono costituite per definizione da piccoli individui: i tassisti e i farmacisti.

Le "riforme di sinistra" avevano, una volta, la caratteristica di costringere il capitale a venire a patti con gli esseri umani, contro la stessa logica dell’economia. Concedendo ad esempio le otto ore lavorative, o la parità di diritti tra uomini e donne.

Questa riforma va nel senso esattamente opposto, sostituendo l’individuo con il capitale. Domani, grazie all’onorevole Bersani, io, traduttore di manuali tecnici, avrò il diritto di comparmi un taxi. Con la stessa libertà, però, una finanziaria potrà acquistarne diecimila, farli guidare da cooperative di senegalesi precari, e mandare in rovina non solo me, ma anche i tassisti storici, oltretutto indebitati a vita per l’acquisto di licenze ormai inutili.

Non sto cercando di dire che questa particolare riforma sia sbagliata. Né intendo difendere l’esistenza di quei particolari privilegi (spesso ereditari) di cui godono figure sociali come i tassisti e i farmacisti.

Quello che è interessante è che il loro status privilegiato è legato a condizioni che hanno qualcosa di poco capitalistico.

E’ difficile diventare farmacista o tassista, ma una volta che lo si è diventati, si gode di una forma particolare di protezione; non è permessa l’accumulazione di mezzi di produzione – nessuno può possedere una catena di farmacia o una flotta di taxi; e si è obbligati a fornire una serie di servizi in maniera anche antieconomica: nel caso specifico dei farmacisti, ad esempio, la competenza, una diffusione regolata sul territorio, la detenzione obbligatoria di almeno il 90% delle specialità in commercio.

Margaret Thatcher e Reagan si sono fatti un nome, combattendo contro i privilegi corporativi o sindacali, in nome del libero flusso del capitale.

Questa, da allora, è l’idea forte della destra: mobilitare i non garantiti contro i garantiti, i pony express contro i minatori sindacalizzati, i viaggiatori contro i controllori di volo, i consumatori contro i negozianti, e trasformare così l’egalitarismo di massa in una forza a sostegno della delocalizzazione o dei centri commerciali.

Ma in Italia, la destra non può osare nulla del genere. Perché la sua forza elettorale sta nella "gente che lavora", cioè proprio nei tassisti, nei farmacisti, nei piccolissimi imprenditori, nei corporativi insomma, che nessun candidato si giocherà mai per realizzare grandi riforme.

Il centrosinistra, invece, non ha questo problema. Il suo elettorato è sostanzialmente diverso. La parte intellettuale ha un istintivo disprezzo per i bottegai. La parte popolare ritiene di avere tutto da guadagnare da un mondo con più centri commerciali e meno negozietti di quartiere.

Ecco che solo la sinistra può permettersi di introdurre il reaganismo militante in Italia.

In fondo, è quello che succede già nella Roma veltroniana, che ha affidato la sicurezza della metropolitana a una ditta israeliana, e che ha fatto aprire decine di giganteschi centri commerciali.

E forse riusciamo a capire meglio la spaccatura radicale della Confindustria, tra la base greve e rumorosa dei piccoli che sostengono con urlante fervore Berlusconi, e il lucido vertice, che ha dato il proprio appoggio al centrosinistra.

Purtroppo, la destra è troppo analfabeta per scrivere la storia di questi processi; e la sinistra troppo complice per farlo.

P.S. Pare che alcuni mesi prima delle elezioni, sia stata costituita una grossa società denominata Fiat Autotrasporti, che non ha ancora definito la propria ragione sociale. Qualcuno ipotizza – non so se a ragione – un legame sia con la riforma Bersani, sia con la svolta prodiana della Confindustria e del Corriere della Sera. "Legame" ovviamente non significa un automatico rapporto di causa ed effetto.

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76 Responses to Reagan d’Emilia

  1. Poco da aggiungere, o meglio, niente, se non prendere ispirazione per qualcosa di simile. Ciao!

  2. utente anonimo says:

    Miguel,

    siccome mi sei molto simpatico e ti voglio bene (telematicamente) e gestisci un blog veramente gradevole, voglio darti un consiglio:

    quando commenti leggi, direttive ecc. smettila di leggere i siti di sinistra alternativa e leggiti i testi delle leggi.

    sennò diventi come beppe grillo.

    non vale la scusa “ah ma non sono un tecnico”.

    uno che legge kar in lingua originale, sicuramente è in grado di capire il decreto sulla competitività.

    nel tuo post ho trovato almeno 5 palesi minchiate. una è questa:

    “Prodi non tocca i grandi ordini dei notai o degli avvocati”

    in effetti il decreto abolisce le tariffe **minime**, e questo non rende molto felici avvocati e notai (e nemmeno gli altri professionisti)

    per i notai il decreto stabilisce che l’autenticazione degli atti e delle dichiarazioni di cessione delle automobili (in generale dei beni mobili registrati) possono essere richieste (gratis) agli uffici comunali.

    ti sembra che i notai siano contenti di questa novità?

    per le altre ehm, imprecisioni, fai una cosa di sinistra: leggiti il decreto (la norma sui tassisti è l’art. 6)

    http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=41895&idCat=54

    roberto

  3. utente anonimo says:

    ah, vorrei aggiungere una nota di colore: la lotta contro la liberalizzazione dei taxi è storicamente un cavallo di battaglia della destra. a livello di unione europea, ci sono tre interrogazioni parlamentari.

    la prima è del 12 febbraio 2003, di Francesco Speroni che chiedeva alla Commissione europea(interrogazione scritta P-0433/03), “Può la Commissione precisare perché un dentista parigino può esercitare la sua attività a Milano, mentre non può fare altrettanto un tassista parigino?”, lamentandosi, immagino di una scarsa liberalizzazione del mercato dei servizi dei taxi.

    le altre due interrogazioni parlamentari sono di due deputate di AN (moscardini 1998 e angelilli 1998), che si lamentano rispettivamente della liberalizzazione delle licenze dei taxi romani e lussemburghesi (non conosco la vicenda romana, per il Lussemburgo si trattava di un raddoppio del numero delle licenze che ad angelilli non era piaciuto)

    questo vuol dire poco: è possibile che una lotta sia giusta anche se è un cavallo di battaglia della destra. ma immagino che in certi ambienti dire che la pensi come due parlamentari di AN non sia molto facile

    roberto

  4. utente anonimo says:

    Ciao Miguel, bentornato.

    stavo leggendo i giornali iraniani sull’internet ed ho trovato una notizia curiosa:

    “da oggi, per decreto governativo, i taxi devono applicare le nuove tariffe ed usare il tassimetro e lasciare la ricevuta se lo chiedo il cliente.”

    Insomma una “regolamentazione” anche in Iran per i taxi.

    mi è sembrato strano la coincidenza.

    reza

  5. utente anonimo says:

    Miguel

    hai una concezione tipicamente intellettuale e politica, direi marxiana, dell’economia, intesa come scienza sociale.

    Invece temo che ci siano dei risultati acquisiti e veri, che non possono essere sottoposti a giudizi del tipo: destra-sinistra o capitale-lavoro.

    Tu cerchi di incitarmi a votare Veltroni ma non ci riuscirai, se non altro perchè lui sta a Roma e io a Milano.

    In ogni caso. quello che volevo dirti è che i piccoli imprenditori non sono una corporazione per mancanza

    1) di spirito di corpo

    2) di possibilità di manipolare il mercato a proprio vantaggio

    3) di norme che li tutelino dal “selvaggio mercato là fuori”

    Infatti sono i grandi imprenditori che stanno attenti a scegliere le liberalizzazioni, quelli piccoli (se avessero un cervello) ne sarebbero entusiasti.

    Ciao

    Francesco

  6. AndreaYGHPSA says:

    Bellissima analisi – come sempre-! Andrea

  7. caro miguel:

    “Ovviamente, Prodi non tocca i grandi ordini dei notai o degli avvocati, né gli interessi delle assicurazioni o delle banche”

    non è assolutamente vero, anzi, possiamo ben dire che le norme su farmacisti e taxi sono quelle più blande, quell più forti sono per avvocati, banche ed assicurazioni.

    scardinare la scarsa mobilità sociale ed il classismo (le famiglie e le licenze taxi che si ereditano di padre in figlio) è di sinistra. aumentare il potere di acquisto degli stipendi facendo diminuire i costi di servizi, farmaci… è di sinistra. combattere le rendite di pochi a beneficio di molti è di sinistra. tra cinque anni li povero pagherà meno per le bollette, meno per i farmaci, meno per l’assicurazione… e il farmacista, il finanziere, il banchiere, guadagneranno un po’ di meno… questa è redistribuzione del reddito, non è forse di sinistra?

    su reagan caschi un po’ nello stereotipo costruito dai liberalconservatori, l’esempio calzante sarebbe la tatcher o blair, come vedi non è una questione di colore politico…

    ciao ciao

    supramonte

  8. Complimenti Miguel,

    trovo la tua interpretazione impeccabile.

    Notevole l’accenno al tentativo di usare le liberalizzazioni per mettere i cittadini-consumatori (altra figura sociale fittizia, o di comodo…), gli uni contro gli altri…

    Certo, anche la tua è un’interpretazione dei fatti… Ma qual è l’interpretazione alternativa? Che un bel bagno di liberismo farà bene a tutti…

    E qui mi permetto di rinviare al mio post di oggi… (carlogambesciametapolitics.blogspot.com)

    Grazie di tutto.

    Un amichevole saluto,

    Carlo G.

  9. utente anonimo says:

    Non è corretto che i consumatori siano una figura sociale fittizia.

    E’ ben vero che sono una figura parziale e si dovrebbe valutare quanto i benefici dei consumatori compensino i danni dei produttori, visto che poi sono le stesse persone.

    E qui interviene il carattere inclusivista del capitalismo e quello esclusivista delle regolazioni, corporative o socialiste che siano.

    L’unico dubbio è al capacità di Prodi di tenere duro, agendo sulla leva repressiva contro una corporazione abituata all’impunità e disperata. Io spero in bene.

    Francesco

  10. Ste65 says:

    Confermo che, in effetti, il decreto Bersani tocca anche gli avvocati, avendo abolito i minimi di tariffa, ed è stato anche introdotto il principio che si può commisurare la parcella al risultato ottenuto, cosa che apre la strada al cosiddetto “patto di quota lite”, prima vietato.

    Visto che sono del ramo, devo dire che ho qualche dubbio sul fatto che ciò possa portare ad un effettivo abbassamento delle parcelle per i consumatori (negli USA, dove non esistono tariffari e il patto di quota lite è normale, le parcelle degli avvocati sono le più alte del mondo).

  11. utente anonimo says:

    E’ vero che il decreto Bersani ha apparentemente “toccato” gli avvocati, ma si tratta di un’operazione di facciata. Gli avvocati che assistono banche, assicurazioni, gruppi industriali ed enti publici o iscritti a sindacati ed associazioni di categoria lavorano già al di sotto dei minimi tariffari, compensando la forfettizazione degli onorari con la quantità di incarichi affidati. Per inciso questi avvocati non sono stati scelti “a caso”, ma esclusivamente in seguito a segnalazioni più o meno aggressive da parte di potentati politici e/o finanziari.

    L’abolizione dei minimi tariffari andrà ad interessare i piccoli studi, quelli che vanno avanti con il passaparola tra clienti soddisfatti. Si tratta, peraltro, della maggrioranza degli avvocati. Tuttavia non si può certo pensare che il “piccolo cliente” prima di affidare un incarico professionale ad un avvocato si metta a bandire un concorso per la determinazione dell’offerta più bassa.

    Insomma, si tratta di una riforma di carta.

    Giuseppe

  12. utente anonimo says:

    Un modo concreto e soprattutto coraggioso di toccare gli ordini importanti avrebbe potuto essere proprio l’abolizione degli ordini stessi (vedi avvocati, ingegneri, medici…).

    Iris

  13. kelebek says:

    Per Roberto e Supramonte,

    Grazie delle correzioni di tiro e delle precisazioni.

    Più che giusto il concetto, “andate a vedere la legge”.

    Sono sicuro, poi, che certe strutture corporative andrebbe drasticamente riordinate.

    Al limite, non intendo nemmeno dire che la riforma Bersani sia “sbagliata”, perché questo sarebbe un discorso complesso.

    Quello che intendo dire, e ripeto, è che si tratta di una riforma di destra. Esattamente come sarebbe di destra una riforma che permette l’apertura ovunque di grandi centri commerciali, distruggendo così i negozi di quartiere.

    Il fatto di risparmiare dei soldi al consumatore non è di per sé di “sinistra”. Infatti, anche la flessibilizzazione del lavoro dipendente, ad esempio, diminuisce i costi di lavoro e quindi si potrebbe tradurre in risparmio per i consumatori.

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    Miguel,

    non vorrei fare il guastafeste (*), ma, innanzitutto, come ti ho detto nel post n. 3 la battaglia contro la liberalizazione delle licenze è stata storicamente portata avanti da AN, e quindi leggere sul tuo blog che la liberazione in questione è “di destra”, mi stupisce un po’ (e forse meriterebbe un’analisi un po’ più approfondita).

    ma il punto è un altro: invece di mettere l’etichetta (destra, sinistra, sossa nera, gialla a pallini blù), non è

    molto più rilevante vedere se la riforma è effettivamente qualcosa di buono o no? perchè se pure fosse di “destra”, ma fosse positiva, beh, chi se ne impipa che è di destra?

    facciamolo questo discorso complesso!

    roberto

    (*) pietosa bugia

  15. utente anonimo says:

    ah, un’altra cosa, un po’ off topic: secondo la vulgata del xxi secolo “grande” e “veloce” sono di destra, piccolo e lento (e tradizionale) di sinistra.

    alta velocità = destra (l’avessero chiamato “trenino tradizionale panoramico”, l’avrebbero già costruito)

    fast food = destra

    grandi centri commerciali = destra

    negozietto all’angolo = sinistra (pure se depreda la vecchietta della magra pensione)

    pajata = sinistra (pure se ti fa morire di colesterolo peggio del mc donald)

    a me invece pare che il mito delle radici, il culto della tradizione, la sacralizzazione della natura (che incidentalmente ale nostre latitudini non ha niente di naturale), l’idea del “piccolo bottegaio erede della cultura rinascimentale” siano concetti tipicamente di destra

    ciao e forza italia

    roberto

  16. utente anonimo says:

    in effetti, che il carissimo pizzicagnolo all’angolo, untuoso con le vecchiette piene di soldi, sia di sinistra fa un pò ridere.

    certo il supermercato con gli appalti alle pseudocooperative per le pulizie et similia, non è molto di sinistra neppure lui.

    credo che di sinistra rimanga solo il cascinale isolato ed autosufficiente, con dentro tre ex-fricchettoni di 65 anni in attesa che l’erba cresca abbastanza da fumarsela.

    Francesco

  17. kelebek says:

    Per Francesco,

    riflessioni interessanti le tue…

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    Quoto tutto.

    Alcune precisazioni:

    A)Il bottegaio strozzato dalla grande distribuzione? Può darsi, soprattutto chi ha inizato in tempi recenti.

    Però,a costo di sembrare populista; ricordo con disprezzo quando l’invasione dei Supermarket non c’era ed i succitati “martiri” si son costruiti megaville con i soldi dei consumatori, approfittando della scarsa concorrenza.

    Forse mi spiace per gli ultimi arrivati, ma gli altri, per quel che mi riguarda, si sono arricchiti fin troppo…

    B) i Taxi in Italia son cari da far schifo, in proporzione al costo della vita.

    Debbo piangere anche per i taxisti?

    C) Su Destra e Sinistra han già detto altri,e condivido praticamente tutto.

    Anche la tua osservazione è molto interessante (ovvero non sempre Risparmio per il consumatore = Sinistra).

    Solo che, sinceramente, non so quanto queste liberalizzazioni si possano inserire nel esempio da te citato.

    JZ

  19. utente anonimo says:

    AVANTI MIEI …………..PROODIIII!!!!!

    MADE IN ITALY,

    aurora.

  20. utente anonimo says:

    Francesco, il pizzicagnolo è ” carissimo ” perchè non può comprare in grandi quantità come le grandi catene. Inoltre, ha meno possibilità di ammortizzare l’invenduto. E se non vende, deve recuperare da qualche altra parte la perdita. Potrebbe fare a meno di comprare i prodotti che vende meno, ma ciò andrebbe a scapito della varietà di scelta del consumatore, che così va dove ci sono più prodotti. E’ un circolo vizioso. Vero che negli anni passati hanno i bottegai si sono ingrassati. Anche se lavoravano molto. Ma negli utimi tempi mantenersi a galla è molto difficile.

    Una Maria José parente di negoziante.

  21. utente anonimo says:

    maria josè

    ha ragione.

    i piccolo negozianti cari molto cari sono forse destinati a sparire per via delle grandi catene di distribuzione che tuttavia aiutano molto a far quadrare i bilanci.

    Ma con questa rivoluzione inarrestabile i centri storici delle città decadono, spariscono i residenti a tutto vantaggio di turisti, gente ricca o gente poverissima, botteghe di lusso di altro tipo.

    Se scompaiono le botteghe di alimentari scompaiono o si impoveriscono anche i quartieri.

    Ma sembra non esserci una terza via. Peccato!

    maria

  22. utente anonimo says:

    Il dibattito su che cosa sia di destra e cosa di sinistra mi appassiona assai poco. Se prprio ci pensate bene, qualsiasi cosa può essere sia di destra che di sinistra (tranne forse che per la cocaina e l’erba, le ultime due bandiere storiche rimaste rispettivamente di destra e di sinistra).

    Personalmente le considero categorie inutilizzabili da almeno un ventennio, salvo che come vuoti collettori di voti.

    Ale

  23. utente anonimo says:

    Maria, forse non spariranno del tutto.

    Si specializzeranno, puntando su prodotti particolari, che però saranno necessariamente cari. O comunque non bassi come i supermercati.AD ogni modo saranno per forza di cose pochi.

    Riguardo all’ultima parte, è verissimo. Dio, che tristezza, passeggiare per Firenze, Bologna e non trovare una salumeria, o un fruttivendolo. L’ ultima volta che sono stata a Firenze non c’era un piccolo negoziante in quasi tutto il centro storico. Ma questo dipende anche dagli affitti dei locali, che come vengono mantenuti alti sono alla portata solo di chi può contare su grandi marigini di guadagno, come i negozi della moda e del lusso.

    MJ

  24. utente anonimo says:

    Le nostre città si stanno americanizzando anche in questo.

    Grandi, grandissimi negozi aperti sempre anche di notte e tutti contenti.

    certo fa piacere trovare qualcosa anche alle 11 di sera ma le città sono come le persone se qualche volte non riposano diventano brutte.

    Firenze, la sera verso le 11 , perlomeno nel centro è come una vecchia signora esausta con il trucco disfatto.

    Non sono una nostalgica di nulla ma vedere come il turismo di massa travolge tutto è penoso.

    Certo non posso auspicare il ritorno all’ottocento quando viaggiavano soltanto i gran signori, ma sapere che a Firenze come a venezia si sosta anche per alcune ore, per un giro in torpedone, fa male al cuore, e anche al naso, perchè a volte le piccole grandi città d’arte come Firenze per esempio non ce l afanno a smaltire le migliaia e miglia di persone che ogni giorno sbarcano nel suo centro storico.

    Sostano per ore in file lunghissime per vedere il davide di michelangelo e mentre aspettano scrivono sui muri prossimi all’accademia i loro nomi e le loro dediche…ma nessuno grida alla profanazione come quando c’e stata la tenda dei somali in piazza del battistero.

    Tempucci:-(

    maria

  25. utente anonimo says:

    sono d’accordo con ale e sul supermercato di destra/botteghina di sinistra, vai con l’aneddoto del giorno:

    allora, qualche giorno fa leroy merlin (mega catena francese di supermercati di bricolage) ha aperto una sede a giugliano, uno dei paesi a più alto tasso di camorra e disoccupazione del napoletano.

    ora hanno assunto un mare di gente (compresi alcuni miei amici, uno dei quali disoccupato da due anni) con **contratto a tempo indeterminato**

    salvatore ‘o mariuolo(*), che gestiva da ormai trentanni una botteghina a giugliano, insieme a due garzoni senza contratto (assunti da leroy) si trova nella cacca

    è destra questa? e se anche fosse (cosa che personalmente non credo) è utile sapere che “è destra” ?

    roberto

    (*) nome di fantasia

  26. utente anonimo says:

    Invece a me interessa molto cosa sia di sinistra e cosa sia di destra, ma non come etichetta tipo fare la doccia o il bagno in vasca, il te o il caffè, fumare erba o non fumare, il post di miguel su bersani è interessante perchè forse senza volerlo pone il tema di chi rappresenta chi. Cosa ancora attuale molto attuale al di là delle etichette.

    Non so lprevedere l’esito del decreto bersani, capiremo meglio tra un anno o due, nel senso di vedere cosa ci ritornerà nelle tasche e nella vita di tutti i giorni, i taxi costeranno meno? il pane sarà ancora buono e costerà meno? e anche i prodotti da banco in farmacia cesseranno di costare oro quanto pesano?

    maria

  27. utente anonimo says:

    >è utile sapere che “è destra” ?< Ecco, è questo il punto, sono d’accordo con Roberto. Non dico che discutere, da un punto di vista culturale, degli “stili” di destra o di sinistra sia inutile. E’ sicuramente interessante capire come e perché chi si definisce in un modo anziché in un altro si comporta di fronte ai “segni” della propria cultura, in che modo si stratificano i riferimenti nelle coscienze, come ci si costruisce una mitologia personale. Però, di fronte all’aneddoto riportato da Roberto, credo sarebbe meglio fare tabula rasa di categorie politicamente dannose (destra/sinistra), analizzare il fatto, capire se sia utile o nocivo, capire perché è utile o nocivo, vedere eventualmente se la sua utilità istantanea possa nascondere una traiettoria a lungo termine drammatica, o viceversa. E cosa potrebbe essere utile fare, sul piano politico, per trovare una soluzione. A naso, non mi sembra che i commentatori abituali del blog siano dei gran ricconi: alzi la mano chi di voi non è mai andato a fare la spesa in un centro commerciale, ancorché obtorto collo, magari meledicendo i prezzi bassi che ce lo rendono così conveniente. Sono, purtropopo, le contraddizioni del tempo in cui viviamo. Ale

  28. utente anonimo says:

    Io ho un criterio per stabilire cosa sia destra e sinistra. ve lo partecipo:-)

    E’ di sinistra qualsiasi cosa che introduca nella vita collettiva nuove dosi di giustizia sociale.

    Da lì poi si possono dispiegare tutti gli stili che ognuno preferisce.

    maria

  29. utente anonimo says:

    e cosa è “giustizia sociale” maria? gennaro ‘o mariuolo in rovina in cambio di 150 posti di lavoro è giustizia sociale?

    il fatto che i tassisti dovranno lavorare di più per mantenere il loro salario e che la vecchietta possa prendere ogni tanto un taxi è giustizia sociale?

    non sono domande retoriche, non lo so.

    la chiave è, prendo in prestito da ale, “capire” come funzionano le cose, ed un buon primo passo è leggere, ad esempio, il decreto bersani (o per fare un esempio che personalmente mi sta a cuore, la direttiva bolkestein) senza aspettare che beppegrillo o forumperlalibertadeipopoli lo facciano per noi

    roberto

  30. utente anonimo says:

    >E’ di sinistra qualsiasi cosa che introduca nella vita collettiva nuove dosi di giustizia sociale< Perché? Cioè, chi l’ha detto? E sopratutto: è necessaria la deinizione? Io la trovo addirittura dannosa. Tra l’altro, in un mondo interdipendente, la “giustizia sociale” è una noziona ambigua. Per esempio, i capi d’abbigliamento costano molto meno da quando sono prodotti in Cina. Posso andare alla Upim e comprarmi un abito in lino per cento ottanta euro, mentre dieci anni fa un abito in lino costava quasi ovunque più di duecento mila lire. Per tutti coloro che hanno uno stipendio basso è stata introdotta sicuramente una piccola dose di giustizia sociale in più. Ma si può dire che per i cinesi sia la stessa cosa? E per i lavoratori tessili in mobilità? Ale

  31. good!

    non completamente d’accordo su quello che dici e assolutamente in disaccordo sul perchè, a mio parere, lo dici (ricordi le nostre discussioni in campagna elettorale?) ma articolo molto buono.

    se non l’hai letta, ti consiglio di leggere l’ultima intervista di Marcos, potresti trovarci qualcosa di molto attinente con il tuo post.

    saluti

  32. utente anonimo says:

    Da kattivo kapitalista noto con piacere che il mercato riesce a gestire al complessità, mentre il popolo di sinistra ci affoga.

    Intanto milioni di cinesi sgobbano come pazzi per paghe da fame invece di morire di fame e in occidente i salari tornano ad allinearsi a quelli dei pari ruolo nel resto del mondo. Miguel, nelle tue infinite letture hai qualcosa su questo tema?

    Francesco

    PS fare la fame non è la prova che si è di sinistra.

  33. ti cito un pezzettino dove il Sup parla della Sinistra messica:

    “La proposta di López Obrador è fare uno Stato nuovo, cioè l’altro è

    già distrutto: lui non pensa di tornare allo Stato priista, al

    populista e tutto questo; dice che le cose vanno male, che quello di

    cui c’è bisogno è di un altro che non tocchi i fondamenti del sistema

    capitalista; uno Stato moderno che amministri questa crisi per

    mantenere le cose dentro l’alveo; è la stessa proposta di Lula in

    Brasile. Ma il grande capitale dice che non c’è problema; i gringos,

    che sono quelli che comandano in questo paese, il Dipartimento di

    Stato statunitense, dice che non c’è problema; le banche dicono che

    non c’è problema, Slim dice che non c’è problema”

    X francesco: scusami ma chi ha detto che la Sinistra è contro il capitalismo? mah!

    io , sono socialdemocratico (sinistra giusto?) e non sono contro il capitalismo, semplicemente non ne faccio un dogma (e sono contrario ad invocare qualunque società “finale” a cui l’uomo dovrebbe ortodossamente tendere) … se vi è bisogno di intaccarlo (il capitalismo) per l’interesse sociale ed individuale per me va bene intaccarlo , se non vi è bisogno…. bene lo stesso.

    saluti e scusate l’intrusione

  34. utente anonimo says:

    Il Sindacato Unico di Polizia che parla del programma della sinistra messicana?

    Francesco

  35. utente anonimo says:

    ah già, “il mercato” è di destra (come il cheeseburger)

    roberto

  36. utente anonimo says:

    scusate se ci ritorno ma la faccenda è interessante.

    allora abbiamo miguel che scrive:

    ” si tratta di una riforma di destra”

    e intanto su repubblica si legge:

    “Accolto da cori “Duce, Duce”, l’ex ministro alle politiche agricole Gianni Alemanno ha fatto un ingresso trionfale tra i tassisti in sciopero appena giunto al Circo Massimo, luogo della protesta. Faremo di tutto affinchè la liberalizzazione delle licenze dei taxi non passi – ha detto il deputato di An e leader della minoranza in Campidoglio – perchè è una vergogna”

    posto che resto dell’idea che sia inutile sapere se è una riforma di destra o di sinistra, ma chi ha ragione miguel o “duce duce”?

    roberto

  37. utente anonimo says:

    la giustizia sociale ha poco a che vedere con gli abiti di lino, essa ha a che vedere con il reddito, la cultura, le opportunità di partenza, e tante altre cose…

    E’ evidente che oggi tutti stanno meglio di ieri per lo sviluppo economico che c’è stato ma troppi ancora restano fuori o restano dentro in modo piuttosto miserevole rispetto ad altri.

    A me pare tanto chiaro:-)

    E la Cina che c’entra?

    Io ho enunciato un criterio generale, se vogliamo approfondire bisgona scrivere molto di più, mi pare del tutto ovvio.

    maria

  38. utente anonimo says:

    Roberto, però non credo che il grande supermercato abbia messo sul lastrico ( o in difficoltà ) solo Gennaro o marioulo. Oppure nemmeno il supermercato andrà avanti per molto. Ad occhio e croce la grande catena di distribuzione dovrebbe avere messo in crisi quao o cinque Gennaro o mariuolo, quattro o cinque fruttivendolo, altri quattro o cinque macellai, e poi negozi di casalinghi, di bricolage, fioristi.E ci saranno altri negozi che magari non entreranno in crisi , ma vedranno un certa diminuizione del loro reddito, che li porterà a maggiore precarietà.

    Da come lo presenti tu , il problema parrebbe risolto. Sarebbe più di sinistra il supermercato.E invece, ” non è semplice come sembra ”

    Mj

  39. utente anonimo says:

    cara MJ,

    io sono perfettamente d’accordo che “non è semplice come sembra”, ed evidentemente non mi sono spiegato bene.

    io non dico che il supermercato sia “di sinistra”, perchè

    1. non lo so

    2. non mi interessa

    io voglio solo attirare l’attenzione degli onorevoli frequentatori di qusto blog su una cosa che per me è il Male con la emme maiuscola.

    Mi riferisco al fatto che una certa parte della sinistra (che sciaguratamente è anche al governo, ma era inevitabile) ha delle posizioni assurde su alcuni temi. evvabé, non è un dramma.

    il dramma infatti, non è l’assurdità in sé, ma il fatto che l’assurdità derivi da una valutazione del tutto aprioristica di questi temi.

    l’esempio di partenza era la liberalizzazione delle licenze dei taxi. ora, basta usare la parola “liberalizzazione” per qualificare automaticamente la misura come “di destra” (miguel non è ovviamente l’unico, anzi ci cita correttamente la fonte che gli ha ispirato il post).

    basta scendere in piazza per essere considerati “buoni” (e chi se ne frega se la normativa in materia di sciopero viene usata come carta igienica)…a meno che naturalmente non si tratti di forza nuova per i quali il diritto di manifestazione non vale

    basta essere “multinazionale” per essere il demonio

    questo è un modo di fare (anti)politica che trovo insopportabile e veramente, pericolosamente dannoso

    è più chiaro ora?

    roberto

  40. kelebek says:

    Per Roberto,

    Guarda che “Duce Duce!” ha molto di italiano, e molto poco di “destra”.

    E’ esattamente il motivo che dicevo, per cui una riforma di “destra” non la può fare quella cosa che si chiama “centrodestra”.

    Miguel Martinez

  41. utente anonimo says:

    Roberto, il senso generale del tuo discorso lo avevo afferrato.

    Ho voluto solo inquadrare meglio il tuo esempio, perchè altrimenti sembrava troppo semplice.

    Peril resto, sono d’accordissimo con te. Figurati, io sono tra quelli che nel primo governo Prodi pensava che la sinistra dovesse occuparsi anche del cdd ” popolo della partita Iva ” perchè molti di loro potevano essere un buon esempio e non dovevano essere vessati a priori in modo quasi ideologico.

    Mj

  42. utente anonimo says:

    @Roberto:

    >il fatto che i tassisti dovranno lavorare di più per mantenere il loro salario e che la vecchietta possa prendere ogni tanto un taxi è giustizia sociale? < Il fatto che a Pavia, considerato anche il costo della vita, usare un Taxi mi costa più che a Londra è “Giustizia Sociale”? Di certo non per me se deve prenderlo mia madre per andare in ospedale… @MariaJosè: da un punto di vista diverso abbiamo detto le stesse cose JZ

  43. utente anonimo says:

    caro JZ,

    se leggi gli altri miei post capisci come la penso sulle licenze dei taxi (non voglio ingombrare inutilmente questo spazio ritrascrivendoli)

    ciao

    roberto

  44. utente anonimo says:

    miguel (n. 40),

    ce li vedi un gruppo di operai accogliere qualcuno in fabbrica al grido di “duce duce”?

    suvvia, non scherziamo…

    roberto

  45. utente anonimo says:

    ultimo.

    per quelli che dicevano che la riforma non tocca gli avvocati, o è una riforma di carta….rullo di tamburi…. 12 giorni di sciopero degli avvocati!! olé

    roberto

  46. kelebek says:

    Per Roberto, commento n. 44,

    Non capisco il tuo discorso. A parte che oggi la Lega è il primo partito operaio al nord; a parte il fatto che la cosiddetta “estrema destra” in Francia, Austria, Inghilterra, ecc. è più forte tra gli operai che tra qualsiasi altro ceto…

    Il problema comunque sta nel termine “destra”: molti hanno giustamente segnalato qui quanto sia ambiguo.

    Nel senso che intendo io (ma ne esistono anche di altri), “destra” vuol dire adesione al libero flusso del capitale e dominio degli interessi economici su quelli umani.

    In questo senso, il fascismo – con il suo spirito statalista, militare e corporativo – non è facilmente definibile come di “destra”.

    Né è di “destra” il tassista o il farmacista, proprio perché – come il sindacalista o il dipendente pubblico, ma anche al limite come l’operaio “garantito” – ha una posizione che non è determinata semplicemente dal gioco di mercato.

    Ora, la mia tesi è che la cosiddetta “destra” italiana è legata a numerose situazioni garantite, parastatali, eccetera, per cui non può attuare una vera politica di “destra”.

    Mentre la sinistra la può fare.

    Miguel Martinez

  47. utente anonimo says:

    Miguel

    “dominio degli interessi economici su quelli umani”?

    Posso contestare in radice che i due siano separati e ricordarti che il mercato è il miglior regolatore sociale degli interessi umani in senso lato mai creato? Oltre che quello che garantisce il maggior tasso di libertà alle persone e la maggior aderenza alle loro preferenze (intese anch’esse in senso lato)?

    Ciao

    Francesco

    PS sembri quelli che contrappongono auto a persone, quasi che sulle prime ci viaggiassero i marziani …

  48. kelebek says:

    Per Francesco,

    Sei il solito materialista laicista :-)

    Le forze pure dell’economia altro non sono che l’energia messa in moto dalle pulsioni fondamentali che ti dovrebbero essere ben note: gola, accidie, invidia, lussuria, ira, avidità e orgoglio.

    Tutte cose che ci permettono di sopravvivere, ma che di per sé ci possono anche annientare, se non poniamo qualcosa al di sopra di esse.

    Miguel Martinez

  49. kelebek says:

    Sempre per Francesco,

    interessante l’esempio dell’automobile.

    Perché è un oggetto a volte utile, a volte comunque comodo o divertente.

    E’ anche un oggetto che miete migliaia di vite l’anno, avvelena l’aria, provoca dipendenza da petrolio con relative conseguenze internazionali, obbliga a trasformare la natura in asfalto, ecc. ecc., il resto lo sai anche tu.

    E quindi il predominio dell’auto sull’uomo (reso possibile a sua volta, certamente, dai desideri umani) va contrastato.

    L’auto va domata, e non solo con i semafori.

    Miguel Martinez

  50. utente anonimo says:

    A casa mia la pulsione fondamentale dell’economia è l’istinto di trasformare il mondo, seguito dalla fame.

    Quelli che citi sono i normali difetti delgi uomini, al massimo resi più pericolosi da una intepretazione semplicistica e riduttiva delle tesi di Adamo Smith.

    Prima delle auto c’erano cavalli e carretti, altrettanto pericolosi. E ecologicamente insostenibili, con 6 miliardi di umani a richiederli.

    Insisti ad attribuire al capitalismo i limiti intrinseci dell’umanità, caro Miguel. Ti esorto a separare le due cose per migliorare l’analisi.

    Francesco

  51. utente anonimo says:

    Miguel,

    PROLOGO

    penso che non ci capiamo perchè ci sono troppe cose messe insieme

    Permettimi di riprendere le fila del discorso anche se dovrò ripetermi.

    Permettimi inoltre di limitare il discorso ai taxi e questo per un motivo arbitrario (è un tema che mi interessa particolarmente) ed un motivo pratico (non è possibile parlare in questa sede di tutto il decreto bersani, a meno che tu non voglia dedicarci una serie di post)

    ATTO PRIMO

    Tutto è scatenato da una tua frase: tu definisci la riforma di bersani “di destra”, perché: “Questa riforma (…) sostituisce l’individuo con il capitale. Domani, grazie all’onorevole Bersani, io, traduttore di manuali tecnici, avrò il diritto di comparmi un taxi. Con la stessa libertà, però, una finanziaria potrà acquistarne diecimila, farli guidare da cooperative di senegalesi precari, e mandare in rovina non solo me, ma anche i tassisti storici, oltretutto indebitati a vita per l’acquisto di licenze ormai inutili”

    ora ribadisci il concetto di destra in “adesione al libero flusso del capitale e dominio degli interessi economici su quelli umani” (che è coerente con quello che scrivi)

    ATTO SECONDO

    Io contesto il tuo argomento su due profili. Il primo è eminentemente politico: ti ho fatto notare che la battaglia contro la liberalizzazione delle licenze dei taxi è stata essenzialmente combattuta da AN, il che mi porta a pensare che la liberalizzazione non sia “di destra”.

    È un argomento in realtà non decisivo, almeno alla luce della tua (contestabile) nozione di destra come “adesione al libero flusso del capitale e dominio degli interessi economici su quelli umani”.

    Tuttavia non lo ripeto più proprio perché come ho già detto non ritengo che se una tesi corretta è proposta da alemanno debba essere scartata solo perché è di alemanno.

    Aggiungo solo che aspetto con curiosità una bella manifestazione dei centri sociali sotto le bandierine di AN tutti uniti dalla lotta in favore dei tassisti

    ATTO TERZO

    Il secondo profilo è invece tecnico.

    tu affermi che una “liberalizzazione” delle licenze debba essere “adesione al libero flusso del capitale e dominio degli interessi economici su quelli umani”. Però in parte ti basi su argomenti errati (punti 1 e 2), e in parte non prendi in considerazione altri elementi (punto 3).

    1. non è vero che “Domani, grazie all’onorevole Bersani, io, traduttore di manuali tecnici, avrò il diritto di comprarmi un taxi. Con la stessa libertà, però, una finanziaria potrà acquistarne diecimila”:

    in effetti,

    1.1 innanzitutto tu non sei iscritto al ruolo dei conducenti di veicoli o natanti adibiti ad autoservizi pubblici non di linea (secondo l’art. 6 della legge 21/1992 è indispensabile per poter ottenere una licenza).

    1.2 la finanziaria non può comprare 10.000 licenze.

    infatti se in deroga all’art.. 8 par. 1 della legge 21/1992, secondo il quale “L[e] licenz[e] per l’esercizio del servizio di taxi (…)sono rilasciate dalle amministrazioni comunali, attraverso bando di pubblico concorso, ai **singoli** che abbiano la proprietà o la disponibilità in leasing del veicolo o natante, che possono gestirle in forma singola o associata”, il decreto bersani permette l’acquisto di licenze anche a soggetti diversi (imprese, cooperative ecc.) e permette il cumulo delle licenze, tuttavia i titolari delle licenze devono pur sempre rientrare nelle categorie dell’art. 7 della legge 21/1992 (artigiani, cooperative, consorzi o imprese, e la lista è tassativa secondo una sentenza della cassazione del 2000).

    Nel caso di imprese deve trattarsi di “imprenditori privati che svolgono esclusivamente” l’attività di tassisti ex art. 7, par. 1, lett. C), della legge 21/1992. traduzione: puoi essere titolare di licenze se sei un’impresa di taxi, non se sei una finanziaria.

    1.3 i senegalesi della tuo ipotetica finanziaria/impresa, saranno pure precari, ma l’articolo 6 del decreto dice che “il contratto di lavoro subordinato deve essere trasmesso all’amministrazione vigilante”. Insomma, è necessario almeno che ci sia un “contratto di lavoro subordinato”

    (e questo mi pare escludere ad esempio un cocopro, )

    2. non si tratta di una vera e propria liberalizzazione: l’art. 6 del decreto bersani dice : “i comuni **possono** bandire pubblici concorsi (…) per l’assegnazione delle nuove licenze”. È per questo che metto la parola “liberalizzazione” fra virgolette. I comuni **possono** non **devono**, e vista l’aria che tira non so quanti comuni bandiranno concorsi per nuove licenze

    3. tu prendi in considerazione, come “interesse umano”, solo i tassisti; in realtà di interessi umani in gioco ce ne sono altri: quello della nonna di JZ per esempio. Quello di Roberto che la sera vorrebbe scolarsi tre pinte di birra e tornare a casa sano e salvo in taxi per esempio. Quello della moglie di Roberto che arrivata alla stazione con 15 valigie vorrebbe tornare a casa in taxi, sempre per esempio.

    GRAN FINALE

    Visto che mi sembra di aver dimostrato che gli argomenti sui quali si basa la tesi secondo cui questa riforma “aderisce al libero flusso del capitale e dominio degli interessi economici su quelli umani”, o me ne trovi degli altri, oppure penso proprio che non possa essere considerata una riforma “di destra” secondo i tuoi stessi parametri.

    Infine, questo interessante scambio mi sembra l’ennesima testimonianza di una preoccupante tendenza della sinistra (intesa politicamente) di affrontare certi temi aprioristicamente.

    Se vogliamo, su questioni giuridiche/economiche la sinistra alla caruso, o alla ferrando, è l’esatto equivalente della fallaci che se la prende con un miliardo di persone perchè “il corano dice di tagliare la testa agli infedeli”. Esattamente come la fallaci non si preoccupa di leggersi il corano, caruso (inteso come entità astratta, non parlo solo di lui), non si preoccupa di leggere il decreto bersani

    (exeunt)

    roberto

  52. utente anonimo says:

    >Prima delle auto c’erano cavalli e carretti, altrettanto pericolosi. E ecologicamente insostenibili, con 6 miliardi di umani a richiederli.< E’ molto curiuso quello che dici, Francesco. Si tende normalmente ad attribuire a persone e popoli lontane nel tempo e nello spazio le medesime strutture che ci rendono così miopi. La storia delle religioni ha invece dimostrato il contrario: le invenzioni tecniche nell’antichità ebbero raramente fini utilitaristici; il carro, per rimanere all’antenato delle automobili, fu inventato come supporto cultuale per rappresentare il movimento del sole. La barca profana, allo stesso modo, fu copiata dalla barca rituale del morto, e così fu per moltissime arti e mestieri. Il predominio della tecnica, risultato del capitalismo terminale, è in realtà un fenomeno piuttosto recente. Recentissimo, se guardiamo alla maggior parte dei popoli non occidentali. Che poi eserciti un fascino irresistibile, questo è un altro discorso. Ale

  53. utente anonimo says:

    dottissimo Ale

    ammesso che gli uomini abbiano iniziato ad andare a cavallo per motivi culturali, hanno finito per farlo per andare prima, più lontano, con meno fatica e più bagaglio.

    Ahimè, correndo però il rischio di cadere da cavallo e farsi seriamente male. Inoltre, allevati per fare da cavalcature o bestie da soma, cavalli, muli, asini et similia non sono più limitati nel numero dalle leggi di natura e richiedono foraggio e smaltimento delle defecazioni, Che mi pare diventassero sei problemi per le grandi città, prima della sostituzione delle bestie con macchine, e dei problemi bestiali con quelli macchinistici.

    Francesco

  54. utente anonimo says:

    Ma il problema dello smaltimento delle defecazioni rimane, non sono gli asini ora ma i cani; a Firenze ce ne sono una quantità infinita e si aggiungono all’odore di pipi, che tutti fanno dapperttutto, per mancanza di gabinetti pubblici!

    A questo si aggiunge il sudore, i motorini, e le automobili, e i rifiuti lasciati inevitabilmente dalla gente in giro, basta un biglietto di bus, bicchierino di gelato, magari ogni cento persone, e il gioco è belle e fatto.

    Nel cestino della mia bici trovo sempre bottiglie e lattine, se sorprendo chi li mette mi incazzo e con questo caldo si potrebbe finire sul giornale.

    Tornando alle macchine un dato, secondo una statistica effettuata in 12 comuni di grandi città, tipo roma, firenze, napoli, bologna, palermo, torino genova milano, catania, esistono 60 automobili ogni 100 abitanti.Una cosa insostenibile che però nessuno riesce a risolvere

    Soltanto la fine delle scorte di petrolio ci riuscirà.

    maria

  55. utente anonimo says:

    Ale,

    sei sicuro di quello che dici, almeno riguardo ai nostri avi latini? quelli erano dei fior fior di ingegneri, e quella è tecnica quanto lo Shuttle.

    Francesco

  56. utente anonimo says:

    Mah, Francesco, è una legge quasi universale rilevata dagli storici delle religioni e dagli etnografi.

    Forrer, Eliade, Otto, Van der Leeuw e gli altri fenomenologi (insieme a storici dell’arte come Koomaraswamy) hanno indagato quest’aspetto in lungo e in largo.

    Ovviamente i Romani conoscevano già il carro, ma la medesima legge si può applicare ad altri àmbiti.

    Per esempio, l’urbanistica. Il cardo e il decumano erano bensì funzionali all’organizzazione pratica della città e degli accampamenti, ma avevano una struttura assiale che corrispondeva a un’orientazione simbolica precisa. L’aspetto pratico, pur inerente a quello religioso, era secondario, almeno dal punto di vista assiologico.

    Lo stesso discorso si può fare per altre strutture, ad esempio l’impluvium della casa romana, ecc…

    ciao

    Ale

  57. kelebek says:

    Per Roberto,

    beh, devo dire che un commento come il tuo merita un riconoscimento.

    Purtroppo ho poco tempo adesso.

    Miguel Martinez

  58. utente anonimo says:

    grazie miguel.

    mi basta la soddisfazione di seminare un po’ di dubbi a sinistra (il dubbio è di sinistra)

    :-)

    roberto

  59. utente anonimo says:

    Non credo che il dubbio sia di sinistra.

    Sennò non mi spiegherei la sicurezza con cui la sinistra si butta e ributta nell’ingegneria sociale, sempre certa di conoscere il bene degli uomini meglio degli uomini stessi, del loro bisogno di essere guidati, di sapere in quale direzione.

    Bersani che dichiara: non voglio liberalizzare, voglio solo più taxi in circolazione, è un perfetto uomo di sinistra che già sa di cosa ha bisogna la società e non permette che ne avvenga la naturale evoluzione (tanti tassisti, tot clienti, prezzo di equilibrio, tot tassisti rimangono e gli altri rinunciano).

    Francesco

  60. utente anonimo says:

    francesco,

    quella sul dubbio era una battuta.

    la tua prima frase penso che si possa adattare a qualsiasi essere umano che abbia una qualche convinzione

    sono invece d’accordo su bersani. temo però che dissentiamo sul fondo, a me la riforma di bersani piace.

    infine,

    c’è un articolo interessante di boeri su “la voce”, che tratta un aspetto che non avevo preso in considerazione (e che nella mia commedia di ieri si iscrive nell’atto III, scena tre)

    http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&cms_pk=2268&from=index

  61. utente anonimo says:

    ero io

    roberto

  62. utente anonimo says:

    Ho letto Boeri.

    Accettabile ma non parte dal punto fondamentale: i taxi esistono per portare in giro i clienti. Non viceversa.

    Quindi non si deve partire dal problema di come far mangiare i tassisti. E’ già molto dargli tempo per adeguarsi all’abolizione delle licenze, o alla loro moltiplicazione finchè i taxi saranno in numero adeguato ai bisogni dei clienti. Non alle esigenze dei tassisti.

    Questo se siamo un’economia di mercato; ci sono numerose altre opzioni, sviluppate nel corso della storia.

    Francesco

  63. utente anonimo says:

    mi sembra che il post 62 di francesco riassume mirabilmente la differenza fra una riforma di destra e una di sinistra.

    chapeau

    roberto

  64. utente anonimo says:

    Quando si toccano consensi corporativi consolidati emergono conflitti che vanno gestiti politicamente.

    Io credo che a nessuno importi dei tassisti e delle loro licenze, il problema è soltanto quello di gestire il conflitto in modo accettabile e con ricadute minime altrimenti addio consenso.

    La cosiddetta concertazione è stata inventata per questo.

    Se Francesco fosse Bersani, magari un Bersani di destra , dovrebbe comunque far finta di preoccuparsi delle licenze, sia pure con moderazione, oppure non farne di nulla, come è successo con berlusconi e non soltanto con lui.

    Il problema tassisti esisteva anche prima del decreto, se non sbaglio, i comuni potevano concedere nuove licenze ma non lo hanno mai fatto.

    E forse non lo faranno nemmeno ora, ma intanto qualcosa si muove e prima o poi qualcosa cambierà.

    maria

  65. utente anonimo says:

    Maria, Roberto,

    il problema è il trade-off tra pace sociale (tener buoni i tassisti) e riforme (far funzionare il sistema).

    I vantaggi sono grandi ma diffusi, i costi sono piccoli ma concentrati, l’organizzazione degli interessi funziona al contrario.

    Però se vincono sempre i piccoli interessi organizzati che campano alle spalle del sistema, cioè di tutti gli umani che sono il sistema, il sistema finisce per implodere. E allora tutti stanno peggio.

    Va bene gestire i tassisti ma sapendo, e facendo sapere, chi è dalla parte del torto e chi della ragione (z.B. come mai le licenze sono divenute un bene privato vendibile?)

    Saluti

    Francesco

  66. Mi ha fatto piacere leggere molte cose intelligenti e interessanti in questi commenti. Da parte mia l’unica cosa che non ho capito è in che senso la decisione di Veltroni di affidare la sicurezza della metro di Roma ad una società israeliana sia esempio di “reaganismo”.

    Tamas

  67. utente anonimo says:

    Non lo so, però senza dubbio il gusto per le cose militari o para-militari israeliane è senz’altro “de destra”.

    vai a capire perchè (cioè, lo sappiamo, ma facciamo finta di niente, va’) fatto sta che il know-how israeliano è sempre andato di moda tra sudafricani bianchi, rhodesiani, e anche americani di recente.

    Eppure, a giudicare dalle notizie, l’esercito israeliano sembra molto, ma molto distratto: voglio dire, non passa settimana senza che uccida qualche palestinese per errore.

    Visto che si tratta di errori, cose non volute quindi, mi aspetto che Tsahal abbia lo stesso tasso di distrazione per tutte le altre cose:

    quindi un esercito, letteralmente, di persone che dimenticano la luce accesa, il frigo aperto o le chiavi della macchina nel baule.

    Eppure, tra i destri passa per essere splendidamente addestrato e modello per tutti, “bisognerebbe fare come gli israeliani, loro sì…”

    Sarà, a me mandare una ruspa blindata a distruggere una baracca non sembra questo esempio di alta strategia, ma è anche vero che io non me intendo.

    e imparassero a metterseli in testa i baschi!

    Paolo

  68. utente anonimo says:

    >Quello della moglie di Roberto che arrivata alla stazione con 15 valigie vorrebbe tornare a casa in taxi, sempre per esempio. roberto<
    La molto ipotetica moglie di Roberto con 15 valigie appresso non farebbe meglio a chiamare – al posto del taxi liberalizzato – una ditta di traslochi?:-)

    Ciao

    Ritvan il Pignolo

  69. utente anonimo says:

    >Per esempio, i capi d’abbigliamento costano molto meno da quando sono prodotti in Cina. Posso andare alla Upim e comprarmi un abito in lino per cento ottanta euro, mentre dieci anni fa un abito in lino costava quasi ovunque più di duecento mila lire…Ale<
    Hmmm…dunque, facendo du’ conti della serva, 180 euri fanno più o meno 350 000 “lire del vecchio conio” (come dicono quelli raffinati:-) ). Tenendo presente che – a causa dell’inflazione – 200 000 lire di 10 anni fa corrispondono grosso modo a meno di 300 000 lire “di oggi”, sei proprio sicuro Ale di aver fatto un affare alla UPIM?:-)

    Ciao

    Ritvan ‘o Pignolo

  70. utente anonimo says:

    che ti dicevo:-)))

    maria

  71. utente anonimo says:

    >Va bene gestire i tassisti ma sapendo, e facendo sapere, chi è dalla parte del torto e chi della ragione (z.B. come mai le licenze sono divenute un bene privato vendibile?) Francesco<
    Partendo dal fondo, caro Francesco, perché non mi date mai retta quando dico che l’Italia è per molti aspetti un paese feudale? Questo è uno di quelli. Compravendita di cose – come le licenze di taxi – non destinate a essere vendute, così come non lo erano le cariche pubbliche, nobiliari e quelle ecclesiastiche nel medioevo feudale, ma che che si vendevano e compravano sottobanco che era un piacere (si fa per dire).

    Da economista quale sei saprai meglio di me che qualsiasi cosa sottoposta a “razionamento” o concessa secondo l’arbitrio del potente di turno presto o tardi finirà per essere comprata e venduta. Non legalmente e senza pagarci le tasse sopra. E questo è successo alle licenze dei taxi.

    Alla luce di quanto sopra, chi ha torto e chi ragione lo vedrebbe anche un cieco con occhiali neri in una stanza buia. Ma nell’Italia feudale/corporativa non può non avanzare ogni volta la cosiddetta “difesa dei diritti acquisiti”, uno slogan feudale fatto proprio dai feudocomunisti di tutte le parrocchie. Ovviamente, “diritti” va letto “privilegi”.

    Infine a me non va affatto bene “gestire i tassisti”. A meno che per “gestione” non s’intenda quella che Reagan fece coi controllori di volo amerikani e la Thatcher coi minatori inglesi. Cioè, a calci in culo. Ossia, decreto d’urgenza del Governo che dà facoltà ai prefetti di concedere seduta stante a chi ne ha i requisiti ed è disoccupato una licenza di taxi, personale e non cedibile. Ma ovviamente in Italia, paese dei “tavoli di concertazione” sarebbe pura fantascienza. Già Bersani si è calato le braghe sul cumulo delle licenze. E così finirà tutto a taralluci e vino. Anzi, visti i lauti guadagni della corporazione medievale dei tassinari, a caviale e champagne:-). Alla faccia della libera concorrenza per cui sbraita inutilmente l’Europa di Roberto.

    Ciao

    Ritvan

  72. utente anonimo says:

    Per chiudere il capitolo delle mie dottissime:-) disquisizioni sul tema, vorrei dire la mia sulla “riforma Bersani” de-destra-o-de-sinistra.

    Dunque, in tutti i post che ho letto non ho trovato traccia – tranne una molto indiretta del solito Viscido – del fatto che i concetti “destra” e “sinistra” non sono affatto monolitici. Lasciando perdere la sinistra (non vorrei trovarmi sul groppone una miriade di kompagni bloggisti inkazzati come iene:-) ) e ragionando sempre in termini di ECONOMIA nella destra – almeno in quella italica – si trovano da sempre due componenti: una liberal-conservatore moderata (non liberista, poiché il liberista in Italia è più raro del panda gigante), riconoscibile grosso modo in Forza Italia (ex liberali, repubblicani, cattolici di centro-destra) e una nazionalista-statalista-corporativista, riconoscibile in AN (ex MSI).

    Ora, la liberalizzazione (anche se pare una liberalizzazione da “facite l’ammuina” di borbonica memoria) delle licenze di taxi è SENZA ALCUN DUBBIO una riforma DI DESTRA, ma nel senso della prima categoria di destra; la seconda, quella di AN, ovviamente dovrebbe avversarla, visto che tale riforma dovrebbe – molto in teoria – allentare il potere discrezionale dello Stato (in veste di comune, ma sempre Stato è) sulla concessione delle licenze e scardinare una corporazione.

    D’altra parte, la stessa riforma potrebbe esser definita anche “de sinistra”, a patto però di prendere in considerazione solo la sinistra socialdemocratica, riformista in economia, alla Blair, per intenderci. Ammesso e non concesso che tale sinistra esista in Italia al difuori di 4 gatti come Enrico Letta e qualcun altro alla redazione de “Il Riformista”. Per la sinistra massimalista (Correntone, PRC, PdCI e ultimamente – gaudium magnum:-) – PCdL di Ferrando), invece, dovrebbe essere un’eresia, anche se il risultato sarebbe la spartizione della “torta” di un maggior numero di viaggiatori (allettati dall’inevitabile abbassamento delle tariffe e maggior facilità a reperire un taxi libero) fra un maggior numero di soggetti taxisti (cosa che ogni buon comunista DOC dovrebbe augurarsi) i quali ultimi difficilmente diverrebbero dei barboni morti di fame, visto che elettricisti, camionisti, idraulici e un sacco di altri artigiani non lo sono diventati, pur essendo queste professioni da sempre libere.

    Ciao

    Ritvan

  73. utente anonimo says:

    P.S. al post 72.

    Ovviamente la ragione dell’avversione della sinistra massimalista per tale “liberalizzazione” è da ricercarsi nel riflesso pavloviano che scatta in questa compagine ogniqualvolta qualcosa sfugge al controllo e alla oculata distribuzione da parte dello Stato, Supremo Custode del Sol dell’Avvenir (e soprattutto del Present:-)), di cui essi si professano orgogliosi Supremi Sacerdoti Saggi Incorruttibili, Onniscienti e Infallibili:-). E in questo hanno molto in comune con AN. Ovviamente, essi nascondono questa “forma mentis”, blaterando di “precarizzazione dei tassisti”, “impoverimento” e sciocchezze simili.

    P.S.2 Mi accorgo che – contrariamente a quanto mi ero prefisso – ho sconfinato nel “territorio” dei kompagni. pazienza, aspetto a pie’ fermo l’assalto delle Brigate Internazionali Bloggiste:-).

    Ciao

    Ritvan

  74. utente anonimo says:

    Quello che mi deprime, talvolta, non è l’ottusità dei destrorsi, ma quella di chi è di sinistra.

    Ci si compiace di “togliere i privilegi alle piccole corporazioni e abbassare i prezzi”, e non ci si rende conto che invece si continua a massacrare una classe media in grado di provvedere dignitosamente alla propria famiglia (es. tassisti) per sostituirla con grosse compagnie private e dipendenti precari con paghe da schiavi.

    E’ sempre la stessa musica, quella che porta al cococo affamato e all’arricchimento delle multinazionali, ma quando colpisce il farmacista col Mercedes o il tassinaro che guadagna più di noi siamo tutti contenti.

    Di sinistra e ottusi, uguali al leghista che pensa solo alle tasse, ecco quello che siamo.

    Bravo Miguel, ti condivido ancora… ;)

    la timida donzella

  75. utente anonimo says:

    Timida

    è che senza Grande Rivoluzione all’orizzonte una certa sinistra non ha ragione di esistere. O difende i privilegi di ceti medio-bassi a scapito della collettività o cede alla logica economico-efficientista del Sistema Capitalistico.

    Belle scelte, eh?

    La grandezza di Marx fu di trovare (immaginare? inventare? mentire?) una via di uscita da questo dilemma sostenendo che, bevuto fino in fondo l’amaro calice del capitale, ci sarebbe stato il glorioso travaso nel comunismo.

    Ma Marx non sta tanto bene di salute …

    Francesco

  76. utente anonimo says:

    timida, su “abbasare i prezzi” vedi un po’ tu se è una cosa tanto malvagia…evidentemente la sinistra è piena di gente che spende senza problemi, beati loro

    sul “massacrare”, ti invito a partecipare alla discussione: perchè secondo te è un “massacro”?

    roberto

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