“Che nome gli metterò? Lo voglio chiamar Pinocchio” (VI)

Magdi Allam vive con la propria compagna, cinque carabinieri e la morte. Non siamo informati a proposito di eventuali gatti.

"Vivere con la morte. Assediato dai nemici che mi vogliono uccidere e dagli ‘amici’ che attendono che venga ucciso. Tutto è già pronto. La condanna a morte è stata decretata ai più alti vertici dell’organizzazione terroristica palestinese Hamas. E’ stata ispirata, raccolta, legittimata sul piano coranico e rilanciata dai loro agenti locali affiliati all‘Ucoii" (p. 131).

Nel grande complotto contro Magdi Allam spicca "la Iadl (Islamic anti-defamation league), una sorta di tribunale dell’inquisizione islamica che opera come braccio legale dell’Ucoii".[1]

Attingendo ai loro inesauribili fondi, l’Ucoii e l’Iadl "sono riusciti ad assoldare nel loro plotone di esecuzione estremisti di sinistra e di destra, impegnati in prima fila nello spargere veleni sulla mia credibilità e onorabilità" e diffondere "una marea di ingiurie e di menzogne".

Fermiamoci un attimo. Ci sono plotoni di esecuzione, pagati da specifiche organizzazioni che devono uccidere Magdi Allam. E l’unica cosa che sanno fare è scrivere "ingiurie e menzogne" sulla "credibilità e onorabilità" di Magdi Allam, anziché sparargli.

Quali sono le prove di ciò che Magdi Allam afferma come dato di fatto, cioè che Hamas, movimento che non ha mai compiuto una sola azione fuori dal territorio palestinese, abbia deciso di fare un’unica eccezione, non per Bush o Rupert Murdoch, ma per un oscuro giornalista in Italia?

Magdi Allam dice di aver ricevuto una segnalazione in tal senso dal Sisde, nel 2003, e ogni tentativo di capirci di più finisce lì. In fondo, lo stesso Magdi Allam, così sicuro di poter attribuire i pericoli ai "più alti vertici" di Hamas, ammette di non sapere chi ce l’ha con lui:

"Da chi sono minacciato? Sono consapevole di non essere al corrente di molte minacce, di cui sono invece informati i servizi segreti" (p. 138).

Però denuncia le minacce "di cui sono venuto a conoscenza", e che fanno di lui "la personalità civile più minacciata e scortata d’Italia" (p. 136). Ecco le più drammatiche:

1) Dacia Valent avrebbe aperto un sito satirico intitolato "www.magdiallam.it".

2) Dacia Valent, sul proprio blog, avrebbe apostrofato Magdi Allam con i seguenti minacciosi epiteti, che lo stesso Magdi elenca minuziosamente: (p. 134):

"Zio Tom in Alabama", "lo schiavo che vuole la felicità del padrone più della propria", "l’aladino del Corsera", "il Paperoga del Corriere", "Maddaleno Allamo", "italiano di provincia", "creto (il diminutivo mi sembra francamente riduttivo)".

3) Hamza Piccardo, segretario dell’Ucoii, avrebbe detto una volta che "Magdi Allam è un nemico dell’Islam", una valutazione che ci sembra ragionevole, almeno quanto quella di chi afferma che Silvio Berlusconi è un nemico del comunismo.

4) Sempre Hamza Piccardo gli avrebbe dato del "cristiano copto" [2].

5) Sempre Hamza Piccardo avrebbe definito un ennesimo attacco da parte di Magdi Allam il "colpo di coda di uno scorpione". Allam considera che questa sia una minaccia di morte, perché ha trovato un detto attribuito al profeta Muhammad, secondo cui sarebbe lecito uccidere gli scorpioni anche durante il pellegrinaggio alla Mecca, quando è normalmente vietato prendere la vita degli animali.

6) Sempre e ancora Hamza Piccardo avrebbe detto di lui, "si è inventato un lavoro strapagato: il madrelingua arabo" (p. 142)

7) Nour Dachan, presidente dell’Ucoii, durante un battibecco in TV, avrebbe detto – in arabo – a Magdi Allam "Noi abbiamo deciso di non avere più nulla a che fare con te".

8) L’editorialista Pietrangelo Buttafuoco avrebbe composto un elaborato poemetto satirico su Magdi Allam [3].

9) Nel 2004, un certo Ismael Youssef di Udine ha scritto una lettera a Magdi Allam, sostenendo di aver ricevuto l’ordine di ucciderlo, "da una persona a Bruxelles". Magdi Allam dice di aver denunciato l’aspirante giustiziere, ma non ci dice nulla a proposito di eventuali indagini nel corso dei due anni che sono passati da allora.

Nonostante prove così inconfutabili di un complotto omicida, Magdi Allam si lamenta di trovarsi

"costretto a dimostrare che non sono un millantatore, che sono un musulmano, che non sono un fuorilegge, che sono una persona perbene".

Fa un curioso effetto vedere il vicedirettore di quell’immensa corazzata che è il Corriere della Sera, tanto preoccupato davanti alla nave pirata del blog di Dacia Valent.

Ma pare che il pericolo più grave provenga dallo stesso stato. In qualunque momento, infatti, gli stessi carabinieri che convivono con lui potrebbero portarlo via:

"Cos’altro devo attendermi da una classe politica ignorante, disinformata, pavida, sottomessa e che si è arresa al nemico? Arriveranno a condannarmi e ad arrestarmi per attentato alla pace, all’ordine e alla sicurezza nazionale? Quale pace? Quale ordine? Quale sicurezza? Ormai non posso escludere nulla".

Parole che ricordano, in qualche modo, quelle profetiche di Carlo Lorenzini, meglio noto come Collodi:

"Alla fine, e per buona fortuna, capitò un carabiniere, il quale, sentendo tutto quello schiamazzo e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada, coll’animo risoluto di fermarlo e di impedire il caso di maggiori disgrazie.

Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere che barricava tutta la strada, s’ingegnò di passargli, per sorpresa, frammezzo alle gambe, e invece fece fiasco."


NOTE

[1] L’Iadl in realtà raccoglie alcuni avvocati, quasi nessuno dei quali musulmani, che presentano denunce per fatti palesi di razzismo e discriminazione contro migranti, non solo di fede islamica.

[2] La voce – errata – secondo cui Magdi Allam sarebbe un cristiano copto fu messa per iscritto la prima volta dal giornalista neocon, Dimitri Buffa, nell’articolo "Dietro lo scoop sull’imam integralista la lotta di potere alla moschea di Roma?", La Padania, 10 giugno 2003.

Per un curioso caso del destino, abbiamo invece saputo che un’ex-compagna di Magdi Allam aveva sempre creduto che lui fosse cristiano. A quanto pare, fare taqiya delle proprie origini islamiche era, da parte di Magdi Allam, un delicato gesto di riguardo verso le sensibilità di questa signora, di religione ebraica e dalle forti convinzioni sioniste.

[3] E’ lo stesso Magdi Allam (p. 152) a riportarlo per intero:

"Non andrà là, resterà qua.

Starà sempre sul sofà senza credere in Allah.

L’esperto dell’islam, magnate del "Corriere della Sera", noto volto della tv quest’estate non farà venerdì,

ma solo weekend di tolleranza.

Non scriverà che lettere a Oriana Fallaci e al pascià di Custonaci.

Con l’autorizzazione della Cia andrà solo a ‘Stambul,

nel paesul fatto di sei tukul dove per trastul del fanciul si trovano gli Abdul.

Ci andrà su d’un mul ed entrerà nel tukul,

col cadì di Paranà che (manco a dirlo) non crede in Allah.

Sarà paparazzato previa autorizzazione del Pentagono". 

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13 Responses to “Che nome gli metterò? Lo voglio chiamar Pinocchio” (VI)

  1. utente anonimo says:

    straordinario l’incipit di questo post, miguel!

    bello davvero

    :-)

    roberto

  2. utente anonimo says:

    Verrebbe fuori una bellissima “biografia non autorizzata”, genere che tira molto presso gli editori. Pensaci Miguelino!:-)

    Ciao

    Ritvan

  3. utente anonimo says:

    l’autore è stato ammonito: scusami, sei bravo con la censura, come i tuoi compagnucci che perseguitavano Solzenicyn e Pasternak

    Guevara e Zarqawi una faccia una razza…d’assassini

  4. utente anonimo says:

    miguel,

    una curiosità: ne ricevi molti (quanti) di messaggi come il n. 3?

    roberto

  5. paniscus says:

    Miguel, ti prego, non cancellare il commento 3, ha un valore antropologico di tutto rispetto!

    Lisa

  6. utente anonimo says:

    >Guevara e Zarqawi una faccia una razza…d’assassini. anonimo ammonito<
    “Libero” di un paio di giorni fa?:-). Su, dicci qualcosa di originale, dai!:-).

    Ciao

    Ritvan

  7. kelebek says:

    per il commento n. 4,

    la risposta è, sì.

    Mi affascinano, a modo loro.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Miguel, ma a Milano non passi mai ?

    Munir :)

  9. utente anonimo says:

    Quando fioriranno le rose.

    Aurora.

  10. utente anonimo says:

    Solo una domanda… la Jihad a cosa serve se non ad ammazzare i nemici dell’Islam?

    Parlate come se non esistessero vittime del terrorismo islamico..

  11. utente anonimo says:

    già… Berlusconi è un nemico dei comunisti… e a quanto pare lo erano anche Biagi e D’Antona…

    e Cofferati sostiene che le sue fatwa erano del tutto innoque…

  12. Sahishin says:

    si chiama l’incipit?..

    allora davvero bello l’incipit.

    salute

  13. utente anonimo says:

    hai copiato solo una parte del discorso quando dice che è “consapevole di non essere al corrente di molte minacce”: hai omesso di dire che lo deduce dal fatto che vengono continuamente rafforzate le sue misure di sicurezza, senza che lui lo chieda.

    Evidente che stando dalla parte dei terroristi non hai questo problema…

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