“Che nome gli metterò? Lo voglio chiamar Pinocchio” (II)


Grazia
di questa settimana ci fa sapere "come usare la kabbalah per tenersi il marito", ci presenta le "ragazze dei calciatori", e ci spiega come ci si può "vestire da geishe anche se si è alte e bionde come Cate Blanchett".

Sulla stessa rivista, Stefania Rossetti ci offre un’intervista a Magdi Allam che "arriva all’appuntamento accompagnato da cinque carabinieri e due macchine blindate." Non ci dice se le sirene fossero accese o spente. Ritorneremo più avanti sulla questione di questo status symbol, un omaggio dell’ex-ministro Pisanu quando era ancora amico di Allam.

L’articolo di Grazia ha un titolo indimenticabile:

MAGDI ALLAM: “HO FATTO LA COMUNIONE E FONDERÒ UN PARTITO

Spiega la Rossetti:

"Non c’è dubbio: Allam è un uomo che si aspetta molto da sé. E che molto si piace. Dice: «Ho sempre sognato di fare il giornalista. O il capo di Stato»."

In alto, un occhiello ci riporta al nostro tema:

"Musulmani affidati, da piccoli, alle suore"

Non siamo noi che raccontiamo la vita di Magdi Allam in termini di quello che succede ai musulmani quando li si affida da piccoli alle suore: è Magdi Allam stesso a farlo.

All’inizio di tutto, c’è Mamma Safeya, la Madre Primordiale.

Mezza sudanese – i sudanesi stanno agli egiziani come i marocchini stanno agli italiani -, analfabeta, di mestiere domestica, nata non si sa bene quando, abbandonata da un marito poligamo e alcolista. Attorno ai vent’anni, nell’Egitto dove la famiglia è tutto, è una madre sola di un figlio unico, appunto il nostro Magdi. Ma con una "volontà inesauribile" di far uscire il proprio figlio da quella vita. E di mandarlo il più in alto possibile sulla scala sociale.

A un certo punto, la svolta: Mamma Safeya incontra la famiglia dei Caccia, ricchissimi industriali tessili italiani del Cairo. I quali vogliono Safeya tutta per loro, e quindi le impongono di chiudere il piccolo Magdi, all’età di quattro anni, in un collegio-asilo gestito da suore italiane. La direttrice, per calmare il bambino urlante, lo ficca sotto le sue vesti, e lì, tra le cosce verginali della suora, Magdi emette quello che lui chiama il suo "primo vagito italiano".

L’episodio ricorda i bambini che le madri balcaniche disperate facevano a gara per dare ai reclutatori ottomani, affinché venissero allevati nelle caserme di Istanbul come i più devoti guerrieri del sultano.

Ma la cosa straordinaria è che Magdi racconta la cacciata dalla propria famiglia e la reclusione nel collegio, dicendo che il signor Caccia "mi adottò come un figlio". I Caccia, "che mi hanno consentito di varcare la porta d’accesso al lungo percorso che mi condurrà in Italia, mi accolsero a braccia aperte".

Magdi Allam racconta di una foto che lo ritrae, con un grande sorriso sul volto, assieme ai suoi compagni di prima elementare:

"Io, figlio di poveri contadini delle campagne del Basso Egitto, accudito da una madre dal cuore d’oro, con una fede nella vita incrollabile e una forza di volontà inesauribile, ero immensamente fiero di potermi esibire in mezzo a coetanei ben più fortunati e avvantaggiati per il semplice fatto di essere italiani." (p. 7).

Tutto il libro di Magdi Allam è una nota a piè di pagina a queste parole. Abbiamo scelto questo brano perché è molto sintetico, ma gli stessi concetti vengono ribaditi per oltre 300 pagine, in una continua ripetizione.

C’è l’adesione al progetto materno, la vergogna delle proprie origini, e la fame terribile di riconoscimento umano.

Ma il riconoscimento può provenire solo dal khawâga: un termine che indica, in associazione inscindibile, "signore" (a sua volta, nel doppio senso italiano, di padrone e come titolo generico) e "straniero" (bianco, europeo e cristiano). E questo termine già ambiguo ha una sottilissima doppia connotazione di risentimento e di rispetto: lo straniero domina in Egitto per definizione.

Il Servo non è semplicemente subordinato al Padrone; deve pensare al Padrone in ogni momento. La sua vita dipende dal compiacimento che provoca nel Padrone. Ora, il Padrone si compiace certamente di un lavoro ben fatto, ma anche del rispetto, del sorriso, della capacità di prevenire gli stessi desideri del Padrone. Ma sono tutte cose che non si possono fingere: bisogna che la felicità del Padrone diventi lo scopo stesso della vita del Servo.

Allo stesso tempo, il Figlio del Servo vorrebbe essere come il Padrone, da cui lo distingue sostanzialmente la nascita: una cosa insieme insignificante, ma incancellabile. Si può solo dedicare tutta la propria vita al vano tentativo di fingere una seconda nascita.

La finzione richiede lo sradicamento dalla propria anima di ogni traccia della propria identità. Ma l’inkhawagamento ci deve coinvolgere totalmente; per cui non possiamo ammettere che quell’identità esista ancora in noi. Occorre allora proiettare lo sradicamento all’esterno, annientando chiunque porti quella stessa identità con orgoglio.

La finzione obbliga a studiare ogni gesto del Padrone, per carpirne il segreto. Mentre il Padrone si sdraia pigramente al sole, godendosi la propria, immeritata superiorità, il Figlio del Servo applica una volontà tremenda per capire tutta la sua scala di valori e farla propria: parlare con perfezione, pensare coscientemente ciò che per il Padrone è semplice moto di viscere. Ed ecco che il Figlio del Servo supera facilmente il Padrone, ma non può accontentarsene.

Il Figlio del Servo vuole soprattutto essere amato dal Padrone: non più come Servo, ma come membro integrato della Casta dei Padroni. Ma per essere amati, occorre amare: il Figlio del Servo si innamora così alla follia di cose che il Padrone dà semplicemente per scontato.

Ora, in un mondo dominato da ben altri popoli, fa un po’ ridere quel Figlio del Servo che vede proprio negli italiani la Casta dei Padroni. Ma furono gli italiani che si presentarono al bambino abbandonato dalla "madre dal cuore d’oro" nell’asilo di Zamâlek.

Come dice Magdi Allam, ciò che distingueva qualunque egiziano dal più miserabile avventuriero italiano in Egitto, era il "semplice fatto di essere italiani". Magdi Allam ha dedicato cinquanta dei suoi cinquantaquattro anni all’unico scopo di realizzare quello che lui chiama il proprio "destino", quello di rinascere come italiano.

Un’impresa gigantesca, che gli ha fruttato milioni di euro, un gran potere apparente, e che ha coinvolto in modo catastrofico centinaia di persone. Eppure un’impresa totalmente fallita, se pensiamo che Allam è noto unicamente come "quel giornalista egiziano che è un musulmano moderato".

Come italiano, Magdi Allam non servirebbe a nessuno.

"Alla vista di quella grazia di Dio, il burattino sentì consolarsi tutto.

Ma quale fu il suo disinganno, quando incominciando a mangiare, si dové accorgere che il pane era di gesso, il pollastro di cartone e le quattro albicocche di alabastro, colorite al naturale."

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27 Responses to “Che nome gli metterò? Lo voglio chiamar Pinocchio” (II)

  1. ehehe nuova campagna contro Allam? attenti quadrumviri, le marionette possono anche cambiare colore (magari vestirsi di rosso invece che di nero neocon), quel che conta è il burattinaio…. ed il burattinaio le cambia a seconda di quel che desidera il pubblico (e la marionetta ci sta sempre, magari credendo di esser diventata padrone della scena). Davvero non te ne sei accorto? eppure dovrebbe essere evidente…

    vabbè c**** vobis, la mia politica di allora e di oggi è non interferire nelle faccende antimondialiste :-)

    comunque…. testo davvero molto ben scritto e splendida descrizione del Servo, tra l’altro se ricerchi negli USA e nel Meridione italiano troverai numerosi esempi (se ti interessano) per allargare il discorso come questione di dominanza culturale dell’elitè in generale a cui il servo si autosottomette invece di riaffarmare la propria dignità come questo stesso sentire (ricordo qualche film in proposito, anche statunitense).

    dimenticavo: anche se Allam ormai considera quelli più in alto di te, quindi non dovresti aver guai

    , in tempo di “responsabilità penale dei blogger” anche per i commenti, sottolineo che quel che hai scritto, l’hai scritto e pensato tu; io non ho mai detto di condividerlo …. e neanche il contrario ;-)

    saluti

  2. utente anonimo says:

    Allam vorrebbe laicizzare una buona volta spurgandolo l’ Islam di tutte le numerose Sure intrise di Odio e Cultura della Morte …. Non vedo cosa ci sia di Male

    Davide

  3. utente anonimo says:

    Ciao Miguel, tutto molto interessante e a suo modo divertente, ma c’è una cosa che non mi torna: so per certo che il Magdi ha un fratello che vive qui in Italia. Non ne parla nel suo libro , o mi sono persa qualche cosa??

    Barbara.

  4. utente anonimo says:

    davide

    io credo che non si tratti di laicizzare , se allam facesse una battaglia per questo e basta sarebbe una scelta legittima.

    Il problema è un altro, il suo accanimento a considerare le moschee centri di addestramento terroristico, le sue denunce reiterate a quella di viale ienner che mi pare non abbiano mai colto nel segno, la sua ridicola pretesa di contrastare le idee del Ministro degli Interni Pisanue di scegliere lui gli interlocutori giusti, o le istituzioni milanesi come la provincia di milano che aveva un atteggiamento di dialogo con la famosa scuola di via quaranta, la sua ossessione per la preservazione dell’Italia, c’è qualcosa di sgradevole in lui , l’ho visto molte volte in televisione dove si distingue sempre da TUTTI i presenti anche i più moderati per il suo antislamismo.

    Non lo trovo nemmeno un gran giornalista, non da ricoprire l’incarico che ha al Corriere ma questo è un altro discorso perchè sappiamo che molto spesso le carriere, salvo eccezioni, non sono legate solo al talento e alla professionalità.

    maria

  5. kelebek says:

    Per Filomeno,

    grazie della visita. Dichiaro ufficialmente che tu non sei corresponsabile di questo blog :-)

    Sarò un po’ tonto, ma il primo paragrafo non l’ho capito.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    >le sue denunce reiterate a quella di viale ienner che mi pare non abbiano mai colto nel segno, < Non è amatissima neanche da molti muslimi + o meno praticani. Un motivo ci sarà JZ

  7. kelebek says:

    Per Barbara,

    ci siamo evidentemente persi tutti qualcosa. Non solo non parla di un fratello, ma diventa difficile capire come collocarlo nel dettagliato racconto che fa della propria vita e del proprio rapporto con la mamma.

    Ci puoi far sapere di più?

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    non farà come Tom Cruise nel film Il socio dove appunto tace l’esistenza di un fratello poco presentabile che gli sarebbe da intralcio alla carriera?

    Poi naturalmente lo recupera alla fine, e tutto finisce per il meglio, ma questo è un film americano:-)

    maria

  9. utente anonimo says:

    >Sarò un po’ tonto, ma il primo paragrafo non l’ho capito. Miguel Martinez<
    Provo a darti io la mia personalissima interpretazione del viscidopensiero. Siccome una delle principali “virtù” italiche è correre sempre e comunque in soccorso del vincitore (detta altrimenti “trasformismo”) il nostro Filomeno ipotizza – non senza ragione, secondo me – un’alleanza futura fra “Allammo, il Più Italiano degli Italiani” e l’Ulivo. Tutto qui.

    Ciao

    Ritvan, Esperto in Pensiero Viscido:-)

  10. utente anonimo says:

    Come spesso mi accade:-) condivido il post n.4 di Maria.

    Ciao

    Ritvan

  11. utente anonimo says:

    Miguel post bellissimo, posso chiederti se possiedi skype ? :)

    Munir

  12. utente anonimo says:

    Uscendo dai meandri dell’OT devo dire che vedere figure come Magdi fa particolarmente male al cuore, e in particolare a persone come me… chi ha orecchie per intendere, intenda :)

    Munir

  13. kelebek says:

    Non possiedo skype, purtroppo, non usando l’ADSL.

    Miguel Martinez

  14. marcos84 says:

    ottima analisi psicologica!

    magdi è un esempio interessante di un fenomeno molto comune tra le persone “in posizione di inferiorità”.

    invidia, ammirazione, imitazione, amore, esasperazione…

  15. paniscus says:

    Per Barbara,

    ci siamo evidentemente persi tutti qualcosa. Non solo non parla di un fratello, ma diventa difficile capire come collocarlo nel dettagliato racconto che fa della propria vita e del proprio rapporto con la mamma.

    Ma non potrebbe essere un fratellastro da parte di padre, visto che quest’ultimo viene descritto come un donnaiolo che aveva abbandonato la moglie? Magari ha avuto un altro figlio, che con il nostro non ha mai avuto un legame profondo… ma che adesso ci tiene a raccontare in giro di essere il fratello perché spera di raccattare qualche briciola della sua fama e delle sue entrature? Un autentico Servo del Servo, insomma…

    Lisa

  16. ehehe Ritvan, se non si adatta c’è già pronto un giovane colto leoncino grecoegiziano a poterne prendere il posto (basta un tantino di moderazione in più….. in pubblico), almeno un surrogato di posto visto che con la perdita di importanza della questione islamista (speriamo!!) si valuterà sempre meno la convenienza di aver un islamico come marionetta. E andrà bene a tutti,amici e nemici, tanto in Italia siamo abituati a veder un certo cammino (i Mieli estremisti che diventano direttori del giornale della borghesia per eccellenza, i D’Alema giovani comunisti a cui tutto sommato non dispiacciono i neocon, ultimamente i purissimi Menapace e Caruso cooptati dal “movimento” veri oppositori al Sistema ma parlamentari per un governo in cui comandano Prodi e Schioppa)……

    che ci vuoi fare , siamo abituati :-(

    saluti

  17. Prendere il posto di quel signore? Con le modalità da lui adottate?

    Dio me ne scampi.

    Sherif

  18. utente anonimo says:

    Con altre modalità, magari…

    MAGARI !!!( Risponderebbe il sostituto )

    Aurora.

  19. utente anonimo says:

    >Con altre modalità, magari…

    MAGARI !!!( Risponderebbe il sostituto ) Aurora.<
    E te credo! Buttalo via lo stipendiuccio del sor Allammo!:-)

    Ciao

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    Lisa,

    se il signore del quale parlo non è un millantatore, non si tratta di un fratellastro. Vive in Italia, ha cittadinanza italiana e non è in cerca di un ritorno economico da questa parentela. (se ne avesse avuto bisogno, avrebbe certo trovato il modo per farsi notare, non credi ?)

    E’ vero cmq che i due non si frequentano da molto tempo.

    Barbara.

  21. utente anonimo says:

    A leggere il post,sembrerebbe che Allam sia diventato servo fin dalla più tenera infanzia,credevo lo fosse diventato solo dopo lo 11/9,come sottolineava Valerio Evangelisti nel suo mitico articolo “il Pinocchio d’Egitto”.In effetti da quel giorno,il nostro sembra aver perso il contatto con la realtà.

    Franz

  22. AndreaRusso says:

    “Che nome gli metterò? Lo voglio chiamar Pinocchio”.

    Ah ah ah, bel titolo! ;-) Ciao.

    Andrea

  23. utente anonimo says:

    no, non credo che allam da bambino fosse un servo, i bambini non lo sono mai , io direi di non retrodatare il suo atteggiamento attuale all’infanzia

    maria

  24. ulivegreche says:

    Ma perché Valerio Evangelisti (quello dei romanzi si Nicolas Eymerich) scrive anche di politica? O è un omonimo?

  25. kelebek says:

    Per Ulivegreche,

    altroché se Valerio Evangelisti si occupa di politica. Il suo sito “politico” si chiama “Carmilla”:

    http://www.carmillaonline.com/

    Miguel Martinez

  26. rigirandola says:

    Caspita….!!!

    Il post esattamente come lo avrei voluto scrivere io…..a proposito di Magdi ecc ecc…..

    Combacia alla perfezione con quanto da me pensato….

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