Intervista al capo del movimento che ha vinto in Somalia

A volte non basta un link. Copio e incollo la traduzione – uscita sull’ottimo blog Antiamericanista – di questa intervista con il capo dell’organizzazione delle Corti Islamiche, che ieri ha cacciato i signori della guerra da Mogadiscio.

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Intervista allo Shaykh Sharif Ahmad,
capo dell’organizzazione delle Corti Islamiche della Somalia

Pubblicato sul web il 17 maggio, 15:57.

Cairo, Asharq al-Awsat – Qualche anno fa, una banda locale di Mogadiscio rapì un giovane studente e chiese alla sua famiglia un riscatto in cambio del rilascio di loro figlio. Questo episodio è stato solo uno degli innumerevoli altri rapimenti e omicidi perpetrati dai gruppi armati della capitale somala che approfittavano della disintegrazione del governo centrale, dopo l’estromissione dal potere del presidente Mohammed Siad Barre. Questo incidente, però, segnò un punto di svolta nella vita dello Shaykh Sharif Ahmad, capo dell’organizzazione delle Corti Islamiche, considerato da molti "l’uomo forte di Mogadiscio" e accusato di essere l’equivalente somalo del Mullah Omar, fondatore del movimento dei Taliban e guida dell’Afghanistan prima dell’invasione statunitense del 2001.

Nato a Chabila, paese della Somalia centrale, nel Gennaio 1964, lo Shaykh Sharif insegnò geografia, arabo e materie religiose nella scuola media di Juba, dove il giovane studente era stato allievo. Si sentì oltraggiato dal rapimento, che lo spinse ad intervenire per assicurare il rilascio del ragazzo.

Shaykh Sharif, che parla perfettamente l’arabo, avendo frequentato l’università in Libia ed in Sudan, si rese conto che non accettava più la società in cui viveva, dove la violenza prevaleva e i poveri soffrivano. Decise di cercare una soluzione.

"Incontrai gli insegnanti (dello studente rapito) e decidemmo di agire. Rilasciammo una dichiarazione che attirò l’attenzione della gente a Mogadiscio. Cominciai a parlare alle persone che abitavano vicino al luogo in cui i rapitori tenevano nascoste le loro vittime e implorammo loro di non dargli copertura", ha detto ad Asharq al-Awsat in un’intervista telefonica.

Prima del rapimento, Saykh Sharif non aveva legami con l’organizzazione delle Corti Islamiche, che senza pretese era stata istituita nel 1996 e crebbe nel 1998. Fu sorpreso della sua nomina a guidare l’organizzazione che mantiene una milizia di 5000 uomini bene armati. "Stavo visitando un amico quando sentii che ero stato designato alla carica. Pensai di respingere la candidatura e continuare a lavorare come insegnante e guidare gli allievi. Ma presto accettai per timore che l’organizzazione potesse fallire quando era ancora nella sua infanzia.

L’organizzazione delle Corti Islamiche organizza procedimenti di tribunale, condanna gli imputati alla reclusione o alle frustate se trovati colpevoli, secondo la Sharia islamica e tenendosi lontana dalla legge della giungla che ha preso il sopravvento in Somalia e soprattutto nella capitale.

Alla domanda sul numero delle forze a lui fedeli, lo Shaykh Sharif ha risposto che non poteva dare cifre esatte per ragioni di sicurezza. "Questa è un’informazione riservata. Se ve lo dicessi, alcuni partiti potrebbero sottovalutarci se i numeri sono piccoli. Esagereremmo le nostre forze se accennassimo a grandi quantità. Dall’inizio della guerra civile, tutti i somali sono armati. Non abbiamo impedito a nessuno di unirsi a noi. Alcune persone hanno l’impressione che noi siamo un’organizzazione pesantemente armata".

Dopo gli scontri armati scoppiati intorno a Mogadiscio la scorsa settimana, Shaykh Serif ha indicato che avrebbe dovuto riconsiderare le misure di sicurezza che prende per salvaguardare la propria vita. "Per natura, non mi piace avere la scorta intorno a me. Ma ero costretto a ricorrere all’aiuto di guardie del corpo molto allenate e armate" data la recente esplosione di violenza della cui responsabilità lo Shaykh Sharif ha accusato gli "alleati del diavolo", riferendosi ai signori della guerra sostenuti dagli Stati Uniti. "Avevo l’abitudine di uscire abbastanza spesso senza guardie, e mi faceva piacere. Ora questo non è più possibile", ha aggiunto.

Nonostante queste complicazioni, lo Shaykh Sharif non è pentito di essere diventato il capo dell’organizzazione delle Corti Islamiche. "Questo è il nostro destino e responsabilità. Il nostro intento è essere al servizio del popolo somalo e difendere i suoi diritti e la sua dignità".

Ha espresso timore per il futuro del suo paese, e preoccupazione per la Somalia, che sembra essere stata "dimenticata dal mondo" ed estromessa dai programmi del mondo.

Lo Shaykh Sharif ha detto ad Asharq al-Awsat che vive con sua moglie e due bambini – Ahmad di 9 anni, e Abdullah, che è un bambino ai primi passi – in una modesta casa a Mogadiscio. Non possiede un computer né un telefono satellitare, ha aggiunto. "Vivo una vita semplice, come la maggior parte dei somali", ha detto in risposta a chi lo accusa di ammassare una grande fortuna come nuovo "re senza corona di Mogadiscio".

"Perché la pace e la sicurezza facciano ritorno in Somalia, i cittadini del paese dovrebbero unirsi e accantonare le differenza politiche e tribali", ha detto lo Shaykh Sharif.

Comunque, ha insistito che lui non è il Mullah Omar che ha conquistato il sostegno popolare afgano ed è arrivato al potere sull’onda di una distruttiva guerra civile e di screditati signori della guerra. "La nostra situazione è diversa da quella dell’Afghanistan e noi non ci stiamo presentando come un governo alternativo, né stiamo cercando di controllare la capitale, diversamente da quanto asseriscono i nostri nemici". Ma concordemente all’ultimo rapporto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le milizie fedeli alle dodici corti amministrate dallo Shaykh Sharif in tutta Mogadiscio controllano adesso l’80% della capitale.

Rifiutando di ricevere aiuti finanziari dall’estero, lo Shaykh Sharif ha detto che il favore popolare all’organizzazione deriva dall’affetto e dall’apprezzamento del popolo per le sue azioni, data l’assenza di un’autorità centrale. "Facciamo affidamento sulle nostre limitate risorse e su ciò che ci forniscono dei comuni cittadini. I contributi economici sono ben accetti, per quanto piccoli siano, ma non obblighiamo i cittadini a contribuire".

Ha negato di avere qualsiasi contatto con il governo federale di transizione guidato dal Presidente Abdullahi Yusuf e dal Primo Ministro Ali Mohammed Ghedi, attualmente a Nairobi, aggiungendo che non si oppone a future discussioni, se sono nell’interesse del popolo somalo. Criticando il ruolo del governo statunitense nei recenti combattimenti, Shaykh Sharif ha detto che Washington non sta agendo nell’interesse dei somali ma sta ripetendo gli errori del passato. Le osservazioni del Presidente Bush sulla presenza di Al Qaeda in Somalia sono "menzogne", per promuovere la guerra statunitense al terrore, ha aggiunto.

Secondo fonti di servizi segreti occidentali, l’organizzazione delle Corti Islamiche sta dando protezione ad estremisti islamici, alcuni dei quali hanno legami con Al Qaeda, inclusi tre sospettati di aver condotto gli attacchi alle ambasciate statunitensi in Africa orientale nel 1998.

Da parte sua, lo Shaykh Sharif ha messo in evidenza che il gruppo di Osama Bin Laden non ha alcuna presenza in Somalia. "Non ci sono fuggiaschi di Al Qaeda né di nessun altra organizzazione, come invece affermano i servizi segreti statunitensi ed etiopi. Questo è un paese accessibile e gli stranieri vengono scoperti molto velocemente. Guardate il numero di menzogne che Washington sta raccontando sull’Iraq e sull’Afghanistan. Sta provando a ripetere la stessa cosa riguardo a Mogadiscio ma non glielo permetteremo".

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’Unione Islamica, accusata da Addis Abeba di essere coinvolta in una serie di attacchi terroristici che colpirono la capitale negli anni ’90, lo Shaykh ha detto che non è più attiva, dopo aver subito pesanti perdite per la violenta campagna che le forze etiopi le hanno lanciato contro.

Ha anche accusato il mondo arabo di dimenticare doppiamente la Somalia: la prima volta ignorando la crisi nel paese, la seconda rifiutando di intervenire per risolverla e fornire l’urgente aiuto umanitario e finanziario per salvare le vite di milioni di civili diventati profughi a causa della guerra civile. "Loro (gli arabi, NdA) sentono di noi attraverso i media stranieri che esagerano le notizie dalla Somalia e ci descrivono in un modo che si soddisfa i loro interessi (dei media, NdT). Nessuno di loro (gli arabi, NdA) ha pensato di contattarci come avete fatto voi, per ascoltare e imparare dal nostro punto di vista. Questo è molto triste."

 
Fonte: http://www.puntlandpost.com/englishnewspage.php?articleid=4485
 
 
–Tradotto dall’inglese in italiano da Andrea Lazzaro, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft.–
 

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21 Responses to Intervista al capo del movimento che ha vinto in Somalia

  1. utente anonimo says:

    Chissà perchè con l’età sono sempre più diffidente dei servitori riluttanti del bene comune che vivono modestamente …

    Direi che al momento le notizie sono sufficienti per dire che ne sappiamo troppo poco.

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    L’Africa appoggia la presa di potere degli islamici a Mogadisho.

    Denis Saso Neghisto, presidente del Congo e il segretario generale della organizzazione “UNIONE AFRICANA”, è andato a visitare Bush, chiedendoli, da parte di tutti i paesi africani, di NON DARE APPOGGIO AI SIOGNORI DI GUERRA che hanno perso il potere con l’attacco finale degli islamici.

    L’amministrazione Bush con aiuti finanziari di centinaia di migliaia di dollari elargiti dalla CIA, sostenevano i “signori della guerra” , giustificando tali aiuti con “alleanza anti terrorismo” che legava l’America a loro.

    Se adesso tutti i paesi africani chiedono a Bush di non intervenire a favore dei propri alleati “anti terrorismo”, ci sono due questioni:

    O “l’alleanza anti terroristica” coi signori della guerra di Mogadischo era la solita BUFALA americana (come al qaeda) o tutti gli africani sono dalla parte del terrorismo!

    reza

  3. AndreaYGHPSA says:

    Reza:

    “O “l’alleanza anti terroristica” coi signori della guerra di Mogadischo era la solita BUFALA americana (come al qaeda) o tutti gli africani sono dalla parte del terrorismo!”



    E sappiamo bene che gli occidentalisti di destra e di sinistra sosterranno la seconda ipotesi..

    Andrea

  4. utente anonimo says:

    Possono anche sostenerlo ma con le bufale stanno ormai all’osso, il risveglio islamico, malgrado tutta la propaganda(sionista) anti islamica, costituisce una vera rivoluzione politica, a livello mondiale, mentre il neonazifascismo (in ritiro)deve fare i conti con il proprio fallimento, a tutti i livelli.

    reza

  5. utente anonimo says:

    Sì, sì, gioite fratelli, il neonazifasciosionismo si trova ormai sull’orlo del baratro. La Gloriosa Rivoluzione Islamica presto lo raggiungerà e lo supererà!:-)

    Ciao

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    >Chissà perchè con l’età sono sempre più diffidente dei servitori riluttanti del bene comune che vivono modestamente … Francesco<
    Ma come, malfidato, con quel popò di panegirico che ci ha fornito MM il minimo che mi aspettavo da te era che esplodessi nel grido gioioso:”Shaykh Sharif Ahmad santo subito!”:-)

    Ciao

    Ritvan

  7. utente anonimo says:

    Strano che anche la OUA auspichi una Repubblica Islamica di Somalia.

    Comunque, è casa loro e facciano un pò come vogliono.

    Basta si ricordino che chi cammina con le sue gambe è anche responsabile delle sue azioni.

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    Per Francesco,

    Beh, chi ragiona come lo fai tu nell’ultimo commento, non può sostenere il neonazifascimso(sionisti+neocons)perché stai rispattando un principio fondamentale del diritto internazionale,su cui si basa il diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli.

    reza

  9. utente anonimo says:

    Reza,

    non esageriamo adesso. Nella autodeterminazione dei popoli ci sta anche l’acquiescenza al macello perpetrato da Lenin e poi Stalin in Ucraina? O da Mao in Cina? O dai popoli europei guidati da Hitler contro i non-popoli giudeo e zingaro? Per non parlare dei casi di Campuchea e Rwanda, sempre popoli intenti ad autodeterminarsi?

    La libertà di un popolo è UN corno del dilemma, l’altro si chiama dovere dell’ingerenza umanitaria. Solo se tieni entrambi i corni puoi contare su di me.

    Saluti

    Francesco

  10. utente anonimo says:

    Sarei la persona più felice del mondo se l’ingerenza umanitaria venisse messo in atto senza guardare in faccia a nessuno, ma purtroppo in bosnia e in Rwanda è mancata.

    darei anche un braccio se ora lo mettono in atto in Palestina in modo che non muoia pià nessuno in quella terra.

    reza

  11. utente anonimo says:

    reza

    qui hai proprio ragione, se un corno come dice giustamente Francesco è il dovere delll’ingerenza umanitaria perchè hanno permesso i massacri in Ruanda che avvenivano sotto gli occhi di tutti?

    Mi sa tanto che ci sa un terzo corno…

    maria

  12. utente anonimo says:

    Non sono d’accordo.

    I miei corni riguardano il giudizio morale sulla decisione intervenire o meno.

    La parte dell’analisi costi/benefici è su un altro piano.

    Per Reza: mi convinco anch’io che i palestinesi avrebbero diritto ad una protezione internazionale. Però del tipo che il primo che vuole giocare coi razzi si ritrova legato al razzo stesso dai protettori. Nel cambio dovrebbe guadagnarci molto il popolo palestinese, stando a quanto scrive Miguel.

    Francesco

  13. utente anonimo says:

    Ho capito, in linea di principio potrebbe andare bene, ma rimane il fatto che questo principio non è agito in alcune situazioni come il Rwanda o forse avevano fatto l’analisi costi benefici per cui risparmiare soltanto decine di centinaia di vite umane non bastava?

    maria

  14. utente anonimo says:

    Per Francesco,

    Già, la protezione internazionale è ciò che è finora mancata alle popolazioni civili, vittime delle scelte dei potenti, quando questi decidono di risolvere le controversie(spesso senz ragione di essere se ognuno si accontenta di ciò che ha) con le armi e con la pressione che nasce dalla loro potenza a determinare ostacoli alla giustizia nel mondo.

    reza

  15. utente anonimo says:

    >Per Francesco,

    Beh, chi ragiona come lo fai tu nell’ultimo commento, non può sostenere il neonazifascimso(sionisti+neocons)perché stai rispattando un principio fondamentale del diritto internazionale,su cui si basa il diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli.

    reza

    Peccato. Le 40 righe sono finite:-)

    Ciao

    Ritvan

  16. utente anonimo says:

    >…mi convinco anch’io che i palestinesi avrebbero diritto ad una protezione internazionale. Però del tipo che il primo che vuole giocare coi razzi si ritrova legato al razzo stesso dai protettori. Francesco<
    Eh, no, non credo che reza e Miguel sarebbero d’accordo. La troverebbero una protezione del…razzo:-)

    Ciao

    Ritvan

  17. utente anonimo says:

    Io sono invece totalmente a favore di una protezione del genere, ma che sia una vera protezione per la vita dei palestinesi e non una messa in scena del tipo sebrenizka!

    Quella pagina vergognosa fa parte della cultura dell’occidente e delle sue ipocrisie, dalle quali le mani, deve uscire la sorte dell’umanità.

    reza

  18. utente anonimo says:

    Reza

    quella protezione avrebbe come premessa confini tra i due territori e quindi addio alla palestina islamica di Hamas e al diritto al ritorno dei 5 milioni di Fatah.

    Sono convinto che i coloni e gli altri estremisti israeliani ci resterebbero male, ma non che gli estremisti palestinesi e arabi sarebbero molto più felici.

    Francesco

  19. utente anonimo says:

    Maria

    le vite che non valse la pena di salvare furono centinaia di migliaia.

    F

  20. utente anonimo says:

    Sì hai ragione francesco.

    E fecero ben poco scalpore rispetto ai morti di altre regioni del mondo

    L’importanza della vita umana è affidata alle miserabili ragioni della geopolitica e questo è veramente molto triste.

    maria

  21. utente anonimo says:

    lamentati con l’Altissimo, che ci ha lasciati liberi anche di ammazzarci l’un l’altro.

    porre rimedio al male che facciamo è nostra gravosa responsabilità.

    Francesco

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