Documento della concordia nazionale palestinese

Il documento politico elaborato dai prigionieri palestinesi di tutte

 le organizzazioni e reso noto da Marwan Barghouti

 

DOCUMENTO DELLA CONCORDIA NAZIONALE PALESTINESE

 

- Con alto sentimento di responsabilità nazionale e storica, in vista dei pericoli che circondano il nostro popolo, per rafforzare il fronte interno palestinese, e per mantenere e proteggere l’unità nazionale e l’unita del nostro popolo in patria e nella diaspora.

- Per fronteggiare il piano israeliano di imporre una soluzione unilaterale, che farebbe saltare il sogno del nostro popolo e il diritto a costruire il suo Stato Palestinese indipendente a piena sovranità. Tale piano, che il governo israeliano intende attuare nella prossima fase, si fonda sulla costruzione del muro del apartheid, l’ebraicizzazione di Gerusalemme, l’allargamento delle colonie israeliane, l’appropriazione della valle del Giordano, l’annessione di gran parte della Cisgiordania e la negazione al nostro popolo del diritto al ritorno.



- Per conservare ciò che il nostro popolo ha conquistato durante la sua lunga lotta, nel rispetto dei nostri martiri, delle sofferenze dei nostri prigionieri e dei nostri feriti. La nostra è una lotta di liberazione nazionale il cui carattere fondamentale è quello patriottico democratico. Ciò impone una strategia politica di lotta adatta a questo carattere.

-Per contribuire alla riuscita del dialogo nazionale palestinese, che si basa sulla dichiarazione del Cairo, e su una pressante necessità di una solida unità, presentiamo questo documento (Documento della Concordia Nazionale) al nostro magnifico e resistente popolo, al presidente Mahmuod Abbas, alla direzione del OLP, al presidente del governo Ismail Hanieh, al consiglio dei ministri, al presidente del Consiglio Nazionale Palestinese (CNP) e ai suoi membri, al presidente del Consiglio Legislativo Palestinese (CLP) e ai suoi membri, a tutte le organizzazioni e alle forze palestinesi, a tutte le strutture, alle organizzazioni pubbliche e private, a tutti coloro che orientano l’opinione pubblica palestinese in patria e nella diaspora.

Con l’auspicio di considerare questo documento integralmente, e di ricevere l’appoggio, il sostegno e l’approvazione di tutti, come contributo fondamentale, perché sia adottato quale documento della Concordia Nazionale Palestinese:

 

  1. Il popolo palestinese in patria e nella diaspora si sta adoperando per liberare la sua terra e realizzare il suo diritto alla libertà, al ritorno, all’indipendenza, all’autodeterminazione, alla creazione del suo stato indipendente con capitale Gerusalemme su tutti i territori occupati nel 1967. Garantire il diritto al ritorno dei profughi, la liberazione di tutti i prigionieri e i detenuti in base al diritto storico, che il nostro popolo ha sulla terra dei suoi padri e dei suoi antenati, già garantito dalla carta delle nazioni unite, dal diritto e dalla legalità internazionali.

 

  1. Sollecitare la realizzazione di ciò che stato concordato al Cairo nel marzo 2005, concernente lo sviluppo e l’attivazione dell’OLP su principi democratici e con l’entrata dei movimenti Hamas e Jihad islamico nell’OLP, in quanto essa è l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese ovunque esso si trovi. Si devono per questo prendere in considerazione i cambiamenti in Palestina, in modo da riaffermare una vera rappresentanza dell’OLP come unico legittimo rappresentante del nostro popolo, e per rafforzare la sua capacità a condurlo con responsabilità in patria e nella diaspora, di mobilitarlo per la difesa dei suoi diritti nazionali, politici e umanitari, nelle varie istanze internazionali e regionali. L’interesse nazionale necessita della formazione di un nuovo CNP prima della fine del 2006, che garantisca la rappresentanza proporzionale di tutte le forze, le organizzazioni, i partiti patriottici e islamici, i raggruppamenti del nostro popolo in qualsiasi luogo e in qualsiasi settore, e le capacità individuali. Tale rappresentanza si basa sulla presenza e sull’efficacia combattiva, politica, sociale e di massa, mantenendo l’OLP come un riferimento politico superiore composto da un ampio fronte di alleanza patriottica globale e un luogo nazionale unificante dei palestinesi, in patria e nella diaspora.

 

  1. Il popolo palestinese afferma il suo diritto alla resistenza, al mantenimento di questa scelta con tutti i mezzi concentrandola nei territori occupati nel 1967, affiancandola al lavoro politico di negoziato e diplomatico, continuando la resistenza popolare e di massa contro l’occupazione in tutte le sue diverse forme. Particolare attenzione bisogna porre all’allargamento della partecipazione dei vari strati sociali a questa resistenza popolare.

 

 

  1. Elaborare un piano palestinese per un lavoro politico globale. Unificare l’azione politica basandosi su un programma di accordo nazionale palestinese, sulla legalità araba e sulle risoluzioni internazionali, che diano giustizia al nostro popolo, rappresentato dall’OLP, dall’Autorità Nazionale, dal Presidente e dal Governo, dalle organizzazioni patriottiche e islamiche, dall’organizzazione della società civile, dalle personalità, e dagli enti pubblici. Tale programma deve richiamare e rafforzare il sostegno arabo, islamico, politico economico, umanitario, internazionale a favore del nostro popolo e dell’A.N.P. tutto questo a favore del diritto all’autodeterminazione, alla libertà, al ritorno e all’indipendenza, per fronteggiare il piano israeliano di imporre una soluzione unilaterale ai Palestinesi e per respingere l’ingiusto assedio del nostro popolo.

 

  1. Proteggere e rafforzare l’A.N.P. come nucleo del futuro Stato; questa Autorità che il nostro popolo ha costruito con la sua lotta e i suoi sacrifici, che sono costati sangue e sofferenze ai propri figli. Il supremo interesse nazionale impone a tutti il rispetto della Costituzione provvisoria di questa Autorità, delle leggi vigenti, delle responsabilità e delle prerogative del Presidente eletto tramite elezioni libere, democratiche e trasparenti, e di quelle del Governo che ha ottenuto la fiducia del Consiglio Legislativo. Si ritiene importante e necessaria una creativa collaborazione tra la Presidenza e il Governo, per un lavoro comune attraverso incontri periodici che risolvano ogni divergenza con un fraterno dialogo che tenga conto del supremo interesse nazionale e rispetti la Costituzione provvisoria. Altrettanto necessario è procedere ad una riforma globale in tutte le strutture dell’A.N.P. ed in particolare dell’apparato giudiziario rispettando la magistratura a tutti i livelli, attuando le sue decisioni, rafforzando e applicando il diritto.

 

 

  1. Formare un governo di unità nazionale in modo che garantisca la partecipazione di tutti i gruppi parlamentari, in particolare dei due movimenti Fatah e Hamas e di tutte le forze politiche che desiderino aderire a questo documento e ad un programma comune per far risorgere la questione palestinese a livello interno, arabo, regionale e internazionale. Affrontare le sfide in atto con un Governo patriottico forte dell’appoggio politico e popolare di tutte le forze palestinesi, nonché del sostegno arabo e internazionale. Sia capace di attuare il programma di riforma lottando contro la povertà e la disoccupazione e che ponga maggiore attenzione possibile agli strati popolari, che hanno sopportato gli sforzi della resistenza e dell’intifada, e che sono vittime della criminale aggressione israeliana, in particolare le famiglie dei martiri, dei detenuti, dei feriti, dei proprietari delle case e dei beni distrutti dall’occupante e che ponga particolare attenzione al problema della diffusa disoccupazione.

 

  1. La gestione delle trattative è una prerogativa dell’O.L.P. e del Presidente dell’A.N.P. e devono basarsi sul mantenimento dei nostri obiettivi nazionali, realizzarli a condizione che ogni accordo sul nostro destino abbia l’approvazione del nuovo Consiglio Nazionale Palestinese oppure, ove possibile, attraverso un referendum.

 

 

  1. Liberare i prigionieri e i detenuti è un sacro dovere nazionale che spetta, utilizzando tutti i mezzi possibili, alle forze politiche, alle organizzazioni patriottiche e islamiche, all’O.L.P., all’A.N.P., al Presidente, al Governo, al Consiglio Legislativo e a tutte le formazioni della resistenza.

 

  1. E’ necessario adoperarsi e raddoppiare gli sforzi a sostegno e in appoggio ai profughi e alla difesa dei loro diritti, per un Congresso Popolare rappresentativo dei profughi che nasca da strutture che hanno la funzione di riaffermare il diritto al ritorno, invitando la comunità internazionale ad attuare la risoluzione n. 194 dell’ONU, concernente il diritto al ritorno e il risarcimento.

 

 

  1. Lavorare per la formazione di un fronte unificato (sotto il nome di Fronte di Resistenza Palestinese) che guidi la resistenza contro l’occupante, unificando e concertando il lavoro e l’azione e costituisca un referente politico unico.

 

  1. Mantenere il metodo democratico attraverso elezioni periodiche a suffragio universale, libere, trasparenti e democratiche per eleggere il Presidente, il Consiglio Legislativo, i Consigli locali e comunali, nel rispetto delle leggi e del principio dell’alternanza pacifica delle forze al potere. Proteggere l’esperienza democratica palestinese rispettandone le scelte e le sue conseguenze, la sovranità della legge, le libertà private e pubbliche, la libertà di stampa e l’uguaglianza fra i cittadini nei diritti e nei doveri, senza discriminazione. Proteggere inoltre le conquiste delle donne rafforzandole e sviluppandole.

 

 

  1. Rifiuto e condanna dell’ingiusto assedio al nostro popolo perpetrato dagli Stati Uniti e da Israele invitando i popoli arabi e i loro governi a sostenere i Palestinesi, l’O.L.P. e l’A.N.P. e richiamare i governi arabi ad applicare le risoluzioni politiche, finanziarie, economiche e d’informazione adottate dai vertici arabi in appoggio e sostegno al popolo palestinese, alla sua fermezza, alla sua resistenza e alla sua causa nazionale, riaffermando che l’A.N.P. è legata all’unanimità araba e al lavoro arabo congiunto.

 

  1. Invito al popolo palestinese a consolidare l’unità, l’appoggio e il sostegno all’O.L.P., all’A.N.P., al Presidente e al Governo. Rafforzare la fermezza e la resistenza contro l’occupazione e l’assedio, rifiutando l’ingerenza altrui negli affari interni palestinesi.

 

 

  1. Ripudiare tutti i fenomeni di divisione e di scontro e tutto ciò che potrebbe portare alla guerra civile. Condannare l’uso delle armi per risolvere i conflitti interni e proibirne l’uso tra figli dello stesso popolo, riaffermare la sacralità del sangue palestinese e l’impegno al dialogo come unico mezzo per risolvere le divergenze. Garantire la libertà di espressione con tutti i mezzi, compresa l’opposizione all’A.N.P. e alle sue delibere, negli ambiti della legge, del diritto alla protesta civile e all’organizzazione di manifestazioni e comizi, a condizione che siano pacifici e senza armi, che non aggrediscano i cittadini e che non danneggino beni privati o comuni.

 

  1. L’interesse nazionale impone la necessità di cercare i metodi migliori e più opportuni per proseguire la partecipazione del nostro popolo e delle sue forze politiche della striscia di Gaza (nella sua nuova situazione) alla battaglia di libertà, di indipendenza, per il diritto al ritorno e per la liberazione. Questo, costituisce una vera forza di fermezza e di resistenza del nostro popolo, in Cisgiordania e Gerusalemme. Riteniamo che l’interesse nazionale imponga altresì la rivalutazione dei metodi di lotta per resistere all’occupazione.

 

 

  1. E’ necessario riformare e sviluppare le istituzioni di sicurezza palestinesi in tutti i suoi rami, su principi moderni e renderli più capaci nello svolgimento della missione di difesa della patria e dei cittadini. Affrontare l’aggressione e l’occupazione. Garantire la sicurezza pubblica e l’applicazione delle leggi per mettere fine allo stato di disordine e alla mancanza di sicurezza. Sequestrare le armi fuori legge. Mettere fine alle manifestazioni armate, sequestrare le armi del disordine e della mancanza di controllo della sicurezza che danneggiano gravemente la resistenza, deformandone l’immagine e minacciando l’unità della società palestinese. Tutto questo implica la necessità di concertare e organizzare i rapporti tra le forze e le formazioni della resistenza, proteggere le sue armi e regolarne il possesso.

 

  1. Si invita il Consiglio Legislativo a continuare ad emanare leggi che organizzino l’operato degli apparati di sicurezza in tutti i suoi rami. Emanare una legge che vieti l’esercizio del lavoro politico e di partito ai membri di questi apparati e che li obblighi a far riferimento al potere politico eletto secondo la legge.

 

 

  1. Ci si adoperi per allargare il ruolo e la presenza politica dei comitati di solidarietà internazionali e dei gruppi amanti della pace che sostengono la fermezza e la giusta lotta del nostro popolo, contro l’occupazione, la colonizzazione e contro il Muro dell’apartheid, per l’applicazione della sentenza della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja concernente lo smantellamento del Muro, della colonizzazione e che ne ha dichiarato l’illegalità.

 

Questo documento stilato l’ 11 maggio 2006 è stato firmato da:

 

Movimento di liberazione nazionale palestinese (Fatah)

On. Marwan Barghouti segretario di Fatah in Cisgiordania.

 

Movimento di resistenza islamica (Hamas) Suprema Direzione

Sceicco Abed al Khaleq Alnatsha

 

Movimento Jihad islamico

Sceicco Bassam Al Saadi

 

Fronte Popolare per la liberazione della Palestina

Abed Alrahim Mluh membro del Comitato Esecutivo, vice Segretario Generale

 

      Fronte Democratico

Mustafah Badarne.

 

N.B. il Movimento islamico Jihad islamico si è astenuto sul punto riguardante le trattative.

 

Traduzione a cura di Bassam Saleh e Enza Biancongino

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43 Responses to Documento della concordia nazionale palestinese

  1. utente anonimo says:

    interessante.

    vorrei giusto segnalare al punto 18

    un errore di traduzione (almeno immagino che di un problema di traduzione si tratti) ed uno di contenuto:

    1. non “sentenza” ma “parere” della corte internazionale di giustizia. è una precisazione importante, perché altrimenti il termine “sentenza” potrebbe far pensare a qualcosa di vincolante per gli stati, cosa che in realtà non è

    2. la corte non chiede lo “smantellamento del muro”, ma solamente della parte di muro costruita in territorio palestinese (e per favore non diciamo che israele è palestina, quantomeno perchè la corte non lo dice).

    Riporto una parte del dispositivo (in francese ma la trovate in tutte le lingue ufficiali dell’onu al link indicato)

    “Israël est dans l’obligation de mettre un terme aux violations du droit international dont il est l’auteur; il est tenu de cesser immédiatement les travaux d’édification du mur qu’il est en train de construire **dans le territoire palestinien occupé**, y compris à l’intérieur et sur le pourtour de Jérusalem‑Est, de démanteler immédiatement l’ouvrage situé dans **ce territoire** et d’abroger immédiatement ou de priver immédiatement d’effet l’ensemble des actes législatifs et réglementaires qui s’y rapportent, conformément au paragraphe 151 du présent avis

    http://www.icj-cij.org/cijwww/cdocket/cmwp/cmwpframe.htm

    (c’è pure un riassunto per chi non ha il coraggio di leggersi le 1325468 pagine del parere, che però è molto interessante)

    roberto

  2. utente anonimo says:

    Eppoi uno si chiede perché non se ne viene a capo!

    Rumi penso che sarà difficile esaudire il tuo desiderio, è molto improbabile che un paese che esiste da quasi sessanta anni possa far fagotto e chi s’è visto s’è visto.

    Scusa il tono un po’ sbrigativo ma del resto anche il tuo post lo è. Aspetto di leggere qualcosa di piu assennato.

    maria

    maria

  3. utente anonimo says:

    io vorrei invece fare un’osservazione per rumi (se avrà la pazienza di leggermi), per cercare di spiegare perchè il punto 18 è intriguing e perchè merita una analisi (e una traduzione) accurata.

    il mio ragionamento è:

    - al punto 18 del documento politico riportato da miguel, si invoca l’applicazione del pareredella corte internazionale di giustizia.

    - ergo, mi viene da pensare, i firmatari del documento avallano quello che dice la corte.

    - ora, la corte dice tante cose interessanti, ed una di queste è “israele esiste e ha dei confini” (lo dice espressamente, ma in più lo si deduce dal fatto che cazzia israele proprio perchè “sconfina”).

    - la conclusione che mi pare logica è che chi ha firmato il documento, o è un cialtrone che usa il diritto internazionale come la fallaci il corano, prendendo cioè solo le cose che gli piacciono, oppure è una persona seria e appunto riconosce israele (e io, che sono ottimista di natura propendo per l’ipotesi “persona seria”)

    roberto

    ps che vuol dire SAS che metti dopo il nome del profeta?

  4. utente anonimo says:

    PPS. naturalmente non ho nessun elemento razionale per essere ottimista, visto che tutto ciò che in senso lato è “diritto internazionale”, dalla costituzione europea, alla direttiva bolkestein, passando persentenze della corte internazionale di giustizia, e il WTO, viene triturato e fatto bollire in pentoloni di retorica senza nemmeno darsi la pena di gettare prima uno sguardo per capire che cos’è…

    roberto

  5. utente anonimo says:

    Il diritto internazionale è una convenzione che può essere aggirata in mille modi. Si vede in ogni conflitto e ogni giorno, anche in tempi di pace, ma tuttavia è un criterio senza il quale sarebbe ancora più arduo vivere gli uni con gli altri. Rimane l’interrogativo comunque circa il punto 18 dove si evita di nominare israele malgrado il riferimento a un’istituzione che la nomina molto chiaramente per le cose che tu dicevi, Roberto.

    Io non conosco bene le componenti della resistenza palestinese ma non potrebbe essere che il testo sia frutto di un dissidio interno tra una linea dura alla Rumi, fatte le proporzioni, e una linea più flessibile o meglio più realistica dal momento che non si può prescindere dall’esistenza dello stato di israele?

    Riguardo al ritorno dei profughi sapete se ne è mai stata fatta una stima dal punto di vista del numero e magari anche del paese in cui si trovano?

    maria

  6. utente anonimo says:

    Il Diritto al Ritorno è una dichiarazione di guerra totale agli Ebrei Israeliani.

    Anche se fosse una richiesta del tutto giusta, implicherebbe comunque la fine per la controparte.

    Non lo trovo un ragionevole modo di trattare.

    Francesco

  7. utente anonimo says:

    il testo palestinese è un testo politico nel tono, nell’analisi, è un testo laico , nel senso che non c’è alcun riferimento ad allah e allora stupisce la richiesta del ritorno che non è realistica dal punto di vista politico come notava Roberto, e la politica per essere tale deve esserlo in qualche modo altrimenti è un’esercitazione di parole più o meno brillanti.

    Nel merito. I palestinesi del ritorno, che avrei letto essere cinque milioni, sono gli eredi di quelli del 48, i nipoti in alcuni casi,per forza nati e vissuti in altri paesi, molti anche forse presumibilmente radicati, con un lavoro, delle relazioni, certo più o meno felicemente, ma come tutti.Perchè credere senza dubbi che queste persone vorrebbero tornare in massa nella striscia di gaza oppure a ramallah o anche a gerusalemme?

    Non credo, ecco allora che la richiesta non trattabile del ritorno è soltanto una richiesta strumentale, una richiesta simbolica destinata a non essere accolta e per motivi comprensibili. Voiglio dire che se lo stato binazionale non è stato possibile all’inizio come può esserlo adesso? Diversa cosa l’indennizzo, quello sì legittimo, che andrebbe agli eredi di quei settecentomila che lasciarono la Palestina o perchè cacciati o perchè convinti forse di ritornare dopo pochi giorni a guerra vinta.

    Maria

  8. daciavalent says:

    Francamente mi sfugge il motivo di questa difesa senza quartiere al rifiuto del diritto di ritorno per i palestinesi.

    Si tratta esattamente dello setsso diritto del qaule godono gli ebrei in ogni parte del mondo,e solo in virtù di un’appartenenza religiosa.

    nel caso dei palestinesi si tratta di persone che hanno effettivo diritto a ritornare nella terra dei loro avi, quella dove sono morti i loro padri, nonni, bisnonni ecc. ecc.

    Mi stupisce che non si riesca a cogliere l’analogia tra i treni piombati e le navi che portavano “solo” ebrei, lontani dall’Europa, in un sancire palese la loro estraneità al tessuto sociale di questo continente.

    Salvo poi riempirsi la bocca di baggianate tipo le radici giudaico-cristiane, dimenticando opportunamente quasi 800 di presenza musulmana nel sud dell’Europa.

    Se ad un convertito all’ebraismo, che ha le sue radici nazionali in norvegia piuttosto che nello zimbabwe, è consentito di fare “ritorno” in una terra che non è mai stata sua, a maggior ragione non dovrebbe essere messo in discussione il diritto dei figli della Palestina di riposare, finalmente, dopo gli anni delle deportazioni , dell’esilio e dei campi profughi, nella terra che è sempre stata la loro.

    Dire poi che il ritorno dei palestinesi corrisponderebbe alla fine degli ebrei israeliani è una delle cose più atroci dal punto di vista razzista che io abbia mai letto.

    Dacia Valent

  9. kelebek says:

    Per Kybernetes,

    benvenuto. Ho dato un’occhiata al tuo blog, tratti diversi temi interessanti. Ho paura che su alcune cose ci scontreremmo, comunque in maniera spero leale.

    Tra l’altro, vedo che citi spesso Evola, tra qualche giorno/settimana (quando trovo tempo, insomma), intendo mettere in rete qualcosa in merito.

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    Per Maria,

    La questione “quanti sono i rifugiati” è piuttosto complessa perchè non è chiaro cosa sia un rifugiato.

    Vado a memoria, sperando che qualcuno integri/corregga se scrivo delle sciocchezze.

    Secondo l’UNRWA sono rifugiati i palestinesi che vivevano in Palestina fino al 1948 e che sono stati accolti da stati in cui opera l’UNRWA (quindi non, ad esempio, quelli che sono andati in arabia saudita), e i loro discendenti in linea maschile (non so perché solo in linea maschile)

    Per la convenzione di Ginevra sui rifugiati, sono tali tutti i palestinesi che hanno dovuto abbandonare la Palestina a prescindere dallo stato di accoglienza, ma non i loro discendenti. In effetti il meccanismo della convenzione prevede che gli stati di accoglienza facilitino la naturalizzazione dei rifugiati e di conseguenza delle loro famiglie. Purtroppo per i palestinesi (in questo caso cornuti e mazziati), la lega araba ha suggerito ai propri membri di non concedere la cittadinanza ai palestinesi per non impedire il loro diritto al ritorno (della serie l’ospite dopo tre giorni puzza).

    roberto

  11. utente anonimo says:

    “Dire poi che il ritorno dei [5 milioni di] palestinesi corrisponderebbe alla fine degli ebrei israeliani è una delle cose più atroci dal punto di vista razzista che io abbia mai letto.”

    Sarà atroce ma a me pare di un’evidenza solare. E non vedo il razzismo, ma questo è secondario.

    Francesco

  12. utente anonimo says:

    per rumi,

    grazie della risposta.

    ammetto che i tuoi post mi fanno un effetto strano, inizi con invocazioni che richiamano compassione, misericordia, pace, benevolenza e io mi immagino un signore pacioso, sotto un olivo che legge un libro, sorseggiando te alla menta.

    poi parli di cani, apostati, schiavi dei sionisti e mi pare che il signore pacioso tiri fuori una inquietante scimitarra…

    roberto

  13. utente anonimo says:

    Per quanto mi riguarda nessuna difesa senza quartiere ma soltanto interrogativi sulla storia e sulla realtà effettuale.

    Riguardo al ritorno degli ebrei in israele mi pare che un giorno sì e uno no si critichi questa legge ritenuta una pretesa insopportabile e per certi versi lo è anche perchè si presta a qualche ritorno truffaldino. Quindi ,voglio dire, che su tutti i ritorni si può discutere.

    Nello specifico francamente non riesco a capire come non si possa ritenere problematico in queste condizioni il ritorno massiccio di palestinesi, che ne hanno ovviamente il diritto, come , scusate il paradosso che non vuole essere irriverente,il discendente di uno strombolano a tornare nell’isola dall’australia, ma bisogna convenire che non è altrettanto pacifico per le note vicende del passato e perchè un importantissimo documento dei palestinesi sul conflitto in corso non nomina mai Israele.

    Sono faccende complicate molto complicate:-)

    Credo allora che la questione del ritorno dovrebbe essere posta in modo più articolato da ambo le parti.

    Sono d’accordo poi che la legge israeliana sul ritorno sia una legge discutibile che si inquadra nella natura particolare dello stato israeliano, uno stato che non ha risolto il nodo tra nazionalità e religione, che lì appunto coincidono.

    maria

  14. daciavalent says:

    Lo ripeto Maria, non vedo perché.

    A meno di non sostenere che i palestinesi odino gli israeliani al punto di avere in testa solo lo sterminio degli stessi.

    Vedi Maria, si sta giocando a questo giochino da troppo tempo, quello di sovrapporre una tragedia subita, usandola come uan cortina fumogena atta a nascondere la tragedia che si sta infliggendo.

    Nessuno vuole sterminare gli israeliani, i palestinesi vorrebbero solo non essere sterminati.

    lo sai che un terzo degli israeliani non sono di religione ebraica, lo sai che su quasi un milioni di nuovi israeliani russi, che hanno approfittato della legge del ritorno ci sono dubbi sull’effettiva appartenenza a quel credo religioso? lo sai che sono vietati i matrimoni kisti, lo sai, lo sai, lo sai…

    in realtà non è nemmeno necessario aspettare il ritorno dei palestinesi esiliati e deportati, basta semplicemente aspettare che la demografia faccia il suo corso, considerato che sono gli israeliani arabi e musulmani a fare più figli e che, malgrado i tentativi di ucciderne il più possibile, i palestinesi di quel grande carcere a cielo aperto che si definiscono territori occupati, continuano ad amarsi ed a crescere il loro futuro, in un presente da incubo.

    Basteranno pochi anni.

    Quello che mi spaventa, invece, è che l’unica soluzione al dilemma demografico passa per l’eugenetica. e così come oggi brave persone come te, che suppongo hanno una visione romantica dello stato d’israele, di quelle filtrate da un senso di colpa collettiva sapientemente coltivato negli anni, forse un giorno sosterranno anche che sarebbe ragionevole contingentare il numero di figli che i palestinesi possono fare, e magari stabilire che le donne vadano sgterilizzate una volta raggiunta la quota decisa.

    più ti leggo, più colgo la tua passione e la tua compassione per i discendenti di persone che hanno sofferto una pena indicibile, e più mi accorgo che il velo di lacrime che copre i tuoi occhi, distorce le immagine di altri volti sulle cui bocche non appaiono più sorrisi ma solo rictus.

    dacia

  15. daciavalent says:

    fracesco, suppongo che le cose che dicono gli israeliani oggi siano le stese che dicevano i palestinesi quanto, negli anni 30, iniziò la massiccia immigrazione ebraica dall’Europa.

    Anche loro dicevano che non andava bene, che erano troppi. E gli ebrei, che ancora israeliani non erano, andavano in giro, per villaggi ed albergi a compiere stragi e mettere bombe.

    Certo che Giambattista me fa ‘na pippa….

    dacia

  16. utente anonimo says:

    >Dire poi che il ritorno dei palestinesi corrisponderebbe alla fine degli ebrei israeliani è una delle cose più atroci dal punto di vista razzista che io abbia mai letto. < Visto il numero che, in teoria, potrebbe tornare direi proprio di sì.
    E l’unico stato al mondo dove LORO sarebbero maggioranza e NON minoranza sparirebbe…

    >forse un giorno sosterranno anche che sarebbe ragionevole contingentare il numero di figli che i palestinesi possono fare, e magari stabilire che le donne vadano sgterilizzate una volta raggiunta la quota decis< Non sarebbe male, solo che personalmente imporrei la pratica ad altri… >ma solo rictus. < Ed esplosivo. JZ
    >lo sai che un terzo degli israeliani non sono di religione ebraica< Certo che con le cifre “fatte in casa” sei quasi peggio di Berlusconi…

  17. daciavalent says:

    Johnny, i conti fatteli da solo, e soprattutto aggiungici quel milioni di persone che sono dubbie anche per le autrità israeliane.

    la fonte? un paio di quelle che considereresti al di sopra di ogni sospetto (copia, incolla sulla barra degli indirizzi del navigatore, quindi invia):

    http://tinyurl.com/w9bg

    http://tinyurl.com/prq4s

    dacia

  18. utente anonimo says:

    mi leggi male cara dacia, perchè io non ho affatto una visione romantica di israele, casomai sei tu che hai a volte visioni romantiche dei popoli e dei loro leader, stai certa non io; So benissimo che in israele ci sono tanti non ebrei e infatti ho parlato di ritorni truffaldini nel mio post, so inquadrare anche molto bene la shoah cara dacia, e non mi confonderei mai con chi pensasse a manipolazioni eugenetiche verso chicchessia.

    Non sono nemmeno pietosa, credo che mi hai scambiato per un’altra.

    maria

  19. talib says:

    cioè, le cose quindi – semplificando – sarebbero così:

    i Palestinesi avrebbero anche diritto a tornare sulla loro terra, ma se questo significasse qualche disagio a chi ormai ci abita da 60 anni, è meglio lasciar perdere.

    Ma questo a me continua a sembrare un precedente pericoloso, che garantisce solo il più forte di una situazione.

    Sinceramente mi dispiacerà per i coloni che dovranno lasciare la loro terra tanto quanto mi dispiace per i Palestinesi che hanno dovuto lasciarla prima, ma dire che ormai è così e così deve rimanere mi pare come dire.. una ingiustizia legalizzata. Perchè allora Saddam non l’abbiamo lasciato invadere il Quwait in pace?

  20. utente anonimo says:

    x talib

    credo che il diritto al ritorno impliche almeno i confini del ’67, se non quelli del ’48.

    E oggi siamo nel 2006: se qualcuno pensa veramente di giocare con le lancette della Storia, non per questo devo assecondarlo.

    Come diceva Dacia, basterebbe avere pazienza: gli israeliani ebrei o quasi fanno pochi figli, quelli arabi un sacco, tra non moltissimo i perfidi giudei saranno in minoranza in casa loro (o non loro, vexata quaestio).

    Allora vedremo quali sono le intenzioni dei “poveri palesintesi che chiedono solo giustizia”.

    Saluti

    Francesco

    PS Dacia, cosa dire dell’altro confine modificato a cannonate, quello tra USA e Messico: perchè dovrebbe essere intangibile? Facciamo una commissione d’inchiesta per verificare se la secessione del Texas fu legale? E nel caso che no riportiamo indietro il Texas e gli stati vicini?

  21. utente anonimo says:

    per talib

    mi sa che hai semplificato un po’ troppo:-)

    maria

  22. daciavalent says:

    potremmo addirituttra rimandare tutti nei loro paesi d’origine e rstituire la terra ai legitytimi proprietari, i nativi americani.

    La tendenza è quella alla riunificazione, mi sembra ( a meno di essere un leghista un sionista… eheheheheh), alla globalizzazione.

    Mi sembra talmente labile la qustione della cittadinanza, come se nascere, per caso, in una certa terra o da certi genitori dia ad alcuni il diritto di vivere e ad altri quello di tentare di sopravvivere e ad altri ancora una morte prematura.

    All’aeroporto di Zaventem c’era un grande cartello pubblicitario, credo che fosse la toyota, che recitava “we build car for a coutry called Europe”.

    Sento di essere in sintonia con quel genere di tendenza. Dividere un fazzoletto di terra delle dimensioni della Palestina, che così tanto significa – dal punto di vista della storia comune a buona parte dell’umanità, è un po’ sciocco.

    dacia

  23. talib says:

    perchè Maria?

  24. utente anonimo says:

    >La tendenza è quella alla riunificazione, mi sembra ( a meno di essere un leghista un sionista… eheheheheh), alla globalizzazione.

    < Infatti il Montenegro l’altro giorno ha decito di fondare uno stato Islamico fondendosi con l’Albania… >

    Mi sembra talmente labile la qustione della cittadinanza, come se nascere, per caso, in una certa terra o da certi genitori dia ad alcuni il diritto di vivere e ad altri quello di tentare di sopravvivere e ad altri ancora una morte prematura. < Certo che lo è, ci mancherebbe altro >Dividere un fazzoletto di terra delle dimensioni della Palestina, che così tanto significa – dal punto di vista della storia comune a buona parte dell’umanità, è un po’ sciocco. < No, è puro buon senso.
    Casa mia è ben più piccola di Israele e della West Bank, non per questo la dividerei con quello stronzo del mio vicino di casa…

    JZ

    JZ

  25. daciavalent says:

    John, ma questa puttananta di ridurre tutto a “casa mia” quanto tempo dovrebbe durare? E gli immigrati sono a casa mia e quindi si comportassero con rispetto per il padrone di casa, e a casa mia le regole le detto io, e a casa mia le cose si fanno così, e a casa mia io dico colà. Ma lo sai che è casa tua giusto perché l’ovulo di quella santa donna di una tua tris-tris-tris-trisavola ha beccato al volo lo spermatozoo di un qualche barbaro europeo, che se magari la fcondava un barbaro asiatico o un guerriero luba ti ritrovavi negro e su un gmmone a rompere i coglioi a casa mia?

    E poi, di fronte all’allargamento dell’unione tu contrapponi la questione montenegrina?

    Dolce Gesù, Johnny, a volte fai il pirla così bene che quasi quasi ci si crede.

    dacia

  26. utente anonimo says:

    talib,

    perchè parlando del ritorno dei palestinesi hai parlato di disagio e basta semplificando quindi una storia molto controversa e complicata.

    maria

  27. talib says:

    Per disagio intendevo che i Coloni che si sono insediati su territorio palestinese, quindi chiaramente fuori dai confini di Israele, fuori da ogni diritto internazionale, fuori dalle risoluzioni ONU che hanno deciso che quella è terra Palestinese, dovranno disagiatamente lasciare quella terra. Legittimare chi occupa con la forza mi sembra un precedente pericoloso e ripeto: perchè il buon Saddam semi-laico non ha potuto occupare il Quwait molto più islamico dell’Iraq e quindi portargli anche un po’ di democrazia?

    A me piacciono le cose che valgono per tutti, non so bene come spiegare, non mi sento garantita da una legge che per qualcuno vale e per qualcuno no.

    Sono stata meno vaga? ;)

  28. utente anonimo says:

    >John, ma questa puttananta di ridurre tutto a “casa mia” quanto tempo dovrebbe durare? < A lungo spero… >Ma lo sai che è casa tua giusto perché l’ovulo di quella santa donna di una tua tris-tris-tris-trisavola ha beccato al volo lo spermatozoo di un qualche barbaro europeo, che se magari la fcondava un barbaro asiatico o un guerriero luba ti ritrovavi negro e su un gmmone a rompere i coglioi a casa mia? < Certo, ma è lì il bello del gioco… >E poi, di fronte all’allargamento dell’unione tu contrapponi la questione montenegrina? < Non contrappongo, esemplifico.
    Un Unione tipo quella europea è cosa ben diversa da uno “Stato unico”.

    Sei troppo intelligente per non capirlo…

    JZ

  29. utente anonimo says:

    Eppure sta cosa del nazionalismo non è del tutto artificiale.

    Com’è che una persona intelligente come Dacia riesce a fingere di non capire?

    Se poi ho capito bene che è latino-americana di origine, dovrebbe avercelo “nel sangue” il senso della nazione. Anche troppo.

    O serve solo a proporre agli Ebrei di lasciarselo mettere in quel posto?

    Talib, il dibattito tra realisti (la ragione storica la dà la forza) e moralisti è ancora aperto e,credo, lo rimarrà a lungo. Entrambe le parti hanno delle ottime ragioni parziali ma non una soddisfacente visione generale. Non è così facile.

    Francesco

  30. utente anonimo says:

    talib sei una donna? ti pensavo un uomo per via del nome che ritenevo maschile:-)

    Sì ti sei spiegata un po’ meglio e allora ti dico che riguardo ai coloni sfondi una porta aperta perchè anch’io sono del parere che dovrebbero sgomberare, ma questo cosa c’entra con la questione del ritono, parlavamo di quello.

    ciao

    maria

  31. talib says:

    Sì Maria, scusa, effettivamente è un nick da masculo!

    Beh c’entra, dai. Come fanno a rientrare i profughi se i Coloni non abbandonano almeno i territori su cui si sono insediati senza nessun diritto a farlo?

    Non credo certo che sia tutto semplice, ma almeno rispettare le risoluzioni dell’ONU che dicono che quella è terra Palestinese, mi sembra un passo dovuto.

    Come fanno a rientrare sennò i profughi?

    Ah, mi chiamo Silvia :)

  32. utente anonimo says:

    silvia rimembri ancor….:-)))

    a parte questi versi tra i più belli che io conosca, i profughi sono secondo quanto si sente dire in giro ben 5 milioni, io farei della tara, ma insomma, e certamente non esistono 5 milioni di coloni.

    Voglio dire poi che i profughi cambierebbero la natura dello stato ebraico con tutto quello che ne consegue secondo il punto di vista degli israeliani ovviamente il nostro conta poco.

    Sarà anche sbagliato ma evidentemente non se la sentono visto i trascorsi e visto le differenze di “pensiero” su tante cose. Poi non è detto che in futuro non sia possibile. Tutto cambia incessantemente anche nella storia delle nazioni e degli stati nel lungo periodo.

    La smobilitazione dei coloni ebrei avrebbe un duplice effetto benefico, quello della fine dei campi profughi e dell’occupazione, non mi dilungo, e l’accrescimento dello spazio fisico, della terra.

    Lo sai talib che la palestina e israele hanno il tasso più alto mi pare che dappertutto di popolazione per kilometro quadrato?

    Comunque mi piacerebbe sapere una stima reale dei palestinesi che vogliono tornare davvero nella terra dei padri come si dice, con espressione analoga a quella ebreo israeliana.

    Più in generale sono d’accordo con chi ha parlato di torti e ragioni di entrambe le parti.

    maria

  33. utente anonimo says:

    >Come fanno a rientrare i profughi se i Coloni non abbandonano almeno i territori su cui si sono insediati senza nessun diritto a farlo? < Ma soprattutto: chi se ne frega se i Coloni piangono quando devono sloggiare? Va bene, a tratti può commuovere la loro sofferenza.
    Però non cambia una virgola della situazione reale…

    JZ

  34. talib says:

    più che un discorso di “quantità per metro quadro” intendevo il rispetto delle Risoluzioni dell’ONU come l’avvio di un processo di normalizzazione e di parità di dignità, non dimentichiamoci che in Israele c’è una situazione di apartheid legalizzato, dove un cittadino Israeliano non può sposare un cittadino Palestinese.

    Io non entro nemmeno nel merito di quella che sarà poi la decisione su come disporli, questi due popoli, e in quanti stati.

    La mia personale opinione è che gli insediamenti illegali restano illegali anche se volesse tornarci solo un vecchio Palestinese sdentato.

    John, mi fa piacere tu abbia finalmente messo le carte in tavola, quando te l’ho detto io che non ti riesce di adottare lo stesso criterio su ogni cosa su cui si sta ragionando, mi hai detto che non è vero. Onore a Dacia e alle sue tette carismaticamente burrose.

    Secondo me non dovresti vergognarti di difendere i privilegi che ti sono toccati per puro culo, è pur sempre una posizione.

  35. utente anonimo says:

    >John, mi fa piacere tu abbia finalmente messo le carte in tavola, quando te l’ho detto io che non ti riesce di adottare lo stesso criterio su ogni cosa su cui si sta ragionando, mi hai detto che non è vero.< Se parli dei Coloni non penso di contraddirmi. Non mi pare di averli mai difesi… JZ

  36. utente anonimo says:

    La mia personale opinione è che gli insediamenti illegali restano illegali anche se volesse tornarci solo un vecchio Palestinese sdentato. Talib

    ma gli insediamenti dei coloni hanno poco a che fare con il diritto al ritorno.

    Smobilitare le colonie è un passo verso la creazione dello stato palestinese e territorio “libero” a favore dei palestinesi di palestina, indipendentemente da coloro che ritorneranno o meno.

    Riguardo poi alla densità di popolazione in quella regione non è un discorso soltanto di mera demografia, perchè nei territori i coloni sono circa 250.000!

    A Gaza la densità di popolazione è di 2350 abitanti per kilometro quadrato, per cui se i coloni se ne vanno da tutti i territori i palestinesi di palestina avrebbero un’altra condizione, migliore non solo politicamente, e mi chiedo allora se quel territorio potrebbe agevolmente sostenere altri 5 milioni di persone e cioè i profughi posto che siano così tanti.

    maria

  37. utente anonimo says:

    >mi chiedo allora se quel territorio potrebbe agevolmente sostenere altri 5 milioni di persone e cioè i profughi posto che siano così tanti.< Lo zio acquisito del cugino di secondo grado di mio padre aveva una sorella sposata ad un Istriano, di cui fu ospite qualche anno quando Istria era Italiana.
    Il figlio di suo figlio si considera profugo.

    Io lo definisco coglione, il problema è che se fosse nato altrove qualcuno lo prenderebbe sul serio.

    JZ

  38. utente anonimo says:

    >ammetto che i tuoi post mi fanno un effetto strano, inizi con invocazioni che richiamano compassione, misericordia, pace, benevolenza e io mi immagino un signore pacioso, sotto un olivo che legge un libro, sorseggiando te alla menta.

    poi parli di cani, apostati, schiavi dei sionisti e mi pare che il signore pacioso tiri fuori una inquietante scimitarra… roberto< Un certo EternalFreedom, mio umile discepolo, lo chiamerebbe “effetto taqyia”:-) :-)

    Ciao

    Ritvan

  39. utente anonimo says:

    x Talib e Maria (le mie donne preferite, anche se ultimamente talib un po’ meno:-)).

    Ragazzeeee! Uhuuuu! Il diritto al ritorno dei palestinesi e il ritiro degli israeliani da TUTTI i territori occupati sono due cose distinte. Se non s’è capito, Israele non si oppone al diritto di ritorno dei palestinesi nei territori che rimarranno allo Stato palestinese; anzi, se i palestinesi volessero far venire anche un po’ d’esquimesi:-) non vedo come Israele si potrebbe opporre.

    Il problema è che i palestinesi vogliono il ritorno dei loro profughi ANCHE ENTRO I CONFINI DEFINITIVI DI ISRAELE. Sennò, ciccia, niente riconoscimento dell’ “entità sionista” e niente “lunga tregua” (ovvero “hudna”). Ed è questo che gli israeliani non accetteranno MAI. Capito mi avete?

    Ciao

    Ritvan

  40. utente anonimo says:

    >La questione “quanti sono i rifugiati” è piuttosto complessa perchè non è chiaro cosa sia un rifugiato.<
    Non sarà chiaro per te:-), ma per i palestinesi è chiarissimo: ogni palestinese che è scappato nel 1948, nonché TUTTI i suoi discendenti e collaterali, fino al settimo grado di parentela di ogni discendente. E se i biechi sionisti, noti discendenti di scimmie e maiali, non sono d’accordo, ebbene che la guerra continui!

    >Vado a memoria, sperando che qualcuno integri/corregga se scrivo delle sciocchezze.<
    Ma quando mai! L’UE non sbaglia mai, per definizione, altrimenti siamo fritti!:-)

    >Secondo l’UNRWA sono rifugiati i palestinesi che vivevano in Palestina fino al 1948 e che sono stati accolti da stati in cui opera l’UNRWA (quindi non, ad esempio, quelli che sono andati in arabia saudita), e i loro discendenti in linea maschile (non so perché solo in linea maschile)<
    Perché quelli dell’UNRWA sono biechi maschilisti, nonché servi dei sionisti:-)

    >Per la convenzione di Ginevra sui rifugiati, sono tali tutti i palestinesi che hanno dovuto abbandonare la Palestina a prescindere dallo stato di accoglienza, ma non i loro discendenti.<
    E questi della convenzione di Ginevra sono non solo servi dei sionisti, ma anche – visto che si trovano a Ginevra – anche dei calvinisti rinnati:-)

    >In effetti il meccanismo della convenzione prevede che gli stati di accoglienza facilitino la naturalizzazione dei rifugiati e di conseguenza delle loro famiglie. Purtroppo per i palestinesi (in questo caso cornuti e mazziati), la lega araba ha suggerito ai propri membri di non concedere la cittadinanza ai palestinesi per non impedire il loro diritto al ritorno (della serie l’ospite dopo tre giorni puzza).<
    Eh, no, non era questione di “puzza”, caro mio, altrimenti gli stati d’accoglienza non avrebbero avuto bisogno dell’ “avviso bonario” della Lega Araba. C’era dietro una precisa volontà di lasciare la “ferita aperta” per poterla usare contro Israele nel tempo. E’ lapalissiano…

    >roberto<
    Ciao

    Ritvan

  41. utente anonimo says:

    ritvan,

    capito ti ho:-) è vero sono stata imprecisa con tutta quella storia della demografia che rimane però un fatto, certo il ritorno di 5 milioni di persone dentro israele è impensabile, una dato politico del tutto irrealistico, se non si trova un accordo su questo il conflitto israelo palestinese è destinato a durare ancora molti anni

    maria

  42. utente anonimo says:

    Cara Maria, concordo in tutto e per tutto.

    Ciao

    Ritvan

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