Vignette, sommosse e lobby

Ho scritto un lungo post su Iran Blog a proposito della sommossa delle vignette a Tabriz.

Visto che è inutile duplicare, invito tutti gli interessati a leggerlo lì.

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11 Responses to Vignette, sommosse e lobby

  1. utente anonimo says:

    in effetti il fatto che un vignettista finisca in carcere per una cosa del genere mi dispiace non poco

    roberto

  2. utente anonimo says:

    curiosamente il post di miguel è preceduto, sempre su iranblog, da questa lettera dell’ufficio stampa iraniano, in cui si scrive:

    “In Iran, come in altri Paesi, i mass-media e i cineasti esprimono con franchezza i propri punti di vista e le proprie critiche in merito, senza alcuna necessità dell’opinione altrui.”

    roberto

  3. utente anonimo says:

    Eh, Roberto mio, secondo me vosotros di Bruxelles-Strasburgo faticate a capire la sottile e contorta logica che sta sotto l’ingabbiamento del vignettista in Iran. Scommetto che secondo te bastava mandare al direttore del giornale un pasdaran o un basenji con una lattera concepita più o meno in questi termini:”Brutto imbecille, domani vorrei vedere le vostre (tue e del vignettista) più umili scuse per l’equivoco vocabolo usato. Allegato c’è il testo delle scuse, così non ti viene l’ernia al cervello dallo sforzo di compilartelo da solo. Firmato Ahmadinejad” (vedi P.S.:-) ). Eh, no troppo comodo! Così il popolo bue apprende che i media iraniani sono infarciti di imbecilli e che chiunque può scrivere frescacce sui media e poi cavarsela con un paio di scuse. E inoltre il Grande Satana, fomentatore di ogni piccola o grande disgrazia (terremoti compresi:-) ) che infesta l’Iran della Rivoluzione Khomeinista stavolta resta fuori. Non sia mai detto! Pertanto, in “carcerazione preventiva” il fellone, finché basenji e guardiani rivoluzionari carcerari non l’avranno convinto (sui metodi di convincimento glisso elegantemente, ma ricordo che una giornalista irano-canadese ci lasciò la pelle) di denunciare quanto l’ha pagato la CIA per pubblicare la vignetta minacciante la monolitica unità nazionale iraniana.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Attenti che “Firmato” non è il nome di Ahmadinejad. Uno storico burlone osservò che negli anni successivi alla 1a Guerra Mondiale, molti bambini italici, specie degli strati più umili, vennero battezzati col nome “Firmato”. I genitori avevano equivocato la conclusione del Bollettino del 4 novembre annunciante la vittoria sugli austriaci, stilato dal Generale Armando Diaz, Capo di Stato Maggiore; il documento recava in calce: “Firmato Diaz”:-) )

  4. utente anonimo says:

    ritvan,

    il tuo cenno a strasburgo (io comunque sto a lussemburgo) mi fa pensare ad una cosa interessante a proposito della corte europea dei diritti dell’uomo (che appunto sta a strasburgo).

    riguardo alla libertà d’espressione e ai suoi limiti, c’è una giurisprudenza costante di stampo “iraniano”, nel senso che ad ogni questione del tipo “vignettista/autore/giornalista censurato perchè prende in giro la religione”, la corte ha dato ragione allo stato censore, e con una motivazione che riecheggia quella dei mollah: “le autorità nazionali hanno agito per proteggere la pace religiosa nella regione”.

    certo, non si parla di autori incarcerati, ma comunque di multe e censure di varia entità.

    uno dei casi più recenti (autunno 2005) riguarda un libro turco “yasak tumcelar” (o qualcosa del genere) il cui autore è stato condannato in turchia per vilipendio della religione musulmana.

    l’autore ha fatto ricorso alla corte di strasburgo dicendo che il suo diritto alla libertà d’espressione era stato violato, e la corte gli ha risposto picche, perchè “vabbè essere laici e tolleranti ma non esageriamo”.

    se a qualcuno interessa vi cerco la giurisprudenza che comunque si trova sul sito della CEDU.

    en passant, mi chiedo sei i musulmani danesi che si sono sentiti offesi dalle famose vignette abbiano pensato di rivolgersi alla corte europea dei diritti dell’uomo, per “mancata censura di opera offensiva per la religione”, o più tecnicamente violazione della danimarca dell’art. 9 della convenzione.

    sarebbe stato interessante e sicuramente più utile che bruciare le bandierine danesi.

    roberto

  5. utente anonimo says:

    L’hanno fatto, e nel loro caso hanno risposto che era più importante la libertà di stampa. Poi sono cominciate le proteste di cui tutti i giornali e telegiornali hanno parlato (omettendo la storia del rifiuto precedente) paventando la minaccia della libertà d’espressione occidentale.

    Se hai buoni appoggi (vedi il caso dello stato turco) hai la vittoria in tasca, sennò (vedi il caso degli immigrati danesi prima e dei paesi arabi poi) t’attacchi.

    michi

  6. utente anonimo says:

    michi,

    se il tuo “l’hanno fatto ma…” si riferisce a “abbiano pensato di rivolgersi alla corte europea dei diritti dell’uomo”, credo che ti sbagli perchè il tuo “hanno risposto che” dovrebbe tradursi nell’esistenza di una sentenza o di un’ordinanza che non mi pare sia stata mai pronunciata (la CEDU come tutte le corti non risponde sui giornali, ma con atti pubblici e formali).

    poi la storia dei buoni appoggi dello stato turco è un po’ traballante, visto che la turchia è uno degli stati che viene più spesso condannato a strasburgo

    io avevo letto che un gruppo di musulmani danesi voleva appunto adire la CEDU, ma non mi risulta che l’abbiano ancora fatto.

    roberto

  7. utente anonimo says:

    Sono d’accordo con te, caro Roberto, in tutto e per tutto. La posizione della Corte di Strasburgo (il giudice Traja, rappresentante albanese in quella Corte quando ero in Albania lo conosco personalmente) mi sembra sacrosanta (parlando di religione:-) ) e penso anch’io che i musulmani danesi si dovevano rivolgere ad essa. Anzi, paradossalmente, dopo i deprecabili episodi violenti, sarebbe ancor più facile ottenere una condanna dello stato danese, poiché i danni alla pace sociale non sono più supposti, bensì avvenuti, anche se non in territorio danese. Così i fallocefali xenofobi danesi imparano, spero, e la giustizia danese avrà un importante appiglio legale per condannare in futuro anche il vilipendio delle religioni altrui.

    Ciao

    Ritvan

  8. utente anonimo says:

    faccio ammenda: effettivamente il 18 marzo sono state introdotte 3 cause alla cedu per la questione delle vignette e per il rifiuto di sanzionare il giornale (era ovviamente necessario attendere la decisione definitiva dei giudici danesi, che, erroneamente, pensavo fosse quella del 6 gennaio, invece è solo del 15 marzo)

    roberto

    http://www.laic.info/Members/web1/Revue_de_presse.2006-03-21.4703/view

  9. utente anonimo says:

    Roberto, sai anche se vi sia stato un pronunciamento della Corte (anche parziale, riguardante la ricevibilità), oppure ha ragione Michi anche in questo, ossia che la sullodata Corte abbia cestinato i ricorsi, magari per un cavillo procedurale:-)?

    Ciao

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    Mi scuso anch’io per il tono e l’errore di data.

    Quello che ho detto sulla Turchia invece lo lascio così com’è: anche considerando il fatto che un’offesa alla religione nella Turchia di oggi potrebbe causare sollevazioni popolari, in effetti i governanti turchi hanno (come si suole dire) ben altri santi in paradiso rispetto agli altri citati.

    michi

  11. utente anonimo says:

    no ritvan,

    sicuramente non è stata ancora decisa, ecché una causa introdotta 2 mesi fa già vuoi una decisione?:-)

    michi,

    non voglio insistere, ma se la turchia ha santi in paradiso, probabilmente non sono un granché come giuristi, visto che viene continuamente condannata per torture, o trattamenti inumani e degradanti nelle carceri, per le espropriazioni delle case dei greci, per la libertà di stampa (a parte appunto le questioni religiose).

    poi permettimi di aggiungere una piccola osservazione. è innegabile che avere santi in paradiso aiuta, specialmente in una giurisdizione particolare come quella di strasburgo. non per niente la causa sul libro “yasak tumceler” è stata decisa con una maggioranza risicatissima (4-3) ed in cui il voto del giudice turco è stato decisivo

    tuttavia avere santi in paradiso è molto, molto, molto meno decisivo di quello che puoi immaginare (e te lo dico per esperienza visto che qualche causa a strasburgo in passato l’ho seguita)

    roberto

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