Lo squalo di pozzanghera

Dopo il mio post sulla Fabbrica dello Zucchero Filato, una persona che abita nel Triangolo della Grappa ha raccontato che Lucio Niero sta cercando di discolparsi nella maniera più ovvia: "mi chiedeva soldi in continuazione, voleva soldi…"

I giornali, come si sa, scrivono che la moglie di Niero sarebbe venuta a sapere della relazione del marito alla televisione. La nostra corrispondente ci racconta, invece, che Jennifer parlava normalmente al bar e con gli amici della sua relazione: difficilmente la faccenda sarebbe potuta sfuggire alla moglie.

Infine, la nostra amica aggiunge:

"Non cambia molto, ma metti che la ragazza è particolarmente grintosa, magari di quelle che usano adesso, voglio voglio voglio. Metti che i genitori le abbiano detto per nove mesi devi farti ripagare, dobbiamo spillargli fino all’ultima lira, deve pagare il bastardo, soldi soldi soldi."

Non si tratta di spettegolare sulla moglie di Niero. Lo racconto invece per dare ragione a Francesco, il quale, commentando il mio post precedente, aveva sottolineato come certi comportamenti non fossero esclusivi della società capitalista. Infatti, negare di sapere qualcosa di cui chiacchiera l’intero paese è un comportamento che indica tracce antiche.

E’ anche antico il rapporto con i soldi che la vicenda mostra. Il mondo intero è avido di danaro, ovviamente, e l’umanità è costituita in larghissima misura da potenziali omicidi, come dimostrano tra l’altro due guerre mondiali.

Ma la contemporaneità è soprattutto flusso sfuggente, acido corrosivo: nulla di meno materialista, nulla di più aperto all’immaginario. L’era precedente era invece un’era di solidità, di materialità.

Il vizio arcaico non è l’avidità, ma l’avarizia, rinunciare a tutto pur di non perdere una sola zolla di schei. E’ qui la chiave del bilinguismo veneto, insieme dialettale e anglobale. Ecco che puoi andare da un giudice e pensare che quello ti capisca, se gli dici, "mi voleva togliere i soldi", allo stesso modo in cui potresti dire, "mi voleva portare via il bambino".

Jennifer ha insistito in maniera pressante per avere soldi?

E’ ovvio che sarebbe stato nel suo diritto, anche se si trattava di un uomo che a quanto pare era cialtrone anche negli affari.

Però in altre parti del mondo, il padre di lei, invece di starsene a curare la sua fabbrica in Bulgaria, sarebbe tornato e avrebbe sparato a Lucio Niero. Lasciamo perdere se sarebbe stata una cosa buona o no. Non lo ha fatto, perché in questa particolare cultura non è pensabile uccidere per "onore", mentre è pensabile uccidere per la zolla di schei.

Inoltre, la pressione per avere i soldi non è detto che sia partita dalla ragazza. Non è difficile immaginare la madre, Maga Jennifer, e la nonna, Maga Priscilla, pensare all’amante della figlia allo stesso modo in cui avevano pensato a tutte le loro vittime televisive. Senza preoccuparsi più di tanto della possibilità che la vittima vera sarebbe stata proprio la figlia.

Mi è stato segnalato anche il bel giallo Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta (Edizioni e/o, Roma, 2005).

Qualcuno dice che ha difetti tecnici come giallo; ma i personaggi sono descritti con grande profondità, si legge bene ed è straordinario come ritratto sociologico del Veneto attuale.

Per tornare a uno dei temi trattati spesso su questo blog, Nordest descrive molto bene la figura del giornalista cialtrone. Nel brano che riporto qui, si parla del reporter di una TV locale, ma la descrizione calza perfettamente anche i giornalisti della stampa che potremmo chiamare nazional-locale, come certi piccoli quotidiani che i nostri lettori conoscono fin troppo bene.

"Adalberto Beggiolin era conosciuto nel suo ambiente col nomignolo di "squalo di pozzanghera", un predatore che rimestava in acque basse, sporche e melmose.

Non era un killer da fucile di precisione, no. Lui si trovava a suo agio con uno di quei fucili a canne mozze, caricati a pallettoni. Se spari nel mucchio, qualcosa prendi. Era uno stragista della notizia. Un buon servizio, per lui, era quello che si lasciava dietro vittime straziate e urlanti.

Era rimasto pertanto sconcertato quando, alla morte di Giovanna Barovier, non aveva ricevuto indicazioni precise su dove colpire né dal direttore, né dal caporedattore. Abbandonato a se stesso, un predatore come lui diventava cieco e stupido. L’istinto lo aveva spinto ad azzannare, ma stavolta aveva sbagliato preda.

Gli mancava la prudenza, il discernimento, la virtù dell’autocensura. Per questo non aveva fatto carriera nelle reti nazionali e aveva dovuto accontentarsi di nuotare in circolo nella pozzanghera del localismo d’assalto, che aveva fatto di lui una belva da cortile."

 

Print Friendly
This entry was posted in giornalisti cialtroni and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

9 Responses to Lo squalo di pozzanghera

  1. utente anonimo says:

    Beh, l’avidità è un vizio più ottimista dell’avarizia.

    Forse il primo passo per un mondo migliore?

    Mi trovo in sintonia con te (che lo neghi, ipocrita ;) ) nel preferire quando il padre della fanciulla disonorata sparava al fellone, invece di fregarsene o spillargli dei soldi.

    Ma non posso portare le colpe della rivoluzione sessuale, del femminismo, del ’68 e di tutto l’evo post-moderno, io che quasi rimpiango il Medioevo (quello vero, non le palle scritte in seguito).

    Ciao

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    Non credo che si tratti solo di soldi, soldi, soldi..dove sarebbero tutti questi soldi ?

    Il Niero si ritrova con un locale soggetto a fallimento, non mi risulta che abbia altra attività e proventi, si è dovuto far prestare i diecimila euro da un usuraio che poi, non vistosi rientrare il credito con gli interessi, lo avrebbe violentemente minacciato e malmenato.

    Lo sanno tutti che non c’è sentenza di Giudice o esecuzione forzata che possa costringere un padre a pagare i soldi che non ha, o che non si dimostra che abbia.

    Quindi , o ci sono i soldi da qualche parte, o di fronte a richieste economiche, avrebbe potuto fare le spallucce.

    C’è da presumere che fosse “nervoso” per qualcosa d’altro.

    Aurora.

  3. utente anonimo says:

    Condivido le perplessità di Aurora (se ho capito bene:-) ). I meccanismi mentali che portano una persona ad uccidere un’altra (anzi, due, figlio proprio compreso e in maniera cosi barbara e atroce) sono piuttosto complessi e liquidare tutto in chiave “pseudomarxista” – ossia lotta per i soldi – mi sembra piuttosto riduttivo. Credo che da parte dell’omicida sia più un percepire la vittima come un “traditore”, un vile che l’ha ingannato e turlupinato, che trama nei suoi confronti e che lo “tiene per le palle”. Una specie di “delitto d’onore”, insomma, anche se – paradossalmente, ma solo in apparenza -commesso da uno che l’onore pare non sappia dove stia di casa.

    Ciao

    Ritvan il Pissicolo alle Vongole Veraci

    P.S. x i nostalgici del Medioevo e i fan delle usanze terzomondiste:-)

    Io non so cosa prevede in questi casi il codice d’onore di matrice sicula. Però, so che il Kanun albanese non autorizzava i familiari della pulzella “disonorata” a vendicarsi sull’ingroppatore, se non c’era stato stupro. Potevano (anzi, per continuare ad essere “onorati”, dovevano) ammazzare la “traviata”. Padre Shtjefen (Stefano) Gjeçovi, curatore della versione albanese del Kanun di Lek Dukagjini, riporta un aneddoto riguardante un giudizio del Consiglio degli Anziani in un caso simile. Il padre della ragazza l’aveva uccisa, ovviamente insieme al figlio maschio che portava in grembo. I familiari dell’ingroppatore ricorsero in giudizio, sostenendo che era stato ucciso un membro maschio della loro famiglia (ossia, il nascituro) e che pertanto la famiglia della ragazza doveva pagare il cosiddetto “prezzo del sangue” oppure sottostare alla legittima vendetta. Il portavoce (gli avvocati non c’erano a quei tempi, per fortuna:-) – a ‘sto punto Aurora mi ammazza!:-) ) del clan accusatore si rivolse a quello del clan dell’uccisa col linguaggio figurato che spesso si usava in quei frangenti:

    “Perché mi avete disperso quella farina” (ossia: perché mi avete…

  4. utente anonimo says:

    SEGUITO DEL POST 3.

    (ossia “perché avete ucciso anche il bambino, che apparteneva al clan del padre?”). E l’antagonista rispose: “Che ci faceva la tua farina nel mio sacco?”.

    Il Consiglio respinse le accuse.

    Ritvan

  5. utente anonimo says:

    ERRATA CORRIGE

    Nel post 3 sono il “Pissicologo” e non “Pissicolo”, l’ottavo nano:-).

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    e la legittima vendetta in che sarebbe consistita?

    roberto

  7. utente anonimo says:

    >e la legittima vendetta in che sarebbe consistita? roberto<
    Diamine, non ci arrivi da solo?:-). Ma nel far secco il padre della pulzella, (nonché uccisore del maschietto nel suo grembo) naturalmente, oppure un altro maschio del suo clan, a piacimento. Vita per vita. Devi da sape’ che a quel tempo e in quel tipo di società non c’erano prigioni: le pene previste erano multa e indennizzo, perdita dell’onore (che nella stragrande maggioranza dei casi si trasformava in esilio volontario a vita in un’altra regione, poiché la vita senza onore era inconcepibile; pena riservatap.es. a chi uccideva una donna o lasciava che qualcuno uccidesse un suo ospite senza difenderlo), diritto di vendetta da parte del clan dell’ucciso oppure esecuzione e distruzione dell’abitazione da parte di tutta la comunità. Quest’ultima era la più grave ed era riservata p.es. a chi avesse ucciso un ospite che aveva bussato alla sua casa. Infatti, uno dei paragrafi più citati del Kanun era:”La casa dell’albanese è di Dio e dell’ospite”. Ovviamente, l’ospite non era solo quello invitato, ma chiunque bussasse alla porta e chiedesse ospitalità e senza limiti di tempo.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. La sacralità dell’ospite – e dello straniero in genere – presso la cultura tribale albanese mi fa sorridere sarcasticamente ogniqualvolta qualche indigeno qui mi gratifica graziosamente di tale qualifica solo per sottolineare che sono un cittadino di serie C1 che deve star zitto e non rompere.

  8. utente anonimo says:

    ritvan,

    immaginavo che si parlasse dell’uccisione di qualcuno, ma volevo sapere di chi.

    in effetti, per il poco che ne so, mi sembra che il kanun abbia spesso soluzioni abbastanza originali, o almeno inaspettate per noi, come dire, “occidentali”(?)

    roberto

  9. Pingback: Veneto City, l’urbanistica ai tempi del leghismo reale | Kelebek Blog

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Security Code: