Rompere l’assedio

Roma – venerdì 12 maggio
Conferenza stampa di

ATEF ADWAN
Ministro palestinese per gli Affari dei Rifugiati

E’ dalle elezioni tenutesi in Palestina a gennaio che Israele, Stati Uniti ed Unione Europea hanno iniziato la loro opera per isolare totalmente il governo che ne è uscito.

Dopo la decisione di tagliare i fondi, l’Europa ha deciso l’embargo verso i legittimi rappresentanti del popolo palestinese. Particolarmente grave e significativo l’atteggiamento della Francia, che ha recentemente negato il visto sia al Ministro della Pianificazione Samir Abu Eisheh che a Salah El Bardawil, portavoce di Hamas nel Consiglio Legislativo palestinese.

Insieme ad altre realtà di diversi paesi europei avevamo promosso il tour di Bardawil proprio con lo scopo di porre fine a questo assedio criminale imposto ad un popolo oppresso e privato di qualsiasi diritto.

In questi ultimi giorni registriamo invece le prime incrinature dell’assedio europeo: mentre la Norvegia ha concesso il visto a El Bardawil, la Svezia ha fatto la stessa cosa con Alef Adwan, Ministro per gli Affari dei Rifugiati ed eletto nelle liste di Hamas, che ha accettato il nostro invito di venire a Roma, venerdì 12 maggio, per incontrare la stampa italiana ed internazionale.

Successivamente Adwan incontrerà, tra gli altri, la commissione esteri della PDS-Linkspartei presso il parlamento di Berlino.

Dopo l’intervento dell’amministrazione Usa nei confronti del governo norvegese, che ha però respinto le pressioni di Washington tendenti ad impedire la concessione del visto, abbiamo avuto forti proteste nei confronti della Svezia per il visto ad Adwan sia da parte israeliana (con la convocazione dell’ambasciatore in Israele) che francese.

E’ questo, dunque, un momento decisivo.

E’ il momento di rompere l’assedio, di sostenere le ragioni della lotta del popolo palestinese, di dare da subito voce, riconoscimento internazionale ed agibilità politica ai legittimi rappresentanti usciti dalle elezioni democratiche di gennaio.

Per questo organizziamo la conferenza stampa di venerdì. Per questo chiamiamo tutti coloro che intendono lottare per rompere questo embargo ad unirsi alla protesta, promuovendo e sostenendo tutte le iniziative utili a tale scopo.

-Campo Antimperialista
-Comitati Iraq Libero

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35 Responses to Rompere l’assedio

  1. utente anonimo says:

    dispiace essere a 1500 km da roma.

    una cosa che mi piacerebbe chiedere ad Alef Adwan, come a qualsiasi altro ministro palestinese, è cosa hanno fatto per impedire (evidentemente senza successo) che venisse presa d’assalto la rappresentanza a gaza della commissione europea (il tutto perchè in un pidocchioso giornale di un pidocchioso paesucolo pubblicano delle vignette).

    da quello che ho letto, parrebbe che le autorità palestinesi se ne siano un po’ infischiate, ma stento a crederci. mi sembrerebbe un atteggiamento un po’ stupido visto che comunque si tratta dell’ufficio di rappresentanza di quello che è di gran lunga il primo finanziatore della palestina

    roberto

  2. kelebek says:

    Per Roberto,

    Non credo che il governo palestinese abbia alcun controllo sulla polizia palestinese che resta in mano ad Abu Mazen, e che probabilmente aveva interesse a peggiorare i rapporti tra UE e il governo palestinese.

    Il governo palestinese può ovviamente contare sulle milizie di Hamas, ma abbiamo visto proprio in questi giorni che queste sono state attaccate dai militanti di al-Fath.

    Miguel Martinez

  3. kelebek says:

    Caro Rumi,

    ti consiglio di non visualizzare scenari, prima di vederli :-)

    I Comitati Iraq Libero sono coinvolti nella questione perché si sono già occupati del caso di Haj Ali.

    Il Campo Antimperialista non è un’organizzazione “no global”. E’ stato oggetto di feroci attacchi, non tanto dai pacifisti o no global che in genere non aggrediscono nessuno, ma da ambienti dell’ultrasinistra “dura”.

    Al Campo aderiscono anche alcune organizzazioni esplicitamente islamiche; e non ha certo rapporti con Abu Mazen.

    Il Campo è una delle poche organizzazioni a essere schierata senza se e senza ma, con la democrazia nella forma scelta liberamente dagli stessi palestinesi, e anche contro le minacce all’Iran.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Miguel,

    mi scuso del tono inutilmente acido di un’ora fa, ma in questo caso la mia curiosità è genuina.

    se vai a roma, se c’è occasione di parlarne, se la cosa (e intendo rapporti hamas – unione europea) ha per te un minimo interesse (per me ha un grandissimo interesse), beh, prova a fargli la domanda nei termini più diplomatici possibili.

    io ho come elementi solo immagini di gente inferocita che assalta la rappresentanza spaccando quel che trova. non ho mai letto una presa di posizione o un parere di hamas, non solo sulla questione specifica dei fatti di gaza, ma nemmeno su come intendono gestire i loro rapporti con l’UE (sempre che intendano averne). per me questa è una questione importante.

    ciao

    roberto

  5. utente anonimo says:

    Come si spiega la nuova politica mediorientale francese?

    Da fulcro del filoarabismo europeo, come sono stato per decenni, adesso sono durissimi con Hamas.

    Cosa è successo?

    Francesco

  6. kelebek says:

    Per Roberto, vedrò quello che posso fare…

    Per Francesco,

    Non so se si può parlare di “filoarabismo”, se non altro perché “arabo” vuol dire mille cose contraddittorie.

    Comunque, al di là delle parole, il senso generale della domanda è interessante.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    nel caso di specie, hanno smesso di vendere armi ad Israele e si sono messi a venderle agli stati arabi (i.e. quelli dal Marocco all’Iraq)

    ciao

    Francesco

  8. kelebek says:

    Come forse avrete notato, ho corretto il nome del ministro da “Alef” ad “Atef”.

    Miguel Martinez

  9. kelebek says:

    Per Roberto,

    qui trovi alcune risposte alla tua domanda:

    http://lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=7582

    1) La protesta anti-UE parte dalle Brigate Al-Aqsa, cioè da ambienti vicini ad al-Fath.

    2) E proprio qui ritroviamo Atef Adwan:



    Hamas rischia di ritrovarsi nelle mani un enorme potere politico non sostenuto però dalla forza militare. Con i servizi sotto il controllo di Al-Fatah, il movimento islamico finirà per essere sorvegliato costantemente dal partito rivale. Non è un caso che tre importanti esponenti di Al-Fatah, Mohammed Dahlan e Jibril Rajub, che in passato hanno guidato il servizio di sicurezza preventivo, e il ministro dell’interno uscente Nasser Yusef, si siano affrettati a riaffermare il controllo del presidente Abu Mazen sugli apparati militari.

    La proposta fatta tre giorni fa dalla guida suprema di Hamas in esilio, Khaled Mashaal, di unificare le forze di sicurezza e le milizie delle varie forze politiche in un esercito nazionale è evidentemente volta anche a sottrarre ad Al-Fatah un potere che potrebbe rivelarsi decisivo. Non sorprende che Atef Adwan, uno dei leader emergenti di Hamas, abbia dichiarato che l’intera la struttura gerarchica dei servizi di sicurezza dovrà essere «profondamente rivista».

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    grazie miguel,

    questa è una notizia veramente interessante ed è un aspetto della vicenda del quale non avevo nessuna idea

    roberto

  11. utente anonimo says:

    >il tutto perchè in un pidocchioso giornale di un pidocchioso paesucolo pubblicano delle vignette< Se dicessi lo stesso di qualche paese arabo verrei tacciato di Razzismo.
    Fermo restando che la Danimarca è paese civilissimo e non vedo i motivi di tanto odio…

    >Non so se si può parlare di “filoarabismo”, se non altro perché “arabo” vuol dire mille cose contraddittorie. < X MM: se per filoarabismo consideriamo la Francia il paese storicamente più critico verso Israele, nonchè dalle posizioni più aperte verso gli arabi (per quanto credo altro non facessero se non di necessità virtù…) la domanda interessa molto anche me… JZ

  12. utente anonimo says:

    JZ, il post n. 2 era retorico e, come ho detto al n. 5, inutilmente acido.

    resta comunque un po’ di stupore per l’ampiezza che ha preso una vicenda fondamentalmente limitata ad un paese che, mi concederai, non è proprio il centro dell’universo

    roberto

  13. utente anonimo says:

    >resta comunque un po’ di stupore per l’ampiezza che ha preso una vicenda fondamentalmente limitata ad un paese che, mi concederai, non è proprio il centro dell’universo < Per quel che mi riguarda è un esempio dell’Intolleranza di certo mondo Islamico. Anche se so bene molti, qui dentro, pensano il contrario. Fatto sta che solo una minoranza di teste calde e barbuti ha rotto il cazzo per 4 disegni.
    I più di mia conoscenza se ne son fregati, giustamente aggiungerei…

    JZ

  14. utente anonimo says:

    visto che dio per ora non me lo impedisce,

    io sarei pure andato a una delle previste tappe di el bardawil in italia, occasione inedita di un incontro con esponente di questo gruppo che è al governo (si fa per dire) dei territori occupati da israele.

    non avrei portato bandiere rosse al massimo una piccola palestinese che mi è stata regalata ad una manifestazione anni fa, oppure una autoprodotta ;-) irachena.

    se però avessi incontrato bandiere rosse non mi sarei certo dispiaciuto, e nemmeno direi meravigliato visto che, al di là di certi vertici sono convinto che la stragrande maggioranza della “base” di sinistra non abbia subito quella metamorfosi verso l’accettazione acritica del modello socio-politico-economico dominante dettato da un paese che è inutile perfino citare…

    certo mi sarei molto sorpreso se ci fossero state bandiere di forza italia o di an ma d’altronde non si può sapere perchè il tour è stato impedito.

    personalmente ho aderito alla iniziativa di sostegno economico di iraq libero per la resistenza irachena e anzi mi spiace che non abbia avuto un seguito e un potenziamento, purtroppo la repressione non si è fatta attendere; io resto convinto che fosse una cosa tuttaltro che estremistica, nel quadro di una aggressione infame come è stata la guerra contro l’iraq.

    comunque li ringrazio per la loro iniziativa perchè sono stati gli unici.

    devo dire che questi anni di opposizione armata e non in iraq mi hanno sorpreso, non me lo sarei aspettato un fenomeno così forte e costante, purtroppo al prezzo che tutti conosciamo.

    purtroppo non sono un khomeinista (non si può avere tutto, d’altronde) ma chissà avrei potuto anch’io contribuire a “fare numero” :-).

    saluti, miguel !

    roushan

  15. utente anonimo says:

    >Come si spiega la nuova politica mediorientale francese? Da fulcro del filoarabismo europeo, come sono stato per decenni, adesso sono durissimi con Hamas. Cosa è successo? Francesco< Azzardo un’ipotesi. Probabilmente il governo precedente di Fatah aveva con monsù Chirac dei rapporti, come dire…aumma-aumma (se non erro il caro Arafat andò in cielo da un ospedale parigino, stringendo al petto la valigia piena di dollaroni no?) che quello attuale non vuole mantenere. La solita storia, insomma….
    Ciao

    Ritvan

  16. utente anonimo says:

    >…considero Abu Mazen e i suoi accoliti dei Traditori e degli agenti sionisti , ma non si può avere tutto.<
    Come non si può avere tutto?! E fuciliamoli subito ‘sti infedeli agenti sionisti, ekkekkkakkkio!

    >Io sono un puro Khomeinista<
    Ma va! E chi lo avrebbe mai sospettato!:-)

    >e esprimo in pieno la mia visione , personale ovviamente , da tempo la Jhad Islamica è divenuta Shi°ita.<
    Allora forse è meglio che non abbia accesso alle tecnologie per produrre l’atomica, che ne dici? Jihad coniugato con testata nucleare non è che sia molto rassicurante:-)

    >Rumi<
    Ciao

    Ritvan

  17. utente anonimo says:

    >…parlo di apostati come Mubarak , Gheddafi , Hussain e altri.

    Rumi<
    E che, si son forse convertiti a Scientology oppure son diventati Testimoni di Geova?:-)

    Ciao

    Ritvan

  18. utente anonimo says:

    a dire il vero pure a me la politica francese m’è sempre sembrata filoarafat più che filopalestinese.

    poi azzardo l’ipotesi che viste le tensioni fra francesi di origine magrebina e resto del mondo (che sono oggettivamente preoccupanti), beh, forse la diplomazia francese sta pensando che non è il caso di essere troppo conciliante con chi, a 5.000 km dalla metropole, come dire, eccita un po’ troppo gli animi dei giovani francesi

    roberto

  19. utente anonimo says:

    e a proposito di filopalestina, se mi permettete un insignificante aneddoto, a me che vengo da scienze politiche a bologna, dove la keffiah è la divisa d’ordinanza dello studente medio, m’ha sempre fatto un po’ impressione vedere che nelle università francesi la keffiah la portano praticamente solo gli studenti di origine magrebina.

    vabbé, come aneddoto non è un granché…

    roberto

  20. kelebek says:

    Per Roberto,

    Non ho mai sentito del minimo coinvolgimento di governi stranieri nelle sommosse di francesi ormai di terza o quarta generazione.

    Credo che siano già abbastanza incazzati di loro da non aver bisogno di suggeritori esterni.

    Comunque tutti gli interventi di imam musulmani locali per calmarli sono falliti miseramente, per cui non credo che un emissario di un governo straniero potrebbe avere alcun effetto su di loro.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    certo che no miguel, e sono anche assolutamente sicuro che hamas se ne impipa bellamente delle banlieus francesi.

    il problema è che a tutt’oggi la palestina è usata, suo malgrado, come arma/pretesto/pomo della discordia nelle risse di quartiere che hanno origini che nulla hanno a che vedere con la palestina.

    per capirci, intendo studenti (francesi da tre generazioni per i magrebini, da 30 per gli ebrei) che si apostrofano nei cortili della scuola con un “sale sioniste”, o “sale terroriste” . questo è un fenomeno relativamente recente (e so di cosa parlo visto che metà della mia famiglia è professore in francia) e che preoccupa non poco i francesi.

    è in questo senso che, mi pare, qualsiasi cosa venga vista come un pericolo per la pace interna in francia (pericolo, ribadisco, “involontario”: se l’iran dice “a mare i sionisti”, è evidente che non parla ai balieusards parigini), viene vista con sospetto.

    pensa con questa chiave di lettura alla vicenda dei segni religiosi a scuola, o della televisione al – manar, o alle relazioni sempre tese con israele (tanto che ogni sei mesi qualche dirigente israeliano invita gli ebrei francesi ad emigrare in israele)

    roberto

  22. kelebek says:

    Per Roberto,

    Certo, il valore simbolico della Palestina è forte, e non da oggi – diciamo dal momento in cui si è affermato il cristianesimo in Occidente: in questo senso, possiamo dire che la Palestina era al cuore anche delle risse tra giovinastri cattolici e luterani nel 1500 :-)

    Aggiungiamo l’idea diffusa nei media che lo scontro israelo-palestinese sia la cerniera dello “scontro di civiltà”, e il fatto che un morto a Gerusalemme vale, nei notiziari, almeno diecimila in Liberia.

    Infine, l’olocausto è diventato l’evento fondante dei paesi usciti dalla seconda guerra mondiale.

    Ne nasce una catena di associazioni del tutto indebita, ma inevitabile.

    Perché l’olocausto fonda moralmente le democrazie occidentali, cioè dei “bianchi” e dei “ricchi”; l’olocausto è incarnato negli ebrei; e gli ebrei riportano a Israele; e Israele alla discriminazione anti-araba e anti-islamica.

    Questo nesso simbolico – ripeto, del tutto arbitrario e indipendente dalla realtà di Auschwitz – viene ribadito ogni giorno come sistema di inclusione; ma per chi è già escluso, diventa un simbolo di esclusione.

    E al cuore simbolico del divario tra “ricchi bianchi” e “afro-arabo-neri esclusi”, si trova Israele.

    E’ chiaro poi che c’è una proiezione simbolica dei “due pesi due misure” con cui vengono giudicati, ad esempio, gli arsenali israeliani e quelli iraniani, da parte di chi vive in un contesto sociale in cui vede che la polizia lascia perdere l’imprenditore che ruba, e riempie di botte il ladruncolo magrebino, o in cui fa leggi dirette a una specifica etnia, come quella contro il foulard islamico nelle scuole.

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    Religione, Miguel, non etnia.

    E la legge è stata fatta in modo da discriminare tutte le religioni nei confronti del culto laicista della Repubblica Francese.

    Mi auguro tu abbia ragione sulla mancanza di elementi foresti nello scoppio delle banlieu, ma qualche sospetto sulla presenza di Imam et simili predicatori incendiari come catalizzatori dei disordini mi rimane. Che gli Imam pompieri non abbiano avuto ascolto lo vedo più legato al pompiere che all’Imam.

    “l’olocausto fonda moralmente le democrazie occidentali”: ho qualche dubbio su questa affermazione, mi pare un pò forte. Diciamo che i sionisti chiedono appoggio per Israele come risarcimento per l’indifferenza mostrata prima e durante la Shoah (o per averla proprio fatta, a tedeschi e alleati del tempo)?

    Ciao

    Francesco

  24. utente anonimo says:

    la mia tesi è appunto che la politica mediorientale della francia, morto arafat,ed emerse violentemente altre esigenze, sia diretta a spezzare “la catena di associazioni del tutto indebita” (che poi l’azione sia goffa e fondamentalmente inutile è un’altro discorso)

    sommessamente, sulla “legge contro il foulard islamico”, è contro i segni religiosi di ogni tipo (compresa la kippah che non si può più portare a scuola. c’è pure stata una sentenza del consiglio di stato che considera il turbante di un sikh vietato in base alla stessa legge)

    roberto

  25. kelebek says:

    Caro Roberto,

    ho scelto di proposito il termine “etnia”, nel senso che il foulard è soprattutto legato a un’identificazione culturale, a radici linguistiche e familiari oltre che religiose.

    Che poi lo scopo della legge fosse di colpire il foulard – e non la kippà o il crocifisso al collo – lo hanno detto tutti, non certo i soli oppositori.

    Sull’olocausto come mito fondante (mito in senso antropologico, non ovviamente in senso di “racconto immaginario”) dell’Occidente contemporaneo, mi sembra che non ci possano essere dubbi.

    Non esiste alcun’altra narrazione comune all’Occidente, ritenuta trasversale e vincolante per tutti; e basta ascoltare qualunque politico o commentatore, di destra o di sinistra per cogliere questo valore.

    Ciò ovviamente riguarda dinamiche interne all’Europa (ma anche agli Stati Uniti) che per la maggior parte non hanno nulla a che vedere con le comunità ebraiche.

    Normale che i sionisti ne approfittino, ma ne approfittano tutti, dai cattolici che criticano l’eutanasia “nazista” a quelli di sinistra che accusano Berlusconi di aver avuto come alleato un partituncolo un cui esponente avrebbe una volta espresso dubbi sull’olocausto.

    Miguel Martinez

  26. utente anonimo says:

    Beh, la Shoah è la porcheria più grossa capitata nella storia dell’Occidente, in quanto

    1) grandicella oggettivamente

    2) priva di serie coperture ideologiche (quelle che permettevano le stragi nelle colonie o il traffico di schiavi).

    Eppoi trascuri quanto rompono con le colpe del colonialismo e dello schiavismo, non è solo Dacia ad essere fissata; è che il comportamento degli ex-colonizzati o ex-schiavi mina alla base la narrazione colpevolizzante.

    Ciao

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    >…in un contesto sociale in cui vede che la polizia lascia perdere l’imprenditore che ruba, e riempie di botte il ladruncolo magrebino…MM<
    Beh, scusa Miguelito se ritorno alla questione Ricucci, ma le cose non stanno proprio come dici tu. Magari non sarà colpa della polizia bensì di qualcun altro, ma è di oggi la notizia che uno dei poveri proletari affamati:-) che ha partecipato all’assalto corazzato contro le vetrine di Bulgari – e per questo denunciato solo a piede libero – è stato beccato a compiere un’altra rapina. Mentre il riccastro Ricucci sta in galera!

    Ciao

    Ritvan

  28. utente anonimo says:

    Miguel,

    non credo che sia utile continuare sulla legge sui “segni ostensibili”, perchè nessuno convincerà l’altro…e io ho ragione :-)

    sul resto devo riflettere, ma mangiare in questo momento è prioritario.

    a dopo

    roberto

  29. utente anonimo says:

    Per MM:

    Sarà vero che a volte i media pompano, ma non mi par logico risolvere il tutto dicendo “I veri problemi sono i Previti a piede libero” (e non mi riferisco a te) perché al cittadino medio fan più paura queste cose qui sotto:

    http://www.giornaledibrescia.it/GdB/LETTERE/5_Maggio/117480.html

    Preferiscono Previti libero e girar sicuri per strada. Fascista e piccolo Borghese che sia come diritto…

    JZ

  30. utente anonimo says:

    >Miguel, non credo che sia utile continuare sulla legge sui “segni ostensibili”, perchè nessuno convincerà l’altro…e io ho ragione :-). roberto<
    Secondo me hai torto tu e ragione Miguel. Se leggi le cronache del tempo capirai che la legge francese è nata per “colpire” il velo delle ragazze musulmane e l’aggiunta degli altri simboli s’è poi visto che era un atto dovuto, altrimenti la Corte Costituzionale l’avrebbe annullata per discriminazione religiosa. Si vede che anche in Francia, “sorella latina”, abbondano i discepoli del buon Giolitti, colui che disse:”La legge va fatta in modo da poter essere interpretata per gli amici e semplicemente applicata agli altri”. Infatti il ridicolo e ambiguo termine “ostentazione” è stato infilato nel testo proprio in questa funzione: naturellement:-) un velo o anche un foulard in testa sarà SEMPRE “ostentato” da una musulmana, mentre nessuno ci ha spiegato che dimensioni dovrebbe avere un crocifisso appeso fra le tettine della ragazzina cristiana per poter parlare di “ostentazione”.

    Ciao

    Ritvan il Bieco FiloMuslimmo per l’Occasione:-)

  31. utente anonimo says:

    No ritvan,

    al limite posso essere d’accordo con quello che scrive francesco (“la legge vuole discriminare tutte le religioni nei confronti del culto laicista della Repubblica”).

    è innegabile che nell’immaginario collettivo si pensa che venga colpito il velo, perchè è “esotico, strano, problematico” (o tutte giustificazioni un tanticchio islamofobiche che vuoi).

    ma la legge ha come scopo dichiarato quello di togliere la religione dalla scuola, in onore alla laicità, mito fondante della république (e alla ricerca disperata di pace sociale).

    è vero che il crocefisso fra le poppe della studentessa non farà scandalo, ma appunto la kippah, o il turbante dei sikh si.

    se leggi il francese e se ti interessa qui c’è la relazione della commission che ha preparato la legge (che è molto interessante)

    http://lesrapports.ladocumentationfrancaise.fr/BRP/034000725/0000.pdf

    roberto

  32. utente anonimo says:

    >un velo o anche un foulard in testa sarà SEMPRE “ostentato” da una musulmana, mentre nessuno ci ha spiegato che dimensioni dovrebbe avere un crocifisso appeso fra le tettine della ragazzina cristiana per poter parlare di “ostentazione”. < Vedi Ritvan, il problema dell’Islam in Europa è che un po’ troppi tendono a sbattertelo sotto il naso, un po’ come “il cazzo dei Froci sul Gay Chanel” (Sto citando il nero Razzista Spike Lee, non censuratemi per questo) per cui bene venga la legge Francese… JZ

  33. utente anonimo says:

    Per l’autore del commento 35, interessante, non conoscevo Pressante (che vedo ha anche duplicato il lavoro di Iran Blog nel tradurre il discorso di Ahmadi-najad!).

    Quando ci sono indirizzi lunghi come quello che hai postato, perché non andate su http://www.tinyurl.com e fate un url piccolo?

    Miguel Martinez

  34. utente anonimo says:

    Sulle banlieues ha ragione miguel. È affare tutto francese, e si spiega con la situazione socio-economica di quel paese. Quanto ai giovanissimi magrebini, principali autori di quei disordini, per dire, il loro straordinario francese è oggetto di attento, ammirato persino (e giustamente), studio di sociologi e linguisti.p

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