“In piena sintonia con la sinistra”

In queste settimane, i poveri blogger di destra e di sinistra si sono scatenati.

"E’ l’ora della Verità: il Nazicomunismo al governo" ulula una spaventatissima blogger di destra, di quelle che denunciano i presunti brogli elettorali.

Invece, un amico di sinistra, rivolgendosi a chi come me non ha votato, ha scritto:

"Se accade quello che spero non avvenga, cioè che Berlusconi continui a non riconoscere il dato elettorale e rimane li, magari mandando la polizia alla carica di eventuali dimostranti, voi che fate? Come vi comportate? Rimarrete alla finestra ad assistere impassibili all’esproprio di quei pochi diritti che ci erano rimasti?"

Con ingenuità tutta anglosassone, The Guardian paragonava Berlusconi, che faceva il furbo per rimandare le proprie dimissioni, a Francisco Franco e ai colonnelli greci.

I capi sono molto più rilassati dei loro eccitatissimi seguaci o dei confusi stranieri.

Lo dimostra questo articolo del Quotidiano Nazionale di ieri, con tanto di foto di Prodi e Berlusconi che si sorridono.

ITALIA-ISRAELE

Il brindisi fra Prodi e Berlusconi

Cerimonia a Roma per il 58° anniversario dello Stato Ebraico. Prodi: «Rapporti forti tra i due paesi». Berlusconi: «Siamo tutti israeliani»

Roma, 3 maggio 2006 – "L’Italia tutta, non quella divisa in due, non quella del centrodestra e del centrosinistra, sarà sempre al fianco di Israele come baluardo della difesa della sua democrazia e della sua libertà". E’ il brindisi che il presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi, dedica appena giunto all’hotel Excelsior alla cerimonia organizzata dall’ambasciata israeliana.

Un brindisi particolare che lo ha visto salire sul palco fianco a fianco con Romano Prodi che ha applaudito, sorriso e alla fine stretto la mano al suo avversario politico. Berlusconi ha quindi aggiunto che "come capo dell’opposizione sono sicuro di essere in piena sintonia su questi temi con la sinistra che avrà responsabilità di governo". Infine, come spesso è stata abitudine nei suoi discorsi, ricordando soprattutto le minacce e gli attacchi di Teheran contro Israele, Berlusconi ha concluso il suo breve saluto dicendo che "tutti noi, tutti gli italiani siamo israeliani".

”Siamo stati gia’ al governo e i rapporti tra Italia e Israele sono sempre stati forti. Procederanno cosi’ anche in futuro”. Lo ha affermato Romano Prodi in un breve intervento, questa sera a Roma, al ricevimento organizzato dall’ambasciata israeliana in Italia per il 58/o anniversario della nascita dello Stato di Israele.

"Adagio adagio". Il leader dell’Unione Romano Prodi commenta con questa battuta il fatto che "alla fine" il premier uscente, Silvio Berlusconi, abbia riconosciuto la vittoria dell’Unione e la sconfitta del centrodestra. "Adagio adagio – ha detto Prodi uscendo dall’hotel Excelsior dove questa sera si è tenuto un ricevimento dell’ambasciata di Israele presso lo stato italiano – aveva detto che ci voleva tempo, ma alla fine l’ha riconosciuto".

 

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62 Responses to “In piena sintonia con la sinistra”

  1. utente anonimo says:

    Il guardian scrive spesso delle sciocchezze; paragonare berlusconi a franco e ai colonnelli è una di queste.

    L’uscita di berlusconi dalla scena politica primaria italiana ovvero il governo ha dei vantaggi, non ultimo

    quello che finalmente la sinistra smetterà di gridare al neofascismo, al regime, finirà di pronosticare regimi; siamo arrivati al dunque, Berlusconi non c’è più, e ne sono felice, non vorrei però ritrovarmelo sempre tra i piedi come unico artefice del berlusconismo imperante che nasce ben prima di lui.

    Maria

  2. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    il problema è nello strumento con cui misuri distanze e cambiamenti.

    Tu, per essere soddisfatto di un governo di sinistra, vorresti modifiche della posizione su Israele e Palestina di quelle che si rilevano con un telescopio (anni luce, milioni di chilometri); io, per esserne già insoddisfatto, mi accontento di spostamenti nell’ordine dei centimetri …

    Tra l’altro, Prodi dice qualsiasi cosa serva a compiacere l’interlocutore, peggio di Berlusconi e soprattutto in questo momento.

    Ciao

    Francesco

  3. d4rkcloud says:

    La militanza è sempre a livello del popolo, mai dei politici.

    E basta con ‘sta storia dei nazicomunisti, cattocomunisti, fasciocomunisti, liberalcomunisti…

  4. kelebek says:

    Per Maria,

    bellissima la frase finale del tuo commento. Da incorniciare.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    >..bellissima la frase finale del tuo commento. Da incorniciare.MM<
    Che fai, concorrenza sleale a JZ?:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Potete incorniciare tutto quel che vi pare, ma se sperate che il Berlusca si tolga di mezzo – ovviamente politicamente parlando -vi sbagliate di grosso. E anche quando sarà il momento – il più tardi possibile – che vada a sedere a destra del Padre:-), non v’illudete. Il “berlusconismo” non è altro che l’aggregazione di gente che non vuole morire comunista (il “nazi” mi sembra superfluo), ossia circa la metà degli italiani. E quelli non possono morire tutti senza lasciare discendenti:-).

  6. utente anonimo says:

    Il berlusconismo proviene da lontano ma naturalmente Berlusconi ha qualcosa di anomalo, il conflitto di interessi, la debordante vitalità, un ego smisurato, un’ambizione pazzesca, io credo infatti che non sia entrato in politica, solo per salvarsi il c. ma anche perchè ci crede e si diverte più che a star dietro ai suoi affari e basta.

    E’ bene che non ci sia più, ma cosA succedeva al tempo della sua resistibile ascesa?

    Ricordate ? a un certo punto si è cominciato a parlare di professionalità anche per i piccoli impiegati di aziende pubbliche e private, diversificando di poche decine di euro le loro retribuzioni e insieme ,ben altro dei loro rapporti, poi si è cominciato a considerare fonte di tutti i mali il sistema proporzionale,e quindi inesorabilmente dei partiti, poi si è cominciato a pagare fior di quattrini il personale politico di tutti i livelli, non dico quanto può guadagnare un modestissimo presidente di quartiere, dando un colpo mortale alla politica, poi si è detto che lo studio doveva avere subito uno sbocco lavorativo e allora si è cominciato a pensare alla scuola sun due binari, poi…poi…

    Ah dimenticavo, il crollo della ex unione sovietica, e infine la meritoria mani pulite che ha tuttavia generato qualche guaio perchè come è noto nessuna azio ne è perfetta.

    maria

  7. utente anonimo says:

    Maria

    sei una comunista confusissima, neppure un virtuoso come me riesce a starti dietro.

    Però ti faccio i miei complimenti: non avevo ancora incontrato nessuno che si lamentasse della fine del mito dell’egalitarismo. Aveva fatto tanto schifo a quelli che ne avevano fatto esperienza che sei la prima.

    Miguel, secondo te esiste un necessario scambio tra libertà e benessere, cioè il futuro di Chavez e Morales è necessariamente una dittatura stile Castro (tanti medici e nessuna elezione)?

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    JZ

    dimmi la verità, a me sentire tuoni razzisti verso chiunque, ma in particolarmodo verso gli ebrei,dopo ciò che è successo nei secoli a loeo danno in europa, fa venire il vomito, padrone di non credere ma è cosi, mi domanda però se, a te sentire i tuoni razzisti dei neonazifascisti anti islamici, fa lo stesso effetto !?!

    Reza

  9. utente anonimo says:

    >Maria sei una comunista confusissima, neppure un virtuoso come me riesce a starti dietro.<
    Oddio, se Maria c’ha pure Jose dietro, malgrado le tue ben note virtù a ‘sto punto si scatena il finimondo:”Come si permette di darmi della comunista! Lei non sa chi sono io!”:-)

    >Però ti faccio i miei complimenti: non avevo ancora incontrato nessuno che si lamentasse della fine del mito dell’egalitarismo. Aveva fatto tanto schifo a quelli che ne avevano fatto esperienza che sei la prima.<
    Piano coi complimenti, Francesco. Io ho capito che Maria rimpiange un certo qual egualitarismo preberlusconiano (ammesso e non concesso che il Berlusca abbia introdotto elementi di meritocrazia, cosa che non credo). Sennò che “comunista” sarebbe?:-)

    >Miguel, secondo te esiste un necessario scambio tra libertà e benessere, cioè il futuro di Chavez e Morales è necessariamente una dittatura stile Castro (tanti medici e nessuna elezione)?<
    Non entro in merito alla dotta diatriba, ma ho appreso che l’ex cocalero Morales ha nazionalizzato il petrolio del suo paese. Le due maggiori compagnie coinvolte sono rispettivamente spagnola e brasiliana. Ossia, il caro Morales sta inchiappettando i suoi amici Zapatero e Lula!!! Oh, come me la godo!:-). Già Zapatero è corso frignando a Bruxelles e l’UE comincia a fare la faccia feroce a Morales. Oh, come me la rigodo!:-)

    Ciao

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    miguel,

    immagino che non mi crederai, ma la politica verso israele non è l’unica cosa importante della politica italiana e il fatto che prodi e berlusconi siano d’accordo su questa cosa non cancella 1.000 differenze su altri temi

    roberto

  11. utente anonimo says:

    Leggo con costanza questo blog, pur non condividendo spesso quello che Miguel scrive, ma vedo che non sono l’unico.

    Il motivo per il quale lo leggo è anche la qualità dei commenti, in particolare quelli di Ritvan, ma anche di altri.

    Per questo motivo intervengo per una “preghiera” terminologica. Non usate il termine “comunista” per definire ogni persona o idea o istanza di sinistra. Fa specie vedere persone così sottili nelle argomentazioni perdersi in una generalizzazione “da bar”.

    Turati non è Gramsci, Parri non è Togliatti, Saragat non è Longo.

    Apis

  12. utente anonimo says:

    Ma qui la politica verso Israele è una cortina di tornasole. Mentre nei fatti non c’è molta differenza tra le parti, questa nella propaganda viene estremizzata ad arte. E fuori dalla classe dirigente, molto scafata, questa falsa distanza fa breccia dove la politica è vissuta più “a pelle”. A me l’atteggiamento dei due “tifosi” delle opposte fazioni ricorda l’immagine usata in una bella poesia di cardarelli.

    Abbandono

    Volata sei, fuggita

    come una colomba

    e ti sei persa là, verso oriente.

    Ma son rimasti i luoghi che ti videro

    e l’ore dei nostri incontri.

    Ore deserte,

    luoghi per me divenuti un sepolcro

    a cui faccio la guardia.

    Il passato li ha abbandonati, ma loro non vogliono abbandonare il passato. O meglio, a differenza del poeta, neppure si rendono conto dell’abbandono.p

  13. utente anonimo says:

    “…non v’illudete. Il “berlusconismo” non è altro che l’aggregazione di gente che non vuole morire comunista (il “nazi” mi sembra superfluo), ossia circa la metà degli italiani

    Ritvan”

    To’, per una volta non sono d’accordo con te.

    Manco i democristiani volevano morire comunisti (e allora comunista significa molto più comunista di adesso) però non erano mica berlusconiani o berlusconisti o berlusconitici.

    Non lo erano i monarchici e neanche i fasci.

    Mentre adesso rischiamo di avere anche dei “comunisti” affetti da berlusconismo.

    Paolo

  14. utente anonimo says:

    Grazie del complimento, caro Sacro Toro Egizio:-). Personalmente conosco bene la differenza fra comunisti e socialisti/socialdemocratici/laburisti. Non so, però, se tutti quelli che si considerano “de sinistra” la conoscono altrettanto bene. Ed è questo, secondo me, il problema.

    Ciao

    Ritvan

  15. utente anonimo says:

    a francesco

    sono una post comunista e non pentita di nulla:-)

    L’egalitarismo non l’ho nominato anche se non mi fa per nulla senso, l’hai fatto tu non a caso, io ho voluto solo indicare alcune tendenze della società italiana nel suo complesso e quindi anche a sinistra prima di berlusconi , e che si sono espresse nel mondo del lavoro , forte accentuazione dell’idea di professionalità che ha prodotto notevoli differenze e non sempre giustificate tra lavoratori, un’idea della scuola ancorata al sapere professionale e quindi al lavoro anzitempo, appunto, naturalmente a scapito dei soliti noti, dei ceti più svantaggiati, forte protagonismo della politica con l’introduzione del maggioritario ecc. ecc. tutti ingredienti che si ritrovano ovviamente accentuati e perfezionati in berlusconi e la sua politica. Poi sullo sfondo ci sono tante altre cose che non è possibile dire se non per accenni in un post, per questo mi sono riferita al nuovo assetto mondiale che si è verificato con la scomparsa della ex unione sovietica, che di fatto ha lasciato il campo libero soltanto agli Stati Uniti d’America con quello che ne consegue, su molti piani compreso quello delle forme della politica. Esempio piccolo ma signficativo la palla della famosa telefonata del perdente al vincitore.

    Ma quando mai in italia e pure lì tutti a parlarne!

    maria

  16. utente anonimo says:

    Vola, colomba bianca vola..

    p, non c’è niente di peggio che confermare ad un abbandonato disperato che è stato definitivamente, certissimamente, abbandonato. Potrebbe andare dritto al sepolcro.

    La fuggitiva è una colomba ? Nessun miglior simbolo di fedeltà. Quindi, dopo il giretto a levante svolta e torna da ponente.

    Non puoi estirpare agli appassionati, anche di politica, la speranza. E poi lo sanno tutti che uno degli elementi più importanti della passione è l’attesa.

    Vana attesa ? Mah, succede di tutto..

    Aurora.

  17. kelebek says:

    Per Roberto,

    il punto lo ha centrato “p”, parlando della cartina di tornasole.

    La questione non è il piccolo stato d’Israele in sé.

    In un mondo globalizzato, le questioni internazionali sono quelle decisive, perché ne dipendono sia le questioni economiche – e quindi di sopravvivenza delle persone – sia la sovranità, condizione necessaria perché la democrazia non sia solo un ricambio di amministratori ambiziosi.

    Israele è un punto simbolico centrale nelle questioni internazionali. Si può anche essere in buoni rapporti con Israele per motivi strategici, come lo è la Turchia; allo stesso modo con cui l’Italia è in buoni rapporti con la Libia di Gheddafi.

    Ma chi dice “siamo tutti israeliani”, accetta la premessa filosofica di Israele. Cioè il diritto di un’etnia di sottomettere e decidere della vita e della morte di un’altra etnia, perché ha le armi e il denaro per farlo.

    Chi si riconosce simbolicamente in Israele, si riconosce nel suo muro che divide i “civili” dagli “incivili”, in base alla “questione demografica”, e quindi si riconosce nell’intera storia di sopraffazione, di violenza e di rapina dell’Occidente – certamente tutta la storia è storia di violenza, ma la scelta di identificarsi con Israele significa la scelta di identificarsi con quella violenza.

    Chi lo fa assume di sé, quindi, l’eredità dello sterminio dei nativi americani, della schiavitù, della guerra dell’oppio, delle stragi italiane in Etiopia e innumerevoli altre cose.

    O comunque non potrà mai condannarle: e infatti non lo fa.

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    Caro miguel, mi pare di vedere una certa contradittorietà fra queste due frasi che mi sembrano centrali nel tuo discorso:

    “Israele è un punto simbolico centrale nelle questioni internazionali. Si può anche essere in buoni rapporti con Israele per motivi strategici”

    e

    ” chi dice “siamo tutti israeliani”, accetta la premessa filosofica di Israele”

    si può ben dire in un’occasione ufficiale con tanto di telecamere “siamo tutti israeliani” appunto per strategia, calcolo politico, sex appeal televisivo.

    roberto

  19. utente anonimo says:

    inoltre trovo veramente infelice e contestabile quest’idea che “essere per israele” voglia dire “accetta il diritto di un’etnia di sottomettere e decidere della vita e della morte di un’altra etnia, perché ha le armi e il denaro per farlo”.

    basterebbe ricordare che anche Gush-Shalom che citava la tua amica è isreliana

    roberto

  20. utente anonimo says:

    Ringrazio Ritvan per la breve replica sull’utilizzo del termine “comunista”.

    Ovviamente dissento da quello che sostiene, perchè sposta la colpa sulla vittima del pregiudizio ritenuta incapace di capire chi o che cosa in relatà è. Sarebbe come ritenere giusto chiamare “fascisti” o “nazisti” i liberali di destra o i conservatori, solo perchè in Italia si sono alleati con qualche formazione del genere. Ricordo per inciso come negli anni ’70 era in uso il termine “fascista” per definire tutti coloro che non erano di sinistra, inclusi democristiani. La cosa mi faceva specie allora e a maggior ragione mi fa irritare oggi nel caso inverso.

    Peraltro l’ampliarsi dell’uso disinvolto del termine “comunista” riferito a chi si ritiene di sinistra deriva dalla terminologia, che per puri motivi propagandistici, ha utilizzato SB negli ultimi 12 anni (prima era limitato all’estrema destra).

    Chi, come me, considera come propria matrice politica la grande tradizione italiana ed europea del socialismo liberale e riformista, dell’azionismo, della socialdemocrazia, non può fare a meno di chiedere, perlomeno a persone colte e sottili, un minimo di attenzione nell’uso delle parole.

    Peraltro nei commenti ho notato che la mia osservazione è praticamente caduta nel vuoto …

    Un saluto

    Apis

  21. utente anonimo says:

    e no,

    una persona che rimpiange la caduta dell’Unione Sovietica o è comunista o è folle.

    E io mi sono attenuto alla prima possibilità, vista la lucidità del discorso.

    Francesco

    PS ho letto il pezzo di Blondet, è scemo, lui.

  22. utente anonimo says:

    >JZ

    dimmi la verità, a me sentire tuoni razzisti verso chiunque, ma in particolarmodo verso gli ebrei,dopo ciò che è successo nei secoli a loeo danno in europa, fa venire il vomito, padrone di non credere ma è cosi, mi domanda però se, a te sentire i tuoni razzisti dei neonazifascisti anti islamici, fa lo stesso effetto !?! < Dipende cosa intendi. per NeoNaziFascisti, visto che a molti musulmani e loro simpatizzanti, anche il solo lamentarsi del vecchietto che non riesce ad attraversare Viale Jenner all’ora della Preghiera sono considerati tali…. JZ

  23. utente anonimo says:

    >

    Chi si riconosce simbolicamente in Israele, si riconosce nel suo muro che divide i “civili” dagli “incivili”, in base alla “questione demografica”, e quindi si riconosce nell’intera storia di sopraffazione, di violenza e di rapina dell’Occidente – certamente tutta la storia è storia di violenza, ma la scelta di identificarsi con Israele significa la scelta di identificarsi con quella violenza.

    Chi lo fa assume di sé, quindi, l’eredità dello sterminio dei nativi americani, della schiavitù, della guerra dell’oppio, delle stragi italiane in Etiopia e innumerevoli altre cose. < Alcune cose su cui nonsono d’accordo:
    Il “Them or Us” è anche arabo.

    Non vedo perchè un occidentale dovrebbe avere sensi di colpa nell’identificarsi con Israele nè perchè associare quello ad altre storie di massacri.

    Lo hai detto pure tu, per cui non vedo perchè lo stesso non debba valere con i paladini della cultura Arabo Islamica, certamente nn santi…

    A meno che alcuni massacri siano più massacri degli altri…

    Per gli stessi motivi non sono d’accordo con identificarsi con “quella violenza”.

    Perchè non c’è storia di una sola nazione che non sia storia nata dalla violenza. Non capisco perché il senso di colpa debba cadere solo su chi s’identifica con Israele…

    JZ

  24. kelebek says:

    Per Francesco,

    ti prego di calmarti.

    Io conosco diverse persone, che non sono né comuniste né folli, che trovano preoccupante la scomparsa dell’Unione Sovietica.

    Ad esempio, persone che provengono dai paesi dell’est, e che si ricordano regimi ottusi, burocrazie insopportabili, ma anche che c’erano case, scuole e assistenza medica.

    Cose che per ottenerle oggi, devi abbandonare la famiglia magari a cinquant’anni, e venire in Italia a pulire i sederi in nero agli anziani.

    Oppure persone che non amavano la retorica della Patria Socialista, ma si rendono conto che almeno allora non c’erano gli osseti (per dire) che ti prendevano la casa con la scusa che parlavi georgiano.

    Oppure persone che provengono da paesi che riuscivano a sopravvivere con una certa indipendenza, facendo i preziosi sia con gli USA che con l’URSS, e che oggi si trovano in un mondo monopolare dove il più forte detta sempre le proprie condizioni.

    Sia a sinistra che a destra, si è perpetuata un’irreale visione dell’URSS come fatto puramente ideologico, mentre è stata la casa disordinata, povera, ma concreta di milioni di persone per le quali l’ideologia significava poco più di quanto significhi da noi sposarsi in chiesa.

    Consiglio a tutti lo straordinario libro di Aleksandr Zinoviev, “La caduta dell’impero del male”, che offre una visione finalmente sociologica e non ideologica di quello fu l’URSS.

    A scanso di equivoci, Zinoviev era un rifugiato politico dall’URSS.

    Miguel Martinez

  25. kelebek says:

    Per Roberto e JZ,

    Non mi piace ripetermi, perché ogni volta che lo faccio, implica in qualche modo che il mio interlocutore o non riesce o non vuole capire.

    Comunque mi ripeto.

    Un conto è trattare Israele alla pari, che so, della Libia. Non ritengo che il governo israeliano sia peggiore di quello di Gheddafi, né ritengo che chi nasce in Israele sia peggiore di chi nasce in Libia.

    Ritengo poi che possano esistere validi motivi per avere buoni rapporti con Israele, o con la Libia, o anche con il Sudafrica di un quarto di secolo fa.

    Un altro conto però è essere “per” Israele, identificarsi “con” Israele.

    Israele è un’ideocrazia, cioè uno stato che non nasce dalla spontanea storia del luogo, ma da un progetto a cui si sceglie di aderire. In Italia, sei un “vero italiano” se parli la lingua. In Israele, sei un “vero israeliano” se aderisci al progetto sionista.

    Per questo, possiamo dire che non si tratta di un conflitto “tra due popoli”, ma tra un popolo da una parte, e un’idea dall’altra.

    E quell’idea dice che il popolo “A” ha il diritto di cacciare da casa sua il popolo “B”.

    Quell’idea dice che lo stato che ne nasce deve essere costitutivamente uno stato del popolo “A” per sempre, e che la demografia si deve adeguare a questa realtà. E che i sopravvissuti del popolo “B” non potranno quindi mai godere degli stessi diritti del popolo “A”.

    Per identificarsi con un simile progetto, devi accettarne la premessa filosofica: cioè che la volontà di Dio, oppure la forza fisica (armi, denaro, istruzione, organizzazione, quello che volete) dà il diritto a un popolo di disporre di un altro.

    Quando si parte dalla premessa della disuguaglianza degli esseri umani su criteri razziali, si entra in una logica che può andare dal divieto al popolo “B” di circolare sulle strade riservate al popolo “A” – come avviene nei Territori Occupati – fino allo sterminio.

    L’unica premessa filosofica che legittima il sionismo – cioè il diritto degli Eletti di disporre dell’Altro – è la stessa che ha permesso il genocidio (il termine è scientificamente corretto in questo caso) dei nativi americani, la schiavitù, la guerra dell’oppio e le stragi italiane in Etiopia.

    Tirare in ballo il fatto che esistono dei pacifisti in Israele è come tirare in ballo il fatto che c’erano dei bravissimi russi, in una discussione sul comunismo.

    Miguel Martinez

  26. utente anonimo says:

    >Io conosco diverse persone, che non sono né comuniste né folli, che trovano preoccupante la scomparsa dell’Unione Sovietica. < Se ben ricordi i miei post d’esordio qui, io sono uno di quelli :)

    JZ

  27. kelebek says:

    Aggiungo per chiarezza un punto.

    Le collettività tendono facilmente a giustificare la propria prevaricazione sugli altri. Spesso non hanno bisogno nemmeno di teorizzarla.

    In questo senso, non condanno particolarmente chi, desiderano avere per sé la casa di un certo palestinese, prende un mitra e se ne impossessa, come avviene regolarmente in Palestina.

    Cose simili avvengono in molte parti del mondo, dal Kosovo al Caucaso, a volte anche in maniera più feroce.

    Quello che è io trovo osceno, è quando una terza persona fa il tifo per il prevaricatore, dichiarando di identificarsi con lui, e godendo della sopraffazione per interposta persona.

    Anche perché ciò riflette un bisogno radicale di giustificare le proprie sopraffazioni.

    Se si riesce a cogliere questa dimensione filosofica, ideologica e psicologica, riuscirete a capire perché mi occupo (anche) del cosiddetto conflitto israelo-palestinese: perché fa appunto da cartina di tornasole dei mali nostri.

    Miguel Martinez

  28. utente anonimo says:

    miguel,

    non è che non voglio o non riesco a capirti, e che semplicemente penso che tu stia sbagliando la tua analisi.

    francamente continuo a pensare che quando prodi e berlusconi si stringono la mano davanti all’ambasciatore israeliano, alle telecamere di rai uno e ad una tartina al salmone e dicono “siamo tutti israeliani”, queste tre parole sono solo e semplicemente tre parole e non l’adesione al processo sionista

    roberto

  29. utente anonimo says:

    Miguel,

    il sionismo non ha le premesse filosofiche che tu indichi e stigmatizzi al punto di accostarlo allo sterminio dei nativi d’America. Il sionismo come ricordava Vittorio dan Segre ha radici storiche anche nella persecuzione secolare contro gli ebrei che non avevavno uno stato e un luogo sicuri, probabilmente senza questo

    il sionismo non sarebbe nemmeno nato. Gli ebrei sono stati espulsi o perseguitati sistematicamente dagli stati dove erano nati, vissuti, erano questi stati che non li volevano e che quindi hanno concorso alla nascita del movimento sionista.

    Chi non ha uno stato non è di nessuno, si è visto, si vede; uno stato in genere si fa carico dei propri cittadini per forza di cose, sarebbe impossibile perseguitare senza motivo, come è successo per gli ebrei nella storia, per esempio degli italiani senza che lo stato non si facesse sentire dal punto di vista politico, diplomatico ecc. ecc.

    Lo stesso Edward Said nel suo libro la questione palestinese non paragona l’ebreo in fuga dalle persecuzioni europee al colonialista europeo che ha una terra ma ne vuole anche un’altra!!!

    Fare simili considerazioni non significa ovviamente identificarsi con israele ma semplicemente discutere sulla sua nascita che non può essere considerata un atto di pura prevaricazione colonialista o peggio. Parlo della nascita e quindi della sua legittimità storica perchè ovviamente poi nel corso del tempo Israele ha in un certo senso perso molte ragioni e questo a mio avviso dal 1967 in poi e cioè dall’occupazione dei territori palestinesi.

    maria

  30. utente anonimo says:

    Mi associo al Post di Maria. Lo trovo equilibrato.

    JZ

  31. utente anonimo says:

    Scusate,

    ma il ruolo inevitabile di pace e ordine rappresentato dall’URSS, di solito dopo aver provocato morte e distruzione negli stessi posti, non può essere accampato come valido motivo per rimpiangerla.

    Sennò anche gli israeliani possono essere visti come portatori di pace e ordine in Palestina, l’unico problema è l’ottusa resistenza dei locali, di loro gli israeliani offrono ordine, case, vitto e non devi neppure fare il servizio militare.

    Credo che solo i nazisti avessero come programma esplicito lo sterminio dei popoli sottomessi.

    Effettivamente qualche fanatico anti-usano non comunista rimpiange l’URSS, pur non essendo folle (completamente). Ma insomma, siamo lì.

    Francesco

  32. utente anonimo says:

    Miguel,

    il problema è che noi italiani siamo stati educati a pensare male di quelli che dicono che una volta si stava peggio ma almeno i treni arrivavano in orario … e oggi sentiamo gli stessi discorsi sui comunisti.

    Francesco

  33. utente anonimo says:

    >Effettivamente qualche fanatico anti-usano non comunista rimpiange l’URSS, pur non essendo folle (completamente). Ma insomma, siamo lì. < Grazie :)

    JZ

  34. kelebek says:

    Per Maria,

    nessuno nega che il sionismo nasce come risposta minoritaria alla questione della persecuzione degli ebrei.

    Le risposte di gran lunga maggioritarie erano:

    1) una pratica religiosa che in tutte le sue correnti, dagli ortodossi ai riformisti, rifiutava il sionismo: il giudaismo infatti non aveva mai concepito nulla di simile

    2) l’emigrazione negli Stati Uniti

    3) l’adesione a movimenti laici, in particolare socialisti

    4) la creazione di un movimento

    socialista ebraico autonomo ma non sionista (il Bund)

    Il sionismo rimase un fenomeno minoritario nella diaspora fino alla seconda guerra mondiale, mentre l’entusiasmo per il sionismo risale solo al 1967, ossia vent’anni dopo la fine dell’antisemitismo europeo.

    Comunque ogni movimento imperialista nasce come tentativo di risolvere un problema: pensiamo a come la Libia veniva presentata come la soluzione per le terribili condizioni del Meridione; o l’espansione americana verso l’Ovest come soluzione ad altri problemi, spesso reali e anzi drammatici.

    Herzl – un personaggio che mi sta sostanzialmente simpatico – era certamente un animo poetico, è morto poco dopo aver teorizzato il sionismo, e forse non aveva ben chiaro quello che implicava il sionismo.

    O forse, come europeo dei suoi tempi, trovava ovvio che un problema dei “bianchi” si potesse risolvere a spese dei “bruni”.

    Certo è che nel sionismo, sia di “sinistra” che di “destra”, il concetto di diritto di prevaricazione si afferma quasi subito, decenni prima delle stragi naziste.

    Si può dire che ciò fosse normale nell’Ottocento.

    Si può pensare anche che quando io rischio la pelle per mano di qualcuno, ho il diritto di rubare la casa a qualcun altro e farmene una fortezza.

    Tutto ciò è realismo, e non mi offende minimamente.

    Ma non cambia il punto fondamentale.

    Miguel Martinez

  35. utente anonimo says:

    vedo che capisci lo spirito del mio giudizio

    ciao

    Francesco

  36. utente anonimo says:

    Be’, è caduta nel vuoto, apis, perché qui di solito non si fa confusione di termini, e non possiamo abbracciare la croce degli altri che, per qualunque motivo, confondono le acque. Ma mica è così semplice cavarsela con qualche aggettivo e tutto si risolve. Turati era un marxista, e i miei maestri ruppero con un marxista, non con un liberale. Oggi la socialdemocrazia ha rotto totalmente con marx. Dunque va bene dirsi socialdemocratici, ma sarà meglio capire in cosa si è diversi dai maestri della ii internazionale, per esempio. E nenni? Premio lenin della pace consegnato direttamente da stalin? Nel 52, se non sbaglio. A carriera del “mostro” conclusa. La storia è un po’ più complessa di qualche aggettivo nel quale riconoscersi.p

  37. utente anonimo says:

    fino alla seconda guerra mondiale???

    forse, dato l’argomento, sabbe più corretto scrivere “fino allo sterminio effettuato dai nazisti e dai loro alleati nell’indifferenza del resto del mondo”

    ti pare?

    Francesco

  38. utente anonimo says:

    Mi è sfuggito chi ha rimpianto l’Urss, chi è stato?

    maria

  39. utente anonimo says:

    MM

    miguel ha scritto

    Il sionismo rimase un fenomeno minoritario nella diaspora fino alla seconda guerra mondiale, mentre l’entusiasmo per il sionismo risale solo al 1967, ossia vent’anni dopo la fine dell’antisemitismo europeo

    maria

    non si può fare la storia con i se ma si possono supporre scenari diversi, allora dico che forse senza la shoah il sionismo poteva rimanere minoritario e gli insediamenti ebraici in palestina potevano essere cosa del tutto differente.

    Il concetto di prevaricazione che tu dici essersi affermato prima delle stragi naziste come venne espresso? Se ti riferisci ai primi insediamenti in Palestina, all’inizio del Novecento, potrebbe valere il discorso di prima nel senso che si sarebbe potuta creare una coabitazione tra ebrei e palestinesi strutturata in modo diverso da quella attuale.

  40. utente anonimo says:

    >Quello che io trovo osceno,è quando una terza persona fa il tifo per il prevaricatore,dichiarando di identificarsi con lui,e godendo della sopraffazione per interposta persona<
    (MM)

    Forse il meccanismo di identificazione con gli israeliani scatta più facilmente che nei confronti dei palestinesi perchè i primi ànno un tenore di vita assai simile al nostro : villette ,automobili moderne,bei vestiti,vacanze al mare. Mentre i palestinesi,che vivono in baracche,vestono male e guidano auto scassate ,vengono più facilmente associati ai sempre meno sopportati immigrati extracomunitari.

    E ancora ,ci si identifica più volentieri in un popolo forte e militarmente vincente che in uno debole e perdente.Quando parlano della seconda guerra mondiale,ad esempio, molti italiani assumono un punto di vista che ricorda più l’esperienza vissuta dagli americani(eroici sbarchi,titanici scontri tra carri,liberazioni di orrendi lager) che non la nostra,fatta di umilianti sconfitte,bombardamenti,mutilazioni territoriali,stupri e massacri.

    Provare a ricordarci quel che siamo siamo stati,poveri e perdenti,potrebbe aiutarci a giudicare meglio quel che avviene oggi .

    Franz

  41. utente anonimo says:

    eternal, come si chiama il tuo blog?

    maria

  42. utente anonimo says:

    Se è ” osceno” chi tifa per il prevaricatore per giustificare le proprie prevaricazioni, che dire di chi tifa per il bullo, il pre- potente, solo per compensare, magari inconsciamente, la propria debolezza ?

    Identificarsi con il forte, per riempire un vuoto, e poi ritrovarsi posseduto da un mandante e fare l’esecutore o il complice sostenitore.

    Aurora.

  43. kelebek says:

    Per Maria (commento 39),

    riflessione interessante, perché è possibile che le cose avrebbero potuto andare diversamente a lungo andare.

    Non dimentichiamo, accanto al martello delle persecuzioni antiebraiche in Europa, l’incudine della chiusura degli Stati Uniti all’immigrazione.

    In ogni caso, la tua è un’ipotesi come dicevo a lungo andare.

    Tra i primi sionisti, una minuscola minoranza era per la convivenza per motivi ideali; un certo numero di imprenditori voleva sfruttare la manodopera palestinese.

    Gli altri erano tutti d’accordo nel “bonificare” il paese dai suoi abitanti.

    Quando ad esempio si fece il grande acquisto di terre dai Sorsuk – latifondisti greco-ortodossi residenti a Beirut – migliaia di braccianti furono immediatamente cacciati dalle terre, in piena legalità: le espulsioni iniziano quindi molto prima del 1948.

    Miguel Martinez

  44. utente anonimo says:

    Le cose potevano andare diversamente, certo. La storia si scrive coi se, se si legge come anticipazione del futuro, invece che come dato di fatto del passato. Due punti principali hanno portato la questione Israele/Palestina a questo folle impasse, che non riguardano strettamente i due popoli in lotta. Quella terra ha concentrato in un piccolo spazio i due scontri principali dal secondo dopoguerra in poi: quello usa/urss ieri, oggi quello che viene detto “clash of civilizations”. C’è poi l’assurdità dei confini, che saranno sempre incongrui, se si vogliono due stati. Ma è da dire che tutti i confini mediorientali sono una follia tracciata sulla carta. Da questo punto di vista, un unico stato che avesse preso il posto del vacillante impero ottomano sarebbe stata la soluzione migliore. Verso metà ottocento ci provò mehemet alì di scalzare l’impero ottomano, ma amorevoli soccorsero le potenze europee. E ci rompono le scatole con Lepanto.p

  45. è vergognoso che il potere definisca l’identità italiana con l’adesione a israele. Un popolo con dei rappresentanti e un apparato di polizia degno delle peggiori efferatezze delle ss. E’ anche sorprendente come a sinistra ci sia chi è subito pronto a darti dell’antisemita, se critichi israele, o del nazicospirazionista se aderisci alle obiezioni sugli attentati dell’11 settembre. Penso che si stia costruendo una sinistra di base che spaccia per verità il sillogismo che:

    -gli ebrei hanno tanto sofferto sotto il nazifascismo, quindi sono diventati di sinistra

    -la sinistra ha combattuto il nazifascismo

    -quindi la sinistra è amica degli ebrei (sionisti)

    Questa ambiguità sul termine “ebrei”, ignorando la divisione tra chi tra essi è sionista, o no, è la ragione diciamo, lessicale per cui non si riesce, neanche a livello di colloquio, a imbastire una discussione lucida sulla situazione in atto in israele. Se sei una che nonsi fa zittire dall’insulto “antisemita” subito passano a dirti che sei ignorante, che non sai di cosa parli, che dovresti informarti di piu.

    Intanto, i palestinesi subiscono viiolenze imbavagliate con la censura sionista e chomsky passa per un intellettuale libertario.

    cloroalclero

  46. utente anonimo says:

    >eternal, come si chiama il tuo blog?

    maria< http://daviderenudoultimoeroe.splinder.com/

    Ciao

    Ritvan

  47. utente anonimo says:

    >Mi associo al Post di Maria. Lo trovo equilibrato. JZ<
    Anch’io. Ti è rimasta qualche cornice da prestarmi?:-)

    Ciao

    Ritvan

  48. utente anonimo says:

    >Cose simili avvengono in molte parti del mondo, dal Kosovo al Caucaso, a volte anche in maniera più feroce. Quello che è io trovo osceno, è quando una terza persona fa il tifo per il prevaricatore, dichiarando di identificarsi con lui, e godendo della sopraffazione per interposta persona. MM<
    Lasciamo da parte per un momento la Palestina, glissiamo anche sul Caucaso, ma mi potresti dire, per favore, nel Kosovo chi prende con la forza la casa di chi e chi gode come un riccio identificandosi col prevaricatore? Così, tanto per far chiarezza….

    Ciao

    Ritvan

  49. kelebek says:

    Per Ritvan,

    come sai, io la questione del Kosovo l’ho conosciuta dai Rom cacciati dalle loro case, inequivocabilmente, dai militanti dell’UCK.

    Tu ovviamente hai conosciuto la questione da un punto di vista opposto.

    Ma credo che possiamo concordare su una cosa. Cioè sull’esistenza di un conflitto tra due comunità storicamente insediate lì da secoli – gli albanesi non si sa da quando, i serbi dal sesto secolo.

    Due comunità che hanno profondi e istintivi motivi di odiarsi, che ogni tanto si possono ammantare di giustificazioni ideologiche.

    Ciò rende la situazione totalmente diversa da quella palestinese, dove esistono:

    a) un popolo insediato lì da memoria d’uomo, che non aveva mai litigato con nessuno.

    b) un progetto politico studiato a tavolino in uffici prima in Europa e poi a New York.

    Miguel Martinez

  50. utente anonimo says:

    >Per Ritvan, come sai, io la questione del Kosovo l’ho conosciuta dai Rom cacciati dalle loro case, inequivocabilmente, dai militanti dell’UCK. MM<
    Vedi, Miguel, la differenza fra te e me è che tu VUOI “conoscere” solo i rom, io invece voglio conoscere TUTTI e TUTTO.

    >Tu ovviamente hai conosciuto la questione da un punto di vista opposto.<
    No, Miguel, altrettanto ovviamente ti dico che ho conosciuto la questione da TUTTI E TRE i punti di vista. E di una cosa sono sicuro: che lì non si tratta – come sembra dal tuo papiro – di okkupare la casa di qualcun altro chessò, per tentare di far fronte all’emergenza abitativa:-), come succede in certe metropoli italiche con le case popolari. Come ti ho già detto in precedenza – ma repetita iuvant – prima i serbi hanno reso la vita impossibile agli albanesi, provocando prima la resistenza di stampo gandhiano di Rugova e poi – visto che la prima evidentemente funziona solo se dall’altra parte ci stanno gentleman inglesi – quella armata dell’UCK. A quel punto i serbi hanno tentato la pulizia etnica della regione. E i rom si sono comportati in genere da sciacalli (o compatibilmente con le “regole” della loro cultura, se preferisci). Per questo, una volta girata la “ruota della fortuna” grazie alla NATO, gli albanesi stanno tentando di restituire “i favori” ricevuti a suo tempo dai lupi serbi e dagli sciacalli rom. Tutto qui e mi astengo dal dare qualsiasi giudizio morale un tanto al chilo sulla vicenda, ma ripeto solo che non c’è nessuna emergenza abitativa:-) nel Kosovo.

    >Ma credo che possiamo concordare su una cosa. Cioè sull’esistenza di un conflitto tra due comunità storicamente insediate lì da secoli – gli albanesi non si sa da quando, i serbi dal sesto secolo.<
    Eh, no, troppo comodo metterla così, mio caro. Così tu ignori gli “argomenti” degli amici dei tuoi amici:-). Infatti, i serbi – grazie ai quali i tuoi amici rom si sono ingrassati delle spoglie dei kosovari…

  51. utente anonimo says:

    per miguel

    anche gli ebrei insediati a memoria d’uomo in europa non avevano mai litigato con nessuno.

    E il progetto politico che tu indichi al punto b risente anche di questo fatto, e non soltanto di quanto deciso a certi tavoli.

    maria

  52. utente anonimo says:

    Eh, no, troppo comodo metterla così, mio caro. Così tu ignori gli “argomenti” degli amici dei tuoi amici:-). Infatti, i serbi – grazie ai quali i tuoi amici rom si sono ingrassati delle spoglie dei kosovari- sostengono fermamente che gli albanesi del Kosovo sono dei “coloni” portativi dagli ottomani a seguito di una decisione presa a tav…pardon , al divano (gli ottomani non avevano tavolini:-) del Sultano. Toh, dove l’ho sentito un argomento simile?:-)

    >Due comunità che hanno profondi e istintivi motivi di odiarsi, che ogni tanto si possono ammantare di giustificazioni ideologiche.<
    “Istintivi” Miguel? E che, son forse bestie e gli unici esseri umani raziocinanti in quell’area sono i rom che spogliano indifferentemente e in perfetta par condicio cadaveri di serbi e di albanesi?

    I motivi sono storici, culturali, politici. L’idologia c’entra ‘na mazza. Solo se e quando la Serbia sarà un paese democratico e rinuncerà a pretendere un ruolo brutalmente egemone sui popoli vicini, solo allora albanesi e serbi potranno convivere in pace (soluzione che io auspico, magari in forma federativa). Fino ad allora, una robusta staccionata li deve tenere separati.

    >Ciò rende la situazione totalmente diversa da quella palestinese, dove esistono:

    a) un popolo insediato lì da memoria d’uomo, che non aveva mai litigato con nessuno.<
    E come si chiamava quel popolo, please? Mi potresti, inoltre, elencare le differenze esistenti fra “quel popolo” e il popolo giordano, siriano, libanese, ecc., ecc.,?

    >b) un progetto politico studiato a tavolino in uffici prima in Europa e poi a New York.<
    Sul “progetto politico” anche i serbi dicono lo stesso del Kosovo (vedi sopra). Ma poi, fammi capire, se gli ebrei avessero costruito il loro stato con una lotta armata contro l’Impero ottomano (come fecero popoli balcanici e non solo) non avresti avuto nulla da eccepire? E poi, ti faccio umilmente osservare che anche…

  53. utente anonimo says:

    ..E poi, ti faccio umilmente osservare che anche il mio paese, l’Albania, è esclusivamente frutto di “un progetto politico” nato nelle cancellerie europee e fortemente osteggiato dai cari vicini serbi, greci e montenegrini. Che vogliamo fa’, cancelliamo anche l’Albania ?:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Personalmente la cancellazione dell’Albania e conseguente spartizione del suo territorio fra i vicini mi farebbe comodo:-). O diventerei ipso facto apolide e così i cari italici la cittadinanza me la devono dare per forza, oppure, visto che Valona – dove sono nato -toccherà per evidenti ragioni storiche all’Italia me la danno per “amore”:-). Perché se aspetto che gli amici di Dacia al potere riformino i criteri di naturalizzazione (come già detto e ridetto risalenti ad un regio decreto del 1912) sto fresco:-).

  54. utente anonimo says:

    Ritvan,è vero che i serbi in Kosovo distrussero testimonianze archeologiche dimostranti che la presenza degli albanesi nella regione è assai più antica della loro?

    E che nella battaglia di Kosovo Polie,tanto mitizzata dai serbi,gli albanesi combatterono al fianco di questi ultimi contro i turchi?

    Franz

  55. utente anonimo says:

    Per p.

    Grazie del commento alla mia richiesta.

    Nello specifico, ti faccio alcune precisazioni (scusami la forma schematica, che non vuole essere sgarbata, ma solo economizzatrice di tempo …)

    - la mia richiesta era sull’utilizzo del termine “comunista” per indicare tutta la sinistra, anche quella non comunista, peraltro maggioritaria praticamente in tutto il mondo occidentale, salvo che in Italia nel periodo 1945-1989;

    - il fatto che nella sinistra non comunista vi fossero personalità e movimenti che si definivano “marxisti” non implica che lo fossero allo stesso modo di coloro che militavano nel partito comunista, ove l’adesione al marxismo-leninismo era simile ad una fede;

    - sulla differenza tra comunisti e socialdemocratici (ma io accetto con diffidenza le etichette, ed inoltre credo che oggi le differenze del Novecento si giochino su altri elementi), credo tu ne sappia almeno quanto me, quindi evito di fare la lezioncina;

    - Nenni non l’ho citato e non a caso, diciamo (passami la battuta) che era un “borderline”

    - sulla complessità della storia spero tu non voglia porre il tuo copyright, anch’io qualche studio l’ho fatto …

    - da ultimo, vista la nostra diversità di opinioni all’interno della sinistra, credo che sia anche tuo interesse non confonderti con un “socialdemocratico” (ammesso che questo termini mi si attagli, io preferisco “lib-lab”, pur con tutta la mia avversione per le etichette, come dicevo prima).

    Un saluto

    Apis

  56. utente anonimo says:

    al lib lab

    Dovresti sapere che coloro che militavano nel Partito Comunista italiano lo facevano anche per motivi non necessariamente legati a buone o cattive letture di Marx, Lenin ecc. .ecc. e quando lo facevano non è detto come tu sembri pensare che non capissero una mazza.

    In altre parole la tanto citata fede comunista dei comunisti è un concetto molto rozzo.

    maria

  57. utente anonimo says:

    Per Maria

    Se dalle mie parole è emerso solo questo concetto, me ne dispiace.

    Spero invece fosse chiaro (e se non lo era ci provo ora) che la mia non voleva essere una critica personale o una denigrazione per chi aderisce o ha aderito al partito comunista o ad altri movimenti comunisti minori.

    In particolare quando parlavo di “fede” (o meglio “simile ad una fede”), mi riferivo all’atteggiamento dettato del partito nei confronti di chi, anche dall’interno, manifestava concezioni diverse ed era, nel migliore dei casi espulso o, in realtà diverse da quella italiana, perseguitato, creando in tal modo un’oggettiva difficoltà al dibattito delle idee.

    In tale situazione, poi, c’era chi si adeguava totalmente e chi, nei ristretti margini di manovra di cui disponeva, riusciva comunque a manifestare una propria interessante originalità (penso ad esempio ad un Amendola).

    Un saluto.

    Apis

  58. utente anonimo says:

    per apis

    sono stata impulsiva ma non per via del comunismo che non c’entra nulla, è il mio carattere:-)

    Hai ragione se ti riferisci alla struttura interna del PCI, il cosiddetto centralismo democratico era un freno al dispiegarsi reale del dissenso interno, non perchè non ci si potesse esprimere, ma perchè poi il dissenso incideva poco o nulla sulle decisioni che sarebbero state prese e questo a cascata, più ci si allontava dal vertice più era difficile dissentire. Non si può dire in questo senso che il PCI fosse un partito democratico.

    un saluto

    maria

  59. utente anonimo says:

    Se è per quello, io non mi confondo neanche con la sinistra. I comunisti, per quanto riguarda la mia corrente, non sono di sinistra. Che spregiano tanto quanto la destra. Da qui puoi capire il mio giudizio sul pci. Sono invece d’accordo sul termine “fede comunista”, con il significato che ha sapendo, come scrisse un anticomunista come morselli, che “dio non è un prete”. Anche da qui si può capire il mio giudizio sul pci.p

  60. utente anonimo says:

    Non amo troppo ungaretti. Il suo stile è poco nelle mie corde, e la sua idea di cos’è un poeta non mi piace. Ma è un gran poeta, e alcune sue cose s’impongono splendenti alla mia antipatia. Senti il terzo dei “Cori descrittivi di stati d’animo di Didone”:

    Ora il vento s’è fatto silenzioso

    E silenzioso è il mare;

    Tutto tace; ma grido

    Il grido, sola, del mio cuore,

    Grido d’amore, grido di vergogna

    Del mio cuore che brucia

    Da quando ti mirai e m’hai guardata

    E più non sono che un oggetto debole.

    Grido e brucia il mio cuore senza pace

    Da quando più non sono

    Se non cosa in rovina e abbandonata.

    Cara aurora, riconoscere fino in fondo la sconfitta, invece che crogiolarsi nell’illusione è duramente necessario. Credo anch’io che la colomba torni, ma intanto prendo atto che è partita. E poi, per fortuna, non verrà più la stessa, pur essendo la stessa. Questo è il punto che sfugge a chi si ferma sul passato. Come la colomba, scrivo adesso perché ogni tanto mi piace giocare a rimpiattino. Ma l’amore, la storia sono un gioco di rimpiattino. Anche se non sempre hanno del gioco la mirabile leggerezza.p

    ps: I “Cori” terminano col diciannovesimo di due soli mirabili versi:

    Deposto hai la superbia negli orrori,

    Nei desolati errori.

  61. utente anonimo says:

    Da Didone a Rossella O’Hara, ognuno, ognuna, ha la sua missione.

    All’una è silente il mare, all’altra parla la terra : Tara..(?)

    p, strategia giocosa richiederebbe che anche io per un poco mi nascondessi. Invece son già qui, a rimirarmi il risultato della mia fiduciosa attesa.

    Non c’è storia senza orrori e senza errori, variano le esperienze, quello che per uno è troppo, per l’altro è solo tanto, chi supera traumi incredibili, chi crede di essere il solo ad avere subito, chi si lagna ripetutamente per il vento forte. Chi si cura da solo, chi chiede aiuto, chi non ce la fa. Però ho notato anche io che è inutile tentare di ridimensionare le questioni : quando uno è ancorato troppo al passato c’è sempre un pessimo motivo per cui non se ne vuole distaccare : scoprirebbe di peggio.

    Tu gioca pure a rimpiattino, io son qua, non mi muovo, a volte emetto un grido bendato ( ubi tu?), delego il coro di coloro che non conoscono gravità ( ritorna, ritorna..!) e aspetto sulla mia sponda ( spondesne ?)

    Aurora.

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