Padri e figli

Ieri un commentatore al mio blog ha posto l’interessante questione della differenza tra padri e figli imprenditori.Non è una questione da poco. Media e politici ci dicono tutti i giorni che l’Italia si deve tuffare nel Globale. Ora, siccome l’Italia ha una manodopera esigente, che pretende pure di avere le sicurezze necessarie per comprarsi casa e mettere su famiglia, non può certo competere con i cinesi. Ma abbiamo un tesoro segreto: il Made in Italy (anche il nome lo abbiamo dovuto importare) ha un meraviglioso in più, che è la brillante creatività e grinta dei nostri imprenditori, che sanno “coniugare in maniera unica modernità e tradizione”.

Mentre vi mordete le labbra per non ridere, proseguiamo.

In pratica, dicono che il vantaggio dell’Italia è di tipo psicologico, e quindi la psicologia degli imprenditori, e soprattutto della prossima generazione di imprenditori fa la differenza. E se non ci riescono a fare quella “differenza”, saremo condannati inesorabilmente a entrare a far parte del Terzo Mondo.

Questa riflessione mi riporta alla mente due ricordi.

Il padre

Gino T. ha creato con le proprie, callose mani, un’azienda meccanica in una cittadina dell’Emilia Romagna. Conoscevo il figlio, che manda avanti l’azienda con una grinta notevole, lavorando in officina tutto il giorno assieme ai propri operai, con cui poi va a pescare il fine settimana.

Gino e suo figlio Marco sono due ottime persone. Il figlio è diventato abile nel truccare aste in giro per il mondo, e nell’arte ancora più difficile di farsi pagare le merci consegnate.

Ma passo volentieri il mio tempo con lui, sia perché è assolutamente onesto verso i propri dipendenti (e verso il suo interprete), sia perché ha un bel senso dell’umorismo, è curioso di capire il mondo, non va a caccia di figa e non si interessa di calcio. Ma Marco ha ormai passato i cinquant’anni, per cui non fa parte esattamente della nuova leva degli imprenditori.

Gino, che ha oltre settant’anni, oggi non sta più in officina, ma fa da autista della ditta. L’ho conosciuto il giorno in cui dovevamo andare a prendere un imprenditore tailandese all’aeroporto. Gino mi si para davanti, ancora prima che suo figlio faccia in tempo a presentarmelo, e mi dice che è stato operato alla prostata. “Adesso ho il pisello che punta a sinistra, mi sa che è diventato comunista!” mi grida, con le “esse” che gli formano onde in bocca.

Sull’autostrada, Gino corre a 160 l’ora. Il tailandese si accuccia accanto a lui, gridando “Top! Top! Pli top!”, che in inglese planetario significa, “la prego cortesemente di rallentare”, ma niente da fare.

Solo quando finalmente ci fermiamo, l’ospite respira. E pian piano comincia a comunicare nella lingua diplomatica degli imprenditori: “Tayan putpo pei kut” e “Laik tayan kel”, che possiamo tradurre come “l’Italia eccelle nel gioco del calcio” e “non posso trattenermi dall’ammirare la dolce bellezza delle donne italiche”. Solo dopo passerà alle trattative economiche: “au mac? tu mac! tu tauzan!”: “posso chiedere ragguagli sul prezzo? Temo che superi le attuali disponibilità della mia azienda. Ritengo onestamente di non essere in grado di andare oltre i duemila dollari al pezzo”.

Sono sicuro che il nostro ospite a casa sua parlasse un ottimo tailandese; ma è salutare ricordare come il capitalismo possa dominare felicemente il mondo facendo completamente a meno di riflessione, di cortesia, di simboli e persino dell’uso del linguaggio. Nel suo libro, La politica degli scimpanzè. Potere e sesso tra le scimmie, Frans De Waal aveva già spiegato tutti gli elementi necessari per capire i rapporti tra gli imprenditori, tranne quello cruciale che distingue un imprenditore dagli ospiti dello zoo di Arnhem: il denaro.

Il figlio

In un paese che chiameremo Arzinago, esiste una grande ditta che chiameremo Intercrac. Una sede gigantesca, macchinari assai moderni, ottimi tecnici e qualche decina di operai, che di questi tempi sono tanti. La ditta è così importante, in Italia e soprattutto all’estero, che sta per essere quotata in borsa.

Mi presentano il padrone della ditta. E’ un giovane sui trent’anni, con gli occhiali e un’espressione straordinariamente mite. Si alza addirittura dalla sedia per stringermi la mano. Mentre andiamo in macchina a prendere gli ospiti, mi confida la sua paura di guidare. Non sembra brillare di intelligenza, ma è indubbiamente una persona buona.

Una persona buona e mite, a capo di un’azienda di successo? La cosa sembra impossibile, e infatti lo è. Scopro che il vero padrone è il padre, che ha passato la gestione nominale al figlio per motivi che è inutile raccontare qui.

Qualche mese dopo, passo con un altro imprenditore davanti alla sede dell’Intercrac. Gli imprenditori amano spettegolare. E infatti, questo mi racconta:

“Ah, la Intercrac… per fortuna sua che c’è ancora il padre che comanda, quello è uno in gamba, che sa quello che vuole. C’è stato un grosso scandalo alcuni anni fa, perché lui si è trombato la moglie del figlio“.

Crono si limitava a divorare i propri figli, Padre Intercrac li castra pure. E non so perché, ma mi sa che lì che abbiamo la chiave al futuro del Made in Italy.

 

crono mitologia goya
 

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32 Responses to Padri e figli

  1. Miguel sei un uomo pieno di risorse e di storie. Non so come fa questa gente, dico proprio in termini temporali, ha disseminare il prorio sesso in giro per il mondo incrociando persino le donne dei figli. Io a malapena ho il tempo per stare con la mia ragazza (che a volte ho anche la sensazione di trascurare per le mie letture).Fortuna che capisce che senza di esse(le letture) non sarei lo stesso nemmeno con lei.

  2. utente anonimo says:

    Ma come fai ad essere sempre così agghiacciante?

    Hai delle capacità narrative straordinarie Miguel, dovresti scrivere un libro. Io spenderei i soldi e lo comprerei, pensa te… ;)

  3. utente anonimo says:

    >Ma come fai ad essere sempre così agghiacciante?

    Hai delle capacità narrative straordinarie Miguel, dovresti scrivere un libro. Io spenderei i soldi e lo comprerei, pensa te… ;) <
    Se permetti, caro anonimo, questo gliel’ho detto prima io:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Il vizio di dimenticarsi la firma, la faccetta che fa l’occhiolino e il descrivere come strano comprare il libro di MM…tutto questo per me ha un solo nome: John Zorn:-)

  4. rubimasco says:

    beh, certo che li incontri tutti te eh?!?!

    Sì, lo so che generalizzi, ma le personcine banalmente normali non ti interessano proprio eh?:-)

    saluti

    Rubimasco

  5. utente anonimo says:

    Per par condicio racconterò la storia dell’aspirante “piccolo imprenditore” Giggetto er Tassinaro. Il soprannome gli derivava dal fatto che fin da piccolo il suo sogno era di guidare un taxi per le strade di Roma. Raggiunta l’età giusta, presa l’indispensabile patente di guda, Giggetto pensò che era giunta l’ora di fare l’imprenditore. Siccome, da bravo compagno qual’era, aveva letto la storiella del kapitalista che va al mercato e compra telaio, filo, colorante, ecc., ecc. andò al più vicino concessionario e vi comprò a rate (con garanzia della pensione d’invalidità rigorosamente fasulla del nonno) una bella auto bianca, vi fece scrivere sopra “TAXI” e partì felice alla conquista del mercato. Il primo vigile che lo fermo forse ebbe pietà della sua giovane età (o forse aveva spennato abbastanza per quel giorno, chissà…) e gli spiegò gratuitamente, come se avesse a che fare con Elisabetta Canalis:-) che non poteva fare quel mestiere senza una LICENZA rilasciata dal Comune. Quando ci andò per chiederla, lo guardarono come se fosse un marziano:”Ma non lo sai che il numero delle licenze è fisso e le stesse si ereditano di padre in figlio o si comprano al mercato nero? Sei figlio di tassinaro? No? Hai 500 000 euri in contanti per comprartene una al mercato nero? No? E allora nisba, pussa via e, se vuoi, registrati al prossimo concorso per operatori ecologici, dove parteciperanno 100 000 giovani volenterosi come te per 4 ambiti posti!”

    Giggetto pensò che quel barbuto che aveva scritto sui kapitalisti che vanno al mercato, si comprano gli atrezzi e poi fanno quel che c..zo gli pare non aveva la più pallida idea di come funzionasse il mondo reale.

    Io, invece, penso che Giggetto Maitassinaro fosse ingiusto col vecchio Marx e che la colpa sia delle regole FEUDALI (nella peggior accezione del termine, quella del feudalesimo dell’Ancien Régime, mica quello di Carlomagno!) che stanno solidamente dietro la facciata screpolata del “capitalismo alle vongole”.

    Berlusconi non ha le palle della Thatcher (o forse non ha i numeri in Parlamento, chissà) per scardinare – come promesso -il feudalissimo Ancien Régime italico. L’altra “parrocchia”, invece, -composta da veterocomunisti, ossia adepti di un Ancien Régime rosso + cattocomunisti in versione cesaropapista – ha tutto l’interesse a sostenere ed espandere i metodi feudali da Ancien Régime in economia.

    Buon Ancien Régime a tutti, dunque, comunque vada il 9 aprile!

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    >…lui si è trombato la moglie del figlio. MM<
    Cosa questa che fra proletari, coltivatori diretti, traduttori di manuali tecnici e medici veterinari non succede MAI !:-). Orrore e abominio in saecula saeculorum!:-).

    Ciao

    Ritvan

  7. kelebek says:

    Per Rubimasco,

    beh, non so se uno stregone caote sia proprio una “personcina banalmente normale” :-)

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Visto che oggi mi annoio, ho deciso di darmi allo sport preferito dai monelli: il lancio dei sassi contro le finestre :-)

    Visto che non ci sono finestre (e nemmeno sassi) vi posto questo link:

    http://www.salon.com/news/feature/2006/03/14/torture_photo/index.html

    Per i pigri o per quelli attenti a non cliccare sul primo link vi dico che parla degli incappucciati celebri di Abu Ghraib e su scambi di identita’, da accertare, tra prigionieri.

    Ovviamente la notizia ha suscitato il giubilo degli “indyani italiani di destra” che, come gli “indyani italiani di sinistra” , si attaccano a qualsiasi cosa pur di veder rafforzate le proprie credenze.

    Sia chiaro che lo sforzo dell’approfondimento e’ troppo per tutti gli “indyani italiani”.

    Sia chiaro: non giudico gli “indyani” in generale ma solo la maggioranza di quelli italiani.

    Lo spazio commenti di questo blog e’ in paragone un empireo.

    Stefano Calzetti

  9. utente anonimo says:

    Interpretare l’inglese del tailandese non è semplice ( Kel =girl ?), ma anche capire quello che dicono gli altri in italiano per me sta diventanto arduo.

    Confesso che R.M. non mi sforzo neppure di leggerlo dopo le prime due righe di certi suoi commenti di stampo economico-socio-politico e capisco perfettamente che la sua fidanzata non insista più di tanto per distrarlo dalle letture e sentirne poi magari il resoconto ( scusa RM, per l’intrusione nel privé).

    p, scrive spesso in latino, e va be’, le poesie sono spesso ermetiche, e va be’, concentra i concetti, e va be’.

    Ritvan, ce la sù con l’Italia feudale, e lo ripete in continuazione, da quando p gli ha contestato che assolutamente non è così.

    Francesco insiste che se piove, è inutile dirlo, bisogna trovare le soluzione, o almeno indicarne, magari uno stregone caote ci potrebbe essere utile, in assenza di istruzioni dell'”affezionato” Papa.

    Rubimasco, trova poetica la bomba, chissà un bel diluvio universale quanto riuscirebbe a fargli comprendere la poesia della potenza della natura, senza il concorso degli scienziati e dei poeti.

    Qualche Crono metaforico starebbe cercando di castrare il made in Italy, iniziando dalla Intercrac, che sa tanto di crak, dove il suocero si sarebbe pappato la nuora. ” Il Danno”, film francese con J. Ivory e J. Binoche, avrebbe dovuto preludere al crak del made in France.

    Oltre venti anni fa una viennese mi ha raccontato che il suo secondo marito la notte tentava di strangolarla e di spaccarle la testa contro la vasca in stato di sonnambulismo, perchè era andato letteralmente fuori di testa dopo aver letto sul diario della prima moglie che suo padre ( di lui) aveva una relazione con lei.

    Anche l’Austria pare sia sopravvissuta ad uno fra i tanti Crono.

    In breve non ho capito chi si stia pregustando il boccone made in Italy, con tutto il buon vino.

    Aurora,

  10. utente anonimo says:

    Questa volta sarò chiarissimo. Questa poesia l’ho trovata in un testo del gaio comunista mario mieli, ed è uno spaccato ironico e perfetto degli anni settanta, e d’un certo ambiente. Erano feroci le checche comuniste, e non era facile difendersi. Tanto meno dedicarsi alla politica, durante certi assalti. Buon divetimento.

    Una manifestazione

    della sinistra extraparlamentare

    è in crisi

    un gruppo di gatti omosessuali

    pazzi d’amore per il comunismo

    li insidiano da vicino

    forse anche troppo da vicino

    i compagni

    in questa occasione sono rossi

    ma dalla vergogna

    con le mani sul buco

    non hanno neanche la possibilità

    di consultare mao

    per regolarsi sull’argomento.

    La poesia è di meo cataldo (non mi chiedere chi sia, ma è bellissima), io l’ho tovata in “elementi di critica omosessuale”, di mario mieli, il più feroce e tenero dei gatti omosessuali comunisti di allora.p

  11. !!!!!!

    ehm…. beh se è questo che ha catalizzato il mio commento credo proprio che non devo assolutamente commentare il tuo blog :-(

    quel che scrivi sui rapporti padri figli così come quello che scrivevi ieri sul truculento squalo che vuol far affari, è un tratto dell’imprenditoria così come di altri settori; il padre/padrone si ha in ogni personalità forte: dal mondo dell’imprenditoria a quello dei professionisti , dei letterati , degli scienziati, ai politici

    Chiaramente puoi affermare che vuoi metter in luce questo tratto…. e nn hai obbligo di completezze ma la consecutio di questi post potrebbe far pensare a qualche ruggine con la categoria imprenditoriale…..

    poi si sa che io sono abituato a pensar male ;-)

    Il ritratto, che sfiora i film più truci di Tognazzi (è chiaramente un complimento), può essere certo buono per riflessioni artistiche e psicologiche ma non ha molto senso politico, a mio parere.

    Almeno non più di quello che presenta su alcuni giornali i musulmani come filoterroristi e gli ebrei come banchieri. Ritratti buoni per storie d’arte, pericolosi per l’immaginario, devianti e faziosi in politica.

    Quando ho dichiarato la differenza tra imprenditori figli ed imprenditori padri, intendevo calarmi in un contesto di analisi politica . Il creatore di un’azienda, che ha speso tempo e fatica dietro un’impresa, ha con essa un rapporto di amore che va al di là del denaro, direi un rapporto paterno… come tale intende proteggerla fino in fondo.

    Questo è il pregio del Visionary ma anche un suo forte limite. Un’analisi di questo tipo di azienda può trovarsi nel Mitzeberg (“struttura aziendale”? non ricordo il nome del testo).

    I figli, spesso cresciuti fuori dalle officine ma dentro le aule dei professoroni liberisti, non hanno questo amore e questo “limite”.

    Essi razionalizzano perciò laddove il padre non ha razionalizzato ed attualmente la miglior razionalizzazione si effettua con l’automazione o la delocalizzazione.

    Con i disagi facilmente prevedibili per lavoratori, luoghi e la stessa creatività.

    Ecco il discorso POLITICO che intendevo fare.

    saluti

    p.s.

    ti sarei grato se levassi l’indicazione del mio nome dal post. …… già ho sufficienti antipatie in tutti i settori, per una volta che qualcuno mi sta simpatico perchè fargli credere che mi sta antipatico :-)

  12. p.p.s

    dimenticavo: GRAZIE della citazione nel post …. ……ma LEVAMIIIIIIII !!

    :-)

  13. utente anonimo says:

    Riguardo alla differenza tra imprenditori-padri e imprenditori-figli,forse bisognerebbe citare anche la diversa disponibilità al sacrificio : i padri,spesso cresciuti tra difficoltà economiche,vedevano il duro lavoro e i sacrifici come uniche chances per garantire il benessere a sè e alla propria famiglia.I loro figli,cresciuti appunto nel benessere garantitogli dai padri,non ànno tanta voglia di lavorare duro e fare sacrifici,come si conviene a un imprenditore che voglia tener a galla l’azienda Così spesso preferiscono vendere (in Emilia-Romagna qualche anno fa ci fu un epidemia di aziende locali vendute a stranieri) e investire i soldi in speculazioni immobiliari e finanziarie,che costano assai meno fatica.Quindi, se castrazione ci fu , direi che le vittime non si opposero più di tanto ai carnefici. Franz

  14. utente anonimo says:

    La poesia è divertente p, e che l’abbia scritta uno che si chiama cataldo, mi fa pensare che l’ironico autore sia un tuo conterraneo.

    Se poi i compagni non avevano da consultare mao, potevano sempre rivolgersi a meo, che per un micione sornione, anche se non soriano, è un classico dei nomi.

    Da oltreoceano pare stia arrivando il termine ” whatever”, per indicare il sempre più diffuso fenomeno della

    bisessualità vissuta dalle nuove generazioni di adolescenti con naturalezza e nella quasi totale indifferenza dei coetanei che sono rimasti solo etero. I loro genitori però avrebbero dei problemi ad accettare queste nuove tendenze.

    Aurora.

  15. kelebek says:

    Per Aurora,

    sono sempre molto belle le tue riflessioni, eleganti immagini sul vetro.

    Miguel Martinez

  16. kelebek says:

    Per Filomeno,

    stamattina alle ore 4.23, dietro tua esplicita richiesta, sei stato fatto oggetto di una procedura rapida e relativamente indolore di eutanasia.

    Miguel Martinez

  17. Quindi Miguel, secondo te, stando a quello che dice Aurora, io sarei un cripto-marxista? :-)

    Per Aurora,

    con la mia ragazza non parlo certo come scrivo, per altro la velocità irriflessiva dello strumento telematico conduce anche ad una certa farragginosità, che non sempre è evitabile.(Non ti preoccupare non metto barriere tra pubblico e privato, soprattutto quando la gente è educata, e tu lo sei).:-)

    Vorrà dire che organizzeremo un incontro con tutti i commentatori di questo blog, una cosa informale per dare un volto alle nostre chiacchiere.

  18. rubimasco says:

    Miguel scrive:

    “Per Rubimasco,

    beh, non so se uno stregone caote sia proprio una “personcina banalmente normale” :-)”

    —ehm, ho come l’ impressione di aver commesso un’ autogol…..

    saluti

    Rubimasco

  19. utente anonimo says:

    Ritvan,

    non sono John Zorn. Ma più banalmente, una fanciulla intellettualmente innamorata di Martinez e che quindi, pudibonda, non si firma.

    Quanto al post, vedo che voi maschietti siete stati tutti colpiti dalle vicende del Crono del lombardoveneto.

    Io invece amo il Gino, che dopo aver comandato fa l’autista. Mi ricorda un ministro israeliano che ho conosciuto anni fa: a fine di due mandati, non potendo per legge essere più rieletto, si mise a fare il portinaio in un kibbutz.

  20. kelebek says:

    Ringrazio la non firmante :-)

    E’ bene però firmare comunque, con un nick qualsiasi, perché così si evitano equivoci su chi ha scritto che cosa.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    >Ritvan, non sono John Zorn. Ma più banalmente, una fanciulla intellettualmente innamorata di Martinez e che quindi, pudibonda, non si firma. Quanto al post, vedo che voi maschietti siete stati tutti colpiti dalle vicende del Crono del lombardoveneto. Io invece amo il Gino, che dopo aver comandato fa l’autista. Mi ricorda un ministro israeliano che ho conosciuto anni fa: a fine di due mandati, non potendo per legge essere più rieletto, si mise a fare il portinaio in un kibbutz.<
    Non ci credo. Se non sei un’invenzione di Miguel che cerca di accreditarsi come oggetto di desiderio di fanciulle pudibonde:-) (così fa crepar d’invidia i padroncini in perenne fregola:-) ) il fatto che citi in positivo un ministro israeliano rafforza ancor di più la mia convinzione che sei proprio John Zorn, o almeno il suo fratello gemello:-)

    Ciao

    Ritvan

  22. utente anonimo says:

    Incredibile ma vero, ancora una volta mi trovo d’accordo col “denuclearizzato”:-) Filomeno. Dal cui post cito la frase, riferita alle due “analisi imprenditoriali” di Miguel:

    “la consecutio di questi post potrebbe far pensare a qualche ruggine con la categoria imprenditoriale…..

    poi si sa che io sono abituato a pensar male ;-)”

    Come vedi, Miguel, non solo i maligni albanesi, ma anche qualche più o meno “gramsciano” trova…come dire…ehm…un eccesso di animosità nei tuoi due summenzionati papiri. Sapendo io che fra i difetti della classe imprenditoriale italica (specie nel centro-sud) c’è quello di pagare fornitori e collaboratori – la definizione cade a fagiolo, trattandosi di padri e figli – “a babbo morto”:-), adducendo improbabili carenze di liquidità, non è che per caso lo stesso trattamento viene riservato spesso e volentieri anche alle tue prestazioni traduttorie? In tal caso, ti suggerirei di farti pagare in anticipo, magari con un assegno postdatato, operazione che non è più considerata un illecito. La tua serenità di giudizio certamente ne troverebbe giovamento:-).

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    Ok Miguel, mi firmerò.

    Ritvan,

    quanto ai ministri israeliani, beh almeno al succitato riconosciamogli qualcosa di buono: se ne sta in pensione…

    Fanciulla pudibonda

  24. kelebek says:

    Per Ritvan e Filomeno,

    temo che siate completamente fuori strada.

    Io mi diverto da matti quando mi chiamano gli imprenditori, e spero sempre che mi chiamino: e non solo per i soldi.

    Poi devono fregare altri imprenditori – a me, in genere, mi trattano con assoluta correttezza.

    Non ho rancori personali verso nessun imprenditore, nemmeno verso i più deficienti.

    Avere a che fare con loro è importantissimo per me, perché mi fa capire come va il mondo. E cioè al contrario esatto di come va su questo nostro piccolo forum.

    Per fortuna non lavoro alle loro dipendenze, perché allora mi verrebbero certamente rancori omicidi: lavorando occasionalmente al loro fianco, sto benissimo.

    Non solo. Mi rispettano anche perché sono diverso da loro, e perché lavoro molto bene e con molto impegno.

    Lavoro come se ci credessi.

    Miguel Martinez

  25. utente anonimo says:

    “Mi ricorda un ministro israeliano che ho conosciuto anni fa: a fine di due mandati, non potendo per legge essere più rieletto, si mise a fare il portinaio in un kibbutz.”

    Mmmm

    sembra la storia di Cincinnato (poimagari è un topos che ricorre in altre culture, probabile).

    Sciura che sia tutto vero-vero?

    (ma poi, perchè la storia di Cincinnato non potrebbe essere vera?)

    Paolo

  26. utente anonimo says:

    Lavoro come se ci credessi.

    ehm, non è che sei un Ciellino inconscio?

    cmq, credo che gli imprenditori padri facciano tutto quello che fanno (porcate incluse) proprio perchè ci credono. anche troppo.

    saluti

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    Kel, io rifletto volentieri su questo vetro.

    Ringrazio te, che nel pre-mattino trovi tempo per me, e R.M., che è stato, nel l’ “irriflessiva velocità..”, così comprensivo.

    Aurora.

  28. X miguel: thanks. ehi le 04: 23, ma anche tu con l’insonnia o la notte vai facendo complottando ? ;-)

    x ritvan: non ho più visto quel post sul nucleare, mi hai risposto? se si, puoi spedirmi la risposta via mail così continuiamo con moooolta calma, qui sul blog,ora mi sembra OT

    saluti

  29. kelebek says:

    Per Filomeno,

    No, magari soffrissi di insonnia :-)

    Dormirei volentieri fino a tardi.

    E’ solo che mi sveglio presto per poter lavorare. E adesso via, vado a finire di tradurre due certificati della camera di commercio e un interminabile roba di gel per i capelli.

    Miguel Martinez

  30. utente anonimo says:

    >x ritvan: non ho più visto quel post sul nucleare, mi hai risposto? se si, puoi spedirmi la risposta via mail così continuiamo con moooolta calma, qui sul blog,ora mi sembra OT. filomenoviscido<
    No, a dispetto di quel che dicono certi personaggi del blog:-) non ci tengo affatto ad avere l’ultima parola, pertanto ho lasciato perdere. Del resto, come dice giustamente p., se non hai l’istinto ben orientato è inutile. L’Iran, col culo nel petrolio, vuol farsi le sue centrali nucleari e vosotros declamate in coro:”Sacrosanto!”. I cappoccioni dei paesi UE si riuniscono qualche giorno fa e – ovviamente dopo aver fatto una seduta spiritica:-), mica dopo aver letto carteggi tecnici – dichiarano unanimente che il futuro energetico dell’Europa passa per il nucleare e vosotros glissate elegantemente. Poi, vien fuori la LIPU e dice chessò, che le centrali atomiche sono deleterie per gli uccelli migratori:-) e declamate “queste centrali non sono non s’hanno da fa’, ma anche quelle 2 o 3 già quasi pronte e che non hanno lavorato manco un giorno vanno smantellate”. Caro mio, contro i dogmi di fede non ci penso proprio a combattere, io.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Che le centrali nucleari siano sicurissime e facciano guadagnare un sacco di soldi ai paesi in cui sono costruite è lapalissiano. L’unica ragione per cui potrei sposare parzialmente la battaglia della LIPU e degli altri animalisti è questa: dato l’ordinamento feudale da Ancien Régime dell’Italia, la sicurezza delle centrali sarebbe senza fallo affidata ai 12 fratelli e ai 36 cugini disoccupati cronici e fancazzisti ereditari dell’amante ballerina del valvassore sovrintendente alle centrali medesime. E, prima o poi…Buuuum!

  31. utente anonimo says:

    NUCLEARE 2 – IL RITORNO

    Penso che avrei un futuro da autore di testi per “Zelig”:-). Ho appena ascoltato nel sullodato programma TV la performance di un comico (piuttosto sinistrorso, come tutti i comici italici, del resto) che discettava di crisi energetica alla Beppe Grillo. Arrivati al capitolo “nucleare” disse più o meno:

    “Ci sarebbe il nucleare. Dicono che le centrali nucleari francesi sono sicure. Sì, ma se l’appalto per costruirle lo danno alla stessa ditta che si occupa dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, le centrali saranno pronte il giorno in cui il resto dell’umanità andrà a prendersi l’energia direttamente a Plutone! Ma poi, anche se venissero ultimate prima, sai che casino: gli elettroni, incazzati neri perché gli girano i cosiddetti per dover girare tutto il santo giorno intorno a quei fannulloni parassiti di protoni proclameranno scioperi a raffica per poter istituire il “mezzo giro politico” per tutti, protoni ed elettroni. I neutroni, data la loro ben nota neutralità in materia, si offriranno come moderatori del tavolo di concertazione. Nel frattempo arriva il fatidico giugno in cui la Coppa del Mondo si gioca in Italia, pertanto tutti a seguire “gli azzurri”, salta il tavolo di concertazione..e pure le centrali. Per aria!”

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ah, quei comici comunisti!:-)

  32. utente anonimo says:

    NUCLEARE 3 – LA VENDETTA

    (sempre dall’incommensurabile Spazio di Sergio Romano)

    Ciao

    Ritvan

    Come sbarazzarsi della spazzatura nucleare

    Fra le grandi realizzazioni della Francia lei mette le centrali nucleari.

    Ci vuol dire, per favore, come hanno risolto i francesi il problema delle scorie?

    Gennaro Guida, Firenze.

    Caro Guida,

    cercherò di darle qualche indicazione sul modo in cui la Francia ha affrontato sinora il problema delle scorie nucleari.

    Quelle meno radioattive sono state lasciate in ventotto miniere, situate generalmente nelle vecchie zone carbonifere del territorio francese. Le scorie caratterizzate da una debole attività (nel 2020 ammonteranno a circa 500.000 metri cubi) sono depositate in superficie a Morvillers nel Dipartimento dell’Aube. Quelle destinate a produrre una debole attività per un periodo superiore ai trent’anni non hanno ancora trovato una collocazione definitiva.

    Il problema maggiore, naturalmente, è quello delle scorie a media e alta attività che nel 2020 rappresenteranno rispettivamente 54.509 e 3.621 metri cubi. Per il momento sono depositate a Hague, nel dipartimento della Manica, a Cadarache in quello del Bocche del Rodano e a Marcoule nel Gard.

    Per quanto posso capire dalla lettura di qualche articolo apparso nella stampa specializzata (in particolare una analisi di Hervé Kempf e Hervé Morin nel Monde del 13 gennaio), scienziati e tecnici, non soltanto francesi, stanno studiando tre metodi. Il primo permetterebbe di separare i prodotti della fissione da quelli che saranno radioattivi per alcune centinaia di milioni di anni. I prodotti della fissione verrebbero vetrificati e sigillati in piccoli contenitori, mentre gli altri verrebbero sottoposti a un bombardamento di neutroni che ridurrebbe considerevolmente il loro potere radioattivo.

    La seconda possibilità prevede il seppellimento delle scorie a una profondità di 500 metri in terreni argillosi. Per esaminare le proprietà dell’argilla ed accertare l’efficacia di questo trattamento, esiste una installazione sperimentale a Bure, nella Mosa, di cui è stata decisa l’apertura nel 1999.

    La ricerca di un secondo sito si è scontrata sinora con le resistenze delle popolazioni locali, ma le ricerche di Bure, nel frattempo, continuano. Se questo metodo verrà adottato, il «cimitero delle scorie» costerà circa 15 miliardi di euro.

    Il terzo metodo, infine, prevede che gli attuali depositi industriali della Hague vengano messi in condizione di garantire sicurezza per un periodo compreso fra 100 e 300 anni.

    Ma si tratterebbe di una soluzione «provvisoria» nella speranza che le ricerche, nei prossimi decenni, permettano di adottare soluzioni più efficaci.

    Negli altri Paesi nucleari i problemi sono, in buona misura, gli stessi. La Germania ha scelto per il deposito la miniera di sale di Gorleben, ma le popolazioni si oppongono. La Gran Bretagna aveva individuato un sito a Sellafield sulle coste occidentali dell’Inghilterra, ma il progetto è fallito per le stesse ragioni. La Spagna intende trovare il luogo adatto entro il 2010. Svezia e Finlandia l’hanno trovato e sembrano avere avuto maggiore fortuna nelle trattative con la popolazione locale. Il Giappone ha costruito due laboratori, il primo nell’argilla e il secondo nel granito. La Cina ha creato un laboratorio di studi geologici. La Russia deposita le sue scorie a Kransojarsk in Siberia e ha recentemente approvato una legge che le consente di ricevere quelle provenienti da altri Paesi.Ele autorità dell’Unione Europea a Bruxelles, infine, hanno lanciato un programma che dovrebbe consentire ad alcuni Paesi di individuare e utilizzare un sito comune.

    Forse queste informazioni non convertiranno coloro che vedono nelle scorie una minaccia per il futuro dell’umanità.

    Eppure ame sembra, caro Guida, che l’impegno scientifico con cui tanti Paesi stanno perseguendo lo stesso scopo dimostri l’inevitabilità della scelta nucleare. Non basta. Chi è impegnato sul fronte della ricerca metterà a punto metodi e tecniche che avranno certamente ricadute positive in altri settori. Chi farà la sua scelta nucleare con grande ritardo, invece, dovrà utilizzare le tecniche di stoccaggio messe a punto in altri Paesi, e le pagherà a caro prezzo.

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