La menzogna furiosa e necessaria

La maggior parte di voi ha sicuramente visto la straordinaria sceneggiata di Berlusconi alla Confindustria l’altro giorno.

Chi ha una formazione umanistica o scientifica – e quindi, chi legge i blog come questo – avrà visto quell’esibizione come qualcosa di eccezionale nella sua assurdità.

Il mio lavoro, invece, mi porta a contatto quotidiano con l’imprenditoriato italiano. E devo dire che ho trovato la sceneggiata assolutamente normale.

Silvio Berlusconi è goffo quando fa ciò che non sa fare – il politico o il diplomatico. Sabato scorso, invece, era nel suo elemento. Certo, era spalleggiato da 250 militanti introdotti in platea in modo più o meno palese. Ma rimane il fatto che ha agito e parlato esattamente come agiscono e parlano, in media, i piccoli imprenditori italiani.

Non stiamo parlando degli aristocratici, le cui imprese si intrecciano strettamente con interessi internazionali, con il potere politico, con l’inafferrabile mondo delle banche e con la diplomazia. La faccia di Montezemolo mentre ascoltava la tirata di Berlusconi la dice lunga sul motivo per cui i vertici della Confindustria sognano la vittoria del centrosinistra.

Stiamo parlando però della sterminata fauna dell’imprenditoriato italiano, cioè delle persone che mandano avanti l’economia del paese.

Come il signor B., industrioso proprietario di una fabbrichetta di Imola che mi chiamò per fargli da traduttore in una trattativa. I suoi fornitori inglesi stavano cercando di truffarlo, per favorire un altro produttore. Nulla di insolito, perché al di là della retorica, la truffa è la norma dei rapporti tra imprenditori. Un rappresentante dei fornitori inglesi era arrivato all’aeroporto di Malpensa per imporre le proprie condizioni capestro a B., e io dovevo accompagnarlo come traduttore.

Arrivati all’aeroporto, ci siamo riuniti in una saletta. Io traducevo per B., che non conosceva una sola parola d’inglese. L’inglese, che ovviamente ignorava l’italiano, fece il proprio discorso ben preparato, con il sorriso di superiorità di chi tiene il coltello dalla parte del manico. A un certo punto B. mi scansò con un gesto della mano, e iniziò a urlare in un misto di bestemmie, parolacce e dialetto romagnolo, battendo il pugno sul tavolo. Incredibilmente, l’inglese si arrese, accettando integralmente le proposte di B.

Per comunicare, quindi, un imprenditore non conta sul dono della parola, ma sulla faccia tosta.

E’ vero che l’intero imprenditoriato si regge sul principio della menzogna: si tratta, ad esempio, di far credere a un concorrente di avere prezzi più alti dei suoi, per indurlo a non abbassarli; oppure fingersi un cliente per carpirne il prezzario; oppure nascondere le proprie fonti di approvvigionamento; oppure truccare un’asta; oppure far credere a un altro imprenditore di essere suo alleato, al solo scopo di pugnalarlo alle spalle.

Ma tutto questo non richiede arte diplomatica nel senso comune della parola: la menzogna viene urlata e conclusa con una pacca sulle spalle, una barzelletta e un commento sulla prodezza di un calciatore, o sulle gambe di una hostess. Con una successione di grugniti, si crea una bizzarra solidarietà maschile basata sul tradimento. Ma forse non è così bizzarro: in fondo, c’è una certa sicurezza nella certezza che ognuno vuole fare fuori l’altro, e che ognuno in ogni momento mente.

Esistono ovviamente artigiani onesti nei rapporti personali, o bravi nel loro mestiere. Ma una legge ferrea dice che solo chi mente meglio, o almeno chi racconta le barzellette peggiori, può vendere e quindi sopravvivere.

Questa umanità, così visceralmente italiana, ha però anche un forte aspetto americano.

L’Italia clericale ha sempre dato il primo posto morale ai detentori di valori, e quindi al clero che li sa esprimere in linguaggio forbito; un ruolo poi passato in gran parte al ceto intellettuale, in genere di sinistra. Un ceto intellettuale che guarda con ironico ma impotente sdegno cose come la berlusconata di ieri.

Il primo posto morale che spetta al ceto intellettuale conta poco nella realtà, ma suscita il furioso risentimento dell’imprenditoriato, e spiega in buona parte il suo anticomunismo. Che non è odio per i cosacchi a cavallo, ma per i grilli parlanti.

L’imprenditoriato ammira alla follia gli Stati Uniti perché pongono apertamente al centro morale proprio il self-made man, la figura dell’uomo arricchito e orgoglioso di esserlo.

Ma dagli Stati Uniti, l’imprenditoriato, così privo di ogni traccia di riflessione, prende anche la propria filosofia: l’idealismo pragmatico. Idealismo indica un modo di pensare, secondo cui la "verità è dentro di noi", più che nel mondo che oggettivamente ci circonda. Un modo di pensare che potrebbe facilmente indurre a un ritiro dal mondo.

Ma quando si combina l’idealismo alla ricerca del successo, nasce appunto l’idealismo pragmatico.

L’idea, cioè, che volere è potere, che il destino è nelle nostre mani che persino la malattia è una colpa e che esiste una tecnologia del successo.

Ecco che l’istintualità imprenditoriale fa propri i frammenti della religiosità pentecostale, della psicanalisi, delle cosiddette "religioni orientali" totalmente ricostruite attraverso il metro americano, private di ogni profondità, storia o problematicità.

Il predicatore-animatore, l’uomo di successo che incita all’ottimismo sfrenato, l’uomo come noi che però ci ha trascesi grazie al suo contatto diretto con Dio o con la Volontà, può fare qualunque cosa alla fauna dell’imprenditoriato, che in fondo è assolutamente ingenua e priva di difese. Ecco la penetrazione in tante aziende dei "corsi", il successo di organizzazioni come Landmark. E la nascita di imprese che addirittura vendono solo ottimismo a catena, come Scientology o Amway.

Chi conosce questi gruppi, riconoscerà subito la matrice dello spettacolo berlusconiano dello scorso sabato, con un tocco casareccio però che lo rende ancora più efficace.

Chiaramente, l’intero discorso di Berlusconi è stato un cumulo di menzogne, come si addice a una platea di bugiardi.

Ma non cadiamo nell’errore di guardare solo le menzogne faziose, come quando Berlusconi accusa la sinistra o i giornali della crisi economica italiana.

La menzogna è molto più radicale, e consiste nell’idea che con un po’ di ottimismo gli imprenditori italiani possano trionfare nell’era del flusso globale. Un paio di post fa, ho parlato di un’impresa italiana che ha delocalizzato in un paese molto vicino, con un livello tecnico abbastanza buono, dove gli stipendi sono un quinto di quelli in Italia e dove non devono pagare tasse per i primi dieci anni.

Di fronte a qualcosa del genere, semplicemente non esiste alcuna possibilità di essere competitivi, e non ci si illuda di rimediare esportando stilisti o vini pregiati, o riducendo le tasse sul costo del lavoro.

Ovviamente, non è solo Berlusconi che mente: mente ugualmente una sinistra che sostiene che la crisi inevitabile e catastrofica in cui ci stiamo lentamente immergendo sia colpa dell’Animatore di Arcore, e che loro sì sapranno come rendere l’Italia competitiva. Certo, la sinistra mente con il linguaggio vellutato adatto ai suoi referenti, quello che Marino Badiale e Massimo Bontempelli chiamano il "ceto intellettuale subalterno".

Comunque, Berlusconi, non appena perderà queste elezioni, potrà rifarsi, dicendo che la crisi ancora più profonda che vivremo tra un anno o due è tutta colpa dei comunisti.

L’importante è capire che la menzogna, che sia quella rozza della destra o quella sottile della sinistra, è necessaria. E’ necessaria , innanzitutto, per non parlare dell’indicibile: cioè del fatto che stiamo tutti correndo verso il baratro del capitalismo totale, e che né destra né sinistra hanno la minima intenzione di cambiare direzione.

E poi è necessario mentire, perché quando non esistono reali differenze di fondo tra i due schieramenti, diventa necessario inventarle, creando un avversario surreale da odiare: il furore degli attori aumenta in diretta proporzione alla banalità della trama. 

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35 Responses to La menzogna furiosa e necessaria

  1. utente anonimo says:

    Boia de’ Miguel! ogni volta che ti leggo è come prendere una secchiata di acqua gelata d’improvviso, ma è tonificante… Grazie!

  2. mmm…. articolo interessante anche per mettere i paletti alle nostre formazioni personali differenti.

    Come sai, concordo sull’inserimento sia del centrodestra sia del centrosinistra, in una politica di Sistema (quello internazionale) che porterà al “capitalismo totale” (prendo a prestito la definizione di Badiale per esser veloci anche se quando leggerò il libro dovrò far sicuramente dei distinguo), non condivido il non votar il centrosinistra perchè ciò a parer mio significa rinunciar a “salvar” qualche persona dal tracollo economico e sociale, rinuncia senza contropartita. Anzi ,con la sconfitta del Cavaliere, quella fandonia che tutti i problemi italiani siano legati al Berlusca finirà finalmente di assillarci e (speriamo) potremo considerar i PROBLEMI e non gli uomini di governo MALE ASSOLUTO : il re (D’Alema) sarà nudo! e vedremo se ha il fisico.

    Quel che non mi trova d’accordo è un’analisi cos’ spietata dell’imprenditore, secondo me è come prendersela con una tigre perchè è una tigre!! senza capirne nè la bellezza nè il ruolo difficilmente sostituibile che ha in Natura.

    Io sono più propenso, infatti, a dividere il ceto imprenditoriale tra “i figli di …” di cui gli Agnelli furono principi e i “selfmademan”.

    Gli uni raffinati, assenteisti, quasi esclusivamente finanzieri; gli altri rozzi, monomaniaci, esperti del loro campo. E per esperti intendo non solo esperti della menzogna ma anche della capità industriale, le conoscenze tecniche.

    I primi si affidano alla Tradizione e agli amici potenti di famiglia; gli altri al gruppo, alla squadra, all’innovazione.

    C’è certamente un chè di arroganza, essere detentori della Verità, più appropriato è il termine visionary.

    E’ una caratteristica di qualche settore imprenditoriale, è una caratteristica anche di molti innovatori, non solo nel campo dell’imprenditoria: la faccia tosta è di tutti coloro che credono e/o vogliono intensamente qualcosa .

    Il punto allora diventa non cosa è l’imprenditoria ma :

    1) si può far a meno dell’imprenditoria?

    2) quale imprenditoria è “migliore” per il Paese?

    per (1) non credo che se ne possa far a meno. I metodi di produzione capitalistici sono i più efficienti (non ho detto umani). Storicamente le alternative sono perdenti. Nella storia moderna le alternative sono risultate anche più inumane. Non si tratta d immaginare mondi perfetti sorretti da regole matematiche o divine, o di dire “dovrebbe essere” ma di capire la realtà e modificarla laddove essa deve/può essere modificata.

    Non si blocca un fiume Miguel… pena disastri! lo si orienta , sperando di aver fatto un’opera di ingegneria adeguatamente calcolata.

    per il (2) tra un Agnelli e un Berlusconi , io opto decisamente per il secondo. E quando perderà le elezioni , gli tributerò certamente gli onori delle armi perchè ha creato un’alternativa in Italia.

    Solo chi non fa, non è criticabile ma solo chi fa può produrre ricchezza, gli altri mangiano soltanto.

    Voglio anche far un distinguo tra il selfmademan e i figli del selfmademan (anche quando non sono assenteisti).

    Uomini come Berlusconi vedono nell’avere , nel dirigere , nel vincere la propria ragion d’essere; questi uomini preferiscono tenersi un passivo piuttosto che licenziare in massa (non perchè siano buoni ma perchè ciò rappresenta un fallimento): il problema per gli impiegati del Cavaliere e di uomini come lui, saranno i figli cresciuti a suon di università anglossassoni , che pensano in termini di rendimento e non in termini proprietà

    saluti

  3. utente anonimo says:

    “…stiamo tutti correndo verso il baratro del capitalismo totale, e che né destra né sinistra hanno la minima intenzione di cambiare direzione. MM<
    Stavolta la barzelletta berlusconiana me l’hai proprio tirata fuori a forza:-):

    Uno slogan sovietico dei tempi di Krusciov recitava:”Il capitalismo mondiale è sull’orlo del baratro. In pochi anni noi lo raggiungeremo e lo sorpasseremo”:-)

    Ciao

    Ritvan

  4. Khenubaal says:

    Analisi ineccepibile come sempre, a cui però è naturale porre un’obiezione: se la situazione e le prospettive sono queste, si può fare qualcosa ora ed adesso per cambiarle in maniera radicale?

    Perchè se la risposta è negativa (e per me lo è) tanto vale accettare lo stato delle cose e limitare i danni in attesa di tempi migliori, evitando la tentazione di rifugiarsi sull’aventino.

  5. AndreaRusso says:

    Bel post, doveroso direi. Da me ho appena riportato una news in merito.

    Andrea

  6. dummeJunge says:

    A me l’intervento di Berlusconi ha Confindustria è piaciuto, nel senso che si è raggiunto lo scopo prefissato. Se ai vertici non è piaciuto chissenefrega, tanto la maggioranza dei piccoli-medi industriali ha ben recepito il comizio (serviva per far pace dopo che i primi tre anni di governo non avevano fruttato quanto sperato e promesso) e quindi la missione è compiuta.

  7. utente anonimo says:

    Oui, je t’aime, Martinez…

  8. utente anonimo says:

    Miguel, mi dispiace ma il post lo trovo perlomeno discutibile (vabbè, uso un eufemismo, visto che sei il “padrone di casa”:-) ) e condivido le obiezioni fatte in guanti di velluto da Filomeno Viscido. Ne aggiungo un altro paio.

    Nel mondo degli affari, proporre un cosiddetto “contrato capestro” e fare una truffa sono due cose ben distinte. Infatti, la seconda è reato, la prima no. Se guardi ogni tanto “Mi manda RAI3″ (ebbene sì, Vostro Onore, confesso, me la godo un mondo – e anche imparo – a vedere il bieco programma comunista:-) ) e senti l’avvocato Ruffolo capirai la differenza.

    Il secondo punto è il tuo – a parer mio – eccessivo livore per quel mondo a cui ogni tanto presti la tua opera di traduttore. Miguel, ma sei proprio sicuro-sicuro che nel suk arabo, tanto terzomondista, equo e solidale:-) non vigano le stesse regole? E non è forse vero che il vuccumprà ti spara un prezzo esorbitante per la sua paccottiglia e se tu alzi le spalle, fai l’indifferente e fingi di andartene, quello ti corre dietro e te la vende a metà del prezzo prima chiesto, sicurissimo di guadagnarci bene lo stesso? Miguel, queste sono le “regole del gioco”. Se non ti piace che l’attaccante “inganni” il difensore facendogli un tunnel, forse ti conviene lasciar perdere il calcio e ripiegare sul pattinaggio artistico:-).

    Ciao

    Ritvan

  9. utente anonimo says:

    Non ho visto Berlusconi, ma mi è stato riferito che ha fatto una sorpresa arrivando improvvisamente , quando nessuno più lo aspettava.

    Altrettanta sorpresa deve aver sortito l’ imprenditore di Imola che inaspettatamente, ingranata la quinta, scansato il fair-play e l’interprete, ha fatto percepire all’anglosassone tutto il rombo dei motori da corsa italiani in pista su un tavolo di trattativa senza il guard rail.

    La faccia tosta, dice bene Filo, è prerogativa dell’audace, di chi crede in quello che fa, di chi vuole ottenere un risultato, magari vendere.

    Da quel che ho sentito io in giro, l’intervento è piaciuto.

    I “cani” si fiutano e si riconoscono (p), gli imprenditori piccoli e medi vogliono credere a chi gli dice che ce la si farà, sono di indole ottimisti, spesso entusiasti, altrimenti non rischierebbero in proprio, non chiederebbero prestiti alle banche garantite dai loro beni personali, destinati a perdersi se l’impresa fallisce, non si assumerebbero tante responsabilità, non farebbero tanta fatica per andare avanti. Sono la tenacia, la volontà mastina, la resistenza, la capacità di reagire sorprendentemente, l’intuizione improvvisa, l’istinto che li porta a trovare i toni e le parole giuste, il lavorio cerebrale continuo per escogitare

    soluzioni, i tratti degli imprenditori che Berlusconi sembra sappia interpretare tanto bene.

    Aurora.

  10. kelebek says:

    Un po’ per tutti,

    attenzione, io non “giudico” gli imprenditori, li analizzo.

    Non provo poi alcun livore nei loro confronti. Sono contentissimo di fare questo lavoro, e quindi di poter avere un piede in due mondi.

    Molti imprenditori che ho conosciuto mi fanno tenerezza, e comunque nessuno mi fa una vera e propria antipatia.

    Alcuni imprenditori mi fanno invece una vera e propria simpatia. Solo che anche loro, per non affogare, devono comportarsi come gli altri quando si tratta di “fare l’imprenditore”. Cioè di vendere e non solo di produrre.

    In questo testo poi non volevo proporre alternative o soluzioni: credo che prima di fare qualcosa del genere, occorra analizzare.

    Non mi piace che quando dico, “oggi piove”, la gente mi dica, “e allora che alternativa proponi?”

    Anche se non propongo alternative, questo non vuol dire che non sia utile sapere che sta piovendo.

    Miguel Martinez

  11. kelebek says:

    Per Filomeno,

    importante la riflessione sulla differenza tra i self-made men e i loro figli.

    Miguel Martinez

  12. ” la truffa è la norma ” ovviamente è proprio così, ma ad un certo livello subentra la giustificazione filosofica-ideologica-economica-culturale degli animals spirtits agenti(strategici) nell’ambito del capitalismo, soprattutto di quelli agenti nel paese, in quel dato momento storico, dominante. Mi spiego meglio: L’Inghilterra ottocentesca produce teorie economiche sui costi comparati e fantomatiche mani invisibili autoregolative di un mercato completamente nelle sue mani per sfruttare la sua posizione dominante (supremazia industriale e commerciale, tecnologica ecc.) in Europa e nel resto del mondo (denigrando bavagli, lacci e lacciuoli che i paesi subordinati vorrebbero imporre al fluire economico per loro svantaggioso). Ecco che subentra una nuova giustificazione e la legisimilità economica diviene consustanziale alla natura stessa del mondo (Il capitalismo così com’è non è una produzione sociale ma ha la stessa consistenza degli alberi che spuntano dal terreno). La Germania invece produce teorie economiche protezionistiche (per opporsi alle giustificazioni ideologiche dello strapotere inglese e al lassez-passer che frena il suo sviluppo). Certo questo non può essere un caso e ci riconduce alle ferree leggi economiche dell’oggi, non contestate praticamente da nessuno stato poichè sono tutti supini all’impero americano (fatte le debite ed ormai rare eccezioni, vedi Chavez in Venezuela). In Italia periodicamente spunta la solfa sul buco di bilancio, ed è allora che cominciano i tagli alla spesa pubblica e i conseguenti storni al settore privato.

    Berlusconi sa che i “salotti buoni” dell’economia e della finanza italiana lo vogliono fuori dai coglioni. Lor signori del comando hanno già deciso che la faccia pulita della sinistra è più utile per le strategie che andranno ad approntare nel prossimo futuro.Chi meglio dei Ds e dei sindacati potrà tacitare eventuali conflitti sociali che sorgeranno su questioni spinose come pensioni e salari? Berlusconi sarebbe sommerso dagli scioperi, i sinistri invece potranno agire quasi indisturbati.

    Se guardiamo poi ai tentativi di scalata degli ultimi mesi, si comprende quanto le leggi economiche che si studiano a scuola siano soltanto ancelle che celano il conflitto politico in atto nella sfera economica. Quello stesso conflitto che compenetra tutte le sfere sociali umane. Berlusconi, sostanzialmente, non è peggio di Montezemolo o di De Benedetti, il problema è che parla troppo e sbatte in faccia a tutti la natura del conflitto interdominanti. Ciò non è un bene per il potere…

  13. rubimasco says:

    “Per comunicare, quindi, un imprenditore non conta sul dono della parola, ma sulla faccia tosta.”

    E’ qui che ti sbagli. Il dono della parola non implica solo il parlamentare tranquillamente, implica il saper usare la parola in tutte le sue forme. Evidentemente la bestemmia e l’ urleria erano la cosa giusta da farsi, dimostrazione ne sia il fatto che l’ inglese ha ceduto.

    Il problema del piccolo imprenditore è che spesso è furbo, ma non intelligente.

    Te lo dice un piccolo imprenditore, fidati:-)

    saluti

    Rubimasco

    P.S.: a me gli stati uniti non mi stanno per nulla simpatici, comunque:-|

  14. talib says:

    il mondo è in mano ai mario con la loro scorza da rinoceronte ;)

  15. kelebek says:

    Per Rubimasco,

    ovviamente io generalizzo in maniera spudorata.

    Sul fatto che le bestemmie eccetera siano comunicazione efficace e adatta alla circostanza, hai ragione.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    >Non mi piace che quando dico, “oggi piove”, la gente mi dica, “e allora che alternativa proponi?”

    Anche se non propongo alternative, questo non vuol dire che non sia utile sapere che sta piovendo.<
    Mi spiace, Miguel, ma io continuo a vedere dopo la tua “asettica” costatazione “Piove” un ghigno di disprezzo che accompagna il seguito “Governo ladro”:-). Probabilmente ho una fantasia molto fervida:-).

    Ciao

    Ritvan

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    Il commento n.16 è di Ritvan, anche se in fondo è rimasto il nome Miguel Martinez. Giuro che non è un maldestro tentativo di truffa!:-)

    Ritvan

  18. utente anonimo says:

    >” la truffa è la norma ” ovviamente è proprio così, RM<
    Anche tu non hai la più pallida idea quale sia la definizione giuridica di “truffa”. Dal Sacro Paravia:

    trùf|fa

    s.f.

    AD TS dir.

    1 reato commesso da chi ricava illecito profitto a danno di altri, avendoli indotti in errore con artifici e raggiri.

    >ma ad un certo livello subentra la giustificazione filosofica-ideologica-economica-culturale degli animals spirtits agenti(strategici) nell’ambito del capitalismo, soprattutto di quelli agenti nel paese, in quel dato momento storico, dominante. Mi spiego meglio: L’Inghilterra ottocentesca produce teorie economiche sui costi comparati e fantomatiche mani invisibili autoregolative di un mercato completamente nelle sue mani per sfruttare la sua posizione dominante (supremazia industriale e commerciale, tecnologica ecc.) in Europa e nel resto del mondo (denigrando bavagli, lacci e lacciuoli che i paesi subordinati vorrebbero imporre al fluire economico per loro svantaggioso). Ecco che subentra una nuova giustificazione e la legisimilità economica diviene consustanziale alla natura stessa del mondo (Il capitalismo così com’è non è una produzione sociale ma ha la stessa consistenza degli alberi che spuntano dal terreno).<
    No, l’abbattimento di lacci, lacciuoli, balzelli fantasiosi e privilegi di casta è l’essenza stessa del capitalismo. La Bastiglia non fù abbattuta dalla borghesia perche era stata costruita senza licenza edilizia:-).

    >La Germania invece produce teorie economiche protezionistiche (per opporsi alle giustificazioni ideologiche dello strapotere inglese e al lassez-passer che frena il suo sviluppo).<
    La Germania ha prodotto anche altri tipi di idee: nazismo e comunismo “scientifico” in particolare. Non saprei dire quale sia la peggiore.

    >Certo questo non può essere un caso e ci riconduce alle ferree leggi economiche dell’oggi,<
    Quali, di grazia?

    >non contestate praticamente da nessuno stato poichè sono tutti supini all’impero americano (fatte le debite ed ormai rare eccezioni, vedi Chavez in Venezuela).

    Dimentichi il suo (di Chavez) amico Fidel:-)

    >In Italia periodicamente spunta la solfa sul buco di bilancio,<
    Il buco c’è e ci sarà sempre, fintantoché ci sarà un esercito elefantiaco di burocrati fancazzisti (peraltro, mal distribuito: nel nord ci sono 2,6 burocrati ogni 100 abitanti, mentre nel Centro-Sud sono 4,6, ossia quasi il doppio!), pensioni fasulle, assurdi privilegi feudali, retaggi del passato (lo sai che un macchinista ferroviario riceve un supplemento per ogni km percorso in salita, concesso a suo tempo ai fuochisti che faticavano di più ad alimentare la caldaia?:-) ), pensioni fasulle e last but not least spaventosa evasione fiscale.

    >ed è allora che cominciano i tagli alla spesa pubblica<
    Fatti a c..zo di cane, visto che nessuno ha le palle per farli dove servirebbe.

    >e i conseguenti storni al settore privato.<
    Si, ma solo al “settore privato” degli amici degli amici da una parte e alle COOP rosse dall’altra. In puro stile feudale dell’Ancien Régime.

    >Berlusconi sa che i “salotti buoni” dell’economia e della finanza italiana lo vogliono fuori dai coglioni. Lor signori del comando hanno già deciso che la faccia pulita della sinistra è più utile per le strategie che andranno ad approntare nel prossimo futuro.Chi meglio dei Ds e dei sindacati potrà tacitare eventuali conflitti sociali che sorgeranno su questioni spinose come pensioni e salari? Berlusconi sarebbe sommerso dagli scioperi, i sinistri invece potranno agire quasi indisturbati.<
    Parole sante! E se un marxista e un liberale concordano, vuol dire che è proprio così.

    >Se guardiamo poi ai tentativi di scalata degli ultimi mesi, si comprende quanto le leggi economiche che si studiano a scuola siano soltanto ancelle che celano il conflitto politico in atto nella sfera economica.<
    Per parafrasare un detto:”Anche le leggi dell’economia camminano con le gambe degli uomini”.

    >Quello stesso conflitto che compenetra tutte le sfere sociali umane. Berlusconi, sostanzialmente, non è peggio di Montezemolo o di De Benedetti, il problema è che parla troppo e sbatte in faccia a tutti la natura del conflitto interdominanti. Ciò non è un bene per il potere…<
    Sì, il potere non deve raccontare barzellette, deve avere una sua “sacralita” rituale, una faccia ieratica. I gonzi abboccano meglio…

    Ciao

    Ritvan

  19. utente anonimo says:

    Vorrei esprimere il mio plauso a FV.

    Il punto debole del post di Miguel che ha colto, punto che pure è analizzato fin da Marx, cioè il fatto di chiedersi se esiste vita senza imprenditori (e altri commenti hanno ampliato l’asfittica visuale offerta dal nostro padrone di casa) è decisivo.

    Non è utile nè intelligente imprecare contro la pioggia (o le piene del Nilo), visto che senza si muore di fame.

    Marx, furbetto, si immaginò un mondo in cui gli imprenditori non servivano più a nulla. Non ci sono ancora arrivati neppure negli USA, pur ossessionati dai risultati finanziari che ad un imprenditore non interessano per nulla, lui l’azienda la vive. E per questo è così poco sensibile alle regole e alle leggi.

    Francesco

    PS bella la barzelletta di Ritvan

  20. RITVAN per le innumerevoli diversità di pensiero tra te e me (con qualche piccola concordanza su faccende grandi quali il “respiro sinistro della sinistra”) possiamo parlare di parallasse posizionale ma stai attento quando dici:”fintantoché ci sarà un esercito elefantiaco di burocrati fancazzisti (peraltro, mal distribuito: nel nord ci sono 2,6 burocrati ogni 100 abitanti, mentre nel Centro-Sud sono 4,6, ossia quasi il doppio!)”. Qui dovresti sceglierti un posizione visiva meno conformistica. Non è un caso che dal saccheggio del sud ad opera del nord (a partire dalla violenta e pur necessaria spedizione di Garibaldi) sia venuto fuori un misero risarcimento burocratico. Se non fosse così qui non sapremmo davvero che cazzo fare, e per quanto formalmente quello che dici è giusto devi prima fornire l’alternativa, poi potrai gridare allo scandolo “burocratico”. Parli comunque di lavoro dipendente sottoposto agli attacchi beceri degli ultimi due decenni di false privatizzazione che hanno avvantaggiato il vertice della burocrazia di stato. Noi non ce la passiamo bene e la retorica mi fa incazzare soprattutto se agitata con rozze affermazioni da piccolo imprenditore veneto.

  21. kelebek says:

    per Francesco,

    >Non è utile nè intelligente imprecare contro la pioggia (o le piene del Nilo), visto che senza si muore di fame.

    Qui veramente mi spazientisci.

    Ti leggi tutto un mio post, che non è affatto un’imprecazione contro nessuno, e poi commenti che quel post non è “né utile né intelligente” per il semplice fatto che non propone chissà quale alternativa economica.

    Nel tuo mondo censurato, non si deve mai dire che piove, se non si possiede uno strumento magico che possa impedire la pioggia.

    Non ti sfiora il sospetto che possa essere interessante comunque capire cosa è la pioggia?

    O che dire che piove ti possa aiutare a decidere almeno se portare l’ombrello o no?

    E che la base comunque per inventare un eventuale sistema antipioggia richiede che tu prenda atto che la pioggia esiste?

    Per te non bisogna mai interessarsi a nulla senza avere già in tasca il trucco per eliminarlo?

    E che cavolo…

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    mi spiace averti fatto arrabbiare ma credo tu mi abbia frainteso.

    Io sostengo che gli imprenditori sono come le piene del Nilo o le piogge qui in Italia: può darti fastidio bagnarti ma sei consapevole che senza i campi non producono e tu muori di fame.

    Io non impreco contro quello che mi aiuta a non morire di fame.

    Se poi arriva p. o RM e mi mostra un efficiente sistema di irrigazione che fa lo stesso lavoro senza bagnarmi, sono anche più contento.

    Non vedo nei tuoi post la voglia di andare oltre l’estraneità ontologica che affetti nei confronti degli imprenditori.

    Tutti i critici del capitalismo hanno immagonato un modo alternativo di far mangiare il popolo, proprio perchè ne hanno avvertito l’esigenza immediata.

    Sennò è come lamentarsi perchè la preparazione atletica è faticosa e noiosa, pur sapendo che senza farla si perderanno tutte le partite.

    Almeno dimmi che ci vorrebbe un modo di mangiare senza nessuno si debba ridurre a quegli strani animali che sono gli imprenditori.

    Sarà la mai formazione cattolica ma non impreco contro il modo in cui Dio ha fatto il mondo.

    Ciao

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    “(…). E’ necessaria , innanzitutto, per non parlare dell’indicibile: cioè del fatto che stiamo tutti correndo verso il baratro del capitalismo totale, e che né destra né sinistra hanno la minima intenzione di cambiare direzione.”

    SOPRATTUTTO IN RELAZIONE A QUESTO PASSAGGIO SEGNALO DUE ARTICOLI DI “CARTA”, SECONDO ME INTERESSANTI:

    http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_6214.html

    http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_6305.html

    Rampie

  24. utente anonimo says:

    Cosa è il baratro del capitalismo totale?

    Non sono ferrato in barocchismi

    Francesco

  25. utente anonimo says:

    >…Qui dovresti sceglierti un posizione visiva meno conformistica. Non è un caso che dal saccheggio del sud ad opera del nord (a partire dalla violenta e pur necessaria spedizione di Garibaldi) sia venuto fuori un misero risarcimento burocratico. Se non fosse così qui non sapremmo davvero che cazzo fare, e per quanto formalmente quello che dici è giusto devi prima fornire l’alternativa, poi potrai gridare allo scandolo “burocratico”… RM<
    Il mio non è conformismo, è statistica. Il piangersi addosso non mi è mai piaciuto. La rapina ai danni del Sud è successa 150 anni fa; tanto vale che i romani si lamentino per le razzie degli lanzichenecchi o quelle di Annibale:-). Il menefreghismo romano (nel senso del governo centrale) concretizzato nel non offrire alcuna chance vincente ad uno sviluppo produttivo per il Sud si incrocia con l’indubbio fatto che le varie “onorate società” del sud, che stroncano sul nascere con le loro esose estorsioni anche quelle poche future “galline dalle uova d’oro” che si avventurano laggiù (vabbè, dirai che questo è un altro frutto del mio conformismo:-) ). Allora si soppravvive con i lavori socialmente…inutili distribuiti in modo clientelare, le pensioni fasulle e tutto il resto del cuccuzzaro. Io non so se sia più colpa di quelli che offrono lavoro inutile e clientelare – palla al piede per il Paese – o di chi quel lavoro lo pretende. Ovviamente, la filosofia di questo blog è propensa ad attribuire ogni nefandezza ai “potenti”, facendo passare per vittime i forestali calabresi che sono quasi più numerosi degli alberi che sorvegliano:-). Io dico solo che è un bel (si fa per dire) circolo vizioso che qualcuno dovrebbe spezzare. Prima che quello spezzi l’Italia. Anche perché non credo che il Nuovo Regno delle Due Sicilie avrebbe vita facile.

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    P.S. Caro RM, se “l’alternativa” la chiedi ad un albanese venuto qui in gommone:-) mi sa che caschi male. Anche se non sono solo un povero traduttore di manuali tecnici:-) neanch’io ho alternative miracolose da offrire. Tranne quella dell’esempio personale, ossia emigrare. Ma vale solo per chi ha un mestiere vero e voglia di lavorare.

    Ritvan

  27. utente anonimo says:

    >Cosa è il baratro del capitalismo totale? Non sono ferrato in barocchismi Francesco<
    Te lo spiego con un esempio: Il “capitalismo totale” è quel “baratro” in cui quando qualcuno (ogni riferimento al kompagno Bassolino è puramente voluto:-) ) coi soldi delle tasse degli italiani organizza un corso milionario per insegnare a procaci fanciulle il nobile mestiere di velina, c’è qualcun altro con il potere di dirgli:”Essere velina è un bisogno primario della donna? No? Allora quanto ci guadagna la Regione da quel corso? Nulla, anzi, ci rimette qualche milione di euri? Pfuuu !(sputo in un occhio). Restituisci subito quei soldi a chi gliel’hai estorti, fetente!”

    Che bel baratro, eh!:-).

    Ciao

    Ritvan

  28. Ritvan hai una visione piuttosto macchiettistica del Sud e della sinistra meridionale.

    Il malessere della società meridionale ha , come hai ricordato , cause che vanno nell’Unità d’Italia quando:

    1) sul Sud Italia gravò il debito pubblico fatto da Cavour e che era servito per creare infrastrutture al nord Italia

    2) il governo centrale condusse una GUERRA contro il Meridione che lasciò sul campo decine di migliaia di vittime (i famosi briganti) .Il brigantaggio come Resistenza (che siano condivisibili o meno i “valori” e le “ribellioni” che spingevano i briganti) del Meridione al nuovo stato sabaudo è un dato enorme nei numeri

    3) le industrie manifatturiere napoletane e siciliani fallirono quando vennero abolite le barriere doganali in quanto le industrie settentrionali erano più competitive avendo goduto dell’opera di Cavour, ricordo che l’abolizione avvenne per via dell’inglobamento nello stato sabaudo

    4) in seguito si sono succeduti governi che per modernizzare l’Italia , modernizzavano la parte più sviluppatal(il nord) “comprando” il resto (sud) con l’elemosina

    Chiaramente il sottosviluppo meridionale non è definitivo ma non si vedono al momento politiche nazionali e culture locali atte a svilupparle, anche perchè non sono MAI esistite galline d’oro che vengono ad investire al Sud semmai sono esistite galline d’oro meridionali che sono andate a portare i loro talenti fuori dal Sud.

    Quel che è necessario dire in ogni fenomeno storico è che bisogna trovarsi al momento giusto nel posto giusto con le condizioni giuste per arrivare ad essere sviluppato.

    In quanto a concorsi e consulenze di Bassolino, sono d’accordo su un uso troppo disinvolto a patto di dire che le amministrazione del centrodestra si sono caratterizzate e si caratterizzano tuttora per uno sperpero di soldi enormente maggiori.

    E se vuoi possiamo far i conti e vedrai chi deve restituire più soldi ai cittadini

    saluti

  29. tra l’altro a proposito di Meridione, amministrazioni rosse, sottosviluppo legato a vittime ed oppressori…..

    alcune città rossissime (vedi Pisa e Bologna) campano succhiando soldi al Meridione, come? tramite gli studenti che pagano tasse universitarie, affitti, cibo, divertimenti e via dicendo in Toscana o Emilia Romagna con i soldi dei “poveri” genitori meridionali…. e questo perchè? perchè c’è un’assoluta mentalità provincile al meridione (e in gran parte d’Italia) che vuole le univ centrosettentrionali migliori (cosa falsa se si conta la preparazione, vera se si conta la fatica per laurearsi dovuta a baroni e burocrazia).

    I cari compagni toscani ed emiliani hanno mai lottato contro questo atavico pregiudizio? si son mai sentiti in obbligo di lottare contro questa matrice culturale e strutturale del sottosviluppo meridionale?

    saluti

  30. utente anonimo says:

    x FM

    la stupidità dei genitori meridionali sarebbe una loro responsabilità. Solo loro.

    Nessuno è in dovere di usare il cervello al posto di un altro, fatto salvo il caso dei dementi, per cui si nomina un apposito tutore.

    Francesco

  31. utente anonimo says:

    >Ritvan hai una visione piuttosto macchiettistica del Sud e della sinistra meridionale. FV<
    Ammesso e non concesso che la mia visione sia “macchiettistica”, non ti sembra che questo sia dovuto al fatto che Sud in generale e sinistra sudista in particolare (di cui tu pare sia un membro) si comportano in modo “macchiettistico”, ossia secondo la ben nota macchietta del “chiagne e fotti”? La tua allucinante ipotesi secondo cui dovrebbero essere i “nordisti” a spiegare ai genitori “sudisti” che le università del Nord sono uguali a quelle del Sud (che sia vero o meno, non m’interessa) ne è la controprova. La risposta di Francesco a questo proposito la trovo esemplare.

    >Il malessere della società meridionale ha , come hai ricordato , cause che vanno nell’Unità d’Italia quando:

    1) sul Sud Italia gravò il debito pubblico fatto da Cavour e che era servito per creare infrastrutture al nord Italia

    2) il governo centrale condusse una GUERRA contro il Meridione che lasciò sul campo decine di migliaia di vittime (i famosi briganti) .Il brigantaggio come Resistenza (che siano condivisibili o meno i “valori” e le “ribellioni” che spingevano i briganti) del Meridione al nuovo stato sabaudo è un dato enorme nei numeri

    3) le industrie manifatturiere napoletane e siciliani fallirono quando vennero abolite le barriere doganali in quanto le industrie settentrionali erano più competitive avendo goduto dell’opera di Cavour, ricordo che l’abolizione avvenne per via dell’inglobamento nello stato sabaudo

    4) in seguito si sono succeduti governi che per modernizzare l’Italia , modernizzavano la parte più sviluppatal(il nord) “comprando” il resto (sud) con l’elemosina<
    Come già detto, anche il “malessere” del nordafrica risale alla distruzione di Cartagine. Che dici, i tunisini dovrebbero continuare a piangere il fatto o fare come Gheddafi:-) e chiedere all’Italia un cospicuo risarcimento pecuniario, magari assegnando ad ogni tunisino una pensione fasulla d’invalidità?:-)

    >Chiaramente il sottosviluppo meridionale non è definitivo<
    No, ma durerà fintantoché durerà la psicologia del “chiagne e fotti”.

    >ma non si vedono al momento politiche nazionali e culture locali atte a svilupparle, anche perchè non sono MAI esistite galline d’oro che vengono ad investire al Sud<
    Come dicevo, non esistono perché non sono tanto scemi da pagare le tasse due volte: una volta allo stato e una volta alle mafie.

    >semmai sono esistite galline d’oro meridionali che sono andate a portare i loro talenti fuori dal Sud.<
    Chi lo ha negato? Anzi, io consigliavo a TUTTI di farlo, talenti o meno. Basta che si abbia voglia di lavorare. Così i mafiosi fancazzisti finiranno per taglieggiarsi fra di loro e moriranno d’inedia.

    >Quel che è necessario dire in ogni fenomeno storico è che bisogna trovarsi al momento giusto nel posto giusto con le condizioni giuste per arrivare ad essere sviluppato.<
    Sì, il famigerato “determinismo geografico”:-). Ovviamente, il “posto giusto” è sempre quello dell’altro:-). Come si dice “l’erba del vicino è sempre più verde”. Ma che stai a dì? Il Sud ha tali ricchezze naturali e culturali da campare solo di turismo, se lo volesse. Ma quando vai ad una stamberga calabrese (paesaggio e mare meravigliosi, ma sempre stamberga è) e ti vedi chiedere il doppio di quel che pagheresti in un lussuoso albergo rivierasco romagnolo (secondo il famigerato principio dell’albergatore “sudista”:”meglio 1 che paga il doppio che 2 che pagano la metà, cosi fatico meno”) ti accorgi che non è questino di “luogo”, né di “tempo” ma di cervello. E non vorrai che vengano i kompagni dall’Emilia-Romagna a insegnar loro queste elementari verità, vero?:-).

    >In quanto a concorsi e consulenze di Bassolino, sono d’accordo su un uso troppo disinvolto a patto di dire che le amministrazione del centrodestra si sono caratterizzate e si caratterizzano tuttora per uno sperpero di soldi enormente maggiori.<
    Non ho detto che gli amministratori “de destra” siano più oculati. Quella di bassolino conoscevo e quella ho riportato, ma so che quando c’è da scialare denaro pubblico destra e sinistra pari sono.

    >E se vuoi possiamo far i conti e vedrai chi deve restituire più soldi ai cittadini<
    Non m’interessano le graduatorie, ma il fatto che nessuno ha la minima intenzione di fermare tali sprechi. E che quando Berlusconi ha tentato di mettere un “tetto” alle spese allegre di TUTTE le amministrazioni locali, quelle sinistrorse (ossia la maggioranza) e solo quelle si son messe a strillare come aquile che così vedove e orfani erano destinati a morir di fame. Una vera indecenza!

    Ciao

    Ritvan

  32. >a tua allucinante ipotesi secondo cui dovrebbero essere i “nordisti” a spiegare ai genitori “sudisti” che le università del Nord sono uguali a quelle del Sud (che sia vero o meno, non m’interessa) ne è la controprova. La risposta di Francesco a questo proposito la trovo esemplare. < la risposta tua e di Francesco è ridicola e parziale.
    La mia era una “zeppata” ai compagni settentrionali che pensano a sfatare tanti pregiudizi sugli stranieri(giustamente) ma poi si eclissano sui pregiudizi sui meridionali, di cui vedo sei gonfio (la MAFIA onnipresente!! come se il Sud fosse tutto controllato dalla criminalità organizzata!).

    inutile parlarne anche perchè hai la tendenza a non considerare i dati reali per esempio continui a citare la LIPU in un messaggio sul nucleare quando la LIPU è solo uno dei siti riportati mentre il rapporto a cui mi riferisco non è della LIPU ma di GP e tra l’altro fino a prova contrario è attendibilissimo.

    come diceva Talib : fatti non pugnette.

    e di fatti e dati io ne ho riportati e tu no. Questo in ogni dibattito serio , dice che il tuo modo di fare è ideologizzato ed è perfettamente inutile tacciare me di ciò (ripeto io ho ragionato su dati, tu NO)

    beh carissimi, io mi sono stancato di questo blog.

    QUel che si doveva fare lo si è fatto.

    saluti a voi e buona fortuna a Miguel per tutto ciò di buono che intende fare.

  33. utente anonimo says:

    “alcune città rossissime (vedi Pisa e Bologna) campano succhiando soldi al Meridione, come? tramite gli studenti che pagano tasse universitarie, affitti, cibo, divertimenti e via dicendo in Toscana o Emilia Romagna con i soldi dei “poveri” genitori meridionali…. e questo perchè? perchè c’è un’assoluta mentalità provincile al meridione (e in gran parte d’Italia) che vuole le univ centrosettentrionali migliori (cosa falsa se si conta la preparazione, vera se si conta la fatica per laurearsi dovuta a baroni e burocrazia).

    I cari compagni toscani ed emiliani hanno mai lottato contro questo atavico pregiudizio? si son mai sentiti in obbligo di lottare contro questa matrice culturale e strutturale del sottosviluppo meridionale?

    saluti”

    Eh???

    Scusa tanto, ma, alla luce del “fatti e non pugnette” cosa proponi, che le amministrazioni delle città del centro-nord paghino una pubblicità per il sud che dica “non venite nelle nostre università”?

    A parte che, tutto sommato, non credo che Pisa e Bologna o altre città vedano negli affitti degli studenti meridionali la loro entrata principale.

    Del resto, anche i fuori sede del centronord pagano l’affitto.

    la tua mi sembra una logica abbastanza falsata, che punta a sostituire “Roma Ladrona” con “Milano Ladrona”, o “il sud che succhia i soldi del nord” con il “nord che succhia i soldi del sud”.

    Mah.

    Paolo

  34. utente anonimo says:

    Filo, qui si è ecliissato Miguel, puoi eclissarti anche tu, per un poco.

    La tua opinione contraria al fatto che la maggioranza si dedichi solo ad un argomento, ad un parte limitatissima di terzo mondo e che trascuri le necessità magari degli italiani del sud, è chiara e condivisibile.

    Ma Kel aveva già detto che lui non si può interessare di tutto e ha privilegiato un ambito rispetto ai tanti che richiederebbero altrettanta attenzione.

    Sicuramente sarà d’accordo con te, che hai scelto altri obiettivi, più consoni ai tuoi interessi e alle tue esperienze, e anche io sarò contenta di leggerti quando riterrai di intervenire qui.

    Aurora.

  35. utente anonimo says:

    Caro Filomeno, devi da sape’ che c’era una volta un uomo molto saggio, colto e intelligente, il quale aveva un solo piccolo difetto: appena vedeva un gallinaceo scappava via terrorizzato urlando:”Mi mangia, mi mangia!” Infatti, il poveretto aveva il chiodo fisso di essere un chicco di mais, pertanto temeva i gallinacei che di quei chicchi ne sono notoriamente ghiotti. I parenti e gli amici tanto fecero e tanto si prodigarono – con l’aiuto anche di valenti psicologi e psicanalisti, esperti della LIPU:-) che gli misero per iscritto che uno grande e grosso come lui non poteva esser mangiato nemmeno da uno struzzo nandù, figuriamoci da un pollo e così via – che alla fine il tapino sembrò finalmente convinto di essere un uomo. I suddetti gli chiesero a più riprese:”Cosa sei tu?” e lui “Ma un uomo, naturalmente”. E quelli insistevano:”Ma non sarai per caso un chicco di granturco?”. E lui:”Ma siete matti? Non lo vedete che sono un uomo come voi, in tutto e per tutto?!”. Tutti stavano per gridare “Alleluia!” quando uno degli esperti fece una prova di troppo: portò nella stanza una gallina. Al solo vederla il tapino schizzo come una freccia e si appollaio sull’armadio gridando:”Mi mangia, mi mangia!”. Tutti i presenti, passato lo stupore, gli gridarono all’unisono:”Ma come, non eri convinto di essere un uomo e non un chicco di mais?”. “E vero” – replicò l’omino da sopra l’armadio “a me m’avete convinto, ma finché non convincete anche i gallinacei che non sono un chicco di mais, io da qui non mi muovo”:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Buen ritiro spirituale:-).

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