“Mejo fascista che frocio!”

"Mejo fascista che frocio!", l’urlo che Alessandra Mussolini ha rivolto a Vladimir Luxuria, riassume meglio di ogni altra cosa l’atmosfera di queste elezioni.

Da una parte, c’è un’ex-attricetta del porno soft, che lasciata a sé, quasi certamente simpatizzerebbe per il centrosinistra. Solo che un caso della genetica l’ha trasformata in una specie di logo vivente. Fa pensare a un ragazzo altrimenti banale cui fosse cresciuto un paio di Adidas al posto dei piedi.

Il logo Mussolini non è certo vendibile a tutti, ma in Italia ha una propria discreta nicchia di mercato, e così l’attricetta-logo viene sballottata di qua e di là, anche se dà chiari segni di cominciare a capire il proprio valore e di sapersi contrattare.

Di fronte alla Mussolini, cè qualcosa di molto simile. Come abbiamo già visto, Vladimir Luxuria è in sostanza un contenitore rimediato all’ultimo momento per sostituire un contenuto. Fausto Bertinotti alcuni mesi fa si è posto il problema: visto che in termini di politica sociale ed estera, retorica a parte, deve dire più o meno le stesse cose che dice Prodi e quindi che dice Berlusconi (ad esempio, "fuori dall’Iraq… quando ce lo permetteranno"), è meglio occuparsi di altro.

Così, Bertinotti ha fatto un po’ di conti, e ha scoperto che se fosse riuscito a intercettare il voto dei gay, avrebbe potuto aumentare di diversi punti percentuale il proprio elettorato.

Poi gli alleati di Bertinotti gli hanno imposto di lasciar perdere la velleità di inserire i PACS nel programma dell’Unione, e Bertinotti si è ripiegato su Vladimir Luxuria, un sottoprodotto di Mediaset, o a essere precisi, una specie di soubrette di Maurizio Costanzo.

Ed è infatti in televisione che l’attricetta e la soubrette fanno il loro mestiere, dando cioè spettacolo.

Lo spettacolo in questione si chiama elezioni, ed è un confronto tra due formazioni che si contendono il ruolo di amministrare, per i prossimi cinque anni, le trasformazioni che il capitalismo globale ci vorrà imporre.

Ciascuna delle due formazioni è una coalizione tra interessi molto diversi e complessi, che sarebbe affascinante decifrare.

Potremmo leggere le elezioni come un conflitto tra grandi imprese, con Mediaset e una schiera di arrampicatori sociali da una parte, e dall’altra De Benedetti, la Benetton, il Monte dei Paschi di Siena, cooperative industriali e di consumo con le loro vaste riserve accantonate.

Per decidere cosa votare, l’elettore informato dovrebbe sapere cosa pensano le banche, perché il presidente della Confindustria attacca Berlusconi, perché il Corriere della Sera, storica voce del capitalismo, si sia schierato apertamente per il centrosinistra, e dove spingono le finanziarie di Londra, New York e Francoforte.

Chi, poi, vuole salvare industrie insalvabili precarizzando i dipendenti, e chi invece punta a un’Italia virtuale che si limiti ad apporre la propria "immagine" a prodotti fatti in Cina? La risposta è del tutto trasversale, e ha ben poco a che fare con "destra" e "sinistra".

Per non parlare poi del Vaticano e dell’apparato sempre più gonfio della "sicurezza" – polizia, esercito, servizi – che gestisce fondi immensi al di fuori di ogni controllo.

Ricordando che ogni decisione che prenderanno gli eletti avverrà dentro il ristrettissimo campo che lasciano trattati segreti e pubblici con la NATO, gli Stati Uniti, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’enigmatica macchina burocratica che chiamano "Europa".

Questi dovrebbero essere i veri temi delle elezioni, ma non ne verremo mai a sapere molto. Primo, perché ogni organo di informazione più grande di questo blog è esso stesso un’emanazione di qualcuno di questi interessi.

Secondo, perché il denaro scorre ovunque per sua natura, e quindi non esistono interessi veramente isolati e inconciliabili. Il proprietario di Libero non è anche uno dei maggiori azionisti dell’Unità, nonché amico di Massimo D’Alema, nonché beneficiario di straordinari favori da parte dell’ex-amministrazione di Storace alla Regione Lazio?

Sul sito Kelebek, abbiamo parlato dell’Aspen Institute, uno dei molti organismi transnazionali e trasversali che raccolgono destri e sinistri, da Giulio Tremonti a Lucia Annunziata, eroina del giorno della sinistra, che è arrivata a essere ciò che è grazie alle raccomandazioni congiunte di D’Alema, Ferrara, Casini e Fini. E ricordiamo che la gentile signora, che ha così giustamente bacchettato Berlusconi, è anche uno dei più servili promotori del Prodotto Oriana Fallaci.

Marco Travaglio ha scritto un libro intero che dimostra come la sinistra, quando era al governo, abbia protetto Mediaset, mentre nello scandalo della Banca Popolare di Lodi, abbiamo potuto vedere come alla fine le grandi forze di destra e di sinistra convergano quando si tratta di conti bancari.

Adesso possiamo capire perché lo scontro elettorale viene falsificato totalmente, e trasformato in qualcos’altro: nella rappresentazione teatrale della salvezza d’Italia, dal "comunismo" oppure dal "regime" secondo i gusti.

Per intensità emotiva, lo scontro ricorda le famose elezioni del 1948. Ma, come in una partita di calcio, la quantità di emozioni profuse è inversamente proporzionale alla consistenza dei contenuti: su questo tema ho messo in rete alcune stimolanti riflessioni di Helena Velena [1].

Da una parte, si manipolano in perfetta malafede i simboli. Aspri dibattiti si accendono sulla presenza di un candidato dell’Unione a una manifestazione dove qualcun altro che con lui non c’entrava assolutamente nulla avrebbe, si dice, bruciato una bandiera israeliana; mentre con altrettanta furia, ci si accanisce contro l’insignificante, eternamente autoriciclante Luca Romagnoli, colpito da una tremenda accusa: è sospettato di provare piacere a salutare i suoi amici alla maniera dei pellirossa.

Lo sfogo di Alessandra Mussolini è ovviamente del tutto irrilevante ai fini delle elezioni. Ma proprio per questo permette ai media di sfuggire ai temi veri in ballo, e di eccitarsi sulla schiettezza oppure sulla rozzezza (secondo i punti di vista) del carattere dell’ex-attricetta.

 E ci riescono, perché il suo sfogo  riflette qualcosa di profondamente radicato nella psiche collettiva.

Quando guardiamo le foto degli incontri tra gerarchi tedeschi e italiani negli anni Trenta, restiamo impressionati dalla differenza di stile: da una parte una severità che fa paura, dall’altra, ometti che si pavoneggiano, ricoperti di piume, medagliette scintillanti e altra paccottiglia. Il dramma incontra il melodramma.

Ometti che non a caso, avevano inventato l’uso politico dell’olio di ricino: dove lo scopo non era quello di eliminare scientificamente un avversario in nome di un ideale superiore, ma il semplice piacere personale di spanciarsi dalle risate mentre il nemico faceva la cacca. Ecco, il nemico è il bolsceschifo (come lo chiamava il settimanale dei fascisti duri di Piacenza, che rifiutarono la tregua mussoliniana con i socialisti), per definizione frocio e privo del nostro lungo manganello.

Non si tratta di una tematica inventata dal fascismo: sul sito Kelebek, abbiamo analizzato un affascinante opuscolo del 1911, Bucalo!, dove i maschi italici si sollazzano con le vogliose femmine libiche e deridono e prendono a calci gli arabi. Quasi lo stesso stile di decine e decine di blog della neoconnarderie contemporanea, i quali però lo hanno leggermente peggiorato aggiungendo un piagnucoloso vittimismo.

Bucalo! ci dovrebbe far riflettere sue due cose.

Intanto, la profonda differenza tra prefascismo, fascismo e neofascismo in Italia da una parte, e altri movimenti che forse a torto vengono chiamati "fascisti", dalla Guardia di Ferro rumeno ai Bozkurtlar, i "Lupi grigi" turchi. Gente che invece di cantare Faccetta Nera, sente di incarnare un destino storico, un’immensa causa collettiva per cui vale la pena sacrificare la propria esistenza, e ovviamente anche quella degli avversari.

Secondo, se certa gente si comportava nel 1911 esattamente come si comporta nel 2006, forse dobbiamo stare attenti a scaricare sempre le colpe su Mussolini, e a usare il termine "fascista" per lavarcene le mani (come aveva fatto Vladimir Luxuria, provocando la reazione della Mussolini).

La cialtroneria esisteva prima di Mussolini, e sopravvive, allegra e imperterrita.


[1] Alcuni giorni fa, durante una riunione, Helena Velena ha letteralmente dato un colpetto di frusta a Fausto Bertinotti, e lo ha anche chiamato pubblicamente uno "stalinista fricchettone". Helena mi ha telefonato la sera stessa, per ringraziarmi di aver inventato la definizione. In realtà non è proprio mia, è nata in una chiacchierata tra me e un ex-militante di Rifondazione di Udine. Però il colpo di frusta ci ha fatto un gran piacere a tutti quanti.

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36 Responses to “Mejo fascista che frocio!”

  1. utente anonimo says:

    Sui trattati segreti una nota: quelli con la NATO, il WTO e la UE sono pubblici, mi pare. Quelli segreti sarebbero con gli USA, stipulati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Giusto?

    Poi dovresti per una volta chiarire cosa esiste al di fuori del capitalismo globale, visto che il Vaticano lo infili nel sistema (eppure recalcitra abbastanza, anche troppo per me!).

    Perchè la mia critica è che non si può stare fuori dal tutto, che se posso nuotare o affogare e dichiaro che voglio essere salvato dalle sirene, oltre che morto sono pure fesso.

    Le alternative impossibili, finchè rimangono impossibili, sono irrilevanti.

    Ciao

    Francesco

  2. kelebek says:

    Grazie della precisazione sui trattati segreti, ci sono vari articoli sul tema sul mio sito.

    Non ho posto qui la questione di chi è “dentro” il sistema capitalistico e chi è fuori.

    Ho solo elencato una parte dei fattori reali in ballo nelle elezioni, a prescindere da un giudizio su tali fattori.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    A questa fine frase dell’alessandra , può fare “alessandrino” riscontro questa citazione del “gaio comunista” mieli (mario, per carità)

    Non avevo capito che quel redattore della casa editrice era un UFO e, recitando la parte del povero di spirito, si faceva portavoce di quanti avrebbero potuto dirmi: “Ok, siamo disposti a diventare froci, ma comunisti no e poi no!” (Da: “Il risveglio dei faraoni”)

    Scommetto che l’alessandra (stavolta) approverebbe. Io che ho tutte e due le rogne, naturalmente, non ho scelta. Cosa, d’altro canto, classicamente marxista.p

  4. utente anonimo says:

    Domanda “frichettona”:-):

    Chi conosce l’etimologia del termine “frocio”?

    Ritvan

  5. utente anonimo says:

    Il piccolo cinese chiede a suo padre, bieco reazionario tradizionalista:

    “Papà, cos’è un flocio?”

    “Un malato inculabile, figlio mio”.

    Ritvan (razzista e in più omofobo:-), per l’occasione)

  6. dummeJunge says:

    metà fora e metà dentro??

  7. utente anonimo says:

    La mia era una domanda più che una precisazione, non è che mi sia occupato della cosa.

    In fondo sarei favorevole all’annessione diretta all’Impero, per cui il tema non mi vede molto sensibile.

    Ciao

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    >Sui trattati segreti una nota: quelli con la NATO, il WTO e la UE sono pubblici, mi pare< E’ una palese tautologia. Se ci sono trattati segreti, ovviamente non si conoscono. E quindi come si fa a ipotizzare la loro esistenza? Be’, per via analogica, sulla base dei precedenti; Gladio, ad esempio, fu il frutto di un accordo segreto proprio con la NATO (e non con gli USA), stipulato in tutti i paesi dell’Europa occidentale, anche quelli neutrali. Ale

  9. kelebek says:

    Sui trattati segreti:

    http://www.kelebekler.com/occ/veca.htm

    http://www.kelebekler.com/occ/vecaII.htm

    http://www.kelebekler.com/occ/basinato.htm

    Tra l’altro, l’autrice di questi studi non è affatto un’estremista di sinistra.

    Tra l’altro, si parla di un trattato segreto anche e specificamente con gli USA (l’accordo bilaterale del 1961, ancora in vigore ma dal contenuto ignoto).

    Miguel Martinez

  10. kelebek says:

    Aggiungo – segreto è il contenuto di tali trattati, non la loro esistenza.

    Miguel Martinez

  11. utente anonimo says:

    Xkè mai gli sgherri di Codreanu non sono fascisti? :O

    JZ

  12. kelebek says:

    Per JZ,

    infatti è un po’ bizzarro il fatto che il movimento italiano abbia dato il proprio nome a tanti altri, sia che lo volessero o no.

    Probabilmente, nel clima degli anni Trenta, non dava fastidio al movimento di Codreanu essere paragonato al fascismo, ma i suoi presupposti psicologici e sociali furono molto diversi dal “mussolinismo”.

    Chiaramente esistono elementi in comune. Ma esistono anche enormi differenze.

    Sul piano sociopolitico, il movimento di Codreanu non ha nulla a che vedere, credo, con la ristrutturazione industriale dell’Italia postbellica (il ricorso dell’industria pesante a un’artificiosa continuazione della produzione bellica); con la lotta violenta contro la rivolta agraria, eccetera.

    Allo stesso tempo, il fascismo – per quanto avesse un’esaltazione romaneggiante – non aveva nulla di confrontabile alla mentalità del sacrificio collettivo per un destino trascendente, che caratterizza movimenti come quello di Codreanu.

    Il fascismo ha sempre conservato, in questo, un tocco di individualismo molto forte e uno spirito che metteva insieme un laicismo scettico di fondo con un conformismo clericale.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    Giusto Miguel, ma però la distinzione tra Fascismo Italiano e Guardia di Ferro di Codreanu non pensi si debba riferire al Fascismo di “Regime” piuttosto che a quello originario?

    Il primo Fascismo (anche se verrò linciato per questa affermazione, lo so), conteneva elementi interessanti.

    JZ

  14. kelebek says:

    Qui nessuno viene linciato per le sue affermazioni, per cui sai male :-)

    Non ho dubbio che vi fossero “elementi interessanti” nel primo fascismo. Intendevo una cosa piuttosto diversa.

    Cioè manca complessivamente, in quasi ogni aspetto del fascismo, movimento o regime, qualcosa di paragonabile allo spirito dei “Grandi Destini”.

    In fondo, gli elementi “interessanti” del fascismo italiano a cui ti riferisci sono elementi che provengono da una culturale radicale, talvolta anarchica, volontarista, futurista, eccetera, che non è né mistica né collettiva.

    E se doveva degenerare, finiva per degenerare andando verso l’olio di ricino, mentre il codreanismo andava casomai verso il martirio.

    Anche il più mistico (e isolato) dei fascisti, Julius Evola, ha costruito un *individualismo* magico.

    E infatti, il neofascismo italiano – salvo il caso locale di Trieste – non è mai stato marcato da un particolare nazionalismo, che andasse oltre l’esaltazione per la Folgore in marcia o la rimozione dei delitti commessi in Africa.

    Pochi singoli neofascisti si sono opposti, almeno dopo il 1960 circa, alla subordinazione agli USA, mentre Fini ha potuto allearsi con Bossi che addirittura voleva spaccare in due il paese.

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    Non posso nn notare con piacere che MM abbia afferrato subito quali erano gli elementi “Interessanti” ai quali mi riferivo…

    Probabilmente la cosa Choccherà chi mi ha subito bollato come “neoCon”… :)

    Anche se una piccola divergenza c’è: sono d’accordo con l’assenza dell’elemento “mistico”, sulla totale assenza di quello “Collettivo” lo sono un po’ meno.

    Sul neofascismo quoto tutto.

    JZ

  16. utente anonimo says:

    P.S: Per “linciaggio” non mi riferivo comunque a te, ne temevo altri ;)

    JZ

  17. Tisbe says:

    Che cos’è un fascista? E dare del fascista a qualcuno è un’offesa? Se una persona si offende ad essere definita fascista, perché fa la nostalgica del fascismo? Vuol dire che sotto sotto ha dei sensi di colpa notevoli ed anche dei complessi d’inferiorità

  18. kelebek says:

    per Tisbe,

    il problema è più complesso di quello che sembra.

    “Fascista” è innanzitutto chi si sente tale per tradizione familiare, a prescindere dalle sue idee, che possono essere assai varie e possono anche variare molto con il tempo e le esperienze personali.

    Allo stesso tempo, per chi non è fascista, “fascista” è un insulto che significa prevaricatore, eccetera.

    E quindi fascista detto di se stessi, e fascista detto da un non fascista, non hanno lo stesso significato.

    Ne consegue che uno che chiama se stesso fascista può benissimo sentirsi offeso se viene chiamato fascista da qualcun altro.

    Il meccanismo è quasi identico a quello per cui una persona che riconosce se stessa come ebrea, può sentirsi offeso se la si chiama ebrea.

    Miguel Martinez

  19. utente anonimo says:

    x Miguel e Tisbe

    Mi sembra che dimentichiate un “piccolo” particolare. Ossia che la legislazione italica punisce l’apologia del fascismo. Ne consegue che se uno ammette candidamente “son fascista e ne vado fiero” (come fanno impunemente i kompagni con l’appellativo “comunista”) finisce dritto in galera. Ecco perché la povera Alessandra Mussolini deve ripiegare per forza su paragoni francamente ridicoli e autolesionistici come: “Meglio fascista che frocio”. Ve lo immaginate il kompagno Diliberto, a cui un avversario politico di bassa statura dà del “comunista” replicargli “Meglio comunista che nano!”?:-)

    Ciao

    Ritvan

    Miguel, bazzicando esclusivamente resistenti palestinesi:-) forse hai una strana idea degli ebrei. Mi trovi, per favore, un ebreo che si offende se gli do dell’ebreo?:-)

  20. kelebek says:

    Caro Ritvan,

    quello che tu dici non c’entra con il discorso di partenza.

    Tisbe ha in sostanza posto la domanda, perché qualcuno che si dichiara fascista si offende se lo si chiama fascista?

    Capita poi spessissimo di leggere cose scritte da ebrei, che si arrabbiano perché qualcuno ha detto che loro erano ebrei.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    Interessanti le osservazioni di helena, e da tenere in conto, come tutto ciò che è radicalmente antitetico a questo stato di cose. Ma, se nella sfera psichica nega e rinnega la struttura diffusa dei servi/consumatori, in storia accetta ancora alcune posizioni vulgate dagli ideologi di questa struttura di potere.

    Che significa lavorare “attivamente” (parola-spia che “attiva” un allarme grosso così) per creare consenso? Se si è controcorrente, ci si aspetta le porte/torte in faccia, non il consenso. Chi lavora per il “consenso”, lavora per lo status quo. Di conseguenza, chi accetta la democrazia, che è il modo di lavorare per il consenso, è dentro lo status quo e lo difende. Non hanno torto i bertinotti, che hanno fatto una scelta precisa, ma chi schifa questa situazione e crede nella democrazia. Già questo dà il benservito a tutta la monnezza ideologica di preferire i primi termini delle coppie libertà/autorità democrazia/totalitarismo, caposaldo ideologico dello status quo.

    Che significa, poi, che tutto il comunismo è superato, in tutti i suoi flavours (che vezzosa parolina)? Ma come, si è per il VA, e non si riconosce l’antico paradosso: si duo dicunt idem, non est idem? Non basta la stessa parola ad accomunare cose distanti anni luce. Ancora una volta, questo è uso ideologico d’un termine, che un berlusconi sa fare benissimo, in cui si cede alle dottrine dell’aborrito status quo.

    Infine, va bene il rifiuto totale (ecco il totalitarismo) del lavoro, ma se è rifiutare “questo” lavoro. Certo che la nuova società non può nascere che di qui. Non migliore distribuzione del reddito prodotto, ma distruzione della macchina che lo produce. Però, e qui la mia scelta di campo è netta, e non seguo la via della liberazione sessuale, la liberazione è del lavoro (dalla macchina produttiva, appunto) e da qui verranno anche le altre libertà (quella sessuale dalla galera famiglia, per esempio, altro che pacs). Ma su questo filo rosso, le generazioni che hanno testardamente aborrito il “consenso” immediato, e lavorato per il totale cambiamento futuro vengono ben prima dell’ “aggiornamento” filosofico di D&G. Negare alla modernità o postmodernità che sia posto di rilievo, e riconoscere invece nel continuum, dove è altrettanto importante l’ominide il pitecantropo e l’australopiteco, o finanche la scimmia, l’unica possibilità di capire, è anch’esso altro modo di scantonare le dottrine dominanti lo status quo. Conoscere bene il novecento o l’ultima sua parte, non a caso ignobile riforma berlingueriana, non aiuta affatto a capire meglio e di più. È molto più istruttiva la lucy africana, seppure non “in the sky with diamonds” (bellissima canzone, peraltro).p

    NB: tanto per cambiare, si confonde questo punto. Essere comunista non è, ben da prima di D&G era chiarissimo ai veterocomunisti superati da tutti (gli “iguanodonti” sfottuti da togliatti), non è né di destra né di sinistra. Ma cosa ha offuscato a tal punto questa chiarezza nel corso del novecento ai tanti “superatori”? L’ideologia antifascista. Buttare a mare l’antifascismo, colonna portante dello status quo, è vitale, se ci si sente orientati verso la nuova società. Allora si potrà avere un’idea chiara (anche) di cos’è stato ed è, per un rivoluzionario, il fascismo.

  22. utente anonimo says:

    >Caro Ritvan, quello che tu dici non c’entra con il discorso di partenza. MM.<
    Può darsi (ma non ne sono sicuro:-) ), però c’entra col discorso dello “svolgimento” e anche con quello di “arrivo”:-). Infatti, Tisbe scriveva fra l’altro: “E dare del fascista a qualcuno è un’offesa? Se una persona si offende ad essere definita fascista, perché fa la nostalgica del fascismo?”. Ovviamente, l’ipotesi che la nipote del Duce (e sua grande ammiratrice) si offenda se qualcuno le dà della “fascista” sorpassa i confini dell’irrazionalità. E l’unica spiegazione che trovo palusibile sono le leggi che vietano sia l’apologia del fascismo (consultare il Divino Paravia sul significato di “apologia”) che la ricostruzione del Partito Fascista. Insomma, ripeto in parole povere, nessuno può accettare di definirsi politicamente “fascista” senza rischiare la galera o quanto meno l’ostracismo dalla politica. Miguel, ma non te ne accorgi del florilegio di nomi nell’estrema destra:”Forza Nuova”, “Alternativa Sociale” e così via cazzeggiando. “Fascista” è tabù, anzi è “FATTISPECIE PENALE”. Per il comunismo, col suo corollario di decine di milioni di morti nel Mondo (e decine di migliaia in Italia, fra gli infoibati dal kompagno Tito e massacrati DOPO LA GUERRA nel “triangolo rosso della morte”-parola di Pansa, uno “de sinistra”) l’ostracismo non vale. E nemmeno la fattispecie penale. Impar condicio.

    >Tisbe ha in sostanza posto la domanda, perché qualcuno che si dichiara fascista si offende se lo si chiama fascista?<
    Appunto, era la domanda ad essere sbagliata, o meglio, ad assumere in modo apodittico una cosa che apodittica proprio non è. Nessuno si è offeso, tanto meno la nipote del Duce. Vedi sopra.

    >Capita poi spessissimo di leggere cose scritte da ebrei, che si arrabbiano perché qualcuno ha detto che loro erano ebrei.<
    A parte il fatto che – con tutto il rispetto per il “padrone di casa” – vorrei vedere il papiro in questione, forse “l’offesa” dipende dal contesto e può indurre in errore sul suo vero significato. Per ipotesi, se uno scrive che, secondo le sue ricerche storiche nei lager tedeschi son morti circa 6 milioni di ebrei, e Irving gli risponde:”Ti risultano 6 milioni? Grazie al c..zo, sei ebreo tu stesso!” il nostro caro ebreo, se si offende, si offende non per essere stato chiamato “ebreo”, bensì per esser stata messa in discussione la sua obiettività in merito alla vicenda, sostenendo che era in una specie di “conflitto d’interessi”. Cosa ben diversa. Ripeto, “ebreo” non costituisce appellativo ingiurioso nei confronti degli ebrei, a meno che non sia preceduto da “sporco” o seguito da “di m…”.

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    VA (???), no, non è la targa di Varese, e non è neppure la terza persona singolare, tempo presente, modo indicativo, del verbo andare ( ei va, siccome mobile, con un flebil sospiro…). Per sapere che è bisogna andare al link di H.V.( si capisce che non è un virus?).

    Lì troverete anche un 23.

    Aurora.

  24. kelebek says:

    Per Ritvan,

    adesso ho capito meglio quello che volevi dire.

    Sul paragone tra “dare del fascista” e “dare dell’ebreo”. E’ ovvio che un Vladimir Luxuria, quando dice che la Mussolona è “fascista”, non intende fare una constatazione, ma intende offendere.

    E quindi una persona che non ha grossi problemi a dirsi fascista, lì reagisce male.

    Miguel Martinez

  25. utente anonimo says:

    Potrei dirti, caro MM, che anche quando Berlusconi chiama Diliberto “comunista” non intende certo fargli un complimento, ma lascio pardere, giusto perché qualcuno/a non mi accusi di voler sempre avere l’ultima parola:-). Tanto, credo che ti potrei convincere più facilmente ad affermare che lo sterminio degli aztechi ad opera di Cortes e seguaci fu un’opera saggia, buona e giusta:-):-).

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Aurora,

    il sospiro era mortal, non flebil

    Povero Alessandro Manzoni, l’unico cattolico che neppure il CorSera riesce a cancellare dalla storia d’Italia degli ultimi tre secoli!

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    Francesco, aguzza la vista :ci sono altre modifiche nei versi..ed io al mortal ho preferito il flebil.

    Certo che il Corriere della Sera non può cancellare Manzoni, come non può cancellare qualunque poeta o scrittore italiano,anche degli ultimi tre secoli, che sia stato ispirato dalla fede in Dio, dalla certezza della Provvidenza. Io non ne conosco, ma sicuramente ce ne saranno. Uno potrebbe essere Luzi, menzionato da p.

    Aurora.

  28. utente anonimo says:

    Ci sono due modi di non essere dogmatici, quello di essere saliti al di sopra del dogma e quello di non essere arrivati all’altezza del dogma. (a bordiga)

    Stupidamente facile essere atei (vale anzitutto per me, questo richiamo del maestro)p

    Un attimo

    di universa compresenza,

    di totale evidenza –

    entrano le cose

    nel pensiero che le pensa, entrano

    nel nome che le nomina,

    sfolgora la miracolosa coincidenza,

    In quell’attimo

    – oro e lapislazzulo –

    aiutami, Maria, t’inciderò

    per la tua gloria,

    per la gloria del cielo. Così sia.

    (Viaggio celeste e terrestre di Simone Martini, lui la sua arte; M. Luzi)

    Ps: grazie, aurora, anche per il rimando a HV.

  29. utente anonimo says:

    Di nulla p, che continui a parlare di HV, senza nominare anche tu l’intero nome.

    Lo leggi Luzi che potere conferisce alla parola.

    E quindi se la parola ha un potere intrinseco, anche solo pensata, meglio non pensarlo quel nome.

    Se poi ricordo l’immagine, vista in qualche parte del sito, VA ancora peggio. Proprio manca il frustino per il colpetto a Bertinotti, che, per sua fortuna, è decisamente fuori dalla portata.

    Aurora.

  30. utente anonimo says:

    Però p, come fai a trovare così prontamente la poesia giusta, in questo caso che unisce fede e provvidenza, per me è un mistero.

    Aurora.

  31. utente anonimo says:

    Aurora,

    forse non potrà, di certo ci prova con impegno.

    Ciao

    Francesco

    PS hai ragione ma la mente trema di fronte alla tua disinvoltura nel giocare coi versi di AM

  32. utente anonimo says:

    >Ci sono due modi di non essere dogmatici, quello di essere saliti al di sopra del dogma e quello di non essere arrivati all’altezza del dogma. (a bordiga)<
    Io sono per la “terza via”: fottersene scientemente e coscientemente del dogma.

    Ciao

    Ritvan

  33. utente anonimo says:

    Ti pare, aurora? Se helena avesse delle mire sul berty, ma non credo proprio, e lui le sfuggisse, perderebbe, chissà, l’occasione della vita. La foto, mi ricordo, è molto sexy e glamour, per usare il “grandesatanese”.

    La scelta delle poesie è istintiva, più o meno, come quella sessuale.p

  34. utente anonimo says:

    Ritvan

    sei un eretico!

    Francesco

  35. utente anonimo says:

    P, a me non parrebbe niente, è stato Kel nel suo post scriptum ad accennare ad un “colpetto di frusta” dato da HV a Bertinotti.

    Se poi trovi-tu- sexy and glamour quella foto ( non è che vuoi qualche scudisciata ?) ,il VA sarebbe molto appropriato, passeresti dalla poesia al suo opposto. Però sì, voglio darti ragione, c’è un significato anche in quella foto, la donna sul cofano è l’emblema del doppio oggetto di cui tratta l’analisi marxista, l’umanità in simbiosi con gli automi.

    Aurora, con i capelli sulle ventitré.

  36. utente anonimo says:

    Francesco,

    la mente trema..

    la mente trama…

    Così è la vita,

    chi trama, chi trema,

    e Ritvan, che se ne frega

    Aurora.

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