Il piacere di un sereno dialogo

Mi scrive un certo Filippo De Matteis [1]

Ma chi ce lo ha chiamato qui?
Sa cosa è Lepanto?
Ora ci avete veramente rotto i coglioni.

perchè tutte codeste considerazioni non le va a fare a casa sua?

Poi ci pensa sopra tutta la notte, e mi fa poi una sorta di riassunto del messaggio precedente:

Vi ho già scritto ma non so se vi è arrivato. In sintesi: ricordatevi di Lepanto ed andate a rompere i coglioni a mao mao a casa vostra. Stiamo cominciando a romperci i coglioni.

Siccome il computer da cui scrivo si trova proprio a casa mia, non saprei come meglio accontentare il buon Filippo.

Ma poi mi scrive un altro signore, di cui ometto il nome, chiedendomi un favore molto preciso:

Salve, ho un amico che abita in Puglia (Foggia) ed e’ infestato da dei demoni e lui avrebbe ora bisogno quindi di un esorcista che stia vicino alla sua citta’.
Lei ne conosce qualcuno ?

Inoltre il mio amico avrebbe bisogno di un esorcismo su foto perche lui non puo’ viaggiare e spostarsi dalla sua citta’.
Lei conosce qualche esorcista del genere che compia esorcismi su foto ?
Arrivederci.

Mi viene un dubbio. Non è che Filippo de Matteis abita a Foggia?

———————


[1] Nota:

per gli archeologi dilettanti, ecco il header del suo messaggio:

Received: from mail01.italyeurope.com ([213.174.165.114])
by mail02.italyeurope.com (8.12.2/8.12.2/SuSE Linux 0.6) with ESMTP id k1OLpdbi011138 for ; Fri, 24 Feb 2006 22:51:39 +0100
Message-ID: <000701c6398c$04ef8ad0$7644b053@dematteis>
From: "Filippo De Matteis"
To:
Subject: comunicazioni
Date: Fri, 24 Feb 2006 22:48:06 +0100

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19 Responses to Il piacere di un sereno dialogo

  1. utente anonimo says:

    Ma te li becchi tutti tu … ;-)

    C.

  2. Io sono pugliese e, solitamente, in Puglia siamo più offensivi quando vogliamo rompere le palle a qualcuno. Quindi è escluso che sia Pugliese. Quanto agli esorcismi il rapporto tra sud e magia è stato alla base della società meridionale e vi rinvio a Ernesto De Martino “Sud e Magia” feltrinelli 1957.

  3. rubimasco says:

    Oh, se volete un’ esorcismo ve lo faccio anche via mail, che ci vorrà mai……se lo può fare un tizio in tonaca figuriamoci io….:-)

    il vostro Rubimasco di fiducia

  4. talib says:

    EHEH lo voglio anche io un esorciccio per foto!

  5. utente anonimo says:

    allora non sono il più strambo dei tuoi 25 lettori …

    Francesco

  6. utente anonimo says:

    >ricordatevi di Lepanto<
    Miguel, a me non risulta che a Lepanto ci fossero messicani o statunitensi!:-). Non è che il sullodato ha confuso “casa” tua con qualche altra casa?:-).

    >ed andate a rompere i coglioni a mao mao a casa vostra.<
    Un mao-maoista inconsapevole?:-).

    Ciao

    Ritvan

  7. GEOPARDY says:

    Metà messicano, metà statunitenze.

    Dai su!

    C’ha ragione!

    Stai qui ed irretisci tutte queste povere e indifese persone italiane, se non bastasse c’è anche qualche estero che si presenta nei commenti ad aiutarti.

    Sai benissimo che l’unica forma di parità e di bilanciamento demografico per noi accettabile è: per ogni immigrato nel nostro paese

    un nostro soldato nel suo.

    Non sei realista e per questo certi intellettuali nostrani ti vengono a redarguire.

    Quelle che volgarmente chiamiamo truppe, altro non sono che umanisti vestiti in maniera riconoscibile per meglio esssere identificati nelle loro funzioni di tutela dei diritti di libertà e giustizia in quelle terre.

    Abbiamo allargato questa schiera umanista anche alle donne per non far cadere in tentazioni di intreccio genetico controproducenti per la funzione stessa.

    Ricordati che noi spariamo sulle ambulanze in due casi umanamente comprensibili:

    se il caso è dieperato e, nello specifico, rendiamo la sofferenza del ferito la più breve possibile,

    oppure per aiutarli a fare dei tagli alla sanità senza imporre dure leggi economiche e senza generare personale medico e paramedico disoccupato.

    Come vedi, prima di criticare, bisogna sapere e ora che lo sai, invece di tempestare il tuo blog e quello degli altri con i tetri bunner del fantasma di Abu Graib, fallo con le icone di Occhiello e con le coerenti scelte politiche di Stefio (candidato di AN).

    Detto questo, sappi che la redenzione c’è per chiunque, anche per te.

    Ciao

  8. Chi ha detto Stefio?

    …fantastico: ruppero infinitamente l’anima (almeno a me) che a una delle due Simone era stata proposta candidatura nel PRC.

    “E una cosa così non si fa e la vispa teresa approfitta della notorietà ed è andata in vacanza spesata ed è ormai musulmana e bla bla blaa.” (cfr. le note campagne di Libero anti-“vispe terese”, qualsiasi cosa queste facessero).

    Risultato: chi si candidò?

    - Maurizio Scelli con Forza Italia

    - Salvatore Stefio con Alleanza Nazionale.

  9. utente anonimo says:

    Spero che Miguel non me lo “cassi” come OT ma non ho resistito alla voglia di incollare un magistrale riassunto fatto ieri dal mio “amico” Sergio Romano della questione palestinese.

    Ciao

    Ritvan

    Come e quando nacque la nazionalità palestinese

    “Perché non riesco a farmi un’opinione precisa sulle ragioni che hanno portato gli israeliani e i palestinesi a farsi la guerra? Gradirei approfondire l’argomento, caro Romano, mi aiuti a raccontarlo ai nostri figli.

    Roberto Boi, robiboi@tin.it

    Caro Boi, proverò a darle qualche spunto, ma toccherà a lei approfondire l’argomento con alcune letture e trasmettere poi ai suoi figli un racconto degli eventi che li incoraggi ad approfondire l’argomento. In tutte le grandi questioni internazionali esistono almeno due verità. Ma le questioni più intricate sono quelle in cui accanto alle verità politiche esistono anche verità religiose, vale a dire convinzioni rocciose e impermeabili contro le quali il buon senso della politica corre sempre il rischio di naufragare. Lei potrà cominciare osservando che Palestina è un termine antico, noto ai greci e ai romani, ma poco usato dai turchi ottomani che dominarono la regione dall’anno (1517) in cui la sottrassero ai Mamelucchi d’Egitto. Il nome riappare sulla carta geografica per definire il mandato britannico, dopo il crollo dell’impero Ottomano. Era impossibile parlare allora di un popolo palestinese. I 590.890 arabi che vi abitavano secondo il censimento del 1922 (insieme a 83.794 ebrei e a 73.024 cristiani) non erano facilmente distinguibili né dai siriani né dai beduini al di là del Giordano. Fu questo uno dei motivi per cui gli Stati arabi della regione (soprattutto l’Egitto, la Siria e la Transgiordania) non accettarono la spartizione decisa dall’Onu: il 56,5 per cento a 608.000 ebrei e il 43,5 per cento a 1.300.000 arabi. Scoppiò così la prima guerra palestinese che si concluse con la vittoria degli israeliani e l’occupazione di territori che erano stati assegnati dalle Nazioni Unite alla popolazione araba. Se tutti i vecchi abitanti fossero rimasti nelle loro case, gli ebrei, paradossalmente, sarebbero divenuti, nel loro Stato, una minoranza. Ma i vincitori incoraggiarono e talora provocarono l’esodo arabo. Si calcola che i profughi furono circa 800.000 e che 200.000 si rifugiarono nella striscia di Gaza, 465.000 in Giordania, 107.000 in Libano, 80.000 in Siria, quasi tutti alloggiati in campi che divennero da quel momento la loro casa e la loro patria. I Paesi «fratelli» li ospitarono, ma non fecero quasi nulla per integrarli nella loro società. Due di essi, in particolare, Siria e Giordania, aspiravano al possesso della Palestina e avevano interesse a coltivare nei rifugiati la rabbia per la terra perduta e la speranza del ritorno. La situazione peggiorò naturalmente nel 1967, quando gli israeliani, durante la guerra dei Sei giorni, occuparono la striscia di Gaza, la città araba di Gerusalemme, la Cisgiordania e una parte di territorio siriano sino alle alture del Golan. Sono questi gli anni in cui nasce la nazionalità palestinese. I campi sono il laboratorio in cui si concepiscono progetti di riscossa, sorgono movimenti politici, si formano i quadri di una militanza radicale. I territori occupati sono il vivaio di una nuova identità nazionale. E’ accaduto in Palestina, insomma, ciò che è spesso accaduto nel corso della storia. Le nazionalità non sono realtà naturali, definite «ab aeterno». Sono il vincolo che unisce uomini e donne accomunati dalle stesse esperienze, da guerre e tragedie che essi percepiscono, a torto o a ragione, come una intollerabile ingiustizia. Agli inizi dello Stato israeliano la nazionalità palestinese non esisteva. Oggi, esiste. Il generale Sharon, anche se il suo programma era per molti aspetti incompleto, ebbe il merito di esserne consapevole.

    Sergio Romano (da “Corriere della Sera”, 07/03/2006)

  10. GEOPARDY says:

    Scusate ho l’influenza.

    Errata corrudge:

    nel mio post precedente volevo scrivere Quattrocchi e non Occhiello.

    Mi rimetto alla vostra clemenza.

    Ciao

  11. Gli sta bene.

    Questo è quello che si dice uno Sputtanamento via blog…

    Miguel,

    Io volevo mandarti una mail, ma non la trovo sul blog ( e visti i precedenti di De Matteis, avrei anche un pò di timore nel farlo ), perciò perdonami questo ennesimo OT.

    Qualche mese fa, sempre nei commenti a questo blog, ti avevo cercato di coinvolgere ( senza successo ) nella formazione di un aggregatore democratico di sinistra, progetto a cui abbiamo lavorato in una trentina di noi bloggers politico-dipendenti.

    Bene, adesso quel progetto è una realtà, vanta già 70 iscritti in numero rapidamente crescente, e si chiama Kilombo.

    Se ti và, dacci un occhiata.

    ( Certo, se ti iscrivessi pure, sarebbe un onore ).

    Munchhausen

    redazione Kilombo

    http://www.kilombo.org

  12. kelebek says:

    Per Munchhausen,

    scrivimi pure tranquillamente:

    kelebek@imolanet.com

    e spiegami che bisogna fare…

    A presto

    Miguel Martinez

  13. calmansi says:

    Caro Munchhausen,

    Kilombo è molto interessante – in particolare è molto chiara la Carta di kilombo sulla struttura e sulle regole., che prevedono un voto democratico degli iscritti in casi controversi.

    Così kilombo dovrebbe poter evitare gli crezi dovuti ad una falsa aggregazione in realtà manipolata da un team redazionale: qui il team redazionale c’è pure, però le sue manzioni sono definite e limitate nella carta.

    Ciao

    Claude

  14. calmansi says:

    crezi -> screzi

  15. utente anonimo says:

    Claude, già che ci siamo, anche:

    manzioni–mansioni

    Ciao;-)

    Ritvan

  16. oops, grazie, Ritvan.

  17. Claude, grazie delle tue parole d’ elogio per il progetto.

  18. utente anonimo says:

    >oops, grazie, Ritvan.<
    Scherzavo, Claude:-)

    Ciao

    Ritvan

  19. Anche se scherzavi, ti sono grata lo stesso, Ritvan.

    Munchhausen, è dall’autunno 2004 che cerco di capire cosa permette l’aggregazione di contenuti via vari processi tecnologici, e quali sono i rischi coinvolti.

    Quel che colpisce in Kilombo è l’economia dell’impostazione, che permette a poche persone – democraticamente elette – di assicurarne la gestione.

    Claude

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