Democracy Crushing (II)

"L’idea neocon di esportare la democrazia è giusta, è un grande obbiettivo"
Massimo D’Alema

La notizia che segue proviene, prima dal New York Times, e poi – nella forma che vedete – dal Giornale di Belpietro. Sarà la solita propaganda islamonazicomunista?

«Usa e Israele hanno già pronto un piano per far fallire Hamas»


Alberto Pasolini Zanelli da Washington
 
 
La Casa Bianca si affretta a smentire. Il governo israeliano è ancora più rapido e la batte sul tempo: non c’è niente di vero nelle «rivelazioni» del New York Times circa un piano comune per rovesciare il risultato delle elezioni in Palestina e cacciare il più presto possibile Hamas da un governo che il movimento estremista islamico deve ancora formare. Le smentite non sempre tolgono credibilità alle notizie. In qualche caso, anzi, «fughe» e sconfessioni sono elaborate pressappoco dalla stessa mano. Che gli Stati Uniti e lo Stato di Israele siano tentati dal prendere contromisure al risultato totalmente imprevisto di elezioni che Bush aveva voluto e Sharon e il suo delfino Olmert tollerato nella convinzione che le cose sarebbero andate in tutt’altro modo.

Ed è altrettanto e più credibile che i due governi abbiano preparato un piano in quella forma e con quel vocabolario.

Sostiene il New York Times che americani e israeliani avrebbero deciso di costringere il presidente dello «Stato» palestinese, Abu Mazen, a rifiutarsi di incaricare i vincitori di formare il nuovo governo e ad adottare invece una tattica di tergiversazione che lo porti a indire tra pochi mesi nuove elezioni, alle quali forse ad Hamas sarebbe proibito partecipare.

La motivazione più recente sarebbe che gli integralisti «hanno già avuto e perduto la loro occasione per essere legittimati o almeno tollerati: riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele, accettare i precedenti accordi tra lo Stato ebraico e l’Olp e abiurare il terrorismo. Da quel momento in poi ogni reazione diventa legittima per impedirgli di governare. A cominciare dalle pressioni economiche. Israele ha rinviato finora la sospensione dei rimborsi dovuti ai palestinesi per i proventi delle dogane, ma ha fatto sapere che lo farà se non avrà da Hamas «le dovute immediate garanzie». Gli Stati Uniti adotterebbero dal canto loro sanzioni economiche, al fine, dichiarato secondo il New York Times, di «mettere Hamas con le spalle al muro», chiudere la valvola dell’ossigeno, fare affondare la Palestina nel suo deficit di un miliardo di dollari l’anno, far crollare l’embrione di Borsa palestinese (già in caduta di oltre il 20 per cento dopo le elezioni del 25 gennaio), impedire al governo di governare anche nella piccola gestione quotidiana, fra cui il pagamento dei suoi numerosissimi impiegati (lo Stato è spesso l’unica fonte di reddito) tra cui i ben 60mila agenti della Forza di sicurezza.Un piano di destabilizzazione totale, le cui grandi linee sarebbero state comunicate ad Abu Mazen per metterlo in condizione di includerle nel suo discorso di inaugurazione della legislatura e nelle sue trattative con Hamas.

Ma il New York Times lo leggono anche gli integralisti, che subito hanno denunciato un «ripudio del processo democratico che gli Stati Uniti invocano giorno e notte». Una critica che ha indotto il ministro degli Esteri israeliano Mark Regev a una smentita assai secca: «Non esiste alcun piano di questo genere». E il Dipartimento di Stato a imitarlo poco dopo.Che intenzioni del genere esistano e che piano piano vengano esaminate è invece innegabile. Israele può fare molte cose perfettamente legittime come rifiutarsi di trattare con il governo Hamas per motivi di sicurezza nazionale.

Più difficile è il compito degli Stati Uniti, che vedono messi in gioco sia gli interessi degli alleati di Gerusalemme sia la credibilità della «dottrina» dell’amministrazione Bush di rinnovamento del Medio Oriente attraverso la democrazia. Soffocare un’economia già in bancarotta come quella palestinese sarebbe molto agevole. Destabilizzare i Territori quasi altrettanto. Ad esempio i militari e paramilitari senza paga, che già provengono da Al Fatah, l’organizzazione fondata da Arafat e inopinatamente sconfitta alle urne, potrebbero avere un incentivo ulteriore a intervenire con la forza. Ma ciò imporrebbe all’America di «riconsiderare» la reale applicabilità della sua nuova «filosofia» di guarigione del Medio Oriente e del mondo attraverso l’imposizione del metodo democratico.


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49 Responses to Democracy Crushing (II)

  1. utente anonimo says:

    Beh,

    il problema di cosa rimane della democrazia dopo che alle elezioni democratiche vincono i nazisti o gli “islamisti” si pone seriamente. I comunisti di solito risolvono il problema alla radice andando al potere con la forza.

    Tu hai qualche suggerimento? Non vale dire che se Israele ritiene una Palestina a guida Hamas un pericolo può sempre dichiararle guerra (quella è una mia risposta).

    Ciao

    Francesco

  2. I comunisti fanno le rivoluzioni se sono la maggioranza e il popolo li segue(il dopo è un’altra questione). Al potere con la forza vanno i golpisti, guarda caso sempre di destra e filocapitalisti. Che ti piaccia o no questa è la tua democrazia, una farsa e una superstizione, come disse il noto cantante!

  3. utente anonimo says:

    ” l problema di cosa rimane della democrazia dopo che alle elezioni democratiche vincono i nazisti o gli “islamisti” si pone seriamente.”

    Io direi il problema di affrontare il risultato derivante da scelte che si è fatto di tutto per promuovere.

    O che si è detto che si vuole promuovere.

    MJ

  4. utente anonimo says:

    >I comunisti fanno le rivoluzioni se sono la maggioranza e il popolo li segue…RMAl potere con la forza vanno i golpisti, guarda caso sempre di destra e filocapitalisti.<
    Ah, perché ai comunisti con “la forza” je fa schifo, vero?:-). Ma caro RM, a parte il fatto che in entrambi i casi (“rivoluzione” bolscevica o golpe – si tratta generalmente della stessa medesima cosa, ossia rovesciare con la forza un governo più o meno democraticamente eletto) viene versato del sangue, non è meno immorale che a versarlo siano dei soldati – come nel caso dei golpisti – piuttosto che usare il caro “popolo” -donne e bambini compresi – come carne da cannone, come in genere succede nelle cosiddette “rivoluzioni” bolsceviche?

    >Che ti piaccia o no questa è la tua democrazia, una farsa e una superstizione, come disse il noto cantante!<
    Ah, mbè, se da Marx scendiamo agli strimpellatori di canzonette, ogni obiezione diventa vana!:-).

    Ciao

    Ritvan

  5. Consideri la musica un’arte minore? E poi definire Gaber uno strimpellatore mi sembra irriconoscente…

    Ci sono morti ammazzati ingiustamente e morti che vengono ammazzati per le ingiustizie commesse.

  6. utente anonimo says:

    >Beh, il problema di cosa rimane della democrazia dopo che alle elezioni democratiche vincono i nazisti o gli “islamisti” si pone seriamente.<
    Messa così a me sembra un “processo alle intenzioni” bell’ e buono. I nazisti in Germania non rappresentarono un pericolo perché vinsero le elezioni, bensì DIVENNERO un pericolo DOPO aver vinto le elezioni. E lo divennero compiendo ATTI CONCRETI che l’imbelle Europa di allora non volle vedere e che sarebbe superfluo elencare qui.

    Ora, il Parlamento palestinese non si è ancora riunito e già si straparla di embarghi. La cosa mi sembra indecente.

    I comunisti di solito risolvono il problema alla radice andando al potere con la forza.

    >Tu hai qualche suggerimento? Non vale dire che se Israele ritiene una Palestina a guida Hamas un pericolo può sempre dichiararle guerra (quella è una mia risposta).<
    Francesco, ma scherzi o cosa???!!! Che a te risulta che fra israele e palestinesi ci sia attualmente la pace?!

    Ciao

    Ritvan

  7. utente anonimo says:

    ERRATA CORRIGE

    Nel post 6 la frase sui comunisti “forzuti” è di Francesco e per un errore mio è rimasta nel mio commento.

    Ritvan

  8. utente anonimo says:

    >Consideri la musica un’arte minore? E poi definire Gaber uno strimpellatore mi sembra irriconoscente…<
    Replica tipicamente comunista:-). Invece di rispondere nel merito, si coglie la palla al balzo per stracciarsi le vesti sulla “offesa di una gravità inaudita”:-) alla sacra arte della canzonetta.

    Gaber sarà anche stato un insigne cantautore, ma in un dibattito ritengo opportuno citare fonti un po’ più autorevoli di testi di canzonette.

    >Ci sono morti ammazzati ingiustamente e morti che vengono ammazzati per le ingiustizie commesse.<
    Non capisco cosa c’entri col discorso che facevo sulla diversità della “truppa” utilizzata da golpisti e “rivoluzionari”.

    Ciao

    Ritvan

  9. utente anonimo says:

    Caro Ritvan,

    prima di andare al potere i nazisti avevano già dichiarato bellamente cosa avevano intenzione di fare.

    Dopo essere andati al potere violarono pochissimi trattati internazionali (per di più si trattava di ingiuste vessazioni imposte dopo la Prima Guerra Mondiale) e quindi non si poteva/doveva fare niente.

    Capisci che senza processo alle intenzioni si finisce inevitabilmente nella guerra aperta e nel momento deciso da Hitler. E lì si rischia tutto, sarebbe bastato che aspettasse ad attaccare l’URSS o che Rommel conquistasse Malta e isolasse le forze britanniche in Egitto o che i tedeschi costruissero dal ’42 i caccia con motore a reazione invece di cercare di costruire dei bombardieri … non è un rischio eccessivo?

    Certo, nè il FIS in Algeria nè Hamas in Palestina possono mettere in piedi qualcosa di paragonabile alla macchina militare tedesca. Ma già l’Iran potrebbe dotarsi di armi atomiche. Poi magari le uas solo per fare la voce grossa nel Consiglio del Golfo.

    Sui rapporti tra Israele e Palestina: mi sembra evidente che Israele usi una piccola frazione del potere militare convenzionale di cui dispone. Forse lo fa per dare sostegno alla propaganda che li dipinge come tanto buoni e fa fare ai palestinesi la figura dei cattivi, di certo potrebbero far molto di più.

    RM, rileggiti Lenin su come si fanno le rivoluzioni comuniste, sennò sembri un sedicenne con la maglietta del Che!

    Francesco

  10. caro francesco,

    sono disposto a discutere su tutto con te ma lascia perdere Marx e Lenin perchè io li ho letti!

    Dì la verità hai mai letto il Capitale o il che fare?

    Dico il Capitale, e non estratti o corsi veloci per giovani destrorsi!!!!

  11. Caro Ritvan,

    spesso un testo di letteratura può cogliere ciò che mille saggi non riescono a fare! Mi sorprende un’affermazione del genere da un antimarxista umorale!

  12. utente anonimo says:

    Caro RM

    mi hai colto in castagna! Certo che non ho letto nè l’uno nè l’altro.

    Ma ben so che i comunisti sono sempre andati al potere con le armi, sfruttando situazioni di crisi ed una notevolissima disciplina, utile anche per spiegare cosa stava succedendo dopo la presa del potere, quando qualche incauto alleato osava chiedere spiegazioni o protestare.

    Il popolo in tutto questo c’entra poco più dei cavoli a merenda.

    Saluti

    Francesco

    PS mi confermi che Lenin disse che le rivoluzioni sono roba da professionisti?

  13. utente anonimo says:

    >spesso un testo di letteratura può cogliere ciò che mille saggi non riescono a fare!<
    Caro RM, anche le sorelle Lecciso o Platinette, che impazzano nei salotti televisivi, ogni tanto dicono cose di una profonda saggezza, ma nessuno s’è mai sognato di rimpiazzare, chessò Ernesto Galli della Loggia con Platinette. C’è un limite a tutto….

    >Mi sorprende un’affermazione del genere da un antimarxista umorale!<
    Casomai “antimarxista umorista”:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Diversamente da Francesco (che, da economista qual è, dovrebbe vergognarsi!:-) ) io ho letto (non per mia scelta, ma per le ragioni che ho spiegato altrove) quel pregevole capolavoro di prosa che racconta dettagliatamente come e qualmente il bieco kapitalista succhiasangue usa il suo Kapital per comprare al mercato dei telai, dei fili ecc. e poi va in giro in cerca di disgraziati costretti dalla fame a tessere, tessere, tessere, per 36 ore su 24, ai quali non viene pagato “il lavoro”, ma “la forza lavoro” (se vuoi ti cito anche la definizione marxista di “forza lavoro”). E come poi sempre il suddetto vampiro – che evidentemente non dispone di un ufficio apposito marketing – va in giro a vendere il prodotto finito come un vuccumprà qualsiasi:-), intascandosi il cosiddetto “plusvalore”, maledetto frutto del sangue e sudore del proletario o detto in altri termini la differenza fra il prezzo vero del “lavoro materializzato” e il prezzo della “forza lavoro”. E allora?

  14. utente anonimo says:

    >Dì la verità hai mai letto il Capitale o il che fare? RM<
    Dicono che Lenin, dopo aver scritto il pregevole tomo “Che fare?”, si autorispose subito, scrivendo un altro papiro intitolato :” Un passo avanti e due indietro”.

    I maligni dicono che voleva inventare un nuovo passo di ballo, ma invece era un’inconscia profezia sui progressi che avrebbe fatto il 2paradiso dei lavoratori”:-).

    Ciao

    Ritvan

    L’Antileninista Umorista:-)

  15. utente anonimo says:

    >prima di andare al potere i nazisti avevano già dichiarato bellamente cosa avevano intenzione di fare.

    Dopo essere andati al potere violarono pochissimi trattati internazionali (per di più si trattava di ingiuste vessazioni imposte dopo la Prima Guerra Mondiale) e quindi non si poteva/doveva fare niente.

    Capisci che senza processo alle intenzioni si finisce inevitabilmente nella guerra aperta e nel momento deciso da Hitler. E lì si rischia tutto, sarebbe bastato che aspettasse ad attaccare l’URSS o che Rommel conquistasse Malta e isolasse le forze britanniche in Egitto o che i tedeschi costruissero dal ’42 i caccia con motore a reazione invece di cercare di costruire dei bombardieri … non è un rischio eccessivo?…Francesco<
    La tua analisi storica mi sembra meno plausibile della descrizione (del resto mai tentata) del “paradiso dei lavoratori”:-).

    Ma come, quelli violano dei trattati internazionali e tu dici:”Vabbè, sono ragazi, bisogna comprenderli, del resto hanno sofferto troppo durante la Grande Guerra e anche dopo, perciò lasciamoli riarmarsi fino ai denti, lasciamoli riprendersi il bacino del Ruhr, lasciamoli annetersi l’Austria, lasciamo che si pappino i Sudeti, visto che abbiamo permesso a Hitler di andare al potere tanto vale che faccia quel che c..zo gli pare! E del resto mica ci sta infinocchiando, quello che fa l’aveva già bell’ e scritto nel programma elettorale, che diamine!”. Ma stiamo scherzando, vero?

    Ciao

    Ritvan

  16. utente anonimo says:

    Rm, fai incacchiare ritvan e scrive quelle cose lì. Ma sono bazzecole. Ben più strampalata è l’affermazione che il comunismo non sia stato descritto. Questa era un’emerita stronzata di Stalin, e mi fa specie che la ripeta un’antistalinista a tutto tondo. Ma va be’. Ripassino dalla ridente Napoli:

    Il difficile passaggio dal Primo Tomo del “Capitale” al Secondo ed al terzo può afferrarsi se si intende che non libro per libro o capitolo per capitolo, ma pagina per pagina e si può dire in ogni pagina, si tratta di tre momenti della nostra concezione […]

    Il terzo momento è quello vitale, e chi ha luce negli occhi e nella mente per coglierlo lo vedrà splendere con abbagliante frequenza. Non è più la teoria della impresa industriale, non è più quella della società borghese storica, ma è la teoria della società comunista, futura e certa anche nella sua DESCRIZIONE. (Scienza economica marxista come programma rivoluzionario, 1959)

    È il classico errore di dar credito ai professori di filosofia. Non ci capiscono una mazza. Più sanno, meno conoscono. p

  17. utente anonimo says:

    Divagazioni sulla democrazia

    sono sempre disponibile al confronto civile (from a blog)

    “Disponibile al confronto” “D’accovdo” (Nuntereggae più, r. Gaetano)

    Exeter Chess Club: No more Giuoco Pianissimo (Old Stodge)

    This club is a GP-free zone

    1.e4 e5 2.Nf3 Nc6 3.Bc4 Bc5 4.Nc3 Nf6 5.d3 d6

    Support the campaign for d2-d4

    I agree. p

  18. utente anonimo says:

    p,

    n+1 ?

    Aurora.

  19. “poi va in giro in cerca di disgraziati costretti dalla fame a tessere, tessere, tessere, per 36 ore su 24″ il capitalista non va assolutamente in giro perchè gli operai sono “costretti” liberamente a vendere la loro forza(lavoro) sul mercato a causa della spoliazione subita, do you know sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro?!

    “se vuoi ti cito anche la definizione marxista di “forza lavoro”). ”

    no, dimmi semmai quella di accumulazione originaria, merce e denaro, sarei più soddisfatto!

    “E come poi sempre il suddetto vampiro – che evidentemente non dispone di un ufficio apposito marketing – va in giro a vendere il prodotto finito come un vuccumprà qualsiasi:-), intascandosi il cosiddetto “plusvalore””

    Vuoi farmi credere che la circolazione del capitale è fatta di capitalisti in carne ed ossa che invocano l’azzeramento del tempo tramite lo spazio? Ti sei fermato al primo libro del capitale, vero?

    ma forse ti è risultato ostico anche il primo capitolo sulla merce e sulla distinzione tra valore d’uso e valore, in passato sei forse stato carpito dall’althusserismo?

    Non ridurre le cose a barzellette, io non lo farei nemmeno con julius evola.

  20. utente anonimo says:

    “Riarmarsi fino ai denti” dovrebbe essere un diritto di ogni nazione indipendente, a parte il fatto che nel 1939 non lo avevano ancora fatto (vedasi le foto dei bei cavallini tedeschi che trainavano i cannoni).

    La Ruhr era un pezzo di Germania e trovo difficile giustifcare che dovesse essere sottosposta a regime particolare solo perchè i francesi nel 1920 erano incazzati. Infatti non fecero nulla quando i tedeschi se la ripresero al 100%.

    Se poi gli austriaci volevano unirsi ai loro amichetti tedeschi con che diritto ci metti becco? e il diritto all’autodeterminazione dei crucchi sudeti dove lo metti?

    Seriamente Ritvan, mi pare che Hitler si sia scelto benino le mosse, fino al 1939, per essere difficilmente attaccabile dal punto di vista legale.

    Ciao

    Francesco

  21. utente anonimo says:

    x p.

    credo di essere il colpevole dell’affermazione stalinista.

    Me lo aveva insegnato la mia ottima prof di storia e filosofia, con fare apologetico del marxismo, dicendo che rimproverare l’incapacità di descrivere il mondo comunista (se non in termini vaghissimi e abbastanza messianici) era una critica ingiusta.

    Ciao

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    x Ritvan

    a me a scuola hanno fatto leggere “il nome della rosa”. Forse è ancora andata bene a te :)

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    Ma aurora, capisci di matematica? Sei imprevedibile. Comunque, in quei tre segni c’è formalizzato tutto il metodo. Ma la cosa bellissima è che sono stati individuati da scienziati “puri” “a babbo morto”. Poi un ingegnere napoletano, stufo delle tante chiacchiere di comunisti e anticomunisti d’opinione, ha preso la formula, fatto uno più uno e ha visto che fa … marx. p

  24. utente anonimo says:

    x p. e Aurora

    Sarò un prosaico troglodita insensibile al fascino delle espressioni alfanumeriche del marxismo in salsa napoletana, ma a me veramente quei numeri e lettere mi sembrano la descrizione di un pezzo di partita di banalissimi scacchi.

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    Ritvan, prima di tutto gli scacchi non sono tanto banali.

    Poi ti vorrei dire che p ed io abbiamo il nostro codice di comunicazione, ma non sarebbe vero.

    “Uno + uno farebbe due, se due fosse uno + uno”. Sono stata arpionata dalla curiosità e ho dovuto seguire la traccia.

    Aurora.

  26. utente anonimo says:

    “poi va in giro in cerca di disgraziati costretti dalla fame a tessere, tessere, tessere, per 36 ore su 24″ >il capitalista non va assolutamente in giro perchè gli operai sono “costretti” liberamente a vendere la loro forza(lavoro) sul mercato a causa della spoliazione subita, do you know sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro?!<
    Io don’t know, (e per favore, parlami quanto vuoi di Grande Rivoluzione Proletaria ma non di “sussunzione”, la parola mi evoca sgradevoli ricordi:-) ) ma io know imprenditori veneti e lumbard che farebbero (e a volte anche fanno:-) ) carte false per trovare il negro che vada a lavorare nella loro fabbrichetta. Sarebbero disposti ad andare anche fino in Senegal per portarsero dietro nascosto nel bagagliaio dell’auto, visto che le leggi sinistro-destrorse in materia fanno schifo. ma il povero marx che ne sapeva che sarebbero venuti al mondo una Turco un Napolitano un Bossi e un Fini?:-)

    “se vuoi ti cito anche la definizione marxista di “forza lavoro”). ”

    >no, dimmi semmai quella di accumulazione originaria, merce e denaro, sarei più soddisfatto!<
    Mah, eredità dallo zio ricco d’America, ti starebbe bene? O preferisci “vincita al totocalcio”?:-). Oppure preferisci “lavoro autonomo da libero professionista” senza succhiare il sangue al proletariato? fai un po’ te, insomma….

    “E come poi sempre il suddetto vampiro – che evidentemente non dispone di un ufficio apposito marketing – va in giro a vendere il prodotto finito come un vuccumprà qualsiasi:-), intascandosi il cosiddetto “plusvalore””

    >Vuoi farmi credere che la circolazione del capitale è fatta di capitalisti in carne ed ossa che invocano l’azzeramento del tempo tramite lo spazio? Ti sei fermato al primo libro del capitale, vero?<
    No, ma era per semplificare. Perché marx lo può fare col telaio e col filo e io no? Non è mica giusto!:-)

    Comunque, gira che ti rigira, in tutti i “pasaggi commerciali” i biechi borghesi industrialisti e quelli commercianti si spartiscono fra di loro lo stesso “plusvalore”, non è che il mercato crea valore aggiunto, marxisticamente parlando. Giusto? Pertanto, in teoria l’industriale potrebbe benissimo andarsene in giro a vendere i tappeti filati dai sui “schiavetti” come un vuccumprà e intascarsi tutto il malloppo senza dividerlo col bieco borghese commerciante.

    >ma forse ti è risultato ostico anche il primo capitolo sulla merce e sulla distinzione tra valore d’uso e valore, in passato sei forse stato carpito dall’althusserismo?<
    No, è che nosotros albanesi siamo un pochino tonti per natura, che vuoi, razza primitiva, vuoi mettere coi marxisti di pura stirpe italica, cosi illuminati e pur così modesti?:-).

    >Non ridurre le cose a barzellette, io non lo farei nemmeno con julius evola.<
    Una bella barzelletta su Evola – se esiste -non mi dispiacerebbe affatto. Parafrasando un tuo detto (a proposito delle canzonette), a volte si impara molto di più da una barzelletta o da un motto di spirito che da interi volumi. Fossero pure questi ultimi targati Marx-Engels-Lenin.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ma ti ha mai sfiorato il dubbio che anche il coraggio e l’intelligenza , pur non essendo “merci”, hanno un “valore”, nonché un “valore d’uso”? E se quel famigerato “plusvalore”, sangue succhiato al povero proletario:-), non fosse altro che “il prezzo” del coraggio di rischiare il gruzzoletto ereditato o racimolato goccia a goccia con duro lavoro e dell’intelligenza di trasformarlo – tramite il solito proletariato, beninteso – senza fallire? No, eh, da quelle parti niente dubbi, solo granitiche certezze. Anzi, scommetto quel che vuoi che saprai trovare il nome della bieca corrente sporca, puzzolente e traditrice del proletariato che ha posto per prima (non pretendo di essere originale, in questo porco mondo non c’è mai nulla di nuovo) il blasfemo quesito e anche trovare il pregevole papiro di derivazione marxista che tale blasfemia ha cazziato per bene. Dai, illuminami, ti prego….

  27. utente anonimo says:

    >x Ritvan a me a scuola hanno fatto leggere “il nome della rosa”. Forse è ancora andata bene a te :)

    Francesco<
    Vuoi scherzare, vero vecchio baciapile?:-). Il sullodato tomo di Eco sarà anche una crudele stilettata di matrice ideologica nel costato di ogni buon discepolo di Santa Romana Chiesa che si rispetti, ma in quanto a stile e godibilità fra esso e “Das Kapital” c’è un enorme abisso. “Il nome della rosa” me lo son letto per diletto, pur sapendo bene che il monaco pazzoide che fa strage di colleghi e alla fine si pappa il libro avvelenato pur di soffocare la Risata dell’Umanità è una cazzata ecoiana ad esclusivo uso e consumo del lettore mangiapreti che costituisce l’80-90% del bacino che lo ha fatto schifosamente ricco. E ben sapendo altresì che quei monasteri, lungi dall’essere rifugio di pazzoidi piromani, furono per secoli l’unica tremolante luce in un’ Europa barbara, conservando e consegnando ai posteri il sapere antico, fertile humus per un Rinascimento.

    Ciao

    Ritvan

  28. utente anonimo says:

    >x p.

    credo di essere il colpevole dell’affermazione stalinista.

    Me lo aveva insegnato la mia ottima prof di storia e filosofia, con fare apologetico del marxismo, dicendo che rimproverare l’incapacità di descrivere il mondo comunista (se non in termini vaghissimi e abbastanza messianici) era una critica ingiusta.

    Ciao Francesco<
    Sarà anche stata “ottima” la tua prof, ma mica era di “scuola napoletana”, che diamine! Però, caro Francesco, tu hai da sape’ che la scuola napoletana s’ispira – non solo per vicinanza geografica – a quella greca ed egiziana, ossia ai grandi sacerdoti che celebravano i Misteri Divini. Loro, i sacerdoti di quelle scuole, sapevano tutto, ma proprio tutto di quei misteri, ma mica lo potevano rivelare alla plebe ignorante. Verboten! Forbidden!:-) (non so come si dice in greco antico, tanto meno in egiziano antico). Perché, sennò, a ogni miserabile plebeo poteva saltare in testa di diventare sacerdote di Dioniso o di Apofis. Ekkkekkkakkio, tutti sacerdoti di Dioniso o di Apofis: e chi avrebbe poi lustrato i calzari?:-)

    Ecco mio caro perche mai dei biechi individui come te e il sottoscritto (e con tutto il rispetto anche la tua ottima prof) potranno mai venire a conoscenza del Supremo Mistero dell’Ordinamento del Paradiso dei Lavoratori”. Quando quel Giorno verrà, solo gli Eletti sapranno cosa si deve fare, saranno solo Loro a comandare, mica pizza e fichi, che ci metta becco anche l’ultimo degli imbecilli che ha letto Marx nella pregevole traduzione di Gennarino Cacace!:-)

    Io, per parte mia, me ne son fatto una ragione, tu fai un po’ come ti pare….

    Ciao

    Ritvan

  29. utente anonimo says:

    A proposito di “ignoranti” e da lasciare nell'”ignoranza”.

    “Non ripetiamo la baggianata che gli operai non arrivano a capire. Non importa. Voi non avete pratica degli intellettuali e non sapete abbastanza quanto sono vuoti fessi vili e difficili a spostarsi un millimetro dai pregiudizi dominanti. Da quarant’anni ho imparato a fondo quanto più facilmente un uditorio operaio afferra tesi audaci radicali e in controsenso alle idee tradizionali, laddove i benpensanti magari con diverse lauree rispondono enunciando fesserie giganti e pietose.

    Ho quindi deposto per sempre la preoccupazione che gli operai non capiscano. Appunto perché liberi dalla via scolastica e con un metodo che tiene più dell’istinto che del raziocinio, essi si portano sul piano della loro dottrina di classe, e agiscono in conseguenza”.

    Tientela tutta quanta tu, non mi serve, la tua e dei tuoi professori di marxismo boria d’intellettuale illuminato (e decidi tu di quale dottrina. In mano a voi sono tutte uguali). p

    ps: n+1, se permetti, fa parte del principio d’induzione matematica. Capisco però che in albania i tuoi dottissimi professori erano troppo impegnanti a “enunciare fesserie giganti e pietose”. Purtroppo non te ne sei più liberato.

  30. utente anonimo says:

    Caro p.

    ho bisogno di aiuto.

    Metà delle persone che sostengono che è meglio parlare ai lavoratori/popolo/semplici godono della mia completa disistima come disonesti demagoghi che preferiscono ingannare i semplici invece di farsi smascherare da chi ne sa qualcosa; l’altra metà li chiamo maestri …

    Come fare?

    Ciao

    Francesco

    PS non è uno scherzo.

  31. utente anonimo says:

    Non riconosci aria di casa, francesco? Forse così ti sarà più chiaro.

    tertulliano, de testimonio animae:

    Nouum testimonium aduoco, immo omni litteratura notius,

    omni doctrina agitatius, omni editione uulgatius, toto homine

    maius id est totum quod est hominis. Consiste in medio,

    anima; seu diuina et aeterna res es secundum plures philosophos,

    eo magis non mentieris : seu minime diuina, quoniam

    quidem mortalis, ut Epicuro soli uidetur, eo magis mentiri

    non debebis, seu de caelo exciperis seu de terra conciperis seu

    numeris seu atomis concinnaris seu cum corpore incipis seu

    post corpus induceris, undeunde et quoquo modo hominem

    facis animal rationale, sensus et scientiae capacissimum. Sed

    non eam te aduoco, quae scholis formata, bybliothecis exercitata,

    academiis et porticibus Atticis pasta sapientiam ructas.

    Te simplicem et rudem et impolitam et idioticam compello,

    qualem te habent qui te solam habent, illam ipsam de compito,

    de triuio, de textrino totam. Imperitia tua mihi opus

    est, quoniam aliquantulae peritiae tuae nemo credit.

    Ea expostulo quae tecum homini infers, quae aut ex temetipsa aut

    ex quocumque auctore tuo sentire didicisti. Non es, quod

    sciam, Christiana. Fieri enim, non nasci solet Christiana.

    Tamen nunc a te testimonium flagitant Christiani, ab extranea

    aduersus tuos, ut uel tibi erubescant, quod nos ob ea

    oderint et inrideant, quae te nunc consciam detineant.

    La lotta tra i ruttatori sapienza e i loro spernacchiatori è lunga e difficile e ha conosciuto alterne vicende. Ma noi non abbiamo fretta. Intanto ci addestriamo alla scuola di gennarino cacace e antonio de curtis. L’ultima pernacchia sarà cosmica.p

  32. utente anonimo says:

    caro p.

    mi duole renderti edotto del fatto che il mio latino è assai arrugginito e pure carente (preferivo di gran lungo il greco nei tempi della mia studiosa gioventù).

    quindi non c’ho capito nulla (sono anche a casa a badare a figli e moglie …)

    però come ti ho detto il problema è di avere un criterio di verità che prescinda da dispute tra saggezza del popolo e riflessione del saggio

    ciao

    Francesco

  33. utente anonimo says:

    >…in albania i tuoi dottissimi professori erano troppo impegnanti a “enunciare fesserie giganti e pietose”. Purtroppo non te ne sei più liberato. p<
    Le cosiddette “fesserie giganti e pietose” dei miei biechi prof di marxismo erano le stesse medesime enunciate da te e da RM, disprezzo per gli intelletuali- facili prede delle bieche lusinghe borghesi – e fiducia nel Proletariato Istintivo compresi. La sola aggiunta per così dire “creativa” era che il degno erede di Marx, Engels e Lenin non veniva considerato Gennarino Cacace, illustre fondatore della “scuola napoletana”:-), bensì il Glorioso Compagno Enver Hoxha, Insostituibile Guida dei VERI Marxisti-Leninisti dell’Orbe Terracqueo.

    Ciao

    Ritvan

  34. utente anonimo says:

    Non hai capito una mazza, come al solito. L’istinto ce l’hanno tutti. E tertulliano era un grande avvocato di allora. Ma tant’è. Degno dei tuoi maestri. p

  35. utente anonimo says:

    Oddio,

    p. sei arrivato a dare un valore politico al buon vecchio Totò?

    Stai proponendo una contrapposizione tra la cultura come menzogna (dei dominanti o dei fessi che si credono professori di rivoluzione) e l’istinto (quello che spinge sempre l’oppresso a ribellarsi? e che alla fine lo guiderà ad una grande e definitiva rivolta?)

    C’ho capito qualcosa?

    Leggendo Serra ed Eco viene voglia di darti ragione, ma se leggo Tommaso più non ti seguo.

    sei un demone tentatore

    Francesco

  36. utente anonimo says:

    Tommaso viene dopo, e potrà recuperare alla luce della nuova dottrina tutta la grande eredità classica che tertulliano dovette combattere. Conosco poco tommaso, ma a me basta vedere la stessa mirabile operazione di recupero dei classici che dante attua nel suo poema. Ma prima la spada tranciante di tertulliano, “Anima, ho bisogno della tua ignoranza”.

    Non solo totò, che principe era, ma anche il povero facchino napoletano, il cui istinto coglie un punto essenziale:

    “Lo Stato rivoluzionario borghese in un primo tempo interviene per rendere possibile con la forza questa arbitrale disposizione di tempo (cioè di lavoro), per abituare a questa forma di oppressione gli antichi artigiani contadini e perfino mendicanti, che avevano qualche ora di vita di cui restavano padroni. Classica è la risposta del facchino napoletano sdraiato al sole sulla banchina. Il ricco turista lo chiama; guarda quegli la pesante valigia e marxisticamente risponde, immobile: “Signò, aggio magnato!”. Borbonismo! Negazione di Dio? Dell’onnipotente dio danaro. Nella civile Albione di certo vige tuttora qualche legge che manderebbe quel facchino in galera.”

    Alla verità capitalista che “il tempo è denaro”, l’arretrato e ignorante sottoproletario (neppure proletario, parola che tanto piace a chi la usa in ogni intervento) di Napoli replica: il tempo è vita.p

  37. utente anonimo says:

    p, non sono riuscita a trovare la traduzione di Tertulliano e tu non aiuti. Mi è sembrato di capire che l’anima ( lo spirito?) dell’uomo tanto più è pronto a recepire la verità, la fede, quanto meno è intriso e straripante di concetti e nozioni. Se si è semplici, sgombri di domande e di spiegazioni razionali su tutto, l’istinto naturale, ancestrale, ha la via aperta per la conoscenza dell’essenziale, le verità fondamentali.

    Tra queste, seguendo il tuo apparente discorso, ci sarebbe il valore del tempo, già affrontato da Seneca : il tempo è un bene che nessuno ti potrà restituire.

    Naturalmente io concordo in pieno, non ha prezzo il tempo della nostra vita. Bene ha fatto il facchino.

    Ti dispiacerebbe però evitarmi di dovere ogni volta incaponirmi nella ricerca di traduzioni e interpretazioni ? Mi fai perdere tempo prezioso, mentre il tempo che tu dedichi a scrivere in latino potrebbe essere lo stesso dello scrivere direttamente la traduzione.

    Aurora.

  38. utente anonimo says:

    Non ho trovato neanch’io una traduzione in italiano di questo libro. Dovrai accontentarti di ciò che passa il convento. Per capire meglio il senso, Tertulliano si lamenta nel passo precedente che i pagani difendono a spada tratta i loro autori in opposizione alla nuova dottrina, salvo negare loro l’autorità, quando esprimono posizioni che si avvicinano alle nuove verità cristiane. È questo il poco sapere a cui nessuno crede. Ma l’anima è ben di più che la sistemazione razionale del sapere acquisito. p

    Chiamo una nuova testimonianza, anzi, più nota d’ogni letteratura, più trattata d’ogni dottrina, più pubblicata d’ogni edizione, maggiore di tutto l’uomo, cioè tutto ciò che è dell’uomo. Vieni avanti, anima. O che tu sia cosa divina e eterna secondo i più dei filosofi, tanto più non mentirai, o non affatto divina, in quanto mortale, come sembra solo a Epicureo, tanto più non dovrai mentire. Che tu sia tratta dal cielo o concepita dalla terra o formata di numeri e atomi; che tu inizi col corpo o sia istillata dopo il corpo, da qualunque luogo, in qualunque modo, tu rendi l’uomo animale razionale, in tutto capace di sentimento e conoscenza. Ma non chiamo te siffatta che, formata nelle scuole, esercitata nelle biblioteche, nutrita nelle accademie e portici dell’Attica, rutti sapienza. A te m’appello semplice, rozza, incolta, illetterata, quale ti hanno quelli che solo te hanno, proprio te che sei tutta di strada, di crocicchio, di bottega tessile. Ho bisogno della tua ignoranza, perché al tuo poco di sapere nessuno crede. Voglio da te le cose che con te rechi all’uomo, che o da te stessa o dal tuo qualsiasi autore hai imparato a sentire. Non sei, ch’io sappia, cristiana. Infatti diventa, non nasce di solito cristiana. Ma ora i cristiani insistono per avere da te la tua testimonianza, da un’estranea contro i tuoi amici, affinché anche davanti a te si vergognino di odiarci e irriderci per quelle cose che ora ti rivelano [nostra] complice.

  39. utente anonimo says:

    p, grazie della traduzione.

    Non voglio interferire con i fatti tuoi, ma se ti sembra di essere un pulpito inadatto per le prediche, il mio parere è invece che i discorsi ti vengono molto bene, quando li completi. Avresti le navate piene.

    Anche se tu poni interrogativi cui è meglio non cercare di rispondere, per non perdere la semplicità dell’anima.

    Aurora.

  40. utente anonimo says:

    Se “il tempo è vita” del facchino napoletano non riesce a farsi cultura e pensiero, come farà a sconfiggere “il tempo è denaro”?

    Non potrà essere eliminato perchè è vero e l’uomo lo vive (anche se convinto del precetto del potere), ma rimarrà schiacciato.

    E se avesse per caso spazio, non saprà farsi principio ordinatore della società e, passata la festa, verrà ricondotto all’obbedienza.

    A questo servono i professori.

    Ciao

    Francesco

    PS grazie per la traduzione

  41. utente anonimo says:

    “Le cosiddette “fesserie giganti e pietose” dei miei biechi prof di marxismo erano le stesse medesime enunciate da te e da RM, disprezzo per gli intelletuali- facili prede delle bieche lusinghe borghesi – e fiducia nel Proletariato Istintivo compresi. Ritvan”

    >Non hai capito una mazza, come al solito. L’istinto ce l’hanno tutti. E tertulliano era un grande avvocato di allora. Ma tant’è. Degno dei tuoi maestri. p< Scusa p. ma devi far pace con te stesso. Se ci riesci. Non sei forse tu che nel commento n.29 citi tronfio di legittimo orgoglio qualcuno di cui non me ne frega una mazza ma che a te indubbiamente convince, visto che lo citi:
    “”Non ripetiamo la baggianata che gli operai non arrivano a capire. Non importa. Voi non avete pratica degli intellettuali e non sapete abbastanza quanto sono vuoti fessi vili e difficili a spostarsi un millimetro dai pregiudizi dominanti.”

    Ribadisco, sono le stesse medesime cose che i miei biechi prof di marxismo pontificavano (con una certa forma di autolesionismo, essendo anch’essi degli schifosissimi:-) intellettuali e non dei nobilissimi proletari). Sei proprio sicuro di non essere proprio tu il loro degno (si fa per dire:-) ) erede?

    Ciao

    Ritvan

  42. utente anonimo says:

    >Alla verità capitalista che “il tempo è denaro”, l’arretrato e ignorante sottoproletario (neppure proletario, parola che tanto piace a chi la usa in ogni intervento) di Napoli replica: il tempo è vita.p<
    Beh, per la verità “chi la usa in ogni intervento”, ossia il sottoscritto, ci tiene a precisare che Marx chiamava sprezzantemente tale sottospecie del proletariato “Lumpenproletariat”. Se speri di fare la GRP con esso, stai fresco, mio caro!:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Per chi volesse sapere cosa significa “lumpen” è pregato di rivolgersi ad un vocabolario tedesco-italiano.

  43. utente anonimo says:

    Anche tu Ritvan mi mandi a cercare sui vocabolari :

    Lump=straccione.

    Non riporto gli altri significati, il principale dovrebbe essere quello appropriato.

    Ti vedo in onda fuori orario usuale, in tarda serata, spero che il lavoro non ti sottragga troppo tempo.

    Aurora.

  44. utente anonimo says:

    Io non spero di fare la rivoluzione con nessuno. Sono marxista per questo, se no sarei altro. Ma tu e i tuoi professori non capite una mazza di marxismo, non manchi occasione per dimostrarlo, come con questa cazzata colossale. Bisogna proprio spiegarti tutto. Esponendo la dottrina, è inutile preoccuparsi di chi sia abbia di fronte e di cosa faccia nella divisione del lavoro in questa società. Se l’istinto è orientato bene, capirà, senza preoccuparsi affatto che in questa società sia un ignorante, un istruito, un ricco o un povero. Se no, non capirà. E tanto più non capirà, quanto più crederà di poter capire (te e i tuoi professori) col surrogato dell’intelletto quei punti dottrinari. C’è qualcosa che viene prima della comprensione razionale, il grado zero: “imperitia tua mihi opus est”. Tertulliano, appunto (di cui nulla hai detto, perché nulla sai dire sul marxismo tranne quattro stupide cazzate apprese a memoria), 1700 anni circa prima di marx e circa 1800 prima di gennarino cacace. Vedi ora come il proletario straccione sappia di marx più di te senza averne letto una riga?p

  45. utente anonimo says:

    Gatta ci cova.

    Aurora.

  46. utente anonimo says:

    >Vedi ora come il proletario straccione sappia di marx più di te senza averne letto una riga?p<
    Beh, caro p., se ti può essere di ulteriore conforto, ben prima qualcuno disse:”Beati i poveri di spirito, perché loro sarà il Regno dei Cieli”. Sostituiamo il “Regno dei Cieli” col “Radioso Sol dell’Avvenir” è il gioco è fatto. Campa cavallo che l’erba cresce!:-).

    Ciao

    Ritvan (che ti invia il deferente ossequio dei suoi beceri prof di marxismo)

  47. utente anonimo says:

    p.

    questa cosa dell’istinto che capisce mi lascia perplesso.

    Vero che è l’istinto che iniziò a capire “quella la devi sposare” ma seguì la ragione a convincermi … allora. E anche adesso, suvvia.

    Tanto meno questo vale per l’analisi: posso comprendere con l’istinto che mi stanno a fregare, anche se sono tutti belli pulitini e con le virgole a posto, ma dopo devo comprendere. Sennò non funziona.

    Ciao

    Francesco

  48. utente anonimo says:

    >p. questa cosa dell’istinto che capisce mi lascia perplesso..Francesco<
    Eh, caro Francesco, tu hai il vizio di leggere i pensieri filosofici di p. in modo distorto e incompleto, un po’ come facevano i miei biechi prof albanesi di marxismo con i papiri di Marx:-)

    Infatti, non hai fatto caso alla frasetta:” Se l’istinto è orientato bene, capirà, senza preoccuparsi affatto che in questa società sia un ignorante, un istruito, un ricco o un povero. Se no, non capirà..”

    Capito mi hai? L’istinto DEV’ ESSER ORIENTATO BENE! Un po’ come la parabolica per ricevere le giuste trasmissioni satellitari:-). Rimane solo da capire sotto che voce delle Pagine Gialle sono registrati gli onesti artigiani che fanno a domicilio “l’orientamento degli istinti” e il gioco è fatto. Saremo tutti marxisti e la GRP sarà subito realtà. A Dio piacendo:-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  49. utente anonimo says:

    Qui pubblicitari ( il cuore ha sempre ragione, managers di grosse società ( non bisogna chiedersi cosa vuole la gente, ma cosa vuole il futuro), artisti che fiutano le onde in anticipo non ce n’è.

    Aurora.

    Il nuovo è cosa vuole il futuro, non cosa vuole la gente.

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