Pachacuti a Ramallah

Tra poco metterò in rete un’intervista, inedita in italiano, che una nostra amica ha fatto al portavoce di Hamas.

Solo due riflessioni.

Uno. Sono cinque anni e qualcosa che lo stato d’Israele conduce una guerra di annientamento contro Hamas. Il metodo è stato quello di sterminare i quadri dell’organizzazione e di far pagare un prezzo insostenibile alla popolazione per l’appoggio a Hamas. Questo metodo è stato copiato in tutto il mondo, come modello per ciò che chiamano "lotta al terrorismo", e viene presentato come l’unico veramente efficace, perché unisce il massimo della tecnologia al massimo della violenza.

Bene, ecco il risultato.

Due. Esiste davvero la deriva dei continenti.

Eccoli, quelli di questa parte: Prodi, Berlusconi, Fassino, Fini. Tutti, nel giro di poche ore, a dichiararsi preoccupati. Parole quasi identiche, comunque perfettamente intercambiabili. Un segno assolutamente prevedibile dell’appiattamento di quello che chiamano Occidente.

Allo stesso tempo, là fuori dove ululano i venti e si aggirano i leoni famelici, scompaiono le parole che noi avevamo insegnato loro. E loro cominciano a parlare una propria lingua.

In Palestina, dove il linguaggio universalpolitichese che caratterizzava al-Fatah viene sostituito da altre parole, che non si usano da noi. Altri gesti e soprattutto altri sguardi.

Succede lo stesso in Bolivia. Non prestiamo molta attenzione all’America Latina. Ma se volessimo ascoltare quello che stanno dicendo adesso i contadini degli altipiani, li troveremmo ancora più alieni dei ragazzi di Gaza.

L’antropologo Wilson García Mérida coglie bene il senso di quello che è successo in Bolivia, con l’elezione di Evo Morales:

"La premonizione si compie. Ciò che sarebbe successo dopo quella domenica piovosa non fu il risultato di un mero calcolo di correlazione di forze o una milionaria giocata di marketing; fu un Disegno. Allora la pioggia si trasformò in diluvio nei luoghi più sacri e abbandonati di questo territorio, come a Chucaracito, a Saucarí o Orinoca, dove anziane sacerdotesse che portavano nelle loro vene il sangue delle ñustas — lontane sorelle dei Q’ero di Cuzco — sopravvivono in mezzo a ruderi precolombiani e miserie neoliberiste, custodendo le profezie nell’idioma archeologico e sconosciuito dei chipaya e dei limachi. E in qualche luogo lungo le rive del Poopó o sui declivi del Sabaya si sacrificano llama e agnelli".

Dove non si parla di democrazia, ma del Pachacuti, in aymarà il "ritorno alla terra", uno sconvolgimento dell’ordine cosmico come quello con cui il dio Tunupa aprì nel mondo il fiume che scorre dal lago di Tiahuanaco.

"I riti della Stella, o Mosoq Karpay, i riti del "Tempo che deve Venire", carichi dell’incenso delle k’hoa che costituiscono evocazioni agli spiriti dei defunti, sono cruciali per il compimento storico delle profezie. I karpay (i riti) piantano il seme del conoscimento, il seme del Pachacuti, nel corpo luminoso del recipiente che lo contiene."

E’ bello sentire la paura di Prodi e Berlusconi, di Fassino e di Fini.

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5 Responses to Pachacuti a Ramallah

  1. utente anonimo says:

    Mi sa che siamo di nuovo da capo…

    Ley

  2. utente anonimo says:

    Dove hai preso quel bel brano di Merida? E’ un articolo? Se è su internet vorrei avere il link xché desidero leggerlo tutto. Grazie

    Barbarella

  3. kelebek says:

    Non ho la fonte precisa, nel senso che è nel testo di una mail che mi hanno girato. Se mi scrivi a kelebek@imolanet.com (non trovo adesso la tua e-mail), ti mando tutto il testo.

    Miguel Martinez

  4. AndreaRusso says:

    Mooolto bello, Miguel! Mi diverto come un matto a sentire in Tv gli appelli timorati e candidi di chi “difende la democrazia” contro “il partito dei kamikaze”.

    Andrea

  5. utente anonimo says:

    Aggiungici la mia di paura.

    Che al servizio militare ho scoperto di non riuscire a sparare diritto e quindi mi sono vieppiù affezionato alla democrazia.

    Francesco

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