Hasbara for (Dummy) Gays

Abbiamo già parlato della hasbarà, cioè le brillanti tecniche pubblicitarie con cui un gruppo di professionisti trasforma la cacciata, l’emarginazione e l’assoggettamento di un popolo in un simbolo di democrazia e di giustizia.

Nell’agosto del 2005, ad esempio, l’allegra compagnia di italiani che vedete sotto, composta da "un gruppo di élite con un notevole background giornalistico", ha potuto godere di otto giorni di viaggio a cura dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO) e del Keren Hayesod Italia, incontrando tra l’altro "i genitori di un soldato caduto" e visitando la radio militare.

Lo scopo? Fornire "informazioni e strumenti per occuparsi di questioni riguardanti la hasbarà in Italia".

hasbara sionismo

Come in ogni tecnica pubblicitaria, la hasbarà evita come la peste i lunghi, noiosi ragionamenti in stile Kelebek, e punta su immagini e racconti ad effetto, privi di qualunque contesto.

E ci riescono. Sentiamo ad esempio Paolo Mieli che sul potente Corriere della Sera scrive:

"Israele è l’unico Paese in tutto il Medio Oriente che non ha leggi contro la sodomia né prevede norme tipo ‘offese contro la religione’ o ‘condotta immorale’ usate di solito per perseguitare i gay, le lesbiche e le persone transessuali. […] Nessun altro Paese di quell’area (a parte Israele) accoglie i gay palestinesi che fuggono dalla persecuzione omofoba nei territori occupati.".

Alzi la mano, infatti, chi non ha sentito dire che i "gay palestinesi che rischiano la morte a casa loro trovano rifugio in Israele". E’ una di quelle cose che "si sa che è così". Per questo motivo, diversi militanti gay italiani hanno deciso di sostenere pubblicamente Israele.

Adesso alzi la mano chi è andato a investigare questa storia. Vedo in fondo alla sala una sola mano, quella del giornalista Stefano Bolognini.

Bolognini – una persona politicamente molto moderata – è andato a vedere da dove nasceva questa storia. E con grande fatica – visto che quasi nessuno gli rispondeva – ha scoperto alcune cose interessanti: invito tutti a leggere la sua inchiesta.

Non esiste la "pena di morte per gli omosessuali" nella zona sotto il parziale controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, e i presunti omicidi di gay di cui di tanto in tanto si parla svaniscono nel nulla quando si cerca di documentarli. In base alla mia esperienza in Egitto, mi posso immaginare che sia considerato assolutamente tabù parlare di omosessualità, mentre la pratica omosessuale crea molto meno problemi che nelle tradizionali società cristiane o ebraiche.

La storia dei "palestinesi omosessuali accolti in Israele", invece, è una sorta di catena di Sant’Antonio che gira in rete e nei media; la fonte ultima sembra essere un articolo di Yossi Klein Halevi, pubblicato sul giornale statunitense di estrema destra New Republic. Piccolo particolare, Yossi Klein Halevi – come dice Bolognini – è autore di un libro dal titolo Memories of a Jewish Extremist.

Haneen Maikey, esponente di un’organizzazione omosessuale a Gerusalemme, spiega che in effetti qualche palestinese gay dei Territori immigrato in Israele c’è. Solo che si tratta di clandestini:

"Nessuno può dire esattamente quanti palestinesi gay siano fuggiti in Israele. La gente parla di circa 50 o 60 giovani. Di solito vivono in condizioni molto difficili, senza lavoro, non parlano ebraico e sono in Israele illegalmente. Poche Ong hanno cercato di sollevare il problema col ministro dell’interno ed hanno sempre ottenuto la stessa risposta. Lo stranissimo assunto dei ministri è che se il governo israeliano concedesse asilo ai gay palestinesi secondo la convenzione internazionale per i rifugiati, ciò aprirebbe la porta ad altri palestinesi, che pretenderebbero di appartenere alla comunità glbt per ottenere lo stesso status da Israele".

Altre fonti indicano che diversi di questi clandestini si arrangiano nella maniera più scontata. Bolognini tira conclusioni molto chiare su tutta la faccenda:

"Il che equivale a dire che l’Italia è una democrazia perché permette a centinaia di marocchini di vivere in clandestinità e di prostituirsi, sotto la costante minaccia di espulsione".

 

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32 Responses to Hasbara for (Dummy) Gays

  1. utente anonimo says:

    ogni tanto sei noioso

    francesco

  2. kelebek says:

    Per Francesco,

    Che io sia noioso l’ho scritto anche in questo post, è una cosa di cui sono perfettamente consapevole.

    Per quanto riguarda la balla di “Israele che accoglie i profughi gay”, preferivi non sapere?

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    io non sapevo che mettevano in giro sta voce, invece sapevo che alcune frange sioniste religiose fondamentaliste possono aggredire gli omosessuali. è vero?

    Barbarella

  4. utente anonimo says:

    è curioso come ci sia gente che riesca a lodare il presunto carattere democratico di un paese che accoglierebbe i profughi gay, mentre sbatte la porta in faccia a tutti quelli che gay non sono. D’altronde da Paolo Mieli, che definisce l’occupazione di Gerusalemme est la LIBERAZIONE di Gerusalemme di meglio non ci si può aspettare…buona giornata, marta.

  5. Credo che Miguel dica una cosa interessante, soprattutto in merito alla capacità di certa gente di manipolare forme e contenuti delle notizie.

    Prendiamo Mieli per esempio. Qualche tempo fa a Ballarò il ministro Castelli abbozzò (timidamente, in quanto intimorito) una critica a Mieli il quale (a suo modo di vedere)era stranamente informato sempre prima (tremendamente prima) di certe questioni scottanti-soprattutto su indagini giudiziarie che avrebbero colpito i nemici dei suoi padroni-il cui trapelamento fa pensare a trame fitte tra magistratura e potentati vari.

    Ovviamente, questo pennivendolo, al quale qualcuno di molto potente tira i fili (non ci vuole fantasia a capire chi lo manovra)fa parte di una classe “massonica” che C.Preve chiama il “clero secolare”. Si tratta di gente addestrata ad anticipare i fatti e il loro accadere, in maniera tale che la ridondanza dell’evenemenzialità reale risulta mera appendice ideologica della loro narrazione.

    Questa classe secolare ha il compito preciso di strutturare costantemente i pensieri e le inclinazioni dell’opinione pubblica. Previene gli eventi, li neutralizza, li produce persino, prepara il campo alla nostra infingardaggine.

    Non si comprenderebbe altrimenti la passività umana di fronte alle bombe ed ai massacri “democratici”.

    Chiama noiosa la cosa!

  6. utente anonimo says:

    Bell’articolo e utile, Miguel.

    Tra l’altro, un’altra falsità è quella che vuole Israele patria dei “DIRITTI DELLE DONNE” nel Medioriente: al contrario, è un paese che applica un diritto civile confessionale, con tribunali religiosi divisi per appartenenza religiosa (cristiani, ebraici e musulmani), tanto che un fenomeno molto grave è quello delle donne ebraiche spogliate di ogni diritto dalle sentenze dei tribunali rabbinici (che spesso le lasciano senza casa e senza figli per favorire le richieste del marito … alcune di loro diventano persino mendicanti).

    Cfr. per es. l’articolo su Israele di Andrea Dworkin, femminista radicale americana (scomparsa da poco) di origine ebrea, che racconta il suo impatto con la realtà vera di Israele, molto diversa dalla versione propagandistica che circolava nel suo ambiente newyorckese:

    http://www.nostatusquo.com/ACLU/dworkin/IsraelI.html

    Rita.

  7. utente anonimo says:

    oh, non sapevo nulla prima e non mi pare molto rilevante ora.

    sarò impermeabile alle sofisticate tecniche di imbonimento dei perfidi Giudei ma la mia posizione su Israele non nasce da questi fatti (o panzane).

    ciao

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    RM, Mieli a quel tempo era direttore del più grande ed autorevole giornale d’Italia (il Corsera). Niente di strano, dunque, che in tale veste possa avere accesso a notizie a cui un comune giornalista non ne può avere. Tutto il resto mi sembra la solita paranoia sul potere occulto pluto-masson-giudaico. E, solo per un riguardo nei tuoi confronti (immagino sarai ancora sconvolto :-)per la condanna di ieri dei crimini del comunismo da parte dell’Assamblea parlamentare del Consiglio d’Europa, un altro sporko organismo borghese:-) che si occupa di diritti umani ) non aggiungo anche “comunista” per completare il “quadro”:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Per chi non lo sapesse, Mieli è ebreo. Se – giustamente, a mio avviso – aborriamo il “musulmano” Allam che non fa altro che dire (eufemismo che sostituisce “ripetere ossessivamente”) peste e corna dell’Islam e dei paesi islamici, non vedo perché storciamo la bocca ogniqualvolta Mieli, Lerner e altri “ebrei eccellenti” parlano bene di Israele.

  9. utente anonimo says:

    >(Israele) è un paese che applica un diritto civile confessionale, con tribunali religiosi divisi per appartenenza religiosa (cristiani, ebraici e musulmani), tanto che un fenomeno molto grave è quello delle donne ebraiche spogliate di ogni diritto dalle sentenze dei tribunali rabbinici (che spesso le lasciano senza casa e senza figli per favorire le richieste del marito … alcune di loro diventano persino mendicanti).

    Rita< Domande ovvie:
    1. E le donne cristiane e musulmane, vengono giudicate rispettivamente da tribunali di don e mullah?

    2. E se la donna si dichiara atea (pur restando di stirpe ebraica e cittadina israeliana) che succede?

    3. Se un tribunale – rabbinico o meno – lascia casa e figli al coniuge maschio, diventa solo per questo ipso facto una cosa abominevole?

    Domande così, tanto per curiosità:-)

    Ciao

    Ritvan

  10. kelebek says:

    Il problema non sono i “perfidi giudei” (che tra l’altro non vuol dire “loschi” ma “uscenti-dalla-fede”), ma più banalmente (1) i meccanismi della pubblicità e (2) la nostra credulità.

    Questa faccenda può non averti interessati molto, ma ti assicuro che ha avuto un grande impatto all’interno del mondo gay italiano, dove ha prodotto forti lacerazioni.

    Anche perché Angelo Pezzana, che dovrebbe essere un goy convertito (correggetemi se sbaglio) è una figura influente sia nel mondo gay, sia nell’estrema destra militante sionista.

    Miguel Martinez

  11. utente anonimo says:

    A onor del vero pezzana ha sempre avuto certe posizioni, fin da tempi non sospetti. Se oggi, tanti altri omosessuali s’imbarcano per il grande scontro di civiltà, significa che i tempi sono più tesi, e più forte è l’appello e l’appeal al reclutamento ideologico. I finocchi non fanno eccezione, e non c’è motivo perché debbano farne. Se hanno subito, e in parte ancora subiscono, hanno già dimenticato, nel nome delle “magnifiche sorti e progressive” sbeffeggiate da leopardi. Non è molto diverso dal senso di gelosa conservazione dei qualche privilegi della classe operaia occidentale, che porta molti operai a vedere con favore la “difesa” dell’occidente. Il punto davvero rovesciato è che l’occidente non si sta difendendo da alcun pericolo di islamizzazione, ma sta invece attaccando, e non certo per motivi “identitari”.

    Un po’ fuori tema, ma avendolo citato ritvan… Sono veramente contento che immonde assemblee dicano solennemente quello che dicono sul comunismo. Un motivo in più per essere comunista. Quanto ai “comunisti” che aspirano a finire in quelle mangiatoie, è quanto si meritano, di sentirsi trattati così da quegli esseri loro pari, di cui si riducono a essere loro paria. p

  12. Ste65 says:

    Ritvan (tuo commento #9)

    Hai stuzzicato la mia curiosità.

    Ho fatto una veloce ricerca ed ho trovato in rete una tesi italiana che parla del Tribunale rabbinico in relazione al divorzio.

    http://www.morasha.it/tesi/fbbr/fbbr05.html

    Così come descritto in quella tesi, mi pare un meccanismo limitato al diritto di famiglia (distinto tra “ebraico” e “laico”) ed abbastanza simile a quello concordatario italiano in relazione all’annullamento del matrimonio.

    Però nel diritto italiano un “cristiano” può anche rivolgersi al tribunale civile in alternativa alla Rota (ma in questo modo l’annullamento ha “solo” effetti civili ed il matrimonio relgioso resta valido per la Chiesa); onestamente non so se questo si possa fare anche in Israele (divorziando quindi, ma solo con effetti civili), oppure se gli ebrei israeliani siano obbligati ad adire solo il Tribunale rabbinico per il divorzio.

    Penso però che sia più probabile la prima possibilità.

  13. calmansi says:

    Allora la hasbara sarebbe una specie di intox (avvelenamento), però fieramente rivendicata, Miguel?

  14. utente anonimo says:

    Mè da ignoranto non terzomondisto penso che la gente se ne vanno a stare in dove che stanno meno peggio rispetto a in dove che stanno e ci stanno male !

    Davide

  15. utente anonimo says:

    Dalla platea,

    dopo la precedente

    Bravo. Sei stato lirico.

    Lirico fino all’orgasmo.

    Ora va’ a letto. Dormi,

    beato, nel tuo entusiamo.

    per p

    giorgio caproni

  16. utente anonimo says:

    Cazzo per fortuna che ci sei tu a suggerirci, a sussurrarci con la tua obiettività non propagandistica, che in molti paesi arabi e tra questi nei territori palestinesi i gay hanno piu’ diritti che in Israele. Pensavo il contrario, saro’ stato influenzato dalla propaganda dei savi di sion, che stupido.

  17. kelebek says:

    Ci sono commenti idioti che cancello, e commenti talmente idioti da meritare di essere salvati e trasformati in monumenti.

    Il commento numero 16, che in sei righe riesce a mettere insieme ogni fallacia logica mai scoperta dall’umanità, appartiene a quest’ultima categoria.

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    INfatti sono interessanti certi messaggi. molto più rivelatori dei discorsi profondi di tante persone intelligenti. in 6 righe il nr. 16 ha espresso tutta la struttura della propria psiche. veramente un genio!

    fossi in te non li cancellerei :-)

    Barbarella

  19. utente anonimo says:

    Risposta per Ritvan:

    se vuoi saperne di più, leggiti il link (l’articolo di Andrea Dworkin). Comunque sì, è così: i tribunali rabbinici danno ragione all’uomo, e non importa se la donna si dichiara atea, non ha nessuna influenza, appunto perchè si tratta di tribunali religiosi, non laici nè tantomeno “occidentali”.

    Un film che ha trattato proprio questo argomento è “Kadosh”, di Amos Gitai, ispirato a storie vere, dove un ebreo tradizionalista è obbligato dalla comunità a cacciare la moglie (con divorzio per “giusta causa”, nel quale la donna non conserva nessun diritto) perchè sono sterili… ovviamente, come un tempo da noi (fino alla Seconda guerra, diciamo), è la donna la colpevole della sterilità, nonostante le eventuali analisi di laboratorio dicano il

    contrario.

    Rita.

  20. utente anonimo says:

    >…Sono veramente contento che immonde assemblee dicano solennemente quello che dicono sul comunismo….p.<
    Chi si accontenta gode!:-)

    Ciao

    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    x Ste65

    Ho visto il sito sui tribunali rabbinici, dal quale cito:

    “Bisogna sottolineare che l’aspetto economico del divorzio può venir discusso anche di fronte alla corte distrettuale; così, spesso, quando una delle parti, soprattutto se non strettamente osservante, non è soddisfatta dell’azione del tribunale rabbinico, sollecita attraverso i mezzi di informazione pubblici un dibattito, così da esercitare pressioni sulle autorità rabbiniche, perché accolgano soluzioni più liberali.”

    Come vagamente sospettavo:-). La sentenza di divorzio è competenza del tribunale rabbinico, ma si può sempre ricorrere alla Corte Suprema in caso d’ingiustizia. E la parte economica del divorzio può essere portata davanti ad una corte civile, ossia -tradotto in volgare- la povera e derelitta donzella – sedotta ed abbandonata con una mano davanti e l’altra dietro con la complicità del biecamente maschilista tribunale rabbinico, – può rivendicare davanti ad un tribunale civile di continuare a vivere alle spalle e nella casa dell’ex marito. Magari insieme anche al nullafacente nuovo amichetto:-).

    Ciao

    Ritvan

  22. utente anonimo says:

    È ben più che accontentarsi, ritvan. È non dare nessuna autorità a quelle parole e a quelle assemblee. Sono puro cretinismo parlamentare, si occupino di bazzecole o si occupino di storia. p

  23. utente anonimo says:

    Sì, fare ricorso alla Corte suprema… !

    Mi ricorda un po’ gli analoghi ricorsi alla Corte suprema negli USA contro la pena di morte (percentuale di successo vicina allo zero) o gli infiniti procedimenti civili qua in Italia… e poi, non so se te ne sei accorto, ma già il semplice fatto di dover ricorrere, mette in posizione di svantaggio chi deve far ricorso contro la sentenza.

    Rita.

  24. Ste65 says:

    Ritvan,

    Non conosco la situazione israeliana, ma di solito in Italia la “casa coniugale” rimane in godimento al coniuge affidatario dei figli (che come noto nella maggior parte dei casi è la moglie*), proprio in funzione di questo.

    Se non ci sono figli e la casa coniugale è del marito, è quasi impossibile che venga assegnata alla moglie.

  25. utente anonimo says:

    Caro Ste65, neanch’io so come spartiscono il malloppo i tribunali rabbinici e, siccome non sono ebreo, né intendo diventarlo, francamente me ne infischio. Comunque, il fatto che il legislatore israeliano abbia assegnato a tali tribunali certi aspetti del diritto di famiglia non inficia – a mio modesto avviso – in alcun modo la democraticità e la sostanziale laicità dello Stato d’Israele, similmente come aver introdotto nella recente Costituzione irakena la sharia come “una delle fonti di diritto” non sminuisce automaticamente la democraticità e la laicità dell’Iraq.

    x Rita

    Io non so (e come detto sopra me ne infischio altamente) come giudicano i reverendi rabbini israeliani. Però, essi avrebbero seduta stante tutta la mia stima ed ammirazione nel caso ignorino sistematicamente quel cervellotico e bizzarro principio inventato dai cosiddetti “progressisti”, secondo cui alla moglie divorziata (specie quando il divorzio lo chiede lei!) il marito dovrebbe continuare ad assicurare incondizionatamente un “tenore di vita eguale a quello che godeva durante il matrimonio” e non più semplicemente fornirle i mezzi per una dignitosa esistenza, in cambio della prova che lei sta facendo ogni sforzo possibile per tentare di guadagnarsi autonomamente la vita!

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Ritvan,

    Sul primo punto (la risposta a me) sono perfettamente d’accordo.

    Però sul secondo punto (la risposta a Rita) ti faccio presente che in Italia il dovere di “garantire al coniuge il medesimo tenore di vita” esiste soltanto se la separazione è pronunciata con addebito (ossia se è “colpa” di uno dei due), ed è a carico del coniuge “colpevole”.

    Se non ci sono addebiti, l’eventuale assegno deve avere solo finalità alimentari (garantire la sussistenza).

    P.S. ovviamente sto parlando solo dei trapporti tra gli ex-coniugi, senta contemplare la presenza di figli.

    I divorzi con assegni milionari sono molti di più in USA che in Italia, e secondo me più che da concezioni “progressiste” derivano da una concezione “patrimoniale” del matrimonio (stile: in caso di divorzio “perdo” l’accesso al tuo patrimonio, e quindi debbo esser “risarcito” per questa perdita).

  27. utente anonimo says:

    Stefano, non sono d’accordo: l’addebito serve a far venir meno l’ obbligo di mantenimento, non a farlo sorgere.

    In caso di separazione ” con addebito”, il coniuge cui viene attribuita ” la colpa” non ha diritto al mantenimento ( che garantisce il precedente tenore di vita), ma solo agli alimenti, qualora dimostri di essere privo dei mezzi di sussistenza); non ha diritto alla pensione di reversibilità , non ha diritti successori, salvo se gode degli alimenti.

    In mancanza di addebito, e valutati i redditi di ciascun coniuge, alla parte svantaggiata deve essere garantito quanto più possibile il precedente tenore di vita. Rimangono inoltre i diritti alla pensione di reversibilità e quelli successori.

    Aurora.

  28. utente anonimo says:

    Aurora, la tua correzione è esatta.

    In effetti il diritto del coniuge ad un “assegno di mantenimento” che gli consenta un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio è subordinato alla:

    1) non addebitabilità della separazione al coniuge richiedente; 2) non titolarità di adeguati redditi propri;

    3) sussistenza di una disparità economica tra le parti.

    (giur. costante; v. per tutte cass. 22.10.04 n. 20638).

    Poi in caso di divorzio deve essere anche valutato un 4° fattore, ovvero l’impossibilità o difficoltà oggettiva di procurarsi redditi adeguati.

    Ho esposto male il mio pensiero, ed intendevo dire che nel divorzio l’assegno di mantenimento è solitamente legato all’assenza di addebiti, e che le sole somme comunque dovute al coniuge “debole” sono quelle alimentari.

  29. utente anonimo says:

    Grazie Stefano, ma volevo solo dire che Ritvan aveva ragione nel dire che sussiste in generale l’obbligo di garantire al coniuge il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

    Se uno NON vuole essere condannato a pagare l’assegno di mantenimento , deve dimostrare di non avere (più) le possibilità economiche o deve chiedere l’addebito della separazione a carico dell’ altro coniuge, fornendo la prova della “sua colpevolezza”.

    Aurora.

  30. utente anonimo says:

    Dedicato chi sogna un “mondo senza Israele” [e per coerenza dovrebbe sognarlo senza gay in Medio Oriente ma non lo fa …]

    http://www.cinziaricci.it/nosilence/mondo002.htm

    ….manco fosse il “senza Nutella !” come dice lo spot !

    Davide

  31. utente anonimo says:

    David il mondo senza Israele non è un "sogno", è il futuro. Il mondo non accetterà l’esistenza di uno stato "ebraico". Prima o poi quindi Israele si trasformerà in una democrazia pura, con tutto ciò che ne consegue (demografia palestinese che sovverchierà quella israeliana). Non è una questione di "se" ma di "quando". Mettetevi l’anima in pace, ogni vostra resistenza sarà inutile.

    Muhammed

  32. JohnZorn says:

    caro Maometto.

    Occhio che qualcuno un giorno potrebbe decidere per un mondo senza arabi di Palestina…

    Non so quanto ti piacerebbe.
     

    Saluti

    JZ

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