La guerra tra tricolore e crocifisso

E’ tempo di guerra di simboli, e questo in Italia significa, crocifissi e tricolori.

Tutta l’Italia sa ormai cosa successe quando l’anziana madre del pittoresco Adel Smith fu ricoverata in ospedale in fin di vita. Smith chiese varie volte che venisse rimosso il crocifisso che si trovava davanti al suo letto; e ottenendo un ripetuto rifiuto, in un impeto di rabbia, lo gettò dalla finestra, un atto che gli è valso  una condanna in tribunale.

Quasi nessuno, invece, sa che l’ufficio dell’anagrafe del Comune di Firenze è stato occupato l’altro giorno da un gruppo di militanti di "Orgoglio laico" per protestare contro la presenza di crocifissi recentemente costruiti in bassorilievo sulle pareti interne dell’ufficio, una presenza segnalata per la prima volta dal blog di Paniscus.

Questa radicale differenza di trattamento mediatico si deve al fatto che il crocifisso viene oggi proiettato come simbolo di "noi contro di loro", e quindi svolge il ruolo di segno della "nostra" identità contro gli immigrati. "Noi" possiamo essere cristiani, atei, buddhisti o semplicemente cretini, ma siamo uniti dal fatto di avere la pelle (relativamente) chiara e di conoscere i nomi dei cantanti di Sanremo.

Lo sfruttamento retorico del crocifisso implica una falsificazione profonda della storia italiana.

Infatti, il crocifisso in realà rappresenta due cose.

E’ innanzitutto il simbolo di uno straordinario racconto, che parla di un’umanità cacciata dal paradiso terrestre, macchiata dal peccato originale, che trova la propria redenzione con l’uccisione del figlio di Dio. Figlio di Dio che è anche in qualche modo Dio stesso, inchiodato su un pezzo di legno, nella lontana Palestina, tra persone che parlavano l’aramaico; un’uccisione rinnovata ogni volta che un individuo appositamente consacrato, consuma il sangue e la carne della vittima su un altare di tipo mediorientale:

"Accipite, et manducate ex hoc omnes: hoc est enim corpus meum".

Dall’altra, il crocifisso è il logo di una potente organizzazione, che ha sede casualmente in piazza del Vaticano a Roma, ma che si ritiene cattolica, cioè universale, o se si preferisce usare un termine più moderno, multinazionale, la maggior parte dei cui membri attivi sono oggi latinoamericani, africani e filippini.

Il crocifisso non rappresenta affatto, invece, l’Italia.

Parlavo ieri con il mio amico Luigi.

Luigi discende da un ufficiale napoleonico, un militante della prima ora della nuova Italia con il suo tricolore, che combattè in Spagna e sopravvisse alla tragica marcia su Mosca, e che si rifiutò poi di giurare fedeltà agli austroungarici al loro ritorno in Lombardia.

Il nonno di Luigi fu un volontario irredentista nella prima guerra mondiale e presidente dell’associazione nazionale combattenti del proprio comune, licenziato dal lavoro per la sua opposizione al fascismo. Il padre di Luigi, invece, fu deportato in Germania nel 1943 per il suo rifiuto di accettare ordini dai tedeschi, mentre lo zio entrò nella resistenza.

 "Nella mia città, ci sono sempre stati due tipi di famiglie: quelle con una storia come la mia; e le altre, che ai tempi del Risorgimento stavano con gli austriaci; durante la guerra, stavano con i tedeschi; e oggi, stanno con gli americani".

Luigi si sente profondamente italiano; e per questo mi cita le parole "Fratelli d’Italia, L’Italia s’è desta" – desta da cosa? chiede Luigi, ricordando come Goffredo Mameli fosse morto a ventidue anni, per le ferite riportate in combattimento contro gli stranieri che erano arrivati per riportare a Roma il Papa.

Anche il nome di Scipio ricorda la Roma che c’era prima che sprofondasse in quello che, per Luigi, come per quasi tutti i risorgimentali, fu il sonno del cristianesimo. E i primi a usare il tricolore furono i due studenti Giovanni Battista Gaetano De Rolandis e Luigi Zamboni, nella rivolta di Bologna nel 1794. Mentre Zamboni morì apparentemente suicida, le versioni edulcorate della storia italiana dicono solo che De Rolandis fu torturato prima di venire impiccato. In realtà, venne anche castrato dagli ufficiali pontifici, e poi lasciato soffrire per due giorni prima di essere messo a morte.

repubblica cisalpina

L’assalto di una folla di giovani patrioti contro il corteo che portava le ossa  di Pio Nono a San Lorenzo Fuori le Mura, e il fallito tentativo di lanciare la pontificia bara nel Tevere, fu una sorta di tardiva vendetta per questo, come per molti altri fatti.

Esiste un rovescio della medaglia, alla storia che racconta Luigi. Ed è quella, dimenticata, delle insorgenze antinapoleoniche, la grande rivolta che scosse la penisola, dalla Calabria fino al Tirolo, con guerriglie crudeli, repressa con terribile determinazione, e altrettanto atroce quando vittoriosa: si pensi alle stragi commesse dall’Armata della Santa Fede a Napoli

Oppure pensiamo al cosiddetto "brigantaggio", il termine infamante che allora equivaleva all’attuale "terrorismo" e definiva chi al Sud non si piegava all’Italia.

Tra il 1861 e il 1870, si stima che gli italiani fucilarono quasi 10.000 prigionieri (oltre ai prigionieri dell’esercito borbonico, spesso fucilati dopo essersi arresi). Non sappiamo quante altre persone morirono in quella guerra – ci furono comunque quasi 50.000 soldati italiani ricoverati per "febbri" in quel periodo. Migliaia di meridionali furono deportati in carri bestiame verso il nord, o rinchiusi nelle terribili carceri, come quello di Fenestrelle, una gelida rocca delle alpi torinesi dove i cadaveri dei tanti prigionieri – vestiti solo dei loro leggeri abiti meridionali – venivano gettati "nella calce viva in una grande vasca".[1]

Le insorgenze e la rivolta del meridione furono condotte da persone i cui discendenti oggi hanno passaporti italiani. Ma è chiaro che la loro fu sempre una lotta contro l’Italia. E per chi si sentiva italiano, era una lotta altrettanto feroce contro stranieri, se il luogotenente del re a Napoli, il generale Enrico Cialdini, ebbe a esclamare con fallaciano furore:

"Questa è l’Africa! Altro che l’Italia! I beduini, al riscontro di questi cafoni, sono latte e miele." [2]

Visto che si parla tanto di "memoria storica", ricordiamo anche tutto questo. E diamogli un nome simbolico: la guerra tra tricolore e crocifisso.

————————

[1] G. Di Fiore, I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combattè per i Borbone di Napoli, UTET, Torino, 2004, p. 250.

[2] Citato in Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Neri Pozza, Vicenza 2005.

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25 Responses to La guerra tra tricolore e crocifisso

  1. utente anonimo says:

    Un passo de “La civiltà cattolica”

    Gli unificatori dell’Italia sono turbati da un fatto che dura pertinacemente contra ogni sforzo posto a cessarlo: la resistenza delle popolazioni nel regno delle due Sicilie. Essa si è manifestata in tutte le guise che un popolo può adoperare: ora colla indifferenza passiva, ora colle significazioni di malcontento, ora coll’astensione dei suffragi, ora col rifiuto degli officii di governo, ora coll’emigrazione, ed ora eziandio coll’impugnare apertamente le armi. Tutte le altre opposizioni sono state domate perché erano inermi: la opposizione della stampa, abbattendo i torchi, e bastonando gli scrittori, ciò che si chiamò “esigenza della pubblica opinione”; la opposizione del clero, esiliandolo, spogliandolo, incarcerandolo, ciò che si disse “affrancamento della tirannia clericale”; la opposizione degli impiegati, destituendoli e cambiandoli con uomini nuovi, ciò che si appellò “nobilitazione dei carichi pubblici”; la opposizione dei magistrati, cassandoli d’ufficio, ciò che si chiamò “purificazione della magistratura”; la opposizione dei municipii, scambiandoli con impiegati governativi, ciò che s’intitolò “emancipazione dei comuni”; e così via qualsivoglia resistenza pacifica fu vinta da una nuova oppressione, coverta per lustra da una frase beffardamente ironica. L’opposizione però delle armi non poté essere con pari artificio domata; perché chi le impugnò era risoluto o di vincere o morire. Bisognò scendere in campo, e opporre manifestamente la forza alla forza, le armi alle armi.

    Questa guerra civile dura ormai da tre anni, tuttoché enormemente dispari sono le condizioni delle due parti combattenti: dall’un lato un Governo potente ed armato, dall’altro un popolo oppresso, disordinato, lasciato in balía di sé stesso. I nuovi usurpatori del reame di Napoli hanno dalla loro banda migliaia di carabinieri e guardie di pubblica sicurezza: hanno un esercito regolare di sopra ottantamila soldati: hanno molti battaglioni di guardie cittadine mobilitate: hanno le guardie nazionali di ciascuna terra e città, avvisatamene elette fra la gente più ligia e fautrice del nuovo Principe: hanno le falangi degli ufficiali civili, scelti fra i più risoluti loro aderenti: hanno infine comandamenti militari di così fiero animo come mostrarono i Cialdini, i Pinelli, i Fumel, i Fantoni, e gli altri troppo noti all’Europa per mala fama. Tutto questo sforzo fu disciplinato, ordinato, stimolato dai reggitori di Torino, perché piombasse addosso alle popolazioni del Napoletano; impedisse l’allargarsi della reazione armata; sgombrasse d’ogni nemico i luoghi già occupati. L’ubbidienza degli esecutori sorpassò nello zelo e nella ferocia le intenzioni stesse del comando. Pur tuttavia la lotta non venne ancor risoluta, e l’Europa attonita, anzi sdegnosa mira la vacuità di sforzi così giganteschi; e non può spiegarla se non con una sola parola, fatale al Piemonte: i Napoletani non vogliono saperne di questa fittizia unità italiana.

    Un passo de “La relazione Massari sul brigantaggio”

    L’enumerazione di queste forze ci sembra valido argomento a persuadere che se si fosse trattato di una quistione militare essa sarebbe già da un pezzo composta e risoluta. Né per valore di certo, né per numero i briganti potrebbero nemmanco tentare di competere con soldati come sono i nostri; ma ai briganti sono sussidio efficace la stessa codardia e la stessa scarsezza numerica. La loro tattica è semplicissima: raro avviene che si adunino in grosse bande, perché sanno che allora torna assai agevole alle truppe di trovarle e di distruggerle. Non aggrediscono mai, e se aggrediti, fuggono sempre. Tendono agguati ed imboscate, quando hanno la certezza del sicuro scampo e della sovrabbondanza numerica sui soldati. Assalgono quando sono in proporzione di cinque o più contro uno. Non ci è esempio che abbiano mai osato aggredire una compagnia di soldati. Predare, uccidere fuggire, stancare la truppa il più possibile, questa e non altra è la strategia dei briganti. I soli artifizi militari che adoperano sono quelli che vengono suggeriti dall’istinto; hanno vedette, e quando vanno a cavallo dispongono alcuni di essi a modo di fiancheggiatori. Maneggiano le armi con poco accorgimento, e le scariche dei loro fucili tornano soventi volte innocue. Raro è che abbian l’ardimento di combattere corpo a corpo; e profittano abilmente della conoscenza che hanno dei più lievi accidenti di terreno per scegliere le posizioni dove più facilmente offendendo più difficilmente possano essere offesi. Non è vero che tutti vadano a morte con coraggio; ciò è avvenuto in taluni casi, ma non è la regola generale; a meno che si voglia confondere la stupidità con lo stoicismo, il forte disprezzo della vita con la freddezza dell’abbrutimento. Per la massima parte vigliacchi, posseggono tutti gli attributi della vigliaccheria, e massimo tra essi la ferocia. Noi non vogliamo funestarvi, o signori, con la narrazione delle atrocità che i briganti commettono sugli infelici che cadono nelle loro mani. Più che opera di creature umane sembrano essere quelle di cannibali e di belve selvagge. Talvolta l’immanità di taluno di essi è giunta al segno da fare inorridire gli stessi compagni, e ci si è narrato il caso di un Cerritacchio, che lo stesso Caruso fece ammazzare, perché aveva torturato con ogni maniera di strazio un misero fanciullo. Né la stessa morte della vittima appaga e stanca la ferocia dei masnadieri, i quali sfogano la libidine di sangue da cui sono invasati anche contro i cadaveri. I vivissimi tra loro sono i ferocissimi: tali sono un Coppa che è con Crocco, un Varanelli che è con Caruso. Fra meno sitibondi di sangue sono Schiavone e Coppolone. Sono rotti ad ogni lascivia e turpitudine, pronti ad ogni delitto: devono il sangue, mangiano le carni umane. Sono rozze, superstiziosi, ignorantissimi; in generale non tagliano mai i fili dei telegrafi elettrici, ama alle volte è avvenuto che recidessero alcuno dei fili e non tutti, dicendo di tagliare quelli che servono a Francesco II.

    I capi sono per la maggior parte fuggiti dalle carceri e dalla galera. Caruro, di Torre Maggiore, era un pastore del principe di Sansevero; sostenuto in carcere per delitti comuni ebbe agio di scappare e si diede in campagna […]

    Un passo del “generale” Engels

    Oggi, fra i cinesi, regna manifestamente uno stato d’ani¬mo ben diverso da quello della guerra 1840-42. Allora il popolo non si mosse: lasciò che i soldati imperiali lottassero contro gli invasori e dopo ogni sconfitta si inchinarono con fatalismo orientale alla volontà supe¬riore del nemico. Ora invece, almeno nei distretti del sud ai quali il conflitto è rimasto finora limitato, le masse popolari partecipano attivamente, quasi con fanatismo, alla lotta contro lo straniero. Con fredda premeditazione, esse avvelenano in blocco il pane della colonia europea di Hongkong. (Liebig poté stabilire in alcune pagnotte, che gli erano state mandate in esame, la presenza diffusa e uniforme di grandi quantità di arsenico: segno indub¬bio che il veleno era già stato lavorato nella pasta. Ma la dose era così potente che agì come emetico, annullan¬done gli effetti mortali.) I cinesi salgono armati sulle navi mercantili, e durante il viaggio massacrano la ciur¬ma e i passeggeri europei. Si impadroniscono dei vascelli. Rapiscono e uccidono qualunque straniero capiti vivo nelle loro grinfie. Perfino i coolies a bordo delle navi traspor¬to degli emigranti si ammutinano come per un’intesa segreta; lottano per impossessarsi degli scafi; piuttosto che arrendersi, colano a picco con essi o muoiono nelle loro fiamme. Anche i coloni cinesi all’estero – finora i sudditi piu umili e remissivi – cospirano e, come a Sarawak, insorgono in brusche rivolte o, come a Singapore, son tenuti in scacco solo da un rigido controllo poliziesco e dalla forza. A questa rivolta generale contro lo straniero ha portato la brigantesca politica del governo di Londra, che le ha imposto il suggello di una guerra di sterminio.

    Che cosa può fare un esercito contro un popolo che ri¬corre a questi mezzi di lotta? Dove, fino a che punto, deve spingersi in territorio nemico? Come può mante¬nervisi? I trafficanti in civiltà, che sparano a palle in¬fuocate contro città indifese, e aggiungono lo stupro al¬l’assassinio, chiamino pure barbari, atroci, codardi, questi metodi; ma che importa, ai cinesi, se sono gli unici efficaci? Gli inglesi, che li considerano barbari, non pos¬sono negar loro il diritto di sfruttare i punti di vantaggio della loro barbarie. Se i rapimenti, le sorprese, i massacri notturni vanno qualificati di codardia, i trafficanti in ci¬viltà non dimentichino che, come hanno essi stessi di¬mostrato, i cinesi non sarebbero mai in grado di resistere, coi mezzi normali della loro condotta di guerra, ai mezzi di distruzione europei.

    Insomma, invece di gridare allo scandalo per le crudeltà dei cinesi (come suol fare la cavalleresca stampa bri¬tannica), meglio faremmo a riconoscere che si tratta di una guerra pro aris et focis, di una guerra popolare per la sopravvivenza della nazione cinese – con tutti i suoi pre¬giudizi altezzosi, la sua stupidità, la sua dotta ignoranza, la sua barbarie pedantesca, se volete, ma pur sempre una guerra popolare. E, in una guerra popolare, i mezzi dei quali si serve la nazione insorta non si possono mi¬surare né col metro d’uso corrente nella guerra regolare, né con altri criteri astratti, ma solo col grado di civiltà che il popolo in armi ha raggiunto.

    Il sud è stato conquistato dal Piemonte un po’ come l’inghilterra una colonia, come emerge dalla collazione dei tre passi. E la “favola” d’un’unica civiltà “occidentale”, , muore miserevolmente nel confronto tra la relazione parlamentare “massari” (alla fine sembra la fallaci che si scaglia contro i musulcattivi; un saluro a dacia) e il commento de “la civiltà cattolica” (fazioso, ma sostanzialmente vero nel descrivere i fatti) a questa relazione; neppure quella italiana è comune. Due fotografie vorrei postare, se le trovo in internet, illuminanti della civiltà di ieri e di oggi dei civilizzatori e dei suoi metodi: michelina de cesare, bellissima e fiera nella sua foggia brigantesca, e fotografata nuda e irriconoscibile in faccia dopo la sua morte. Contro i “novecentisti”, la storia prenovecentesca è molto più interessante e istruttiva. Non vi dispiaccia di averne ripassata un po’.

    p.s. Per carità di patria, direbbe dante, ho citato il passo che indica tra i capibriganti michele caruso, personaggio “illustre” del paesello natìo. p

  2. kelebek says:

    Grazie, p, dell’ottimo contributo!

    Se trovi le immagini, cercherò di postarle (credo che l’immagine della brigantessa sia stata usata a suo tempo dal Campo Antimperialista per un poster).

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:
  4. utente anonimo says:

    Bellissimo il commento di p.!

    In alcuni passaggi sembra di sentire certe relazioni di oggi sull’Iraq (da “diverse campane” come lo sono anche i passi citati da p.):

    il colonizzatore che impone una liberazione fittizia che in relatà è un’altra oppressione;

    e il colonizzato descritto come brutale e ignaro dell’arte militare.

    Incredibile, col tempo non cambia niente.

    Paolo.

  5. utente anonimo says:

    Grazie ma queste cose si studiavano a scuola già negli anni ’80 del secolo scorso. E non certo con professori rivoluzionari o reazionari, direi molti mainstream.

    Però i miei dubbi sulla missione civilizzatrice (anzi, liberatrice) in Iraq nasceva dal precedente dell’invasione francese della Spagna più che dall’unificazione italiana.

    Se poi a qualcuno piacesse scoprire che la storia non si è fermata al 1870 …

    Miguel, il difficile rapporto tra cattolici italiani e Stato italiano, come la Questione Meridionale, è storia, completo di bolla papale Non expedit, di Primi Ministri italiani terroni già nell’800 (il primo Presidente sudista negli USA fu Carter, dopo la Guerra Civile), di partito popolare e patti lateranensi, di Democrazia Cristiana, eccetera eccetera.

    Puoi dire al tuo amico di andare a …. senza remore. O emigrare.

    Francesco

  6. kelebek says:

    Caro Francesco,

    so bene che tu conosci la storia italiana, ci mancherebbe.

    Non ho poi detto (quasi) niente di inedito.

    Non dico nemmeno che la storia italiana non sia (anche) “andata avanti”.

    Semplicemente, io dico che il “crocifisso come simbolo dell’identità nazionale” è una mistificazione demenziale, come dimostrano proprio queste cose che “si studiano a scuola”, come dici tu.

    Certo che si studiano a scuola; ma non si ribadiscono dopo, mai.

    Credo che secondo il mio italianissimo amico, sono i cattolici militanti che dovrebbero emigrare.

    Non che io condivida la sua opinione, sia chiaro.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    È storia, certo, ma quando si dice che il crocifisso e il tricolore o l’ineffabile unità/confusione (vedi pera e fallaci) dell’uno e dell’altro ci rappresentano, è storia che si finge di dimenticare. Quando si dice che quelli di oggi sono barbari, si dimentica che prima i barbari eravamo noi “terroni”, neppure troppo tempo fa. Siamo più civili? Va bene, ma io mi vedo riflesso più nella brigante di ieri che in una parlamentare di oggi. E scegli tu qualunque gruppo politico a cui possa appartenere. Non ne salvo uno, io. Intanto la storia dimostra, in modo inconfutabile, che questo unità di civiltà è una bufala, essendo inesistente un terreno comune. Oggi, un cristiano che voglia dirsi liberale deve rinnegare “ civiltà cattolica” e pio nono che scomunica i liberali, altro che storie d’unità; come un marxista che si dica democratico, qualunque cosa affermi in contrario, deve rinnegare “il capitale” di marx. Unità? Questo è ancora il tempo della differenza più netta, proprio qui in occidente. Ecco cosa ci dice quella vecchia storia, che si vorrebbe liquidata come lettura scolastica d’acqua passata che non macina più. p

  8. utente anonimo says:

    La prospettiva “cristianista” o meglio “cattolicista” non è la mia, ma dà un quadro tutto sommato coerente:

    °°°°°°°Lo sintetizzo al massimo °°°°°°°

    il “Risorgimento” in realtà [v.di Angela Pellicciari, Vittorio Messori …] è stato la “Dittatura Massonica Anti-Cattolica” …… Ora però la Divina Provvidenza ci ha fatto la Grazia di 50 anni di Demo-Cristiani…..e finalmente il Popolo ha riscoperto le sue vere origini…

    … mentre la subdola cricca massonica cerca di usare l’ Islam per dare il colpo di grazia alla Chiesa.

    Ma quel che la Massoneria non sa è che è l’ Islam il vero burattinaio, mentre i massoni sono burattini che si credono ui burattinai………Una volta spazzata via la Chiesa l’ Islam annienterà senza pietà la Massoneria…..che non rimpiangerà mai abbastanza il suo cieco e controproducente odio viscerale anti-cattolico…

    Davide

  9. utente anonimo says:

    Ovvio che per i sullodati storici il gruppo laico di Firenze è soltanto una subdola loggia massonica che vuole spargere veleni ideologici per favorire l’ Islam…

    …ma quando il loro G.A.D.U. [Grande Architetto Dell’ Universo] , una volta spazzato via il Dio cattolico, dovrà fare i conti con l’ Allah islamico…….saran dolori !

    Davide

  10. utente anonimo says:

    Davide

    mi piace la tua sintesi estrema della storia patria dall’800 alla fine della Prima Repubblica. E credo sia pure molto azzeccata.

    Manca solo l’evoluzione della Cricca Massonica Liberale in Disgustoso Consumismo di Massa Agnostico, cioè la fine dell’unità italiana Don Camillo-Peppone, con i patrioti liberali seppelliti dai propri falliemnti storici, ad opera di Marco Pannella e della Coca Cola.

    Però i cattolici stanno lavorando per separare la Coca Cola dal Digiunante e salvare il bambino (democrazia, libertà economica) dall’acqua sporca (relativismo, per dirla con B16). Ce la faremo?

    Francesco

    PS il ruolo degli islamici nel contesto è di farci recuperare la coscienza del valore primario ed ineliminabile del senso religioso e riscoprire quanto è bella la religione cristiana. In termini fallaciani, torniamo a dipingere Madonne invece di fare i film di Almodovar, se non vogliamo finire tutti a Damasco …

    Mi sembra di vivere in tempi interessanti

    Francesco

  11. utente anonimo says:

    Davide e Francesco:

    Voi state confondendo una deviazione che parte dall’ambito massonico, che è quella del liberismo selvaggio, con la Massoneria vera e propria (o quel poco che ne rimane) che si è sempre battuta per gli ideali democratici.

    Il rischio è evidente: quello di attaccare la vera Massoneria, che tutt’ora sostiene tali ideali, e di equiparala alla devianza, con cui nulla ha a che fare. Per inciso, non sono massone.

    L’altro errore è quello di confondere il cattolicesimo con la cristianità. Non mi pare che i cattolici siano gli unici a separare la Coca Cola dal resto, in tutti i casi, che gli intenti cattolici in tale seprazione siano democratici, è tutto da dimostrare.

    Il potere ecclesiastico non è mai stato democratico, semmai ha sempre marciato contro gli ideali democratici, perseguendo innanzitutto la propria sopravvivenza a discapito di tutto, in particolare dal 1300 in poi.

    Nella nostra storia europea, lì è avvenuta una frattura insanabile, tra potere papale e ordini esoterici SOPRATTUTTO CRISTIANI.

    Oggi vi ritrovate l’esoterismo più conosciuto (e sputtanato) che ha avuto maggiore visibilità dalla rivoluzione francese in poi, che è la massoneria, e la ritrovate anticlericale e ne deducete che esista una contrapposizione massoneria-chiesa cattolica. Non è esatto: tutto l’esoterismo europeo in blocco è anti-cattolico, compresi gli ordini cristianissimi e gioanniti (di San Giovanni) della Rosa+Croce, riconoscendo nel Vaticano una sorta di eresia.

    Ci fu un tentativo da parte di Guenon di ricomporre la frattura, ma fallì. Quello a cui assistiamo oggi: massonerie cattoliche, templarismi che attendono riconoscimenti da parte della Chiesa, non fanno testo, essendo tutti Ordini fasulli di stampo moderno e inventati di sana pianta, senza alcuna filiazione accreditata alle spalle.

    Per Francesco cattolico:

    Vangelo di Giovanni: 21, 18-23

    l’Archivio

  12. kelebek says:

    Mi piace il concetto del superburattinaio.

    Il senegalese che vende ricariche napoletane per accendini, che quando ha finito la sua giornata va a dare ordini al commercialista massone.

    A un complotto così mi piacerebbe partecipare :-)

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    x Archivio:

    cioè noi staremmo per sbaglio dalla parte giusta (Liberismo selvaggio) contro quella cattiva (filantropia massonica)? Ma che ti scherzi?

    Non so nulla di esoterismo cristiano e meno me ne cale. Sai, quella storia di salire sui tetti e gridare a tutti che c’è da qualche parte nel Vangelo. Se a questi non ci piace il Vaticano, pazienza. Poi se vogliono definirsi cristianissimi … non gli faremo causa per millantato credito , siamo buoni noi.

    Per il resto mi pare che tu pigli lucciole per lanterne (o meglio non vedo cosa c’entra il tuo discorso con me).

    MM, ma sono i Mussulmani a dare ordini ai Massoni o viceversa? Questo è il busillis del complottone!

    Francesco

  14. utente anonimo says:

    Per Francesco:

    il fatto che non te ne cale non cambia di una virgola i termini della faccenda; neanche a me me ne cale del Vaticano, di cui farei volentieri a meno, ma devo prendere atto della sua esistenza e del suo agire.

    C’entra con te nella misura in cui affermi che il cattolicesimo è l’unica realtà che sta operando in concreto contro i rappresentanti dell’Ordine della Coca Cola mondiale, cosa che non corrisponde a realtà.

    E nella misura in cui affermi che il Vaticano sarebbe un difensore della democrazia, cosa che non ha mai avuto riscontro storico e non vedo perchè dovrebbe averlo adesso.

    l’Archivio

  15. kelebek says:

    Se mi posso permettere un commento da osservatore non di parte, mi sembra che Francesco stia perdendo colpi.

    Dire che “non me ne cale” di qualcosa, equivale a non rispondere, pur sprecando fatica e tastiera.

    Siccome l’intelligenza per rispondere all’Archivio indubbiamente ce l’ha, e il tema è di grande interesse, non solo per noi, suggerisco a Francesco di muovere il cavallo e non sempre le pedine.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Basta che, seguendo le “democrazie” vaticane, non muova il Re….

    (perfido) Archivio

  17. utente anonimo says:

    Io non credo alla storiella del “liberismo selvaggio”, da cui occorra liberarsi per finire nelle braccia d’un “sano capitalismo”. Il liberismo è morto e sepolto. Altro sta succedendo. E sono certo tempi interessanti. Quanto alla democrazia, magari la chiesa fosse antidemocratica! Non è più così, anche se ha un’idea di democrazia che non a tutti i democratici possa piacere. Ormai a vedere nella democrazia un nemico mortale, siamo rimasti quei pochi comunisti che non hanno perso la bussola. p

  18. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    mi diventi ripetitivo nel cercare di provocarmi.

    L’esoterismo cristiano neppure è stato accusato di essere in grado di complottare alcunchè; o sono dei geni del complotto sotterraneo o non contano un cazzo. Io propendo per la seconda ipotesi e quindi mi disinteresso delle loro diatribe con la Santa Chiesa. Per la massoneria mi pare il discorso sia ben differente, nel mondo hanno assai potere e ogni tanto lo fanno balenare per ricordarlo a chi di dovere.

    Poi perchè mi fai affermare che il Vaticano sarebbe una forza democratica? Noi siamo più antichi e più duraturi della democrazia, il nostro giudizio per l’oggi è che sia la forma attuale di governo della cosa pubblica più consona ai principi cristiani (e il Vaticano non lo dice mica sempre, vedi il relativo favore con cui guardava al regime di Saddam, protettore delle minoranze per poter opprimere la maggiornanza).

    Va bene, ho attribuito al Vaticano la mia posizione, di cattolico disponibile all’alleanza con i neo-con e ben disposto verso il libero mercato (che è cosa diversa dal liberismo selvaggio, di solito in peggio). E’ che mi viene a leggerti.

    Mai detto che i cattolici sono al sola forza che si oppone all’impero della Coca Cola. E’ la sola forza che lo fa partendo da una critica di ciò che in esso è male e non di ciò che è bene. E non si mescola ad un Fidel Castro, ad un Saddam Hussein, ad un Chavez e a molti altri che in nome della lotta all’imperialismo negano la libertà ai proprio popoli (si portano avanti per quando arriverà l’Impero?).

    Riconosciamo nella tradizione usana una stima per la libertà dell’uomo, di ogni singolo uomo, che sopravvive a tutte le porcherie commesse dentro e fuori dai confini, una tradizione che risorge a giudicare le azioni dei politici, una tradizione che non diventa lo sterile e masochista senso di colpa che sta massacrando l’Europa. E che reagisce alle immonde proposte della parte liberal della classe dominante (l’equivalente della nostra cultura europea preminente), purtroppo con la rozzezza dell’eresia protestante (ah, quanto hanno perso di capacità di ragionare) ma con vigore e decisione.

    Francesco

  19. utente anonimo says:

    Archivio,

    è pericoloso usare l’avverbio “mai”.

    Poi ti tirano fuori i cattolici nelle Filippine, a Cuba, in Spagna(dopo Franco, of course), in Italia e mille altri casi di democratici cattolici.

    F

  20. kelebek says:

    Per Francesco,

    però vedi che le tue risposte diventano molto più interessanti e articolate dopo le mie provocazioni :-)

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    E’ che io sono sintetico, caro Miguel, più che superficiale. Per cui risulto oscuro (a volte stupido) pur cercando di non esserlo.

    Ciao

    Francesco

    PS un cattolico reazionario non è in grado di vagliare il bene dal male del mondo “moderno” e rifiuta tutto. Ciò facendo si condanna a morte cerebrale, è obbligato a “sacralizzare” un certo periodo e rimane cieco di fronte alla propria vita. Un cattolico teo-con cerca invece di fare quell’operazione di giudizio, senza farsi abbindolare dalla logica del mondo (quelli sono i cattolici progressisti e gli entusiasti della Fallaci) ma senza buttar via quello di buono che trova. Fosse pure una riflessione di Marcello Pera.

  22. utente anonimo says:

    Caro Francesco,

    mi permetto di non risponderti direttamente sull’argomento, non perchè non ti consideri interlocutore valido, ma perchè mi rendo conto che il discorso è impari (cioè io sono a digiuno delle diatribe interne tra le varie posizioni neocon e tu cadi dai peri su ciò che dico io) e si farebbe troppo lungo e non è questo il posto adatto.

    Tu sembri avere del mondo esoterico l’idea che viene fatta passare dai media e non ti biasimo per niente; del resto, non volevo fare un discorso su questo in particolare, mi premeva solo far notare un fatto che ritengo invece fondamentale: che la cristianità non necessariamente si identifica col mondo cattolico-vaticano e con i suoi interessi come tu sembri presumere, anzi molto spesso se ne è dissociata quando non è stata proprio dall’altra parte della barricata, nonchè perseguitata. (Qualcuno deve anche aver chiesto scusa, se non sbaglio, ultimamente).

    Citando l’esoterismo rosacrociano (molto conosciuto, per altro, mi spiace che non lo sia da te) intendevo solo fare un esempio di tale cristianità dissenziente proprio perchè famosa (Dante, Bacone, Newton, Paracelso, tutto il 1600, mezza europa sollevata contro i vaticani-asburgici, G. Bruno, Pico della Mirandola e altre centinaia d’altri, ma santo cielo, la storia! Questa sconosciuta che sebbene ignota viene continuamente ritoccata e revisionata!).

    Non volevo neanche fare un discorso specifico sulla Chiesa, contestavo solo il fatto che tu dicessi che il “cattolicesimo era l’unica forza che in questo momento si sta contrapponendo, ecc.” (l’hai detto..), e volevo farti notare che c’è mezzo mondo che si sta contrapponendo più efficacemente della Chiesa alla Coca Cola, realtà trasversali, molteplici e non necessariamente religiose, ognuno a modo suo. Tra gli oppositori anche alcuni cattolici (lo so anch’io che la Chiesa ha molte anime e le sue destre e le sue sinistre) che non sono stati molto amati fin ora in ambienti ecclesiastici, e sono questi che si espongono all’estero nella difesa delle popolazioni dai vari soprusi: i difensori cattolici della democrazia di cui tu parlavi e che vanno ad esporsi in prima linea in Filippine o nel ghetto di Nairobi, non stanno dalla stessa parte dei neo-con della Chiesa, pur facendo parte dello stesso organismo. La distinzione mi sembra importante: il Papa ha detto agli africani che se hanno l’aids, si astengano dai rapporti sessuali; Desmond Tutu, vescovo, ha detto: “E’ un’emerita c++++ta, usate i contraccettivi.”. Vedi anche le proteste ultime dei saveriani, francescani, comboniani, cioè tutti quelli che hanno un impatto diretto col terzo mondo).

    Ora questa anima sinistrorsa della Chiesa ha sempre rimproverato alla medesima un’indecente connivenza cocacolesca, e se il Vaticano ultimamente ha invertito la rotta, non è certo perchè d’accordo con questi. E’ perchè ha capito che la Coca Cola è esaurita, ed è ora di passare ad un’altra fase e di gettarne le basi.

    Solo un appunto, giusto per uscire dalla mitologia mediatica: la massoneria (oggi considerata favolisticamente come una specie di gigantesca P2 che estende tentacoli-piovra sull’orbe terracqueo) E’ UN ORGANISMO NATO PER fare politica. Inutile quindi continuare sconvolgersi se la si ritrova in politica, perchè è una delle funzioni fondamentali per la quale è stata creata. Già nel medioevo fungeva esternamente come sindacato di corporazione. L’importante è che non devii, allora diventa pericolosa, come la P2, appunto.

    cari saluti,

    l’Archivio

  23. utente anonimo says:

    >…i difensori cattolici della democrazia di cui tu parlavi e che vanno ad esporsi in prima linea in Filippine o nel ghetto di Nairobi, non stanno dalla stessa parte dei neo-con della Chiesa, pur facendo parte dello stesso organismo. La distinzione mi sembra importante: il Papa ha detto agli africani che se hanno l’aids, si astengano dai rapporti sessuali; Desmond Tutu, vescovo, ha detto: “E’ un’emerita c++++ta, usate i contraccettivi.” L’Archivio< Caro L’Archivio, mi sa che il tuo archivio ha bisogno di qualche piccolo ritocco. Desmond Tutu è, sì, vescovo, ma della CHIESA ANGLICANA. E, come tale, del Papa e degli insegnamenti di Santa ed Apostoloca Romana Chiesa nun gliene po’ frega’ de meno.
    Ciao

    Ritvan

  24. kelebek says:

    Mi viene in mente la Coca Cola sponsor onnipresente della visita di papa Wojtyla in Messico…

    Miguel Martinez

  25. utente anonimo says:

    Caro Archivio,

    nella mia modesta conoscenza della storia, non sapevo di cotale importanza dei Rosacroce …

    Certo che se anche Dante (Alighieri, immagino) mi viene citato come non cattolico dubito delle tue fonti. Credo sia abbastanza vicino ad essere la definizione di cristiano cattolico cazzuto, il buon vecchio zio Dante.

    Gli altri che citi sono o fuori dalla cattolicità (ed esulano dal mio discorso) o fuori di testa (Zanotelli) o entrambi (Bruno). Solo che devi aver studiato sullo Spini, grande appassionato di eretici e teste calde ma lieve sottovalutatore del resto del mondo.

    Io non confondo credente con cristiano nè con cattolico.

    Ti prego di non tagliare le mie precisazioni, caso mai fossi stato ambiguo (ma mi permetterei di escluderlo): “Mai detto che i cattolici sono al sola forza che si oppone all’impero della Coca Cola. E’ la sola forza che lo fa partendo da una critica di ciò che in esso è male e non di ciò che è bene.”

    saluti

    Francesco

    PS devo avere una concezione diversa dalla tua di democrazia. che considero l’errore di base di quei cattolici lì che citi proprio la deriva decisamente antidemocratica della loro indignazione per il male del mondo, buttano via il bambino della libertà dell’uomo con l’acqua sporca del male che questo fa.

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