Contro la censura

Una cosa che permette a molti di fare il gradasso è la tendenza che hanno i grandi provider di servizi gratuiti a chiudere immediatamente ogni sito controverso.

E’ quello che è successo all’inizio del 2006 con un sito ospitato su Bravehost, costruito da ex-frequentatori di un "centro di spiritualità" chiamato Caresto (il vecchio URL era http://caresto.bravehost.com).

Il sito è stato chiuso dietro forti pressioni del sacerdote cattolico che dirige la comunità.

La redazione del sito Kelebek non ha motivo di parteggiare, né per il sacerdote, né per gli ex-frequentatori della sua comunità. Non conosciamo né gli uni né gli altri. L’argomento probabilmente non è nemmeno di particolare interesse per la maggior parte dei nostri lettori.

Ma il sito Kelebek si è sempre battuto per due principi, strettamente associati tra di loro:  

il diritto al "consenso informato". Cioè il diritto del consumatore, in senso lato, di conoscere anche i lati controversi dei "prodotti" che vuole acquistare, e quindi di avere a disposizione informazioni critiche

il diritto di chi ha vissuto un’esperienza, di raccontarla.

Per questo motivo, è stato deciso di ospitare le pagine che erano state censurate, sul sito Kelebek.

Concediamo ovviamente il più ampio diritto di replica e di dibattito alla comunità Caresto.

Verrà dato invece il più ampio risalto a ogni ulteriore tentativo di chiudere queste pagine.

Al sito critico sulla comunità Caresto
  

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99 Responses to Contro la censura

  1. Mmmm sei sicuro che il sito sia stato censurato e non soltanto scomparso accidentalmente. Capita pure questo con gli host gratuiti. Ho letto le pagine che hai ripreso sul tuo sito. Spettecare da bar, noioso e prolisso, non firmato.

    Sei sicuro che quelli di Caresto abbiano chiesto la chiusura del sito? Se sì, avrebbero fatto meglio a lasciar correre.

    Ma il baldo anonimo che li accusa non si poteva aprire un altro sito, meno pieno di merdate pop-up di quelli Bravehost?

    Comunque, hai fatto bene a seguire i tuoi principi.

    Ciao

    Claude

  2. Ti ringrazio.

    No, quelli di Caresto si sono vantati con la stampa locale di aver fatto chiudere il sito.

    Sulla qualità delle pagine ospitate, non commento :-)

    Miguel Martinez

  3. Bravehost? Incidenti? Non credo! Io abito nel paese di Caresto. Secondo me è stata fatta una buona cosa ospitando le pagine censurate, così le persone hanno la possibilità di farsi una idea propria. Poi non so se quello che c’è scritto sia vero e non lo posso nemmeno verificare perchè non so chi è l’autore, ma almeno le persone si abituano a ragionare e non dare tutto per scontato!

  4. utente anonimo says:

    Anche io sono del paese di Caresto e posso dire che quello che c’è scritto nel sito è vero. Per cui avete fatto bene a ospitare il sito che era stato censurato

  5. utente anonimo says:

    Vorrei chiederti una cosa: se “quelli” della redazione non conoscono ne l’una ne l’altra parte (e quindi non hanno motivo per parteggiare e sottolineo questo fatto anche perchè è scritto in grassetto) si può sapere come hanno fatto a sapere che c’era il sito ed era stato chiuso dietro “forti pressioni del sacerdote che dirige la comunità” ? come fanno ad avere le pagine precise precise all’originale? non le dovrebbe avere solo l’autore del sito?!? (che tra l’altro non si sa nemmeno chi è) San Tommaso

  6. kelebek says:

    Caro San Tommaso,

    “non conoscere” non è sinonimo di “non essere informati”.

    Vuol dire – per parafrasare Cammilleri – che non si conoscono personalmente di persona le persone coinvolte.

    E vuol dire che si sospendono sostanzialmente i giudizi.

    Se hai qualcosa di positivo da contribuire al dibattito, benvenuto.

    Kelebek

  7. utente anonimo says:

    Confermo la sostanziale verità dei contenuti del sito. La verità è quella che tutti ma proprio tutti qui a S.Angelo in Vado (e non solo)conoscono da trent’anni, e cioè che i gestori di Caresto, Don Pasquini e Daniela Maffei sono legati da un rapporto “more uxorio”. Gli ingenui frequentatori di Caresto naturalmente la ignorano, e poveretti credono di essere capitati in un luogo di spiritualità, come viene gabellato Caresto. Il Vescovo finalmente avvertito, dapprima incredulo poi convintosi, dopo molte titubanze ha estromesso Don Pasquini dalla guida della Parrocchia, dopo dieci anni in cui la stessa Parrocchia era stata messa al servizio degli interessi di questa finta Comunità, lascio immaginare con quali implicazioni di potere, di mafiette locali, menzogne silenzi e persecuzioni per chi si opponeva a questo andazzo. I preti che si innamorano (come è umana e anche bella possibilità) devono scegliere! Don Piero ha scelto: botte piena (il potere clericale) e moglie ubriaca (si fa per dire, Daniela Maffei è lucidissima). Così questa Parrocchia è diventata un esempio di ipocrisia sociale estesa a tutti i livelli!

    Grazie Vescovo per averci liberato da un simile individuo. Quanto a Caresto, adesso è sotto inchiesta, speriamo che ci arrivi qualche pezzo grosso della Chiesa, altrimenti qui va a finire che insabbiano tutto!

    Grazie al sito per lo spazio concesso.

    Giovanni

  8. kelebek says:

    Ringrazio Giovanni delle informazioni.

    Ovviamente:

    1) non entro in merito alla questione del celibato ecclesiale: il mio coinvolgimento in questa faccenda riguarda esclusivamente la questione della libertà di espressione

    2) pubblico volentieri le opinioni di quella che potremmo chiamare “l’altra parte”

    3) gradirei sapere qualcosa della vicenda di un blog che sarebbe stato sottoposto a pressioni o addirittura chiuso da quelle parti.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Il post era all’interno di un blog che si chiama http://www.altrometauro.net

    Per ora sembra essere stata una scelta degli autori sospendere la discussione sui fatti relativi a don Pasquini e sul coinvolgimento di un intero paese, sobillato ad arte contro il Vescovo e le sue disposizioni. Ringrazio Giovanni per la sua chiarezza e confermo quanto lui dice. Per ora la cosa più grave, a parte qualche comunicazione attraverso queste utenze anonime, è l’impossibilità di poter fornire il paese (e non solo) di una corretta informazione, mentre Caresto sforna in continuazione le sue mezze verità, quando non sono delle vere e proprie bugie. Grazie quindi anche a questo spazio e alla possibilità data al sito anonimo di tornare in rete.

  10. utente anonimo says:

    X Giovanni. Ma come fai a parlare di “implicazioni di potere, mafiette locali, silenzi, menzogne e persecuzioni” se poi per liberarci di Don Piero sono bastate delle voci anonime: forse dietro caresto non c’è poi tutto il “giro d’interessi” che credi tu; o forse dietro caresto, molto più semplicemente, non c’è nulla. Forse dietro tutto questo caos c’è solo la mano di persone che sfruttano ad arte la mentalità un pò “credulona e becera” della gente delle nostre parti, magari proprio perchè loro hanno un qualche interesse ad alimentare la faccenda. P.S. X Kelebek: grazie per la delucidazione sul significato di “non conoscere” ma non hai risposto alle altre due domande (che sono sempre nello stesso commento); x Miguel: non penso che “quelli di caresto” abbiano il potere di far chiudere un sito (va bene che hanno delle mafiette ma questo mi sembra eccessivo), poi addirittura “vantarsi sulla stampa locale” (ahahahahahah), come fai a sapere del blog? alla fine su quest’argomento sta a vedere che ne sai più di quello che vuoi far intendere? San Tommaso

  11. kelebek says:

    Sul blog mi ero sbagliato: mi sembra che non sia stato chiuso nessun blog, solo tolto un post.

    Miguel Martinez

  12. utente anonimo says:

    Gentile San Tommaso, credo che sia una grossa ingenuità pensare che un Vescovo della Chiesa possa compiere un atto così grave come l’estromissione di un Parroco, sulla base di semplici maldicenze di piazza o di un sito: se così fosse, resterebbero ben pochi parroci in giro! Perchè le maldicenze ci sono sempre, anche nei confronti di sacerdoti santi, questo è poco ma sicuro! Perciò dovresti dovresti sforzarti di dubitare un pò dei tuoi stessi dubbi, se sono dubbi in buonafede, come penso. Non ti resta che informarti e chiedere.

    Per trovare, bisogna cercare, perciò: buona fortuna!

    Giovanni

  13. utente anonimo says:

    X Giovanni: mi sono spiegato male hai ragione. Io non penso che è stato allontanato SOLO sulla base di pettegolezzi, però non mi spiego il fatto perchè alla fine se si va a stringere non è che ci sono poi così tante prove oggettive che lascino intendere diversamente. Credo inoltre che se veramente ci fosse questo “rapporto more uxorio” di cui parli le conseguenze per Don Piero sarebbero state ben più gravi, altrimenti a che sarebbe servita solo l’estromissione da parroco. Cercherò… San Tommaso

  14. utente anonimo says:

    X San Tommaso: il nucleo sostanziale del sito critico mi pare sia la contestazione della autenticità di Caresto quale esperienza cristiana, in quanto vi si denuncia che l’ elemento fondante e portante di questa, diciamo, avventura, è proprio il legame di convivenza tra i fondatori. Della prima parte (fu vera gloria?) si può e anzi si deve discutere francamente, credo, portando ciascuno i propri dubbi. Il legame tra il don e la signora Maffei però non è oggetto di dubbio, per il semplice motivo che, in tempi certo più a lui favorevoli, fu confidato dallo stesso Don Pasquini a svariate persone, nell’ intento probabile di coinvolgerle e di ottenerne l’approvazione, visto che qualche dubbio deve pur averlo avuto anche lui. Personalmente conosco almeno tre di questi testimoni che, non da oggi, me lo hanno raccontato, molte altre persone me lo hanno confermato con allusioni prudenti ma inequivocabili. Tutto ciò è talmente vero che in privato quei sostenitori di Don Pasquini che hanno il coraggio di sbilanciarsi dicono: “Embè? Avra questo difettuccio, ma quanto bene ha fatto alle famiglie, e poi l’uomo e uomo, e anche il prete è un uomo: scagli la prima pietra chi è senza peccato, e poi anche il prete Tal dei Tali ha la donna, ecc.ecc.” Questa è la linea difensiva di costoro, che ovviamente ha il suo punto debole nel non poter essere sostenuta pubblicamente, salvo decidersi una volta per tutte a parlare chiaro, cioè a battersi pubblicamente per l’abolizione del celibato dei preti, o in sottordine per una speciale dispensa da conferire a Don Piero Pasquini per meriti acquisiti sul campo. Parlo per ipotesi paradossali naturalmente, perchè non credo che a questo punto qualcuno abbia più voglia di fare questa battaglia, che sarebbe sicuramente perduta, ma almeno avrebbe infine il pregio della sincerità, dopo tante ipocrisie menzogne e occultamenti, che si sono riversati come un fiume sulla stessa vita della Parrocchia, nè poteva essere diversamente viste le premesse. Per concludere: sicuramente Don Pasquini era da tempo sotto osservazione, la Chiesa ha largheggiato in tolleranza con la sua ben nota situazione, per prudenza e per prassi benevola nei confronti di chi anche sbaglia come lui (soprattutto ahimè se è prete).La situazione è precipitata quando, dopo che questo sito è uscito e ha fatto un po’ di rumore, lui e i suoi sostenitori anzichè rispondere nel merito oppure tacere hanno pensato bene di chiamare in causa i sacerdoti e il Vescovo stesso, di cui hanno messo in dubbio l’Autorità, manco fosse egli stesso il responsabile del sito!

    Il Vescovo non poteva certo abbozzare di fronte a un documento pubblico firmato dal Sindaco e da vari capoccia, che si configurava come un vero e proprio incitamento all’ammutinamento dei preti contro il Vescovo, in nome dell’ onorabilità tutta da discutere di un loro collega. Allora egli ha rimosso il Parroco e ha posto sotto inchiesta la cosiddetta Comunità di Caresto, che peraltro, va ricordato, non ha mai avuto riconoscimenti ufficiali dalla Diocesi. Questo è quanto, saluti da Giovanni.

  15. kelebek says:

    Ringrazio Giovanni degli interessanti chiarimenti.

    Capisco il nesso logico tra rottura del celibato e discredito come formatore di famiglie cattoliche, dentro il contesto della Chiesa cattolica mi sembra ineccepibile.

    Provo però simpatia per le persone coinvolte in queste situazioni; e fuori da un contesto ecclesiastico, credo che avrebbero anche di più a insegnare a una famiglia dei celibi.

    Non so se Don Pasquini ha mai pensato a uscire dalla Chiesa.

    Sono comunque mie riflessioni personali, che prescindono – come dicevo – da una conoscenza diretta dei fatti.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Don Pasquini non ha mai ritenuto conveniente uscire dalla Chiesa. Proprio questa ambiguità di fondo, protrattasi nel tempo, ha prodotto la deflagrazione di oggi.

  17. kelebek says:

    Chiaramente quando parlo di “uscire dalla Chiesa”, intendo dire, uscire dalle istituzioni della Chiesa. Non volevo esprimere alcuna opinione sulla fede religiosa.

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    ok. Il senso era chiaro. Uscire dalla Chiesa nel senso uscire dall’istituzione o per essere più chiaro lasciare il sacerdozio e fare una scelta coerente con il suo vissuto. A molti preti è capitato di farlo e su di loro non c’è alcun giudizio. Ma non farlo e rimanere nell’incoerenza credo sia grave. Per il resto rimando a quanto dice Giovanni, che spiega bene la situazione e che mi sembra anche abbastanza informato sui fatti.

  19. utente anonimo says:

    Può succedere anche a voi (che vi esibite come i difensori della libertà e verità contro l’oppressione) di essere ‘vittime’ di chi abusa di voi presentandosi come vittime, ma in realtà potrebbero essere aggressori?

    1. Avete accettato che “Il sito è stato chiuso dietro forti pressioni del sacerdote cattolico che dirige la comunità “(Denunciare ai Carabinieri, un sito diffamatorio da parte di ANONIMI e’ un diritto ? o una forte pressione ? ) in difesa di due “principi innegabili “ (“ consenso informato” e “ diritto di raccontare la propria esperienza” .

    2. Tali principi non andrebbero sostenuti solo quando le informazioni provengono da documenti firmati ? ( in modo tale che la parte offesa possa difendersi ? )

    Avete accettato continuamente come vere le accuse di una parte e come verità chiarificatrice la ‘unica’ spiegazione di un utente detto Giovanni . Almeno un dubbio deve venire quando si ascolta una parte soltanto, quella che accusa l’altra con l’ accanimento e la cattiveria che traspare in tutto il sito critico.

    3. Riguardo alle persone: da che mondo è mondo per massacrare un prete (soprattutto se dà fastidio a qualcuno) basta inventargli una calunnia di donne! Che novità!!

    4. Il Vescovo da parte sua tramite decreto lo ha ringraziato e nè ha elogiato il carisma, vi sembra poco?

    5. Questo prete è oppressore o invece è un perseguitato ? Come mai a suo favore si è mobilitata la quasi totalità della popolazione e la gente ha fatto di tutto per non perderlo ? Come mai si sono mobilitati così tanti… non solo i fedelissimi, ma anche tutte le principali associazioni e gruppi parrocchiali (erano una decina per quel paesino), e in una successiva lettera le 14 principali associazioni laiche (politiche di destra e di sinistra, sindacali, culturali.. sportive e di tempo libero)?

    6. Come mai durante l’omelia del vescovo nella chiesa strapiena l’interruzione di una donna in difesa di quel prete ha scatenato un applauso infinito?

    So che la verità non si fa con gli applausi della gente, ma volevo soltanto seminarvi il dubbio… che forse non ve l’hanno raccontata giusta e che fareste bene a saperne di più prima di accettare le calunnie di una sola parte.

    shalom

  20. utente anonimo says:

    Che non sia stata raccontata giusta è proprio vero, anche perchè finora la storia è stata raccontata da una parte sola. Per questo un sito anonimo che suonava un’altra musica, più o meno bella, più o meno fondata, ha scatenato un terremoto infinito.

    Qualcuno ha verificato in paese quanto ne sapessero quei poveri firmatari. Nulla. Bastano poche e semplici domande per una simile verifica, e non sulle questioni “morali”, che sono del tutto secondarie e per nulla determinanti nell’esito che si è avuto.

    Ci vuole il coraggio di andare a fondo nelle cose, ci vuole la volontà di ricercare la verità, non la pappa pronta che viene propinata come da slogan pubblicitari. Ci vuole l’onestà per fare questo e …un po’ di “palle”.

  21. kelebek says:

    Vedo che il post ha suscitato interese e la cosa mi fa piacere.

    Invito tutti a firmare, anche con uno pseudonimo qualunque, in modo da poter capire chi sostiene quali posizioni, altrimenti non si capisce più nulla.

    Per quanto riguarda l’intervento di shalom:

    1) Come ho detto, le mie opinioni personali sono irrilevanti in questa faccenda, anzi me le sto facendo piano piano grazie a questa discussione, ma vi assicuro che farò il possibile per non farle pesare.

    2) Sul fatto di “sentire una sola voce”. Io conosco questa vicenda solo da pochi giorni, ma mi immagino che fino a qualche settimana fa, se qualcuno cercava informazioni su Internet riguardanti Caresto, avrebbe potuto sentire veramente una sola voce, cioè quella ufficiale della comunità.

    Oggi si possono sentire tutte e due.

    Non solo: a prescindere da come si struttura il sito critico, io mi sono impegnato a pubblicare eventuali scritti in difesa di Caresto sul mio sito, dando loro evidenza.

    Ora, poniamo che su Internet ci siano attualmente 10 pagine che sostengono incondizionatamente Caresto (non so quante ce ne siano, perché non intendo dedicare troppo tempo alla questione).

    Adesso ce n’è una che critica Caresto.

    Ma appena mi cominceranno ad arrivare scritti in difesa di Caresto, li pubblicherò, per cui metà della pagina “contro” Caresto sarà in realtà una sua difesa.

    E quindi – se diamo per buone le cifre che mi sono inventato – in rete ci saranno 10,5 siti a favore di Caresto e mezzo sito contro :-)

    Il mio impegno non riguarda semplici messaggi di sostegno a Caresto, che potete pubblicare qui, ma repliche precise e dettagliate al testo che è stato messo in rete.

    Tali repliche si possono mandare direttamente a:

    kelebek@imolanet.com

    Grazie e buona discussione

    Miguel Martinez

  22. Grazie della precisazione di Martinez e anche grazie per aver ancor meglio precisato che finora la voce è stata una sola, quella di Caresto.

    I punti elencati da shalom potrebbero essere confutati uno ad uno. Ma non mi cimento; tanta ottusità e cecità non meritano la fatica che dovrei fare.

    Certo che arrivare a dire che don Pasquini è un perseguitato suona come una bestemmia e non saprei dire se chi lo afferma sia consapevole o no dell’assurdità dell’affermazione.

    Nella Chiesa, che questi eroi che scrivono, applaudono e chissà che altro, sembrano non conoscere affatto, non sono certo le mobilitazioni di massa che smuovono le cose, ma i fatti accertati, e anche scrupolosamente.

    Sono proprio d’accordo con shalom: fareste proprio bene a saperne di più prima di fare volantini, calunniare il Vescovo, insultarlo, scrivere lettere a destra e a manca, e a coinvolgere la povera gente che va dove è tirata, come ben tutti sanno.

  23. kelebek says:

    Per chi scrive “grazie della precisazione”: probabilmente hai cercato di firmare il tuo post, ma inserendo la firma nella riga “blog”.

    Per vedere la tua firma, sono costretto a passare con il mouse sopra l’immagine della casetta, dove scopro un improbabile: “http://lia/”

    La cosa più semplice consiste nello scrivere il proprio nome (cioè quello che si è scelto) in fondo al proprio messaggio, come abbiamo fatto io, Giovanni e Claude in questa sequenza di messaggi.

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    Vorrei aggiungere per shalom che quelli di Caresto mi sembra si stiano difendendo bene, da soli e “alla grande” con comunicati, lettere, circolari, sia qui in paese che fuori. Quindi non mi appaiono affatto dei poveri perseguitati che, poverini, non sanno come difendersi da un insulso sito anonimo. E poi l’anonimato non sono certo quelli del sito i primi ad averlo usato. A S. Angelo ad esempio quando l’anonimato è stato usato, i toni erano pesanti, violenti, con insulti volgari e con parolacce, contro il Vescovo, naturalmente, il nemico numero uno dei difensori di Caresto. Quindi perchè criticare tanto un metodo che viene comunemente usato anche da altri? Solo perchè sono diversi i destinatari? Lia

  25. utente anonimo says:

    Interessante questa discussione. Anche io faccio parte del paese di Sant’Angelo in Vado e mi chiedo due cose:

    1. come mai la possibilità di mettere pareri su blog (quello di altrometauro e questo) ha suscitato così immediato interesse se nessuno aveva proprio nulla da dire in merito?

    2. ricordo che la famosa lettera che Shalom cita, a firma del sindaco e di vari gruppi, in realtà non portava neanche UNA firma, ma solo la citazione del nome e cognome del capogruppo (carino no?).

    Ora mi pare logico che anche una persona qualsiasi, o per esempio uno di Caresto, avrebbe potuto scrivere quella lettera e “firmarsela”, ovvero immettere nomi e cognomi di compaesani, per poi diffonderla capillarmente a propria difesa. Questo non è molto corretto.

    Infine tutti in paese sanno bene che la maggior parte della giunta comunale si è posta contro a questa libera iniziativa del sindaco (ma fatta a nome del Comune). Quindi grazie Martinez di aver ospitato il sito sito e questo blog: hai perlomeno contribuito alla possibilità di dare voce a chi qui non ne può avere alcuna.

    Paolo

  26. utente anonimo says:

    Dimenticavo dire che far chiudere un sito come quello è una sciocchezza, in quanto era un sito anonimo su server pubblico.

    In questi casi basta che coloro che si sentono presi di mira dal sito, inviino una lettera (una mail) al server dicendo che ritengono il sito offensivo o addirittura pornografico e ne chiedono la soppressione minacciando denunce verso il server.

    In questo caso al server, che ospita il sito gratuitamente, non conviene mettersi nè a leggere e valutare il sito in questione, nè mettersi in eventuali guai legali. Lo chiude e basta….. tanto a lui cosa importa?

    Quindi NIENTE MAGISTRATURA dietro la chiusura del sito, come è stato fatto scrivere sui giornali locali per far vedere che la magistratura è dalla loro parte, ma probabilmente solo una banale mail.

    Paolo

  27. utente anonimo says:

    Vorrei aggiungere ancora una cosa a shalom. Ha ragione Lia a dire che la gente va dove è tirata. Ma io voglio essere più chiaro:

    le persone che hanno firmato il volantino o quelle che in chiesa hanno applaudito non sanno nulla, come la maggior parte dei vadesi o dei freuqntatori di Caresto. Dunque la conclusione la si può dire anche così: forse si può anche dedurre che siano stati indotti a firmare, ad applaudire, a esporsi in prima persona ecc. Indotti, condizionati, convinti… si scelga pure il verbo che più aggrada, ma in ogni caso quando si prende una posizione senza una corretta informazione si è di fronte ad un caso di poca libertà, di “limitazione” della libertà, soprattutto se una non completa informazione è accompagnata da pressioni affinchè si assuma una versione che non è quella vera e dal fatto che non si è in grado di conoscere la verità dei fatti.

    Cosa ne dici shalom?

    Luca

  28. utente anonimo says:

    Su altrometauro.net è stata pubblicata la replica alla questione. Chiunque lo ritiene interessante può andarla a leggere direttamente nel Blog.

  29. kelebek says:

    Per l’autore del messaggio n. 28,

    1) avevo chiesto di firmare (con un nick qualsiasi) quello che scrivete

    2) in genere, quando si suggerisce la lettura di un testo, si si fa un rimando più preciso, visto che i blog vengono rinnovati a volte quotidianamente

    3) mi sono preso la briga di andare a cercare il post in questione ( http://www.altrometauro.net/dblog/articolo.asp?articolo=8 ) e ho trovato non meno di 55 commenti, per cui non è possibile capire a quale commento si fa riferimento.

    Miguel Martinez

  30. utente anonimo says:

    Penso si riferisca all’ultimo commento. X Miguel: lo so che con l’argomento non c’entra nulla ma mi potresti spiegare il significato delle sigle neocon (neocondennerie) e teocon (?). Grazie

    Curioso

  31. utente anonimo says:

    Errata corrige: mi scuso volevo dire neoconnarderie. Curioso

  32. utente anonimo says:

    Il blog su Altrometauro che parlava di questo argomento è stato chiuso: addirittura non si poteva citare il luogo ameno teatro della vicenda… comparivano solo asterischi e “Replica” ha attribuito ciò a Martinez… siamo nel pallone più completo!!! Ma voi pensate che aria tira qui a S.Angelo! Di questa cosa non si può neanche discutere in un blog!! Altrometauro ha chiuso la discussione con una lettera di “chiarimenti” da parte di due persone vicine a Caresto : loro hanno raccontato la loro versione e poi STOP! CHIUSO!!! Poveri noi! La storia della donna… ma sono trent’anni che tutti qui lo sanno MA NON SI PUO’ DIRE!!! S.Angelo è proprio un paesino-ino-ino arretrato bigotto e mafioso! Sono basita! Il prete sono quasi 2 anni che è stato declassato da parroco ad amministratore e da un mese c’è un nuovo parroco e Caresto è sotto inchiesta (notizie prese da L’Antenna foglio domenicale) quindi è un po’ di tempo che i superiori controllano la situazione a S.Angelo e ora sono arrivati i provvedimenti … io capisco che non bisogna mai darsi per vinti ma ci vuole una bella faccia tosta per stravolgere così la realtà… nonostante sia lampante ancora si nega! Ma noi facciamo solo chiacchiere (anzi non le possiamo più fare) e finisco così: ma che ci avete preso tutti per fessi???

    Paola

  33. utente anonimo says:

    Su altrometauro la discussione è stata chiusa con un documento dei signori Piai.

    Poveri Piai: una lettera simile, anzi uguale era stata già sparsa in varie versioni dalla presidente di Caresto, Daniela. Perchè andare a ripetere le stesse cose? Suvvia, un po’ di originalità almeno. Il non sapere dire altro che la versione già propinata da Caresto non è un gran bel vedere. E quanta ingenuità poi nel dire che il tutto è dipeso da due chiacchiere sul prete e la donna.

    Almeno il buon senso di cambiare disco per sembrare più credibili. Nemmeno questa astuzia.

    Lia

  34. utente anonimo says:

    E poi voglio dire una cosa. Sarà ora di finirla di zittire le persone?

    Lia

  35. utente anonimo says:

    Ma si può continuare a frequentare delle persone e non conoscerle a fondo? Se il mascheramento è abile può darsi… ma alla fine la maschera cade, deve cadere per forza! Anche se ci possono voler anni! E’ anche vero che uno vede quel che vuol vedere, per proprio torna conto, per non stravolgersi la vita, per non dover dire: Porca miseria: ho sbagliato tutto!!! Ma i nodi vengono al pettine e allora bisogna fare i conti con la realtà.

    Paola

  36. kelebek says:

    Per Curioso,

    vorrei evitare di interferire su questo thread – che è ormai diventato una sorta di forum libero sulla questione Caresto – con le mie idee su altre questioni; idee che non devono influenzare in alcun modo alcuno dei partecipanti a questa specifica discussione.

    Sembra una richiesta un po’ buffa, ma ti invito a ripetere la tua domanda tra i commenti a qualcuno dei mei post più recenti su tema più “politico”.

    Miguel Martinez

  37. kelebek says:

    Credo che i commenti sul thread su altrometauro riguardante Caresto siano stati chiusi. Però vorrei chiedere ai signori Piai e Lovat, sempre che siano in ascolto, il permesso di mettere la loro replica sul mio sito.

    Mi serve però anche una riga di presentazione. Ad esempio, “comunicato ufficiale della comunità di Caresto”, oppure “risposta a titolo personale di due frequentatori della comunità”, o quello che volete.

    Grazie

    Miguel Martinez

  38. utente anonimo says:

    X shalom: lei depreca l’anonimato del sito in questione, le faccio sommessamente notare che lei stesso si serve di uno pseudonimo, come il sottoscritto s’intende. Si vede che abbiamo (legittimi) interessi da difendere, e che l’anonimato (ci) tutela da ritorsioni, veleni, vendette o peggio, tutte cose già viste in questo paese nell’era Pasquini. Badi poi che anonimo era anche un fogliaccio di insulti al Vescovo (accusato di usare metodi staliniani) scritto da simpatizzanti di Don Pasquini e affisso alle porte di alcune Chiese la Vigilia di Natale 2005, anonima era una lettera (un po’ meno volgare della precedente, ma certo scritta dalla stessa mano vista la stretta analogia dei contenuti) indirizzata al clero diocesano nell’ottobre 2003, firmata “alcuni collaboratori laici” che riportava ingiurie consimili al Vescovo, accusato di rovinare la Diocesi angariando i preti (tra i quali Don Pasquini, “famoso in tutta Italia”), anonima era una lettera scritta un anno e mezzo fa a una nota figura religiosa del paese che si era permessa qualche velato atteggiamento critico verso questo prete.

    Inquietante poi notare che lo stesso tema (la Chiesa e il Vescovo che non difendono, emarginano e di conseguenza perseguitano Don Pasquini) è riproposto perfino nella lettera cui lei fa riferimento, questa finalmente firmata dalle associazioni cittadine.

    A ciascuno il suo anonimato dunque, e scagli la prima pietra chi non ha peccato.

    Lei afferma: il Vescovo ha ringraziato e elogiato il carisma del don ecc. Davvero lei ignora che le leggi della diplomazia (ecclesiale e non) prevedono l’elogio ufficiale di chi viene allontanato da un incarico? A dirla tutta il Vescovo ha scritto nel Decreto su Caresto: ci sono cose da registrare e da chiarire, ecc Il primo chiarimento mi sembra che Egli stesso l’abbia dato più di un anno prima del decreto, obbligando Don Pasquini a dormire nella Casa Parrocchiale, dopo anni di stretta convivenza con la Maffei a Caresto, convivenza sancita all’anagrafe e perfino nell’ultimo censimento. Le pare poco? A me e ai cattolici benpensanti come me (ce ne sono mi creda) pare tanto.

    Lei dice: tutti si sono mobilitati, e poi gli applausi (a proposito: la donna che ha parlato in difesa era parente di Don Pasquini, parente era anche un signore che ha provocato un altro grande applauso in una Messa serale), ecc

    Mi limito a replicarle: tutte cose già viste nei regimi, fino a quando i regimi non sono caduti. E poi, come qualcuno ha scritto, gli italiani amano accorrere in soccorso ai vincitori. (infatti si è già visto). Comunque non pochi vadesi si sono subito dissociati, a parole e con scritti, dal peana generale e demagogico, dagli applausi nella chiesa trasformata in un teatrino, e dalla lettera firmata dai vari notabili del paese.

    Lei dice: calunnie di donne,ecc. ecc. Guardi, quello che penso (e che tanti pensano, non dubiti) l’ho già scritto in un post precedente a cui la rimando: Don Pasquini ha tutto il diritto di difendersi e di essere difeso da chi gli vuole bene, starà a lui e a chi gli vuole davvero bene se farlo in chiarezza e verità oppure continuando a imbrogliare le carte, come finora è stata sua inveterata abitudine, e non solo sulle sue questioni personali con la signora Maffei. Qualcosa mi dice che il tempo dei pettegolezzi è finito e che sta cominciando quello delle testimonianze. Perciò, verità e nient’altro che verità. Con rispetto per la vicenda anche tragica di Don Pasquini, con rispetto per i suoi umani errori, omissioni, mancanze, però per favore la verità. Solo nella verità sarà possibile una reale riconciliazione di questa Parrocchia con se stessa (sic), ciò che tutti auspicano a partire dal nuovo Parroco Padre Luigi.

    Giovanni

  39. utente anonimo says:

    Grazie Giovanni per la passione che si sente dietro le tue parole. E per il richiamo alla verità, l’unico elemento davvero assente in questa sceneggiata melodrammatica che va avanti da mesi. Associazione su, associazione giù, siamo in regola, i debiti. Ma chi vi ha detto di andare a comprare una casa e indebitarvi per 430.000 euro? Avere tutto Caresto lussuosamente risistemato non era sufficiente? E poi, invece di parlare di soldi e basta, non è ora di svelare gli imbrogli del passato?

    Tu shalom, credi davvero di sapere tutto? Comincia a cercare nella direzione giusta e vedrai le cose che scoprirai.

    Ma no, certo, che non lo farai. Finora quelli che parlano come te, per stereotipi e per slogan, non ci hanno nemmeno provato a cercarla la verità. Anzi, secondo me ha già preso paura e nemmeno interverrà più in questa discussione. Anonimato o no, se uno non ha argomenti, non ha argomenti e basta.

    Lia

  40. utente anonimo says:

    Tu Lia che argomenti hai? Se sono quelli del tuoi ultimi post credo che anche tu faresti meglio a non intervenire più nella discussione; e poi tu non eri quella che non si cimentava perchè tanta cecità e ottusità non meritavano la fatica dovuta? Almeno un pò di coerenza…

    Ley

  41. kelebek says:

    Invito i partecipanti a questa discussione a evitare il più possibile di offendersi reciprocamente.

    A volte, si possono dire le stesse identiche cose in due modi diversi: scegliete per favore quello più rispettoso dell’altro.

    Grazie

    Miguel Martinez

  42. utente anonimo says:

    Ho forse colto nel segno, caro Ley, per innervosirti così?

    Di argomenti ne ho portati, tutti evitati da te, shalom o dai loro amici più vicini.

    E poi senti: la coerenza chiedila a “loro”, non a me. Va a vedere quanta ne hanno di coerenza.

    Lia

  43. utente anonimo says:

    X Ley: scusami tanto ma come si può permettere una persona di dire a un’altra di non partecipare più a un blog? Calma, calma… perché scaldarsi tanto?!?? Parlano i fatti: questo è indubbio. Intanto si può civilmente ciarlare mentre scorrono gli avvenimenti. Calma. Rimane solo questo blog dato che quello di Altrometauro è stato chiuso, ha proposito! Come mai? Si erano esauriti gli argomenti? O quelli di Altrometauro si sono esauriti dalle pressioni ricevute? Peccato! Ancora una volta bisogna dire: ha vinto la censura! Grazie

    Luisa

  44. utente anonimo says:

    Grazie Luisa per il sostegno.

    Che vengano un po’ allo scoperto questi bravi sostenitori di Caresto e dicano quali argomenti possono portare a difesa di Caresto. Cosa sanno di quella realtà? Dicano cosa sanno, al di là delle esternazioni ufficiali, avanti, coraggio. Siamo tutti in ascolto.

    Lia

  45. utente anonimo says:

    A parte che era solo un consiglio e comunque Lia ti chiedo scusa se ti sei sentita offesa perchè non era mia intenzione. Quello che cercavo di dire è che nei tuoi ultimi commenti, Lia, non ci sono argomenti validi per far proseguire la discussione, e non capisco perchè tu accusi shalom di non avere argomenti. Nonostante non condivida la maggior parte delle cose, a me i commenti di Giovanni sono graditi, perchè almeno danno spunti di riflessione e non danno niente per scontato. Dai tuoi commenti invece a me arriva solo presunzione, come ad esempio quando dici che non ti cimenti, e chiusura mentale nel senso che l’unica verità è quella in cui credi tu e tutti gli altri hanno torto. Se si ragiona così discutere non serve a niente. Comunque la mia domanda rimane in piedi: tu che argomenti hai? E come dici tu “cambia disco altrimenti rischi di non essere credibile”…

  46. utente anonimo says:

    Scusate non ho firmato sono Ley.

  47. utente anonimo says:

    CARA LIA , MI SEMBRI TROPPO ARRABBIATA PER ESSERE ASCOLTATA … SE TI CALMI UN PO’

    … FORSE DIVENTI PIU’ CREDIBILE !!!

    CON AFFETTO

    CARLO

  48. utente anonimo says:

    Quanta agitazione!!!

    I toni sono diventati un po’ accesi per cui non mi va di continuare la discussione a questi livelli.

    Buona continuazione

    Lia

  49. utente anonimo says:

    Cara Lia, io sono molto calmo e tra l’altro ti ho chiesto anche scusa… comunque non era la risposta che mi aspettavo (non mi ha convinto tanto) e mi dispiace che tu non voglia più partecipare al forum, era un modo per scambiare le nostre opinioni e per chiarirci le idee sulla questione. Comunque rispetto la tua decisione.

    Ley

  50. utente anonimo says:

    Mi associo all’invito di Martinez, ottimo e democratico moderatore. Piano con i personalismi, non dimentichiamo che non siamo alla TV, siamo ospiti e ci è offerta una opportunità che guarda un po’ ci è stata tolta nel blog locale altrometauro, il che la dice lunga sulle mafiette di cui parlavo, e ahimè su certa mancanza di coraggio e di conoscenza delle regole di Internet, visto che i responsabili di quel blog non rischiavano nulla da un punto di vista legale. Detto ciò ringrazio per gli apprezzamenti Lia e in particolare Ley per aver capito che il mio metodo di ricerca non da’ nulla per scontato. La ricerca della verità non è mai affare semplice o concluso, personalmente cerco di partire da fatti o documenti accertati evitando il pettegolezzo, e offrendo ipotesi, convinzioni solo quando sono molto sicuro.

    Chiarisco che ho anche qualche riserva su alcuni contenuti del sito, del quale tuttavia condivido l’impostazione generale e la denuncia su anomalie (chiamiamole così, stanotte mi sento buono) che non potevano più essere taciute e che invece sono state taciute troppo a lungo, e che avrebbero continuato a essere taciute, se non fosse uscito questo sito. Le cose da dire sono ancora molte, giusto per prendermi una pausa, chiederei proprio a Ley, come spunto, dove secondo lui ciò che dico è da lui condiviso e dove no. Se vorrà naturalmente, tanto io vado avanti lo stesso. A presto.

    Giovanni

  51. utente anonimo says:

    Premetto che non ho una grande conoscenza dei fatti e per questo cerco di ragionare sulle cose che mi vengono proposte, non dando nulla per scontato, per farmi una mia idea. Conosco (poco) le persone più o meno coinvolte poichè nonostante sia del paese non frequento molto questi ambienti. X Giovanni: mi riferisco in particolare ai commenti 14 e 38 i quali mi sembrano i più significativi riguardo il tuo pensiero sui fatti. Innanzitutto mi assoccio alla consideraizone fatta sulla lettera affissa alle porte delle chiese alla vigilia di natale, dai toni eccessivi quasi intimidatori che ho ritenuto da subito veramente inappropriata, e come me penso qualsiasi persona dotata di raziocinio, per le altre due non mi esprimo poichè non le ho lette. Per il resto c’è poco da dire, nel senso: sono d’accordo con te sul fatto dei ringraziamenti d’ufficio da parte del Vescovo, sul fatto degli applausi di solidarietà (credo inoltre che molta gente non sapesse neanche per cosa applaudisse), sul fatto che il parroco era sotto osservazione da molto tempo, eccetera eccetera. Quello su cui non concordo, cioè la “maggior parte delle cose”, ma non come numero ma come rilevanza nell’argomento, è il fatto che si dica che egli era sotto osservazione per la presunta storia “amorosa” (secondo me lo era ma per altri motivi meno nobili); inoltre non ho mai, e dico mai, sentito nessuno, anche tra i più grandi sostenitori del Don dire “embè, è vero, avrà qualche difettuccio… ” e questa è cosa non poco importante, anche perchè altrimenti che cattolici sarebbero queste persone. Credo che la fede e la rettitudine siano in ogni caso più forti della riverenza nei confronti di un Don. Inoltre ho dato un’occhiata al blog di cui parlate e mi sembra che li la discussione era un pò uscita dal merito della questione e che comunque si era fermata al mero pettegolezzo quindi è forse per questo che gli amministratori hanno deciso di chiuderla, è una mia ipotesi, liberi di accettarla o meno, basta solo che non mi inveite contro dicendo che è stata la censura, le mafie ecc. perchè tanto non ci credo; anche perchè se così fosse penso che non ci sarebbe nemmeno stata una discussione. Ne approfitto inoltre per dire che in fondo non c’è nulla di personale (ci mancherebbe altro, capito Lia, tanto lo so che ogni tanto butti un occhio), il tutto serve solo per fare un pò più di chiarezza, però per raggiungere questo traguardo ci vuole obiettività e coerenza, altrimenti siamo solo degli pseudonimi che si incazzano e non arrivano a niente.

    Inoltre un grazie a Miguel per lo spazio che ci concede e per non avermi buttato fuori dopo il commento “infelice dell’altra volta… hai ragione ci sono sempre due modi per dire le cose e questa storia ne è un esempio.

    Ley

  52. utente anonimo says:

    E’ la prima volta che partecipo a questa discussione e vorrei fare una domanda. Premetto che non conosco bene i fatti, ma mi è capitato di leggere gli ultimi comunicati di Caresto, dei Piai e altri che sono stati divulgati. Vorrei chiedere come mai a Caresto c’è una s.r.l.? E come mai questa s.r.l. ha inglobato l’associazione che poche righe sopra (nel loro comunicato) viene definita no profit?

    Spero ci sia qualcuno che possa rispondere o che almeno ci provi.

    Grazie a Martinez di questo spazio, come dice Ley.

    Mimmo

  53. kelebek says:

    Voglio ripetere il mio invito ai sostenitori della comunità di Caresto, affinché mi mandino una replica dettagliata alle pagine critiche che ho messo in rete.

    Non è la prima volta che lo chiedo, ma ancora non mi è arrivato nulla.

    Nemmeno alla mia richiesta di pubblicare il testo dei coniugi Piat.

    Miguel Martinez

  54. utente anonimo says:

    Anche io vorrei fare una domanda. Alcuni amici mi hanno riferito che i 6 membri di Caresto hanno recentemente fatto un soggiorno all’estero, con viaggio aereo e permanenza di 8-10 giorni. Mi dicevano anche che la gente del paese si chiede chi paga e dove prendono i soldi.

    Io però aggiungerei: come mai Caresto comunica di avere 430.000 euro di debiti e allo stesso tempo vanno in 6 all’estero?

    Luca

  55. utente anonimo says:

    Caro Luca, la spiegazione è molto semplice: basta andare a vedere il sito ufficiale di Caresto e il sito critico, ci sono delle cose che “stridono”! Nel sito ufficiale parlano di due associazioni: l’associazione ‘Comunità di Caresto’ e l’associazione ‘Volontari di Caresto’. La prima “Comunità di Caresto” dicono formata nel 1989 mentre nel sito critico c’è proprio l’atto notarile che è datato 27 marzo 2001 ed è composta SOLO da Piero Pasquini e Daniela Maffei ed è una s.r.l… che fine ha fatto l’associazione no-profit che sarebbe – dicono loro – composta da Daniela Maffei, Don Piero Pasquini, Cinzia Lovat, Sara Calori. L’altra associazione “volontari di Caresto” è composta da 6 persone che non sono citate ma che sono i 4 di cui sopra sommati ai mariti di Lovat e Calori. La domanda è come mai si sono addirittura formate 3 società? e, nella più sostanziosa, compaio solo Pasquini e la Maffei…

    E poi altra domanda: solo ora stanno “perfezionando” un Mutuo Ipotecario di 430.000 Euro = 800.000.000 delle vecchie lire (!) Sono anni che hanno fatto i lavori , anni, e ancora devono prendere un Mutuo, ma i lavori, le persone come le hanno pagate nel frattempo? A me pare strano che da vent’anni fanno lavori di restauro e ora si accorgono di non avere i soldi per pagarli… un po’ sprovveduti, se fosse vero, forse hanno fatto troppi viaggi di piacere…

    Luisa

  56. utente anonimo says:

    L’aspetto economico di Caresto è un bel rompicapo e lo è stato anche per la Curia Diocesana, che fece istruire una indagine conoscitiva dall’ Istituto per il sostentamento del clero, mi pare nel 2003. C’era allora in ballo la proprietà dei Palazzi, che la Curia era alquanto titubante a cedere a una associazione privata, quale è Caresto, per pochi spiccioli e senza garanzie future. All’oggi , il nodo è irrisolto come riportato anche nel sito ufficiale. In realtà la Curia non ha voluto fidarsi di cedere un suo bene a una associazione che, rivendicando gelosamente la propria autonomia, rifiutava ogni supervisione morale e patrimoniale (cfr. Decreto sulla rinuncia di Caresto a personalità giuridica canonica, prot 351/A/giugno2003). Tutto questo, complicato dal fatto che Caresto, in attesa del passaggio di proprietà finora negato dalla Curia, ha certamente speso dei bei quattrini per la ristrutturazione dello stabile.

    In sostanza Caresto pretendeva di tenere un piede dentro e uno fuori della Chiesa (esattamente come accaduto per i rapporti personali Pasquini–Maffei), ricavando tutti i vantaggi possibili da queste ambiguità, vale a dire da un lato totale libertà di azione e dall’altro protezione e aiuto di Madre Chiesa. Al solito, non scegliere è la migliore scelta, ovvero la più conveniente: tipico modo del procedere pasticciato e mimetico di Don Pasquini.. Nell’ambito di questo e forse di altri contenziosi tra Caresto e la Curia si può comprendere la rancorosa lettera anonima dell’ ottobre.2003 (notare la data) che accusava il Vescovo per i torti fatti a vari preti, tra questi “Don Piero Pasquini, famoso in tutta Italia” (famoso per Caresto si capisce). Quindi, per rispondere a Ley ( che ringrazio per le intelligenti osservazioni), il Don era sotto osservazione anche per questi motivi pratici, oltre che per i motivi morali, inerenti al rapporto chiacchierato e alla convivenza di fatto tra i due, oltre che per i motivi pastorali, inerenti al vantato metodo di Caresto, presentato con addobbi spirituali, in realtà metodologia psicologico-comportamentale, comunque non verificabile in quanto Caresto come detto non desiderava intrusioni ovvero valutazioni nel merito da parte della Chiesa. Tutto questo aiuta a capire la sorda lotta messa in atto con ogni mezzo, compresa la sobillazione della piazza, delle associazioni, del Sindaco, contro un Vescovo che voleva vedere chiaro, come suo inalienabile diritto, nelle faccende assai poco chiare di un suo prete.

    Va detto che non è dubitabile che Caresto da un punto di vista legale si sia messa in una botte di ferro , il che non significa che lo sia per il Diritto Canonico, per le regole della Chiesa. Lo stesso strano intreccio tra ben due associazioni no-profit e una società di capitali. non fa che confermare che Caresto è creatura della coppia Pasquini-Maffei, il resto è utile contorno. La creazione della s.r.l viene giustificata nel sito di Caresto esclusivamente per le attività del forno, ma non sembra davvero così leggendo il testo dell’atto costitutivo; fa bene poi Mimmo a rilevare la assoluta incongruità del fatto che una società di capitali inglobi una società no-profit. Soprattutto notando che al punto 2 dell’atto costitutivo, si legge che la detta s.r.l “potrà inoltre compiere qualsiasi attività commerciale, finanziaria o immobiliare anche senza attinenza con il proprio oggetto sociale. In teoria (qui devo chiarire: sempre che l’atto costitutivo riportato nel sito critico sia autentico), la Caresto s.r.l. potrebbe investire i suoi proventi in Borsa, aprire un negozio di scarpe, mettersi a costruire case, acquisire azioni bancarie,.ecc.ecc. Tutto legale forse, però un po’ anomalo per dei Comunitari no.profit! Non è finita qui: leggendo il sito ufficiale, si scopre che Caresto si è indebitata per 430 mila euro per restauri e quant’altro. Il curioso della faccenda è che il debito se lo è accollato l’altra Associazione no-profit (Volontari di Caresto) e non la Caresto s.r.l. che a rigor di logica dovrebbe occuparsi, come recita sempre l’art.2, della “gestione di immobili di ogni genere acquisiti a qualsiasi titolo” e “compiere ogni attività connessa a quella citata” ecc.ecc” Evidentemente la s.r.l. è utile e serve anche per acquistare immobili intestati ai soci, stranamente però viene tenuta fuori quando questi immobili bisogna restaurarli. Non sono un esperto della finanza, ma a occhio e croce questo significa socializzare le perdite (che infatti al momento sono coperte da prestiti delle famiglie di tutta Italia) e privatizzare i profitti (di cui non si fa menzione). Va bene che in realtà i 430 mila euro non sono tecnicamente perdite gestionali (altrimenti Caresto dovrebbe chiudere per fallimento, dopo 15 anni di attività!) bensì investimenti per migliorie, di cui si prevede il rientro: però bisogna pur notare che il rischio inerente all’investimento se lo accollano le famiglie che anticipano soldi, e non gli imprenditori, ovvero la Comunità di Caresto! Ripeto: non esprimo giudizi sulla legalità, perché non sono in grado di farlo: sulla mancanza di chiarezza però lo stesso vescovo ha parlato chiaro nel Decreto.

    In quanto ai frequenti viaggi di piacere o di pellegrinaggio, per rispondere a Luca, non starei troppo a moralizzere: chi lavora e guadagna ha il diritto di spendere i suoi soldi come meglio crede, certo si dimostra che a Caresto le cose non vanno tanto male e non è il caso di esibire solo debiti e sacrifici connessi, quasi a evidenziare una pretesa povertà, più trasparente allora sarebbe pubblicare i Bilanci della attività.

    Giovanni

  57. utente anonimo says:

    Grazie Giovanni per l’esauriente e precisa lettura. Adesso mi spiego tante cose su questo argomento che sta diventando via via più spinoso sulla comunità di Caresto. E mi spiego anche perché il blog su Altrometauro è stato improvvisamente chiuso… della serie “stendiamo un velo pietoso…” Comunque le ragioni di quelli di Altrometauro le conoscono solo loro, in fondo è casa loro e sono liberi di agire come meglio credono.

    Grazie allora a Miguel Martinez che dà a noi di S.Angelo la possibilità di chiarirci le idee su questa questione.

    Pietro

  58. utente anonimo says:

    Bene, il processo si è finalmente aperto: Miguel, per l’equilibrio dimostrato, può senz’altro fare il giudice, mentre Giovanni, per l’esposizione dettagliata e da profondo conoscitore dei fatti può senz’altro ricoprire il ruolo di pubblico ministero. Anche se per la verità mi pare che l’unica cosa che voglia dimostrare Giovanni è che quelli della Confartigianato, associazione vicina alla chiesa, non avrebbero ben consigliato, dal punto di vista fiscale e della legalità, gli amministratori di caresto.

    Rimango perplesso. Ma non è meglio, invece di far finta di fare il processo, mettere a disposizione dell’autorità giudiziaria quegli elementi che potrebbero consentire un processo vero?? Tu Giovanni, che sei così profondo conoscitore delle cose e dei fatti perchè non fai il tuo dovere di cittadino onesto e libero?

    A meno che… non sarà per caso che siamo semplicemente di fronte ad una inusitata lotta di potere interna alla chiesa, e non solo, senza alcuna esclusione di colpi.

    C’era qualcuno che suggeriva di andarsi a prendere un bel caffè…. niente niente che avesse ragione?

    Giacomo il minore

  59. kelebek says:

    Ringrazio chi mi propone come giudice, ma non intendo assolutamente farlo.

    Anche quando, e se, mi sarò fatto un’idea chiara di questa vicenda, credo che il giudizio ultimo spetterà agli abitanti del paese, nonché a tutti i frequentatori ed ex-frequentatori di Caresto.

    E vista l’aria che tira, ho il sospetto che sarà un giudizio non unanime.

    Comunque invito i sostenitori di Caresto a farsi vivi con più dettagli precisi, credo che sia nel loro interesse.

    Miguel Martinez

  60. utente anonimo says:

    Parlare di processo mi sembra eccessivo, anche perchè nonostante l’invito ripetuto di Martinez, l’imputato è in contumacia e la difesa latitante.

    Anche io penso che la Confartigianato debba prima o poi, in qualche modo risponderne; avevo saputo infatti alcuni particolari inquietanti, ma non è il caso di dirli qui. Ma non è erto la Confartigianato l’unico ente coinvolto. Per fare quel traffico di associazioni, no profit o profit con dentro una società ecc ecc. e farlo apparire “legale” ci sarà senz’altro qualche professionista (commercialista?) che ha prestato loro il suo aiuto.

    Il punto è che le notizie ci sono, credo; occorre andarle a cercare dove sono.

    Roby

  61. utente anonimo says:

    A me pare tutto molto esagerato, in fondo cosa hanno fatto di male quelli di Caresto? Ogni week-end ospitano molte famiglie che provengono da tutta Italia che non sono certo costrette, quindi ci vanno volentieri. Anch’io ho sempre sentito questa storia della Daniela e don Pasquini ma per il quieto vivere si fa finta che non sia vera, invece di puntare il dito accusatorio su questo particolare ponderiamo bene quello che di buono hanno sempre fatto (come il pane, per esempio). C’è un gran can can su questa storia : in fondo che cosa è cambiato? Sì c’è un nuovo parroco ma che vuol dire? D’altra parte don Pasquini ha sempre avuto tanto da fare con la Comunità di Caresto, in fondo anche lui mica è più un giovanotto.

    Mario

  62. utente anonimo says:

    Interessante il riferimento al pane, che fanno buono. E’ una bella storia quella del pane, sarebbe curioso saperne di più. Magari andando qualche anno indietro. E ve lo garantisco, sul forno a S. Angelo girano davvero tante voci: operai irregolari o non pagati, cose biologiche chissà fino a che punto ecc. Chissà se poi il forno ha i regolari controlli sanitari, dato le amicizie che ci sono all’interno della ASL (Piai mi risulta sia un dirigente della ASL, per cui….).

    Luca

  63. utente anonimo says:

    X Giacomo il minore: no,il processo non è “appena” cominciato! Ti ricordo che a Don Pasquini è stata tolta la carica di parroco più di un anno e mezzo fa e da quella data è diventato amministratore: questo fa pensare che era sotto osservazione da parecchio tempo… E questa decisione perché è stata presa? L’ (gli) imputato/i sono latitanti? E mi pare logico! Non se la sentono o non hanno argomenti credibili per rispondere agli inviti di replicare… Il blog di Altrometauro si è concluso con una lettera dei sigg. Piai, che definirei – a dir poco – ingenua. Parlando di soldi: ma quante persone hanno “prestato” i loro soldi a Caresto per raggiungere la cifra di 430.000 ?!?? Sono un mucchio di soldi, e solo adesso pensano di fare il mutuo per restituirli? Ma quando si prende in prestito una cifra che in questo caso è davvero consistente non si pensa nello stesso momento a come si potrà fare per restituirla? Forse speravano di vincere la lotto? Suvvia! mi pare troppo inverosimile questa storia e mi domando come fanno i Piai a crederci…sono 20 anni che a Caresto e ai Palazzi sono stati fatti lavori di restauro e ancora ci sono debiti in giro? Che sprovveduti i prestatori (se realmente esistono)!

    In quanto a Mario: (post 61) o non vive a S. Angelo o ha voluto fare lo spiritoso-ironico. Non posso credere che al punto in cui siamo ancora ci si ostini a non vedere la realtà.

    Pietro

  64. utente anonimo says:

    Non so se ho capito bene ma stando alle parole di Giovanni e a quello che c’è scritto nel sito ufficiale di Caresto, la situazione dovrebbe essere più o meno questa: a Caresto si hanno due associazioni che gestiscono la comunità, mentre c’è una s.r.l. che gestisce il forno. I finanziamenti alla comunità derivano dall’azione di volontariato delle famiglie che compongono le associazioni, dalla retta che le famiglie ospiti lasciano quando vanno nei week-end, e il 90% dei profitti del forno. I debiti sono stati accumulati dalle associazioni per aver ristrutturato l’eremo di Caresto, comunque come ha detto Giovanni è un debito che deriva da investimenti per migliorie e dunque dovrebbe rientrare con i ricavi del proseguio dell’attività sia della comunità che del forno (se c’è qualcosa che non va vi prego di corregermi). Se i fatti che ho appena descritto sono giusti faccio alcune considerazioni personali: forse il debito non se l’ho è accollato la s.r.l. perchè l’ipoteca sui locali del forno (che sono una parte marginale dell’eremo) non sarebbe bastata a coprire tutti i 430.000 euro, mentre lo sarebbe l’ipoteca su tutto il resto dell’eremo che è di proprietà delle associazioni (logicamente esclusa la parte che è di proprietà dell’Istituto Diocesano s.c. di Urbino). Comunque a parte la storia del debito e dell’ipoteca, come ha detto Giovanni, Caresto da un punto di vista legale è in una botte di ferro, infatti non è che ci vuole un genio per creare questa compresenza di associazioni no-profit e società di capitali. Sicuramente si può discutere da un punto di vista morale, se tutto ciò sia congeniale e si addica ad un uomo di chiesa, ma per il resto credo non ci siano dubbi sulla legalità di tutto “l’apparato”. Poi vorrei sapere come si fa adirittura a parlare di favoreggiamenti da parte di enti amministrativi: ragazzi attenzione queste sono accuse gravi anche se dette in maniera così “leggera”. Se ci sono prove è un conto altrimenti sarebbe meglio evitare, secondo me.

    Ley

  65. utente anonimo says:

    Non ci vuole così tanto nemmeno a pensare al coinvolgimento di enti amministrativi. La risaputa presa di posizione del sindaco ne è un esempio abbastanza evidente.

    Per quanto riguarda la regolarità di tutto “l’apparato” occorre forse essere un esperto per capire cosa c’è di regolare e cosa no. E io non lo sono per cui non dico nulla.

    Però posso raccontare quello che so, che è questo.

    A Caresto la casa canonica (al cui interno svolge la sua attività la s.r.l.) è di proprietà dell’Istituto Sostentamento Clero; così pure un’altra casa e l’intero immobile in loc. Palazzi (tolta la chiesa, naturalmente). Caresto ha più volte avanzato la richiesta all’Istituto di procedere al passaggio di propietà delle case che ho citato. Ma l’Istituto non l’ha fatto. Qualche motivo ci sarà, visto che al suo interno lavorano giuristi e avvocati.

    Ma poi,onde evitare che quelli dell’Istituto vengano dipinti come “gli uomini neri e cattivi”, occorre capire bene come opera l’Istituto sost. clero. Dopo la riforma sui Patti Lateranensi fatta con il governo Craxi nell’83, tale ente incamera tutti i beni che non siano necessari a fini pastorali, dato che deve provvedere a dare lo stipendio ai preti che dall’83 in poi non sono più pagati dallo Stato ma dall’Istituto sost. Clero.

    Mi chiedo quale fine pastorale possa avere una s.r.l.! Che tra l’altro opera in locali non suoi (per questo non potevano nemmeno essere ipotecati ai fini del mutuo).

    Per carità, non facciamo accuse infondate, sono d’accordo. Ma per una par condicio locale, che io non senta più dire nemmeno che “il Vescovo è un bandito”, che è un mostro, un uomo cattivo e senza cuore “che ce l’ha con il povero don Piero” e che il suo obiettivo è “mettere le mani su Caresto e prendere tutto”. Perchè se gli amici di Caresto possono permettersi di fare queste affermazioni tra la gente, utilizzando il veicolo della parrocchia e della fede, non vedo perchè gli altri non possano dire che almeno qualche sospetto la situazione di Caresto la desta, con tutti i suoi traffici e le scatole cinesi delle sue associazioni; e magari si può cominciare anche a raccontare che don Piero se non ha avuto una destinazione attualmente è perchè quelle che il Vescovo gli ha indicato le ha rifiutate tutte, mettendosi in una posizione di aperta disobbedienza, naturalmente.

    Roby

  66. utente anonimo says:

    Mi scuso per l’inesattezza del riferimento sulla riforma dell’83. In realtà si tratta del nuovo concordato tra Stato e Chiesa del 1984 per opera appunto di Craxi.

    Roby

  67. utente anonimo says:

    Innanzi tutto credo il sindaco abbia firmato la lettera a titolo personale più che come rappresentante del paese, comunque ha pur sempre firmato mettendo nome e cognome ed in questo modo si è preso la responsabilità del suo atto e credo che chi dissente glielo possa dire senza problemi di persona. Non penso che gli uomini dell’istituto siano “cattivi” (non ho mai detto questo) però è sbagliato dire che la s.r.l. opera all’interno della casa canonica di proprietà dell’istituto. Infatti a parte che l’eremo non è tutto di proprietà dell’istituto, ci sono anche le associazioni di mezzo, e poi la s.r.l. opera solo in una parte dell’eremo, il forno, di cui ne gestisce i locali (e solo quelli). Inoltre, come ho già detto, il 90% dei profitti del forno finanziano le attività della Comunità, ecco qual’è il fine della società. Infine, indovina qual’è l’unica destinazione che il vescovo ha proposto a Don Piero? Esatto, Sant’Angelo in Vado privandolo però della carica di parroco (e non mi esprimo sul fatto se sia giusto o meno) e trovandogli un’altra residenza al posto del Vescovado. P.S. Se gli “amici di Caresto” dicono quel che dicono, perchè scadere al loro livello? Ognuno è libero di dire ciò che vuole logicamente nel rispetto delle persone e dei fatti reali.

    Ley

  68. utente anonimo says:

    … delle persone e dei fatti reali. Se loro non lo fanno, può essere un segnale, ma non un motivo per ripagarli con la stessa moneta.

    Ley

  69. utente anonimo says:

    L’unica cosa importante a questo punto è che il Vescovo trovi il coraggio di intervenire in questa faccenda con autorità e per il bene vero della sua Comunità e di coloro che ci sono andati a finire di mezzo, volontariamente o involontariamente.

    Paolo

  70. utente anonimo says:

    Giovanni, aspetto sempre il tuo commento, oppure anche tu hai deciso di andarti a prendere un bel caffè?

    Giacomo il Minore

  71. utente anonimo says:

    Nessuno è caduto al livello degli amici di Caresto. Non era questo che intendevo dire, anche perchè io dico ciò che conosco, mentre continuo insistentemente a sentire cose non vere o per lo meno delle mezze verità. So che il Vescovo ad esempio non intende in alcun modo mettere le mani su Caresto. E questo in molti a S. Angelo potrebbero dire di averlo sentito, soprattutto da quelli che operano vicino alla parrocchia. Seconda cosa, so, e consiglio a Ley di informarsi bene, che don Pasquini aveva avuto almeno due destinazioni, alle quali si è sottratto. Inoltre nel decreto c’è scritto che dovrà concordare con il Vescovo per un periodo sabbatico. E questo era scritto sull’Antenna.

    Più difficile è quindi sostenere che don Pasquini sia stato destinato a S.Angelo. Forse per il Vescovo per il momento è un ripiego, dato che don Piero si rifiuta di lasciare S.Angelo, ma non è certo ciò che è stato stabilito, men che meno ciò che è scritto nei decreti apparsi il 18 dicembre 05 sull’Antenna.

    Roby

  72. utente anonimo says:

    X Giacomo il minore (però, bello ‘sto pseudonimo): caro amico, non confondiamo le carte: sulla legalità non ho eccepito (come ha correttamente interpretato Ley al post 64), quindi non ho nulla da mettere a disposizione della autorità giudiziaria. Questo non è un processo (l’unico vero processo qui, dovresti saperlo, l’ha fatto Don Pasquini, e anche quella è una storia edificante su cui ritornerò) e io non mi atteggio a pubblico ministero. Diciamo che cerco di riannodare i fili , di dare un senso a degli avvenimenti piuttosto gravi, e abbastanza complicati anche per me, di cui pure conosco qualcosa, ma non tutto naturalmente.

    In breve sintesi, la vedo così: Caresto è fin dall’inizio creatura e progetto di Pasquini–Maffei, uniche presenze costanti in trentun anni di vita. Caresto, intesa come attività benefica, giustifica e sostiene questo sodalizio, di cui con ogni probabilità rappresenta anche la possibilità di catarsi, la purificazione del “peccato originale”, chiamiamolo così, dei due.

    E’ come se la coppia abbia voluto mostrare al mondo che si può fare il bene anche da “irregolari”, visto che fin dal principio non volle o non seppe prendere la responsabilità di una scelta. Si tratta quindi di decidere se questo intento si sia davvero realizzato, nonostante la posizione di disobbedienza alla Chiesa, oppure se dalla iniziale dissimulazione non siano state generate come in una reazione a catena altre ipocrisie, finzioni, ecc.ecc.

    Naturalmente io credo alla seconda ipotesi, e ci spenderò qualche altro post, invece Mimmo (vedi post più sotto) riflette in modo esemplare (vero Ley?) il pensiero di tanti vadesi: lo sappiamo tutti di Don Pero e Daniela, in fondo che male c’è ecc.ecc. Ne riparliamo.

    Pace e bene

    Giovanni

  73. utente anonimo says:

    Ho ricevuto anch’io questa TESTIMONIANZA di una signora che dimostra come il presunto sito critico sia in realtà falso e perverso. Lei si è firmata col suo vero nome e ha spedito a un centinaio di amici la seguente lettera.

    Ho sentito in coscienza il bisogno di far conoscere la falsità e la cattiveria di un sito internet che circola contro Caresto in cui sono stata coinvolta anch’io.

    Io sono la vedova, citata nel capitolo ‘abusi’. Sono invece stata vigliaccamente abusata esclusivamente da quella persona o persone che hanno scritto nella pagina del sito. Sono stata INFAMATA DAL VOSTRO SITO e quel che è peggio è stata infangata la memoria di mio marito e di Caresto.

    Da persona cristiana, impegnata nella Chiesa, mi sento in dovere di allertare tutti a fare attenzione a queste persone che fanno il MALE con tanta facilità e a non dare loro credito perché quello che hanno scritto su di me è assolutamente falso, anzi manipolato in modo diabolico.

    Questa persona o persone sono cadute veramente in basso e mi sento di denunciare queste gravi offese e insinuazioni anche a nome del mio adorato sposo.

    DIEFENDETE ANCHE VOI il bene; non permettete che accadano queste cose.

    Alfonso Brambilla

  74. Ho combattuto una vita contro il becerume di paese, attribuendolo alle solite vecchiette che tra un rosario e l’altro sfornano le stesse chiacchiere, che si sentono anche dalle parrucchiere.

    Da ragazza mi aveva fatto male il sentire che mi stavano attribuendo gravidanze e aborti non fatti.

    Come si sa la chiacchiera in un paese di vecchio stampo è come lo sport preferito.

    Pensavo che le giovani generazioni crescessero ‘migliori’; sapessero far uso dell’intelligenza, dello studio e dell’esperienza passata.

    E invece no.

    Ecco come (forse senza pensarci) si ricade nei vecchi vizi.

    La chiacchiera si chiama con un termine moderno (gossip), il modo di far calunnie anonime viene nobilitato con sistemi moderni come il sito critico o il blog.

    Stesso anonimato, stesse chiacchiere, stesse diffamazioni.

    Si dice “Ma tutti possono scrivere e rettificare”.

    NO non c’è uguaglianza…. quindi c’è ingiustizia!

    1. Perchè quando tu hai inventato una chiacchiera hai già sporcato l’onore di quella persona; e quand’anche quella persona si difendesse, dovrebbe perdere tanto tempo a spiegare, dimostrare con prove convincenti… e poi non sarebbe creduta, finchè sono io a difendermi! Ma c’è di più.

    2. Nella chiacchiera a te basta una frase, una riga di falsità per avere successo, a me occorre scrivere pagine e pagine per dimostrare…

    3. E mentre le persone pettegole hanno tanto tempo da perdere (e lo impiegano a fare gossip) io intanto devo lavorare, ho la famiglia, ho mille impegni che voglio onorare; non posso dedicarmi a dimostrare a destra e a manca a scrivere pagine e pagine di difesa.

    Che mondo perverso. Vogliamo fare i moderni e invece non facciamo che ripetere i vecchi schemi delle nostre vecchiette!

    VUOI FARE QUALCOSA DI BUONO? Esci dall’anonimato, assumiti la responsabilità di quello che affermi. Possiamo fare si un giornale che dia voce a tutti, ma non basato sull’anonimato, ma sulla verità e sull’onore.

    Giuseppina da Sant’Anmgelo in Vado

  75. kelebek says:

    Per Giuseppina e Alfonso Brambilla,

    faccio un po’ fatica a capire esattamente chi avrebbe scritto che cosa, perché poi gli IP di entrambi sono identici.

    Se ho ben capito, è Alfonso Brambilla che scrive due post, il primo di presentazione e il secondo contenente il messaggio di Giuseppina, ma non ho capito se anche lei è al corrente di questa discussione o no.

    Sono contento di sentire finalmente la voce di alcuni sostenitori di Caresto.

    Se mi posso permettere una piccola parzialità, ho notato anch’io un elemento di pettegolezzo nel sito anti-Caresto.

    Nella stessa discussione su questo blog, mi sembra che i critici di Caresto abbiano tenuto un livello più alto di discussione, e vorrei invitare gli autori del sito critico a tenerne conto in vista di un’eventuale revisione del sito.

    Però, visto che il sito esiste, credo che sia nell’interesse dei sostenitori di Caresto mandarmi una replica più puntuale, che smentisca (o spieghi sotto una nuova luce) fatti specifici.

    Infatti, finora il sito Kelebek, che ospita per soli motivi anticensura il sito critico su Caresto, non ha ricevuto nessun testo in difesa di Caresto da pubblicare.

    Il testo va inviato a kelebek@imolanet.com. Siccome c’è un filtro antispam che potrebbe creare problemi, se non si riceve una risposta in tempi brevi, si invita a rimandare il testo se possibile anche da un altro indirizzo e-mail (trattandosi di una comunità numerosa, non ci dovrebbero essere problemi).

    Poiché Kelebek ospita già un sito anonimo, non si può pretendere che la replica sia firmata; ma almeno dovrebbe precisare il proprio rapporto con la comunità (ad esempio, “replica ufficiale della comunità Caresto”, “replica autorizzata dalla comunità Caresto”, “replica non ufficiale” ecc.).

    Spero che si colga il carattere puramente tecnico di questo intervento, anche nella nota di critica ai curatori del sito critico su Caresto.

    Miguel Martinez

  76. utente anonimo says:

    Ringrazio il signor Brambilla che ha voluto far conoscere una lettera che in effetti, di suo, era stata già abbondantemente divulgata, e a quanto pare dal cognome “Brambilla” anche fino al nord Italia. Ma è giusto così, magari non tutti l’avevano ancora vista!

    Sono d’accordo anche con Giuseppina: “quando tu hai inventato una chiacchiera hai già sporcato l’onore di una persona” è vero, soprattutto se la persona non lo viene a sapere e quindi non può difendersi. Se invece ciò che si dice è vero, non sono calunnie, e se poi sono scritte da qualche parte, accessibile a tutti, qualcosa per difendersi uno può fare. Invece, nel caso del nostro Vescovo, in paese si dicono cose molto gravi sul suo conto. Alcune accuse erano state scritte e affisse ALLE PORTE DELLE CHIESE, le stesse però stanno circolando tra la gente, (da chi ha nome e cognome naturalmente e che non riferisco qui ma nelle sedi appropriate), tant’è che senza un motivo fondato, anche gli anziani del paese dicono male di lui e magari non l’hanno nemmeno mai incontrato nè sanno che faccia abbia.

    No, certo che non c’è giustizia. Ciò che sta succedendo è molto ingiusto: le bugie, le menzogne, gli inganni, i sotterfugi.

    Uscire dall’anonimato? Perchè? Per vedersi arrivare a casa qualche visita non gradita, qualche minaccia o ritorsione, o qualche lettera anonima minatoria e piena di insulti?

    Per sentirsi aggrediti per strada? No, grazie. Oppure uscire dall’anonimato deve servire poi per mettere a tacere le persone come è successo con Altrometauro?

    Cara Giuseppina, vorresti che uscissimo tutti dall’anonimato? Comincia tu col dire il cognome, ad esempio. E poi vediamo.

    Roby

  77. utente anonimo says:

    una ulteriore precisazione al signor Brambilla: la lettera della signora era un tantino diversa. Bisogna fare attenzione quando si riportano le fonti, per correttezza di tutti, anche delle fonti.

  78. Ho fatto due esperienze di ritiro familiare a Caresto e mi dispiace molto sentire dire di un tentativo di discredito di questa realtà. Io ho valutato le persone della comunità dei testimoni credibili e, soprattutto, preziosi.

    Preziosi, perché la riflessione ed i contenuti che Caresto ha prodotto e ci ha trasmesso nelle occasioni di incontro sono rari nella Chiesa di oggi (almeno stando alla mia esperienza). Per questo ricordo che lasciando Caresto, al termine della mia prima esperienza, pregavo, in un messaggio scritto, i responsabili della comunità di prendersi cura della salute di d. Piero, affinché potesse continuare a lungo a fornire alla Chiesa il servizio spirituale di cui ero stato testimone.

    La ricerca di una specificità della spiritualità familiare è ciò che più mi ha colpito di Caresto, così come i contenuti che da tale percorso discendono, anche in termini di suggerimenti pratici nel vivere la vita quotidiana.

    Le giornate di ritiro (due cicli di 3 giorni) passate in quel luogo sono state momenti di pausa, di riflessione, di presa di distanza dal mondo che ci circonda con le sue logiche e le sue aspettative, per coltivare un’altra visione della realtà e della propria vita da innestare nell’esperienza quotidiana.

    Un altro tratto caratteristico e prezioso di Caresto sono i modi dell’ospitalità, come ad esempio farti trovare sul tavolo della sala, all’arrivo in una fredda giornata d’inverno, alcune teiere di tè caldo, dal quale attingere a piacimento ed alcuni rustici e sobri biscotti fatti al forno. Così come il rigore con il quale hanno insisto nel non fissare una cifra per l’ospitalità “alberghiera”. E tante altre attenzioni del genere, che “sanno” di Vangelo e di prima comunità cristiana, danno l’idea di uno stile familiare dell’accoglienza e di un’attenzione alla persona, rare in un contesto nel quale si tende anche “in casa nostra” a “neutralizzare” la relazione rendendola impersonale o massificata così come vuole la regola del vivere moderno.

    Proprio sul punto delle modalità relazionali, che mi sembra essere uno dei temi del discredito, al di là dell’assoluto sbigottimento di fronte ad accuse del genere perché le trovo molto lontane dallo stile che relazionale complessivo che ho osservato in prima persona, la testimonianza che mi sento di dare è che ho trovato in d. Pietro un’affettività sobria ma autentica e capace di “intercettare” l’altro, di mettersi in comunicazione con lui. Mentre ho incontrato sacerdoti più in difficoltà da questo punto di vista, forse proprio a causa di una maggiore difficoltà nell’interpretare la propria sfera affettivo sessuale, che, suppongo, li porta a negare con la genitalità anche gli aspetti più squisitamente relazionali. Tuttavia non intendo dire che tali sacerdoti non siano stati importanti per la mia vita e non lo siano per la Chiesa.

    Infine una comunicazione per i membri della comunità di Caresto. Nei manuali di teoria e tecnica della comunicazione (sono un docente di teoria e tecnica della comunicazione) vi sono spesso alcune pagine dedicate alla tecnica del discredito. In queste pagine si dice che la tecnica del discredito paga, perché l’accusato perde tempo a rispondere alle accuse e rischia di non portare avanti il proprio programma. QCari amici di Caresto, non lasciate che il discredito giunga a rattristare lo Spirito, non perdete dalla vostra identità, ma vivetela intensamente perché possa dare i suoi frutti. Sandro

  79. utente anonimo says:

    Se c’è qualcuno che non ha pregiudizi e voglia sapere come stanno davvero le cose, vada a leggere sul SITO http://www.caresto.it; c’è una sia pur breve risposta alle falsità clamorose del sito critico (io dire sito falso e diabolico). Lì ci sono alcune risposte alle falsità che riguardano la Srl Caresto, sui membri (che non sono due ma di più) le falsità sui soldi, sulle accuse di immoralità (per fortuna già varie persone coinvolte si sono levate a offrire la loro forte testimonianza in favore di don Piero, le falsità sulla sistematica violazione delle leggi civili.

    Le calunnie costruite sono gravi e chi collabora a diffonderle e propalarle non è innocente… nemmeno davanti alla legge civile!

    Sono uno che ogni tanto partecipo ai ritiri per famiglia a Caresto: faccio 245 kilometri per andare e idem per tornare. Lì trovo quello che serve al bene della nostra famiglia.

    Leggere quello che c’è nel sito vostro mi dà il vomito.

    Forse .. è proprio il vomito di un animo che doveva buttare fuori tutta la sua indisposizione.

    Carlo Toniòn

  80. utente anonimo says:

    Posso solo dire che chi viene da fuori non ha la benchè minima idea di come stanno le cose.

    Mi dispiace.

    Per ora accolgo con tristezza la testimonianza dei due commenti precedenti che percepisco come sinceri e credo lo siano. Verrà il momento in cui testimoni più diretti potranno esprimersi e nelle sedi appropriate lo hanno già fatto.

    Roby

  81. utente anonimo says:

    Bene, finalmente era ora: aspettiamo con assoluta serenita’. Prima o poi deve finire che pochi individui, privi di qualsiasi scrupolo infanghino la dedizione ed il lavoro di oltre 30 anni di impegno assoluto, da cui diverse generazioni ne hanno tratto sostegno morale e civile.

    Giacomo il Minore

  82. utente anonimo says:

    Se le accuse finora rivolte a Caresto si riveleranno infondate, non vedo perchè considerarle fin da ora lesive e infamanti per il loro operato. Se non sono vere, non c’è bisogno di scaldarsi tanto: quelli di Caresto non hanno nulla da temere, non è così? Se così non fosse aspettiamo tutti “testimonianze dirette”, per sapere veramente chi sono quelli di Caresto e come hanno agito negli altri giorni della settimana che non siano quelli del week end.

    Roby

  83. utente anonimo says:

    Concordo con Martinez sul basso livello di alcune parti del sito, in particolare sul carattere troppo pettegolo della sezione “abusi”, (che peraltro ha tutta l’aria di essere interlocutoria). Comprendo anzi non dubito che le famiglie ospiti di Caresto siano ben accolte e siano disposte a raccontare meraviglie sui loro week-end.

    Le invito tuttavia a riflettere su episodi come ad esempio l’obbligo per Don Pasquini a lasciare la residenza usuale e a dormire nella Curia, risalente a più di un anno fa, la repentina sua esautorazione e sostituzione quale parroco, le attività di Caresto messe sotto osservazione dalla Diocesi. Queste non sono calunnie, sono fatti di sicuro non reperibili nel sito ufficiale(tranne l’ultimo, presentato in termini favorevoli, in realtà temuto da Caresto, che non desidera intrusioni).

    Il problema è che queste famiglie naturalmente ignorano, il retroterra di una realtà certo ben costruita e organizzata, che però è stata storicamente l’occasione di riscatto, diciamo pure di sublimazione da una condizione di grave mancanza dei due protagonisti nei confronti della Chiesa. Come scriveva tempo fa Don Leonardo Zega, ex-direttore di Famiglia Cristiana (certo non un prete bigotto o conservatore), il prete che si innamora deve lasciare la tonaca, per una questione di sensibilità e di rispetto per regole della comunità cattolica che, giuste o sbagliate che siano, ci sono. Ciò non fu fatto da Don Pasquini circa trent’anni fa, e da allora i due hanno fatto vita di coppia a Caresto, dove hanno vissuto da conviventi fino allo scorso anno. Naturalmente non sarebbe stato possibile fare questo, se non si fossero circondati di persone, nella convivenza con le quali gettare fumo negli occhi al mondo circostante. Bisogna capire anche il contesto storico, il dopo-sessantotto, l’aria nuova introdotta dal Concilio Vaticano II su sicure angustie e clericalismi vigenti soprattutto in una piccola realtà di periferia quale S.Angelo in Vado.

    Don Pasquini si caratterizzò all’epoca come prete “contestatore” della rigida e se vogliamo chiusa struttura gerarchica e dell’operato di suoi colleghi: in quelle regole di sicuro ci stava stretto ed ebbe scontri che qui non vale ricordare. L’allora Arcivescovo Mons. Cazzaniga lo confinò, a motivo di queste posizioni troppo “progressiste”, a Caresto, chiesetta e canonica di campagna semi-abbandonata. Nel frattempo era nata la sua storia con Daniela Maffei, e come ovvio ci fu scandalo in un paese abbastanza votato, come tutti i piccoli paesi, al pettegolezzo. Per inciso, come già dicevo, credo che l’amore tra un uomo sia pur prete e una donna non sia scandalo di per sé, anzi è cosa umana e bella, ci mancherebbe. Ma vado avanti

    . All’inizio Daniela non abitava a Caresto, ma in paese. L’occasione venne quando una famiglia del luogo prese la decisione o fu invitata da Don Pasquini (non ricordo il particolare) a vivere una esperienza comunitaria trasferendosi armi bagagli e figli a Caresto. Si trattava di una di quelle famiglie di bravi cattolici “impegnati”, disponibili a vivere una esperienza al di fuori del tran tran borghese, nello spirito dei tempi che mitizzava appunto l’ideale comunitario anche in ambito cattolico. La copertura assicurata dalla presenza di quella famiglia fu appunto il pretesto per invitare Daniela Maffei a far parte della “comunità”: Daniela prese residenza a Caresto (e da allora ha sempre vissuto lì). Ben presto però la famiglia si rese conto della vera natura dei rapporti tra i due, sentendosi tra l’altro presa in giro e usata per i veri progetti dei due. La signora affrontò a brutto muso i due, i quali si giustificarono con varie argomentazioni e scrissero anche una lunga lettera ai coniugi. Tra le giustificazioni la più probante era che loro volevano vivere al modo dei “presbiteri del primo millennio”, ricordando quindi che in fondo non era Gesù Cristo che aveva stabilito il celibato per i preti, bensì la Chiesa dal X secolo in poi. La signora obbiettò duramente: “D’accordo, ma dove sono i frutti del vostro amore?” riferendosi evidentemente al fatto che i due non potevano mettere al mondo figli per ovvie ragioni. I due coniugi fecero ben presto i bagagli, avendo la sgradita sorpresa di non ritrovare nella loro stanza quella delicata lettera, che ebbero motivo di ritenere trafugata dai due. Tentarono successivamente a vari livelli di fare conoscere questa loro esperienza, ma trovarono (parole loro) “un muro di gomma”(ciò che rimanda al presente stato delle cose). Non ne sono sicuro, perché non abitano più qui, ma credo che da allora si siano allontanati da ogni qualsivoglia impegno nell’ambito della Chiesa.. Così cominciò l’avventura di Caresto come “comunità”.

    Giovanni

  84. utente anonimo says:

    Le persone di S.Angelo in Vado non hanno molte possibilità per divulgare notizie sulla verità di Caresto, nè di richiamare alla prudenza quel loro gruppo di sostenitori vadesi, senza temere di essere aggrediti per strada. Sembra che niente di ciò che si tenta di dire susciti in questi sostenitori il dubbio, il desiderio del confronto e la volontà di capire la verità su Caresto.

    Nonostante ciò vorrei provare a richiamare uno di questi signori, un noto e prestigioso industriale della zona.

    * Egregio signor L.D.:

    calunniare e accusare il Vescovo di cose di cui non ha prove e di cui non c’è fondamento concreto, non è giusto e non si addice ad una persona del suo rango sociale. E in più Le fa rischiare una denuncia per calunnia. Questo modo di fare inoltre costituisce la prova più evidente di come colui o coloro che Lei sostiene e difende siano in aperta opposizione con l’autorità ecclesiastica locale e che quindi non operano in comunione con il Vescovo, in contrasto con quanto loro stessi affermano. Dire in giro per il paese che “il Vescovo ha rubato in diocesi” o che egli vuole prendere Caresto o che è un uomo spregevole, non aiuterà don Pasquini e anzi, potrebbe peggiorare notevolmente la sua posizione nella Chiesa. Vorrei a proposito riportare un articolo del Codice di Diritto Canonico. Non sono un giurista e potrei non sapere bene come queste righe vadano interpretate, ma le cito ugualmente per chiarire di cosa stiamo effettivamente parlando.

    Al can.1373 pertanto si legge: “Chi pubblicamente suscita rivalità e odi da parte dei sudditi contro la Sede Apostolica o l’Ordinario per un atto di potestà o di ministero ecclesiastico, o eccita i sudditi alla disobbedienza nei loro confronti, sia punito con l’interdetto o altre giuste pene”.

    Ma poi si può fare riferimento anche ad un altro articolo,a cui don Pasquini in passato è stato richiamato: Il Can. 1396 – “Chi viola gravemente l’obbligo della residenza cui è tenuto in ragione dell’ufficio ecclesiastico, sia punito con giusta pena non esclusa, dopo esser stato ammonito, la privazione dell’ufficio” per collegarsi a quanto ha appena detto Giovanni su come don Pasquini abbia eluso l’obbligo di residenza in Curia quando era parroco.

    O ancora il can 1371, comma 2 “Sia punito con una giusta pena chi in altro modo non obbedisce alla Sede Apostolica, all’Ordinario o al Superiore che legittimamente gli comanda o gli proibisce, e dopo l’ammonizione persiste nella sua disobbedienza”.

    Vorrei pertanto farLe capire signor L.D. che forse ci sono molte cose che Lei non sa o che non vuole sapere, e che forse non è bene che Lei mischi il Suo prestigioso nome e la Sua reputazione in questa farsa che sarà prima o poi svelata*.

    Ci sono persone che hanno subito gravi ingiustizie da Caresto, persone che da quel luogo sono state mandate via in maniera brutale, a volte violenta, con gravi violazioni dei loro diritti fondamentali, private di ogni forma di sostegno e aiuto, e soprattutto private delle loro risorse economiche, nonostante abbiano lavorato all’interno di quella struttura. Persone che da don Pasquini parroco hanno subito processi civili per tanti anni; processi le cui spese legali e processuali sono state occultate nei bilanci parrocchiali. Queste cose i sostenitori di S.Angelo le conoscono bene, mentre le povere famiglie che vengono da fuori, che fanno i loro “245 km” per venire e altrettanti per andare a casa non possono saperlo.

    Un’osservazione tuttavia va fatta anche a loro. Una delle nozioni primarie da imparare per capire se realtà come Caresto vengono da Dio e operano all’interno della Chiesa, oppure hanno altri fini, è proprio il verificare se c’è congruenza, se esse sono coerenti nel loro vissuto con quanto predicano. E il vissuto va misurato nel lungo periodo, non nei due o tre giorni all’anno, va misurato nelle relazioni quotidiane, durature, non negli incontri sporadici di una serata o di un week-end. Non serve credo che io faccia il classico esempio della persona che si prodiga nel volontariato, la Croce Rossa, la parrocchia, poi a casa, nella propria famiglia non è caritatevole o peggio tratta male il marito, la moglie, i genitori, non presta loro le dovute cure e attenzioni ecc. Tutti sappiamo in questo caso quanto possa valere il volontariato di una tale persona.

    A tutti vorrei dire ancora una cosa. Possiamo continuare questo confronto. E’ utile, anche divertente a volte. Ma per conoscere la verità non occorre poi un grande sforzo. Basta chiamare il Vescovo di Urbino e chiedere. Chi lo ha fatto ha detto che è una persona disponibile al dialogo e sereno nel dire le cose come stanno. Questo vale per i vadesi e per coloro che vengono da fuori.

    La realtà di Caresto non è questione di opinioni ma di fatti concreti che, volendo, si possono verificare, e senza fare troppa fatica. Forse è solo questione di volerlo. Forse bisogna chiedersi se davvero la si vuole conoscere la verità.

    Roby

  85. Mi chiamo Elly

    abbiamo a vuto la fortuna di andare due volte in ritiro a Caresto per due fine settimana guidati da Daniela.

    Mi rattrista e rammarica molto pensare che ci sia qualcuno che vuole screditare Caresto, non capisco perché, visto che considero la sua natura e la sua attività preziosissima e tutte le volte che ho potuto parlarne con qualcuno ne ho sempre detto un gran bene.

    La prima volta vi venimmo insieme ad un gruppo di fidanzati della diocesi che faceva un cammino comune sulla vocazione matrimoniale, la seconda come coppia di sposi, portando con noi anche altre persone di un gruppo famiglie che nel frattempo ci era stato affidato insieme ad altre coppie.

    E devo dire che Caresto ci ha sempre fatto un gran bene.

    Ricordo che la prima volta la vivemmo con grande piacere e con grande sopressa, perché fu la prima occasione in cui – e la percepivo come grande novità – sentivo una Chiesa che si rivolgeva non solo al singolo, ma al singolo nel suo essere vocazione al matrimonio, alla persona nel suo essere famiglia, e mi confortò molto sapere che prima di tutto a me che sarei stata sposa si richiedeva di essere una buona sposa fedele alla mia vocazione, al di là degli impegni in parrocchia e dei servizi vari.

    Mi sentii accolta e confortata, la mia non era una vocazione di serie b. La seconda volta ci aiutò molto per riuscire ad affrontare dei problemi che cominciavano ad affiorare ma a cui non avevamo avuto il coraggio di metterci di fronte a cuore aperto.

    Sempre Venire a Caresto è stato lo stimolo per un’energia rinnovata, per un dialogo più profondo, per una maggiore fiducia e per una maggiore considerazione della nostra vocazione di sposi.

    Andate avanti senza scoraggiarvi, la vostra opera è preziosa!

    Elly di Genova

  86. utente anonimo says:

    CARO ROBY ,

    ANCHE A TE MI PERMETTO DI SUGGERIRE QUANTO IN PRECEDENZA HO CERCATO DI FARE CAPIRE A LIA E CIOE’..

    SE AVETE DELLE PROVE CONCRETE BISOGNA USCIRE DALL’ANONIMATO ED AVERE IL CORAGGIO DI DENUNCIARLE PRESSO LE ISTITUZIONI PREPOSTE..ALTRIMENTI DIVENTA TUTTO UN PARLARE O SCRIVERE SENZA POSSIBILITA’ DI MIGLIORARE LE COSE .. E FRANCAMENTE CHE VI LEGGE IN QUESTO MOMENTO APPREZZA PIU’ QUELLI CHE STANNO FACENDO CENTINAIA DI KM PER VIVERE ( COME LORO RACCONTANO )UNA BELLA ESPERIENZA A CARESTO.

    CON AFFETTO CARLO

  87. utente anonimo says:

    Caro Carlo, come l’altra volta che ti ho visto vorrei dirti che il tuo scrivere in maiuscolo è irritante, segno di prepotenza, e richiama tra l’altro il volantino anonimo di insulti al Vescovo appeso alle chiese.

    Poi aggiungerei che di cose concrete in questi interventi se ne stanno portando a valanghe, ma guarda caso, nessuno degli amici di Caresto vi controbatte, nessuno vi risponde o nessuno pare avere argomenti per rispondervi. Ho citato il diritto canonico per dire, solo in minima parte e in alcuni pochi aspetti, la posizione di irregolarità di don Pasquini. Ho parlato di un processo civile le cui spese non sono state portate a conoscenza dei fedeli della parrochia.

    Giovanni ha parlato di un altro aspetto, un po’ più delicato, ma che è vero perchè conosco anche io quella storia. Non capisco cosa tu pretenda. Esci tu allo scoperto, se vuoi.

    Cominciate a portare voi argomenti concreti e prove certe a sostegno della moralità e della bontà di Caresto,che non siano naturalmente le sviolinate di quelli che vengono da Milano o dal Veneto, che poverini, cosa vuoi che sappiano!

    Carlo, non state parlando di nulla, voi che vorreste difendere Caresto, mentre a me sembra che gli altri stiano portando argomenti concreti.

    O no?

    Roby

  88. utente anonimo says:

    Caro Roby ,

    io ti ho solamente invitato a denunciare presso le autorita’ competenti , quanto tu affermi in modo da poter cambiare le cose.

    Mi sono sentito rispondere in modo arrogante e sono stato insultato perche’ ho scritto in maiuscolo ( scusami ma non pensavo che la forma fosse per te cosi’ importante ma come vedi non ho problemi a cambiarla .)

    Non so francamente di che volantino inviato al Vescovo stai parlando , sento solo molta rabbia e presunzione al punto da avermi gia’ schierato tra i sostenitori di Caresto .

    quando in questa vicenda sono solo semplice spettatore e mi limito a leggere quanto da Voi scritto . Ribadisco che ultimamente le testimonianze (che tu anche qui “offendendo” chiami sviolinate) fatte da qualche utente di Caresto mi piacciono piu’ dell’arroganza dimostrata con la tua risposta.

    Cordialmente Carlo

  89. utente anonimo says:

    A parte il fatto che riguardo la questione della presunta storia amorosa (alla quale tra l’altro non credo) ne sono protagonisti solo il Don e Daniela quindi credo sia giusto che se proprio qualcuno debba replicare su questo fatto siano loro due e basta e se non vogliono fatti loro, dopo ognuno di noi si farà la sua idea alla luce delle cose raccontate. Poi un’altra cosa, visto che l’argomento centrale della discussione è Caresto, vorrei fare una domanda a tutti i partecipanti: siete mai stati a Caresto? Avete mai provato la vita di comunità di cui si parla? Prescindendo dal fatto se sia o no un’esperienza utile, credo che bisogna conoscere le cose di cui si parla altrimenti su che basi si fondano le vostre critiche o le vostre difese? Sul sentito dire? Sulle simpatie/antipatie personali? Penso che a questo proposito ne sappia più una persona del Veneto o di Milano che abbia fatto 2 o 3 week-end a Caresto di un vadese doc che non ci sia mai stato nemmeno un giorno. Poi mi posso anche sbagliare ma io la penso così. P.S. Visto che vengono citati di buon grado articoli vari stavolta ne voglio citare uno io, non è poi così importante: l’art. 2 della Costituzione italiana (ed anche il codice penale artt. 594-599) riconosce e tutela i diritti inviolabili dell’uomo tra i quali il diritto all’onore, ovvero la tutela dell’integrità morale della persona, del decoro, del prestigio, della reputazione, anche indipendentemente dalla veridicità dei comportamenti attribuiti al soggetto. In parole povere, che più mi competono, è punito anche chi da della prostituta a chi lo è veramente. P.S.2 Inoltre non mi sembra affatto giusto inserire in questo contesto critiche a persone che in questo sito potrebbero non essere nemmeno mai entrate, anche solo inserendo le loro iniziali (ma tanto i vadesi hanno capito tutti di chi si sta parlando), più che altro per una questione di correttezza.

    Ley

  90. Ai sostenitori di Caresto vorrei dire una cosa sulla quale riflettere: mi pare che alcune posizioni il vescovo le abbia prese; se prendesse una posizione decisa contro Caresto o contro don Pasquini, quanti di voi accetterebbero il giudizio della chiesa e non continuerebbero a ergersi a paladini della situazione e a creare delle “vittime” della situazione invece che abbassare il capo e accettare un vero cammino di comunione cristiano?

    Secondo me è questo che fa la differenza e credo che per alcuni sarebbe più corretto sospendere almeno il giudizio in attesa che la chiesa si pronunci, visto che è una questione prettamente ecclesiale.

    Paolo

  91. utente anonimo says:

    Rispondo alla domanda di Ley.

    Sì, io a Caresto ci sono stata, per 15 anni.

    Mi chiamo Ornella Carciani e sono giunta a Caresto nel 1986 quando, dopo un tempo di discernimento vocazionale e sotto la guida del mio padre spirituale di allora, arrivai a decidere di sperimentare Caresto quale luogo per la mia consacrazione a Dio e di servizio alla Chiesa. Un ideale e un sogno che purtroppo non si realizzarono.

    Nei miei 15 anni, Caresto assunse varie forme di servizio o, se vogliamo, varie identità: casa di accoglienza per clochard, centro di spiritualità per giovani e infine centro di spiritualità per famiglie.

    Dall’ultimo passaggio in poi, cioè dagli anni ’90-’92 ai restanti della mia permanenza, vennero meno quegli strumenti spirituali, già scarsamente presenti anche prima, necessari a quelle realtà che come Caresto, si propongono come centri di spiritualità: niente preghiera, niente meditazione,in 15 anni non mi si diede mai l’opportunità di fare gli esercizi spirituali, niente formazione, nulla.

    L’attività a cui fui relegata fu quella del forno. Tutti, e dico tutti quelli che sono passati per Caresto dall’89 al 2000, mi ricorderanno ancora oggi come “quella che faceva il pane”. Nonostante la mia gracile struttura fisica e con consistenti problemi di salute lavorai duramente al forno per 13 anni, i primi 3 come iscritta alla Coldiretti, i restanti 10 come iscritta alla Camera di Commercio. Con l’imposizione della cassa comune il mio lavoro, anche notturno, non venne mai retribuito. I proventi dell’attività venivano versati direttamente in un conto corrente intestato a don Pasquini prima, (con un conto presso la Banca delle Marche) o alla Comunità di Caresto poi, (con la Banca Ambroveneta). Rimasi così intrappolata per tanti anni. Quando poi iniziai a dire che ero stanca, che non ce la facevo più a sostenere i ritmi e le fatiche del lavoro al forno, che volevo anch’io come Daniela, dedicarmi alle famiglie e al servizio che Caresto svolgeva e per il quale avevo scelto quella vita lasciando tutto il resto, mi fu detto che ero psicologicamente debole, e probabilmente depressa. Così fui mandata in cura da un neurologo di Bergamo. A cura avviata poi mi persuasero che la mia stanchezza e insoddisfazione derivava da una crisi vocazionale e che si rendeva necessario un tempo fuori Caresto per “riflettere sulla mia vita e su ciò che volevo farne” L’opera di convincimento durò vari mesi. Vi posi molta resistenza perché a me sembrava invece molto chiaro cosa io volessi fare: quello per cui avevo lasciato la famiglia, gli amici, gli studi, cioè pormi al servizio della Chiesa e non lavorare notte e giorno al forno, ciò a cui invece mi vidi costretta da sempre, negli anni. Fiduciosa poi nella mia ingenuità, che don Piero e Daniela si prodigassero tanto a convincermi per il mio bene, e non per altri scopi, accettai l’idea e partii. Tornai dopo un anno e tre mesi, ma non fu possibile rientrare a Caresto. Il forno era passato a una società che non mi comprendeva (nata durante la mia assenza) e durante il censimento dell’autunno 2001 mi tolsero la residenza. Provai il brivido di essere apolide per 48 ore. Non auguro a nessuno di provare cosa significhi e quale turbamento provochi l’essere cacciati dalla “propria famiglia”, quale ritenevo che fossero per me don Piero e Daniela.

    Come ottennero che io non rimisi più piede a Caresto (nemmeno a prendere le mie cose) non è argomento che si possa dire in questa sede.

    Il trovarmi fuori da Caresto fu per me una liberazione, ma l’inganno, le bugie, i sotterfugi attraverso i quali esso avvenne mi procurò enormi danni morali ed economici di cui continuo a pagarne ancora oggi le drammatiche conseguenze.

    Il mio vissuto personale a Caresto, a cui non ho fatti qui che solo pochi accenni, fa riferimento alla vita strettamente privata di Caresto, a quelli che erano i rapporti e il ménage quotidiano e interno delle uniche persone che per tanti anni componevano il gruppo, cioè la sottoscritta, don Piero Pasquini e Daniela Maffei.

    Al loro arrivo i signori Piai e successivamente i signori Calori hanno abitato a S. Angelo. Questo per dire che nemmeno loro hanno condiviso il “nostro tetto” e anche per chiedere a tutti il rispetto per quanto ho detto; rispetto e umiltà nel non voler presumere di conoscere ciò che nessuno poteva allora conoscere, dato il carattere privato dei fatti intercorsi e dato l’implicito obbligo al silenzio che avevamo verso gli esterni circa i rapporti e gli affari interni e privati della “comunità”, dai quali erano esclusi anche i Piai e i Calori nei primi anni successivi al loro arrivo e finché durò la mia permanenza.

    Questo è un racconto personale, una testimonianza che non ha e non può avere qui l’elencazione di fatti e dati che meglio descriverebbero quanto ho esposto. In ogni caso le prove a cui qualcuno si richiamava, la documentazione circostanziata a sostegno di tutto ciò, è depositata presso le autorità ecclesiastiche

  92. utente anonimo says:

    Ho letto con molto stupore le due belle testimonianze di Ilaria e Wilma, calunniate dal sito falso contro Caresto. Uno stupore che conferma ancora una volta che là dove c’è tanto bene si abbarbica tanto male.

    Mi chiamo Luisa, sono sposata con Bebe da trent’anni e aggiungo la mia piccola testimonianza.

    Ho vissuto a Caresto 4 mesi nell’estate del 2003, in quanto la comunità di cui facciamo parte (insieme a qualificati operatori nel campo della consulenza a singoli, coppie, comunità) ci ha dato l’indicazione di prepararci, a Caresto appunto, per tenere poi a nostra volta dei ritiri spirituali per coppie. E così sta avvenendo. Da quest’anno la nostra esperienza è stata inserita nel programma della Diocesi di Bergamo.

    Per noi come coppia è stata un’esperienza che ci ha ridato freschezza e novità

    Ci ha aiutato a rintracciare nuove vie di dialogo, abbiamo reimparato a parlare a partire da sè e non dall’accusare l’altro, come spesso si scivola nella relazione di coppia e non solo.

    Inoltre soffrivo alcuni problemi di salute e ho trovato nella comunità accoglienza, disponibilità, ma sempre molta molta discrezione e rispetto. Mi sono sentita accompagnata dalla loro preghiera.

    Dell’esperienza comunitaria di Caresto ci sembra doveroso sottolineare alcuni aspetti:

    - La compresenza di famiglie e singoli che accompagnano i ritiri è una ricchezza inestimabile,

    -la testimonianza cristiana che passa attraverso il sudore della fronte, giorno e notte (visto che di notte, dopo una giornata di fatiche, qualcuno fa il pane al forno).

    Non è una testimonianza che passa dai salotti bene o da chi ha tempo per sparare su chi fa il bene.

    La loro provocazione di impegno, testimonianza, di ricerca seria, ininterrotta compensa le fobie o deliri di qualcuno che , pur non conoscendo la realtà, mi fanno pensare a forme patologiche che avrebbero forse bisogno di cure specifiche,

    - la libertà dei figli di Dio, che non accentra ma “dà” senza chiedere niente, anche a livello economico. E’ raro trovare punti di accoglienza dove si lascia un’offerta, secondo le proprie disponibilità. La comunità offre un buon cibo e in quantità adeguate ai bisogni di ciascuno.

    Questa presa di responsabilità e fiducia nella Provvidenza da parte della comunità di Caresto, permette di soggiornare anche a famiglie con numerosi figli (e ne ho viste tante in poco tempo),

    -l’affluenza di numerosissime coppie provenienti da tutta Italia ( in un ritiro erano presenti coppie da Palermo alla Svizzera), la frequentazione della comunità da parte di operatori pastorali e culturali provenienti da tutta Iitalia (ricordo il gruppo dei vicari di Verona, i tanti gruppi di seminaristi da Brescia e da altre province, ecc.ecc.i tanti parroci). Un segno grande che fa pensare alla freschezza della vita di Gesù che ha provocato gelosie, incomprensioni poco pulite e i Pilato di turno che se ne lavano le mani.

    Confido nel fatto che il Bene vero vince sempre anche quando tutto sembra soffocarlo

    Grazie per l’attenzione Luisa

  93. utente anonimo says:

    (Non so se conoscete una lettera, firmata e mandata a tanti amici da una signora che TESTIMONIA quanto sia falso e diabolico il sito contro Caresto).

    Ho cancellato qui i riferimenti personali e qualche notizia privata)

    Salve! Sono ….. , ho abitato a Caresto per 13 mesi nel ….. facendo esperienza della vita di comunità.

    Ritengo che Caresto mi abbia donato tanto.

    Credo sia giusto testimoniare il bene ricevuto in maniera gratuita e chiara in questo momento in cui sembra essere in atto un azione discreditante nei confronti di Caresto.

    Penso sia importante dare un segnale di bene verso chi ha fatto e sta facendo tanto per le famiglie e per le coppie in difficoltà e in cammino di crescita: ecco il perché della mia testimonianza.

    Tra l’altro sono stata citata in un “sito critico” ( così viene definito dagli anonimi scrittori) e gravemente offensivo su Caresto.

    Io sarei la certa x atea misticheggiante che faceva il giro di comunità alla ricerca del proprio io a cui Don Piero avrebbe fatto strette e carezze più che affettuose.

    Per dovere di precisazione:

    • non sono mai stata atea: semmai alla sincera ricerca di Dio;

    • Caresto è l’unica esperienza di comunità che ho fatto; nello stesso periodo ho avuto rapporti di scambio personale e spirituale con l’Eremita Pio che abitava ai cappuccini di Sant’Angelo in Vado;

    • sono ancora alla ricerca della conoscenza di me stessa; non smetterò mai di chiedermi chi sono, dove sono, cosa voglio, cosa vuole Dio da me e se quello che sto facendo è giusto

    • i gesti di affetto ricevuti da don Piero sono stati quelli di un padre verso una figlia in difficoltà e comunque mi hanno sempre comunicato sostegno e affetto. MAI sono stati di altro genere

    • Credo sia giusto e doveroso dare un segnale di bene verso chi ha fatto e sta facendo tanto per le famiglie e per le coppie in difficoltà e in cammino di crescita: ecco il perché della mia testimonianza.

    Fiduciosa nel bene e nella luce del Signore.

  94. utente anonimo says:

    Che colpo Luisa!!!

    Scrivere “mi fanno pensare a forme patologiche che avrebbero forse bisogno di cure specifiche” cercando di delegittimare le persone che portano testimonianze a sfavore è quanto di più stupido si possa fare: tipico di qualsiasi setta, verso i propri detrattori.

    Questo post che forse era ottimo nel suo pensiero, si commenta da solo: non porta argomenti di risposta alle accuse finora espresse e tenta solo di dare dei poveri mentecatti con seri problemi psichici a chi non ha vissuto un’esperienza altrettanto serena e rassicurante come forse è stata la tua.

    Paolo

  95. kelebek says:

    Ringrazio gli autori delle varie testimonianze.

    Ripeto che tutti devono firmare i propri interventi, anche con uno pseudonimo qualsiasi.

    Miguel Martinez

  96. utente anonimo says:

    Vorrei rispondere ad Ornella dicendo che mi fa molto piacere sentirti perchè credo tu sia tra i pochi frequentatori di questa discussione (se non l’unica) che abbia avuto un’esperienza così significativa (a livello di tempo e soprattutto umano) all’interno di questa comunità. Vorrei però porti una domanda: come si è arrivati a tutto questo? Cioè, sicuramente tu conoscerai Don Piero e Daniela meglio di me, ma com’è possibile che da un giorno all’altro ti abbiano “scaricato” in questa maniera? Faccio fatica a credere che queste due persone, che a dire di qualcuno sono così disponibili eccetera mentre a dire di altri sono diaboliche eccetera, abbiano così pochi scrupoli da rinneggare 15 anni di vita passati fianco a fianco, con tutte le esperienze vissute in comune che ciò comporta. Secondo me, e questa è una mia personalissima opinione, sarebbe più logico pensare che forse in quel meccanismo ormai collaudato si fosse guastato qualcosa, e non ci sia stata la volontà, la forza o il coraggio per tentare, magari con il dialogo, di aggiustarlo, e che in realtà quella che sembra una rottura repentina sia bensì una fine che ha le sue radici (non so quali) tempo addietro. Credo, inoltre, che la tua sia una testimonianza importante poichè permette di far comprendere meglio a tutti ciò di cui stiamo parlando, a prescindere dalla situazione personale.

    Ley

  97. utente anonimo says:

    A coloro che insistono nel dire “calunniare è facile e comodo”vorrei suggerire che è facile e comodo anche seppellire ogni seria ricerca della verità (mai facile o comoda per nessuno) iscrivendola nel registro delle calunnie.

    Le testimonianze favorevoli di chi è stato a Caresto sono assolutamente credibili, ma non sono in grado di contraddire la tesi di fondo che sostengo, e cioè che la privatissima e legalissima (fino a prova contraria) comunità di Caresto, fondata e diretta da un prete e dalla sua compagna, produce opere di bene da più di trenta anni. Quanto questo bene sia congruo e coerente nell’ambito della Chiesa, è il vero tema da discutere: di questo e non di altro si occuperà la Commissione Diocesana, che negli intenti dichiarati con l’ovvia prudenza del Vescovo deve “chiarire e registrare” delle cose.

    I racconti di queste famiglie sono quindi utili e necessari, ma non bastevoli per stabilire la verità; viceversa bisognerebbe santificare subito il Sai Baba, di cui tutti raccontano meraviglie.

    La testimonianza accorata di Ornella Carciani, quando verificata nella sua attendibilità nelle sedi opportune, getta intanto una luce inquietante su risvolti solo in parte conosciuti (almeno da chi scrive).

    Conferma che chi decide nella “comunità” è solo la coppia Pasquini-Maffei, che ha estromesso dalla stessa con modalità perlomeno tortuose una persona che legittimamente riteneva di farne parte, dopo 15 anni di fatiche imposte, a quanto pare, a titolo gratuito.

    E’ quantomeno singolare che il “prete delle famiglie”non abbia voluto o potuto salvaguardare la propria, di famiglie: si vede che lo “specifico metodo” di Caresto funziona solo per quelli di fuori.

    Questi ultimi secondo me dovrebbero seriamente considerare la possibilità che quanto hanno ricevuto sia benessere piuttosto che bene, sia un servizio (un ottimo servizio non lo discuto) piuttosto che la conclamata spiritualità. La spiritualità in ambito cristiano si nutre infatti di verità e di carità: la verità come si dimostra è tutta da discutere, la carità qui è (legittimamente, s’intende) a pagamento, offerte o non offerte. Dovrebbero costoro anche riflettere sul come mai le famiglie vengono da lontano, mai da vicino, men che meno dalla Diocesi di Urbino.

    In fondo la vicenda di Ornella Carciani non fa che aggiungere un tassello a una storia che già si sapeva: molti sono passati per Caresto fin dal periodo romantico-idealista degli esordi, molti hanno fatto “comunità”, contribuendo con i loro sforzi anche alla edificazione materiale e alla ristrutturazione del luogo, nessuno è rimasto, tranne i fondatori (né fanno testo i volontari che si guardano bene dal soggiornare in loco). Non solo: di questi protagonisti rimane misteriosa la sparizione e la cancellazione, anche per minimi accenni, dalla storiografia ufficiale di Caresto. Bisognerebbe chiedersi il perchè.

    Giovanni

  98. kelebek says:

    *** AVVISO IMPORTANTE ****

    Per tutti coloro che partecipano a questa discussione, oggi ho messo un nuovo post sul tema Caresto (il link è http://kelebek.splinder.com/1139467493#7115297 )

    La discussione è quindi rinviata ai commenti a quel post.

    Per non creare confusione, eventuali altri commenti su questo post saranno cancellati, potete ovviamente ripostarli tra i commenti al nuovo post.

    Grazie

    Miguel Martinez

  99. utente anonimo says:

    tutta la mia simpatia a d.pasquini e daniela!

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