In questo basso mondo

In arabo, esiste una bella distinzione tra ‘âlam, il "mondo" in senso ampio, e dunyâ, un termine che deriva dall’aggettivo "basso" e indica il volto di bisogno, miseria e arroganza del mondo. Questo basso mondo.

Un mese fa, ho passato una settimana a New York, facendo da interprete per un signore che chiamerò Mario, un elettricista che aveva trasformato il proprio capannone in una fabbrica con una trentina di dipendenti.

Ho scoperto alcune cose su quella gigantesca e disordinata frullatrice di anime umane che è New York: ad esempio, i cartelli che invitano i solerti cittadini a segnalare ogni contenitore sospetto, accanto ai mucchi di sacchetti di rifiuti di una città che non ha ancora scoperto i cassonetti. O i controlli di sicurezza all’aeroporto delegati, in un estremo di privatizzazione, a due vivacissime ragazze che ridevano e scherzavano in portoghese brasiliano.

Ma qui voglio parlare della dunyâ dei piccoli imprenditori dell’Italia settentrionale.

Mario è il primo non comunista di una famiglia di agricoltori

Una volta al mese, suo nonno portava la nonna a Bologna sul tubo, cioè sul manubrio della bicicletta. Mario, invece, a forza di lavorare, divide il proprio tempo libero tra tre cose.

La sua villa-fortezza con televisori al plasma; la famiglia, a cui ci tiene con tutto l’affetto di un gorilla padre; e la figa, una materia prima che acquista nel corso dei suoi viaggi in Tailandia, Polonia e Repubblica Dominicana. Comportandosi sicuramente con la correttezza che il mercato esige, al contrario del Carlo Martello narrato da De Andrè.

Al nostro terzo giorno nel centro di New York, Mario ha commentato tristemente, "qui non c’è figa". Il servo di scena sa bene con chi si può ragionare e con chi no; per evitarmi situazioni imbarazzanti, mi sono limitato a inventare dei prezzi per il mercato del sesso decisamente al di là della portata di un piccolo imprenditore romagnolo con il culto del risparmio.

Mario è una di quelle persone a cui devi spiegare tre volte le cose più semplici. Sua moglie, invece, è una bellissima dominicana, nera, intraprendente e intelligente.

Una volta, gli italiani cercavano le svedesi. Oggi cercano le dominicane. E questo passaggio spiega molto della radicale trasformazione della nostra società.

Numerosi studi hanno dimostrato che è vero quello che si dice: women marry up. In qualsiasi comunità, la maggioranza delle femmine tende a dare la caccia a maschi di un livello percepito come superiore al loro. "Superiore" può riferirsi a molte cose, dalla forza fisica al denaro, al rango socialmente riconosciuto.

La competizione è spietata, e chiaramente solo una parte delle femmine riesce a fare la scalata, almeno in società ufficialmente monogamiche come quella umana o quella dei cigni.

Per attirare le femmine di prima scelta, i maschi ostentano quindi una serie di segnali che indicano la propria superiorità. Ma a sua volta, l’aver attirato una femmina di prima scelta diventa, per il maschio, la prova pubblica della propria superiorità, un bene in sé a prescindere dai vantaggi riproduttivi che offre.

Ecco perché i maschi delle comunità subalterne tendono a concupire le donne delle comunità dominanti, cosa di cui i maschi delle comunità dominanti sono fin troppo coscienti: il terrore del negro stupratore, o del suo equivalente, costituisce un elemento fisso di qualunque struttura sociale.

Ovviamente, il dominato non può presumere di affascinare con il proprio denaro né con il proprio status sociale: può contare soltanto sulle proprie qualità umane, vere o immaginate, comunque ostentate. Il dominio ingessa, incravatta e disumanizza sempre; e quindi il dominato gli è umanamente superiore.

La grande maggioranza degli italiani, immersi nella più spaventosa e terzomondiale delle miserie fino a decenni recenti, appartenevano decisamente alla schiera dei dominati, per non dire degli umiliati.

Ecco la figura del bagnino di Rimini, nelle sue mille incarnazioni dai camerieri di Sharm el-Shaykh ai musicisti neri degli Stati Uniti. Il bagnino di Rimini deve sedurre la donna che possiede segni evidenti di superiorità: chi si fa vedere con la donna alta, bionda e dagli occhi azzurri, dimostra prima di tutto ai propri colleghi di essere, per un attimo, superiore persino agli svedesi.

Quanto la semplice ma calda umanità dei riminesi sia una costruzione sociale, lo vediamo dai loro discendenti: non credo che il dirigente medio della Cassa di Risparmio di Rimini sia molto più vivace del suo collega di Stoccolma.

La sua umanità non solo è sostanzialmente spenta, a parte attimi di follia culinaria. E’ lui stesso ad avere paura, oggi, dell’umanità degli altri. Infatti, lui imputa agli immigrati le stesse cose che i maschi svedesi gelosi imputavano ai romagnoli: un’aggressiva carica sessuale, superstizioni, una vita ai margini della legalità, chiasso.

Il romagnolo ha, infatti, conseguito sia la mentalità del dominio che il suo strumento, il denaro. Non importa che il denaro in sé non sia sempre molto. L’importante è che oggi il turismo sia diventato un’industria di massa, che permette anche allo scaricatore di casse del supermercato di trovare un volo a basso costo a Phuket o a Cuba.

Il dominio comporta la costruzione di harem: identico è stato il comportamento dei conquistatori spagnoli in Messico, di quelli arabi in Iran e dei proprietari di schiavi nelle piantagioni del Sud degli Stati Uniti.

La società cosiddetta occidentale, che si riempie la bocca di inni cristiani alla monogamia e di inni laici ai diritti delle donne, nei fatti genera quello che potremmo chiamare lo stupro planetario delle donne. Questa volta però lo stupro si appoggia al diabolico meccanismo delle frontiere e al distacco permesso dal denaro. Per cui il consumatore di figa non deve nemmeno assumersi le responsabilità storicamente implicite negli harem.

Io ritengo che, in questo immenso mercato, non conti solo lo sfogo fisico. Mario, che non ama gli extracomunitari a casa nostra, va regolarmente, anche diverse volte l’anno, alla ricerca di femmine da consumare negli angoli poveri del mondo (e ci tiene a raccontarlo, anche perché non ha molto altro da dire).

Mario sicuramente vuole bene alla propria moglie, una signora che ha avuto l’intelligenza per cogliere la propria occasione, trasferendosi in un freddo paesino dell’appennino tosco-emiliano dove, però, si mangia tutti i giorni.

Ma se anche gli operai italiani della sua fabbrica possono permettersi di comprarsi un safari erotico in Tailandia (quelli marocchini invece mandano a casa i propri risparmi), il padrone è l’unico in tutto il paese a poter ostentare il simbolo ultimo della ricchezza: una bellissima donna nera che guida un fuoristrada gigantesco sulle stradine ghiacciate di questa nostra dunyâ..

Un simbolo che pone Mario per un attimo allo stesso livello, o quasi, di un banchiere di mezza età che vidi una volta a una festa (anche questo capita agli interpreti). Il banchiere ostentava una specie di Naomi Campbell che non doveva avere più di diciott’anni, e che calamitava gli occhi invidiosi di un’improbabile congrega di imprenditori e docenti universitari.

La festa, infatti, celebrava l’apertura di una cattedra universitaria finanziata da un trafficante internazionale di quote di inquinamento (esiste anche questo, di mercato), un signore molto deciso che usava la propria, soda pancia a punta come una specie di ariete per farsi strada tra gli ospiti.

Dedico questo post, oltre che alla Dama delle Risaie, a un mio amico, un geniale e sensibile musicista arabo di non importa quale paese, che vive in non importa quale metropoli europea.

 E’ vivo oggi perché sua madre, con tutta l’autorità delle genitrici arabe, lo dissuase dall’andare a morire in un lontano paese, recentemente invaso. E’ facile immaginare cosa avrebbe scritto di lui la canea del giornalismo néoconnarde.

Oggi egli cerca, un po’ donchisciottescamente, di convincere le prostitute slave che popolano la città dove abita a ritrovare la propria dignità. 

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42 Responses to In questo basso mondo

  1. treball says:

    brillante.

    Non dico altro.

  2. rubimasco says:

    bello, proprio bello.

    Magari ci sarebbe da considerare qualche fatto in più sul discorso dell’ harem….detta come la dici tu sembra che le donne siano veramente oggetti da collezione…..

    io penso che tra il bischero che si vuol fare l’ harem e l’ opportunista che sa bene dell’ harem e ne vuol fare parte non ci sia molta differenza di comportamento.

    d’ altronde è la legge della domanda e dell’ offerta,no?

    comunque veramente bello ‘sto post.

    saluti

    Rubimasco

  3. Riesco a capire quello che dici, per di più io sono riuscito a seguire l’evoluzione di un mio vicino di casa (nonchè parente) che dopo aver vissuto in una bettola di pochi metri per anni (non sto esagerando) ha fatto i soldi ed è andato a vivere in una megavilla simbolo del suo nuovo ruolo sociale. La prima sensazione che mi ha dato (metre preparava la sua escalation) era quella di un uomo assediato il quale temeva che l’invidia altrui potesse infrangere i suoi sogni (cresceva dentro di lui la religione del self made man che a qui livelli infimi rivela lapalissianamente il sostrato di egoismo col quale nutre gli animal spirits più beceri). Per cui quando gli si faceva notare qualcosa di moralmente sbagliato s’attaccava ai luoghi comuni tanto cari all’uomo medio leghista e che filosoficamente tradurremo con un meno prosaico Homo homini lupus. La seconda fase della sua escalation ha visto il suo con(formarsi) ad una sorta di etica del lavoro fatta di molto autosfruttamento col quale giustificava le sue pretese di supersfruttamento altrui (chi lavorava per lui, ovviamente, non condivideva i suoi sogni che costavano tanta fatica e pochi vantaggi). Terza fase, la crescita si faceva più salda, si era creato le sue alleanze ed era entrato nei salotti degli imprenditori che contano. Adesso il suo problema è raggiungere chi gli si para davanti con la porche cayenne ed ostentare altrettanto, se non di più. Inoltre, oggi può essere magnanimo con chi gli è socialmente inferiore (al fine di dimostrare che non ha dimenticato le sue umili origini). Sua moglie, frattanto, che prima di tutto ciò preparava sciarpette per i bambini ad una luce fioca (non sono letterario nella descrizione), spende fior di quattrini per abbellire la sua casa e sè stessa con griffes di stilisti affermati. Rispetto al tuo imprenditore non è così volgare con le donne, al sud la famiglia resta un punto d’onore e non ci si vanta tanto di scappattelle che pur avvengono. E’ la merce (che accumula vorticosamente)la vera regina dei suoi discorsi, la luce con la quale illumina il suo capitalismo figlio di un dio minore che arranca dietro i ritmi del nord (al quale anela con le lagrime agli occhi).

    Quello che voglio dire con queste sciocche esperienze di vita personale e che le leggi del capitalismo si impongono dovunque attraverso il domino sui soggetti più deboli e “monetizzabili” per l’estorsione più elevata di pluslavoro/pluslavoro e che, a seconda dei paesi e delle contraddizioni sociali, si afferma con maggiore o minore brutalità.Gli ultimi e i più indifesi sono gli obiettivi privilegiati e qui rientrano a pari merito donne, immigrati, neri ecc. L’ideologia del capitale funziona bene, cosicchè gli italiani hanno dimenticato in fretta i loro viaggi della speranza:facciamo agli altri ciò che ci è stato fatto! Purtroppo

  4. utente anonimo says:

    Si, ma questo bieco dunyà finirà un giorno, no? Ha da venì Barbone! La Grande Rivoluzione Proletaria assicurerà a tutti strafighe aggratise. Ognuno tromberà secondo le sue possibilità (magari con un aiutino di Viagra sociale) e riceverà trombate secondo i suoi bisogni. Che bello!:-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  5. A proposito, segnalo un interessante articolo sul blog di Ripensaremarx.

    Si tratta di un testo di Gianfranco La Grassa sulle vicende bancarie in corso.

    Un argomento di cui capisco molto poco, e me ne dispiace, perché è certamente di fondamentale importanza.

    Vi segnalo anche un altro articolo più specificamente sul nuovo capo della Banca d’Italia, che ho letto su una mail, ma l’URL al momento mi sembra inaccessibile:

    http://www.disinformazione.info/mariodraghi.htm

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    >La festa, infatti, celebrava l’apertura di una cattedra universitaria finanziata da un trafficante internazionale di quote di inquinamento (esiste anche questo, di mercato)<
    Si, esiste, grazie a quel Totem venerato da ogni buon noglobal/ambientalista/terzomondista che si rispetti e che si chiama “Protocollo di Kyoto”. Un turpe ed ipocrita mercimonio, da cui gli USA si sono dissociati…semplicemento non firmando quel protocollo.

    Ritvan

  7. utente anonimo says:

    Kel, il tuo amico musicista, arabo, sarà contento di sapere che tu gli hai dedicato un post in cui parli di un italiano del mondo basso che tratta le donne come merce, mentre lui si dà da fare per salvarle.

    Noto però che il tuo amico ha una certa propensione alla missione, se non è il soccorso ai popoli in guerra dirotta verso le prostitute slave, dando sfogo comunque ad un proprio bisogno di idealizzarsi o di avere dei motivi nobili per srotolare il suo tempo.

    Mi auguro che riesca nel suo intento.

    A me, invece, piacciono di più quelli che, senza lasciarsi trascinare dalle mode e da un programma intercambiabile di salvataggio altrui, quando lungo la loro strada vedono la necessità di intervenire, intervengono. Insomma, come quando chi fa beneficienza non lo manifesta apertamente, così si può essere eroi senza proclami preventivi e senza buttarsi in quelle che tu chiami imprese donchisciottesche.

    Tutto questo lo dico giusto per chiarire che, secondo me, gli italiani, di qualunque strato capitalistico-borghese, o anche del fondale miserabile, non sono tutti da mondo basso, anzi. Tanti anni fa un impiegato di banca ( categoria vilipesa) di un istituto adiacente ad un cinema di Milano che trasmetteva films a luci rosse e che aveva preso fuoco, ha abbandonato il posto di lavoro e si è prodigato per salvare più persone che poteva, lasciandoci infine la vita. Non si è consultato con la moglie e i figli per decidere cosa fare e cosa fosse meglio.

    Questo è un esempio concreto, non una semplice buona intenzione.

    Aurora.

  8. utente anonimo says:

    Letto il bel retroscena delle lotte bancarie, e condivisa l’analisi politica spietata del centrosinistra italiano, solo troppo debole con rifondazione e pdci, non meno peggiori di ds e margherita, ho poi letto, troppo velocemente, l’articolo sulla merce di la gassa. Va da sé che io credo nella supremazia dell’economia sulla politica, e qui la differenza è netta. E tutta l’indagine storica della “pianificazione” socialista prende per buono un’inesistente mito, che i miei mastri da più di mezzo secolo hanno smontato marxisticamente pezzo per pezzo, giustamente definendo più “pianificata” l’industria degli usa che dell’urss. Ma rimane forte l’idea che il comunismo è “passione”, e su questo c’è convergenza. Io preferisco “istinto”, persino “fede”, ma la cosa non cambia. E allora? Se la rivoluzione verrà, troverà il suo partito, che non si formerà né dal mio gruppo, né da quello di la gassa e ripensare marx, o di qualunque gruppo d’oggi, questo è poco ma sicuro, ma da una convergenza verso un fine che si presenterà a tutti quelli che lottano contro lo stato di cose, come scelta imprescindibile. Per il resto ci si oppone, come si può. p

  9. X P, ti invito a liberarti per un attimo dell’idea che ci sia politicismo sovrastrutturale nelle tesi che ho sottoposto. Consentimi solo di aggiustarti la mira prima di fare fuoco. La sfera politica di La Grassa è una sfera economica-politica, o meglio le energie per lo scontro si concretano nelle forma economico-produttiva sub specie di plusvalore, solo dopo è possibile per gli agenti dominanti approntare strategie di conflitto intercapitalistico. Oggi i dominati sono schiacciati all’interno di “transizioni interne alla formazione sociale capitalistica” che non siamo in grado di avversare. Tuttavia questa ipotesi mi sembra molto più razionale di una “rivoluzione che verrà ad incontrare il suo partito” che tu descrivi quasi come un’entità metafisica. Non ci saranno “convergenze verso la fine” il partito va costruito prima e se si sbaglierà si uscirà sconfitti ancora una volta. Ciò che vogliamo è necessario, ciò che vogliamo potrebbe non essere ricompreso nelle possibilità a venire.

  10. talib says:

    Sua maestà il lingam ha ragioni che la ragione non conosce (http://talib.splinder.com/post/6692110)

    Secondo me questo rapporto conflittuale tra occidente cattolico e sessualità è una delle cause della diffidenza preconcetta verso “gli arabi” (nel senso più esteso – e quindi ingroppacammelli – del termine) con l’immaginario di Harem, di mille e una notte, di donne velate che, per dirla tutta, non la danno facilmente e sono al di fuori delle brame dei “Mario”

  11. utente anonimo says:

    Ehi, p., che eresie dici! Se ti sentissero i miei buoni prof di marxismo in salsa albanese inorridirebbero:-). Il Grande Partito Marxista s’ha da fare subito, altro che aspettare come il cinese seduto in riva al fiume il passaggio del cadavere putrefatto della sporka borghesia. S’ha da fare subito, nominare segretario, vice, sottopanza vari e così via (magari se il Partito si fa anche una Banca e una Società d’Assicurazioni tutte sue, meglio:-)). Non vorrai mica che all’avvento della Grande Rivoluzione Proletaria il primo scalzacani che passa per strada si metta in testa di comandare lui!:-) .-).

    Ciao

    Ritvan

  12. Caro Ritvan,

    ci sono momenti in cui non ti seguo.

    Hai una notevole cultura, hai anche un’esperienza non indifferente sulle spalle.

    Poi, ogni tanto, te ne esci con quelle che chiamerei false caricature.

    In una vera caricatura, tu esageri qualche tratto che le persone hanno realmente. Ad esempio, qualcuno potrebbe fare una satira di Ritvan, con dotte citazioni dantesche, frasi di ignoti legislatori e provverbi…

    In una falsa caricatura, invece, si prende uno stereotipo che esiste solo nella testa dell’autore. Ad esempio, si potrebbe fare una falsa caricatura di Ritvan, rappresentandolo come il muratore analfabeta e ladro aggrappato a una nave di clandestini.

    Farlo non è solo offensivo, è anche peggio: è falso.

    Io guardo le persone che ci sono su questo forum, e mi chiedo se ce n’è uno che ricada nelle tue caricature.

    Prendiamo l’unico che parli qui di rivoluzione in senso cosmico, il nostro “p”: onestamente, dimmi se questa frase gli calza:

    “La Grande Rivoluzione Proletaria assicurerà a tutti strafighe aggratise”

    Gli altri mi sembrano tutti lontani da ogni riferimento dottrinale; per cui non si capisce come possano adorare dei “totem” (i protocolli di Kyoto), o come le loro analisi di Marx possano costituire “eresie”.

    Io non mi sogno di bacchettare Ritvan, nemmeno affettuosamente, perché dice una “eresia” rispetto, che so, a Bossi o a Berlusconi.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    Gentile MM,

    qual è il blog di ripensaremarx?

    ciao e grazie

    Roberto

  14. utente anonimo says:

    Ripensaremarx, io non discuto del comunismo di nessuno. Salvo di coloro che dentro il sistema, per squallido mercato elettorale, si dicono comunisti. Quelli li sbugiardo e basta. Gli altri siamo tutti, con tutte le differenze di dottrina, comunisti (per passione, appunto). Cosa non mi convince di della grassa? Che nella foga di volersi opporre a questo stato di cose, finisca per limitare il marxismo a uno strumento di lotta dentro il capitalismo. Non è così. Il marxismo è un’intera concezione dell’universo e della storia, e la sua parte economica non descrive il capitalismo che come ultima fase delle società di classe. Il plusvalore non è altro che la forma che il sopralavoro assume in questa società, e sempre l’appropriazione del sopralavoro è stata la base di tutte le classi dominanti. Se lo schema delle successioni dei modi di produzione (e del loro particolare modo di appropriarsi il sopralavoro) non è una bussola per orientarsi nella storia, passata, presente e futura, non c’è nulla che possa sostituirlo, almeno nell’”armamentario” marxista. Con ciò non dico affatto che allora passo armi e bagagli dall’altra parte, ma certo tante cose si offuscherebbero. Per questo, oggi, non si può costruire un partito comunista. Se non c’è unità di dottrina, è inutile cercare una fittizia unità formale, meglio che ciascuno segua la strada che ritiene giusta. Sarà la storia in ultimo a decidere. Quanto a chi dice che si perde tempo in queste questioni bizantine, e che questo è il migliore dei mondi possibili, semmai da migliorare, io mi sento nella posizione d’un carcerato. È vero che fuori può essere peggio d’una galera, ma neppure questo può impedire al rinchiuso l’istinto di fuggire. In ciò mi riconosco compagno tuo e di della grassa.

    Caro ritvan, la tua satira verso quel partito comunista non sarà mai adeguata a ciò che hai passato, lo capisco, ma ci sono posizioni comuniste in cui il partito non si fa subito, anzi non si fa affatto, e quando c’è non ha bisogno di segretario (il pcd’i, nel 21, è nato senza segretario, poi è arrivato gramsci); ciò che c’è sempre, anche quando manca l’organizzazione formale è il partito storico. Stiamo attraversando il deserto come mosè, seguendo la cometa come i re magi, isolati come maometto a medina o come galileo dopo la condanna: ecco quattro esempi di partito storico. p

  15. utente anonimo says:

    Ognuno ha le sue interpretazioni, io avevo inteso che Ritvan si rivolgesse a p, per invitarlo, ironicamente, a fare quel che suggeriva Ripensaremarx : (ri)costituire urgentissimamente il partito comunista, improvvisando se del caso, capo, vicecapi e “sottopanze”. P,dunque, sarebbe stato “eretico”, secondo Ritvan, proprio perchè contrario a questo programma.

    Già mi vedevo la marcia dei pinguini, provenienti da ovunque, ricompattati

    per perseguire il fine. Solo che, secondo Ripensaremarx,ci dovrebbe essere qualcuno che li forza ad aggregarsi subito per la lotta al capitale , secondo p, bisogna attendere che la bussola dell’istinto li conduca volontariamente lungo il tracciato magnetico verso la sicura e prestabilita meta, al momento giusto, in un disegno di portata molto più ampia.

    Ecco che, la visione di Ripensaremarx mi appare, come profana, un’alitata, per usare una sua espressione, mentre quella di p, appare un continuo respiro, naturale, secondo il ritmo della storia e della natura.

    Non vado oltre, corro il rischio di diventare caricatura fantozziana, sciarpa rossa stragirata attorno al collo, immersa nelle frenetiche letture sulla marxistaggine ( die Marxheit) e di andare poi leggendo in giro stralci da lasciar sgranati gli occhi per dieci minuti ai miei abituali interlocutori. Confido negli impassibili orientali, quelli del “fudoshin”, per cui, quando una tazza si rompe, è perchè il suo tempo è finito.

    Aurora.

  16. Per Roberto,

    il blog che mi chiedi è:

    http://ripensaremarx.splinder.com/

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    Miguel, per quanto riguarda la presunta “eresia” di p. non mi sento di togliere o aggiungere una virgola al commento di Aurora:

    “Ognuno ha le sue interpretazioni, io avevo inteso che Ritvan si rivolgesse a p, per invitarlo, ironicamente, a fare quel che suggeriva Ripensaremarx : (ri)costituire urgentissimamente il partito comunista, improvvisando se del caso, capo, vicecapi e “sottopanze”. P,dunque, sarebbe stato “eretico”, secondo Ritvan, proprio perchè contrario a questo programma.”

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Se per te la satira è lecita, sacrosanta e benedetta solo se riguarda Berlusconi, basta dirlo chiaramente. Mi adeguerò con piacere.

    P.S.2 Parlando seriamente, a mio modesto avviso – e anche di quello dei miei biechi prof di marxismo di scuola albanese – , p. risulta veramente “eretico” rispetto a quello che insegnavano PER ISCRITTO Marx, Engels, Lenin & Co in materia di costruzione dei Partiti Comunisti (o dei Lavoratori, che dir si voglia). ma questo non vuole per forza dire che p.abbia torto ipso facto – ovviamente sempre nell’ “ottica marxista” che non è la mia -, anzi, se qualcuno vuole “ripensare” Marx semplicemente APPLICANDOLO così come risulta dai suoi scritti, anche nei minimi dettagli, allora non vedo motivo di “ripensamento”; si applica e basta:-).

  18. utente anonimo says:

    >Io guardo le persone che ci sono su questo forum, e mi chiedo se ce n’è uno che ricada nelle tue caricature.

    Prendiamo l’unico che parli qui di rivoluzione in senso cosmico, il nostro “p”: onestamente, dimmi se questa frase gli calza:

    “La Grande Rivoluzione Proletaria assicurerà a tutti strafighe aggratise” MM< Mio caro Miguel, mi pare che tu confonda DI PROPOSITO le PERSONE con LE IDEE. Il mio sarcastico commento – come hai capito benissimo, data la tua indubbia intelligenza -non riguardava p. o altri marxisti, comunisti et similia che graziosamente planano su questo blog. Vedi qualche riferimento a qualcuno in particolare nella mia prosa che riporto qui?: “Si, ma questo bieco dunyà finirà un giorno, no? Ha da venì Barbone! La Grande Rivoluzione Proletaria assicurerà a tutti strafighe aggratise. Ognuno tromberà secondo le sue possibilità (magari con un aiutino di Viagra sociale) e riceverà trombate secondo i suoi bisogni. Che bello!:-) :-).< Riguardava proprio il TUO post che mischiava la figa – a pagamento o meno – con la lotta di classe. Posso commentare i tuoi post? E’ facile dileggiare il sciur Mario – che ti pagò la trasferta newyorkese, se ben ricordo – per le sue abitudini trombaiole e farne poi una caricatura generalizzante del bieco borghese sfruttatore della figa altrui. Meno facile è prospettare soluzioni alternative. Una di quelle “panacee” per TUTTI i mali del dunyà – quelli causate da figa o da cazzo inclusi, immagino -prende il nome di “Grande Rivoluzione Proletaria” e non credo che p., RipensareMarx o chiunque altro ne abbia l’esclusiva o ne abbia brevettato il marchio:-). Va bene, la Grande Rivoluzione Proletaria – se mai ci sarà e speriamo di no:-) – non darà figa aggratise a tutti i Mario mandrilloni di questo mondo. Pazienza. Allora, TU che proponi, in alternativa? Chiedo troppo?
    Ciao

    Ritvan il Caricaturista di Idee

  19. utente anonimo says:

    >…per cui non si capisce come possano adorare dei “totem” (i protocolli di Kyoto)..MM<
    Miguel, dalle mie parti c’è un proverbio:”Chi si sente di aver la rogna se la gratti”. Io non ho fatto nomi, ma se leggi poco poco i giornali (e so che li leggi) ti accorgerai che un giorno sì e l’altro pure c’è qualcuno che non perde l’occasione di tacciare di nefandezza gli USA perché non hanno sottoscritto il “Protocollo di Kyoto”. manco fosse LA SACRA BIBBIA! Più “adoratori di Totem” di così si muore! Alcuni sottoscrittori se ne fregano allegramente del Totem (vedi il “politically correct” Canada), tanto che gli fanno? Altri si approfittano del “mercato dell’inquinamento” – che tu giustamente denunciavi – e con qualche dollarone infilato nelle capienti tasche del tirannello africano di turno (che li investe subito in strumenti di morte, ovviamente, facendo diventare la beffa pure macabra) si accapparrano il diritto di inquinare quanto gli fa comodo. Per non parlare del fatto che la presunta validità scientifica del sullodato protocollo viene messa in dubbio da fior di scienziati. Insomma, più che un Totem ormai pare una barzelletta. E chi vuol adorare la barzelletta, si accomodi. E a chi non piace che io metta in discussione simili barzellette….si gratti pure con comodo:-).

    Ciao

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    >Si tratta di un testo di Gianfranco La Grassa sulle vicende bancarie in corso. Un argomento di cui capisco molto poco, e me ne dispiace, perché è certamente di fondamentale importanza. MM<
    Senza pretendere di avere i potenti strumenti analitici di matrice marxista del sullodato, e senza aver letto il suo lavoro (poiché il sito ti chiede di registrarti e a me la cosa non piace) posso dire quel che c’ho capito io?

    Dunque, il ricco mercato del risparmio italico (italiani, grandi risparmiatori) fa gola alle banche dell’UE. Ma la Banca d’Italia (ossia Fazio) – per ragioni che non sappiamo, ma che si possono benissimo intuire seguendo il precetto andreottiano – non vede di buon occhio l’acquisto delle banche italiche da parte dello straniero. Già all’inizio del 2005 il Commissario Europeo al Mercato Interno Charlie McCreevy chiede a Fazio chiarimenti su presunti ostacoli che la Bankitalia pone all’ingresso delle banche europee in Italia. Fazio risponde che è tutto OK e che nessuno qui si sogna di ostacolare tale ingresso. Forti di tale assicurazione, due banche europee, l’olandese Abn Amro e la spagnola Banco de Bilbao lanciano ad aprile l’OPA (offerta pubblica di acquisto) per acquisire sul mercato azionario la quota controllo rispettivamente della Banca Antonveneta e BNL (Banca Nazionale del Lavoro). E subito si formano due “cordate” di “pura razza italica” che sbarrano loro la strada. La prima – mirante all’Antonveneta – è composta dal Banchiere Fiorani, l’immobiliarista Ricucci e altri (tra cui Gnutti, boss dell’imprenditoria e della finanza bresciana), mentre nella seconda – oltre a gran parte di quelli della prima – un ruolo di primo piano assume Consorte, Gran Capo dell’UNIPOL, finanziaria delle Coop rosse. Quando si dice, “solidarietà nazionale”:-). Il bieco straniero viene respinto con perdite su entrambi i fronti, ma qualcosa non quadra. I legali delle due banche straniere ravvisano delle illegalità nel comportamento delle allegre cordate italiche e denunciano alla magistratura. Questo in apparenza, ma il fatto che già erano messi sotto controllo parecchi telefoni e telefonini fa sospettare che delle denunce “preventive” (dagli “stranieri?mah, il solito “segreto istruttorio” che forse potremo sapere a suo tempo) erano arrivate al Grande Orecchio della Magistratura. Com’è come non è, esplodono le trascrizioni delle telefonate che dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che dietro le due cordate italiche c’era Fazio. E dietro Fazio? Non si sa, ma s’immagina. I cosiddetti “poteri forti” di un capitalismo finanziario nazionale straccione e poltrone che applica ai clienti delle banche italiche condizioni capestro e che intuiva che la pacchia stava per finire.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Pare – il condizionale è d’obbligo per un garantista come me – che le due cordate italiche, nell’adempiere al nobile compito di fungere da “linea del Piave” abbiano commesso un’impressionante serie di fattispecie penali, che vanno dall’ “associazione a delinquere”, all’ “aggiotaggio” (ossia diffusione di voci atte a turbare l’andamento della Borsa) all’ “appropriazione indebita” e così via. Cose che la Giustizia appurerà. Ma una cosa è già appurata: nella scalata c’hanno “inzuppato il biscotto” – seppur come semplici “sostenitori morali” a quanto pare fino adesso -diverse forze politiche, di destra e di sinistra. Con buona pace del tanto sbandierato “conflitto d’interessi di Berlusconi”!

  21. utente anonimo says:

    Beh, solo per dire che miguel, leggendo e conoscendo preve, sa bene che i “bordighisti” sono considerati le vestali del marxismo, i custodi del sacro fuoco e gli ultra ortodossi della religione rossa. È un po’ forte dire che la nostra concezione del partito innova rispetto ai sacri testi. Noi siamo i pietrificati dagli “occhi di roccia del marxismo invariante”, per usare la bella definizione d’un giornalista/romanziere di “destra”, diego gabutti. E anche in ripensaremarx e della grassa è sempre questo ciò che ci viene storicamente rimproverato dagli altri marxisti. Altro che eretici. p

  22. utente anonimo says:

    Rileggendo, forse è un po’ ambiguo. l’idea di eresia della mia posizione non è di miguel ma ritvan, che poco conosce preve e il”bordighismo” in genere. p

  23. utente anonimo says:

    Davide, il tuo ” ogni badilaccio ha il suo manicaccio”, ovvero “Dio li fa e poi li accoppia” si attaglia molto bene a questo post: che i” Mario” e le aspiranti proprietarie di fuoristrada vivano trastullandosi nel loro “mondo basso”, senza offesa e senza voler giudicar nessuno, dato che i confini sono molto labili, tra un mondo e l’altro.

    Certo tu non sei da mondo basso, anche se ci riporti “la bassa ” di Guareschi,quella terra con il Po che scorre nel verde accanto a paesini composti da una fila di case e da una chiesa, belli davvero, dove non c’è neppure un albergo, non son posti turistici.

    Tu, non essendo da “dunya”, ti eri soffermato in questo blog, e mi dispiace che ora, per un equivoco, tu non possa più lanciare i tuoi punti esclamativi serali.

    Vedi cosa succede a lasciare il paesello tanto bello ( questo blog) e ad avventurarsi altrove, dove il giovine ingenuo viene irretito dagli slogans piccanti, dal linguaggio informale, dall’esca seducente e provocatoria, dallo sbarluginio dei fuochi artificiali, che a te piacciono tanto.

    Spero di rileggerti presto, con le cautele che si impongono, Kel permettendo.

    Ti piace tanto il Giappone, adotta lo stile, lo vedi come son graziose le giapponesine, tutte fini, eleganti, colte, musicologhe,violini a gogò, dietro la dolce pazienza, gli occhi a mandorla impassibili, una volontà di ferro. Loro acchiappano il mondo “alto”. Il simile attira il simile.

    Oppure tutto il contrario, gli opposti si attraggono. Ma anche gli estremi opposti si assomigliano molto.

    Aurora.

  24. Per Ritvan,

    non ti sto censurando, ma solo criticando.

    La satira è gradevole (non è questione di “lecita”) quando somiglia, ovviamente con le dovute esagerazioni, al proprio bersaglio.

    Quarant’anni fa, in Emilia Romagna, esistevano alcuni ex-braccianti che ragionavano in un modo che somigliava a quello che satireggi tu.

    Basterebbe che tu precisassi che le tue frecciate sono rivolte esclusivamente agli ex-braccianti modenesi sopra i settant’anni, e rideremmo tutti (forse).

    Per quanto riguarda la tua domanda, “tu che proponi in alternativa”, guarda che sei davvero esigente.

    Questo modesto traduttore non solo deve passare una settimana nello stesso stanzino di albergo con Mario …

    ma dovrebbe pure trovare la soluzione planetaria alla questione del mercato del sesso?

    Miguel Martinez

  25. Per Ritvan,

    Tu scrivi:

    “Se per te la satira è lecita, sacrosanta e benedetta solo se riguarda Berlusconi, basta dirlo chiaramente. Mi adeguerò con piacere.”

    1) Guarda che per me puoi satireggiare anche Bertinotti o Prodi o chi vuoi. Sia per motivi di libertà, sia perché per me sono moralmente uguali.

    2) Di nuovo, la questione è se la satira somiglia al proprio oggetto o no.

    3) Berlusconi, forse per carattere o per scelta populista, ha degli atteggiamenti da Pierino Impunito che sono molto facili da satireggiare. E tantissimi si dilettano a farlo.

    Dopo le prime cento satire, mi vengono un po’ a noia, comunque si tratta in genere di satire abbastanza azzeccate, perché ci forniscono una versione esagerata ma non falsata dell’originale.

    4) Sono invece assolutamente contrario, all’antiberlusconismo politico. Cioè alla personalizzazione del nemico, alla confusione tra un sistema e un individuo, e all’illusione che basta far fuori lui e “staremo meglio”. Nella mani di Rutelli, Draghi, De Benedetti e Prodi…

    5) Non accetto nemmeno la demonizzazione del “regime” Berlusconi: l’Italia ha già ceduto la propria sovranità a ciò che chiamano Europa, alla NATO e a una serie di altri organismi, e Berlusconi, anche se volesse, non potrebbe fare il dittatore più di quanto non lo possa fare il sindaco di Bassano del Grappa.

    6) Credevo che tu sapessi già queste cose, visto che ne ho discusso spesso su questo blog con ottime persone che la pensano invece in modo diverso da me, e quindi la tua battuta mi sorprende.

    Miguel Martinez

  26. “un continuo respiro, naturale, secondo il ritmo della storia e della natura” questo è panteismo non marxismo Aurora.Il marxismo è una scienza dei modi di produzione e se non ci serve a capire questo modo di produzione (capitalistico) non serve a nulla. La necessità delle cose non ne implica automaticamente la possibilità (questo lo diceva Marx e non io!). Poi gli estremi opposti non si assomigliano per nulla, bisogna evitare di confondere la stupidità umana con legittime posizioni politiche estreme. Per citare Gaber “la merda è merda ovunque si collochi”.

    Infine p. siamo comunisti, sia noi che voi, ma spero che se la situzione precipiti nessuno resti neutrale come fece il Bordiga del ventennio. Meglio Trotzkji quando diceva pressapoco che “di fronte ad un borghese un comunista va sempre difeso, a prescindere da tutto.”

  27. utente anonimo says:

    “Quando avevamo l’età degli studenti di adesso, abbiamo fatto del nostro meglio”. Così il vecchio bordiga scrive nel ’69 all’ormai senatore e padre della repubblica terracini. Eppure le strade dei due si divisero irrevocabilmente già dal ’24, se non prima. Ma invece di personalizzare gli eventi, attribuendo colpe o meriti, dice che ciascuno fece nel fuoco degli avvenimenti ciò che poteva e si sentiva di fare. Questa è lezione di marxismo. La critica ad personam, l’autocritica (spontanea o spesso imposta) è quanto di più lontano dal marxismo ci possa essere. Poi si può essere merde come togliatti e signori come terracini. Ti prego solo di non scendere a livello di togliatti quando, giustamente, dal tuo punto di vista, critichi la troppa “remissività” che vedi in noi. Dire che nel ventennio bordiga è stato neutrale è cancellare la sua parte in quegli anni, come per tanto tempo fece la storiografia ligia al “migliore”. Voi siete d’un’altra pasta, non cadete in queste trappole. Poi è vero che bordiga non prese parte a guerre partigiane tra fazioni borghesi. È un suo merito, se gli alleati di ieri oggi affermano che gli americani sono i nuovi nazisti. Sbagliavano allora e sbagliano ora. Cosa intendi per “se la situazione precipita”? Se rischia di crollare il regime repubblicano dell’italia? Io non muoverei un dito per salvarla. Io non sono partigiano, sono comunista, l’esatto contrario. È vero che la necessità non implica la possibilità; per questo se è tanto necessario il partito comunista, è altrettanto, in queste condizioni, impossibile farlo. Infine, il marxismo non è panteismo, ma certe straordinarie intuizioni di spinosa buttale via. p

  28. Io non credo che il migliore fosse migliore, anzi! tuttavia il realismo politico di Togliatti ci ha salvati da una carneficina nel secondo dopoguerra. Del resto come già avete ampiamente detto i margini di manovra in piena guerra fredda erano striminziti. Ciò non toglie che il partito che Togliatti costruisce non è un partito rivoluzionario. Sai io non butto via nulla ma non confondo i nuclei logici delle teorie.

  29. utente anonimo says:

    Ripensaremarx, io facevo un paragone tra quanto emerge dalle tue prospettazioni sul marxismo e quelle di p. Siccome eri stato tu, mi pare, a parlare di alitata putrescente, io ho ampliato alla sana respirata. Se la mia metafora è panteismo, la tua, scusa, è metafora di cattiva digestione, magari dovuta ad ingredienti mal utilizzati o diversi rispetto alla ricetta originale.

    Invece p ci viene a dire che la ricetta originale è quella conservata e tramandata tramite il suo gruppo, non quella vostra, che la volete modificare, ripensandola, in relazione alle situazioni contingenti. Anche Kel riconosce una sorta di cosmicità alle esposizioni d p, il quale ha ribadito ” che il marxismo è un’intera concezione dell’universo e della storia..”

    Se per panteismo tu intendi il soffio vitale che impregna tutto, e la tua alitata ne farebbe comunque parte, e che influenza tutto, anche la storia della specie, io son d’accordo con te. Le vicende del ritmo della natura si connettono al ritmo delle vicende storiche, e viceversa.

    Se la vostra sia scienza e comporti oltre all’analisi dei fenomeni che si succedono secondo uno schema anche la possibilità di accellerarli o ribaltarne la sequenza, io non lo so.

    Quanto agli opposti, non ho detto che sono uguali, ma che si assomigliano, come il polo nord e il polo sud, come le estremità del corpo umano, come i fanatici di qualunque schieramento opposto.

    Aurora.

  30. Gli estremi nè sono uguali nè si somigliano. La stupidità umana, ti dicevo, si eguaglia. E poi, qualcosa dovremmo imparare dai fallimenti storici. Se i salassi non funzionano e debilitano ancora di più il corpo già malato non è il caso di provare altre terapie? I gruppi di fede hanno il privilegio di potersi tramandare la verità rivelata una volta per tutte, non i marxisti, ai quali, mi pare, anche il gruppo di p. appartiene.

    Se insisto tanto è perchè spero di non trovarmi dinnanzi ad altri cadaveri imbalsamati o diamat vari che spingono il marxismo alla sterilità. Foucaultianamente vorrei che il pensiero di Marx fosse usato come una cassetta degli attrezzi. Non si può svitare un bullone con una tronchesa (scusami l’ennesima metafora) ti pare? Nè sperare che la stessa si sviti da sola. E’ più facile, invece, che arruginisca si ossidi e non si smuova più.Dobbiamo allora interrogarci sul “Che Fare”, tutti quanti indistintamente. In mananza i cibi indigesti aumenteranno con i nostri problemi di fegato (e di alito).

  31. utente anonimo says:

    Ripensaremarx, uomo di poca fede, il bullone, anche arrugginito, si smuove. C’è pure il martello bisex, di cui ha parlato una volta p. E se non bastasse quello, vedrai che si trova, se è necessario, lo strumento giusto, magari con l’ausilio della natura che fa crepe circostanti, o dota la nuova umanità di altra forza. Dopo l’uomo oltre, l’umanità oltre.

    Aurora.

  32. utente anonimo says:

    Io capisco la vostra posizione: in alcune cose marx ha previsto male, e lì bisogna intervenire. Il punctum dolens sembra essere che la premiata ditta di pompe funebri “proletari and company” propagandata dal “moro” non ha saputo fare il funerale alla borghesia, che è ancora viva e vegeta, mentre, fallita (altro che premiata) la ditta, i suoi becchini languono disoccupati (o al massimo occupati a scrivere in un blog). È possibile pensare a un altro percorso rivoluzionario? Noi crediamo di no. O crollano i presupposti economici di questo sistema, o al massimo si lotta per spartirsene la fetta più grossa, ma non è la mia lotta, che adesso indubitabilmente va a zio sam. Ciò cosa significa in soldoni (per non ripetere il solito “che fare”)? Nessun accordo con nessuna parte borghese (antiamericana, per esempio) per nessun obiettivo intermedio (la situazione del ’17 russo non esiste più); in teoria, totale critica economica sociale e politica del capitalismo e dei suoi miti (negazione della libertà e della democrazia in primis); impossibilità di poter fare unione con gruppi comunisti che ritengono di percorrere un’altra strada (c’intralceremmo soltanto). E poi fare come le scolte: “quid noctis est?” Chi avrà visto meglio nei segni del cielo l’ora, saprà indicare prima degli altri l’alba. Non potendoci essere un forte esercito, oggi è meglio che ci siano tante vedette sparse tra i comunisti. Purtroppo il marxismo non è un orologio e non può indicarci l’ora esatta. Ma proprio per questo noi non possiamo rinunciare al nostro punto d’osservazione. Ma tu in soldoni, credi di poter fare qualcosa di più?

    p.s. Sei terribile, aurora, sei andata a ripescare quell’immagine di martello (non mi dire che già d’allora sospettavi) che neppure più ricordavo d’aver scritto. Saresti una perfetta accusatrice d’un processo staliniano, a te non riuscirei a nascondere nulla. Ma per fortuna non sei comunista. p

  33. utente anonimo says:

    p, cattivo.

    Mi hai dato della strega dell’inquisizione, solo perchè ho ricordato il tuo martello semplice ma singolare, senza falce.

    Allora, dato che il mondo esterno- senza marx di bordiga- ti pare una galera, ti concedo il beneficio degli arresti domiciliari, ma con il braccialetto elettronico, in quel di Torremaggiore, dove sorge il palazzo del ducato dei di Sangro, nell’ala della pietra normanna.

    E che nessuno si avvicini, nessuno ti contatti fino a che non avrai regalato tutti i tuoi segreti

    a me. A vegliare sull’osservanza delle prescrizioni il principe Raimondo, con il suo fucile a retrocarica.

    Aurora.

  34. utente anonimo says:

    Ma dai, aurora, davvero conosci il castello di torremaggiore? non luogo così turistico, nonostante torremaggiore sia un luogo federiciano. Il sommo stupor mundi.

    Oi lasso, non pensai si forte mi paresse

    lo dipartire da madonna mia

    da poi ch’io m’aloncai, ben paria ch’io morisse,

    membrando di sua dolze compagnia;

    e giammai tanta pena non durai

    se non quando a la nave adimorai,

    ed or mi credo morire ciertamente

    se da lei no ritorno prestamente.

    Canzonetta gioiosa, va a la fior di Soria,

    a quella c’à in pregione lo mio core:

    Dì a la più amorosa,

    ca per sua cortesia

    si rimembri de lo suo servidore,

    quelli che per suo amore va penando

    mentre non faccia tutto l suo comando;

    e pregalami per la sua bontade

    ch’ella mi degia tener lealtate.

    Era anche poeta il grande federico morto a fiorentino in agro di torremaggiore. Però madonna aurora, fior di soria, chi sarebbe questo principe raimondo? p

  35. utente anonimo says:

    Ho guardato su internet notizie di Torremaggiore e poi, dal ducato di Sangro, sono arrivata al principe Raimondo di Sangro, un secondo Leonardo da Vinci, ricercatore, scopritore, inventore(l’arma che ti ho detto), amante della scienza, dell’arte e del mistero.

    Più che il principe, mi importa che tu, senza che te lo dovessi chiedere, scrivessi una poesia : dopo essere stati abituati bene non piace sentirsi trascurati. Adesso il sole mi gira meglio.

    Aurora.

  36. utente anonimo says:

    Avete scritto molte cose nel 2005-2006.

    A volte seguo il filo conduttore, a volte no.

    Mi perdo.

    Mi fermo su un’osservazione che ho trovato molto importante, e per me, fulcro intorno a cui ho fatto ruotare tutto il post di Miguel.

    Mi chiedo e ti chiedo Miguel: secondo te, Mario è un dominante o un dominato?

    Oppure il concetto è relativo?

    Se consideriamo che dispone di denaro, che possedendolo si fa scegliere da una bella e intelligente donna che ha trovato uno status sociale “alto” (“prova pubblica della sua superiorità”) sarebbe un dominante.

    Però è drogato di una droga che dà dipendenza da un fattore esterno a sé: il denaro……. “non ha molto altro da dire”, ma può comprare…..

    (un piccolo sfogo: può persino comprare il lavoro della tua mente per trasformarlo in altro denaro. E mi fa una rabbia che non hai idea!)

    E si tratta di una droga che non è estensione di energie vitali ma distruzione delle energie vitali, come l’eroina o il crack.

    Lo vedo infelice come il dirigente medio della Cassa di Risparmio di Rimini…. spenti, tristi e nostalgici, impauriti dell’umanità degli altri.

    Nostalgici di qualcosa che “c’era” e non c’è più: un cibo gustoso, un sorriso accogliente, una chiacchierata per la strada, l’umanità di una relazione di qualsiasi tipo.

    Ma si va avanti lo stesso. Si cerca di riempire i vuoti con l’unica cosa che si può comprare col denaro, senza impegnarsi in un coinvolgimento, nascondendo persino a se stessi il bisogno di interagire da animali sociali.

    I tre elementi che dici contino per Mario – villa-fortezza, famiglia, figa – sono tre cose che lo fanno sentire potente, ma ce n’è uno – la famiglia – che lo garantisce dal sentirsi solo…..”ad essa tiene con l’affetto di un gorilla padre”.

    Per quanto discutibile possa essere il concetto di famiglia classica, mi sembra l’unico elemento tra tutti che testimonia il bisogno di relazione, di fiducia, di compagnia.

    Per il resto: un’esistenza intossicata e mortificata.

    Un dominato, insomma.

    Cocco

  37. utente anonimo says:

    Per Cocco (ma non solo)

    I concetti di dominato e dominante – pur nella loro imprecisione – si riferiscono al potere e alla società, non alla solitudine e alla figa.

    Detto ciò, mi ritrovo nella sostanza delle argomentazioni.

    Ciao (e scusa se ho frainteso)

    Roberto

  38. utente anonimo says:

    Ciao Roberto.

    Non so dirti se hai frainteso poiché non ho capito io la tua precisazione.

    In ogni caso non preoccuparti. Di questi tempi, e per causa mia, non saresti né il primo né l’ultimo a fraintendere.

    Sono d’accordo che l’idea di dominio sia riconducibile al potere, sia esso di un governo su un altro , di un gruppo sociale su un altro ed anche di un individuo su un altro.

    Penso però che la solitudine che un individuo può avvertire sia strettamente legata alla sua esistenza inserita nel contesto sociale che vive.

    Quanto alla “figa” (ma non poteva usare un termine diverso Mario!), non credo si stesse parlando di sesso ma di mercato del sesso….di spersonalizzazione degli individui …….. di distacco dalla relazione umana pur nella sua espressione più semplice ……. al punto di trasformare il rapporto con una donna (con alcune donne–dominate) un inconsapevole “stupro planetario” di cui non ci si sente neanche in colpa, e addirittura deve essere esibito come trofeo di modernità e prova pubblica di superiorità.

    Cocco

  39. kelebek says:

    Per Cocco,

    Grazie dei commenti, che condivido senz’altro, senza preoccuparmi troppo della precisione tecnica dei termini.

    Voglio sottolineare che Mario, entro le regole del suo mondo, è una bravissima persona. Non è una persona arrogante, né “montata”, ed è sostanzialmente onesto.

    Proprio questo, a mio avviso, rende interessante il suo caso.

    Miguel Martinez

  40. utente anonimo says:

    “….. entro le regole del suo mondo, è una bravissima persona”

    Proprio questo avvertivo.

    E proprio per questo, in cuor mio, lo avevo assegnato ai dominati e ritenuto un caso interessante :-)

    Cocco

    ps: ho l’impressione di essere in cerca di indizi attraverso cui risponermi da sola. :-(

    Spero di farcela.

  41. DAL BLOG DI MIGUEL MARTINEZ

    [..] domenica, 13 luglio 2008 L’immagine sessuale di Araba Dell’Utri (V) Ibn al-Athîr Majd al-Dîn Abu Sa`âdat al-Mubârak bin Muhammad al-Shaybâni al-Jazari al-Shafi`i, coevo – all’incirca – di San Francesco, scrisse i cinque [..]

  42. utente anonimo says:

    bello l’articolo

    del mercato di quote di inquinamento ho letto delle cose qualche giorno fa su una rivista che sta in bagno, probabilmente questo mercato si è sviluppato in questi anni…

    lo “stupro planetario” odierno è facilitato molto, a mio parere,dal comportamento delle donne che danno la caccia all’uomo superiore a loro

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