Il mistero dei leghisti (IV)

p” (rigorosamente minuscola, anche dopo un punto) è Pietro, che frequenta questo blog sin dagli esordi con commenti sempre interessanti, per non dire semplicemente geniali, anche se non sempre condivisi.

Il commento che trovo stamattina è invece non solo geniale, ma anche condiviso per intero dal curatore di questo blog.

“p” inizia con un riferimento a un messaggio precedente, in cui parlava del passaggio, nella Lega, dai simboli celtici – rappresentativi di un “popolo sconfitto dalla storia” – al simbolo del crocifisso, rappresentativo del dominio clericale.

Ma eccovi il commento di “p”.

Quando la lega sorse, scelse, con un’intuizione geniale, i simboli d’un popolo sconfitto dalla storia e li fece propri. Materia grigia andata a male, la stupida erudizione dei professori che dimostravano non esserci alcuna continuità storica tra quell’antico popolo e quel nuovo movimento politico. Bella scoperta! Con quella scelta controcorrente la lega entrava in lizza rompendo con la tradizione italiana, e si discostava polemicamente da tutti i suoi simboli religiosi e politici (la polemica contro i (demo)cristiani, i fascisti e i comunisti).

Anche l’attacco, infarcito di pregiudizi e meschinità piccolo-borghesi, contro terroni, immigrati e zingari, aveva un’altra valenza di oggi. Loro erano i produttori di ricchezza su al nord, e giù a roma vivevano alle loro spalle (roma ladrona). Anche terroni, immigrati e zingari che, secondo questa visione economica, vivevano di assistenzialismo, per quanto peloso, erano tra i parassiti mangia a sbafo del grande animale produttore. Per brutale che fosse, quest’idea aveva un fondo di verità economica. Erano così di rottura, che, chi lo ricorda più, furono definiti i nuovi barbari.

Oggi la lega, in crisi lo slancio del cosiddetto miracolo del nordest, di cui interpretò le istanze, s’è dovuta immettere, interpretandone le paure, nel gran calderone identitario della civiltà occidentale, brandendo strumentalmente il simbolo più efficace contro il presunto pericolo che starebbe correndo da parte dei musulmani: il crocifisso. E più degli altri concorrenti nel mercato elettorale, non avendo passate tradizioni da cui attingere, s’identifica in questa battaglia di civiltà contrapposte.

L’avvicinamento alla sdegnosa e spocchiosa Fallaci e quegli incredibili manifesti emiliani sono tra i segni più vistosi di questo cambiamento: da barbari che calano a spazzare via la città corrotta, a difensori della civiltà di cui quella stessa città è storica sede.

Per così dire, da unni d’attila a franchi di carlo magno. Chi non ricorda la spietatezza di questo grande imperatore romanizzato nell’imporre il cristianesimo a terre ancora barbarizzate? La crudeltà di attila rischia d’impallidire. Il “trop de zèle” di cui ogni tanto ci tedia (detto amichevolmente) naked [un vivace commentatore di questo blog, ndr].

Ma al di là delle suggestioni storiche, degne d’uno stupido intellettuale quale sono, che a volte mi sfugge di mano, questo cambiamento della lega, se è pericoloso per le manifestazioni sempre più becere a cui questo movimento si lascia andare, è segno più grave d’una crisi economico-sociale di strati profondi e turbolenti della popolazione. p

 

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4 Responses to Il mistero dei leghisti (IV)

  1. utente anonimo says:

    p.

    sei un genio. Il passaggio da Attila (il distruttore di imperi corrotti e decadenti) a Carlo (sovrano del Sacro Romano Impero): credo che nessun leghista abbia visto un questo fulgore il povero Bossi.

    Ahimè, trattasi invece di ritirata strategica, come noti, anzi di rotta: da paladini delle imprese libere, competitive e oppresse dallo Stato a Mastella del Nord, triste e ingloriosa è la parabola dei fedeli di Alberto da Giussano.

    Ciao

    Francesco

    PS il bello è che l’analisi economica originaria della Lega era corretta, ancorchè rozza.

  2. utente anonimo says:

    p, genio o non genio, coi tuoi commenti si respira più aria, c’è più luce, ci si disseta pure.

    ” Come rugiada al cespite dell’erba inaridita, fresca negli arsi calami fa rifluir la vita..”

    Aurora.

  3. stigli says:

    A Kelebek tutti i miei complimenti

    e un bel grazie a questi bei commenti.

  4. utente anonimo says:

    Beh, mi fai più di quanto sia, miguel. Si cerca d’imparare dai propri errori. Tra la materia grigia andata a male, a quel tempo, c’era anche la mia, che neppure d’un professore, ma era d’uno studentazzo fuori corso. Anch’io mi chiedevo stupidamente che c’entrano i celti, e bossi ci stava dando con la sua rozzezza, lezioni di finezza politica. Vedo aurora che mi stai sostituendo come “Pj” (quella che “mette” le poesie) del blog, con ottimi risultati. Dovrò darmi una sveglia. Buone feste a tutti. p

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