Il mistero dei leghisti (II)

I sostenitori della buona moderazione accusano la Lega di dire sciocchezze rumorose e di essere composta da gente rozza.Una vera critica della Lega dovrebbe partire da un presupposto completamente diverso. Capire perché dice sciocchezze (il grado di rumorosità è irrilevante) e perché il “popolo” – nel senso della parte della società meno inquadrata da sovrastrutture e da esigenze diplomatiche [1] – sente il bisogno di esprimereproprio quelle sciocchezze.

Gli elementi sono la falsa lotta di classe, il falso nemico, la falsa spiegazione di un reale disagio e il falso antagonismo. Il punto quindi non è la violenza – che nei fatti è stata quasi sempre e solo verbale – ma la falsità.

La grande forza della Lega sta nel fatto di essere, forse, il primo movimento popolare della storia italiana dai tempi del primo socialismo pre-ideologico e pre-partitico. In quanto movimento che si oppone alle élite politiche e culturali, la Lega conduce una sorta di lotta di classe. Questo non è un semplice inganno demagogico: la Lega è fatta realmente da “popolani”, e ogni critica elitaria – come sono tutte quelle mosse al cattivo gusto leghista – non fa che rafforzare questo sentimento.

I leghisti hanno ragione da vendere nella critica alla spocchia delle cerchie politiche e culturali.

Quello che dovrebbe essere clamorosamente evidente a chiunque non sia leghista è che questa lotta di classe si conduce però esclusivamente vivendo con allegro orgoglio gli aspetti esteriori della condizione subalterna – il dialetto, la rumorosità, insomma, la borghezità.

Allo stesso tempo, esiste un ceto con cui il leghismo si trova in conflitto radicale.

Domandarsi, perché esiste – oltre al leghismo – l’antileghismo, può sembrare una domanda oziosa. In fondo, i leghisti fanno tutto il possibile per farsi odiare. Ma con chi ci riescono? Ovviamente, ci riescono con le proprie vittime predilette, cioè con gli immigrati. Ma l’antileghismo è un fenomeno molto più diffuso, e riguarda persone che apparentemente non rischiano nulla dalle campagne leghisti contro “stranieri e delinquenti”.

Non sono antileghiste le vere élite, che non sarebbero tali se si lasciassero guidare da considerazioni sentimentali. I signori della politica e dell’economia sono interessati solo a come sfruttare il leghismo (o l’antileghismo, o qualunque altro fenomeno). Alcune scelte della Lega – la posizione sull’immigrazione o sull’Europa ad esempio – possono creare piccoli problemi, che si fa presto però a risolvere. Su altre questioni, la Lega ha avuto posizioni contraddittorie, ma oggi è quasi del tutto funzionale alle vere élite: il suo atlantismo e il suo liberismo si adattano perfettamente agli interessi delle tanto vituperate cricche mondialiste.

Il vero nemico della Lega è la parte politicizzata di quello che Marino Badiale chiama il lavoro intellettuale subalterno, docenti di ogni grado, operatori dell’assistenza sociale e della cultura, medici e così via [2]. Persone che non hanno potere reale, ma hanno tutta la mentalità di un’élite perché hanno conquistata a fatica un ruolo autorevole (senza autorità) nella società, e si sentono detentori dei “valori” sociali.

Tanto più le privatizzazioni mettono in crisi il loro ruolo, tanto più vi si aggrappano. Da una parte, votando “a sinistra” nella vana speranza di arginare la pressione che il capitalismo assoluto esercita su di loro; dall’altra, diventando sempre più spocchiosi nell’affermare la propria superiorità verso il “popolo”, la massa confusa (e oggi abbastanza inestricabile) di imprenditori di provincia, agricoltori benestanti, negozianti, baristi, lavoratori della McDonalds e operai delle piccole imprese, tutti accomunati dal fatto di non aver intrapreso il difficile cammino degli studi.

Gli esponenti del ceto intellettuale subalterno o sono già di origine piccolo borghese, oppure hanno fatto una lunga strada di trasformazioni psicologiche per allontanarsi da radici contadine o operaie. “L’uomo del popolo”, invece, anche se si è arricchito, non ha mai compiuto questa rottura. E questo spiega il paradosso per cui – esagerando – qualcuno può dire che oggi “i proletari sono di destra, i borghesi di sinistra”.

Entrambi i gruppi rischiano di annegare nel vortice della globalizzazione finanziaria.

In questa lotta tra persone subalterne, che hanno più o meno tutte lo stesso reddito, l’elemento decisivo è il prestigio e quindi i simboli.

Nei salotti borghesi di una volta, bastava descrivere la maniera in cui un operaio teneva la forchetta, o raccontare i suoi errori di pronuncia, per suscitare ilarità e disprezzo. Allo stesso modo, l’antileghismo del ceto intellettuale subalterno di rado arriva all’analisi: gli è sufficiente parlare dell’ultima gaffe di Calderoli, o lasciarsi andare a grasse risate osservando la foto dei padani radunati a Pontida.

Ora, è un fatto che un insegnante di lettere antileghista ha veramente strumenti molto più raffinati e lucidi per capire il mondo di quelli che ha il giovane con la camicia verde, bocciato al terzo anno di ragioneria. Studiare serve, anche se sicuramente non per fare soldi.

Proprio per questo, il leghista ricorre ad altri strumenti, di tipo non razionale. Si tratta di strumenti simbolici che lo distinguono nettamente dal ceto intellettuale subalterno, e quindi creano una sorta di segno di “appartenenza al popolo”, contro una presunta élite. Servono quindi per condurre un simulacro di lotta di classe contro i “signori”.

Allo stesso tempo, il leghista crea questi simboli anche per distinguersi da chi gli sta sotto nella scala sociale, e per definirsi perciò migliore. Rispetto alle “orde dei baluba“, il leghista si vede dotato di grandi virtù comportamentali – è pulito e coraggioso – e custode di immaginari “valori millenari”. Che per motivi di scolarità non possono essere teorizzati; e quindi compaiono sotto la forma di simboli celtici, crocifissi e tutto il resto che ben conosciamo.

Sono tutti simboli che parlano di un passato perché nessuno oggi sogna più il futuro; e siccome il presente è un attimo fuggente, resta solo il passato, o quello che si crede sia il passato.

Ecco che la vera lotta di classe si conduce, non contro chi sta sopra, ma contro chi si trova sotto il livello del leghista. E cioè contro chi – nello spaventoso flusso della globalizzazione – potrebbe spazzarlo via.


[1] Il termine “popolo” è volutamente ambiguo. Non significa ovviamente la totalità degli italiani – i leghisti sono in minoranza anche nel Nord; rende invece l’idea di massa incerta e in apparenza spontanea, che non si riconosce come “classe”, ma che si sente in qualche modo diversa dalle varie élite che pretendono di dirigerla o di parlare a suo nome.

[2] Diciamo “parte politicizzata”, perché non intendiamo affatto tutte le persone appartenenti a queste categorie, che spesso hanno idee completamente diverse.

(Continua…)

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12 Responses to Il mistero dei leghisti (II)

  1. calmansi says:

    Sto cercando di capire bene la tua analisi, Miguel. Faccio fatica perché appartengo al ceto del “lavoro intellettuale subalterno”, appunto.

    Quindi un leghismo senza ideologia (perché indifferente alle idee), però che si differenzia dal qualunquismo o dal poujadisme per la creazione di un apparato mitologico? E questo apparato mitologico funziona, anche se certi intellettuali subalterni (ad es. io) fanno fatica a capire come mai, perché soffriamo di ipertrofia dell’orgoglio raziocinante, in mancanza di altri motivi di orgoglio?

    Torna il… ragionamento :-P

    Claude

  2. Ste65 says:

    Mi correggo, niente avanguardia.

    Leggendo la seconda parte, direi che stai parlando del fatto che la Lega è un movimento “populista” (proprio nel senso originario dei russi del narodnicestvo)

  3. Per Claude,

    anch’io faccio parte del lavoro subintellettuale subalterno (nel senso che io mi limito a fare da traduttore automatico per roba scritta da tecnici di macchine, avvocati e altri) :-)

    Comunque quello che dici coincide, più o meno, con quello che mi sembra di capire.

    Miguel Martinez

  4. calmansi says:

    Io faccio del lavoro subsubintellettuale, allora Miguel: traduco non di tecnici ma di ideatori di modi di utilizzare le Tecnologie dell’informazioe e della comunicazione (TIC :-D) nell’insegnamento – però spesso se ne tengono a distanza prudente. Ad es., a giugno, traducevo un testo sulla formazione di formatori dove si parlava di un diario di apprendimento che avrebbero dovuto tenere. Ho chiesto all’autore se intendeva un blog. “Cos’è un blog?”, mi ha risposto.

    Poi traduco/riassumo in italiano testi su questioni giuridiche legate all’uso delle stesse TIC: però di solito “al secondo grado”.

    Per tornare alla Lega Nord, è interessante e rivelatrice della difficoltà a identificarne i contorni intellettualmente la discussione sull’articolo Lega Nord di Wikipedia.

    Ciao

    Claude

  5. utente anonimo says:

    Posso aggiungere qualche altra caratteristica etologica della specie “leghistus becerus”?

    1. Da tempo giace alla Camera un disegno di legge presentato da una decina di deputati leghisti, mirante a vietare quella che loro chiamano “macellazione islamica” (probabilmente ignorando che è praticamente identica a quella ebraica:-) ). Gli argomenti a supporto sono – manco a dirlo – per evitare agli animali le sofferenze dovute alla macellazione senza preventivo stordimento. Dove sta il bello? Ma nel fatto che 9 di quei 10 deputati risultano essere – a quanto riportato da un sito animalista – indefessi cacciatori. Probabilmente i 9 hanno inventato un metodo per addormentare la selvaggina prima di spararle, così non soffre:-).

    2. Qualche mese fa fece notizia la maglietta distribuita dalla Gioventù Padana, con disegni dove l’Italia era divisa in due, gli extracomunitari erano presi a calci e si inveiva contro la globalizzazione la delocalizzazione delle aziende e l’invasione delle merci straniere. Dove sta il bello? Ma nel fatto che le suddette magliette portavano l’inequivocabile etichetta “Made in Marocco”:-).

    3. Durante la guerra in Kosovo, oltre al kompagno di lotta e di governo Cossutta (che di giorno stava nel governo che bombardava Belgrado e di notte solidarizzava col compagno Milosevic) anche la Lega fu contraria all’intervento della NATO. Non erano komunisti e non erano antiamerikani e molti non si sapevano spiegare lo strano atteggiamento di una forza politica che promuoveva le autonomie locali – anche fino al seccessionismo – contro lo strapotere degli stati centralisti ed opprimenti. Poi le cose si son chiarite. Visto che gli indipendentisti/autonomisti kosovari erano musulmani e gli oppressori centralisti serbi erano cristiani, il principio dell’autodeterminazione dei popoli non poteva e non doveva valere:-).

    Se esseri così non esistessero bisognerebbe inventarli. Anche i comici tengono famiglia e i poveretti non possono parlare tutto il tempo solo di Berlusconi!:-)

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    Che un professore di lettere possa avere strumenti più raffinati per capire il mondo, è vero. Più lucidi, non credo proprio. Gl’intellettuali sono la razza più stupida che esista. Niente d’aspettarsi da loro. Mentre bossi, nella sua rozzezza, è stato uno dei politici più lucidi degli ultimi vent’anni. Basta non fermarsi al folklore. Ma la base della lega, come tu spieghi benissimo, è piccola-borghesia produttiva. E si muove in tempi turbolenti sempre prima di tutti, perché è quella che rischia più grosso, e ha più da perdere. Sono prosperati sul “piccolo è bello”, lo storico sogno di sempre di questa mezza classe, finché il capitalismo asiatico ha per l’ennesima volta dimostrato che “grande è bellissimo”. L’involuzione fascistoide è preoccupante, perché mostra che sta venedo meno quell’ossigeno economico che dava forza alla sua base, facendo di questo partito, con tutti i suoi limiti, un fenomeno vitale e interessante. E dall’attacco sono passati alla difesa. Lo si vede dai simboli. La croce celtica, cioè della popolazione che ha pagato con lo stermino la nascita della civiltà occidentale, è passata in secondo piano rispetto al crocifisso. Bruttissimo segno. p

  7. utente anonimo says:

    ” Comunque quello che dici coincide, più o meno, con quello che mi sembra di capire” .

    ?????????????????????????????????

    ( Ho un blocco mentale)

    Aurora.

  8. I commenti stanno diventando veramente interessanti.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    P. ha scritto:

    “La croce celtica, cioè della popolazione che ha pagato con lo stermino la nascita della civiltà occidentale, è passata in secondo piano rispetto al crocifisso.”

    Mi è un pò oscuro questo riferimento. Puoi spiegare meglio? A quale sterminio ti riferisci?

    C.

  10. utente anonimo says:

    leggiti il de bello gallico. Poi confronta i dati di plutarco e l’analisi di mommsen su cesare. Attenzione, mommsen era un cesariano. E anch’io ritengo cesare il meglio che roma abbia prodotto. Che la storia la facciano i criminali lo lascio a chi si diletta di queste cose. p

  11. paniscus says:

    Ritvan ha scritto:

    “…Posso aggiungere qualche altra caratteristica etologica della specie “leghistus becerus”? …”

    Mi permetto a questo proposito di segnalare il seguente approfondimento :)))

    http://paniscus.splinder.com/1134254564#6544040

    saluti

    Lisa

  12. utente anonimo says:

    :-) :-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Buone Feste ai bonobo pacifisti!

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